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Appunti di Storia moderna per l'esame del professor Caridi su: dal 1492 al regno di Luigi XIV passaggio dal medioevo allo stato moderno- stato moderno in francia, Inghilterra, Germania -scoperte geografiche -Carlo V -concilio di Trento -rivoluzione inglese - Luigi XIV.

Esame di Storia moderna docente Prof. G. Caridi

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fornire la nomina dei vescovi (il monarca esercita un controllo sulla Chiesa). I 3 stati moderni sono:

Francia (principale potenza mondiale alla fine del 400 e inizi 500), Spagna, Inghilterra.

TECNICA DELL’ORDINE SVIZZERO

Nello stato moderno, oltre alla nuova artiglieria sempre più potente e alle armi da fuoco, si diffuse un

secondo elemento che determinò maggiormente il più rapido inizio dello stato moderno; esso fu l’uso in

guerra dell’ordine svizzero, ovvero una tecnica militare elaborata dai cantoni svizzeri nella loro lotta contro

gli Asburgo, cioè un dominio feudale, una delle maggiori casate dell’aristocrazia tedesca.

Gli svizzeri erano un popolo combattivo e cercarono quindi di liberarsi dal dominio degli Asburgo

attraverso questa tecnica di combattimento che resisteva agli attacchi della cavalleria conseguentemente

sconvolta. In particolare per far fronte a questa rivalità, 3 cantoni di lingua tedesca si alleano per restare

uniti, ed essi si chiamano Uri, Schwyz, Unterwalden.

In più questa nuova modalità di combattimento era particolare in quanto, gli svizzeri, all’esterno

utilizzavano delle enormi lance in modo da bloccare gli attacchi della cavalleria. Attraverso ciò gli svizzeri

riescono a prelevare sugli Asburgo e ottengono l’indipendenza; si aggiungono altri poli commerciali e gli

svizzeri vogliono espandersi nei territori francesi, scontrandosi con i Savoia e con i Duchi di Milano e

successivamente con quello di Borgogna che nel corso del XV aveva una notevole potenza ed

esposizione territoriale in quanto erano le regioni che appartenevano alla Francia.

La diffusione dell’ordine svizzero è più importante della diffusione delle armi.

L’ordine svizzero è una tecnica di combattimento con l’obiettivo di scrollarsi di dosso gli Asburgici.

Gli svizzeri saranno i protagonisti della disfatta della casata dei Duchi di Borgogna che avevano

appoggiato gli inglesi con Carlo il Temerario che viene sconfitto dagli svizzeri.

LA FORMAZIONE DELLA FRANCIA COME STATO MODERNO

La Francia fu la principale potenza mondiale alla fine del 400 e all’inizio del 500, erede diretta del regno

di Franco e della dinastia dei Valois.

Precedentemente dal 1337 al 1453 la Francia aveva combattuto una lunga guerra nota come la guerra

dei 100 anni (116 anni circa) a fase intermittente contro l’Inghilterra, consistente in una serie di conflitti.

La causa immediata della guerra dei 100 anni fu la pretesa di Edoardo III re d’Inghilterra della dinastia dei

Plantageneti (importante casata reale medievale fondata da Enrico d’Inghilterra), di succedere al Trono di

Francia alla morte di Carlo IV (1328) del trono dei capetingi affermando di esserne il legittimo erede per

parte della madre Isabella, sorella di Carlo IV e figlia di Filippo IV, il bello. Così Edoardo III voleva

contendere la corona a Filippo IV re di Francia. Un’ulteriore ragione della lotta consisteva nel controllo che

i re inglesi esercitavano su zone della Francia sulla base di antichi diritti feudali. Ciò rappresentava una

minaccia per la monarchia francese che aveva precedentemente tentato a più riprese di imporre la propria

autorità su quei territori. Dopo vari scontri e trattati e la successione alla morte di Filippo VI, di Giovanni II,

Carlo V, Carlo VI, finalmente nel 1453 si concluse la guerra con la vittoria della Francia di Carlo VII (1422-

1461) per la quale la città di Calais, fu l’unico possedimento inglese rimasto nel territorio francese fino al

1558. Questa guerra consentì ai sovrani francesi di rafforzare l’unità del regno nella difesa dalle pretese di

dominio inglese; infatti i sovrani della casa di Valois furono molto attenti ad attaccare ed eliminare i domini

feudali autonomi potenziali periodi per la stabilità della corona. E’ il caso del ducato di Borgogna, della

Piccardia dell’Artois (in Belgio entrambi), della franca Contea del Lussemburgo (vicino il Belgio) e della

Fiandra (Belgio). Alla morte di Carlo VII, il suo successore, re Luigi XI di Valois (1451- 83), cerca di

accrescere il proprio potere in Francia, favorisce la disintegrazione del ducato, dopo aver sconfitto l’ultimo

duca Carlo detto il temerario, suo avversario (1477). Egli fu un grande signore feudale, guido una rivolta di

nobili (Luigi XI favoriva la piccola nobiltà e la borghesia, parte di popolo che si era arricchita e che vede

nel sovrano il supporto contro i soprusi della nobiltà) nota come la lega del bene pubblico nel 1465. Luigi

XI, così decide di agire con l’astuzia, raggiungendo accordi diplomatici con la lega e riuscendo a isolare

Carlo il Temerario oltre le Fiandre. Conseguente mente Carlo il Temerario voleva conquistare l’Alsazia e

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la Lorena, ma gli svizzeri alleati con Luigi XI lo sconfissero dopo una definitiva battaglia nel 1477, così

infatti Carlo morì. Con la sua morte si sgretola tutto il dominio di Carlo e Luigi XI ne approfitta, prendendo

tutti i territori Francesi di Carlo e allargando la sua giurisdizione territoriale. L’erede di Carlo il Temerario fu

la figlia Maria di Borgogna, che fece appello alla Clemenza di Luigi XI che era suo padrino, ma egli non ne

volle sentire. A Maria di Borgogna restano quindi solo le Fiandre; inoltre essa va in moglie all’imperatore

Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519), imperatore del Sacro Romano Impero. Si avvia perciò in Francia la

formazione dello stato nazionale (fine 400). Così Luigi XI riuscì ad ammettere al Regno di Francia altri

nuclei territoriali che sfuggivano al controllo dei Valois, ovvero l’eredità dell’estinta dinastia degli Angiò,

comprendente le regioni dell’Angiò, del Maine e della Provenza (Calais, Borgogna e Avignone era sotto il

controllo dei papi). Il suo successore Carlo VIII (1483-98), completerà questo processo sposando Anna di

Bretagna, erede del più importante complesso semiautonomo, rimasto in territorio francese, la Bretagna.

Tale percorso di aggregazione territoriale fu sostenuto dal rafforzamento dell’esercito, reso appunto

possibile dal riordinamento di un apparato fiscale e quindi dall’imposizione di una serie di tasse da versare

direttamente alla corona ottenendo cosi un maggiore afflusso di denaro per le armi e la ricerca di migliori

mercenari. Inoltre tutto ciò fu accompagnato da un crescente controllo sulla Chiesa francese (gallicana)

infatti si eseguiva la nomina di vescovi per avere maggiore potere ecclesiastico e autonomia, in più si

instaurarono dei tribunali regi, si ebbe la riorganizzazione degli apparati giudiziari e la creazione di una

pubblica amministrazione stabile. (In Francia vi era l’organo degli stati generali: i rappresentanti del Clero,

1° ceto; l’aristocrazia; e il ceto, 3° stato). La Francia con queste trasformazioni operate principalmente da

Luigi XI e il suo successore Carlo VIII diviene la principale potenza europea in campo economico, agricolo

(esportazione di vino e sale), tessile (manufatti tessili importati dall’Italia) ed è molto popolato sotto il

profilo demografico; in campo finanziario ha anche forti rapporti con i banchieri italiani di Genova, Napoli

ecc. I successori di Carlo VIII, e cioè dei sovrani Luigi d’Orleans (1498- 1515) Francesco I (1515- 47), ed

Enrico II (1547- 59), procederanno nella loro azione di governo lungo le medesime direttrici, ma in un

contesto internazionale mutato che vede come rivale la casa d‘Asburgo.

LA FORMAZIONE DELLA SPAGNA COME STATO MODERNO

I processi di ricomposizione politico- territoriale sotto autorità monarchiche a metà 400 interessano anche

la penisola iberica (Spagna). Essa era ancor più frammentata della Francia sotto il profilo politico-

religioso, specificatamente la penisola Iberica era divisa in 5 grandi aree: il centro il regno di Castiglia, a

nord il regno di Navarra (i 4 regni cristiani), a ovest il regno di Portogallo (rimane indipendente e il resto

della Spagna è sotto il regno di Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona il Cattolico) e a est la corona

di Aragona, a sua volta comprendente diversi regni e principati di cui l’Aragona propriamente detta, la

Catalogna, Valencia e le Isole Baleari; la Sardegna (formalmente dal 1297), la Sicilia (dal 1409) e Napoli

(dal 1442); inoltre c’era il regno di Granata (stato musulmano).

Il Portogallo (rimane indipendente fino alla fine), sotto la dinastia degli Aviz, aveva intrapreso tra 400 e

500 l’esplorazione a scopi commerciali della costa atlantica dell’Africa ,cosi, attraverso la creazione di basi

lungo le coste africane da vita, secondo un modello tradizionale sperimentato nel Mediterraneo, a una

rete marittima di scambi fra l’Europa e l’Africa occidentale (vedi capitolo 3 –LA SCOPERTA

DELL’AMERICA-).

