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Storia moderna

Nello studio della storia moderna, usiamo in questo corso l’approccio storico della scuola delle “Annales”, che trova il suo massimo esponente nella figura di Braudel, che vedeva la storia come “insieme degli insiemi”. Egli sosteneva che la chiave per comprendere il periodo storico non è la politica, inutile anche per la risoluzione delle questioni a causa delle troppe variabili in gioco, ma si affidava a una visione denominata “Historie totale”, che trova la sua chiave in tre variabili principali:

  • Elementi strutturali, come posizione geografica, ricchezze naturali e minerali, ecc.
  • Mutamenti di carattere internazionale
  • Capacità dei paesi di reagire, sulla base dei propri elementi strutturali di partenza, ai mutamenti internazionali

Braudel indica come compito della storia l’analisi di quest’ultima variabile.

Il XVI secolo e l'espansione globale

Il XVI secolo è stato definito come il secolo dell’espansione globale, ma questo periodo di benessere è un fenomeno che interessa solamente il contesto europeo. Infatti, ad esempio, in Cina in questo periodo sale al potere la dinastia Ming, che segna l’inizio di un declino inarrestabile. In Europa, un ruolo importante lo svolge la penisola italiana, grazie alle sue variabili a favore.

Per l’analisi della situazione economica, lo studioso Wallerstein progetta una visione gerarchica tripartita, con un “centro del mondo” economico, poiché nell’economia globale l’economia di un’area prende il sopravvento sulle altre economie globali (che nel XVI secolo saranno la penisola italiana e l’area fiamminga delle Fiandre), che si relaziona con una semi-periferia (caratterizzate da una tecnologia non avanzatissima impiegata nella trasformazione delle materie prime) ed una periferia.

Nella penisola italiana il ruolo di centro economico è esercitato da Venezia, grazie alla sua avanzata economia marittima, alla detenzione del “know-how” in molte produzioni (come ad esempio il cristallo veneziano), alla costruzione militare delle galere navali e all’importante industria laniera. Inoltre, la città veneziana è inserita nei traffici del “quadrilatero manifatturiero” composta da Venezia appunto, Milano, Genova e Firenze. La potenza di Venezia introduce la questione della formazione dello stato moderno, dove un centro viene a dominare le sue aree periferiche (archetipo=Francia), ma in Italia si sviluppano tanti stati che hanno però carattere regionale, come nel caso veneziano.

Inoltre, per Venezia si aggiunge il problema turco, visto che nel 1453 Costantinopoli cadrà sotto i colpi delle armate musulmane.

Le guerre d'Italia

La divisione italiana viene dimostrata anche dalla discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494, in cui il sovrano francese distrugge la città di Lucca e conquista Firenze, dove Niccolò Machiavelli gli cede le chiavi della città, episodio che dà inizio alle guerre d’Italia che si concluderanno con la pace di Cateau-Cambrésis del 1559. Infatti, la Francia, quando affronta gli stati italiani, trova questi stati fiorenti dal punto di vista economico, ma nettamente inferiori sul piano militare.

Ma quali sono le mire francesi in Italia? La Francia del Cinquecento si sente stretta nella morsa della Spagna a ovest e della Germania a est, soprattutto dopo la salita al trono di Spagna di Carlo V, che eredita le Fiandre da Massimiliano d’Asburgo. Ciò comporta una resistenza ispano-germanica alla discesa di Carlo VIII in Italia, che sfocerà nelle guerre d’Italia (che quindi si indicano come conseguenza di una situazione risultante da vicende dinastiche europee). Le guerre d’Italia, a cui partecipano quattro sovrani francesi, ossia Carlo VIII, Luigi XII, Francesco I ed Enrico II, sono guerre mirate alla conquista del “giardino europeo”, cioè la penisola italiana, scandite da importanti battaglie come la battaglia di Marignano (1515) e la battaglia di Pavia (1525), battaglia dove Francesco I cade prigioniero dell’esercito imperiale.

Verso la fine della guerra comunque Carlo V abdica al trono imperiale (1556), causando la divisione dei territori dell’impero in due compagini territoriali, con i territori germanici affidati al fratello Ferdinando e la Spagna a Filippo II.

