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Riassunto esame lingua cinese, libro consigliato La lingua cinese

Appunti per l'esame di cinese 1 basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Leonesi dell’università degli Studi di Torino - Unito, della facoltà di Lingue e letterature straniere, Corso di laurea in lingue e culture dell'Asia e dell'Africa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Lingua cinese docente Prof. B. Leonesi

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Sviluppi ulteriori del dibattito

Negli anni '20 e '30 il baihua conobbe una fase di rapida evoluzione anche grazie all'apporto di un gran

numero di espressioni e di costruzioni grammaticali di altre lingue.

Nella seconda metà degli anni '20 un buon numero di intellettuali aveva ripreso a considerare con

favore l'introduzione di un sistema di scrittura fonetico alternativo a quello tradizionale.

In questa ottica fu concepito il guoyu luomazi "lettere latine per la lingua nazionale" e fu approvato dal

governo nel 1928.

Si costituiva una registrazione del dialetto di Pechino tanto accurata dal punto di vista fonologico,

quanto complessa ne suoi accorgimenti.

Dopo la sua approvazione formale, non ricevette alcun sostegno fattivo da parte delle autorità e non fu

mai attivamente promosso.

Ebbe una maggior fortuna il ladinghua xin wenzi ideato nel 1929 da un gruppo di esperti sovietici e

cinesi.

La sua sperimentazione fu rallentata nel 1937 dallo scoppio della guerra sino-giapponese e fu

definitivamente sospesa nel 1946 a causa della guerra civile.

Questo strumento però fu particolarmente apprezzato nei primi anni '30 da molti intellettuali di sinistra

che lo vedevano come unico metodo per risolvere il problema dell'analfabetismo.

Erano contrari all'adozione della norma fonetica pechinese e caldeggiavano la creazione di più standard

separati.

Il guoyu si stava evolvendo in una sorta di lingua franca sofisticata inaccessibile alla gente comune e

anche il baihua a causa dell'emergere di residui del wenyan.

L'alternativa era vista, da quegli intellettuali nella lingua parlata dal proletariato urnabo emergente,

denominata dazhongyu "lingua di massa".

La lingua nella Cina di oggi

Al termine della guerra civile, quando il governo sconfitto riparò a Taiwan, i dirigenti della Repubblica

di Cina mantennero senza esitazioni il guoyu come lingua ufficiale e il zhuyin fuhao come ausilio

didattico nelle scuole.

Nella Cina continentale la scelta fu più complessa. Il paese contava 500 milioni di abitanti e l'80% era

analfabeta; la ricostruzione e la riorganizzazione della vita sociale e economica esigevano uno

strumento di comunicazione orale effettivamente valido.

La politica linguitica nella Repubblica Popolare

La creazione di standard regionali diversi, in precedenza vista di buon occhio dalle autorità comuniste

venne di necessità respinta.

Il federalismo di tipo sovietico sopravvisse solo nei rapporti con le minoranze nazionali, verso le quali

venne sospesa la politica di assimilazione linguistica perseguita dal governo nazionalista prima del

1949: le lingue e i sistemi di scrittura delle minoranze ottennero un riconoscimento ufficiale e

cominciarono a essere insegnati e impiegati nelle scuole, parallelamente alla lingua nazionale.

Le scelte operate in campo linguistico dalle autorità comuniste si concretizzarono nella lingua ufficiale

della Repubblica Popolare Cinese: il putonghua.

Era basata sulla pronuncia del dialetto do Pechino; il dialetto del nord è più semplice dal punto di vista

fonologico, è più diffuso ed è parlato nella regione tradizionalmente considerata centrale in senso

politico e culturale. Costituisce uno strumento di comunicazione relativamente accessibile a tutta la

popolazione del paese.

La diffusione della lingua comune venne però subordinata alla riforma della scrittura: si ritenne

prioritario fare della scrittura uno strumento più agile e di più rapido apprendimento.

Nel 1952 uno Comitato per la riforma della lingua fu incaricato di studiare le misure necessarie per

semplificare la scrittura e elaborare un sistema di rappresentazione fonetica della lingua.

Lo schema di semplificazione dei caratteri cinesi fu approvato nel 1956.

Nel 1958 venne adottato il sistema di trascrizione fonetica pinyin zimu "alfabeto per la trascrizione

fonetica"; venne proposto come ausilio didattico e non come sistema di scrittura autonomo.

