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Lezioni Storia e critica restauro Appunti scolastici Premium

Appunti delle lezioni di storia e critica del restauro tenute dalla prof.ssa Pesenti all'interno del Laboratorio di Restauro basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. dell’università degli Studi del Politecnico di Milano - Polimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Restauro architettonico docente Prof. S. Pesenti

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2.

Un altro fatto eclatante che è caratteristico del periodo dopo la rivoluzione francese, è il

vandalismo che viene fatto nei confronti di tutti i manufatti che venivano associati alla

monarchia, si assiste dunque alla distruzione delle grandi cattedrali.

Vengono intrapresi provvedimenti aventi lo scopo di arrestare questo processo di

vandalismo anche perché siamo negli anni in cui si associa al monumento il carattere di

documento dello stato e quindi è una testimonianza della storia e della memoria ma anche

l’espressione della cultura del popolo francese.

Soltanto nell’Ottocento si raggiunge la consapevolezza che si sta operando su un oggetto

del passato che è qualcosa di lontano dal presente e che verrà tramandato alle future

generazioni.

Durante i primi anni dell’Ottocento gli studenti si occupavano dello studio e del rilievo dei

monumenti dell’antichità classica per questo molti di loro si recavano a Roma. Nei

confronti dei monumenti classici non si doveva compiere alcun tipo di alterazione in

quanto rappresentano il modello della formazione, per questo erano previsti soltanto

minimi interventi in modo da lasciarli il più intatti e il più autentici possibili.

La devastazione dovuti agli atti vandalici porta alla perdita di diversi monumenti scultorei e

a danneggiamenti di grandi cattedrali e di palazzi importanti fino a quando si verifica un

momento di arresto e di consapevolezza per cui si arriva a stabilire delle leggi che

condannano chi distrugge.

Per potersi consolidare come nuovo assetto politico lo stato ha bisogno di consolidare le

sue origini e il suo fondamento storico; si sente quindi l'esigenza di avere un'identità e di

ricostruire l'identità della nazione Francia. Questo si traduce nel fatto di riconoscere che

certe architetture importanti e simboliche sono monumenti in senso etimologico del

termine, ovvero sono degli emblemi costruiti concreti dell'identità dei francesi.

Nasce il concetto di monumento come architettura particolare che testimonia il passato,

essa si trasforma in una sorta di carta d'identità del nuovo Stato che necessita di ritrovare

le proprie radici culturali.

Nasce l'idea che la tutela dei monumenti è un dovere dello Stato, e nasce il primo

embrione di istituzioni per la tutela dei monumenti viene quindi istituzionalizzata la tutela

perché i monumenti rappresentano un bene di valore collettivo come elemento di identità.

Nel 1790 venne istituita la Commissione dei Monumenti, per poter intraprendere un’azione

di tutela del patrimonio storico e artistico francese è necessario fare un inventario degli

oggetti e dei beni che sono da proteggere indicandone anche le caratteristiche.

Nel 1795 la Commissione cessa la sua attività.

I monumenti vengono considerati di patrimonio dello stato solo quando hanno rilevanza a

livello patriottico.

Vengono quindi aperti magazzini dove stipare queste opere per proteggerle. Uno di questi

magazzini si trasforma in museo, che ricovera le tombe dei sovrani di Francia che nel

periodo della rivoluzione erano a rischio distruzione. Questo museo dei monumenti

francesi (monumento visto come oggetto di memoria) era anche provvisto di un catalogo

in 8 volumi delle opere conservate.

Alexandre Lenoir vuole rendere ancora migliore questo materiale per i propri visitatori,

per cui decide di completare le opere ma facendo ciò rende impossibile la distinzione tra

l’elemento originario e quello posticcio.

Quello che è il museo dei monumenti francesi di Leinor viene definito da Quatremere de

Quincy e da Viollet le Duc come il cimitero dei monumenti francesi, in quanto un’opera ha

significato soltanto se si trova nel luogo per il quale è stata creata.

Leinor rappresenta quindi il precursore del restauro stilistico che prevede il rifacimento

delle parti mancanti in maniera mimetica.

Nel 1816 viene compiuta l’operazione contraria a quella intrapresa da Leinor ovvero i beni

vengono restituiti ai privati.