Il colonialismo e la scoperta dell'America

Con la scoperta dell’America nel 1492, le dinastie europee decidono di percorrere la strada del colonialismo nei nuovi territori per il loro rafforzamento (mentre la dinastia cinese Ming conduce un rafforzamento incentrato su un risvolto interno, meno dinamico dell’occidente). Come conseguenza di questa scelta, l’Italia diviene una zona economica semi-periferica, poiché il centro economico si sposta in base a dove il costo del lavoro è più basso. Le cause del declassamento italiano è da imputare principalmente al raggiungimento di elevati costi di produzione, alla formazione del modello degli stati moderni e al fatto che il protestantesimo sarà la religione più funzionale allo sviluppo economico.

In Italia poi a livello istituzionale Venezia deve mettere in campo uffici che seguano la situazione territoriale della repubblica, non solo occuparsi del lato marittimo (come ad esempio i cinque savi delle acque ecc., istituzioni che si vedono anche in Francia). La situazione economica italiana vedeva lo sviluppo urbano caratterizzato da un’agricoltura intensiva in Italia settentrionale, mentre al sud è presente un’agricoltura estensiva. L’economia italiana è chiusa all’interno di un ciclo economico negativo, descritto nel 1300 da Pietro De’ Crescenzi, che indica una crisi ecologica ed ambientale determinata da un eccessivo sfruttamento boschivo, un disordine idro-ecologico ed una coltivazione delle montagne. Il colpo di grazia raggiunge l’Italia nel 1348, quando scoppia l’epidemia di peste. Dopo la pestilenza (fattore di crisi demografica come carestie e guerre), tra il 1348 ed il 1400 avanzato si assiste ad una ripresa delle attività economiche, che si traduce a Venezia come un momento di espansione e di sviluppo tecnologico e commerciale che si affianca all’umanesimo ed al rinascimento.

Il 1492 comunque segna un cambio di prospettiva per gli stati italiani, che iniziano a subire l’aggressività degli altri stati europei (e per Wallerstein questo conduce a far diventare l’Italia settentrionale una semi-periferia economica, mentre l’Italia meridionale una periferia). Quest’aggressività fa sì che si verifichi un’aristocratizzazione dell’Italia, ossia una chiusura da parte dei ceti dirigenti dalle sfide provenienti dall’esterno, cioè dagli stati moderni (città-stato, repubbliche, stati principeschi sotto monarchie assolute o in alcuni casi costituzionali).

Questi stati moderni si delineano sotto il profilo territoriale come consolidati e articolati e differenziati dal punto di vista funzionale, e sono caratterizzati da una loro forza centripeta. Tra le funzioni e gli strumenti utilizzati degli stati moderni troviamo:

  • Il controllo del territorio (Poliziestaat)
  • La difesa dei propri confini e dello stato interno
  • La gestione del fisco
  • I rapporti religiosi (con ingerenza nei paesi cattolici, mentre convergenza nei paesi protestanti)
  • Gli strumenti dell’arte del governo (come burocrazia, politologi, l’esercito e la magistratura)
  • La creazione di una tradizione giuridica e di una legittimità divina, popolare o istituzionale

All’interno di questi stati poi fungono da fattori di aggregazione la lingua, la cultura e la religione comune d’appartenenza. Esempi di stati moderni sono:

  • L’Inghilterra di Elisabetta I (succeduta dopo le vicende dinastiche tra Enrico VIII, Edoardo VI e Maria la Cattolica)
  • La Francia della dinastia Valois
  • La Repubblica delle Sette Province Unite olandesi

La Spagna invece è segnata dall’incapacità di darsi delle strutture amministrative adeguate, con tendenze centrifughe che porteranno alla rivolta dei comuneros. Lo stato spagnolo inoltre non saprà trarre vantaggio dalla scoperta delle Americhe.

Le rivoluzioni del Cinquecento

Successivamente alla scoperta del Nuovo Mondo, in Europa nel Cinquecento si assiste a tre rivoluzioni: L’avanzata ottomana, la salita al potere dei Safaviti in Persia ed in Iran e del Gran Moghul in India (mentre, sempre nel XVI secolo, in Giappone conquista il potere la dinastia Tokogawa).

Ma quali sono i fattori propulsivi che spingono i paesi europei all’espansione geografica? Innanzitutto un incremento demografico, che si lega al ruolo dell’agricoltura, che si regola sui rapporti tra le sementi e i raccolti, che vedono la comparsa di nuovi prodotti agricoli come il mais e la patata. Vi sono poi il fabbisogno monetario, che crea richiesta di metalli preziosi, e la tradizione marittima che caratterizza questi paesi.

