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applicare la Shari'a, che quindi non scomparve, ma restò limitata al diritto di famiglia

anche se non vennero abolite la poligamia la Talaq (il divorzio o il ripudio).

Nel 1932 venne emanata una legge che impedì agli Ulema di registrare i documenti,

quindi la funzione notarile divenne unicamente di competenza laica.

Anche il sistema scolastico divenne duale: anche se l'istruzione era ritenuto uno di quei

campi che dovevano essere secolari, l'università religiosa non venne abolita (Madrasa è

un'università islamica); nel 1935 l'università statale di Teheran concesse borse di studio per

studenti all'estero (come nelle Tanzimat, ma un secolo dopo la dinastia del Qajar erano

state eliminate).

Nella costruzione del cittadino e dello stato moderno, per promuovere l'identità laica,

vennero emanate leggi che modificarono anche le “apparenze”, a scopo di promuovere

l'idea della laicità: venne abolito l'uso dello chador, venne limitata la segregazione dei sesti

nello spazio pubblico (prima invece fortemente segregati). Anche se le donne vennero

incluse, non guadagnarono alcun diritto legale, ovvero nessun tipo di emancipazione al

contrario della Turchia.

Restò comunque l'obbligo del cappello per chiunque in presenza di funzionari, in segno di

umiltà e devozione.

L'operazione di riscrittura della storia iraniana aveva come intento quello di dare rilievo

alla grande epopea storica persiana pre­islamica (Jasanide), per cercar di diffondere

omologazione in un paese con tanti gruppi etnici e linguistici (infatti fu un'impresa

difficile).

I fondi per le riforme furono soprattutto veicolati verso politiche per la riappacificazione

delle aree tribali e per l'efficienza della capacità estrattiva dello Stato; c'è inoltre stato un

potenziamento infrastrutturale (ferrovie, strade per migliorare l'economia) e per la

sostituzione delle importazioni e la creazione di un sistema industriale autonomo.

12­04­2012

PALESTINA

Il ruolo delle comunità straniere differenziava gli Stati all'interno della questione, ad

esempio gli Italiani che andavano in Libia, o l'esistenza di altri due ceppi all'interno del

mandato palestinese col quale esso si scontrava: i palestinesi autoctoni e gli ebrei venuti

dopo la diaspora. Essi si collocarono soprattutto divisi fra Safarditi ebrei (anche in

Marocco, Italia e Nord Africa), ed altri che andarono verso la Germania, Ucraina,

Repubbliche Baltiche e Russia (ebrei Ashkenaziti, la maggioranza).

Nel 1917 Lord Balfur firmò una dichiarazione con la quale gli inglesi si impegnarono a

favorire la creazione di un focolare ebraico in Palestina, senza che ciò ostacolasse la

popolazione autoctona (150.000 arabi, fino ad allora sudditi dell'impero ottomano). Nella

dichiarazione, il focolare ebraico fu chiamato Yishuv.

Il movimento nazionalista ebraico (Sionismo) si era già organizzato per un rientro in

Palestina, e la dichiarazione in pratica regolava il ritorno degli ebrei in Europa, verso la

Palestina, creando uno Stato­nazione, ma senza pregiudicare i diritti della popolazione

araba autoctona.

SIONISMO la sinagoga, il tempio (di cui oggi rimane solamente il muro del pianto) è il

simbolo della religione ebraica. Fino al 40 d.C. La religione era basata sull'ortoprassi. Dopo

tale data, entrando in diaspora, si sgancerà dalla dimensione tangibile del culto,

diventando una religione nobile, del cuore, che permetteva al culto di rimanere vivo lungo

territori molto vasti con il superamento della dimensione diasporica si passò da una

visione ortodossa ad una visione sionista: nella visione ortodossa non si ammetteva la

legittimità del nezionalismo, in quanto era basata sul messianismo, cioè l'idea che fosse

necessario un percorso di esposizione (Galut) per poter poi esser degni di tornare alla terra

promessa (il Galut si verificherà durante la diaspora).

