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6- Trasposizione avverbio/aggettivo: l’avverbio che caratterizza il verbo italiano (apertamente

derisorio) diventa aggettivo in francese per poter qualificare il nome (franche ironie).

TRASPOSIZIONE O ORGANIZZAZIONE FRASTICA

1- Trasposizione ordine progressivo/ordine regressivo: in francese l’ordine delle parole è

cambiato rispetto all’archetipo latino. Il francese moderno tende verso un ordine logico,

obbedisce alla regola detta della sequenza progressiva. L’ordine fondamentale degli

elementi è il determinato, il determinante.

2- Trasposizione delle funzioni sintattiche: le parti del discorso non variano, ma il

complemento oggetto diventa soggetto nel corso dell’operazione traduttiva.

3- Scissione/unificazione di periodi: capita che il traduttore debba effettuare lo sconvolgimento

di un intero enunciato, talvolta di un capoverso. Si chiama trasposizione a catena: una

trasposizione può provocare una serie successiva di reazioni traspositive. A provocarla è la

prima trasposizione, a cui il traduttore non può rinunciare.

4- Trasposizione proposizione principale/ altro tipo di proposizione: problema della

proposizione participiale con uso del participio passato. In genere viene risolta con una

coordinata o con una subordinata esplicita.

5- Trasposizione proposizione subordinata congiuntivale/proposizione subordinata infinitiva: il

francese usa raramente la proposizione subordinata congiuntivale che si è andata a

sostituire con quella infinitiva. Si rinuncia al congiuntivo italiano e lo si rende in francese

con un infinito.

6- Trasposizione forma attiva/forma passiva: se italiano è passiva in francese è attiva. Spesso

si tradue in francese con il pronome on.

7- Trasposizione affermazione/interrogazione/negazione/esclamazione: a volte questi vari tipi

di frasi appaiono interscambi ali nel passaggio da una lingua all’altra. Vi sono delle

trasposizioni di questo tipo che cambiano del tutto il senso dell’enunciato pur non alterando

il senso generale del discorso. Un altro tipo di trasposizione è il passaggio dallo stile diretto

a quello indiretto.

CAP 2. LA MODULAZIONE

La modulazione riguarda le categorie di pensiero oltre che nella forma, anche nel discorso. Le

modulazioni testimoniano percezioni diverse della realtà, come tuorlo d’uovo è rosso in italiano e

giallo in francese. Quando una modulazione viene registrata dai dizionari, viene detta

lessicalizzata. Può porre problemi quando si tratta di cliches, di detti o di metafore consuete di cui

l’autore fa un uso originale. Esistono 2 tipi di modulazione: metaforica e metonimica.

Modulazione metaforica

La modulazione è protagonista della traduzione di molte metafore o similitudini. Reboul descrive i

passaggi che portano dalla similitudine alla metafora: La similitudine esplicita, la similitudine che

non esplicita le sue ragioni, la metafora in praesentia e la metafora in absentia. La modulazione

appare nel secondo termine, il comparant, e non nel comparè. I traduttori scelgono quasi sempre

per rendere una metafora originale, una traduzione diretta o trasposta e adottano il procedimento

di modulazione per le metafore consuete e i cliches. In qualsiasi lingua il traduttore intenda

tradurre il procedimento più utilizzato è la riorganizzazione morfo-sintattica, che consente la

conservazione della metafora, laddove la traduzione letterale non è possibile. La metafora non

viene alterata in nessun modo.

Le metafore sono state create ad hoc dagli autori del testo di partenza e sono del tipo universale.

Possono essere interpretate da tutte le culture. Vi sono però, delle metafore culturali, dette cliches

che non possono essere capite se non dal lettore del testo di partenza. Non è che non siano del

tutto traducibili, sono non-trasferibile nel senso.