Le misure dell'epoca adottate nella Cina continentale furono frutto di un compromesso tra due direttrici

di riforma che da allora in poi hanno continuato a essere percorse parallelamente: quella dei sostenitori

della conservazione del sistema di scrittura tradizionale e quella dei fautori della sua sostituzione con

un sistema alfabetico.

Al primo decennio di applicazione del pinyin nel campo dell'istruzione elementare seguì una battuta di

arresto in concomitanza con la rivoluzione culturale e la politica di chiusura.

In seguito i mutamenti negli equilibri politici verificatisi agli inizi degli anni '70 favorirono un rilancio

del pinyin.

Un certo peso ebbe anche la risoluzione dell'ONU del 1979 di adottare per la trascrizione dei termini

cinesi proprio il pinyin.

Negli anni '80 ci si è focalizzati sul creare un complesso di norme ortografiche da affiancare al pinyin.

Situazione linguistica attuale

La lingua nazionale cinese è oggi il putonghua: è insegnata nelle scuole, viene impiegata nei mezzi di

comunicazione di massa...

Essa è però parlata raramente; per lo più la lingua parlata è una sorta di compromesso tra il dialetto

locale e lo standard ufficiale-

Viene considerato come l'emblema dell'acquisita unità linguistica del paese più che di una norma cui

uniformarsi nella pratica quotidiana della lingua.

Nonostante le autorità promuovano attivamente la diffusione della lingua standard i dialetti continuano

a essere utilizzati comunemente nelle attività di ogni giorno.

I dialetti

La realtà linguistica a cui il termine fa riferimento comprende millenni di evoluzione che hanno

prodotto al suo interno differenziazioni non inferiori a quelle esistenti tra latino e italiano.

Nel loro insieme i dialetti cinesi potrebbero essere considerati più una famiglia di lingue che non una

varietà regionale di una singola lingua.

La lingua cinese è parlata da una comunità che condivide le stesse tradizioni e uno stesso patrimonio

culturale.

Origini e fattori evolutivi

I dialetti cinesi sono distribuiti in aree geografiche assai diverse quanto a estensione.

Le varietà settentrionali i "dialetti mandarini" sono parlati nella Pianura Centrale, altopiano nord-

occidentale, in Manciuria, a nord del fiume Yangzi e nelle provincie dello Yunnan e del Gaizhou.

Le varietà meridionali sono diffuse a sud dello Yangzi e contrariamente ai dialetti settentrionali sono

molto differenziati.

Il relativo isolamento in cui vivevano le popolazioni del sud per le oggettive difficoltà di

comunicazione a causa delle numerose barriere naturali, favorì lo sviluppo indipendente di forme

dialettali diverse.

Nata e sviluppatasi al nord, la civiltà cinese ha attuato nella sua storia un processo di sinizzazione delle

originarie culture meridionali.

Per secoli il sud della Cina fu una mescolanza di popolazioni cinesi e non cinesi. L'integrazione

avvenne attraverso la progressiva assimilazione delle popolazioni stanziate in quelle regioni, che

abbandonarono gradualmente le loro tradizioni.

La lingua da cui i dialetti moderni derivano era dunque parlata in origine al nord.

Le prime testimonianze che documentano l'esistenza di varietà dialettali, risalgono al periodo delle

Primavere e degli Autunni.

La storia dei dialetti cinesi non può essere compresa se non alla luce del suo intrecciarsi con la storia

delle diverse lingue franche evolutesi nel corso dei secoli, il cui impiego influenzò profondamente lo

sviluppo dei dialetti locali.

L'influenza della lingua franca orale fu assai contenuta in epoche di divisione del paese e in momenti di

significativa espansione territoriale.

L'avvio del processo di formazione di molti degli attuali dialetti del sud viene fatta risalire all'epoca

Qin e Han. Fu in quel periodo che l'annessione dei territori meridionali al primo impero centralizzato

portò la lingua cinese in aree in precedenza estranee all'influenza culturale della civiltà del nord. I

dialetti che allora cominciarono a svilupparsi poterono evolversi in modo abbastanza indipendente.

Le lingue non siniche delle diverse case regnanti che si succedettero al nord ebbero modo di esercitare

più o meno liberamente la loro influenza: è a quell'epoca che si può datare lo sviluppo delle diverse

varietà dialettali soprattutto settentrionali.

Questi vari stili orali trovarono un impiego assai diffuso nelle attività amministrative commerciali.