Alla fine del Settecento, Quatremere definisce un nuovo aspetto della tutela ovvero

l’inalienabilità dei monumenti nel senso che questi non possono essere spostati dalla

nazione in cui si trovano perché si andrebbe ad oltraggiarli nella loro identità.

Quatremere de Quincy​ ha dato la prima definizione della parola restauro nel dizionario

dell’architettura e a tal proposito cita l’Arco di Tito come un buon esempio di restauro.

Sviluppa inoltre una serie di considerazioni su come andrebbe affrontato il problema delle

lacune affermando che non bisogna mimetizzarsi con l’opera altrimenti si metterebbe a

rischio l’autenticità dell’opera.

Questo anche perché ogni edificio è un caso diverso, ha sempre delle sue specificità che

vanno tenuti sempre ben presenti perché diventano elementi caratteristici e a favore di

una corretta e adeguata progettazione, per questo motivo gli architetti che finora erano

abituati a lavorare su edifici romani, hanno difficoltà quando si trovano a dover intervenire

sulle cattedrali gotiche perché non si conosceva il modo in cui venivano costruiti questi

manufatti; risale al 1825 lo scritto di Victor Hugo che si dichiara contro le demolizioni e le

ricostruzioni eseguite sui manufatti gotici senza alcun criterio.

I primi decenni dell’800 vedono quindi l’affermazione di questo nuovo modo di fare

restauro.

Prosper Marinee​ è l’ispettore dei monumenti per vent’anni a partire dal 1834 e definisce il

restauro come la conservazione di ciò che esiste ma al contempo afferma che

bisognerebbe aggiungere quello che sicuramente c’era.

Si tratta di una reintegrazione fatta esclusivamente sulla base della conoscenza o dei

documenti ma rimane comunque un’operazione del tutto arbitraria per cui sarebbe meglio

che l’intervento sia distinguibile.

3.

VIOLLET LE DUC (1814-1879) – RESTAURO STILISTICO

È il primo restauratore vero e proprio e si occupa delle architetture gotiche francesi.

Egli ha una sua visione propria del restauro, si è formato da autodidatta andando a fare

visite, sopralluoghi e rilievi, compie inoltre numerosi viaggi di istruzione durante i quali

disegna le architetture e cerca di capire quali siano i meccanismi delle macchine, ovvero

delle grandi cattedrali gotiche. ​

Elabora un suo concetto di restauro affermando che la parola e la cosa sono nuove , la sua

visione si discosta dal modo classico di fare restauro che veniva insegnato all’accademia.

Ci si rende conto che li presente è staccata dal passato e chenon si è più in epoca romana

quando riparavano monumenti con quello che avevano senza preoccuparsi dello stile

architettonico.

Viollet le Duc individua due aspetti chiave per la lettura dell’architettura e si tratta dei

concetti di:

● STILE ASSOLUTO = principio razionale che fa si che un’opera raggiunge la

perfezione in quanto si ha una piena rispondenza tra tipo e funzione. Essendo

assoluto significa che sta sopra la storia e quindi permette di entrare nella testa del

costruttore e completare le parti mancanti in maniera corretta, la reintegrazione in

questo caso risulta legittima.

Il restauratore quando ritiene che ci sia un passaggio nella storia dell’edifico che è

importante mantiene le parti nonostante queste non risalgono al periodo

dell’edificio originale.

Viollet le Duc essendo un attivo costruttore era un ottimo conoscitore della tecnica

costruttiva.

● STILE RELATIVO = caratteristiche stilistiche che cambiano a seconda dell’area

geografica nonostante appartengano alla stessa epoca, si tratta di connotazioni

ben precise che forniscono gli elementi necessari per reintegrare il manufatto a

livello di unità stilistica.

Ad esempio il romanico lombardo ha tratti che lo rendono immediatamente

riconoscibile oppure a seconda delle risorse si utilizzano materiali diversi come i

mattoni laddove si hanno depositi di argilla oppure pietre laddove ci sono cave,

questo spiega l’utilizzo dei marmi in regioni come la Toscana.

Nei disegni di Viollet le Duc si percepisce il suo grande interesse nel cercare di capire

come i vari elementi compositivi stanno fisicamente insieme (stereotomia).

