Estratto del documento

Argomenti

  • Analisi critica delle fonti
  • Il restauro per analogia, scopi e principi
  • L’architettura “libro di pietra”
  • Restauro analogico: rapporto con la storiografia
  • La storia come didattica, la funzione dell’arte, del restauro
  • Restauro analogico: i fondamenti estetici
  • Restauro analogico e storia patria
  • I principi di tutela nell’editto per l’istruzione dei conservatori nell’Impero Austriaco
  • Storia nazionale, storie locali: problemi per la tutela
  • La tesi di Camillo Boito per il restauro architettonico
  • La teoria dei valori in Riegl
  • Il rapporto tra tutela, storia e storia dell’arte in Riegl
  • Critica al restauro in Riegl
  • Rapporto tra la tesi di Riegl e l’analisi critica delle fonti
  • Arte e architettura in VLD
  • Il valore del gotico in VLD
  • Le teorie del restauro in VLD
  • Ruskin: tesi sull’arte
  • Ruskin: tesi economiche e sociali, rapporto con il concetto dell’arte
  • Ruskin: tesi economiche e sociali, rapporto con il concetto di restauro
  • Architettura e natura in Ruskin
  • La diffusione del pensiero ruskiano in Italia
  • Tutela ed identità locali
  • Il restauro filologico: da Boito a Giovannoni
  • La Carta di Atene, la Carta di Venezia
  • Il diradamento edilizio: tesi, applicazioni, limiti
  • La questione del restauro nel pensiero di Giuseppe Bottai
  • Restauro e politica: la legislazione di tutela nello stato liberale, intenzioni di tutela nello stato fascista
  • I danni bellici e la crisi della carta del restauro
  • Modalità della ricostruzione
  • Il dibattito antico-nuovo
  • Il restauro tipologico, urbano ed edilizio
  • Quali analisi per il progetto formale del centro antico e per un progetto di uso economico
  • La carta di Gubbio, i primi casi di pianificazione autonoma del centro storico
  • La critica del paesaggio come realtà storica ed artistica
  • La storiografia della scuola degli “Annales”
  • Relativismo storico e restauro
  • La relatività del valore estetico
  • Significato economico del bene culturale
  • Conservazione e “valori”
  • L’analisi del dato per il progetto di conservazione
  • Finalità del progetto di conservazione

Definizioni

Parole come illuminismo, barocco, romanticismo possono anche identificare un modo di pensiero:

  • Mies tendenze classiciste
  • Wright tendenze romantiche
  • Le Corbusier tendenze espressionismo della seconda fase

Filosofia: ci sono filosofie che hanno intenzione di capire cosa sia il reale nella sua realtà. La maggior parte della filosofia contemporanea ha come obiettivo il riflettere sulle condizioni dell’uomo nel mondo, osservano il rapporto fra uomo e ciò che gli appare intorno (filosofie fenomenologiche).

Filosofia idealista: filosofia che ha avuto molta importanza nella storia del restauro. Nega che il reale sia costituito da ciò che è sensibile.

Razionalismo: atteggiamento storico che fa parte dell’idealismo. La ragionevolezza è ciò che deve guidare l’uomo nelle sue azioni.

Analogia: pensiero che si basa sugli stessi principi, ma su due cose diverse. Es. logica che si avvale del tempo è la stessa che viene usata nell’analogia.

Movimento moderno in architettura: fenomeno europeo che nasce nei Paesi Bassi e nella Germania degli anni '30. È caratterizzato dall’abbandono degli stili storici, dalla riscoperta del significato sociale, mezzi nuovi e concezione diversa dello spazio, da un’architettura che deve essere funzionale.

Restauro: il significato lessicale che corrisponde alla concezione ottocentesca del termine è il ritornare ad una situazione perduta che si riteneva migliore. Ora è superata.

Cultura: folclore, conoscenza della popolazione, capacità dell’uomo di mettersi in relazione con il suo intero. Cultura individuale.

Rinascimento: con nuove scoperte matematiche, tra cui la prospettiva, si pensa di aver trovato unità tra conoscenza. Architettura del passato.

Barocco: superamento di questa concezione: spazialità, prospettiva, spazi più complessi con geometrie nuove.

Rococò: (destò scandalo assoluto) architettura di classe borghese che non ha più bisogno di grande rappresentatività. In architettura: concetti di proprietà e funzionalità.

