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Riassunto esame Lingua francese, prof. Corda, libro consigliato La pratica della traduzione, Podeur

Riassunto per l'esame di Lingua francese, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Corda Costa, La pratica della traduzione, Podeur. Gli argomenti trattati sono: la trasposizione, la trasposizione delle parti del discorso.

Esame di Lingua francese docente Prof. M. Corda Costa

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1.La trasposizione

La trasposizione è il procedimento produttivo che consiste nel sostituire una parte del discorso, una categoria grammaticale, con un'altra.

Per esempio in italiano dalla stessa cosa dire: io credo che sia sbagliato­>secondo me è un errore. Gli enunciati sono diversamente

organizzati, ma sinonimi tra loro: l'espressione dell'opinione viene talvolta da un predicato verbale (io credo, io non credo) da un

complemento di termine (a mio parere, secondo me). Nella trasposizione interna ad una medesima lingua la preferenza data ad una

forma piuttosto che ad un'altra è legata a ragioni stilistiche nel senso che generalmente testimonia una differenza di registro. Nel tradurre

invece, si tratta di rispettare il testo di partenza sia nel senso sia nello stile. Questo procedimento non riguarda solo tutte le parti del

discorso (articolo, nome, pronome, verbo, aggettivo, avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione), tutte le categorie grammaticali

(predicato verbale, soggetto, complementi e così via), ma anche periodi di paragrafi interi con unificazioni e scissioni di enunciati e

slittamenti di proposizioni. Le più ricorrenti sono:

rapport!­>Non

nome/verbo­ Aucun c'entra!

maximum massimo

nome/aggettivo­Le de confort­>Il confort

simplicitè­>semplicemente

nome/avverbio­Avec

verbo/avverbio­Continue!­>avanti!

intorno­>Regarder autour de

avverbio/preposizione­Guardarsi soi

apertamente franche

avverbio/aggettivo­Un atteggiamento ironico­>une ironie

trasposizione locale semplicità­>simplement,

La è una trasposizione interna ad una categoria grammaticale, esempio: con in cui

trasposizione a catena

all'interno di una locuzione avverbiale si registra una trasposizione nome/a per via. Si ha una quando una

Con la stessa semplicità,

trasposizione provoca un'altra, esempio: gli disse che facesse pure il bagno da solo­> Tout aussi simplement

elle lui dit de prendre son bain.. La trasposizione nome/avverbio provoca un'altra trasposizione aggettivo/avverbio all'interno della

trasposizione locale a catena semplicità­>tout simplement.

locuzione avverbiale; si tratta di una del tipo: con la stessa aussi

Trasposizione delle parti del discorso

• La trasposizione nome/verbo: Sin dall'ottocento la frase francese risulta invasa dalla costruzione nominale, il sostantivo

sostituisce il verbo, l'aggettivo, avvolte l'avverbio. In italiano tale fenomeno è molto più recente e più limitato. La costruzione

nominale esprime delle sfumature che il verbo non è in grado di rendere facendo emergere il fatto in modo più diretto, permette

di esprimere sinteticamente le informazioni presenti in un'intera frase. Esempio: "Una biscotte, un cafè. Au boulout." (frase di

stile diaristico)­> "Je prends une biscotte, un cafè. je pars au boulot". L'aggiunta di qualche verbo non aggiunge niente al senso,

anzi lo appesantisce. Il messaggio denotativo risiede tutto nei sostantivi. Vengono abbandonati in francese molti verbi che si

trasformano in verbi­copula a significato zero accompagnati da un sostantivo carico del significato, esempio: feliciter­> faire ses

felicitations, visiter­> rendre visite. defense

Vi sono frasi in cui all'uso del nome francese corrisponde spesso quello del verbo in italiano, es: de fumer­

>vietato fumare. Nella traduzione in francese si tende a sostituire con un nome il verbo italiano, se si traduce invece dal

francese all'italiano si privilegerà il verbo rispetto al nome. L'italiano rispetto al francese, usa spesso il congiuntivo coniugato in

tutti i tempi, nel francese moderno è molto ridotto, rimane soltanto nel francese colto.

