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Lezione I – 10/11/2014

Domande fondamentali sul montaggio

Tre sono le domande fondamentali riguardanti il montaggio da cui bisogna partire: Perché, cosa e come montiamo?

Montiamo perché attraverso questo strumento otteniamo ritmo, cronologia, scansione temporale. Ci muoveremo allo stesso modo logico in cui lavora la mente, per dare senso si compongono vari elementi, le parti si collegano in modo arbitrario (a volte forzato) secondo scelte soggettive guidate dalla comprensibilità. Montiamo anche per scegliere cosa includere e cosa escludere dal lavoro finito. La censura è la necessità storica principale per cui qualcosa viene escluso da un film e il secondo è il taglio fisico dell'inquadratura, che divide ciò che è filmato da ciò che non entra nei suoi bordi. Ogni regista deve già scegliere come e cosa montare, facendoci credere a cose che non stanno realmente nel modo in cui ci appaiono.

Esempi di montaggio

In Nanuk l'eschimese il regista fa riaccadere situazioni successe realmente ma non riprese, questo è un tipo di cinema che cerca di raccontare il mondo. Il protagonista lo si riconosce spesso in campi lunghi dove domina la neve, mentre nei campi stretti viene enfatizzata la fatica. La musica ha la funzione di dirigere e dare una particolare impronta per la lettura del film.

In Que viva Mexico! sono presenti chiaramente un dentro e un fuori le riprese (interno all'arena ed esterno). Prima viene tutto ripreso dal vero e successivamente il regista decide come montare (si hanno in prevalenza raccordi di movimento). L'occhio percepisce proprio la continuità fittizia raggiunta grazie al montaggio.

Lezione II – 12/11/2014

Che cosa si monta?

Il montaggio è la parte più delicata del film, perché è il momento in cui bisogna applicare la scelta. Il regista spesso condivide la creazione del montaggio e della sceneggiatura (questo per quanto riguarda il cinema d'autore). Nel documentario spesso si arriva al trattamento, particolarmente dettagliato nel cinema anglosassone. Nel cinema il trattamento è uno dei passaggi intermedi tra il soggetto e la sceneggiatura e consiste nell'approfondire e ampliare in una forma narrativa simile al racconto il soggetto iniziale; è il materiale che lavorato poi dagli sceneggiatori diventerà la sceneggiatura finale. Include le scene nell'ordine in cui accadono, come anche il tono, lo stile e le descrizioni di personaggi e luoghi. La presenza dei dialoghi non è d'obbligo ma in tante occasioni, come accade nella letteratura, servono a comprendere meglio una situazione o personaggio.

Il "che cosa si monta" è un insieme di materiale grezzo che viene da un pensiero ordinato ma che proviene da una realtà disordinata. Tra montatore e regista vi è un rapporto simbiotico. Tecnicamente montiamo inquadrature (nell’insieme montiamo anche le sequenze). Le inquadrature hanno diverse file di definizioni, a seconda che si tratti di riprese umane o di paesaggio.

Regole del montaggio

  • Continuità: le inquadrature sono collegate tramite raccordi di sguardo, di movimento, eccetera. Attraverso queste inquadrature riusciamo a costruire uno stato d'animo, un'emozione, cioè facciamo percepire ciò che non si può vedere, ciò che è fuori. Se non si rispettano i raccordi è necessario sapere quanto deve durare l'inquadratura;
  • Coerenza: se inquadro un uomo che apre una porta con la mano destra, nell’inquadratura successiva devo far sì che la mano sia sempre la stessa. Errore molto comune;

Nel film Psycho di Alfred Hitchcock, durante la sequenza della scena della doccia, il regista crea tensione facendo vedere i dettagli e non il tutto. I momenti sono più di uno. La sequenza manca di durata e di musica. L'assassino guarda la donna prima dal buco della serratura (uno sguardo limitato). La bocca che urla è data tramite restringimento, va al dettaglio per aumentare tensione.

Tipi di montaggio

Montare sequenze, o blocchi d'azione, è invece ben diverso rispetto al montare inquadrature. Esistono diverse definizioni:

  • Montaggio narrativo: se l'insieme delle sequenze tende a seguire prevalentemente il percorso della storia;
  • Montaggio discorsivo: vuole sostenere un discorso, non un racconto;
  • Montaggio collage: cerca un impatto, un effetto, le Interpretazioni sono più aperte (come nei film di Vertov).

Ejzenštejn e Vertov usano un meccanismo di formazione dell'idea molto simile. In Ottobre Ejzenštejn è condizionato dall'ideologia politica. Quando si vedono tutti gli orologi del mondo vuole intendere che la rivoluzione accadrà ovunque. Verso la fine si stringono i tempi per trattenere la tensione e farla aumentare. Ottobre ha una musica costruita per il film.

Il lavoro di Vertov è invece un documentario, ma nello stesso tempo appare la finzione. Matrimonio, divorzio, morte e nascita si susseguono, poi iniziano ad alternarsi. Si sovrappongono i piani narrativi, cosa che prima non accadeva. Questo crea uno sfasamento narrativo, l’andamento lineare si spezza. Ascensori, tram, metropoli: sembra che il bambino appena nato debba entrare subito in questo mondo. Può essere un elemento di critica. In Ejzenstejn invece simili immagini vogliono rappresentare il progresso.

Insistenza nel montaggio di dettagli, che simboleggiano il potere. Entrambi i registi capiscono che il dettaglio dice di più del totale, esso rende universale ciò che si vuole comunicare. I primi piani e gli sguardi sono da usare diversamente e con più attenzione.

Lezione IV – 17/11/2014

Discussione su alcuni film

  • Apocalisse nel deserto di Herzog (1992): vista scena iniziale;
  • Il sale della terra di Wim Wenders (2014): racconta la vita e l'arte di Sebastião Salgado, il fotografo più popolare del mondo. Wenders prima di tutto è un fotografo. Altri film di Wenders: Il cielo sopra Berlino.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BrixenBraxen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e Tecnica del Montaggio Cinematografico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Rossi Alessandro.
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