Illuminismo: pone le basi scientifiche per la nuova scienza, vede la storia con un rigore scientifico.

Romanticismo: fra la fine del '700 e l’inizio dell'800 la cultura europea è antilluminista (razionalità): il romanticismo rappresenta la riscoperta del valore del sentimento-intuizione, scoperta del valore dell’arte preclassica e medioevo, scoperta valori trascendente-natura, bellezza e sublime. Determina processi di sviluppo in cui ciascun uomo e nazioni definisce sé stesso e la sua cultura uomini tutti uguali in quanto diritti naturali, ma diversi in quanto storia e cultura. L’architettura viene giudicata in base ai sentimenti che suscita nel luogo. Giudica chiese romantiche e paleocristiane calde: suscita nell’uomo spiritualità. Pone l’architettura su un piano esistenziale: giudizio critico in base all’effetto che suscita nell’uomo, sentimento non in base alla ragione. Rivalutazione dell’architettura medioevale. Inventa anche la categoria di mattoni a vista.

Positivismo: da avvio anche ad un processo di diversificazione progressiva, idea di progresso che si sposa con l’idea del positivismo. Progresso continuo.

Solo nell’800 si diffonde la lettura della terra come mutamento, fenomeni in divenire. Si studia la storia della terra e poi dell’evoluzione degli esseri viventi. Darwin: questa idea non solo per la terra ma per l’uomo in generale. Mondo iniziale non diversificato fa evolvere le specie viventi fino ad arrivare all’uomo. Questo processo di evoluzione/miglioramento/progresso è anche di natura filosofica. Concezione storica prevalente dell’800 è una visione provvidenziale della storia (storia che si evolve illimitatamente in maniera provvidenziale). Progresso: si manifesta nell’uomo con sviluppo totale della sua realtà individuale. L’architettura subisce quindi progresso, sentimento, storia caratterizzante. Si apre una prospettiva storica anche per il restauro.

Nel periodo settecentesco, l’Illuminismo vede l’uomo cercare di definire delle regole per l’arte, definire le regole, i principi costitutivi: nascono i trattati razionalisti filosofici. Nell’800 si perde la fiducia nella possibilità di definire l’arte.

Pietro Selvatico

Pietro Selvatico: restauratore, professore di arte e architettura all’Accademia di Venezia. Fu il primo in Italia che introdusse nei suoi scritti l’architettura medioevale. Fu infatti il primo a fare considerazioni su un’architettura che non fosse classica: fa un riesame storico di tutte le manifestazioni architettoniche del passato.

1830: Cattaneo fonda la rivista del Politecnico (da cui poi fondata scuola Polimi) che è dedicata al progresso delle macchine e della ferrovia. Non era interessata ai progressi scientifici ma quando essi diventano progressi dell’uomo. Il progresso tecnico-scientifico in automatico porterà al progresso delle arti.

1864: Selvatico scrive la “Storia delle arti del disegno” (pittura, scultura, architettura). Questo libro viene recensito sul “giornale dell’ingegnere, architetto e agronomo” dal letterato Giuseppe Rovani. L’estetica è una scienza moderna. Cita gli idealisti tedeschi (Hegel, Schelling, Schopenhauer) che ci fanno capire che la concezione del bello cambia nel tempo: arte e bello mutano. L’arte è qualcosa che riflette le condizioni politiche, sociali, economiche, culturali di un’epoca (non è autonoma, ma subordinata a tutti gli aspetti di un’epoca). Non può essere valutata in base a delle regole, ma in base al tempo storico. L’artista per essere consapevole deve conoscere la storia di tutti i tempi e paesi. Un’analogia con condizioni sociali, politiche, economiche, l’architettura può valersi di quelle stesse forme.

La storia dell’arte diventa la storia degli stili che caratterizzano le epoche e la società. Se l’arte dipende dalla storia, in analogia di circostanze storiche, l’artista potrà operare in analogia di forme. Architettura per analogia di circostanze può avvalersi delle forme che hanno significato qualcosa nel passato. L’800 è caratterizzato dall’architettura eclettica, prende gli stili del passato: un’architettura che più evidenzia il sentimento architettura neoromantiche/gotiche.

