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Il libro antico

La produzione

Il passaggio dal manoscritto alla stampa è uno degli elementi più importanti della storia europea. L'epoca nella quale viviamo è anch'essa di transizione; accanto alla stampa vi sono altre forme di registrazione. La storia della stampa non può scindere dalla storia della lettura. La stampa non portò nessuna novità nell'aspetto esteriore del libro, se si pensa che dopo il suo avvento per molti decenni venne decorato a mano.

Lotte Hellinga, grande studiosa, non separa la produzione manoscritta e la produzione stampata, sottolineando che l'unica differenza è il prezzo. A Roma è stato calcolato che il rapporto tra codice usato e incunabolo variava nel prezzo (manoscritto 10 volte superiore al libro stampato). Ezio Ornato ha analizzato le condizioni di produzione e diffusione del libro alla fine del medioevo: un prezzo troppo elevato, debole produttività, crescita delle esigenze di mercato e moltiplicazione di centri di insegnamento, come le università.

Commissionare la produzione di un libro costava più dell'acquisto di un volume già esistente. Gutenberg e i suoi successori si erano prefissati lo scopo di eliminare la contraddizione tra bassa produttività della scrittura manuale e la crescita dei bisogni culturali. Il risultato della sua invenzione fu quello di creare un sistema di produzione basato su caratteri mobili di metallo, carta, torchi, manodopera qualificata e locale molto ampio.

Martin Lowry ha ricostruito i rapporti tra i primi stampatori attivi a Venezia, come Nicolas Jonson, e le famiglie Priuli e Agostini, noti banchieri, che investivano cospicue somme di denaro nell'editoria. Il libro non è solo un investimento ma anche un veicolo di propaganda e di relazioni sociali e politiche. Jonson si assicurò l'appoggio di potenti famiglie e del papato. Grazie a questi appoggi, riuscì a superare l'ostacolo della peste del 1478-79, che decimò la popolazione con il conseguente calo del mercato. Jonson accettò la fusione con uno dei principali concorrenti; la società era formata da Giovanni Colonia e Manthen di Garresheim. Questo grande stampatore francese anticipò i grandi passaggi dell'attività tipografico-editoriale.

Secondo Ornato, gli stampatori devono svecchiarsi rendendo più appetibile il loro prodotto. Si avvia una diversa geografia del libro, dove gli aspetti prevalenti sono la vicinanza alla materia prima (mulini da carta). I centri di maggior produzione sono Venezia e Lione. Compare la politica editoriale, grande strumento di propaganda; al riguardo non si può non citare il cardinale Bessarione, molto vicino agli stampatori Sweynheim e Parratz.

Non cambia il modo di leggere

Hellinga analizza due fonti:

  • Miniatura di un codice del XIV secolo della British Library
  • Incunabolo fiorentino del 1490 recante una xilografia

Il primo mostra un magister che legge agli allievi che pendono dalle sue labbra; il secondo mostra gli allievi distratti che seguono il magister attraverso una copia del libro. Particolarmente significativo è la decorazione stampa/manoscritto, per molti decenni identica anche nelle abbreviazioni; successivamente, dagli anni '90 del Quattrocento, si avrà un nuovo sistema di decorazione in serie: quello dell'incisione. Non bisogna dimenticare che il libro nasce religioso.

Per quanto riguarda i materiali utilizzati, due sono le fonti che descrivono gli oggetti usati: "Illusioni perdute" di Balzac e "Una stamperia di provincia". Gli strumenti utilizzati sono: la carta e in rare eccezioni stoffe e pergamene. Non è un caso che le stamperie nascono nelle zone più vicine alle materie prime. La carta venne importata dal vecchio continente arabo, ma è alla Cina che si deve la sua invenzione. La diffusione in Europa è legata a vari fattori: modificazione del vestiario (biancheria in lino), crescita delle città, presenza di corsi d'acqua. L'invenzione è legata al nome di T'sai Lun nel I secolo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

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