In quel periodo, il sionismo non veniva accettato in quanto si preoccupava di parlare della

Terra agli ebrei prima ancora della fine del Galut e dell'arrivo del Messia anticipava i

tempi. Fino alla fine dell'800 gli ebrei hanno continuato a vivere la dimensione del galut,

fin quando cominciarono a tornare i primi ebrei dalla Russia alla Palestina.

Fino a quel momento, l'ebraismo aveva avuto storie diverse: i Sefarditi si erano integrati

con la popolazione autoctona in maniera progressiva, e questa è una corrente ebraica (PS

il primo ghetto fu istituito nel 1555 a Venezia, luogo che si chiamava ghetto in quanto vi

era il getto dei metalli della fonderia locale); l'altra corrente ebrea è quella di Hashkalah

(illuminismo), che sosteneva che gli ebrei potessero anche definirsi come cittadini del

posto in cui vivevano tra di loro.

Alcune famiglie erano riuscite a mettere da parte grandi fortune, creando veri e propri

imperi economici in Europa occidentale, e appartenevano a classi intellettuali elevate.

In Europa orientale invece, gli ebrei erano soliti vivere separati, non vivendo in città, ma in

zone di piccoli villaggi, dove vivevano solamente gli ebrei che coltivavano la religione

pura, senza contatti con l'esterno, cultura dominata dai Rabbini: gli Ashkenaziti

dell'Europa orientale, i conservatori.

Nel 1881 ci fu l'assassinio dello Zar Alessandro I, che portò alla ripresa del Pogrom:

stermini degli ebrei e violenze l'affare Dreyfus fu segno di antisemitismo (generale

accusato di tradimento in quanto ebreo) crescente.

Da lì, gli ebrei si cercarono di ricostituire tramite il sionismo uno stato autonomo.

Il padre del sionismo Teodor Herzl, autore di “Lo stato ebraico”, paragonò la questione

ebraica per la prima volta con uno stato nazionale per la formazione di uno stato ebraico,

contrattando con le potenze europee per trovare un luogo adatto. Il CONGRESSO

SIONISTA MONDIALE nel 1894, dove si cercò il posto adatto, avanzò tramite la Gran

Bretagna l'idea della Palestina. Anche se già dal 1882 vi erano stati ebrei insediati nello

stesso territorio, dallo stesso 1882 al 1903 ci fu la prima delle 5 migrazioni – ALIOT –

prima della fondazione dello stato d'Israele nel 1948. Le 5 Aliot avvennero nei seguenti

anni:

1. 1882 – 1903

2. 1904 – 1914

3. 1919 – 1923

4. 1924 – 1928

5. 1929 ­ 1939

Questa prima Aliyah non sì appoggiò al movimento sionista ufficiale: si trattava di 25.000

ebrei da Russia e Romania, in maniera totalmente autorganizzata, senza strutture

d'appoggio in Palestine, con difficoltà di insediamento alle quali reagirono anche con

l'appoggio dei palestinesi. Era una migrazione poco invasiva, dove l'Associazione Gli

amanti di Israele fondò delle piccole comunità basate sulla coltivazione della terra: il

ritorno alla terra era l'idea fondamentale di queste Aliot. Moti ebrei migrarono anche verso

gli Stati Uniti, che ai tempi era considerata “la terra facile”.

Dopo il 1° Congresso, nel 1884 invece nacquero le Aliot sioniste, basate sui seguenti

principi:

creare uno stato nazione garantito dal diritto internazionale

• migrazione di massa degli ebrei verso lo stato indipendente

• costituzione di un fondo per l'acquisto della terra, con una Banca e con il Fondo

• Nazionale Ebraico.

Si formò un braccio operativo per garantire i servizi di welfare basilari tramite l'Agenzia

Ebraica, che offriva sostegno agli immigrati.

II° ALIYAH (singolare di Aliot) 40.000 ebrei, soprattutto da Russia; qui c'è già un

orientamento ideologico socialista e sionista.

KIBUTZ conunità agricola dove non esiste la proprietà privata.

Nascono le prime forme di autodifesa, in quanto gli scontri con i Palestinesi sorgono

proprio da quest'epoca: nacque un corpo di volontari, le guardie Ha Shamez.

Vennero organizzati prima i sindacati attorno all'Histadrut (federazione generale del

lavoro); nacque la stampa nazionale.