Spesso per tradurle si utilizza una figura dello stesso tipo a senso equivalente nella lingua d’arrivo

o traducendola come una similitudine inserenzo la preposizione modale “come”. È la lingua parlata

che utilizza di più le immagini-cliches. Per rendere le idee cerca costantemente punti di contatto

con il mondo sensibile ricorrendo a paragoni e immagini. Nella modulazione della

metafora/assenza di metafora il livello metaforico più concreto si esprime per mezzo di mots-

images, mentre quello più astratto con mots-signe. Si può dover scegliere o preferire

un’espressione concreta al posto di una astratta o viceversa. Questa modulazione riguarda

soprattutto metafore-cliche, detti e proverbi.

Modulazione metonimica

La metonimia è uno spostamento di senso, è una sostituzione del tipo “la vela” per “la barca a

vela”. Nella metonimia il signifiant abbandona il signifiè al quale di solito è legato, per un altro col

quale ha un rapporto di contiguità spaziale, temporale o logica. Le metonimie sono meno vistose

delle metafore.

Le metonimie causa/effetto sono le più diffuse. Accade che un concetto nel testo d’arrivo sia la

conseguenza di quello di partenza. Le metonime contenuto/contenente consiste nel nominare il

contenente per il contenuto (l’eau d’aff/bicchiere). Le metonimie di una parte per un’altra o di una

caratteristica per un’altra: talvolta una lingua nominando un oggetto lo caratterizza per il suo

colore, mentre un’altra ne precisa la sua funzione (carte grise/libretto di circolazione). Le

metonimie caratterizzante/caratterizzato: sono del tipo possessore/ oggetto posseduto

(chitarre/chitarristi). Le metonime parte del corpo/sensazione o sentimento che rappresenta:

accade che si esprima un sentimento o una sensazione con le parti del corpo cui sono solitamente

legati (a suo giudizio/ a ses yeux).

Le sineddoche e l’antonomasia sono una varietà di metonimia. Esistono 2 tipi di sineddoche:

generalizzante e particola rizzante. La prima va dal particolare al generale e si usa per evitare una

ripetizione oppure come alternativa ad un prestito quando si incontrano termini che designano un

oggetto o concetto inesistente nella lingua d’arrivo. Le seconde vanno dal generale al particolare.

Concentrano l’attenzione del lettore di arrivo su una parte di una cosa o di un concetto.

L’antonomasia è chiamata anche modulazione nome proprio/nome comune ed è una sineddoche

in cui di adopera un nome proprio per sostantivo o un sostantivo al posto di un nome proprio

(millante/Fiat). La modulazione nome comune per il nome proprio comporta la caduta nel nome

proprio sostituito dal sostantivo. Serve per evitare una ripetizione, ma porta una perdita stilistica

del testo.

CAP 3. L’ADATTAMENTO

Si ricorre all’adattamento quando si tocca il limite della traduzione, laddove non è più tale perché fa

entrare in gioco fattori socio-culturali che diventano una preziosa fonte di informazione

sull’ambiente circostante. L’adattamento non pone il lettore del testo d’arrivo davanti ad un testo

nuovo. I problemi traduttivi che si risolvono con un adattamento sono limitati a cinque ambiti definiti

da Nida: ecologia, vita materiale, quotidiana e tecnologica, sociale, linguistica e religiosa. Tuttavia il

primo ambito, quello ecologia, è rilevante solo nella misura in cui sconfina, per la traduzione

italiano-francese, nel’ambito vita materiale, quotidiana (es. cibo), riducendo così i settori a 4: vita

materiale e quotidiana, vita sociale, cultura religiosa, cultura linguistica. L’ambito della vita

quotidiana è il luogo per eccellenza dell’adattamento. Le abitudini gastronomiche di ogni paese

dipendenti da fattori ecologici, rimangono fortemente tipizzate e legate alle tradizioni. Quando la

traduzione comporta la transuculturation questi prodotti vengono sostituiti (panettone in biscotti).