Gli altri regni iberici, a seguito di complesse vicende, intraprendono un percorso che culmina nell’unione

dinastica derivante dal matrimonio (1469 ) del sovrano di Aragona, Ferdinando II, con Isabella per la

quale si vede riconosciuto il trono di Castiglia nel 1474. (Isabella di Castiglia forniva i mezzi a C. Colombo,

a questo ne conseguirà la scoperta dell’America, infatti Colombo finanziato da Isabella e Ferdinando

salpò dal porto spagnolo di Palos, per il viaggio verso il Nuovo continente, gettando le basi per la

creazione dell’impero coloniale spagnolo d’oltreoceano). Tale evento unisce le sorti dei due regni che

mantengono però leggi e istituzioni distinte in quanto entrambi i regni avevano due diversi parlamenti e 2

lingue differenti, rispettivamente quella castigliana e quella catalana, inoltre Aragona prevaleva sulla

Castiglia poiché aveva maggiore potenza nel mediterraneo, ma successivamente questo evento si

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verificherà all’inverso. I due regni indipendenti sul piano amministrativo, dinastico e finanziario, mentre il

governo e l’amministrazione della giustizia furono esercitati in comune su tutto il territorio.

Ferdinando e Isabella, conosciuti come “i re cattolici”, crearono un potente esercito comune e condussero

cosi a termine il processo di riconquista militare di quella parte della Castiglia meridionali ancora rimasta

sotto il dominio arabo- musulmano (ultimo re musulmano), cioè Granada. Pertanto con la presa di

Granada 1492 viene abbattuto l’ultimo regno arabo della penisola iberica nel 1512 (20 anni dopo)

conquistano anche gran parte del regno Navarra spartito con Francia. Comunque dopo ciò i re cattolici si

trovano a governare su una popolazione composta da cospicui gruppi etnici e religiosi che professano

religioni diverse dal cristianesimo (ebraismo e islamismo). I nobili e i feudatari a causa di queste difficoltà

(etnie) si trovano a subire dei problemi e per contrastare i soprusi di queste etnie nel 1476 Ferdinando

organizzò la santa hermandad o sacra fratellanza, una sorta di polizia militare che consenti il

rafforzamento della politica dei re cattolici volta all’autorità regia sulle più potenti famiglie dell’aristocrazia.

(Anche in Spagna lo sforzo del sovrano di controllare e togliere potere ai feudatari può contare sulla

borghesia cattolica, costituita dalle minoranze religiose). Nel frattempo vennero istituiti degli istituti degli

ordini religiosi e monarchico cavallereschi, con l’ordine di combattere. Sotto il profilo finanziario non vi è la

dipendenza dai tributi che arrivavano alle casse dello stato attraverso il popolo spagnolo considerato

come una forza viva. Infatti a conferma di questo vi erano le Cortes spagnole che rappresentavano

quello che è oggi il parlamento, non avendo però la stessa funzione attuale (quella di discutere e

prolungare le leggi. Le Cortes rimasero al fianco della corona spagnola come alleate; consisteva nella

partecipazione del popolo spagnolo ai compiti dello stato; le cortes allora avevano il potere di carattere

fiscale, gli si richiedeva di approvare i tributi del sovrano. Tuttavia il re Cattolico fa affluire denaro per

procedere all’accertamento del potere nelle sue mani, per istituire tribunali regi; cerca di costruire la

artiglierie. Egli ha una funzione decisiva, l’assegnazione di beni di natura ecclesiastica; ruba le scene alla

moglie e riesce ad accentuare il suo potere ed ad estendere il suo dominio ad eccezione del Portogallo.

La lunga stagione della reconquista fa esplodere il timore per la “contaminazione” etnica. Grazie alla

creazione nel 1478 di uno speciale tribunale ecclesiastico inquisitoriale per i regni spagnoli, detto perciò

“INQUISIZIONE SPAGNOLA”, che papa Sisto IV ha posto alle dirette dipendenze della corona, i due

sovrani tendono ad imporre l’uniformità religiosa cristiana, usando la forza nei confronti delle minoranze

etnico- religiose. A conseguenza di ciò Ferdinando il cattolico cerca di venire incontro ai sudditi che non

vogliono concorrenza di ebrei e mori, abili nel campo agricolo. Di qui la decisione di procedere

all’espulsione degli ebrei (1492) da tutti i domini dei re cattolici e di convertire con la forza al cristianesimo

la popolazione di fede musulmana presente in tali territori (1502). La cacciata dei mori e degli ebrei reca

problemi di economia al paese. Dopo l’emanazione di una bolla, ovvero di un documento pontificio nel

1450 si stabilì che si stabili che si poteva eseguire un prestito di denaro se non superiore al 10% annuo e

poteva essere praticato anche dai cristiani. Infatti prestare denaro a qualsiasi interesse era considerato

peccato mortale che comportava la scomunica e ciò poteva avere sia effetti religiosi ma anche civili in

quanto chi era scomunicato non poteva pretendere la restituzione del denaro. A quel tempo avere il

denaro in prestito era necessario: prima della bolla, si cercava di fare ricorso agli ebrei ( non solo in

Spagna ma anche nel Regno di Napoli); gli ebrei non potevano avere delle proprietà terriere, erano bravi

nel commercio e finanza e prestavano denaro soprattutto. Essi vivevano in un loro quartiere, definito la

Giudecca con le loro leggi e norme si dedicavano al monopolio e al commercio della seta; ma con

l’emanazione della Bolla il ruolo degli ebrei viene meno e quindi vengono espulsi agli inizi del 1500 da tutti

i territori spagnoli. In Spagna si diffonde inoltre (per il distacco) una prassi, ovvero una sorta di

spasmodica preoccupazione definita LIMPIEZA DE SANGRE, cioè “purezza di sangue” cristiano, per la

quale si stabiliva secondo un’idea razzista, che per legge per accedere a determinati impieghi (carriera

ecclesiastica militare o burocratica) bisognava dimostrare di non avere né discendenti o antenati

musulmani o ebrei. Tale vera e propria ossessione è assai importante nelle società iberiche, in quanto la

purezza di sangue acquista un ruolo essenziale per la certificazione della nobiltà (l’universo nobiliare era

rappresentato da una scala gerarchica che prende posizione dai titoli feudali concessi dai sovrani

__principe, duca, barone, marchese, conte ecc..__ Era nobile chi aveva una discendenza nobiliare antica;

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chi svolgeva attività meritevoli a favore del sovrano in campo militare e civile; ed inoltre la mobilitazione si

raggiungeva più frequentemente attraverso la ricchezza). (vedi capitolo 2 –la nobiltà-).

La conseguenza di queste attività porta la Spagna di attraversare una forte crisi economica perché tutte le

attività che venivano svolte dagli ebrei vengono meno. Con le conquiste di Ferdinando , la penisola iberica

viene in pratica ad essere dominata, ad eccezione del Portogallo, da un’unica dinastia territoriale che fu

denominata Spagna.

LA FORMAZIONE DELL’INGHILTERRA COME STATO MODERNO

Con la guerra dei 100 anni tra Francia e Inghilterra (1337- 1453), vinta dalla Francia nel 1453; l’Inghilterra

aveva dovuto rinunciare a tutti i possedimenti nel suolo francese, ad eccezione di Calais che rimane sotto

il dominio degli inglesi. Nei decenni successivi, quindi alla conclusione della guerra dei 100 anni, in

Inghilterra si verificarono una serie di conflitti interni animati da due casate contrapposte, ovvero la casata

York e la casata Lancaster, che si contendevano il diritto alla successione sul trono inglese, che si

contendevano il diritto alla successione sul trono inglese come eredi dell’estinta dinastia dei plantageneti.

Questa stagione di conflitti è nota come guerra delle rose (1405- 1509, guerra civile), cosi definita per le

insegne sugli scudi delle fazioni in lotta: infatti la casata degli York aveva come emblema la rosa bianca,

mentre la casata dei Lancaster aveva come emblema la rosa rossa. Inoltre la casata York era

maggiormente pacifista e comprendeva tutti i coloro che sostenevano che bisognava prendere atto di

questa sconfitta e volevano mantenere la pace e pensare ai problemi del paese; mentre sul versante

opposto, cioè la famiglia dei Lancaster, era maggiormente bellicosa in quanto voleva riprendere il potere

sulla Francia e riconquistare i territori. Pertanto l’Inghilterra lacerata da questa guerra che indebolisce

l’autonomia della corona e la rende fortemente dipendente dall’aristocrazia, nonché dal parlamento del

clero e dalle città; alla fine si giunge ad un accordo sancito tra il matrimonio di Enrico VII Tudor (erede dei

Lancaster) ed Elisabetta York, ponendo fine alla guerra, cosicché la monarchia inglese ritrova una propria

capacità di azione politica, mediante la riorganizzazione del sistema fiscale. Nel 1485 Enrico VII Tudor

sale al trono nel 1509. Egli rafforza il proprio potere, percorrendo la stessa strada di Luigi in Francia e

Ferdinando in Spagna. Egli cerca attraverso questo suo potere di aumentare la disponibilità finanziaria

(denaro). Il denaro proviene dalle confische dei beni della nobiltà che si era sterminata alla fine di questa

guerra. Enrico VII Tudor (re d’Inghilterra) riesce a non dipendere più dalla nobiltà che dominava il

parlamento inglese: riscuotere le imposte. (Organo che vede in rappresentanza borghesia, nobiltà e clero,

raggira quest’ostacolo attraverso le confische) Istituisce i tribunali regi e un organo supremo, corte di

cassazione e la camera stellata (starchamber), un tribunale di diretta dipendenza regia (dipendeva dal

sovrano) che consente al sovrano un’ampia giurisdizione su reati di natura politica (gestiva

l’amministrazione della giustizia). Inoltre con il suo regno, si riesce a sottomettere l’Irlanda e a rendere

dipendente il parlamento irlandese (Irlanda assoggettata all’Inghilterra); i rapporti rimangono tesi anche

con il regno di Scozia. Pertanto l’Inghilterra si estese fino all’Irlanda dopo la guerra dei 100 anni. Tutte

queste strategie attuate da Enrico VII Tudor, puntano anche su un’espansione commerciale e marittima

( per la sua posizione geografica) sostenuta da una robusta flotta militare ( navale). Perciò la flotta

mercantile servì ad incrementare il proprio commercio che si basava sull’esportazione della lana.