III° ALIYAH si concluse attorno al 1922 (anno della creazione del mandato inglese in

Palestina); l'arrivo fu favorito dalla Rivoluzione d'Ottobre e da programmi post bellici

(post I° Guerra Mondiale) e post dichiarazione Balfur (a favore del sionismo),

d'orientamento ideologico marxista. Ci fu la creazione di una milizia autodifensiva vera e

propria, l'Haganah, l'antenata dell'attuale Tsahac, l'esercito israeliano. Con questa Aliyah

arrivarono i padri fondatori della nazione.

E' accentuato il carattere militante, ideologicamente più maturo. L'Histadrut diventò un

para­stato con lo scopo di organizzare vari aspetti sociali della nazione, e prese forza il

progetto della rivivificazione dell'Ebraico biblico (mentre fino ad allora si parlava una

lingua mista fra l'ebraico ed il tedesco, l'Iddish).

Nel 1922 venne creato il mandato inglese in Palestina: è un primo documento “White

Paper”, sulla convivenza fra Palestine ed Yishuv, teorizzando uno stato binazionale.

IV° ALIYAH la così detta Aliyah polacca: cambia la composizione sociologica, con

l'arrivo di classi medie dalla Polonia per via di una recessione post bellica, in quanto

tartassati dal fisco. Ideologicamente, non si tratta di una migrazione di stampo marxista,

ma moderata. Fu inoltre una migrazione di stampo urbano.

V° ALIYAH durante l'ascesa di Hitler nel 1936 vennero emanate le leggi razziali in

Germania. 180.000 ebrei entrarono NON clandestinamente, più 17.000 persone che, in

seguito al blocco dell'immigrazione da parte degli inglesi (ormai preoccupati dalla

situazione politica nel loro mandato palestinese in costante conflitto) immigrarono

clandestinamente: Aliyah Bet, l'Aliyah clandestina ed illegale, soprattutto proveniente

dalla Germania. Inoltre vi erano all'interno di quest'onda migratoria capitalisti delle classi

medie, in quanto la Germania aveva concesso di tornar loro mantenendo con sé parte del

reddito. Queste persone si considerano tedesche a tutti gli effetti, ed abbandonare la

Germania a causa delle leggi razziali per loro fu uno shock; essi erano visti fra l'altro con

sospetto dagli ebrei che vivevano in Palestina, in quanto la loro ideologia era marxista

mentre questi ebrei tedeschi venivano da un panorama nazional­socialista. 16­04­2013

L'ultima ondata migratoria in Palestina fu nel 1948 per la formazione della comunità

Yishuv (ebrei) Aliyah capitalista, a differenza della 2° e della 3° che erano da parte della

classe operaia.

La 5°, avvenuta durante le leggi razziali in Germania, porta all'emigrazione di 180.000

ebrei in territorio pre­israeliano; queste persone avevano ricevuto il permesso dal Reich di

emigrare con parte dei loro capitali. Erano d'estrazione liberale europea, e non erano ben

accetti dai sionisti pionieri della 2° e 3° Aliyah.

TIZIO, dopo una iniziale diffidenza, ne valuterà il grande valore in capitale umano e li

integrò nel progetto sionista in Palestina.

L'Yishuv era sostenuta dal Congresso Sionista Mondiale, il quale primo congresso si era

tenuto a Basilea nel 1897.

Il coinvolgimento della lobby americana sionista non era ancora molto forte, ma quello

europeo invece sosteneva con grandi capitali il movimento sionista in Palestina.

A partire dalla 3° Aliyah, venne fondata l'AGENZIA EBRAICA (1929) autogoverno che

intrattiene rapporti diretti con l'autorità mandataria e il notabilato palestinese: prima di

ciò, nessuno era incaricato come rappresentante, interlocutore diretto, del congresso

sionista; inoltre sarà lei a gestire un'ampia gamma di servizi (sanità, finanza, immobili),

che la dota di grandi capitali per l'implementazione di un'entità parastatale.

Anche l'Yishuv, già dal '20, si dota da un'assemblea istituzionale dotata di 30 elementi,

considerati elemento di consultazione.

La priorità dell'Yishuv è quella di rendersi autosufficiente, ovvero prescindere da rapporti

di collaborazione economica dall'autorità palestinese autarchia.

