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Letteratura cinese

Ossa oracolari e dinastia Shang

La più antica testimonianza scritta è rappresentata dalle ossa oracolari che risalgono alla dinastia Shang o Yin, che si ritiene abbia dominato la pianura cinese settentrionale nella seconda metà del secondo millennio a.C.. Tali iscrizioni, intagliate in gusci di tartaruga o scapole di pecora, venivano usate a scopo divinatorio. Esse comprendono quesiti posti all’oracolo, spesso seguiti dalle risposte (e talvolta dall’esito finale). Sono principalmente redatte in una forma cinese che si può definire monosillabico, poiché quasi tutte le parole sono redatte in una sola sillaba.

L’origine delle ossa oracolari viene fatta risalire a Anyang, nello Henan settentrionale. Esse risalgono al tardo periodo Shang (1250–1046 a.C.) in una lingua che poi si evolverà fino a diventare il cinese moderno e su un materiale durevole rispetto ad altri materiali. Furono ritrovati 150.000 frammenti di ossa o di tartaruga o bovine usate in contesto sacrificale, dove il sacrificio era ufficializzato dal sovrano stesso. Il sito fu scoperto da Wang Yirong nel 1899.

Le iscrizioni furono decifrate e si rivelarono come annotazioni relative alle divinazioni compiute da o per i sovrani, confermando così l'esistenza della dinastia Shang e la localizzazione della loro ultima capitale. Le iscrizioni rappresentano anche il primo significativo corpus di antichi ideogrammi cinesi, indispensabile per lo studio dell'etimologia della scrittura cinese. 5000 sono i caratteri identificati ma non di tutti si è scoperto il significato.

Pratiche di divinazione

Gli ossi o i gusci venivano segati e lucidati, e spesso venivano apposte su di essi annotazioni che ne precisavano la provenienza (per esempio, in caso di un tributo, si precisava da chi provenisse, in che data fosse stato effettuato e di quanti gusci fosse composto). Venivano praticati dei fori o delle incisioni nell'osso e la divinazione avveniva applicando una fonte di calore su questi fori fino a rompere l'osso in quel punto. L'operazione veniva ripetuta più volte, e l'indovino - che talvolta era lo stesso sovrano - interpretava le fratture dell'osso per trarne il responso della divinazione.

Significato culturale e utilizzo

Esse non possono essere considerate annotazioni storiche o letterarie ma testi rituali, poiché le date erano di riferimento al sistema ciclico dei 60 giorni ma non indicano l’anno. Il numero più cospicuo risale al regno di Wu Ding degli Shang perché venivano utilizzate per qualsiasi attività della vita del sovrano (sacrifici, spedizioni militari, agricoltura, meteorologia, astrologia, caccia, mal di denti, sogni, malattie ecc).

L’obiettivo era di mostrare che il sovrano potesse comunicare con gli antenati e assicurarsi la loro benedizione. La risposta netta faceva pensare che il sovrano potesse quindi intermediare con un mondo che poteva essere o provare in qualche modo a controllare. Esse sono anche definite “ossa di drago” e venivano spesso ritrovate da contadini che aravano i campi: esse venivano usate come metodo curativo.

Sistemi di scrittura antichi

Jiaguwen e Jinwen

Lo Jiaguwen è lo stile utilizzato per le incisioni sulle ossa oracolari. Sono pochissimi gli esempi di questa scrittura, poiché la piromanzia (divinazione attraverso il fuoco) viene sostituita dalla divinazione con i bastoncini di achillea. Le scritture su ossa oracolari dell’ultimo periodo Shang, insieme ad alcuni caratteri iscritti sui bronzi, costituiscono il primo esempio di scrittura cinese. Rappresenta il metodo più antico del cinese moderno ed è essenziale per capire l’etimologia di alcune parole: sui circa 2.500 caratteri che si conoscono provenienti dagli oracoli sugli ossi, solo 1.400 corrispondono a caratteri cinesi posteriori, e possono di conseguenza essere interpretati, ma sono comunque anche quelli più frequentemente rinvenuti.

Lo Jinwen sono le iscrizioni su bronzi, tripodi, campane. Questo tipo di incisioni sono coeve delle ossa oracolari: il bronzo era prodotto circa 200 anni prima delle ossa oracolari, ma esse non erano incise. Le prime incisioni risalgono al 1250 a.C. La maggioranza contiene da 1 a 5 caratteri che specificano il donatore del bronzo e il motivo del sacrificio. Esse non sono incise direttamente sul bronzo, ma su creta che viene poi coperta da uno stampo, chiamato calco: esse risultavano quindi all’interno del bronzo mentre al di fuori troviamo decorazioni di tipo Taotie.