L’incremento dell’allevamento degli anni tra 400 e 500 diviene il settore principale per l’Inghilterra; in più

l’Inghilterra si avvia a fare concorrenza alle città italiane e fiamminghe (gruppo etnico storicamente legato

alla regione delle Fiandre _ Belgio settentrionale _ ) per diventare una potenza marittima. Tutto ciò verrà

continuato dal figlio Enrico VIII Tudor (1509- 1547), che mirerà a fare dell’Inghilterra una protagonista

dello scenario europeo e che separerà la Chiesa d’Inghilterra da quella di Roma, dando via attraverso il

protestantesimo ad una chiesa anglicana autonoma nei confronti del potere pontificio, posta sotto lo

stretto controllo della corona. Sul finire del ‘400 si verifica la formazione dello stato nazionale.

GLI ALTRI STATI EUROPEI TRA 400 E 500 5

La crescita delle “nuove” monarchie ( Francia, Inghilterra e Spagna) avviene in un continente europeo

dominato per gran parte da realtà territorialmente meno vaste: si tratta di una galassia composta da regni,

principati indipendenti, città autonome e repubbliche, ma anche da territori soggetti all’autorità del Sacro

Romano Impero della nazione germanica e di quelli dell’Italia centrale, che fanno parte dello stato della

chiesa.

LA GERMANIA

Tra 400 e 500 la Germania è sotto a sovranità nominale del Sacro Romano Impero che non costituisce

un’entità vera e propria ma è una confederazione di entità politico – territoriali (dalle piccole città- stato,

come Norimberga, ai grandi principati ecclesiastici come il Ducato di Sassonia e l’arcivescovo di Brema).

Il Sacro Romano Impero avrebbe dovuto comprendere tutti gli Stati Nazionali con una sola autorità

religiosa (il papa) e l’imperatore, un’autorità politica; ma vi successe un processo d’indebolimento

dell’autorità stessa dell’imperatore per l’incapacità di accentuare il suo potere.

Vi sono due principali differenze tra impero e una qualsiasi nuova monarchia.

La corona imperiale non era ereditaria ma la si otteneva mediante elezione, quindi era una corona

elettiva sulla base della procedura stabilita con la “ bolla d’oro” dell’imperatore Carlo IV di Lussemburgo

(1356), l’imperatore viene scelto da un corpo elettorale non modificabile composto da 7 grandi elettori di

cui 4 laici ( re di Boemia, duca di Sassonia, conte del Palatinato Renano e il margravio del Brandeburgo)

e 3 ecclesiastici (gli arcivescovi- principi di colonia, Magonza e Treviri); questi grandi elettori erano 7 e

decidevano quale imperatore sarebbe salito al trono (1456); pertanto non c’era la sicurezza per il figlio di

succedere al padre ma si doveva giungere a degli accordi. Nelle nuove monarchie invece vi è

l’esistenza in tutto l territorio dell’impero di poteri autonomi soggetti all’autorità imperiale, ma in sostanza

svincolati dal su potere che consisteva in una serie di attribuzioni simboliche di grande prestigio (ad es.

l’imperatore può “creare” feudi, titoli nobiliari e legittimare signori ecc.). A ogni modo, la tendenza del

“nuovo” modello regio si fa sentire anche nei territori in cui vi è un impero; infatti si ebbe una

trasformazione della carica imperiale da elettiva a quasi- ereditaria. Ciò è dimostrabile con il fatto che dal

1438 sino alla fine dell’impero Lussemburgo 1918 ( 5 secoli) sul trono imperiale vi sono stati solo

esponenti e membri di una sola dinastia, cioè quella degli Asburgo (signori dell’aria austriaca ed eredi del

ducato di Borgogna). Infatti l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo (1493- 1519), grazie al matrimonio con

Maria di Borgogna figlia e unica erede del duca Carlo il Temerario riesce, in seguito alla dissoluzione del

ducato borgognone e alle lunghe guerre con la Francia, ad acquisire la sovranità sulla Franca Contea e

Paesi Bassi. Nel corso del 400 la politica degli Asburgo era duplice in quanto essi puntavano a

mantenere il titolo imperiale all’interno della famiglia con un meccanismo rimanente elettivo ; dall’altro

tendo ad accrescere il proprio potere per rafforzare l’autorità imperiale. Tale strategia fu sostenuta da

un’accorta politica di alleanze matrimoniali con lo scopo di acquisire le corone di Boemia e Ungheria.

Durante questo percorso, l’’imperatore poteva convocare delle assemblee definite diete dell’impero per

la quale parteciperanno i rappresentanti dell’impero degli stati (400) tedeschi. Il re non aveva un potere

assoluto ma condizionato. In Germania ci sono state delle notevoli rivoluzioni soprattutto economiche

nelle città che si trovano nel mare del nord (Amburgo o Strasburgo, Norimberga) e queste avevano

necessità di difendersi dai soprusi dei feudatari cosi si strinsero 2 leghe:

- Lega della città del Nord ( Ansa Tedesca )

- Lega della città del Sud ( Lega Sveva )

Esse avevano delle proprie forze armate, e un proprio statuto. La lega Sveva collaborava con gli Asburgo,

mentre la Lega Ansa Tedesca era del tutto indipendente. (Il potere degli Asburgo diviene limitato).

Inoltre vi erano i Lanzichenecchi, cioè una milizia molto agguerrita, poi vi erano i cavalieri (cadetti, parte

minore della nobiltà) dediti al mestiere delle armi, in più si verificarono delle rivolte da parte di contadini

che si trovavano ai limiti della sussistenza. La mancanza di evoluzione delle strutture dell’impero, portò

alla non formazione della Germania come stato moderno. 6

LA RUSSIA NEL 400

Agli inizi dell’età moderna, la Russia è il paese asiatico meno avanzato rispetto agli altri. In Russia

(estremo oriente) vi era la lingua slava e una religione ortodossa; nel corso del XIII secolo vi erano

insediati i tartari che dall’oriente si erano trasferiti poi in occidente (dalla Mongolia in Asia, entrarono in

Europa). Il Sacro Romano Impero non fu comunque l’unica entità a vantarsi del titolo imperiale. Ad

esempio i sovrani della Russia a partire dal 1493, in specie Ivan III (1462- 1505). Il Grande si proclamava

autocrate di tutte le Russie utilizzando il titolo di zar, derivato dalla parola latina di Cesare, ovvero

l’appellativo con cui ci si rivolgeva all’imperatore; Inoltre egli sposa l’ultima discendente dell’impero

romano d’Oriente, rivendicando così l’eredità. Perciò Ivan III il Grande ha sotto il proprio controllo quasi

tutta la Russia attuale grazie alla corruzione e imprese militari. Tuttavia si formo così il gran Ducato che

acquistò un prestigio maggiore quando il Patriarca Ortodosso trasferì la sua sede della chiesa da Kiew a

Mosca (1462) che divenne la terza Roma e fu protettrice degli ortodossi fino alla rivoluzione d’ottobre

(1917).

L’IMPERO OTTOMANO (I TURCHI) vedere cap. 6

Con la caduta dell’Impero Romano d’Oriente nel 1453, nella parte sud – est, nella Costantinopoli

ribattezzata Istanbul s’insediarono i turchi con il loro impero ottomano, edificando nel Mediterraneo

orientale e nei Balcani un vasto aggregato che faceva parte dell’attuale Turchia e comprendeva al suo

interno province e potentati (dominii) semiautonomi. Essi si espansero nel bacino del Mediterraneo (Siria,

Palestina ed Egitto furono conquistati nel 1516- 1517); inoltre ampliarono il loro dominio anche in Grecia,

Serbia e Danubio (Penisola Balcanica), Africa meridionale- settentrionale e Siria dirigendosi in più verso

l’Asia, continuando a rappresentare un pericolo per i cristiani in quanto principalmente l’impero ottomano

è di fede musulmana, ma al suo interno i sudditi di religione diversa erano tollerati.

Diverso, sotto l’aspetto religioso fu per i popoli sottomessi che potevano scegliere la conversione o

mantenere la propria religione, infatti per tal ragione vi erano i rinnegati, cioè cristiani convertiti all’islam

per la quale le condizioni di vita di queste popolazioni assoggettate ai turchi erano precari.

L’espansione dell’impero ottomano fu favorita dal sultano che disponeva di un forte esercito di uomini e

mezzi in quanto il ruolo rilevante era occupato dalla fanteria; esso fu la principale potenza orientale in

contatto sia con l’impero asburgico, sia con la Repubblica di Venezia. Tuttavia, anche l’impero ottomano

presenta delle debolezze, in quanto esso è costituito da un pluralismo di territori diversi e non contigui con

popolazioni aventi tradizioni, lingue, culture e religioni diverse; infatti la religione musulmana ufficiale

adottata dagli ottomani, si contrappone al credo sciiita. Pertanto a causa della mancanza di omogeneità

nazionale e dell’autonomia concessa alle regioni conquistate vi è l’assenza di un assolutismo monarchico.