Uno dei primi paesi a compiere questi viaggi d’esplorazione è il Portogallo, che inanella una serie di scoperte e fondazioni in nuovi territori davvero notevole:

  • 1419-1425: Presa di Ceuta, Madeira e delle Azzorre
  • 1434: Gil Eanes doppia Capo Bojador
  • 1444: Dinis Dias doppia Capo Verde
  • 1450-1460: Cadamosto esplora la costa guinea
  • 1484-1488: Bartolomeu Dias doppia il Capo di Buona Speranza
  • 1494: Trattato di Tordesillas (che stabilisce che ad est di un meridiano immaginario tracciato a 270 leghe da Capo Verde i territori appartengono al Portogallo, mentre ad ovest i territori sono di proprietà spagnola)
  • 1499: Vasco da Gama raggiunge Calicut in India
  • 1500: Cabral raggiunge il Brasile
  • 1519-1522: Navigazioni di Ferdinando Magellano

Il Portogallo giunge a toccare anche la Cina ed il Giappone, dove nelle vicinanze o sul territorio, fondano delle piazzeforti, come a Goa, sulla costa del Malabar; a Malacca (1511); Macao (1557); Canton (1517) per mano di Jomé Piaes. I cinesi considerano gli occidentali come dei barbari, tanto che verranno accolti in udienza dall’imperatore solo dopo tre anni dal loro arrivo.

Su questi paesi l’azione occidentale si farà sentire anche per l’influenza della Controriforma (1545-1563), con l’azione di Francois Xavier, che tra il 1549-1551 opererà per la cristianizzazione del Giappone, anche se i cristiani verranno strumentalizzati sul piano politico nei conflitti tra i signori della guerra. Per lo stesso scopo in Cina lavorerà Mendes Pinto tra il 1537-1558, tanto che nel 1581 si registrano sul territorio cinese 200 chiese e 150,000 cristiani.

Viene comunque a delinearsi un’ “Europa nutrita dal grano, un’America nutrita dal mais ed un’Asia nutrita dal riso”.

La Riforma

Nel contesto della riforma luterana, molte città tedesche si ritrovano in carenza di denaro, a causa della richiesta di fondi da parte della chiesa per la costruzione della cattedrale di san Pietro attraverso la vendita delle indulgenze. Martin Lutero nasce ad Eiseblen, in Turingia, si forma culturalmente ad Erfurt e appenderà le sue 95 tesi sui portoni della cattedrale di Wittenburg, e ciò denota un contesto più rurale di Calvino, che porta avanti la sua predicazione in una città commerciale come Ginevra.

A livello liturgico, Lutero vede nei sacramenti una frattura nel rapporto che deve istituirsi tra il fedele e la divinità, poiché si inserisce tra i due protagonisti l’intermediazione del clero. Quindi la soluzione sta nella lettura personale della Bibbia e l’abolizione dei sacramenti, eccezion fatta per il battesimo e l’eucarestia. Il fedele in questo modo risponde direttamente a Dio delle proprie azioni, e nel protestantesimo si impone come principio la predestinazione alla salvezza divina, discostandosi dal libero arbitrio del cattolicesimo. La stessa predestinazione è sottolineata particolarmente da Calvino, anche se egli evidenzia anche l’incertezza del fedele nell’essere predestinato.

Questa incertezza per lo studioso Max Weber è la causa principale del successo economico dei paesi protestanti contro i paesi cattolici, poiché proprio la ricerca di questa conferma alla salvezza il ceto dirigenziale di Stoccarda, città studiata da Weber, si impegna nell’azione individuale. Per questo Weber imputerebbe al cattolicesimo la pesante responsabilità dell’arretratezza culturale delle sue zone d’influenza (per esempio la sorte che è toccata a Giordano Bruno e Galileo Galilei). Si contrappone quindi l’esempio dell’Olanda calvinista con la Spagna cattolica, anche se allo studioso si contrabbatte che la Baviera cattolica era più avanzata della bassa Sassonia protestante.

Un’altra protesta al cattolicesimo riguarda il caso inglese, anche se la protesta si delinea maggiormente sul profilo esteriore. Infatti, con l’Atto di Supremazia del 1534 Enrico VIII confisca i beni inglesi della chiesa, rimettendoli sul mercato e ponendo così le basi della modernizzazione dello stato inglese. I nuovi beni vennero acquistati dal ceto dei free holders (i liberi proprietari), socialmente distinti dai copy holders (affittuari dei terreni signorili). A livello sempre sociale si vede l’ascesa della gentry, che assimilava la piccola nobiltà campagnola, mentre, più all’apice della scena sociale, ci sono gli yeomen, la discreta nobiltà terriera, e i land lords, ossia i grandi proprietari terrieri. Questi grandi proprietari usano alle loro dipendenze dei contadini salariati, e ciò significa la fine delle corvée medievali e la nascita del metodo capitalista.