Leggende e tradizioni sulla scrittura

Secondo la tradizione cinese, fu durante il regno di Huang Di, l'Imperatore Giallo (2697-2598 a.C.), che uno dei suoi ministri, di nome Cang Jie, inventò la scrittura. Osservando le impronte lasciate sul suolo da oggetti naturali piuttosto che da uccelli o altri animali, egli constatò che le tracce erano sempre ben distinguibili, e finì così con il concepire un sistema di scrittura. Questa leggenda testimonia il legame originale che la cultura cinese stabilisce tra i segni visibili della natura e quelli della scrittura. I segni scritti sono investiti di un potere che deriva dalla relazione diretta che essi intrattengono con l'universo. Questa relazione rimarrà al cuore di tutte le forme di espressione scritta che si svilupperanno in Cina, in particolare la poesia e la calligrafia.

Dinastia Zhou occidentale

I Zhou occidentali (1046 – 771 a.C.). Fondatori della dinastia sono Re Wen e suo figlio Re Wu, raramente invocati nelle prime iscrizioni Zhou. Importanti sono i concetti del Figlio del Cielo Tianzi e del mandato Celeste Tian ming (assente nelle iscrizioni dei Zhou Occ).

C’è un’intensa proliferazione di bronzi sacrificali, con o senza iscrizioni, e invece c’è una quasi totale cessazione della produzione di ossa oracolari. Le iscrizioni iniziano ad essere molto lunghe, in formule e testo che descrive i personaggi: la dinastia si rende conto di non aver più un potere saldo che diventa una necessità di descrivere e fissare i punti della propria fondazione. Si parla quindi di un’”età d’oro” in cui i sovrani Wu e Wen vengono presi ad esempio di Buon Governo di un’età idealizzata (astrazione del passato nel tentativo di preservare la storia, come il popolo dei Zhou occidentali, volesse che la storia li ricordasse).

Spostamenti e adattamenti

Le invasioni costringono il cambio di capitale, al di là del fiume Wei, dando inizio ai Zhou orientali con capitale Luoyang. Durante il periodo di guerra, molti bronzi venivano sotterrati nella speranza di recuperarli.

Sotto il Re Mu, quinto re dei Zhou occidentali (che regnò dal 976 al 922 a.C.), i Zhou perdono numerosi territori dopo alcune battaglie (950 a.C. circa). A questa datazione risale un bronzo, la cui iscrizione si trova all’interno ed è irregolare: irregolari nel loro aspetto visivo, la maggioranza contiene un singolo carattere, o pochi (nome del donatore).

Tripode di Maogong

Sotto il regno del Re Mu il potere non è più unicamente nelle mani della famiglia reale. All’inizio troviamo piccoli bronzi e le iscrizioni venivano coperte dal cibo offerto. Coloro che attendevano al sacrificio erano pochi poiché potevano vedere l’iscrizione interna (si parla quindi di una ristretta cerchia di persone del clan reale). Andando avanti col tempo, i bronzi diventano sempre più grandi per le nuove necessità del clan reale e i sacrifici diventano aperti a più persone, allargandosi anche agli aristocratici poiché il clan sta perdendo il suo potere.

La cerimonia si trasforma da religiosa a politica, poiché diventa una legittimazione del potere politico del sovrano: anche i testi si trasformano. La comunicazione diventa da celeste o divina ad umana. Le nuove iscrizioni sono resoconti standard in 3 parti:

  • Una parte più lunga parla del passato: presenta l’officiante (colui che dona il bronzo agli antenati e ne presenta i meriti e il perché ne sarebbe degno).
  • Presenta la dedica del donatore, e ne identifica il destinatario (di solito è la parte più corta). In questa parte spesso si trovano i caratteri “ed egli disse” per riportare discorsi orali che venivano poi scritti in memoria.
  • Indica la preghiera, spesso rimata, che richiede la benedizione.

Queste iscrizioni spesso non erano direttamente incise sul bronzo, ma venivano prima scritte come una bozza della iscrizione su canovacci o su legni. Numerose sono le altre novità:

  • Presenza di rime, metrica, onomatopee: prodotto per essere recitato ed ascoltato.
  • La retorica espressa in formule esprime un passato idealizzato.
  • Non sono annotazioni per preservare cosa è successo ma ciò che è degno di essere ricordato: non testimoniano le sconfitte.
  • Aumenta l’importanza della figura dello scriba shi, che non compie l’atto dello scrivere ma dirige la produzione dello scritto e ne esegue la presentazione rituale. Lo Shi, scriba o storico: le sue mansioni consistevano in offrire le preghiere, occuparsi della divinazione, del calendario, spiegare le calamità, leggere i comandi di governo, regolare le genealogie dei clan. Alcune di queste mansioni necessitavano la redazione di annotazioni e archivi.