L’IMPERO OTTOMANO

A metà 500 la grande espansione ottomana sul Mediterraneo cominciata nel 1453 con la conquista di

Costantinopoli si conclude. L’impero ottomano fu quindi una grande potenza sia dal punto di vista

territoriale, politico e soprattutto militare grazie all’azione di Maometto I (1451- 81), ma ancor più di

Solimano il magnifico, per la quale il dominio dei sultani si estende dalla frontiera del Marocco fino alla

Persia, dalle regioni Balcaniche alle rive del mar Nero ad Aden. Agli occhi dei contemporanei occidentali,

l’impero ottomano suscita sia meraviglia per le grandi doti espansionistiche, ma anche evoca un diffuso

timore per la potenza politica di religione musulmana. Solimano il magnifico, detto il legislatore, fu il più

importante tra i tanti sultani a dare una base alla potenza ottomana tra 4- 500. Il sultano è il capo

supremo e riserva un’autorità assoluta in ogni ambito, ad eccezione di quello religioso in cui vige la legge

del Corano. La sua reggia è il palazzo di Topkapi a Istanbul, in più la parte esterna del palazzo e sede del

governo centrale presieduto dal gran visir, che scelto personalmente dal sovrano, egli detiene il suo

potere. Per quanto riguarda l’esercito ottomano, esso è composto da giannizzeri, mentre per la

legislazione, oltre al corano ci sono i qadi, cioè i giudici. Quest’impero inoltre accomunava diverse

popolazioni per lingue, tradizioni, religioni; in ogni comunità vi era un’autorità religiosa come ad es. il

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rabbino capo per gli ebrei o il patriarca per i cristiani . In più l’intera popolazione dell’impero ottomano era

classifica in 2 gruppi principali: il primo, quello degli askeri, cioè tutti i soldati al servizio del sultano; invece

il secondo gruppo, quelli de re’ aya, cioè i sudditi (contadini, artigiani, mercanti) obbligati alla tasse a

differenza dei soldati.

LA POLONIA (ORIENTE) insieme alla Lituania

La maggioranza dei poteri pubblici che governano le società europee sono organizzati in regni o principati

che ad es. nell’Europa orientale e settentrionale non presentano. In Polonia la monarchia non riesce a

diventare ereditaria in quanto resta elettiva e quindi più debole e condizionata dai suoi elettori, i grandi

nobili molto agguerriti (magnati, padroni di vasti territori); essi (nobili) tra 400 e 500 presentano un

ostacolo insormontabile per i sovrani per avere un potere assoluto (quindi non uno stato moderno). In

Polonia, pertanto, regnava una sorta disordine interno dovuto alla nobiltà che riusciva a condizionare le

iniziative del monarca prendendo decisioni in campo militare ed economico in quanto esse per passare

dovevano essere accolte all’assemblea. La Polonia aveva vaste pianure produttrici di cereali; era fragile,

non poteva contare su un’attrezzatura vasta. In più, agli inizi del 400 la Polonia aveva rafforzato il polo

politico in oriente grazie alla vittoria dell’ordine dei cavalieri teutonici (religione politeista). I Jagelloni,

inoltre furono una dinastia reale originaria della Lituania che regnò in diversi paesi dell’Europa centrale tra

il XIV sec. E il XVI in specifico essi in Polonia furono presenti negli anni che vanno dal 1440 al 1572.

LA LITUANIA (ORIENTE)

Il Regno di Lituania era politicamente unito sotto la dinastia dei Jagelloni che riesco ad avere dominio su

Boemia ma non riescono ad imporre il loro assolutismo per la mancanza di componente borghese

abbastanza sufficiente, un ceto di artigiani.

UNGHERIA

La dinastia dei Jagelloni riesce ad avere il controllo dell’Ungheria per un breve periodo ma non riesce a

diffondere l’assolutismo per la mancanza di un componente borghese consistente che possa appoggiare il

sovrano.

DANIMARCA, Svezia e Norvegia

Agli inizi del XVI sec. Svezia e Norvegia erano riunite, sotto il dominio danese, che progressivamente

daranno vita a monarchie autonome. Con l’accordo nel 1397 vi fu quindi la formazione di un vasto regno

sotto il re di Danimarca che tenne sotto controllo non solo la penisola danese infatti i danesi non

sopportavano il controllo degli imperatori e cercarono di ribellarsi; ne consegue la mancanza di unità dello

stato; non c’è un ceto borghese consistente per sostenere lo sforzo del re. In più la Danimarca è

economicamente e politicamente arretrata.

L’ITALIA TRA 400 E 500

(PRIMA) In Italia durante la formazione delle “nuove” (ereditarie) monarchie europee vi erano principati o

signorie, chiamati genericamente potentati autonomi in quanto privi del titolo regio o principesco che solo

il papa o l’imperatore potevano conferire. Tali entità politiche frammiste e presentano città indipendenti

che si reggevano in forma di repubblica.

La repubblica è una forma di governo rinata nel medioevo se esempio delle antiche città – stato dalla

Grecia classica e della Roma prima dei Cesari. I governanti di tali repubbliche cittadine sono eletti da

cittadini che non comprendono l’insieme della popolazione, ma solo i suoi stati superiori ricchi come i

nobili. Anche i cantoni svizzeri si reggono in forma repubblicana, essi furono uniti da una confederazione

che dal 1499 avevo posto fine alla dipendenza del Sacro Romano Impero. In generale nel caso italiano e

svizzero, la forma repubblicana ha favorito la partecipazione collettiva degli strati più abbienti della società

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per la quale vi sono state politiche più attente alla difesa degli interni comuni e alla crescita collettiva. La

repubblica era vista come una forma adatta esclusivamente a comunità cittadine o a piccoli stati per la

quale si riteneva la democrazia praticabile solo su una pizza in cui tutti si conoscono (l’agorà); pertanto

essa è ritenuta inadatta al governo dei grandi stati dove vi è la monarchia.

(DURANTE) Durante il 400 ovvero prima che si avvertissero le scoperte geografiche gli stati italiani

arrivano ad un livello d’avanguardia sia in campo artistico – culturale, economico e finanziario; dovuto in

qualche senso anche a rinascimento e all’umanesimo (vedi cap. 4) che sfociarono in uno sviluppo artistico

nelle varie forme. I principali esponenti del Rinascimento furono gli italiani, Michelangelo, Giotto e

Raffaello. L’Europa non conosce tuttavia la bellezza artistica che dal 400’ al 500’ colpisce e caratterizza

l’Italia. Il commercio, la produzione di manifatture tessili come lana e seta, esportati poi in Europa, la

finanza e la cultura, furono dei settori importanti per lo sviluppo da invidiare al resto d’Europa; anche il

settore economico svolge un ruolo determinante per l’agricoltura nella Pianura Padana. Tuttavia gli stati

italiani divisi tra loro erano deboli in campo militare, politico e sociale, dovuto anche alla difficoltà degli

stati regionali in quanto incapaci di resistere singolarmente ad un nemico straniero; in più non esisteva

ceto medio e vi era un accertamento del potere da un singolo o una cerchia ristretta, infatti il potere era

concentrato nelle mani di aristocratici e signorie. Il popolo non era interessato al futuro dell’Italia, i

mercanti banchieri erano soggetti al pericolo capitalistico che poteva naufragare; all’interno degli stati vi

erano lotte per il potere è molti cercavano di intraprendere la carriera ecclesiastica.

(DOPO) Inoltre la scoperta delle Americhe vi fu un’importante disponibilità di denaro prezioso che prima

erano nelle mani di grandi famiglie come i medici (finanzieri e mercanti banchieri) e famiglie della

borghesia genovese, per la quale vi facevano ricorso i sovrani quando avevano bisogno di denaro. Alla

fine del 400, l’Italia risulta perciò divisa in numerose stati di dimensione medio piccola. I principali

nell’Italia settentrionale si contano da est verso ovest, il ducato di Savoia, a cavallo delle Alpi

(comprendente gli attuali Piemonte e Savoia); la repubblica di Genova (attuale Liguria); il ducato di Milano

governato prima dai Visconti e poi dal 1450 dagli Sforza (includente parte dell’attuale Lombardia e terre

emiliane); la repubblica di Venezia. Nell’Italia centrale vi sono invece la signoria di Firenze, sotto il

governo dei Medici, che dal 1434 avevano trasformato il comune fiorentino in uno stato regionale

repubblicano principesco comprendente la Toscana, eccetto le repubbliche autonome di Lucca e Siena, e

lo stato della chiesa (occupante le attuali regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e parte dell’Emilia

Romagna). Nell’Italia meridionale infine vi è il Regno di Napoli, governato da un ramo cadetto ma non

autonomo, della dinastia aragonese, mentre i regni di Sicilia e Sardegna dipendevano direttamente dalla

corona d’Aragona.

