Teoria della traduzione: opzioni canoniche
Nella teoria della traduzione esistono due opzioni canoniche: letterale e libera. Nel '900 le traduzioni erano ingenti in ogni ambito. Solo a partire dagli anni '50 nasce la traduttologia. Il traduttologo studia i passaggi di due o più testi, il primo originale e l’altro o gli altri, una o più versioni di esso. Tutte le obiezioni contro le traduzioni si riassumono in una sola: essa non è l’originale.
Approcci e teorie principali
Euguene Nida insiste sulla necessità che il lettore della traduzione deve reagire al testo nello stesso modo in cui lo ha fatto il lettore del testo originale. Per Vinay e Darbelnet non si tratta di commentare e giudicare la traduzione, ma di osservarla a posteriori confrontandola con l’originale. La scuola della Sorbonne insiste sul mettere a nudo il processo operante del cervello del traduttore nel momento stesso del trasferimento di senso da una lingua all’altra.
Procedure traduttive
Nel comunicare il pensiero dell’autore il traduttore usa procedimenti diversi che vanno dal TRANSCODAGE (traduzione letterale) alla sua ritrasmissione libera indipendentemente dalla struttura morfo-sintattica dell’enunciato del testo di arrivo. Ma questa teoria risulta troppo eclettica, frammentaria e troppo inconcludente per poter generare una didattica della traduzione.
Per Ladmiral propone une morale par provision. Per lui serve una traduttologia produttiva, prammatica, frammentaria che riprenda gli elementi già acquisiti da ricerche passate o ancora in corso, un insieme di concetti capaci di facilitare l’operazione traduttiva. Nasce così negli anni '80 una vasta bibliografia atta a fornire un’attrezzatura di base per una didattica articolata della traduzione.
Dalla traduzione pedagogica alla pedagogia della traduzione
Si tratta adesso di passare dalla traduzione pedagogica alla pedagogia ella traduzione. Gli obiettivi sono chiaramente definiti: una strategia pedagogica meno empirica che intenda far capire come il senso venga trasferito in un’altra lingua. Lo studente tende a usare la traduzione pedagogica con troppa parsimonia. Chi traduce tende a rimanere obnubilato dal lessico e dalla struttura dell’originale.
Tutte le lingue hanno una propria sistematica che permette ad ognuna di rendere esattamente ciò che ogni altra vuol significare. Esiste una verità del discorso indipendente dalla forma che esso assume. Bisogna mettere in rilievo le costanti che regolano questi passaggi di senso e di forma nella traduzione dall’italiano al francese e viceversa.
Traduzione letteraria e accuratezza
Il prestigio che accompagna la traduzione letteraria indica il traduttore ad una maggiore accuratezza nel trasferimento di senso e che letterarietà e qualità vanno di pari passo. Vinay e Darbelnet cercano di applicare alcuni dei procedimenti della retorica classica ad una traduzione dal francese all’inglese. Sono sette procedimenti.
- Prestito: parola che una lingua prende in prestito da un’altra senza tradurla.
- Calco: prestito di un sintagma straniero con traduzione letterale dei suoi elementi.
- Traduzione letterale: detto anche parola per parola, sta ad indicare il passaggio traduttivo senza che il traduttore debba preoccuparsi solo degli obblighi linguistici.
- Trasposizione: procedimento con il quale un signifié cambia categoria grammaticale.
- Modulazione: cambio di punto di vista e delle categorie di pensiero.
- Equivalenza: stessa situazione ricorrendo ad una espressione interamente diversa.
- Adattamento: uso di un’equivalenza riconosciuta tra due situazioni.
È opinione generale che la traduzione italiano/francese e viceversa sia un semplice gioco di sostituzione terminologica dal momento che si tratta di due lingue apparentate dal comune ceppo latino oltre che da culture particolarmente vicine. Ma è facile tradurre male l’italiano in francese. Le due lingue sono false amiche. Solo poche espressioni si possono tradurre letteralmente, tutte le altre sono faux-amis lessicali, totali o parziale e faux-amis grammaticali.
Non basta essere bilingue per essere un buon traduttore. Il fenomeno della transcodage non è così ricorrente. Le frasi che conservano la stessa forma sono rarissime. Quindi la traduzione letterale come procedimento traduttivo è alquanto rara anche nelle traduzioni da italiano a francese e viceversa; poiché la traduzione è per definizione spostamento, passaggio, non rispecchiamento.
Capitolo 1: La trasposizione
Definizione e applicazione
La trasposizione è il procedimento traduttivo che consiste nel sostituire una parte del discorso con un’altra. Questa operazione è molto ricorrente, anche all’interno di una stessa lingua. La ragione è legata a ragioni stilistiche.
Nel tradurre si tratta di rispettare il testo di partenza sia nel senso sia nello stile. Superando con la trasposizione i confini di una lingua, si conserva il senso, mentre il significante va riorganizzato diversamente in un’altra lingua. Le tipologie di trasposizione e della modulazione dominano il campo combinante della frase. Nella maggior parte dei casi è privilegiata la trasposizione. Questo procedimento riguarda tutte le parti del discorso, tutte le categorie grammaticali, anche periodi e paragrafi interi.
Trasposizioni parti del discorso
- Trasposizione nome/verbo: uso aumentato nell’800 nelle frasi della costruzione nominale che esprime ciò che il verbo non è in grado di rendere, lo fa emergere in modo diretto. Al sostantivo viene chiesto di sostituire il verbo, l’aggettivo e a volte l’avverbio. Nella traduzione dal francese all’italiano si tende a sostituire il verbo italiano con una nominalizzazione (di essere il padre/da paternità); mentre dal francese all’italiano si privilegerà il verbo rispetto al nome (recitation des lecons/ripetere le lezioni).
- Trasposizione nome/aggettivo: il francese si mostra sobrio nell’uso dell’aggettivo.
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