Gli occhi con i quali legge l’architettura sono quelli che individuano la sua struttura, con i

vari rapporti proporzionali. La sua lettura dell’architettura tende ad astrarre le sua matrice

geometrica.

Cerca di sostituire i materiali che ritiene troppo deboli. La sostituzione è un’operazione che

si tende ad evitare fin dove è possibile, in quanto si perde l’autenticità, e di perde la

possibilità futura di scoprire cose sul passato che ad oggi non trovano risposta.

Viollet le Duc è il primo a risolvere il problema del restauro dei monumenti gotici per

quanto riguarda le trasformazioni avvenute nel corso del tempo, le mancanze che

dovranno essere completate con lo stile che gli è proprio ovvero quello che viene

riconosciuto nella sua matrice.

​ ​

Viollet le Duc rifiuta il restauro analogico in Italia perché lo considera privo di qualsiasi

riflessione razionale ma si basa soltanto sul fatto che l’edificio incompleta debba essere

reintegrato con lo stile del presente oppure si fa riferimento ad un edificio della stessa

epoca e della stesso luogo copiandolo per analogia.

La legittimità del restauro sta nel fatto che occorre comprendere le regole costruttive

entrano nella mente del costruttore.

Il restauro di questo tipo si preoccupava maggiormente dell’immagine dell’unità a livello

visivo e non dell’autenticità dell’opera.

CASTELLO DI PIERREFONDS

Si tratta di un castello del XVI secolo che risulta essere in uno stato di rovina a causa delle

guerre. Si decise che diventerà la residenza del sovrano e si intraprende così un progetto

che unifica e completa lo stile complessivo dell’edificio riportandolo alla epoca in cui era

stato costruito attraverso l’immedesimazione nei panni del costruttore in modo da

ripristinare l’unità dello stile, questo è vero ma fino ad un certo punto perché abbiamo visto

in altri casi che sono stati mantenute delle stratificazioni architettoniche importante anche

se esse vanno a scapito dell’uniformità stilistica.

Ciò che risulta è una sorta di rudere pittoresco.

Questo significa che Viollet le Duc non elimina qualsiasi cosa non appartenente all’epoca

delle costruzione, ma anzi, se riconosce quell’elemento come un elemento funzionale dal

punto di vista costruttivo lo mantiene.

CHIESA DI SAINT LAZZAIRE, CARCASSONNE

Si tratta di un intervento che gli venne affidato nel 1848, la chiesa di Saint Lazzaire era

una chiesa del 1100 che nel corso del medioevo era stata inglobata all’interno della cinta

muraria infatti il suo aspetto evoca una fortificazione.

Viollet le Duc si occupa di rendere più leggibile il prospetto, in questo caso si può notare

come ci sia una compresenza di natura religiosa e militare.

NOTRE DAME, PARIGI

Si tratta di una chiesa che venne fondata nel 1100, subì successivamente degli

ampliamenti e vennero realizzate le cappelle del coro, vennero anche demolite le statue

dei re, che in realtà invece erano dei santi, durante il periodo in cui venivano fatti atti di

vandalismo.

Nel 1819 fu vittima di restauri dannosi e per questo nel 1842 venne bandito un concorso

che venne vinto da Viollet le Duc il quale ritiene che essendo una chiesa è gotica le torri

dovrebbero concludersi con delle guglie, di cui una non venne completata perché

significava alterare la sua dignità in quanto i cittadini la riconoscevano in questo modo,

Viollet le Duc quindi non fa altro che accentuare i caratteri che rendono leggibile

l’architettura.

CITTADELLA DI CARCASSONNE, FRANCIA DEL SUD

Si tratta di una cittadella circondata da una doppia cinta muraria, quella interna di epoca

romana e quella esterna risalente al XIII secolo che venne costruita dagli ingegneri del Re

provenienti dal nord della Francia.

Le mura romane vengono intese erroneamente da Viollet le Duc come qualcosa

appartenente all’epoca medievale per cui costruisce delle coperture molto spioventi

rivestite in ardesia sulle torri tipiche della Loira.

Oggi visitando la cittadella sembra di entrare in una sorta di scenografia medievale.

4.

JOHN RUSKIN (1819-1900) – ANTI RESTAURO

Il restauro, da quando nasce e nelle sue successive declinazioni, identifica lo scopo nel

completamento dell’oggetto in modo da renderlo nuovamente leggibile.

