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Lineamenti di sviluppo locale, Salsano - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Politica economica del testo di Salsano con particolare analisi dei seguenti argomenti: i distretti industriali, la definizione di distretto industriale marshalliano, le caratteristiche dei distretti industriali, il ruolo delle Istituzioni nei distretti industriali, le tecnologie e la crescita economica.

Esame di Politica economica docente Prof. E. Salsano

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Lineamenti di sviluppo locale:i distretti industriali

Il territorio come variabile cruciale è quella componente che insieme con altri

elementi contribuisce a disegnare il disegno economico di un paese .Il processo

tecnico, il fattore demografico, l’aumento dei prezzi, l’accumulazione di capitale,

definiti pseudo-fattori d’avvio allo sviluppo, sono indissolubilmente legati tra loro nel

momento in cui si innesca un meccanismo di industrializzazione .

Le aree geografiche con maggiori vie di comunicazione e ben collegate sia all’interno

sia all’esterno dei propri confini, furono certamente agevolate nello sviluppo

industriale. La posizione geografica agevolata influì, pertanto sull’evoluzione del

distretto industriale; è innegabile che un area industriale con facile accesso ai

mercati, più ampi di quello locale, aveva la possibilità di crescere in maniera più rapida

e solida. La tecnologia fu un altro fattore che differenziò lo sviluppo di determinate

aree geografiche rispetto ad altre .Il progresso tecnico influì in maniera più profonda

del progresso scientifico ; furono gli stessi artigiani ad elaborare innovazioni tecniche

che permettevano un miglioramento dei processi di produzione.

Quindi diversi livelli tecnologici in altrettanti diversi luoghi di produzione acuirono

ancor di più i differenti gradi di industrializzazione di comprensori geografici

appartenenti ad una stessa nazione. Alla concentrazione di stabilimenti industriali

corrispose la presenza, nelle aree industrializzate, di lavoratori altamente

Learning by doing . L’evoluzione

specializzati; questo è dovuto al fenomeno del

tecnologica dunque era successivamente trasmessa alla mano d’opera attraverso un

addestramento su campo, innescando in tal modo processi di specializzazione e

divisione del lavoro.

E’ innegabile che l’origine del processo di industrializzazione risulti legato ad una

componente geografica non trascurabile; l’evoluzione di questo fenomeno portò a

privilegiare la razionalizzazione e l’organizzazione dei metodi produttivi corredate da

un’efficace direzione aziendale.

Il fattore lavoro è una grandezza correlata negativamente all’impiego di macchinari

sempre più avanzati tecnologicamente che adempiono con maggiore efficacia alle

mansioni riservate precedentemente agli operai. L’uomo, nella produzione di massa,

diventa appendice della macchina; la scomposizione delle fasi lavorative attraverso una

meccanizzazione estrema, riduce i compiti degli operai in operazioni semplici composte

al massimo da2 o 3 movimenti. In tal modo si eliminano i tempi morti e si riducono i

costi.

Taylor diede impulso ad un radicale cambiamento nell’utilizzo della forza lavoro,

attraverso una serie di consigli pratici sul metodo di produzione. Egli partiva da

un’assunzione di fondo: che esiste un procedimento ideale, o meglio ancora un’ottimale

organizzazione del lavoro attraverso il quale si raggiunge il massimo rendimento con il

minimo sforzo( modello fordista).La condizione fondamentale per lo sviluppo del

modello fordista è l’esistenza nel lungo periodo di una corrispondenza tra produzione

di massa e consumo di massa.

Nel corso del ventesimo secolo si è assistito ad un avanzamento rapido della

tecnologia,frutto dell’affermarsi del modello fordista.

L’affermazione della produzione di massa lasciava presagire, all’inizio del secolo, un

progressivo e inesorabile scomparsa delle piccole e medie imprese. Questo non è

accaduto. Fin dagli anni’60 la piccola e media impresa, attraverso la necessità di

produrre ancora piccoli lotti di produzione, coesisteva con la grande impresa

rispondendo alle esigenze residuali di mercato…In svariati settori strutture

industriali medio/piccole sono state sinonimo di grande vitalità e solidità con margini

di profitto molto consistenti. Negli anni successivi la piccola e media impresa continuò

ad essere presente in modo consistente nel sistema economico italiano dove infatti

furono alla base della crescita socioeconomica del paese…Questo fenomeno accadde

soprattutto nel nord est italiano, in regioni come il Veneto le Marche e fu oggetto

costante di studi di molti esperti economisti quali Giacomo Becattini.

Becattini introdusse una nuova concezione fondata sull’assunzione che il fenomeno

delle piccole e medie imprese doveva essere analizzato non soffermandosi sullo studio

di una singola realtà produttiva ma esaminando numerosi sistemi di piccole imprese

che erano presenti sul territorio italiano. Così in italia coesistevano due realtà come la

piccola e la grande impresa, che erano sinonimo di produzione di massa e produzione

limitata a piccoli lotti.

