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Africa australe

Africa Australe → denominazione politica della parte d'Africa sotto l'equatore, quindi non comprendente il Maghreb e il deserto del Sahara. Anche denominata Southern Africa. Nell'Africa sub-sahariana, la questione ambientale è fondamentale: per esempio, l'apartheid è correlato alla questione ambientale. L'immagine stereotipata dell'Africa data dai media influenza profondamente gli studi sull'Africa. La storia moderno-contemporanea africana non è statica come immaginiamo, ma estremamente ricca e dinamica.

Regioni dell'Africa sub-sahariana

All'interno dell'Africa sub-sahariana vi sono varie regioni:

  • Africa occidentale (Mauritania, Mali, Costa d'Avorio, Senegal, Nigeria, ecc.) → con influenza francofona, conseguenza della colonizzazione francese.
  • Equatoriale (Cameroun, Congo -ex Zaire-, ecc.)
  • Centrale – dei grandi laghi (Kenya, Rwanda, Tanzania, Uganda, ecc.)
  • Corno d'Africa (Somalia, Ethiopia, Eritrea, ecc.)
  • Africa australe – Southern Africa → la storia d'indipendenza di questi paesi è tardiva a causa dell'apartheid – Sudafrica e Zimbabwe – ed è uno dei due fronti più scottanti della Guerra Fredda: si dice sia “fredda” perché mai scoppiata, ma in Sud Africa si è combattuta, con guerriglie e tentativi di destabilizzazione politica come regimi d'apartheid.

Storia e trasformazioni dell'Africa

Il secolo di partenza dei nostri studi è quello delle grandi trasformazioni, che diedero vita al colonialismo (fine '800). La proiezione di Peters del planisfero politico rende l'idea più fedele alla realtà delle proporzioni del mondo, e l'Europa è grande come solo il Congo. L'Africa è un continente enorme. In questa proiezione, la differenza tra le cartine convenzionali è che l'equatore è esattamente al centro, e non spostato in basso per dare maggiore rilievo alla parte boreale del pianeta.

Eventi storici chiave

1994 → 1) Nelson Mandela stravince le elezioni libere in Sudafrica, segnando la fine dell'apartheid; diede inizio alla Rainbow Nation collaborando con il partito dell'apartheid che lo ha tenuto in prigione per 27 anni, onde evitare rivendicazioni e guerre. 2) Genocidio del Burundi e Zimbabwe, uno dei più grandi genocidi della storia dell'uomo.

Tutti gli Stati dell'Africa subsahariana sono di origine coloniale; solo due non lo sono storicamente, come la Liberia, istituito per importarvi schiavi liberati dalla schiavitù nelle Americhe (la tratta degli schiavi verso le Americhe è andata dal 500 alla metà 800). Anche l'Etiopia non ha avuto una dominazione coloniale di spicco. L'Etiopia è frutto di un'espansione imperiale progressiva, ed è stata solo per poco dominata dall'Italia. La sede dell'Unione Africana è proprio nella capitale etiope a simbolo di libertà ed indipendenza.

Ad oggi sono veri e propri Stati quelli africani, dotati di un sistema politico autonomo nato dall'ultimo periodo pre-coloniale. Prima dell'800 erano di difficile collocazione, e solo tramite le poche fonti scritte coloniali pervenute è stato possibile averne conoscenze più approfondite.

Le trasformazioni dell'800

Dalla tratta degli schiavi, al commercio “lecito”: fine del mercato di uomini ed espansione dei prodotti agricoli. Il Congresso di Berlino e la “spartizione coloniale” di fine '800 → Bismarck convocò i capi di Stato Europei per accordare l'inizio della conquista dell'Africa, dando così inizio al colonialismo. Gli Stati coloniali furono: GB, F, DE, BE, I: le colonie GB e F furono i più forti sistemi coloniali, nonché di esempio per l'instaurazione di altre colonie, e questi due Stati fondatori si spartiranno quasi tutta l'Africa.

Le riforme del governo coloniale tra le 2 guerre mondiali → riforme volte anche a migliorare le condizioni delle colonie e a radiare regimi di sfruttamento coloniale: nazionalismi, emigrazione, rappresaglie locali, magari guidate da africani istruiti in università europee, a rivendicazione dell'indipendenza dallo Stato coloniale fondatore.