L’architetto applica così una sua interpretazione ad un oggetto che ha una sua autonomia.

John Ruskin non è un architetto ma uno storico dell’arte che insegna ad Oxford, è

contemporaneo a Viollet le Duc rispetto al quale ha un atteggiamento completamente

diverso essendo inglese ha radici diverse e mostra maggior attenzione alla realtà concreta

delle cose, venne quindi considerato il maggior esponente dell’​ anti-restauro​ .

L’Inghilterra durante l’Ottocento presentava problemi sociali ed economici dovuti

all’avvento dell’industria, si assiste infatti all’afflusso di persone provenienti dalla

campagna verso la città dove vivevano in condizioni del tutto inadeguate.

La diffusione di una vita non dignitosa e quindi di un disagio sociale vengono sentite da

Ruskin come un problema per cui decide di finanziare la realizzazione di una comunità

sociale sulla scia del socialismo utopico che si stava diffondendo in quegli anni, si tratta di

piccoli nuclei di persone che vivevano insieme e producevano beni a loro necessarie;

queste si rivelarono esperienze fallimentari.

Il rapporto tra uomo e lavoro entra a fare parte anche della sua visione dell’arte infatti la

considera come un’attività di carattere quotidiano che si occupa della produzione di oggetti

d’uso comune, lo stesso Ruskin infatti si mostra del tutto avverso alla produzione

industriale che prevedeva la divisione del lavoro portando all’alienazione del lavoro in

quanto gli operai non realizzano nulla a differenza invece di quanto fanno gli artigiani.

L’artigiano mette del suo quando compie l’azione di realizzazione di un oggetto, si assiste

infatti in questi anni alla nascita delle Art & Crafts.

Il concetto di arte quindi si allarga e non comprende più solo la produzione di opere

d’eccellenza ma anche la produzione di oggetti del quotidiano, l’arte è l’espressione della

personalità di un uomo ma anche del suo rapporto con la natura.

L’oggetto costruito, e in questo caso non ci si riferisce al monumento, è un tramite per

comunicare con il passato ma anche con le generazioni future a cui verranno tramandati

gli oggetti.

Per quanto riguarda il rapporto con la storia, l’atteggiamento francese e quello inglese

presentano differenze infatti nel primo caso la storia viene considerata come una scienza

per cui è caratterizzata da una struttura ed ha un carattere classificatorio con delle

categorie a cui l’architetto si rifà quando deve completare un oggetto, è uno strumento

della conoscenza in Inghilterra invece viene stabilita una differenza tra storia e memoria.

La memoria viene intesa come qualcosa che colpisce il singolo e la sua sensibilità, non ha

una regola e non può essere strutturata in quanto i valori della memoria sono soggettivi,

un oggetto infatti può evocare cose diverse da soggetto a soggetto; l’oggetto della

memoria ha molteplici letture perché riguarda la sfera dell’emotività per cui è importante

che l’oggetto sia autentico con tanto di mancanze, ecc. in modo che l’individuo possa

instaurare un dialogo.

Il prevalere della memoria sulla storia implica che l’oggetto sia autentico, per cui si viene a

creare un contrasto con il rifacimento promosso da Viollet le Duc.

È uno dei primi a utilizzare la fotografia, ovvero il dagherrotipo, come elemento di

documentazione della storia, il suo scopo è quello di fotografare tutti gli edifici prima che

siano massacrati dai restauri.

La fotografie insieme al disegno gli consente di imprimere nella sua mente lo stato in cui si

trovano gli edifici che ha l’occasione di vedere durante i suoi numerosi viaggi in Svizzera,

a Verona, Firenze e Venezia.

Ruskin ritiene che un oggetto antico non parla nel momento in cui subisce un restauro

perché cambiano i connotati, per cui si mostra seguace del filone della conservazione.

Sostiene che un oggetto del passato è del passato se non è stata alterata la materia fisica

altrimenti si tratta di un falso.

Il rudere è il momento di massimo splendore dell’edificio, è necessario costruire con

solidità in modo da garantire una maggior durata inoltre affinchè gli oggetti durino nel

tempo è necessario averne cura quotidianamente; Ruskin predilige quindi la cura

amorevole e rifiuta il restauro perché falsifica l’opera.