Bronzo dello scriba Qiang

Risale al 900 a.C. circa, il bacile fu commissionato dallo scriba di corte Qiang, che prestò servizio durante il regno del sovrano Gong (circa 917-900 a.C.). L’iscrizione si sviluppa in diciotto colonne, divise equamente in due sezioni poste una accanto all’altra e separate da una fascia centrale vuota. Il testo, in rima, esalta da principio le gesta dei primi sette sovrani Zhou e prosegue con una dettagliata ricostruzione genealogica della casata Wei, dall’antenato primo Gaozu fino a Qiang, che così scrive di se stesso:

“Figlio integerrimo e fedele amico è Qiang lo scriba! Giorno e notte, senza mai desistere, si prodiga, E possa la sua bontà ogni giorno essere riconosciuta. Mai osa fermarsi e, per ripagare e lodare la Sovrana Volontà, gloriosa e benevola, Ha disposto che fosse fuso questo prezioso bacile. Vogliano i valenti Avi e l’insigne defunto Padre accordare i loro favori, E concedere a Qiang traboccante vigore, pace, ricchezza, Canuta vecchiaia, anche, e lunga vita, Sì che dell’onore di servire il Suo Sovrano sempre degno sia.”

Poesia e retorica nell'antica Cina

Emerge dai sacrifici ancestrali e dai rituali politici dei Zhou Occ. Prodotta dagli ufficiali di corte. Caratteristiche: rima finale, metrica, onomatopeiche. Elementi presenti anche nelle iscrizioni su bronzo dei primi Zhou Occ. Discorso ritmico, diretto agli spiriti ed all’elite politica – continuità di questo tipo di discorso con gli inni, le iscrizioni su bronzo, fino alle dichiarazioni solenni espresse dai sovrani, contenute nel Classico della Storia, o dei Documenti (Shujing).

I Cinque Classici - Wu jing

I Cinque Classici sono opere fondamentali della letteratura cinese classica. Secondo la tradizione, furono compilati dallo stesso Confucio. Fanno parte del corpus di libri antichi alla base degli studi secondo il pensiero confuciano. In epoca pre-Han quando ancora non esisteva la nozione dei Cinque Classici, i testi antichi che tutti dovevano studiare venivano spesso denominati semplicemente “Shishu” – Odi e documenti. Zheng Xuan (127-200 d.C.) è il più famoso e importante commentatore dei 5 classici di epoca Han.

Il termine JING – CLASSICO ha 2 significati: - tessuto; - per estensione, come verbo: passare attraverso. JING è anche omofono di jing che significa “via dritta”. Questi testi erano visti come la strada migliore da intraprendere per comprendere gli insegnamenti degli antichi saggi. La parola originaria vuol dire ordito e poiché l’ordito fissa la lunghezza e l’estensione in un tessuto, “classico” è quindi una metafora per qualsiasi cosa impartisca ordine, definizione e utilità nel corso della storia. Il termine WEI – APOCRIFO significa trama. I wei sono testi apocrifi che colmano l’ordito dei classici con predizioni politiche, speculazioni cosmologiche e glosse esplicative.

  • Classico dei mutamenti - Yìjīng
  • Classico dei documenti - Shūjīng
  • Classico delle poesie – o dei versi - Shījīng
  • Gli Annali delle Primavere e Autunni - Chūnqiū - Descrizione storica dello Stato di Lu dal 722 a.C. al 479 a.C. Tradizionalmente attribuito a Confucio, che era nativo dello stato di Lu.
  • I Riti formati da: Cerimoniale Yili; Annotazioni di Riti Liji; Riti di Zhou Zhouli; essi includono quasi 3000 norme di condotta e descrizioni di un governo ideale e aneddoti sulle virtù confuciane.

Si afferma poi ci sia un sesto classico, il classico della musica, Yuèjīng, che andò però perduto durante il periodo della dinastia Han. Lo status dei classici si è riaffermato saldamente con la fondazione dell’Accademia Imperiale Taixue nel 124 a.C.

Classico dei documenti (o della storia) – Shujing

È il più antico esempio di storiografia cinese ed è anche noto con il nome di Shangshu Documenti dell’antichità. Nella sua forma attuale lo Shujing è costituito da 50 testi (o 56 secondo vengono divisi in 2 testi indipendenti), ordinati secondo la cronologia degli eventi; molti sono sotto forma di discorsi rivolti ai sacri sovrani nella remota antichità o nei primi anni della dinastia Zhou. L’ultimo testo si riferisce a un evento accaduto nello stato di Qin nel 626 a.C. Non vi è alcun tentativo di voler creare un unico testo, formato da un unico corpus.