Tuttavia i più importanti stati o repubbliche furono la repubblica di Venezia, di Genova, il ducato di Milano,

lo stato di Firenze e i piccoli stati di Savoia. La repubblica di Venezia deteneva un vasto impero

commerciale in quanto possedeva il monopolio nel commercio delle spezie. Essa penetrò verso la

terraferma per conquistare territori e controllare territori e controllare il mare Adriatico, soprattutto

l’Adriatico settentrionale dove gli Asburgo facevano concorrenza ai veneziani. Venezia fu uno stato forte,

molto vasto comprendente molte isole adriatiche Istria, Dalmazia, isole ionie (vicino alla Grecia), le più

grandi isole del Mediterraneo orientale tra cui Creta, Cipro, Rodi, Candia; inoltre allargò in terraferma ,

nella parte degli attuali Veneto, Lombardia, Friuli. Aveva una potente flotta navale ma dipendeva da altri

per l’agricoltura sviluppata maggiormente in Sicilia. Firenze aveva realizzato in Toscana uno stato di

dimensione regionale, assoggettando altre città concorrenti come Pisa, con il potenziamento della

marineria. I Medici furono la famiglia principesca che acquisì importanza a Firenze a partire dal 1434,

attivi protagonisti della vita pubblica ed economica della città ben prima della loro grande ascesa. La

figura di Lorenzo il Magnifico (1449- 1492), figlio di Piero fu molte importante in quanto fece molto per la

sua città; egli era un uomo colto, intelligente. Nemico dichiarato fu Girolamo Savonarola, che nella sua

convinzione ultrareligiosa non poteva scontrarsi con il libero pensiero di Lorenzo basato sulla centralità

dell’uomo, mantenendo con lui comunque un rispetto reciproco. Alla morte di Lorenzo nel 1492, il figlio

Piero si rivelò di non essere all’altezza dell’incaico che ricopriva e tramite questa sua debolezza, venne

cacciato dalla città che divenne in seguito uno stato governato da Savonarola (religioso e politico italiano)

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per la quale in quanto religioso, cercò di rinnovare la chiesa. Il trionfo del frate domenicano fu breve, infatti

travolto dalle lotte tra le fazioni ( i palleschi per i Medici e i Piagnoni per Savonarola) e soprattutto per

l’apposizione di Papa Alessandro VI, Savonarola viene condannato al rogo e nel frattempo la repubblica si

trovò a navigare in cattive acque per la difficile situazione internazionale. La repubblica di Genova

aveva anch’essa creato una serie di basi commerciali sparse per il mediterraneo; dominava sulla costa

della Liguria, controllava la Corsica ed aveva stretti rapporti con la Spagna e con il Ducato di Milano.

Genova non aveva libertà d’azione per svolgere anch’essa una politica espansionistica. I genovesi

praticavano molto commercio insieme alla repubblica di Lucca, vissuta più a lungo con notevoli risorse

finanziarie; in particolare il commercio della seta aveva un ruolo importante. Su di essa in più riprese,

governarono anche le signorie Milanesi dei Visconti e degli Sforza con alterne vicende. La Lombardia

comprendente il Ducato di Milano fu minacciata dalla repubblica di Venezia e dall’avanzata degli

svizzeri; le signorie presenti qui conducono prima a Gian Galeazzo Sforza assassinato nel 1476 e poi a

Ludovico il Moro duca di Milano dal 1480 al 1499. Il ducato di Milano era fiorente nel settore tessile e nelle

armature, ebbe una posizione geografica favorevole ed influenzò il porto di Genova, è ambito dalle

principali potenze economiche. I piccoli stati di Savoia erano tra la fine del 400 e il 500 un territorio di

secondaria importanza che apparteneva alla Francia; qui vi era una politica subordinata a quella francese

(una sorta di vassallaggio).

Nel cinquantennio (1494- 1554) l’Italia divenne un vero e proprio campo di Battaglia in cui i contendenti

furono le nuove e vecchie monarchie europee. Questo periodo di lungo dominio straniero venne definito

come “perdita della libertà d’Italia”. Dopo una lunga fase di guerre che aveva segnato la prima metà del

XV secolo, e maggiori stati della penisola (Milano, Venezia, Stato della Chiesa, Firenze e Napoli)

stipuleranno con la pace di Lodi (1454) un accordo basato sul rispetto del principio dell’equilibrio;

pertanto la situazione italiana rimase stabile, anche grazie all’azione del signore di Firenze, Lorenzo dé

Medici, il magnifico (1469- 92), abile diplomatico, umanista, protettore delle arti e delle lettere.

LE SCOPERTE GEOGRAFICHE (durante 1400 e seconda metà del 1400)

Nel corso del XV secolo s’intensificarono vari traffici fra i maggiori centri mercantili del tempo come

Venezia e Genova che percorsero diverse rotte atlantiche; anche i mercanti portoghesi s’inserirono nei

traffici fra Mediterraneo e Atlantico cosi come i porti dell’Europa settentrionale furono rilevanti per i gruppi

mercantili catalani; infatti Barcellona è un’importante snodo commerciale del Mediterraneo occidentale,

oltre ad essere capitale del regno d’Aragona. Pertanto si svilupparono diversi monopoli tra cui quello delle

spezie capitanato dai veneziani, e quello dell’oro ricercato dai mercanti arabi. Inoltre nel 1403 una

spedizione castigliana occupa le Canarie impiantando nell’isola la coltivazione della canna da zucchero.

In più nel corso del tempo vi fu lo sviluppo di tecniche e strumenti navali come la velatura composita, la

galera mediterranea, imbarcazioni dotate di cannoni come la caracca e la caravella, nonché il galeone.

Contribuiscono infine allo sviluppo della navigazione e delle esplorazioni atlantiche, la diffusione di

strumenti quali la bussola, l’astrolabio, la cartografia, rudimentali mappe ecc. Il principe Enrico (1394-

1460) detto in seguito il Navigatore appartiene alla nuova dinastia regnante degli Avis in Portogallo, egli

promuove attività commerciali ed esplorazioni, nelle quali investe il proprio denaro; andando a colonizzare

Porto Santo e Madeira per la quale impianta uno zuccherificio, spezia esotica considerata preziosa, infatti

gli unici europei a possedere piantagioni di canna da zucchero sono i veneziani. Nel frattempo maturò

l’idea di raggiungere le Indie aggirando via mare il continente africano per la quale non sono note le reali

dimensioni. Conseguentemente vennero così inaugurate 2 rotte che permisero di raggiungere con più

facilità le coste Atlantiche dell’Europa dall’Africa occidentale, ovvero la volta da Guinè e quella da Mina

in uso dal 1443 al 1471. Ciò rese possibile il progetto di circumnavigazione per arrivare alle Indie per

impadronirsi del commercio delle spezie (pepe, cannella, chiodi di garofano). Alla fine del 1487, la punta

estrema del continente africano viene doppiata da una spedizione guidata da Bartolomeo Diaz, il quale

la battezza Capo di Buona Speranza. Dieci anni dopo, nel luglio 1497, un altro portoghese, Vasco da

Gama, parte da Lisbona con una flotta di 4 navi, riesce a circumnavigare buona parte dell’Africa e ad

attraversare l’Oceano Indiano approdando infine in India nel maggio 1498, dove il commercio delle spezie

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è saldamente in mano ai mercanti arabi che le trasportano via mare fino ai porti del Golfo Persico o del

Mar Rosso. Ben presto però il commercio arabo delle spezie viene contrastato dai portoghesi per la

quale nel 1504 pongono fine alla fase di piena libertà di questa spezie decretando che esse debbano

essere ammassate a Lisbona (Portogallo) per poi rivenderle. A partire dal 1505, tramite l’idea di

Francesco de Almeida, i portoghesi creano una serie di stazioni commerciali fra le coste dell’Africa

orientale e quelle dell’India occidentale, volte ad assicurare il controllo delle lotte commerciali dell’Oceano

Indiano. Tuttavia i Portoghesi cercano di impedire e di reprimere le altre popolazioni nel commercio, ma

queste ben presto si ribellano come il sultanato d’Egitto e i veneziani; ma oltretutto il sistema creato dai

portoghesi fa di Lisbona il maggiore emporio europeo per le spezie, vendute a prezzi inferiori rispetto

a quelle praticate nelle altre piazze. La corona inoltre si riservò il monopolio dell’esportazione verso l’India

dell’argento e del corallo, in più Anversa fu indicata come la maggiore piazza commerciale europea

d’inizio 500. La strategia dei portoghesi d’impedire con la forza gli altri commerci, durò solo un breve

periodo; infatti essa fu contrastata dall’alleanza del nascente impero ottomano con Venezia, che a partire

dal 1520 rende sempre più problematico per i portoghesi il blocco delle rotte tradizionali delle spezie.

Negli ultimi anni del 400, mentre le navi portoghesi costeggiavano l’Africa per raggiungere l’Oceano

Indiano, la corona di Castiglia promuove una spedizione nell’Oceano Atlantico di enorme portata storica.

