Il restauro come atto di cultura
Il restauro è una disciplina che mette al centro l’oggetto architettonico e si basa sui concetti di storia e memoria, concetti legati al succedersi delle cose nel trascorrere del tempo. Si tratta quindi di concetti che caratterizzano la cultura della società. Per questo motivo, il restauro è considerato un atto di cultura. Si viene a stabilire una relazione tra la cultura del tempo in cui è stato realizzato il manufatto e la cultura del tempo del restauratore.
Il concetto di monumento, inteso come un documento del passato, deriva da una consapevolezza ovvero che il presente è diverso dal passato, ma che dal passato può attingere. Questa consapevolezza si raggiunge nell’Ottocento.
Mutamenti storici e la nascita dell'Illuminismo
Nell’Ottocento ci furono dei mutamenti storici e politici estremamente significativi che portarono a una serie di conseguenze nel campo della cultura europea, soprattutto partendo dalla Francia, per poi svilupparsi anche nel campo dell'architettura. Questi mutamenti furono di carattere politico e filosofico. L'evento che si può far corrispondere a questo mutamento è la Rivoluzione francese del 1789.
Si assiste a un ribaltamento dei governi assoluti che avevano dominato finora la Francia e alla costituzione della Repubblica francese. Questo passaggio fa fiorire tutta una serie di pensieri che si erano sviluppati nei decenni precedenti, soprattutto sul piano filosofico. Si assiste alla nascita dell’Illuminismo, corrente filosofica che mette al centro della conoscenza la ragione, mettendo in rilievo il valore dell’uomo come essere pensante.
Le conseguenze dell’Illuminismo si ripercuotono a livello sociale ed economico, in quanto la ragione è un fatto comune a tutti e azzera le differenze di classi (la classe contadina, la nascente classe borghese e la famiglia sovrana). Mettere la ragione al primo piano significa rileggere la storia attraverso il filtro della ragione, per verificare se tutto ciò che era stato scritto era veritiero o meno.
Verifica dell'autenticità dei documenti
Per ricostruire la storia è quindi necessario che i documenti utilizzati siano autentici. Vengono effettuate una serie di verifiche che sono delle analisi, come ad esempio l’analisi del supporto, il tipo di inchiostro e il modo in cui sono stati redatti i testi; in questo modo è possibile capire se i documenti appartengono davvero a un’epoca.
Si assiste alla nascita della disciplina diplomatica, che consiste nello studio dei documenti. Ad assumere il valore di documento sono anche i monumenti. Prima dell’Ottocento, infatti, non c’era la consapevolezza del valore documentario dei monumenti.
Esempi di restauri significativi
Cattedrale di Siracusa
Edificio barocco che rielabora un vecchio tempio di Nerva del 7o secolo. In questo caso è già un'architettura che non assoda alla funzione necessaria. Gli elementi murari presenti vengono sfruttati, si tamponano gli intercolunni per costruire delle pareti continue di una chiesa a tre navate senza preoccuparsi che si vedano pezzi e modanature del vecchio tempio. Nessuno si pone il problema che il progetto sta stravolgendo la leggibilità di un tempio del 7o secolo. È un esempio significativo dell'assenza di una consapevolezza di stacco tra presente e passato, ignorando qualsiasi forma di sintonia. Il restauro in questo caso non è altro che l’adattamento di questa fabbrica alla celebrazione del rito cattolico.
Chiesa di San Francesco
Intervento quattrocentesco di Leon Battista Alberti che interviene su una preesistenza. La chiesa, nel 13o secolo, era stata costruita fino a metà altezza, ed egli la conclude. Alberti rappresenta una figura umanista rinascimentale, che corrisponde a un momento di riscoperta dell'architettura. L'intervento ha dei richiami all'architettura romana, ed è visto dall'architetto come una possibilità di fruire un'architettura moderna del Rinascimento che ingloba al proprio interno la traccia dell'antico. Il suo intervento può essere considerato come un embrione della teoria del restauro, grazie all'attenzione per il passato, anche se in quel periodo non è ancora presente la consapevolezza di esso.
Vige quindi l'attenzione ad utilizzare quello che il passato ci ha lasciato in termini materiali, non viene demolita la parte lasciata a metà, ma le viene dato valore. Il progetto di completamento può essere visto come un'operazione che fa tesoro di quel che c'è, senza condizionare e guastare quello che sarà il risultato conclusivo. Alberti riesce quindi a innestare linguaggi di architettura rinascimentale che usano riferimenti dell'antichità sulla preesistenza.
Palazzo Pitti
Attribuito al Brunelleschi, nato con sette moduli di finestre, nel Seicento si aggiungono altri tre moduli di facciata e, alla fine del secolo, altri cinque per terminare con un gigantesco prospetto come si può vedere oggi. A metà del Settecento Ruggeri aggiungerà due ali perpendicolari (rondò) per raccogliere la piazza in salita che sta di fronte. In questo caso, l'ampliamento che si sussegue nei secoli porta alla riproposizione dello stesso modulo: vengono ampliate le finestre sovrapposte con l'esterno bugnato, esattamente come la parte preesistente.
