Personaggi
- Helene Alving, vedova del capitano e ciambellano Alving
- Osvald, suo figlio, pittore
- Manders, pastore
- Engstrand, falegname
- Regine Engstrand, cameriera della signora Alving
La vicenda si svolge nella campagna della signora Alving, presso un grande fiordo della Norvegia occidentale.
Atto primo
Una spaziosa stanza che dà sul giardino, con un'entrata lungo la parete laterale di sinistra e due porte che si aprono nella parete di destra. In mezzo alla camera un tavolo rotondo, circondato da alcune sedie e coperto di libri, riviste e giornali. A sinistra, verso il proscenio, una finestra e vicino a questa un sofà, davanti al quale c'è un tavolino da lavoro. Sullo sfondo la stanza comunica con una serra, un piccolo ambiente piuttosto stretto, aperto dalla parte interna e chiuso, verso l'esterno, da grandi vetrate. Sulla parete sinistra della serra c'è una porta che conduce al giardino sottostante; attraverso le lastre s'intravede vagamente il cupo paesaggio del fiordo avvolto da una pioggia monotona e incessante.
Accanto alla porta del giardino appare Engstrand; si nota subito che ha una gamba storta, quella sinistra, e che la suola del suo stivale poggia su un supporto di legno. Regine, con un annaffiatoio vuoto in mano, non vuol lasciarlo entrare.
Regine e Engstrand
Regine (a bassa voce): Beh, si può sapere cosa vuoi? Dai, sta' fermo! Non vedi che mi stai bagnando tutta la casa...
Engstrand: È la pioggia, bambina mia, la pioggia del cielo!
Regine: Sì, del cielo, proprio... è una pioggia d'inferno, altro che...
Engstrand: Ma Regine, ti pare il modo... (entra e fa qualche passo, zoppicando) Senti, devo parlarti. Sì, devo dirti...
Regine: Ma non battere e pestare in quel modo, santo Dio! Lo sai che il figlio della signora è di sopra che dorme, no?
Engstrand: Ma non dirmi!? Il signorino è di sopra, a letto... e dorme, in pieno giorno...
Regine: Ti interessa?
Engstrand: Sai, io per esempio ieri sera ho fatto un po' di baldoria, ma...
Regine: Ah lo immagino.
Engstrand: Bambina mia, siamo tutti esseri umani, e gli esseri umani hanno delle debolezze e...
Regine: Se è per questo, altro che debolezze...
Engstrand: E di tentazioni, lo vedi anche tu, a questo mondo ce ne sono tante - però, baldoria o non baldoria, Dio sa che stamattina alle cinque e mezzo io ero già al lavoro, io...
Regine: Va bene, va bene, ma adesso sloggia eh? Non ho certo voglia di star qui a discorrere con te come se avessimo da parlare di chissà che cosa. Non mi pare il momento per un colloquio intimo, e poi non ho nessuna voglia...
Engstrand: Come, come, non hai voglia che...
Regine: Che qualcuno ti trovi qui. Dunque, arrivederci.
Engstrand (avvicinandosi di alcuni passi): Ah no cara, non prima di averti detto quello che volevo. Sacramento, no che non me ne vado senza averti parlato, che mi venga un colpo! Oggi pomeriggio finisco il mio lavoro, giù alla scuola, e già stasera, ti dico, me ne torno a casa col vaporetto. Dunque...
Regine (borbottando): Beh, buon viaggio.
Engstrand: Grazie, cara, grazie. Sai, domani c'è la festa per l'inaugurazione dell'asilo, e so già come andrà a finire, tra bevute, liquori e tutti che avranno voglia di far la solita baracca. Ebbene, ti garantisco che nessuno potrà avere da ridire sul vecchio Jakob Engstrand, e che nessuno potrà rinfacciargli di non riuscire a mantenersi saldo e fermo quando giunge il momento della prova e della tentazione!
Regine: Bene, bene.
Engstrand: E già, perché poi domani ci saranno anche fior di signori gente di riguardo, vedrai! Deve venire anche il pastore Manders.
Regine: Sì sì, anzi arriva già oggi.
Engstrand: Cosa ti dicevo? E allora, perdìo, capirai che non ho nessuna intenzione di dare proprio a lui motivi di lagnanze, di chiacchiere, o insomma di...
Regine: Ah, è dunque per questo! Potevi dirmelo subito chiaramente, no?
Engstrand: Che cosa, potevo dirti subito?
Regine (guardandolo intensamente): Il nuovo tiro che pensi di fare al pastore. Qual è allora questo nuovo imbroglio?
Engstrand: Vuoi star zitta, Regine? O ti manca una rotella? Io imbrogliare il pastore? Dio me ne guardi, per carità, proprio il pastore Manders che mi ha così aiutato e... Basta, basta con queste stupidaggini; io volevo solo dirti che stanotte torno a casa.