Infatti dopo il trattato di Alcáçovas (1479) sancì il riconoscimento della sovranità castigliana sulle Canari e,

la Castiglia porta a termine la riconquista della penisola iberica (1492). In questo contesto il genovese

Cristoforo Colombo propone alla regina Isabella di Castiglia di organizzare e finanziare una spedizione

navale a Catai, ossia la Cina, in cui vi è una terra favolosa, ricca di spezie e sete preziosissime,

navigando verso occidente basandoti sulla sfericità della terra; tuttavia il progetto di Colombo fu bocciato

in un primo momento in quanto troppo dispendioso dal re del Portogallo. Alla fine però Colombo ottenne il

denaro necessario in parte dalla corona castigliana in parte da mercanti genovesi per equipaggiare 3

caravelle. Così il 12 ottobre 1492 le 3 navi (la Nina, la Pinta, e la Santa Maria) dopo oltre 2 mesi di

navigazione, approdano nella terraferma ovvero su un’isola delle attuali Bahamas, alla quale Colombo da

il nome di San Salvador, prendendo possesso a nome della corona castigliana. Quindi la spedizione tocca

Cuba e Santo Domingo. Il genovese però fu convinto anche fino alla morte di avere raggiunto non una

terra sconosciuta ossia l’America , ma delle terre del Giappone in quanto scopo primario della sua

impresa è l’apertura di una nuova via per i traffici con l’oriente. Con il rientro di Colombo in Spagna nel

1493 si apre la fase delle esplorazioni delle terre a occidente dell’Oceano Atlantico. Ma sin dall’inizio la

scoperta delle nuove rotte atlantiche pone alla corona portoghese e a quella castigliana il problema della

delimitazione dei rispettivi diritti. Per tale motivo, nel 1493, papa Alessandro VI , emette 3 bolle in cui

stabilisce una linea di demarcazione dalle isole azzurre; così tutte le terre conquistate e scoperte che si

trovano a ovest di tale linea vengono attribuite alla corona di Castiglia e quelle a est ai sovrani del

Portogallo. Tale spartizione non è però ritenuta soddisfacente dalle 2 parti che con il trattato di

Tordesillas (1494), si accordano per spostare la linea di spartizione dalle isole di Capo Verde; cosi le

due corone si arrogano il diritto di sovranità su buona parte della terra. Solo con il viaggio compiuto dal

fiorentino Amerigo Vespucci nel 1501 si ebbe l’idea che le terre scoperte da Colombo non facciano parte

dell’Asia ma di un Nuovo Continente, ovvero l’America. Pertanto a seguito di questa idea i navigatori a

servizio della corona castigliana riprendono la ricerca di una rotta per l’oriente. Così un portoghese al

servizio dell’imperatore Carlo V, Ferdinando Magellano si cimentò con la circumnavigazione

dell’America, infatti egli nel 1519 salpa la Siviglia per poi due anni dopo giungere nelle Filippine. Nel

frattempo la Castiglia autorizza lo sfruttamento delle nuove terre americane: perciò gli indigeni vennero

obbligati a cercare metallo prezioso in pessime condizioni e i castigliani avviarono la coltivazione della

canna da zucchero ed in più i dominatori cominciarono ad acquistare schiavi negri dai mercanti portoghesi

per la molta manodopera che serviva nelle piantagioni, quindi nel 17 e 18 secolo si ebbe una vera e

propria tratta degli schiavi. Tuttavia il Nuovo Mondo era dotato da diverse civiltà tra cui gli indigeni che

praticavano la caccia, la pesca e la coltivazione del mais e le popolazioni inca ed aztechi. I conquistator

castigliani comunque, attraverso le armi da fuoco ebbero una superiorità schiacciante su queste nuove

popolazioni. A prova di ciò, infatti nel 1519, una spedizione di alcune centinaia di uomini, guidata da

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Hernàn Cortés, sbarca in Messico e riesce ad abbattere l’impero azteco nel giro di 2 anni. Allo stesso

modo, nel 1532 Francisco Pizarro distrugge l’impero degli Incas, nell’attuale Perù; quest’ultimi in più si

trovano in un momento di debolezza in quanto erano caratterizzati al suo interno da conflitti politici che li

contrastarono per far fronte agli avversari. Nonostante ciò la perdita di queste popolazioni era dovuta

anche ad altri fattori come i metodi innovativi di combattimento dei conquistatores, le nuove malattie

portate dagli europei ecc… La principale preoccupazione dei conquistadores furono le miniere d’argento

e oro per la quale i portoghesi consentirono di far arrivare in Italia questo metallo prezioso comportando

così ingenti somme di denaro; questo fatto portò all’inflazione che colpì i contadini, ovvero i ceti meno

abbienti.

La prima conseguenza della conquista è la distruzione della religione e della cultura delle popolazione

americane, cioè degli indigeni per lo più sterminati e oppressi dai conquistadores che volevano imporre

loro i valori e comportamenti tipici della società europea. A fronte dei religiosi che consentivano i massacri

e la riduzione in schiavitù degli indigeni, vi fu anche chi s’impegnò nella loro difesa, come ad esempio

Bartolomé de las casas, il primo sacerdote ordinato in America (1512) che condusse una battaglia

culturale a favore del riconoscimento dei diritti umani degli Indios, negando la legittimità dell’occupazione

delle loro terre e dello sfruttamento cui essi sono sottoposti; tuttavia però in un primo momento queste

denunce restarono inascoltate poiché andarono contro gli interessi economici dei conquistatori. Superata

la fase delle esplorazioni e della conquista vera e propria, i conquistadores cercano di dar vita in America

a forme di organizzazione del territorio; a seguito di ciò quindi per evitare conflitti tra conquistadores

intorno alla sfruttamento delle ricchezze americane nasce l’istituto giuridico dell’ encomienda de indios

che regalò i rapporti i rapporti fra i conquistatori. Quest’istituto consisteva nell’affidamento del sovrano a

ciascun colone, un certo numero d’indigeni americani che erano tenuti a prestare il proprio lavoro

obbligatorio e non retribuito nelle case, nelle miniere e nelle terre. Nel 1512-13 Ferdinando d’Aragona,

reggente del trono di Castiglia dopo la morte d’Isabella, promulga le leggi di Burgos, con le quali accetta

l’encomienda, ma con la dipendenza diretta degli indigeni americani dal sovrano. Per tale motivo su

impulso di Bartolomé del las casas e grazie alla sua attività di denuncia del sistema di sfruttamento degli

indios, vennero complicate le “Leggi nuove

” nel 1542-43 , ratificate da Carlo V con le quali venivano

abolite le encomiendas, ciò diciamo che va contro l’ostilità delle città coloniali e dello stesso Hernàn

Cortés, diventato uno dei maggiori proprietari della Nuova Spagna (Messico). Purtroppo a seguito dello

scoppio di varie rivolte, tale leggi vennero revocate nel 1545 e malgrado i tentativi di Carlo V e di Filippo II

il ruolo delle ecomiendas ricambiano l’asse portante delle società coloniali; ma infine la forza di questo

strumento si esaurisce solo alla fine del 500, a causa del tracollo demografico delle popolazioni indigene

per le malattie europee. Per quanto riguarda i rapporti economici con le colonie americane, la corona

castigliana creò strumenti efficaci per trarne più benefici possibili; istituisce infatti la Casa de Contratation

(per l’organizzazione dei traffici commerciali) e il Consulado (istituzione che riunisce i mercanti di Siviglia

che partecipano ai traffici); in più la Castiglia importa ed esporta dalle colonie americane vari oggetti,

metalli, derrate alimentari, tessuti ecc…

CARLO VIII IN ITALIA (fine 1400)

Nel 1494 si ebbe un cambiamento dovuto all’intervento militare nei contrasti in atto in Italia, in cui si vede

protagonista Carlo VIII, re di Francia che venne chiamato dal signore di Milano Ludovico Sforza, detto il

moro. Dopo essersi assicurato la neutralità di Ferdinando il cattolico e dell’imperatore Massimiliano I al

quale concede la Franca Contea e l’Artois, Carlo VIII ,erede degli Angiò salì al trono nel 1483, si pone

l’obbiettivo di acquisire di acquisire il Regno di Napoli, per la quale rivendica la sovranità in quanto erede

dell’estinta casa regnante Angiò. Egli così occupò Napoli nel febbraio del 1495 (discesa di Carlo VIII) in

modo molto facilitato, in quanto non trovò resistenza nell’attraversamento della penisola. Egli voleva fare

della conquista del regno di Napoli una base per rinnovare l’impegno dei soldati e per ripartire con le

crociate. L’Italia fu così una facile presa, e si mostrò soprattutto a rischio per un’egemonia francese. Per

tal motivo, il pontefice Alessandro VI, originario di Valencia, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo che teme

per il suo commercio e Ferdinando il cattolico preoccupato per la conquista della Sicilia in quanto colonna

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della Spagna da parte di Carlo VIII promuovono un’alleanza antifrancese (lega delle potenza

insospettite) che incluse Venezia e Milano costringendo Carlo VIII a ritirarsi (1495). Pertanto da ciò vi

furono vari fattori d’instabilità tra cui le pretese del sovrano francese sul regno di Napoli, i contrasti fra i

potentati italiani incitati dall’azione di Ludovico il Moro che nel 1494 divenne duca di Milano al nipote Gian

Galeazzo Sforza; inoltre vi fu una conflittualità nello stato della chiesa, dovuto alla volontà di papa

Alessandro VI di creare una dinastia attraverso il proprio potere, aiutando anche il figlio Cesare detto il

“Valentino” per costruirsi un principato tra Romagna e Marche. In più, nel 1494, in occasione del

passaggio dell’esercito di Carlo VIII, da una rivolta d’impronta repubblicana, vi fu la predicazione di

stampo radicale ed egualitario di un frate domenicano, ovvero Girolamo Savonarola. Egli propugnò un

intenso rinnovamento della società e delle istituzioni ecclesiastiche; questo rinnovamento fu portato avanti

in nome del ritorno allo spirito del vangelo e della pianificazione dei peccati di una chiesa corrotta.

Savonarola riuscì cosi, anche se per breve tempo, a influenzare il governo repubblicano della città per i

rinnovati principi religiosi e per l’alleanza con la Francia. Tuttavia il conflitto con Alessandro VI, che

scomunica il frate e la morte di Carlo VIII, uniti ai rovesci militari, fanno perdere a Savonarola, l’appoggio

delle autorità cittadine che nel 1498 lo consegnano agli inviati papali, condannandolo al rogo; la

drammatica fine del frate incentivano nel 1512 le forze ispano- pontificie a ristabilire la signoria dei

Medici, imponendo la pubblica trovatasi precedentemente in difficoltà in occasione del passaggio di Carlo

VIII.