Tutt’altro quadro si registra nella Germania luterana, dove invece si trova ancora una forte nobiltà di tipo feudale, detti junkers, e manca quindi l’inizio del processo di modernizzazione. Anzi, nel protestantesimo i principi vedono l’opportunità di estendere i propri domini a danno della chiesa romana. Ma le rivendicazioni dei contadini vengono ad unirsi a quelle di promozione nobiliare del ceto dei cavalieri, guidato Franz von Sickingen e Ulrich von Hutten, ed a capo della rivolta contadina si pone Thomas Muntzer, personalità di fede anabattista, ossia abolizionista nei confronti del sacramento del battesimo. Muntzer rivoluziona il concetto di rivolta, poiché non è presente nella sua azione alcuna programmazione, anche se c’è la pubblicazione delle 12 articoli di Memmingen, con i quali i contadini cercavano di allentare l’oppressione dei signori feudali.

Lutero, accettando l’appoggio dei principi feudali (che si realizza anche con il “rapimento” di Lutero da parte di Federico di Sassonia, ed il periodo di “prigionia” serve al monaco per tradurre la Bibbia da latino al tedesco), condannò la rivolta dei contadini, e Muntzer viene sconfitto ed ucciso sul campo a Frankenhausen (1525). L’opera di Muntzer verrà poi strumentalizzata politico-ideologicamente nei periodi successivi, e la sua azione sarà analizzata da Peter Buckle. La vittoria della reazione del regime signorile feudale tedesco avrà delle ripercussioni sullo sviluppo della modernità dello stato germanico.

A livello confessionale, Lutero venne invitato ad abiurare le sue tesi nella dieta di Worms (1521) da Carlo V, ma il monaco rifiuta fermamente. Lo scontro religioso non verrà risolto nemmeno con la dieta di Spira (o Spyer, 1529), ma si arriverà ad un accordo con la pace di Augusta (1555), che metterà base al principio “cuius regio, eius religio”, dove i sudditi di un principe devono seguire la confessione religiosa del principe stesso. Da questo provvedimento, viene a delinearsi un territorio frammentato e diversificato (alimentato dal Reservatum Ecclesiasticum del 1552, che prevedeva la restituzione dei territori ecclesiastici occupati durante la rivolta). Si creano così delle sette di stampo protestanti:

  • I luterani con Melantone e Carlostodio (ma quest’ultimo con una visione più estremistica)
  • Gli anabattisti
  • La predicazione di Ulrich Zwingli a Zurigo, che rifiuta anche il sacramento dell’eucarestia (e che viene sconfitto a Kappel nel 1531)
  • Cantoni svizzeri rimasti cattolici di Uri, Schwitz e Unterwalden, che si uniscono tra di loro

All’interno del contesto del conflitto interreligioso, si inseriscono le guerre di religione in Francia. La monarchia francese si basa su un’origine di tipo divina, e nel passaggio da stato feudale a stato centralizzato la religione non deve minare l’autorità dello stato. L’episodio più famoso è la sanguinosa notte di san Bartolomeo del 1572, che precede la guerra civile dei tre Enrichi, ossia Enrico di Guisa, Enrico III di Valois ed Enrico di Borbone. I parigini segnano la nascita dello stato moderno francese alla fine di questo triplice confronto, quando Enrico IV abiura la religione protestante nel 1589 per affermare la propria autorità sul trono, superando la lotta tra le famiglie feudali e affermando la superiorità dello stato sulla religione (usando la celebre frase “Parigi val bene una messa”).

La Francia esce quindi dal conflitto religioso interno più forte, che, secondo la visione espressa da Antonio Serra nel suo libro “Il mercantilismo”, significa che lo stato mantiene il potere e guida l’economia. La ricchezza dello stato si basa sulla detenzione di materie prime e di metalli preziosi. La presenza però dei metalli preziosi nella coniazione delle monete porta però ad una riduzione dell’intrinseco dei metalli preziosi in quest’ultime, poiché, anche se l’affidabilità delle monete cresce con l’aumentare della componente preziosa al suo interno, più metalli preziosi significa un innalzamento dei prezzi, che provoca un deprezzamento dei metalli stessi ed alla svalutazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Primus93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Ciriacono Salvatore.
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