• La trasposizione nome/aggettivo: Il francese si mostra sobrio nell'uso dell'aggettivo e non esita a sostituirlo con parti del

discorso che non svolgono tradizionalmente un ruolo caratterizzante, es: "une entreprise de construction", anche qui c'è un uso

preferenziale del nome. L'italiano invece usa in modo ricorrente e ridondante l'aggettivo. Es: minorile­>des mineurs,

Carducciano­>de Carducci. Quindi nella traduzione in francese l'aggettivo italiano viene nominalizzato, mentre nella traduzione

in italiano sarà l'aggettivo a sostituire il sostantivo. La maggiore sobrietà francese rispetto all'italiano si nota anche nell'uso più

limitato dei superlativi. Gli 'issimi' italiani spesso scompaiono nella traduzione francese. Quello di contrassegnare un sostantivo

mediante un suffisso per precisarne la dimensione (stradona) o il valore positivo o negativo (stradina, stradaccia) è tipico

dell’italiano. Questo sostantivo viene sdoppiato dal traduttore in un nome più aggettivo, es: stradone­>grande rue.

• La trasposizione nome/avverbio: Sia l’italiano che il francese fanno largo uso di avverbi e locuzioni avverbiali. Traducendo da

una lingua all’altra accade spesso che si renda un avverbio con una locuzione e viceversa, si ha in questo caso una

trasposizione locale, es: decisamente­>avec resolution. Tale trasposizione è legata alla tendenza francese alla

nominalizzazione e alla sua riluttanza a usare gli avverbi in “­ment” considerati pesanti.

• La trasposizione avverbio/verbo: L’italiano tende all’uso di avverbi deittici, del tipo: via, fuori, giù, avanti, indietro ecc. Servono a

rinforzare il verbo dando una indicazione concreta del movimento (andiamo via, esci fuori). Sono generalmente preceduti da

verbi essere, andare, mettere, portare. Il francese invece usa il verbo per esprimere un movimento, così la trasposizione più

ricorrente è quella avverbio/verbo. Quindi le espressioni italiane diventeranno: nous partons, sors! L’uso di un verbo a significato

più profondo che sostituisce l’avverbio deittico risulta di registro più sostenuto, es: venir fuori­>jaillir. 1

• La trasposizione avverbio/preposizione: La propensione italiana a segnare il movimento con gli avverbi deittici si risolve spesso

in una trasp. avv/prep con l’avverbio deittico italiano sostituito da una preposizione di stato in luogo francese, es: gli viene

incontro­>il vers derriere

se dirige lui. Viceversa nella trad. francese­ italiano si reintroduce l’avv. deittico: ils ont ri mon dos­>i

dietro.

ragazzini mi hanno riso

• La trasposizione avverbio/aggettivo: L’avverbio che caratterizza il verbo italiano diventa aggettivo in francese per poter

qualificare il nome. Tale conversione serve da una parte a eliminare l’avv in –ment francese, dall’altra a favorire la

a lungo­> interminable, derisorio­

nominalizzazione. Es: si un

baciarono baiser apertamente ironie.

>une franche

V: si baciarono­­­­ N: un baiser Avv: a lungo­­­­ Agg: interminable

Avv: apertamente­­­ Agg: franche Agg: derisorio­­­ ironie

La trasposizione aggettivo italiano/locuzione avverbiale francese è a sua volta ricorrente nell’attitudine italiana all’uso

cascanti­> en accordeon.

dell’aggettivo e della propensione francese per la locuzione avverbiale, es: pantaloni pantalons