Nelle favole di rodari, in tutte le traduzioni i personaggi cambiano nome, indirizzo, città e

nazionalità, diventano francesi., spostando così i protagonisti dell’ambiente di partenza ad un

ambiente della cultura d’arrivo. La trasculturazione porta anche ad un adattamento della struttura

sociale (carabinieri-carabiniers). L’organizzazione scolastica in Francia è diversa da quella italiana.

Attua il conteggio alla rovescia delle classi, quindi la sixsieme sarà la prima media in Italia. Anche

l’organizzazione legislativa richiede spesso degli adattamenti. Due culture cattoliche europee,

come quella francese e italiana, sono simili dal punto di vista religioso. Tuttavia vi sono delle

variazioni di ritualità, nei festeggiamenti e nelle superstizioni. Ad esempio gli stessi sacramenti

vengono amministrati in età diverse e le feste annue vengono festeggiate con diversa enfasi. Il

gioco di parola è il luogo d’eccellenza dell’intraducibilità. Si basa sull’ambiguità e sul doppio senso,

e spesso si risolve con una nota del traduttore. Ha intenzioni umoristiche e gioca sulla polisemia,

sull’opposizione senso proprio e senso figurato e sull’omonimia fonetica. Talvolta si riesce a

mantenere lo stesso effetto di doppio senso, ma nei testi in cui il gioco di parola non ha un ruolo

essenziale, il traduttore sopprime l’espressione, eliminando il problema. È ovvio che si può optare

per questa soluzione quando il senso generale del testo non ne soffre, poiché la semplice

traduzione letterale elimina ogni traccia di umorismo dalla conversazione. Non sempre si riesce a

risolvere un gioco di parola. Quando non è possibile sostituirlo il traduttore deve optare per uno dei

2 sensi o letterate o figurato, in modo che si salvi il senso generale del discorso. La polisemia può

riguardare un’unica parola o un’espressione o una frase intera. In questo caso si usa sempre una

traduzione letterale. Talvolta usare una paronimia (attrazione morfematica tra due parole che si

assomigliano) è una soluzione traduttiva. Adattamento e parlate vernacolari: problema principale è

la traduzione delle varietà dialettali italiane. I dialetti non tramontano in Italia, mentre in Francia

lottano per la sopravvivenza. Non si parla più di dialetti, bensì di patois (gergo rurale) e di argot

(gergo parigino o cittadino). Quest’ultimo è stato sfruttato dalla letteratura francese e dai traduttori

per rendere i dialetti italiani. l’argot si accompagna quasi sempre ad une grammaire ddes fautes,

ricca di false liasisons e di costruzioni aberranti tipici sia in francese che in italiano di un registro

familiare, popolare e volgare. Quindi chi traduce i dialetti italiani deve tener conto di

quest’economia tipica di un basso livello sociale. Sfruttare i dialetti italiani per rendere l’argot e i

vari registri della lingua francese parlata è impossibile, in quanto in francese la caratterizzazione

regionale avviene attraverso variazioni d’accento. Pertanto non si può tradurre attribuendo a un

parigino o ad un bretone un dialetto milanese, romano o napoletano etc.

CAP 4. LA TRASCRIZIONE

Nelle traduzioni un certo numero di parole, espressioni o intere frasi, non vengono tradotte, ma

riportate integralmente in lingua originale. Questo fenomeno è chiamato il prestito. È ovviamente la

negazione della traduzione ma può in alcuni casi arricchire la lingua d’arrivo. Il termine prestito

viene sostituito dal termine trascrizione che ha il vantaggio di esprimere sia parole singole che le

adozioni personali del traduttore. Il fenomeno del prestito non appartiene alla sfera della

traduzione, ma tutte le lingue si sono scontrate con la necessità di rendere concetti e fenomeni di

una cultura straniera inesistenti nella propria. Italiano e francese hanno sempre fatto ricorso

spesso all’inglese (per le tecniche) e al tedesco per psicoanalisi e filosofia. La lingua francese usa

termini italiani in ambiti come pittura e musica. La lingua italiana è molto disponibile alla


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in culture e letterature del mondo moderno
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e traduzione francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cifarelli Paola.

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