La concezione di distretto industriale Marshalliano

Il concetto di distretto industriale fu introdotto da Marshall fin dal 1890 e

perfezionato negli anni successivi.

La concezione marshalliana si sviluppò proprio nel periodo in cui si assistette

all’affermazione indiscussa del modello fordista, quando erano in molti a ritenere

inevitabile il declino della piccola e media impresa.

Industrial atmosphere è l’elemento fondamentale del distretto marshalliano; essa

L’

più propriamente è una combinazione di conoscenze, pratiche e saperi stratificati nel

tempo che animano e consolidano il successo del distretto. E’ in questo contesto che si

sviluppa e si afferma la figura dell’imprenditore descritto come”uomo intraprendente,

ma dotato di pochi mezzi”: egli agisce all’interno di un area geografica definita, dove

esistono o sono in procinto di nascere una serie di unità produttive di piccola e media

dimensioni specializzate in una particolare attività. All’interno del distretto

industriale dunque hanno un ruolo importante i piccoli imprenditori e, gli operai e gli

artigiani. Proprio per queste caratteristiche del distretto industriale marshalliano si è

resa necessaria una rilettura dello stesso, inteso e definito come concetto socio-

economico Giacomo Becattini ha evidenziato la necessità di portare l’analisi dei

distretti industriali da un ambito esclusivamente economico ad un’ interazione ra

l’approccio economico e sociologico. Da qui possiamo estrapolare la definizione che fa

Entità socio-territoriale caratterizzata dalla

Becattini di distretto industriale:

compresenza attiva, in un area territoriale circoscritta, naturalisticamente e

storicamente determinata di una comunità di persone e di una popolarità di imprese

industriali.

Mentre da un lato le imprese italiane di maggiori dimensioni affrontano con difficoltà i

mercati mondiali, dall’altro un numero non trascurabile di piccole unità produttive si è

affermato sia sui mercati interni che su quelli esteri. Tuttavia vi sn molti elementi che

delle piccole realtà imprenditoriali nei quali la differenza di dimensioni facilita

l’operato delle grosse unità produttive, come ad esempio le ridotte strutture

distributive che non facilitano la conquista dei mercati oppure la possibilità di fare

ampio ricorso in caso di espansione al credito.

Nel modello del distretto industriale marshalliano è centrale il concetto di

disintegrazione verticale che ha luogo sempre in un contesto tipicamente organizzato

che puo essere definito come filiera o più specificamente come settore verticalmente

integrato. La disintegrazione verticale è individuabile in un distretto industriale nel

momento in cui l’industria o le industrie localizzate risolvono i loro problemi di

produzione da un punto di vista tecnico al loro interno, intraprendendo autonomamente

un rinnovamento dei processi produttivi impiegati e dei materiali utilizzati.

Possiamo dare una definizione di distretto industriale il quale può essere identificato

modulo caratterizzato dalla presenza, in una determinata area geografica, di una

come

popolazione organizzata di imprese che costituisce una fonte di risorse e di

conoscenze dell’industria. In Italia specialmente la struttura produttiva è

caratterizzata dalla presenza di piccole e medie imprese che rappresentano le

protagoniste dei distretti industriali..

Caratteristiche dei distretti industriali:

Pensiamo di poter racchiudere il concetto di distretto industriale in alcune

l’elemento dimensionale. In secondo luogo la

connotazioni di massima. Innanzitutto

presenza sul territorio di piccole e medie imprese che hanno sviluppato la loro attività

filiera di produzione .

in un unico settore manifatturiero, meglio definito come

la produzione di un determinato bene

Un'altra caratteristica importante è che ,

sia l’elemento fondamentale per la

all’interno di una determinata area geografica,

crescita dell’esportazione dell’occupazione e del livello dei redditi.

In base a quale tipologia di analisi possiamo definire” distretto industriale”

Domanda:

un’area piuttosto che un'altra?

Esistono alcune metodologie che possono essere utilizzate al fine di individuare

un’area distrettuale. Una di queste metodologie è quella definita Sforzi/ISTAT. La

classificazione Sforzi/ISTAT parte da due criteri fondamentali:

1)Attua una distinzione del territorio italiano in un insieme di sistemi locali del lavoro

che vengono individuati attraverso l’analisi dei movimenti dei lavoratori pendolari

2)Vengono evidenziate tre condizioni fondamentali:

a) la prima condizione corrisponde alla quota degli addetti impiegati nell’industria

manifatturiera sul totale degli occupati non agricoli che deve avere un valore

superiore a quella della media nazionale

b) la seconda peculiarità riguarda la quota degli occupati nel settore manifatturiero in

imprese con un numero di addetti inferiore alle250unità


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paoulagyeman di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Salsano Emanuele.

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