Le indipendenze negoziate degli anni '60 → GB e F decolonizzano, negoziando con i sistemi capitalisti e socialisti africani la leadership dei vari paesi. Gli Stati nati per negoziazione si dividono tra liberalcapitalismo e socialismo (in concomitanza della Guerra Fredda), anche se questa distinzione ha poco fondamento per le caratteristiche comuni fra gli Stati.

Le dipendenze “rivoluzionarie” negli anni '70 → gli Stati sotto dominazione portoghese (Guinea Bissau, Capo Verde, Angola, Mozambico, Principe) non ottennero l'indipendenza negoziata e combatterono per ottenerla.

Eredità Stato coloniale → le strutture dello Stato coloniale che non si riescono ad eliminare dallo Stato indipendente: il fardello dell'uomo bianco.

Le politiche dello “Stato sviluppista” → interventi degli Stati nell'economia e governo locale, tipica del periodo subito seguente all'indipendenza: progresso economico ottenuto grazie all'intervento esterno sullo sviluppo, della tecnologia, dell'innovazione, sul welfare.

Instaurazione partiti unici divenuti partiti – Stato. Crisi economica degli anni '70, che ha colpito in particolar modo gli Stati esportatori di materie prime.

Anni '80 → trionfo in Africa di PAS (programmi di aggiustamento strutturale) e neoliberismo. La Good Governance (anni '90) → problemi della democratizzazione e della cittadinanza.

In ogni epoca, i sistemi africani sono stati comparabili a quelli occidentali (politici, sociali, statali) soprattutto europei, allo Stato nazione europeo. Sono modelli che relegano e collegano tutti gli Stati Africani ad una diversità tradizionale rispetto all'Europa (immagine anche trasmessa dai media), e legano la storicità di questo continente ad uno stereotipo di immobilismo tradizionale → un'Africa sempre tradizionale e immobile nel tempo.

Tutti pensano che l'epoca del colonialismo sia fatto solo di individui sfruttatori, mentre ci sono stati personaggi che hanno cercato di proteggere le popolazioni africane, purtroppo però in maniera “paternale” tenendo la loro immagine legata a stereotipi, perché considerati “da salvare”, che ritroviamo in tutto l'atteggiamento europeo dall'800 fino ad oggi.

La storia contemporanea inizia con la spartizione coloniale della fine dell'800, che ha lasciato tracce indelebili.

Il colonialismo (fine '800)

Ha trovato terreno fertile sulle crisi delle società dell'Africa subsahariana (var. endogene all'Africa) → crisi di trasformazione. Ebbe inizio a partire dalle vie di comunicazione (fiumi) e le coste, attraverso le quali in 20 anni circa si espansero in tutto il continente; i portoghesi tarderanno con la loro campagna coloniale.

Controllo del territorio → rendere compatibile l'istituzione di controllo con la società esistente, ovvero le tribù/etnie sul territorio. La composizione territoriale era diversa da territorio a territorio = estremamente difficile → le società africane precoloniali erano completamente diverse da quelle europee, alle quali i colonizzatori non erano preparati.

Tribù/etnia → indicano società non evolute, primitive, senza sistemi politici avanzati, le cui identità etniche sono immobili nel tempo (non subiscono mutamenti); società non fondate sul contratto, ma sulla discendenza, omogeneità (no ceto, no casta, no classe), solidarietà, da modernizzare ma salvaguardare dagli effetti dello sviluppo occidentale, opposte alla concezione di Stato sviluppato dell'800. Lo Stato nazione simboleggia la concezione di società avanzata.

Razza → traduzione di etnia/tribù commutata su variabili fisiche, consolidata all'interno dei governi coloniali. La missione coloniale voleva far avanzare le società “tribali” → il fardello dell'uomo bianco. L'avanscoperta era fatta da compagnie commerciali, alla ricerca di beni preziosi da esportare. Molti modelli instaurati dai colonizzatori restano in uso da molti leader africani anche dall'indipendenza → supporto del modello dai concetti degli Stati coloniali, irradiati nella comunità.

Nell'elaborazione di alcune ideologie con cui i leader intellettuali e politici di alcuni paesi portano gli Stati del continente africano all'indipendenza si ritrovano molti tratti europei (es. Negritude di Senghor in Senegal, Nyerere che formò l'Ujamaa in Tanzania -nel quale va ricordata l'Angola-, Nikruma in Ghana, Kanda con l'Umanesimo in Zambia – ex Rhodesia del nord).