L’edificio nel momento in cui torna rudere torna alla natura e siccome la natura è divina

torna alla perfezione della verità.

È convinto che il restauro sia la falsa descrizione dell’oggetto e quindi è la peggiore

falsificazione nel momento in cui i restauro modifica le opere del passato fa un oltraggio al

loro lavoro, sudore, dignità, in più la materia dell’elemento è la testimonianza de

trascorrere del tempo tra una generazione è l’altra, e quindi se cancello i segni del passato

cancello il veicolo di comunicazione con passato.

Le considerazioni di Ruskin si basano sul fatto che il degrado fa vedere com’e un edificio

e lo paragona al ciclo vitale di un essere umano che cresce ma non ringiovanisce, il

restauro è quindi qualcosa che non è naturale ed è contro al normale ciclo di vita di un

edificio.

Si ha quindi da una parte Ruskin il quale ritiene che è necessario conservare la materia

affinchè un’architettura possa continuare a parlare e dall’altra Viollet le Duc che prevede

l’imposizione da parte del restauratore della propria visione e si concentra esclusivamente

sull’apparenza.

Nel 1877 fonda una società per la protezione degli antichi monumenti per proteggerli da

quei restauri alla Viollet le Duc (SPAB). ​

Ruskin nel 1849 pubblica le Sette Lampade dell’architettura , un testo in cui vengono

enunciati i sette principi fondamentali di cui si deve tenere conto quando si compie

un’operazione di restauro.

● Lampada del SACRIFICIO, fa riferimento alla fatica dell’uomo nel costruire

● Lampada della VERITA’, fa riferimento alle falsificazioni delle architetture a livello di

materiali.

● Lampada della POTENZA, fa riferimento alla potenza dell’architettura legata

all’architettura che si manifesta non solo alle dimensioni ma anche alla qualità del

chiaroscuro.

● Lampada della BELLEZZA, fa riferimento al riconoscimento della bellezza della

natura.

● Lampada della VITA, fa riferimento all’energia vitale che emana un’architettura.

● Lampada dell’OBBEDIENZA, fa riferimento all’obbedienza alle leggi della natura

per poter avere una vera architettura.

● Lampada della MEMORIA, fa riferimento al restauro e quindi alla dimensione

storica dell’architettura.

Il fatto che Ruskin affidi tutto il suo ragionamento ai valori della memoria e non quelli della

storia è anche un modo per spostare il significato dell’oggetto del passato, abbiamo visto

nell’800 che la storiografia era di origine meccanicistico, quindi anche la storia

dell’architettura viene strutturata per epoche che si susseguono con dei caratteri stilistici

(Romanico, Gotico), il compito del restauratore dell’epoca è quello di collocare l’opera

dentro questo elenco, tuttavia c’è un’organizzazione meccanica, fare riferimento ai valori

della memoria significa invece fare riferimento a concetti soggettivi, che non seguono

nessuna logica razionale, il fatto di spostare l’interesse su un livello affettivo sta a

significare che l’apprezzamento di un oggetto del passato che non può essere

schematizzato non può esserci una regola.

5.

CARLO MACIACHINI - RESTAURO ANALOGICO

Durante il periodo del risorgimento prima dell’Unità d’Italia (primo risorgimento negli anni

Trenta dell’Ottocento e secondo risorgimento negli anni Sessanta dell’Ottocento) si inizia

ad affrontare il tema del restauro in Italia.

La questione politica influenza il dibattito sul restauro in quanto i ceti colti e istruiti si

rivoltano contro il dominio delle famiglie straniere e per sostenere la bontà dell’Unità

d’Italia si vanno a riscoprire tutte quelle vittorie italiche come i grandi artisti e i grandi

scienziati.

La ribellione nei confronti del dominio straniero viene attuata rievocando tutti quegli episodi

del passato che erano portatori di valori che apparivano ancora attuali per quell’epoca.

Nel 1875 viene stilato l’elenco dei monumenti che rappresentavano una sorta di manifesto

come ad esempio i palazzi pubblici che furono i primi ad essere oggetto di restauro perché

risalivano ad un momento in cui il potere era comunale e partecipativo, i palazzi infatti

appartenevano ad un contesto storico culturale comunale.