GUERRA TRA FRANCIA E SPAGNA PER L’EGEMONIA IN ITALIA- PACE DI CATEAU

CAMBRE’SIS (fine 400 inizio 500 __1494-1559)

Tutta questa serie di conflitti e di debolezza interna degli stati della penisola finiscono per fondersi in

guerre d’Italia, combattuti prevalentemente sul suolo italiano nella prima meta del XVI secolo (dal 1494 al

1559), aventi come obbiettivo finale la supremazia in Europa. I principali contendenti per l’egemonia in

Italia (causa: il Ducato di Milano, conteso tra Luigi XII e Ferdinando il Cattolico) nel 500, furono la Francia

e la Spagna. Alla morte di Carlo VIII nel 1498, il suo successore ovvero il nuovo re di Francia Luigi XII

(1498- 1515) non aspira solo al regno di Napoli per la quale sigla un accordo (1500) con Ferdinando il

Cattolico per spartirselo, ma egli occupa anche il ducato di Milano, del quale rivendica la sovranità a

causa della propria discendenza da una Visconti (erede di Ludovico il Moro: Valentina Visconti) questo

ducato fu anche conteso tra Francia e Spagna. Iniziò cosi dal 1500 una lunga guerra fra i due sovrani di

Francia e Spagna che si conclude in un primo momento con la vittoria delle forze spagnole nella battaglia

di Garigliano (1504) con la conseguente rinuncia francese al regno che passa nelle mani di Ferdinando il

Cattolico; ma di fatto questa guerra si trascinò con interruzioni fino al 1509 con la pace di Cateau –

Cambrésis per la quale terminò. Questa guerra fu in realtà caratterizzata da numerosi e vari conflitti

riconducibili a diversi eventi: uno dei grandi conflitti fa capo a Papa Giulio II che intraprese un’azione per

salvaguardare il potere territoriale della Santa Sede, disturbata dall’affermarsi di piccole signorie semi-

indipendenti e dall’espansionismo della Repubblica di Venezia in Romagna; egli diede vita quindi alla lega

di Cambrai, con l’imperatore Massimilano e Ferdinando il Cattolico che ne uscirono vittoriosi,

sconfiggendo le forze veneziane nella battaglia di Agnadello (1509). Non soddisfatto però, papa Giulio II

cambia strategia e costituisce una nuova alleanza di potenze italiane ed europee, la cosiddetta lega

santa, per scacciare i francesi dall’Italia; perciò Luigi XII, sconfitto nel 1512-13 abbandono Milano e la

penisola. Dopo 2 anni muore Luigi XII e gli succede al trono di Francia Francesco I (di Valois); nel

frattempo, un anno dopo, nel 1516, anche Ferdinando il Cattolico viene a mancare; egli non ha figli

maschi quindi la sua erede fu la figlia femmina Giovanna d’Aragona e Castiglia, detta La pazza, che per

fortificare i patti politici la fecero sposare con il figlio di Massimiliano d’Asburgo che morì nel 1519, ovvero

con Filippo il Bello. Dall’unione di Giovanna la Pazza e Filippo il Bello nacque Carlo d’Asburgo che poi

divenne nel 1519 re di Spagna sotto la tutela della madre e imperatore del Sacro Romano Impero fino al

1556 anno in cui abdicò con il nome di Carlo V. Nel susseguirsi di ari eventi succedono nel frattempo altri

conflitti. Il controllo di Milano è un obbiettivo prioritario per Francesco I di Valois, che con una spedizione

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conquista il ducato sconfiggendo nel 1515 a Maregnano i mercenari svizzeri al servizio di Massimiliano

Sforza; seguitamente nel 1516 venne stipulato il trattato di Noyon tra Francesco I e Carlo d’Asburgo;

così Milano venne affidata alla Francia, mentre Napoli alla Spagna; questa tregua però durò poco,

allorché nel 1521 Carlo V alleato del papa e di Enrico VIII d’Inghilterra, muove guerra alla Francia che

passa sotto le truppe ispano - Imperiali. Perciò Francesco I viene fatto prigioniero per un anno, fino a

quando firma il Trattato di Madrid (1526), rinunciando ogni pretesa sull’Italia e cedendo a Carlo V i

territori dell’ex ducato di Borgogna. A vista del pericolo ispanico – imperiale si formò una coalizione

antiasburgica (Lega di Cagnac) animata dal pontefice Clemente VII con Francia, Venezia, Milano,

Genova e Firenze; essa tuttavia risulta essere incapace a far fronte alla potenza dell’esercito imperiale

che ne esce vittorioso da questa lega. Un altro fatto clamoroso vede protagonisti i mercenari tedeschi,

ovvero i lanzichenecchi di fede protestante al servizio di Carlo V, rimasti privi, saccheggiano la città

eterna (Roma) in modo rapido e feroce profanano i legami sacri, commettono violenze e tutto questo fa

suscitare orrore nell’Europa cattolica. Quest’ultimo evento determina ancor più l’egemonia spagnola in

Italia, sancita dalla pace di Cambrai (1529) con cui Francesco I di Valois deve assegnare a Carlo V il

regno di Napoli, delle Fiandre e dell’Artois. Inoltre, con il trattato di Barcellona, il pontefice riconosce a

Ferdinando d’Asburgo (1503- 64), fratello dell’imperatore, i titoli di re di Boemia e d’Ungheria (corone

acquisite nel 1526). Il conflitto franco – Asburgico per il controllo della penisola italiana non è però

concluso. Infatti quest’egemonia termina in modo definitivo con la pace di Cateau – Chambrésis (1559),

firmata in Francia tra Enrico II (successore di Francesco I) re di Francia e Filippo II di Spagna (1527 - 98)

figlio e successore di Carlo V che abdicò (rinunciò) nel 1556 alla corona imperiale (elettiva) e alla corona

di Spagna (corona ereditaria) dividendole tra il figlio ed il fratello (Ferdinando d’Asburgo). Questa pace

stabilì che la Francia ottenne la città di Calais, guarnigioni nelle città del Piemonte e 3 vescovati e la

Savoia che ritornano in possesso di Emanuele Filiberto, duca di Savoia, alleato della Spagna; mentre la

Spagna ottenne il regno di Napoli con Sicilia e Sardegna, il ducato di Milano conteso prima con la Francia,

i Paesi Bassi e lo stato dei Presidi, ovvero un territorio della Maremma Toscana.

CARLO V (1519- 1556 ) (anni sul trono)

All’inizio del XI secolo vi fu un importante sovrano, ovvero Carlo d’Asburgo,che riunì sotto il loro scettro

un insieme di possedimenti, infatti:

- Dal padre Filippo, detto il bello ereditò i tradizionali domini della casa d’Asburgo, estesi nell’attuale

Austria;

- Dalla nonna paterna Maria di Borgogna, ottenne l’eredità borgognona formata dalla Franca

Contea e dai Paesi Bassi;

- Dalla madre, Giovanna, detta la Pazza, Carlo ricevette la corona di Castiglia e di Aragona che

includono i regno di Sardegna, Sicilia e Napoli;

- Nel 1519, Carlo succede al nonno paterno Massimiliano I d’Asburgo nel titolo elettivo d’imperatore

del Sacro Romano Impero germanico.

In più Carlo V controlla indirettamente gran parte dell’attuale Germania e Boemia, suddivise in principati,

vescovati e città indipendenti, che anche se autonomi riconoscono teoricamente la sovranità

dell’imperatore. Pertanto a Bologna, nel 1530, Carlo V venne incoronato imperatore da papa Clemente VII

con la speranza di una vera e propria rinascita imperiale. In verità Carlo d’Asburgo era stato eletto

imperatore nel giugno 1519 a soli 19 anni, con il voto di 7 grandi elettori, ma a appoggiato nel suo trono

dalla madre Giovanna la Pazza; ma quando gli eserciti ispano – imperiali andavano ad affermarsi e

venivano temuti da tutti, Carlo V prese un vero e proprio sopravvento. Perciò alla morte del nonno

l’imperatore Massimiliano e dopo 7 anni di successione automatica nella famiglia degli Asburgo, Carlo

doveva affrontare alle elezioni la competizione agguerrita del re di Francia Francesco I allarmato per il

rischio in Europa di un eccessivo potere nelle mani del giovane sovrano. Questa battaglia elettiva tuttavia

fu molto costosa sia per Francesco I sia per Carlo, infatti Francesco I affidandosi a suoi banchieri gli

raccomandò di non badare a spese per comprare i voti dei grandi elettori. Allo stesso modo fece Carlo V

mobilitando vari banchieri tra cui i ricchi finanzieri d’Europa “Fugger” riuscendo ad offrire una somma

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maggiore e quindi vincendo l’elezione divenendo imperatore. Governare un insieme cosi vasto si rivelerà

un impresa ardua contrastata da 3 fattori principali; ovvero dalla guerra con la Francia per l’Italia, dai

conflitti con i Turchi e dalla riforma protestante. Carlo V durante il suo trono ebbe quindi vari problemi: tra

cui la sua successione ai troni che erano stati dei re cattolici che per queste ragioni fu contrastata

(successione) sia dai domini d’Aragona, sia in Castiglia; ma all’inizio degli anni 30 del 500 questa

situazione spagnola sembra stabilizzata con l’affermazione della propria legittima autorità in Aragona e

Castiglia e con l’abbattimento dei francesi in Italia e con l’incoronazione del papa, tutti fattori che

instaurarono quell’ordine imperiale europeo.