Prima dell'epoca coloniale, del quale periodo abbiamo poche testimonianze scritte, le forme di potere erano molteplici e molto differenziate, difficilmente distinguibili: erano forme di potere quasi statuali, con una centralizzazione più o meno strutturata del potere, oppure i Chiefdom (principati), basati su influenze tra nucleo centrale e sistemi periferici. La crisi di questi modelli di potere porta al colonialismo (fine '800).

La schiavitù in Africa è totalmente indipendente dall'influenza europea, ed esiste già da molto prima che subentrasse l'Europa → bisogna distinguere la schiavitù (già presente da prima del '500) dalla tratta (fenomeno sviluppato dagli europei a partire dal '600 con momento di culmine nel '700).

Le principali zone di esportazione per la tratta degli schiavi erano:

  • La Colonia del Capo (olandesi, boeri, inglesi)
  • La Senegambia (zona tra Senegal e Gambia)
  • Il Sudan precoloniale (zona sotto il deserto del Sahara)
  • Il Golfo del Benin e il Regno di Dahomey
  • L'Angola
  • Il Corno d'Africa

Ribadiamo che il colonialismo inizia nella fine dell'800, anche se vi sono interventi europei in Africa dai primi del 500. I sistemi politici africani, prima degli Stati coloniali, non hanno confini precisi, ma sono in prevalenza ad influenza → c'è un centro del potere attorno ad una dinastia, che si espande verso le periferie, stabilendo alleanze nelle aree dove si espandono – ne derivano imposizioni sociali ed economiche ai territori periferici (vedi Impero Zulu).

Vi sono anche espansioni sul territorio per alleanze, dove la cultura del nucleo si espande adattandosi ed amalgamandosi alle culture dei territori periferici. Queste società sono etichettate ad un'economia di sussistenza dedite ad un grado si riproduzione di sistemi sociali esistenti (della famiglia dinastica regnante), a distribuzione controllata delle risorse alla popolazione. Questi sono sistemi economici tendenzialmente statici, ma rispondono a stimoli esterni (introduzione di nuove risorse minerarie, primi lavori salariati in seguito alla nascita delle prime città e al nascere di industrie).

→ società di sussistenza ma NON IMMOBILI NEL TEMPO e nelle dinamiche. I sistemi africani più forti sono quelli che si sono arricchiti di più grazie alla TRATTA DEGLI SCHIAVI (commercio di schiavi verso Americhe, Indie ed Arabia, che coinvolge quasi tutti il continente africano tranne le popolazioni degli altipiani centrali) → società che vendono gli schiavi che già ammettevano e sfruttavano nei loro paesi agli intermediatori con gli utenti finali che li esportavano verso territori di nuova colonizzazione.

Le coste dell'Angola e il Congo sono le zone che hanno commerciato più schiavi. GB e F furono i primi ad abolire la tratta degli schiavi nell'800, e la stessa è stata reindirizzata verso oriente → l'apice della tratta degli schiavi si ebbe in seguito a questa abolizione da parte di GB e F, in concomitanza alla nascita del colonialismo nell'800.

Impatto della tratta degli schiavi sul continente

Demografico → esportazione di milioni di africani verso le Americhe, le Indie e l'Arabia, con un'elevata percentuale di morti tra gli stessi, ma l'idea dell'impatto demografico reale non lo abbiamo perché i dati a disposizione sono pochi.

Socio–politico → interi sistemi economici e sociali, di fronte alla possibilità di arricchirsi, riadattano in pochi anni (circa 20), le loro economie per dedicarsi alle razzie di schiavi. Queste nuove possibilità di arricchimento offrono la rapida accumulazione di ricchezze, andando a sconvolgere le gerarchie esistenti – nascita di nuovi leader; queste nuove leadership disgregano gli equilibri dei sistemi politici esistenti, ampliando i loro confini grazie all'enorme accumulo di ricchezze (es. consolidamento del Regno del Congo), dando anche vita a principati che presero grande piede (es. Yao, Nyassa – oggi Malawi), in seguito alla nuova corrente di schiavi nata sulle coste orientali in seguito alla chiusura delle importazioni di schiavi con GB e F sulle coste occidentali (Prazos de Coroa → concessioni territoriali da parte del governo portoghese, arricchitisi in seguito alla tratta degli schiavi).