Regine: Se vuoi la mia benedizione, non ho nessuna difficoltà a...
Engstrand: Sì, dicevo, voglio tornare a casa - ma con te.
Regine (a bocca aperta): Con me? Ma... cosa ti salta in testa?
Engstrand: Sì, Regine. Ho deciso che verrai con me. Lo voglio, capisci? E tu...
Regine (in tono beffardo): E io ti dico che te lo puoi sognare.
Engstrand: E io credo invece che non alzerai tanto la cresta, eh Regine? Vedrai, vedrai...
Regine: Ah sicuro che vedrò, e come. Ma tu pensi sul serio che io venga a stare con te, da te, in quel buco di casa? Io che sono vissuta qui, con la signora Alving, con la moglie del ciambellano Alving, con lei che mi ha tirata su come una figlia, e che mi considera una, figlia, sì, proprio una figlia, io dovrei venire... ma fammi il piacere! Dio, solo se ci penso...
Engstrand: Tu non pensi e non hai da pensare un cavolo, Regine! Sono tuo padre, e se pensi di ribellarti, di ribellarti a tuo padre...
Regine (a bassa voce, senza, guardarlo): Se tu stesso hai sempre detto che di me non t'importava un... o mi sbaglio?
Engstrand: Beh, non vorrai adesso fare una scena per una sciocchezza così, per una parola che magari ho buttato là e che...
Regine: No no caro, me l'hai detta e ridetta per benino più d'una volta. Che ero una...
Engstrand: Ah no, questo non l'ho mai detto, e Dio m'è testimone che una cosa simile, da me, non l'hai mai sentita.
Regine: Lascia stare, so ben io quello che ho sentito e anche quante volte, eh?
Engstrand: Beh, può darsi, Regine, sai, magari avevo bevuto un po', e allora uno... anzi, se qualche volta mi è scappata una parola è solo perché avevo bevuto, sì, solo per questo, Dio mio, siamo esseri umani, e gli esseri umani possono sbagliare, no? Giusto prima ti dicevo che, con tutte le tentazioni che ci sono al mondo, un cristiano...
Regine: Sì sì, conosco questa musica.
Engstrand: E poi scusami, Regine, ma se perdevo le staffe era anche per colpa di tua madre, con tutte quelle arie che si dava, e con quel muso che mi teneva tutto il giorno. Dio, se non ne potevo più! Ah, bambina mia, se tu sapessi come mi esasperava e mi tormentava, mi capiresti, mi scuseresti, mi daresti ragione, ne sono sicuro! Sacramento, avrò avuto anch'io il diritto di dirle il fatto suo, no, e di restituirle tutte quelle beccate velenose... Eh già, per lei niente era abbastanza fine, e lei non si degnava, si capisce. (imitandola) «Engstrand, lasciami in pace! Engstrand, cerca di comprendermi! Engstrand, ricordati che sono stata per tre anni a servizio dal ciambellano Alving, non so se mi spiego!» (ridendo) Ah Dio Dio, che scema! Non faceva che ricordare continuamente che il capitano aveva ricevuto il titolo di ciambellano quando lei lavorava a casa loro, sì durante quei tre famosi anni! Come se...
Regine: Già, la mamma... sai di averle reso la vita impossibile e di averla tormentata a morte, sì a morte... e non puoi neanche dire che ti sia voluto molto tempo...
Engstrand (rizzandosi sulla sua suola di legno): Ah, certo, è colpa mia, si capisce. Eh già lo so, è sempre colpa mia, lo sanno tutti. Bene, bene.
Regine (a bassa voce, voltandosi dall'altra parte): E poi anche quella gamba...
Engstrand: Eh? Cos'hai detto?
Regine: Pied de mouton!
Engstrand: Come come, pie'... Ah, sarà inglese, no? Una parola inglese...
Regine: Sì, inglese...
Engstrand: Ah, devo dire che qui, per studiare, hai studiato. Sì, sì, ti sei fatta una bella istruzione e vedrai, mia piccola Reginetta, come ti sarà utile, anzi, se permetti, come ci sarà utile. Sei stata giudiziosa...
Regine (dopo una breve pausa): Ma si può sapere cosa vuoi da me?
Engstrand: E me lo domandi? Che cosa può volere e sperare un padre, un povero vedovo solo e abbandonato, dalla sua unica figlia?
Regine: Ti prego, lascia stare queste scemenze e dimmi perché dovrei venire con te in città.
L'idea di Engstrand
Engstrand: Ecco, vedi, mi è venuta un'idea, così, un progetto, una strada nuova che vorrei tentare.