Esso rappresenta un’antologia di discorsi, narrative storiche, e trattati cosmologici, i quali discorsi sono attribuiti ai sovrani delle tre dinastie pre-imperiali, Xia, Shang, Zhou. Il materiale testuale risale ad epoche diverse: dal tardo periodo Zhou occ. alla dinastia Qin e Han. È un’eclettica collezione di testi, la quale datazione è incerta.

Da Yao e Shun ai Zhou occ., il testo è diviso in:

  • Yu shu: il canone di Yao (yao dian)
  • Xia shu: i meriti di Yu (Yu gong, Yu il grande controlla le acque)
  • Shang shu
  • Zhou shu

Il libro, che può essere considerato il primo esempio di narrativa cinese, contiene esempi di prosa molto antica. Il linguaggio è conciso e in più punti difficile: è possibile intravedere un moderato uso del parallelismo. (figura retorica di ordine (o sintattica) con la quale si sviluppa un'idea attraverso la successione simmetrica, in genere in coppia, con schema AB, AB (dove A rappresenta il verbo e B rappresenta il complemento oggetto), di brevi concetti o elementi grammaticali).

Tra i testi della versione che ci è giunta, 18 sono certamente falsificati (ricostruiti) e databili agli inizi del quarto secolo d.C. La maggior parte di questi tratta di eventi della dinastia Xia/Shang. Nel secondo secolo d.C., in seguito al rogo dei libri sotto i Qin, si conosceva l’esistenza di solamente 28 testi, all’interno dei quali si individuavano 2 gruppi:

  • Il primo formato da testi che si riferivano all’inizio della dinastia Zhou (probabilmente scritti poco dopo gli eventi riportati) e parlano della conquista della dinastia Xia/Shang e viene anche esposta la dottrina del mandato celeste.
  • Il secondo gruppo è formato da testi associati ai sacri sovrani dell’antichità remota ma di fatto databili principalmente tra il quarto e il terzo secolo a.C., e trattano argomenti come il governo, la giurisprudenza o il sovrano ideale. Comprende anche una descrizione geografica del mondo antico.

Lo Shujing era compreso fra i libri dei quali l'imperatore Shi Huangdi della dinastia Qin aveva ordinato la distruzione nel 213. Esistono tre diverse varianti del libro:

  • Nuovo Testo trasmesso da Fu Sheng (in grafia moderna “jinwen”) dopo la caduta della dinastia Qin, una versione in 33 capitoli -- in origine erano 28 o 29, ma alcuni capitoli furono divisi in più parti da Du Lin durante il I secolo -- che lasciava fuori oltre 72 capitoli del testo originale.
  • Vecchio Testo ritrovato dal principe Liu Yu e trasmesso da Kong Anguo (in grafia antica “guwen”) durante la seconda metà del II secolo a.C., che aggiungeva 16 nuovi capitoli, persi in epoca successiva.
  • Vecchio Testo contraffatto, una versione contraffatta del Vecchio Testo con 26 capitoli (inclusa una prefazione) che sarebbero stati riscoperti da Mei Ze durante il IV secolo, presentata alla corte imperiale della dinastia Jin orientale. Questa versione consiste di 59 capitoli (i 33 capitoli del Nuovo Testo più i 26 capitoli aggiunti).

Le caratteristiche linguistiche dei discorsi contenuti, i riferimenti al Mandato Celeste e procedure amministrative dimostrano un chiaro collegamento con le iscrizioni su bronzo del medio-tardo periodo Zhou, rendendoli prodotti di un’immaginazione in retrospettiva. Discorsi e narrazioni composte non dagli eroi fondatori delle dinastie ma dai loro discendenti.

Classico dei mutamenti - Yijing

Dal periodo Han in poi, anche lo Yijing, o classico (libro) dei mutamenti viene considerato uno dei Cinque Classici. Lo Yijing, noto anche come Zhouyi o “mutamenti di Zhou” presenta 64 esagrammi con le relative criptiche interpretazioni; questa parte del libro è probabilmente di origine molto antica. Comprende anche numerosi saggi zeppi di speculazione cosmologiche, che risalgono probabilmente a un periodo che va dal quinto al secondo secolo a.C.

È ritenuto il primo dei testi classici cinesi sin dalla nascita dell'impero cinese (II secolo a.C.). È sopravvissuto alla distruzione delle biblioteche operata dal "primo imperatore", Qin Shi Huang Di. Originariamente un manuale di divinazione, poi durante il periodo degli Stati Combattenti e nella prima epoca imperiale diviene un testo cosmologico completo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/21 Lingue e letterature della cina e dell'asia sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manu.moroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura cinese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Baccini Giulia.
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