Una volta abolita la tratta degli schiavi, prende piede il commercio lecito (di beni), con l'incremento del commercio internazionale, con la monetarizzazione dell'economia, un incremento rapido con il commercio lecito fornisce nuove possibilità di arricchimento, portando un'altra destabilizzazione politica nell'Africa subsahariana (nascita di nuovi stati e disgregazione di sistemi politici esistenti), ed il grande commercio internazionale produce l'espansione sempre più decisa degli interessi europei, con uno stimolo sempre più forte a penetrare in Africa dall'Europa, creando conflitti fra europei e africani in seguito a tentativi di monopolio politico tra gli stessi su importanti zone commerciali (bacino del Congo, del Niger).

Per le produzioni agricole e per il commercio internazionale, diventa cruciale stabilire un uso esclusivo delle risorse esistenti (terra, forza lavoro, materie prime), così importanti anche per il riconoscimento sociale delle popolazioni (in quanto “terre degli antenati”), e distribuita dalle entità tradizionali per l'usufrutto periodico (no proprietà privata), in quanto nessuno ne aveva il possesso.

→ Se gli Stati europei tentavano di avere il monopolio delle terre, una volta stabiliti gli Stati coloniali, cercheranno di riprodurre quella forma di assegnazione delle risorse, cooptando le dinastie regnanti e gestrici per congelare la situazione in questo stock temporale (il così detto capo tribù, sfruttato dal governo coloniale per mantenere il controllo del territorio, subordinandone le redini).

Per un commercio internazionale, si aspira al monopolio di vastissime aree a lungo termine, per poter incrementare i guadagni; quindi si soppianta il sistema di sussistenza condivisa.

→ Con il congresso di Berlino si voleva regolare la concorrenza ed il monopolio dei territorio africani (anche se poi prese il via la conquista militare del continente).

La forza schiavista non più commerciabile venne impiegata nella piantagioni sorte per il commercio internazionale, in particolare nelle coste sub-orientali.

→ il quadro generale vede grosse trasformazioni che da una parte consolidano i grandi sistemi politici esistenti, e dall'altra danno inizio a grandi crisi di trasformazione, con la disgregazione di numerosi sistemi politici esistenti per i motivi già citati. L'incapacità dei sistemi politici di opporre resistenza agli Stati europei che penetrano durante la fase delle crisi di trasformazione configura la conquista coloniale europea, tramite miriadi di trattati con piccoli sistemi politici a scopo di protezione da altri Stati nemici, rafforzando il loro potere (un esempio di esercito africano vincitore su uno stato europeo è quello etiope che vinse contro l'Italia).

Africa occidentale

Un esempio di Stato che si forma con i proventi della tratta degli schiavi è lo Stato dell'Oyo; gli Stati correlati ad esso ed i relativi sistemi politici subiranno sconvolgimenti a seguito di conflitti.

Un altro Stato è quello dell'Asante (area del Ghana), che si sgretolerà nel corso dell'800 a causa di varie dinamiche riflesse della tratta. Gli Stati del delta del Niger sono Stati sottomessi all'impero britannico, conquistati tramite la Royal Niger Company (provoca la monopolizzazione dei canali commerciali centrali); nel 1886 ottiene la Royal Charter, ovvero il permesso di conquistare il territorio per la corona inglese.

Le masse di contadini poveri che nel corso dell'800 vengono coinvolte nella tratta vengono anche coinvolte in Jihad islamiche sparse per tutta l'Africa al di sotto del deserto del Sahara (area chiamata Bilad Al Sudan) e si formano così una serie di nuove dinastie e sistemi politici in tutta la regione.

1804 → nasce in piena epoca di razzie schiavistiche la 1a Jihad, chiamata Uthman don Fodio, ed è da qui che nel corso del tempo nascerà un importante sistema politico che diverrà molto famoso ed influenza per il destino di tutto il continente, ovvero l'impero di Sokoto (attuale area nigeriana), importante per lo sviluppo coloniale di tutta l'Africa sub-sahariana.

1818 → 2a Jihad islamica, quella di Seku Ahmadou, che porta alla formazione del Califfato di Masina.

1852 → in Senegambia si forma la Jihad di Umartal, che crea una potente e vasta formazione imperiale (che ingloba a sé il califfato di Masina) e che si chiama Tukulor; sarà fonte di ispirazione di una serie di Jihad che si formeranno nella stessa regione.

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher taggamistamminchiaebbasta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia ed istituzioni dell'Africa Sub-sahariana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tornimbeni Corrado.
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