Regine (sbuffando con disprezzo): Ah le conosco, queste tue strade nuove che vanno sempre storte...
Engstrand: Ma questa è la volta buona, Regine, vedrai! Che mi venga un colpo se non...
Regine (pestando con impazienza il piede per terra): Ma vuoi piantarla di tirar giù sacramenti?
Engstrand: Giusto, bambina, giustissimo, scusa! Ma cosa volevo dirti...? Ah sì: con questo lavoro al nuovo asilo mi sono messo da parte una bella sommetta, eh già...
Regine: Tanto piacere. E allora?
Engstrand: E ti pare che qui in paese potrei far fruttare come si conviene questi due soldini? Un po' difficiletto, vero?
Regine: Beh, e dunque?
Engstrand: E dunque mi è venuta l'idea di investirli in un affaruccio che mi renda qualche cosa. E ho pensato di mettere su un'osteria, una specie di locale per la gente di mare.
Regine: Boh!
Engstrand: Ah ma un locale extra fine, cosa credi, non una di quelle bettole da marinai. Perdìo, sarà un ritrovo frequentato da comandanti, ufficiali di coperta o di macchina, piloti, insomma clienti di prim'ordine.
Regine: E io, secondo te, dovrei...
Engstrand: Dovresti darmi una mano, sissignore. Così, solo pro forma, tanto per dare un po' di fumo negli occhi, capisci? Figurati se voglio farti sgobbare. Giusto un pochino, per la gente. Insomma, farai i tuoi comodi, e, per i soldi, non hai che da dirmi quanto vuoi e io...
Regine: Ah benissimo, benissimo!
Engstrand: Ma Regine, devo proprio spiegarti che in una casa, e ancora di più in una locanda come l'intendo io, ci vuole almeno una donna? Mi pare ovvio. Per il tono, per l'atmosfera e... e per tutto. Non so, alla sera ci dev'essere un po' di allegria, magari qualche coro, così in compagnia, o qualche giro di ballo, dico quattro salti alla buona o roba del genere. Qualche volta si può aver anche voglia di fare un po' di baccano, no? Sai, non dimenticare che saranno quasi tutti marinai, dico ufficiali o comandanti, gente che arriva dopo aver navigato per mesi e mesi in tutto il mondo, stanchi pellegrini erranti sul mare della vita... Allora dunque Regine, spero che non farai la stupida e che non ti darai la zappa sui piedi. Ma dimmi, credi che qui potresti combinare qualcosa? Sì, va bene, la signora Alving si è occupata di te, ti ha aiutato, ti ha anche fatto studiare e poi? Cosa ti servirà tutto questo, me lo sai dire? Ah se ti deve servire per badare a quei mocciosi del nuovo asilo, come ho sentito, complimenti. Ma ti pare sia un lavoro per te? Hai davvero una tale smania di sfacchinare e di sputar l'anima per quella marmaglia di ragazzi di strada, sporchi e maleducati e...
Regine: Beh, se dovessi proprio dire quel che desidero, certo che non... ma verrà il giorno, vedrai, verrà il giorno che... sì, deve venire. Lo sento, ne sono sicura.
Engstrand: Il giorno di che cosa?
Regine: Lascia stare, non sono affari tuoi. Quant'è, scusa, che hai messo da parte?
Engstrand: In tutto circa sette-ottocento corone.
Regine: Però.
Engstrand: Sì, sì, come inizio non c'è male, bambina mia.
Regine: E naturalmente, di queste corone, non pensi certo di darmene neanche una...
Engstrand: A dire il vero, bambina mia, non ci ho pensato... no, non ci penso proprio...
Regine: Nemmeno qualcosa tanto per farmi un vestito, giusto uno straccetto da mettermi addosso...
Engstrand: Basta che tu venga in città, con me, e di vestiti ne avrai quanti ne vuoi...
Regine: Boh! Se proprio ne avessi tanta voglia, me li farei da sola, caro mio. Ah non aver paura, se è per questo so arrangiarmi e non ho bisogno di nessuno.
Engstrand: Non dire così, Regine! Quando c'è la mano di un padre, la salda mano di un padre pronta a guidare, ad aiutare, è tutto più facile, credimi... Per esempio adesso potrei sistemarmi in una bella casetta, lì nella stradina del porto: una buona occasione non occorre neanche pagare subito tutto in contanti, basta un piccolo anticipo. Sarebbe proprio l'ideale per metter su quella casa del marinaio che ti dicevo.
Regine: Ma io non voglio stare con te, quante volte te lo devo ripetere? No, non voglio venire, non voglio saperne di te! Fa' quel che vuoi, ma lasciami in pace!