Sotto la dinastia Tang, grazie al consolidamento del potere centrale, ebbe inizio un periodo di grande

stabilità che si tradusse, in ambito linguistico, nel prevalere di uno standard orale comune basato sul

dialetto della capitale Chang'an.

In epoca Ming la nuova lingua franca si evolse nello standard orale del guanhua.

Gruppi dialettali

Nel loro insieme i dialetti cinesi condividono molte importanti caratteristiche tipologiche di base.

Tra le più rilevanti si possono elencare la relativa semplicità della struttura sillabica e la presenza del

tono.

Le differenze più evidenti riguardano l'aspetto fonologico, la pronuncia varia in modo notevole da

dialetto a dialetto e così pure i toni.

inferiori sono le differenze di ordine lessicale, comunque manifeste nonostante i diversi dialetti

condividano un'ampia parte del vocabolario di base.

Relativamente minime sono le differenze in ambito grammaticale.

Particolarità distintive nei dialetti meridionali e la sopravvivenza di caratteristiche peculiari alla lingua

cinese in fasi evolutive più antiche.

La classificazione dei dialetti cinesi si basa su criteri di ordine fonologico; gli studiosi si trovano

concordi nel riconoscere sette gruppi dialettali maggiori:

-dialetti settentrionali: parlati da oltre due terzi della popolazione cinese.

Si suddividono in quattro sottogruppi: mandarino settentrionale,

mandarino nord-occidentale, mandarino sud-orientale (parlato nel Sichuan), mandarino meridionale.

I dialetti del gruppo sono tutti reciprocamente comprensibili e presentano differenze minime. Numerosi

sono invece i tratti caratterizzati che li accomunano e consentono di identificarli senza incertezze come

gruppo a se stante.

Tra questi principali sono la desonorizzazione delle consonanti iniziali (b-d-k-dz..), la perdita delle

consonanti finali.

Si tratta di dialetti molto importanti perchè continuano ad avere un'influenza notevole su tutte le altre

varietà dialettali cinesi.

-dialetti wu: si differenziano dai dialetti settentrionali per un certo grado di conservatorismo, di cui

sono indice la sopravvivenza di consonanti iniziali, l'ampia varietà dei suoni vocalici e il numero

mediamente elevato dei toni (da cinque a otto).

Minori differenze presentano nel lessico che tuttavia discosta in modo significativo da quello

settentrionale.

-dialetti gan: si caratterizzano per il fatto di rappresentare una sorta di anello di congiunzione tra i

dialetti del nord e quelli del sud.

Analogamente ai primi presenta la desonorizzazione delle consonanti iniziali occlusive e affricate e

similmente ai secondi presenta un numero relativamente alto di toni.

-dialetti xiang: nel loro complesso presentano molte affinità grammaticali, lessicali e fonologiche con i

dialetti settentrionali.

Vengono comunemente distinti in due sottogruppi: vecchio xiang e nuovo xiang.

Il nuovo xiang è parlato nell'area nord-occidentale dello Hunan, è più sensibile all'influenza dei dialetti

mandarini.

Il vecchio xiang se ne discosta sotto vari aspetti; è diffuso nelle aree rurali e nelle zone di montagna e

mostra un certo grado di conservatorismo.

Entrambi possiedono sei toni.

-dialetti min: sono rimasti in buona misura ai margini dell'evoluzioni linguistiche e hanno così

preservato caratteristiche arcaiche.

Dal punto di vista fonologico non differiscono dagli altri dialetti meridionali e presentano un alto

numero di toni per lo più sette o otto.

Il gruppo min è il più eterogeneo di tutti i gruppi dialettali.

-dialetti keijia o hakka: presentano sette o otto toni e tratti tipici dei dialetti del nord, ma non in

numero superiore a quanti se ne riscontrino in altre varietà meridionali.

-dialetto yuè o cantonesi: I dialetti del gruppo hanno preservato molte caratteristiche fonologiche del

cinese di epoca Tang-Song, del quale hanno mantenuto le consonanti finali e gli otto toni.

Anche per quanto riguarda il lessico mostrano chiari segni di conservatorismo, in modo particolare il

dialetto il dialetto di Canton.

Questo dialetto è unico tra le tutte varietà dialettali meridionali a possedere una fiorente tradizione

letteraria, ha potuto sviluppare consolidare nei secoli tutta una serie di caratteri specifici cantonesi per

trasporre graficamente termini colloquiali locali.