Ad oggi, quindi, non è possibile leggere differenze di stile che facciano capire lo sviluppo dell'edificio nel corso dei secoli. Il progetto ha deciso di riproporre la vecchia conformazione dell'edificio, senza preoccuparsi né di falsificare l'architettura originaria né alcun'altra azione di tipo artistico o storico.
Pantheon
Durante il Seicento o il Settecento vengono aggiunti due campanili, in quanto il Pantheon si trova a rivestire il ruolo di chiesa. I campanili, realizzati dal Bernini, permangono fino all’Ottocento, quando vengono poi demoliti poiché ci si rende consapevoli che un oggetto del passato ha perso la sua purezza nella sua connotazione, non tenendo conto che si trattava di un edificio di notevole importanza.
È un esempio di applicazione del metodo filologico, dove gli storici del tempo ripercorrono la storia del Pantheon e decidono che i campanili limitano la lettura di un monumento della romanità. L’Ottocento promuove la rappresentazione del monumento originario e non approva le stratificazioni, mentre oggi queste sono approvate, in quanto permettono di capire le varie trasformazioni che l’opera originale ha subito.
Duomo di Firenze (Santa Maria del Fiore)
Altro esempio di architettura che subisce trasformazioni nel tempo e che arriva senza facciata fino all'Ottocento. In questo periodo viene bandito un concorso per la realizzazione di essa e nasce un dibattito tra coloro che vogliono che la facciata riprenda caratteristiche di tipo basilicale o gotico. Siccome concludere la facciata con rivestimento di lastre lapidee richiedeva tempi lunghi, e si aveva infatti la necessità di rendere la città decorosa in determinate occasioni, come ad esempio la visita di un imperatore, si decide di applicare una sorta di maquillage. La facciata viene intonacata come se fosse stata realizzata in stile barocco, che era lo stile dell’epoca.
Duomo di Milano
La facciata del Duomo di Milano si era fermata, e dal Seicento al Settecento nascono delle proposte di architetti che interpretano la situazione e propongono soluzioni di intervento tradotte in termini settecenteschi, non inerenti all'idea di restauro ma in aderenza con la cultura del tempo. La preesistenza architettonica diventa uno spunto creativo e non un monumento della storia passata che va conservato.
Venne così bandito un concorso che fu vinto da Giuseppe Brentano, il quale potenziò il carattere gotico del duomo. Più avanti nascerà un dibattito sulla goticità o meno del Duomo tra due personaggi importanti del restauro: Luca Beltrami e Camillo Boito. Boito esprime un atteggiamento tipico del romanticismo, sostenendo che il Duomo è gotico perché l'impressione che se ne ha quando lo si vede è di natura gotica. A lui si contrappone l'allievo Luca Beltrami, il quale invece, sulla base del fatto che il Duomo ha una fondazione più antica, sostiene che il duomo è un'architettura lombardesca (medioevo gotico lombardo) che ha preso dei connotati di tipo gotico in modo analogo a quello che l'evoluzionismo di Darwin propone.
Secondo questa teoria, un individuo mantiene i propri caratteri dominanti e perde quelli secondari per adattarsi all'ambiente. Così, egli chiama carattere dominante la parte restante che caratterizza l'evoluzione del tempo e carattere recessivo quello che muta nel corso del tempo per adattarsi all'ambiente. Luca Beltrami fa riferimento all'architettura definendo carattere dominante del Duomo lombardesco (1100) e quindi più antico del gotico e come carattere recessivo le connotazioni gotiche dovute all'adattamento dell'ambiente nel tempo.
Chiaravalle
Si tratta di un’abbazia romanica in mattoni, a cui viene appoggiato un portico barocco senza che venga prestata alcuna attenzione.
Chiesa di San Vitale, Ravenna
La chiesa presenta problemi di dissesto, per cui nel 1200, per contenere la spinta orizzontale dei muri, vengono realizzati degli archi. Anche in questo caso non viene posta attenzione nei confronti di quella che sarà la percezione del volume.
Colosseo
Iniziato da Vespasiano nel 70 d.C., è stato poi proseguito da altri imperatori, rappresentando un monumento dell’antichità classica. Ha subito dei terremoti che hanno determinato il crollo di due anelli della gradonata. Il Colosseo era diventato una cava di marmi e materiali lavorati. Questa pratica andò avanti a lungo, e questi materiali vennero usati per costruire importanti palazzi romani, come il Palazzo Venezia.
Nel 1517, Raffaello, nominato conservatore dei monumenti pontifici, scrive una famosa lettera a Leone X, facendo presente lo stato di degrado del Colosseo. Questo evento sancisce l'inizio dell'interesse interno dello Stato Pontificio verso i monumenti e dimostra una sensibilizzazione dell'argomento. Ciò nonostante, l'asportazione di materiale va avanti fino al Settecento e, nel frattempo, Domenico Fontana aveva progettato di destinare il Colosseo a opificio.
Nel Seicento diventa un deposito di letame. Il materiale organico risulta altamente dannoso a causa della presenza di nitrati responsabili del degrado del materiale lapideo. I muri risultano essere danneggiati fino a un’altezza di nove metri.