Monumento = fonte e documento della storia. Per capire la storia bisogna conservare i monumenti. Libro di pietra: Guizzot: un edificio è uno strumento di conoscenza della storia, equiparabile ad un documento scritto. Istituisce un ente per il restauro degli edifici. Guizzot fonda il primo organismo di stato di tutela e restauro dei monumenti.

Restauro

In questo periodo sono presenti due linee di tendenza principali:

  • Quella che tende a preferire la distinguibilità dell'intervento integrativo rispetto alla parte preesistente, integrando le lacune in maniera riconoscibile attraverso la distinzione del materiale o la semplificazione delle forme: restauro archeologico.
  • Quella secondo cui il restauratore deve immedesimarsi nel progettista originario e integrarne l'opera nelle parti mancanti, perché mai realizzate, successivamente distrutte o degradate, alterate da nuovi interventi: secondo Viollet-le-Duc «restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di completezza che può non essere mai esistito in un dato tempo»: restauro stilistico.

Restauro archeologico

Il restauro dei monumenti in età neoclassica è detto archeologico perché:

  • Applicato alle opere archeologiche dell’antichità, in particolare quelle della Roma antica
  • Per il rigore degli interventi, i cui metodi saranno poi usati dalla moderna archeologia

Il carattere distintivo consiste nell’assicurare le reintegrazioni necessarie per garantire l’unitarietà e la leggibilità dell’immagine, ma ponendo attenzione all’autenticità, per cui nuovo e antico si devono poter riconoscere a vista. Distinguibilità. L’antico viene conservato e le forme primitive vengono restituite in modo solo indicativo. Rifiuta quasi sempre la replica del dettaglio, giudicata inutile. Precisa documentazione sul prima, durante, dopo. Interventi solo statici se non è più in uso. Per edifici in uso si deve tener conto delle caratteristiche dell’edificio (es. rinascimentale: geometria; medioevale pittoresco. Quindi se è medioevale possono rimanere le superfetazioni: vanno valutate).

I lavori più importanti a Roma sono:

Colosseo o anfiteatro Flavio

Costruzione a partire dal 70 d.C. su richiesta di Vespasiano: emicicli concentrici con 3 ordini di arcate, il cui ultimo livello termina con una trabeazione. Nel Duecento-Trecento, a causa di terremoti, ci furono dei crolli; venne utilizzato in vari modi, come deposito di letame (composizione chimica che ha accelerato il degrado) e come cava di materiale. Poi venne abbandonato; divenne una struttura di appoggio di casupole sia all’interno che all’esterno; nel 1744 l’editto del Papa ne vietò la profanazione; nel 1806 Pio VII nomina una commissione per consolidare le arcate a rischio di crollo, composta da Stern, Palazzi e Camporese. C’è la consapevolezza che è necessario intervenire, dopo aver conosciuto lo stato di fatto.

Nel dipinto di Piranesi del 1757 si nota lo stato di rudere del Colosseo: in sommità, a causa del ristagno d’acqua, è presente della vegetazione, le cui radici hanno provocato stress meccanici causando il distacco del materiale. Questo si sarebbe evitato semplicemente impermeabilizzando l’edificio.

Il Colosseo è soggetto a 2 interventi diversi tra loro:

  1. Sotto Pio VII, Stern interviene sullo sperone orientale (1806-1807): L’intervento esprime il totale rispetto del monumento mediante la difesa del materiale e dei segni del tempo, tutto tramite un maturo distacco critico. Stern ha cercato di congelare il progressivo crollo, murando/tamponando semplicemente le arcate dissestate, e mantenendo nella posizione acquisita i conci smossi. Lo sperone in mattoni è un elemento triangolare che, dal punto di vista statico, bilancia la forza di dissesto, limitando i rischi di crollo. Rispetta la storia dell’edificio, i segni del tempo, poiché permette di leggere lo stato di rovina, ponendo attenzione alla distinguibilità dell’intervento. Tra le numerose proposte di intervento vi è quella di Schiavoni, che suggeriva una demolizione in linea obliqua della parte pericolante, recuperando poi il materiale rimosso. La tesi contraria alla demolizione e favorevole alla costruzione dello sperone è, invece, sostenuta da Stern, Palazzi e Camporese e affidata solamente a Stern. Nel 1813 Gisors, visitando il Colosseo, afferma che l’intervento di Stern, pur valido dal punto di vista statico, non ha soddisfatto le esigenze estetiche/formali: gli speroni sono un sistema privo di attenzioni formali e in contrasto con l’esistente. Al contrario, bisognerebbe preferire una integrazione tale da restituire l’aspetto d’insieme, senza però riportare il monumento all’immagine primitiva.
  2. Sotto Leone XII, Valadier interviene sullo sperone occidentale (1823-1826): L’intervento di Valadier consiste in uno sperone in mattoni (materiale diverso dall’originale che era in travertino), tinteggiato con polvere di travertino. Risulta meno riconoscibile. Oggi si distingue dall’antico per il diverso colore, avendo perso il tinteggio. Partendo da esigenze statiche, lo scopo di Valadier consiste nel rispettare il valore estetico del monumento e la sua uniformità richiesta da Gisors (anche cromatica), ricostruendo in parte le antiche forme. Vengono fatti anche interventi di cerchiatura in ferro per contenere la struttura (ad es. attorno alle colonne). Le premesse di Stern e Valadier sono le stesse, ma i risultati sono diversi.