Gruppo Parlanti Distribuzione

Settentrionali 71,5% Nord e sud-ovest

Wu 8,5% Zheijiang e area di Shanghai

Gan 2,4% Jiangxi

Xiang 4,8% Hunan

Min 4,1% Fujian, Guangdond nord-

occidentale e Taiwan

Hakka 3,7% Guangdong centro-

settentrionale e numerose

località del Sichuan

Cantonese 5% Guangxi e Guangdong

occidentale

Fonetica

Nel quadro del programma di riforma della lingua attuato dopo la fondazione della Repubblica

popolare, l'attenzione maggiore è stato rivolto all'aspetto fonologico.

In tutte le descrizioni fonologiche della lingua cinese, la sillaba viene normalmente assunta come entità

autonoma.

Le sillabe cinesi vengono analizzate in primo luogo come un insieme di tre componenti:

l'iniziale, la finale, il tono.

- iniziali: possono essere costituite da una consonante o da una semivocale. Si possono distinguere

cinque tipi di consonanti:

-occlusive (b-p-t-t'-g-k)

-affricate (z-z'-zh-ch'-j-q')

-fricative (f-s-sh-x-h)

-nasali (m-n-l)

-laterali (l)

A seconda del punto di articolazione del suono, si possono individuare otto gruppi di consonanti:

-labiodentali

-alveolari

-dentali

-retroflesse

-palatali

-velari

-uvulari

- finali: le finali del putonghua si compongono di un gruppo vocalico obbligatorio e di una consonante

terminale non obbligatoria. La consonante terminale può essere costituita dalle nasali, prodotta in area

alveolare, prodotta in area velare.

Le vocali vengono classificate in relazione alle diverse posizioni assunte dalla lingua durante la

fonazione.

A seconda del suo grado di elevazione si distinguono in vocali: alte, medie, basse; a seconda dell'area

della cavità orale in cui la lingua presenta l'elevazione più accentuata si distinguono: vocali palatali,

prevelari, velari; a seconda che essa sia mantenuta nel suo assetto più o meno naturale o viceversa la

sua punta venga rivolta verso l'indietro, si distinguono in vocali piane, retroflesse; a seconda che le

labbra vengano tenute rilasciate o vengano contratte, si distinguono in vocali arrotondate, non

arrotondate.

Tradizionalmente la finale viene suddivisa in tre segmenti: un primo segmento viene detto mediale, un

segmento vocalico centrale e un segmento vocalico o consonatico terminale. Le finali possono essere

costituite dal solo segmento centrale (vocale semplice), dalla successione del segmento mediale e

quello centrale (dittongo) o del segmento centrale e quello terminale (dittongo) o dalla successione di

tutti e tre i segmenti (trittongo).

-toni: il tono è il termine con il quale ci si riferisce alla variazione melodica della voce durante

l'articolazione del gruppo vocalico della sillaba.

primo tono: "Se si allora..."

secondo tono: "Si?"

terzo tono: "Si?!"

quarto tono: "Si!"

L'accento che contraddistingue il tono è posto al di sopra della vocale centrale della finale.

Le sillabe cinesi sono normalmente toniche, in determinati casi possono però essere atone.

Il tono neutro non è contrassegnato in pinyin da alcuno accento e rappresenta una emissione vocalica di

intensità decrescente di durata brevissima prodotta ad altezza variabile in relazione al tono della sillaba

precedente.

Sandhi tonale: fenomeno per cui certe sillabe in determinati contesti sono sottoposte a regolari

cambiamenti di tono.

Le sillabe al terzo tono si trasformano ad esempio in secondo tono quando precedono un altro terzo

tono.

Quando 不 quando precede un quarto tono si modifica in secondo (solitamente il suo tono è il quarto).

Scrittura

La caratteristica più rilevante del sistema di scrittura cinese è la corrispondenza semantica che lega

l'unità grafica, il carattere, al morfema.

Ogni cinese mostra di possedere una consapevolezza precisa, dell'entità morfemica e sillabica.

L'associazione carattere-morfema-sillaba è in effetti una pratica costante quanto necessaria nell'uso

della lingua.

Dal punto di vista fonologico la scrittura cinese può quindi considerarsi sillabica, in quanto ogni

carattere corrisponde a una sillaba. Una stessa sillaba è rappresentata da più caratteri che segnalano le

diverse unità di significato a essa associate.


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dudetta

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3 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Lingua cinese
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture dell'Asia e dell'Africa
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dudetta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua cinese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Leonesi Barbara.

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