L’altro elemento destabilizzante fu l’espansionismo ottomano nel Mediterraneo (VEDI CAP. 6

BENIGNO), guidato in quegli anni da un sultano abile e intraprendente come Solimano II detto il magnifico

(1520- 66), per la quale insieme alla pirateria barbaresca del nord Africa, compie numerose scorrerie a

danno delle popolazioni cristiane del Mediterraneo occidentale specialmente di quelle sotto il governo di

Carlo V (Italia meridionale, Sicilia, Sardegna, Penisola Iberica). Tuttavia Carlo V decidendo di guidare

personalmente le forze ispano – imperiali, cerca di debellare la pirateria e nonostante la conquista della

base corsara di Tunisi (1535), non si hanno successi risolutivi, seguiti anche dal fatto che nel 1536

Solimano II stabilisce un accordo con il re Francesco I di Francia in funzione antiasburgica; in più

Ferdinando d’Asburgo fu costretto a chiedere al sultano una tregua nel 1545 che due anni dopo porterà

alla conclusione di una pace quinquennale in cui Ferdinando riconosce le conquiste ottomane e accetta di

pagare un tributo annuo a Istanbul. Alle guerre in atto contemporaneamente con Francia e impero

ottomano si somma un altro elemento non meno rilevante, costituito dalla nascita e diffusione della

Riforma Protestante in Germania con la conseguente conflittualità politica e religiosa . Cosi a partire

dagli anni 30 la Lega di Smalcalda rappresentata dai principi protestanti tedeschi e dalla corona francese

propone un problema nei confronti di Carlo V che pur impegna dosi, risulta essere incapace di

sconfiggere la coalizione dei suoi nemici. Di fronte a tale situazione Carlo V si rende conto

dell’impossibilità di realizzare l’agognata egemonia continentale; perciò egli ritiene che il mancato trionfo

su tutti i propri avversari sia conseguenza della volontà di Dio. Egli pertanto ebbe una vera e propria crisi

spirituale che lo condussero all’abdicazione (rinuncia) e infine al ritiro in uno sperduto monastero spagnolo

Yuste. Pertanto nel 1555, con la pace di Augusta siglata dal fratello Ferdinando, viene sancita la

convivenza nell’impero del cattolicesimo e del luteranesimo; inoltre nel 1556 Carlo V rinuncia (abdica) sia

alla corona imperiale (elettiva) sia alla corona di Spagna (corona ereditaria) dividendole al figlio Filippo II e

al fratello minore Ferdinando. A tal motivo al figlio Filippo II venne assegnata la Corona di Spagna,

contenente i Paesi Bassi, la Franca Contea, le corone di Castiglia e d’Aragona e i domini italiani ( Milano,

Napoli, Sicilia); invece al fratello Ferdinando, già re di Boemia e Ungheria, Carlo attribuisce la corona

imperiale e quindi ne promuove l’elezione a imperatore, nel1558, poco prima di morire.

LA RIFORMA PROTESTANTE – LUTERO- RIFORMA SVIZZERO-STRASBURGHESE-

CALVINISMO (la riforma protestante e Lutero)

Durante la prima metà del XVI secolo si diffondono in Europa delle idee cristiane sulla religione e sulla

vita molto diverse da quelle insegnate dalla chiesa cattolica che si basava su una visione del mondo

ispirata al messaggio cristiano, ma di fatto andava verso una direzione diversa da quella ufficialmente

affermata.

Tuttavia chi sosteneva queste idee, erano definiti eretici, ovvero nemici della fede, sottoposti a

scomunica e condannati dalla chiesa, talvolta si poteva arrivare allo sterminio di massa, nel nome della

difesa della fede. Pertanto nacquero sempre più delle dottrine eterodosse non conformati alla dottrine

insegnate dalla chiesa cattolica che nonostante pratichi ai fedeli l’insegnamento di Gesù Cristo basati

sulla donazione e sul sacrificio, si mostra poi in realtà tutt’altro in quanto accumula al suo interno beni

materiali e potere. Da tale tensione e malcontenti generali (causa), nasce il frequente richiamo a una

riforma della chiesa, sia di carattere morale e disciplinare in quanto si chiedeva il risanamento della

chiesa per far rinascere e ritornare lo spirito evangelico e quella purezza ritenuta tipiche delle origini; sia

di carattere istituzionale, poiché si contestava la ricchezza esagerata della chiesa e il potere assoluto

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che il Papa esercitava; a tale scopo si richiedeva che il potere del pontefice fosse limitato dal consiglio

composto dai cardinali (collaborarono: per l’organizzazione finanziaria il concilio; per le funzioni religiose il

Papa); e che si eliminassero tutte quelle scritture aggiunte che la chiesa aveva operato alle sacre

scritture, ovvero il testo che doveva dettare la religiosità. Già nel XIV secolo dottrine eterodosse e

riformatrici erano sorte e diffuse in Inghilterra e Boemia, ma è soprattutto il pensatore e umanista

olandese Erasmo da Rotterdam del secondo 400 a volere che il cambiamento che c’era stato occupasse

anche la chiesa fortemente criticato da lui (Erasmo) per l’immoralità, la corruzione e il potere del papa che

si comportava come un qualsiasi altro sovrano dettando leggi . Questa situazione inizia a prendere un

verso, quando interviene nella scena politica e religiosa un oscuro monaco, appartenente come Erasmo,

all’ordine agostiniano, dal nome di Martin Lutero (1483-1546) di origine modesta, proveniente dalla

Sassonia , egli aveva la cattedra in convento. Nelle sue teorie Lutero fa il confronto tra la lettura dei testi

sacri, ovvero tra il messaggio di Gesù Cristo e la dottrina ortodossa della chiesa, insieme al sapere

ufficiale tramandato dalla tradizione ecclesiale. Studiando approfonditamente le sacre scritture e le

lettere dell’apostolo Paolo, Lutero vuole analizzare a fondo la questione della salvezza eterna. Egli ritiene

che l’uomo con le sue forze, data la sua natura malvagia, non può conseguire la salvezza allora si innalza

la misericordia e discende la grazia divina, da un gesto volontario del Signore, essa si ottiene, attraverso

la fede che consente di ricevere la grazia rigeneratrice; al contrario la chiesa non svolge alcun ruolo nelle

sacre scritture e il papa non vi è neppure nominato. Da ciò è ben percepibile che Lutero era contrario ai

pensieri della religione cristiana. Inoltre si pensava che se conducendo una vita nella chiesa e rispettando

i suoi insegnamenti si garantiva se non il paradiso, almeno che il purgatorio durasse il più breve tempo

possibile. Secondo la dottrina tradizionale della chiesa cattolica quindi, fare delle opere di carità o offerte

in denaro alla chiesa, era possibile attraverso la collaborazione, in linea teorica dopo l’assoluzione, ridurre

la pena da scontare in purgatorio e perciò raggiungere la salvezza divina, vedendo in vita già annullati i

propri peccati. Il papa era una sorta di amministratore in terra di tali meriti, che i fedeli potevano

facilmente acquisire. Pertanto, nei primi anni del 500 si ebbe la pratica delle indulgenze bandite dalla

chiesa che garantivano le cancellazioni dei peccati per i vivi e lo sconto di pena per le anime dei defunti

attraverso somme di denaro. Ciò assunse i tratti di una vera e propria compravendita che coinvolse la

finanza e altre istituzioni come le banche del tempo ( Fugger- tedesca), quest’ultima anticipa denaro e si

prende in appalto la vendita delle indulgenze, in pratica la banca anticipa denaro al papa. Proprio nel

1517 in seguito ad un accordo fra il giovane arcivescovo Magdeburgo, Alberto Hohenzollern e il papa

Leone X, viene bandita un’indulgenza per la ristrutturazione della Basilica di San Pietro. In Germania il

collettore del denaro è Giovanni Dezent che andò in giro a dire che bastava pagare una certa tariffa per

avere uno sconto sulla pena. In questo modo la Santa Sede poté rastrellare denaro nei luoghi in cui

venivano bandite le indulgenze. Per questi motivi Lutero il 31 ottobre del 1517 secondo una prassi

affigge alle porte della chiesa del castello di Wittenberg le 95 tesi teologiche sospette di eresia, ma

questo fatto dell’affissione si ritenne che fu tutto inventato a scopi propagandistici contro le abitudini delle

indulgenze. Cosi Martin Lutero inviò queste 95 tesi prima a Hohenzollern e poi ad alcuni teologi e nel

frattempo esse vengono diffuse grazie alla stampa, trovando larghi consensi presso i cavalieri, ceti sociali

insofferenti (i cadetti della nobiltà) , presso i contadini (in fase di crisi per l’aumento dei prezzi). Il

significato della posizione luterana consiste nell’affermazione che solo la grazia salva, cioè vuol dire

che il fedele non può e non deve compiere azioni particolari per cercare la salvezza eterna, ma deve solo

avere fede; le opere di bene non possono influenzare la sorte dell’anima, decisa solo dalla giustizia di Dio,

immodificabile dall’uomo. Le indulgenze quindi furono soltanto un’impostura ed attraverso queste tesi

Martin Lutero afferma e critica la competenza della chiesa in quanto essa non le può concedere e non le

può rendere valide. Da qui si ebbe l’inizio della riforma protestante. Grazie alla stampa e alle traduzioni

in tedesco le 95 tesi e gli altri scritti di Lutero hanno una varia circolazione in Germania, luogo in cui le

dottrine luterane sono fortemente avvertite per il rinnovamento morale e religioso e per la diffusa protesta

nei confronti di un clero corrotto. In secondo luogo, i sovrani trovano tramite idee luterane la possibilità di

ridurre l’influenza della chiesa in campo politico , sociale, economico, oltre a quello religioso. Secondo

Lutero le sacre scritture sono l’unica fonte antica della parola di Dio, su cui fare riferimento. All’inizio le

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in turismo culturale e dams
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariabetania di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Caridi Giuseppe.

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