Arco di Tito

L’arco, costruito in mattoni e ricoperto in marmo, è un simbolo della Roma antica, che si trasforma nel tempo: all’arco vengono addossate alcune costruzioni con lo scopo di consolidare le rovine, ma senza preoccuparsi di fare un intervento puntuale sui resti. Nelle rappresentazioni, nel fronte ovest il marmo è presente solo nell’incisione, mentre nel fronte est (il più importante) mancano le due colonne ai lati, i cui conci sono a terra.

Intervento di Valadier (1818-1824): Valadier, subentrato a Stern a cantiere già iniziato, descrive accuratamente lo stato conservativo dell’arco e la sua forma originale, ricostruita tramite lo studio delle rovine e il confronto con monumenti simili. Nel 1800 l’arco viene liberato dal contesto, viene isolato (il concetto di liberazione è durato a lungo in Italia). Per un problema di connessione dei conci, Valadier adotta il metodo dell’anastilosi (tema caro al neoclassicismo), iniziato da Stern: contrassegna e numera tutti i pezzi che prevede di smontare, per facilitare la corretta ricomposizione dei blocchi con parziali e sicure reintegrazioni. Per le reintegrazioni utilizza pezzi di travertino, già preparati da Stern: un materiale diverso, ma cromaticamente simile al marmo. Viene trattato però in forme semplificate e non nel dettaglio (ad es. al posto delle colonne scanalate vengono poste moderne colonne lisce con basi e capitelli molto sintetizzati), al fine di rendere riconoscibili le aggiunte. Riconoscibilità. Vengono però eliminati i pezzi che originariamente non c’erano per ricreare l’unitarietà della forma del monumento. Inoltre, i conci soggetti ad anastilosi hanno mantenuto il segno del tempo.

Per Gisors, nell’Arco di Tito ci si è limitati a consolidare le rovine senza preoccuparsi dello scopo, ovvero della trasmissione al futuro. Si sarebbe dovuto prima di tutto puntellare e centinare tutte le parti e, solo dove il rischio di crollo era alto, procedere per anastilosi (puntuale), smontando e rimontando le parti di pietra sconnesse nella loro posizione naturale, e ricostruendo le masse delle parti mancanti. Rendendo così al monumento la forma e le primitive proporzioni (cosa che Valadier farà), senza però ricostruire l’immagine. Ridare un’unità.

Stendhal si pone contro questo restauro, accusando Valadier di voler ricostruire l’arco creandone una copia. Avrebbe dovuto rafforzarlo con armature di ferro e con mattoni (con materiale diverso), rendendo l’intervento assolutamente riconoscibile.

Quetremere De Quincy, invece, considera l’arco un modello di buon restauro perché è stato sia liberato da tutto ciò che ne riempiva l’insieme che restaurato nelle parti mutilate, senza soffermarsi sui dettagli (semplificazioni), in modo tale che l’osservatore possa distinguere l’opera antica e quella di completamento. Riconoscibilità.

Il monumento è inteso come una perfetta e compiuta unità formale, che va protetta, liberandola da aggiunte improprie e arbitrarie. Il restauro è diventato un atto critico e non più creativo con lo scopo di conservare e tramandare le testimonianze.

Restauro stilistico o analogico

L’architetto che si trova di fronte ad un edificio-documento, magari con interventi di varie epoche, può cercare di...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vittorialachi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e storia del restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Bellini Amedeo.
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