Il restauro appare come una necessità di tipo politico venne così istituita per volere del

granducato di Toscano la Commissione per la conservazione dei monumenti che non si

occupa direttamente di eseguire i restauri ma aveva solo un carattere consultivo ma è

fondamentale in quanto rappresenta la prima esperienza di controllo e tutela dei

monumenti.

Nel 1891 vennero invece istituti uffici tecnici con personale tecnico che saranno gli uffici

per la tutela dei monumenti e di questo ufficio regionale in Lombardia il direttore sarà Luca

Beltrami.

MINISTERO PUBBLICA ISTRUZIONE

SOPRAINTENDENZA

UFFICI TECNICI

COMMISSIONI CONSERVATRICI

Firenze diventa capitale, fino all’Ottocento era una città medievale racchiusa all’interno

delle mura diventando capitale necessita di un piano urbanistico che prevedeva

l’abbattimento della cerchia muraria per creare nuovi assi della mobilità in quanto con

l’afflusso di numerose persone, la maglia stradale rappresentava un problema

A proposito di Firenze e di restauro analogico la chiesa di Santa Maria Novella ne

rappresenta un esempio.

La chiesa si trovava in prossimità di una piccola su strada che collegava ad un ponte e

che l’amministrazione aveva la necessità di allargare per cui propone di tagliare una parte

della chiesa ovvero il muro che racchiudeva il cimitero costituito da quattro archi ma la

commissione conservatrice si oppone ma alla fine nonostante l’opposizione vengono

tagliati tre anelli.

Per quanto riguarda invece la città di Milano i restauri vengono fatti da coloro che avevano

studiato all’accademia di Brera quindi non sono architetti, che avevano come mentore, un

suggeritore colto, nel caso di Maciachini era Giuseppe Mongeri, che gli dà dritte di cultura

storica e architettura.

Maciachini si era laureato a Brera come intagliatore e decoratore, di conseguenza aveva

delle forti lacune nel campo matematico le conseguenze di questo sono riscontrabili

nell’intervento compiuto nella Chiesa di S. Maria in Strada a Monza che presentò seri

problemi strutturali.

Per restauro egli intende la conservazione di ciò che esiste e la riproduzione di ciò che è

manifestamente esistito, ritiene infatti che in un restauro non si debba inventare nulla per

cui quando le tracce dello stato antico sono andate perdute è più saggio copiare i motivi

analoghi di un edificio della stessa epoca e della stessa regione geografica proprio per

questo motivo il suo modo di fare restauro prende il nome di restauro analogico in

quanto appunto cerca di ricostruire l’unità stilistica attraverso l’analogia.

CHIESA DI SANTA MARIA, MONZA

La Chiesa di Santa Maria si trovava su una strada di campagna e presentava finestroni

che dovevano essere lasciati aperti per volere di Federico Borromeo in modo tale da

permetterei ai viandanti di pregare.

Quando Maciachini interviene sulla chiesa decide di chiudere tutte quelle finestre.

CHIESA DI SAN MARCO, MILANO

La chiesa ha subito modificazioni alle aperture infatti durante il periodo barocco venne

aperto un grosso finestrone che viene eliminando da Maciachini in quanto intende

riportare la chiesa alle sue origini per cui va a reintegrare il rosone in modo da restituire un

ordine stilistico alla facciata.

SANTA MARIA DEL CARMINE, MILANO

La chiesa di Santa Maria del Carmine rappresenta un caso esemplare in quanto è giunta

fino all’Ottocento senza facciata, si tratta di un fenomeno abbastanza tipico in quanto

spesso succedeva che cominciando a costruire la fabbrica dall’abside, poi a causa di

ristrettezza economiche piuttosto che l’avvento di guerre la facciata veniva sempre

trascurata.

Caratteristiche di questa chiesa sono le aperture gotiche in facciata, Maciachini fu

incaricato di occuparsi del restauro per cui fa riferimento per analogia alle opere della

stessa epoca e regione geografica. All’inizio il progetto fu respinto dalla commissione

monumenti in quanto veniva considerata come un intervento ex novo e quindi non di loro

competenza anche perché non era stata inserita nel primo elenco di monumenti del 1875,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura (MANTOVA)
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FraZ5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro architettonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Pesenti Serena.

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