Restauro ottocentesco del Colosseo
Nel 1806, papa Pio VII promuove il restauro e forma una commissione per il consolidamento delle arcate. Viene redatto un progetto che rifiuta la demolizione e propone il consolidamento. Il primo intervento riguarda lo sperone orientale, appare come un intervento strettamente conservativo. Viene consolidata l'arcata e costruito lo sperone che serve come contrafforte per assorbire la spinta laterale dell'arco. Si tratta di un intervento assolutamente rispettoso di ciò che c'era prima e rimedia al dissesto con un intervento che fa capire benissimo l'operazione che è stata compiuta. Non c'è nessuna interpretazione artistica, c'è solo il tentativo di bloccare l'architettura aiutandola a stare insieme senza niente di più. Lo sperone occidentale viene restaurato nel primo decennio dell'Ottocento, con materiali che riproducono l'ordine classico e l'attribuzione degli ordini architettonici sui vari livelli, sempre con un materiale diverso da quello originario per poi essere intonacate.
Il restauro archeologico è una categoria di restauro associato al patrimonio archeologico e privilegia il valore storico di un manufatto, non prevede aggiunte e demolizioni e cerca di alterare il manufatto mantenendolo il più intatto possibile.
Arco di Tito
Il restauro dell’Arco di Tito viene considerato da Quatremère come un esempio di restauro ideale. L’Arco, durante il medioevo e nelle epoche successive, aveva subito vandalismi e degradi. Esso era diventato una porta delle mura della città. L’intervento è opera di Valadier, il quale smonta tutte le parti e le rimonta dopo avere risolto il dissesto della muratura. Durante l’operazione di rimontaggio, va ad integrare le parti mancanti con un materiale diverso, ovvero non il marmo ma il travertino, in modo da rendere riconoscibile la parte aggiunta, facendo riconoscere con immediatezza che si tratta di opere realizzate in epoche diverse.
San Paolo fuori le mura, Roma
Si tratta di una basilica romana che si trova fuori dalle mura della città. Un problema dell’Ottocento era quello di come intervenire sugli edifici del passato e viene rappresentato dalla vicenda della Basilica di San Paolo fuori le mura. La chiesa aveva un impianto medievale che rimase inalterato fino all’Ottocento. Venne costruita una cripta alle spalle dell’abside per ospitare la tomba di San Paolo, altri interventi riguardavano la sistemazione della copertura e del mosaico dell’abside, che venne concluso molto più tardi con materiali molto pregiati.
Nel 1000 viene costruito un campanile romanico e due secoli più tardi, per problemi di dissesti del tetto, venne costruita a metà del transetto una serie di colonne marmoree per reggere il colmo della copertura. Tra la fine del 1100 viene costruito il chiostro e completato poco il mosaico dell’abside. Queste sono le principali operazioni, con una serie di interventi anche di artisti importanti. Nel 1300 il campanile crolla e viene ricostruito in stile gotico. Nel 1600, Carlo Maderno realizza la cappella del santissimo sacramento, sempre lui è l’autore della decorazione della Chiesa.
Nel 1823, però, scoppia un incendio che divora mezza basilica, distruggendo la navata centrale e parte delle laterali, risparmiando l’abside e l’arco di trionfo (tabernacolo) che la precede. Ci si trova così a dover ricostruire la basilica. Ci si interroga su come intervenire su un edificio non classico, infatti si ha di fronte un edificio medioevale con impianto basilicale che nei secoli ha subito diverse modificazioni. Si cercava di individuare la matrice originaria per dedurne il suo stile puro. Si cerca di capire il carattere fondativo dell’edificio.
Il campanile risale al 1100 (romanico), poi era stato distrutto e ricostruito in stile gotico. Quindi abbiamo stili caratteristici diversi all’interno dello stesso edificio. Questo all’epoca non era accettato, quindi si cerca di capire quale sia la matrice originaria dell’edificio in questione.
Il dibattito verte intorno alla questione di come intervenire su un edificio medievale, quindi non classico, e multi stratificato. Studiosi di storia dell’architettura cercano di individuare le caratteristiche stilistiche delle varie epoche. Il modello era sicuramente quello dell’architettura civile romana. La basilica, infatti, non apparteneva a una tipologia religiosa (pianta a tre navate, tipicamente basilicale). Gli storici erano dunque alla ricerca dello stile originale.
Nel 1825, il papa Leone XII era il committente dell’intervento di Restauro di S Paolo fuori le mura e sosteneva che non dovessero essere fatti cambiamenti migliorativi, ma che l’edificio dovesse tornare così com’era, a meno che questi cambiamenti non riguardino l’eliminazione di tutte le aggiunte delle età seguenti alla sua realizzazione, che hanno reso meno pulita la sua matrice originaria di impianto basilicale. I lavori finiranno nel 1870. Questo è un tipo di restauro fondato sull’aspetto e lo stile originario, secondo questa visione il restauro ha l’obiettivo di portare alla luce la storia degli edifici.
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