Engstrand: Non aver paura, non resteresti poi tanto con me, bambina mia, te lo dico io... purtroppo, purtroppo! Dipende da te... basta saper stare al mondo, comportarsi come si deve, e una bella ragazza come te ah sì, perché ti sei fatta proprio carina, specialmente in quest'ultimo anno...
Regine: Beh?
Engstrand: Non passerebbe molto tempo, e vedrai che un pilota, o magari addirittura un comandante...
Regine: Ah! E allora sappi che un tizio del genere non lo sposerei di sicuro, se è a questo che pensi. La gente di mare non sa vivere come si deve, non ha stile, non sa cosa sia il savoir vivre...
Engstrand: Che cosa non sa?
Regine: Li conosco, i marinai, li conosco. Non è certo fra quella gente lì che mi metterei a cercare un marito, te l'assicuro.
Engstrand: Non occorre trovare proprio un marito, Regine... Ci sono anche altri casi, altre possibilità, magari qualche volta anche più convenienti... (in tono confidenziale) Per esempio quell'inglese, sì quello con quel bello yacht di lusso, so che una volta ha sborsato trecento talleri per una ragazza che conosciamo e che, non faccio per dire, non era certo più bella di te...
Regine (avvicinandoglisi minacciosa): Come? Fuori, subito! Fila!
Engstrand (indietreggiando): Non penserai mica, spero, di alzare le mani su tuo padre...
Regine: Sì, se osi ancora parlare così della mamma, le alzo, eccome, vedrai! Fuori, hai capito? (lo spinge verso la porta che dà sul giardino) Esci, se non vuoi che... e non sbattere la porta, intesi? Il figlio della signora...
Engstrand: Sta dormendo, lo so. È strano che ti preoccupi tanto del signorino Alving. (a voce più bassa) Perbacco! Non sarà magari lui che...
Regine: Fuori, e subito, ho detto! Muoviti! Ma guarda un po' che... Ma no, non di là, non vedi che sta venendo proprio il pastore Manders? Su, scendi da quell'altra parte, per la scala della cucina, svelto!
Engstrand (avviandosi verso destra): Vado vado, calma. Piuttosto, già che ci sei, chiedi un po' al pastore qual'è il dovere di una figlia verso suo padre, e vediamo cosa ti dice, eh? Eh sì cara, perché, ti piaccia o no, sono tuo padre, già. Se non mi credi, puoi consultare i registri parrocchiali... (esce dalla seconda porta, che Regine ha aperto e chiude subito alle sue spalle. Regine si dà in fretta un occhiata nello specchio, si fa vento col fazzoletto e si aggiusta il colletto, poi comincia a darsi da fare per mettere a posto dei fiori)
Il pastore Manders arriva
(Entra nella serra, attraverso la porta del giardino, il pastore Manders, in soprabito e con l'ombrello in mano; porta in spalla, legata con una cinghia, una piccola valigia)
Pastore Manders: Signorina, buongiorno.
Regine (voltandosi, con un tono di sorpresa e di piacere): Oh, signor pastore! Buongiorno a voi! Ma come, il vapore è già arrivato?
Pastore Manders: Proprio adesso, cara. (fa qualche passo avanti nella camera) Che pioggia! E non accenna a smettere. Certo che non se ne può più, dopo tanti giorni.
Regine (seguendolo): Ah sì, d'altra parte per la campagna è una vera benedizione, signor pastore, e i contadini...
Pastore Manders: Ah certo, mia cara, avete ragione. Eh, non si pensa mai a tutto. Per esempio a noi, vivendo in città, non viene in mente che questa noiosa pioggia può anche... (fa per togliersi il soprabito)
Regine: Permettete, signor pastore? Così, ecco. Ma è tutto bagnato! Date qua, lo appendo subito in anticamera. E anche l'ombrello, sì, così lo metto di là, bene aperto, che si asciughi. (esce dalla seconda porta di destra, col soprabito e l'ombrello del pastore. Manders mette giù la valigia e la sistema, insieme al cappello, su una sedia. Intanto rientra Regine)
Pastore Manders: Ah è proprio un piacere trovarsi qui al caldo e all'asciutto... E ditemi, figliola, qui alla fattoria tutti bene, vero?
Regine: Oh sì, signor pastore, tutti bene, grazie.
Pastore Manders: Ma avrete il vostro bel daffare per la festa di domani, no?
Regine: Per questo sì, signor pastore, lavoro non ci manca, e anche parecchio, com'è nostro dovere...
Pastore Manders: E la signora Alving? Dico, è in casa?
Regine: Certo che è in casa. È di sopra, a preparare la cioccolata per suo figlio.
Pastore Manders: A proposito. Mi pareva giusto di aver sentito, all'imbarcadero, che Osvald era tornato.
Regine: Come no, è tornato già l'altro ieri. E pensi, signor pastore, che noi lo...
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