Trasposizione e organizzazione frastica

• La trasposizione ordine progressivo/regressivo: Mentre in italiano l’organizzazione della frase non è molto diversa da quella

latina, in francese l’ordinamento delle parole è cambiato molto. Il francese moderno tende verso un ordine logico, obbedisce

alla regola della “sequenza progressiva”, l’ordine fondamentale degli elementi del francese è 1­il determinato 2­il determinante,

oppure 1­il completato 2­il complemento. Questa regola trasporta il più delle volte il soggetto prima del verbo, il complemento

del verbo dopo il verbo e quello del nome dopo il nome, l’aggettivo dopo il sostantivo e cosi via. In italiano è possibile fare

un’inversione dell’ordine sogg­verbo, es: lo sanno perfino i bambini; questo non è possibile in francese salvo rari casi, quindi nel

tradurre bisogna ripristinare l’ordine progressivo­>meme les enfants savent cela. L’italiano utilizza l’ordine regressivo. Es:

riprese l’abbaiare­> les aboiements reprirent. Negli enunciati francesi vi è la costante S­V, in quelli italiani una grande varietà

organizzativa con l’ordine regressivo costante V­S

• La trasposizione delle funzioni sintattiche: Vi sono anche variazioni delle funzioni sintattiche nella trasposizione. Nella frase ­

tout reprit son calme­>tornò la calma – non mutano le parti del discorso ma il C.O. diventa S nel corso dell’operazione

traduttiva. La propensione all’uso dell’infinito del francese corrisponde spesso nella traduzione a quella del congiuntivo in

italiano.

• Scissione/unificazione di periodi: Le differenze linguistiche tra italiano e francese portano il traduttore ad effettuare a volte lo

sconvolgimento di un intero enunciato o capoverso. È il fenomeno della trasposiz. a catena: una trasp. può provocare una serie

successiva di reazioni traspositive. Una frase semplice può diventare complessa e viceversa.

• La trasposizione proposizione participiale/altro tipo di prop.: Nella traduzione dall’italiano al francese ricorre il problema del

participio passato, forma poco usata nel francese, si tradurrà quindi: sopraggiunta l’ora­>quand arrivait l’heure. Il francese evita

inoltre di abusare del gerundio.

• La trasposizione proposizione subordinata congiuntivale/infinitiva: all’uso sempre più raro del francese moderno del congiuntivo

ai tempi passati ha corrisposto l’uso sempre più ricorrente della subordinata infinitiva, tale fenomeno non è riscontrabile

nell’italiano che preferisce il congiuntivo. Quindi nella traduzione si rinuncia al cong. italiano e lo si rende con un inf. francese,

perchè mi unissi m’encourager

es: mi diceva questo alla gioia generale­>…pour a prendre part…

• La trasposizione forma attiva/passiva: la forma passiva è usata in entrambe le lingue ma lo è molto di più in italiano, il francese

preferisce la f. attiva.

• La trasposizione affermazione/interrogazione/negazione/esclamazione: questi vari tipi di frasi appaiono a volte interscambiabili

nella traduzione. Questo tipo di trasposizione fa parte della modulazione ed è uno slittamento del punto di vista. Si può passare

resta debout­>il non si mise a sedere.

per es. dalla forma affermativa a quella negativa: son vicaire suo vicario Dalla f. aff. a

quella int: Sarebbe tale e quale­>qu’est­ce que ça changerait?, oppure il passaggio dallo stile diretto a quello indiretto, o dal

avesse peccato

discorso indiretto normale a quello indiretto libero: fece un rapido esame, se contro qualche potente..­>il fit un

n’aurait­il pas offensè

rapide examen: quelque puissante personnage?

2.La modulazione

La trasposizione è un’operazione a livello morfosintattico mentre la modulazione riguarda le categorie del pensiero, non più solo

variazioni nella forma ma anche nel discorso. Ogni lingua organizza nel proprio modo la nostra visione del mondo che ci circonda e ciò

richiede,nella traduzione, delle variazioni­>modulazioni. Es: non mi sarei mai permesso­>loin de moi cette idèe. Vi si ricorre quando una

traduzione produce nel testo della lingua d’arrivo un enunciato grammaticalmente corretto ma poco idiomatico. Le modulazioni

testimoniano diverse percezioni della realtà, es: scarpe da passeggio­>chaussures de ville, omicidio colposo­>homicide par imprudence.

Quando una modulazione viene registrata dal dizionario si dice lessicalizzata e bisogna tenerne conto nella trad,ma quando si tratta si 2


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jiggly91

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue e Letterature Moderne
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jiggly91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Corda Costa Maria.

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