L'istituzione che esprime questo desiderio autarchico è l'HISTADRUT (sindacato generale

dei lavoratori ebrei in Palestina – riflette l'orientamento socialista dell'Yishuv.

Dal 1930 quest'ente operò un tentativo di boicottaggio della manodopera araba; ciò,

assieme ai KIBBUZ (organizzazione delle compagnie agricole), rappresentano la spina

dorsale dell'economia Yishuv.

Abbandonato il momento di debolezza della GALUT, l'Yishuv si dedica al perseguimento

dell'autodeterminazione: inizia ad emergere il problema territoriale in Palestina, ed

emergerà la necessità dell'autodifesa per i difficili rapporti con i Palestinesi, con un gruppo

milite volontario degli HAGANAN, che non si dissolverà fino al dopo Seconda Guerra

Mondiale; l'Haganan diventerà poi un vero e proprio esercito.

Le autorità mandatarie della Gran Bretagna, essendo comunque contro l'Haganah, poiché

dovevano esser loro a controllare l'Yishuv, non presero nessun provvedimento per

scioglierla.

Diventando l'Histadrut un'ente sempre più complesso diventerà l'esclusivo datore di

lavoro: nel '30, due sindacati dell'Histadrut si fondano e creano il partito MAPAI, in

definizione del forte potere politico, partito al potere fino al '77 (monopolio della politica

israeliana fino al terremoto politico, con la vittoria del LIKUD, d'orientamento di destra

laica d'origine araba).

Questi ebrei arabi, emarginalizzati dal MAPAI (ashkenazim), presero potere come destra

nazionalista laica. Dal '30 il Mapai prende la leadership.

Il padre fondatore del Mapai, primo ministro dal '48, è David BEN GURION.

I fondi finanziari erano soprattutto da parte della Gran Bretagna tramite Haim

CUEIZMAN che era il capo della lobby ebraica inglese, più il sostegno della lobby

americana di Brandeis, principale esponente.

Sarà con l'emergere egemone USA che l'ebraismo americano segnò le sorti dell'ebraismo

nel conflitto israele­palestinese dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il fatto che il sionismo sosteneva l'Yishuv, non vuol dire che al suo interno non vi fossero

divergenze: uno dei punti di discordanza è sul territorio, in quanto il sionismo inglese

moderato era per la mediazione, mentre il sionismo radicale di Ze'ev JABOTINSKI era più

critico nei confronti di qualsiasi negoziazione, sia contro i palestinesi, sia contro gli ingresi

mandatari (anni '30 = influenza movimenti fascisti); erano massimalisti agli estremi

termini: hanno tendenze espansionistiche, dal Giordani al Tigri ed Eufrate.

Menahem BEGIN ed Itzhak SHAMIR sono i due maggiori esponenti del REVISIONISMO,

ovvero il movimento dei sionisti radicali.

QUESTIONE DELLA TERRA questa, più l'emigrazione, sono le basi delle tensioni fra le

due fazioni.

Il movimento sionista voleva un'emigrazione smisurata, ed acquisire terre per potersi

definire uno Stato autonomo insediamento a spese della popolazione araba.

I moderati dell'Yishuv cercarono di negoziare delle restrizioni all'immigrazione, ma senza

successo.

1936 – 1939 RIVOLTA ARABA – momento di delirio totale in Palestina

Le terre venivano acquisite tramite il FONDO NAZIONALE EBRAICO organizzazione

che comprava e rivendicava le terre a prezzo nominale esclusivamente ad ebrei, fornendo

capitali per la valorizzazione del terreno.

L'occupazione militare iniziò solo dal 1948, e prima appunto avveniva tramite

compravendita dal fondo nazionale ebraico ai latifondisti assenti (notabilato palestinese =

AYYAN). Il potere a livello locale era gestito dagli AYYAN, tramite proprietà fondiarie,

controllo commerciale, che investivano principalmente nel commercio e nell'espansione

territoriale.

Quando venne resa obbligatoria la registrazione dei diritti sulla terra, gli individui che

ritenevano naturalmente legittimo possedere le terre e quindi non volevano registrarsi al

fisco, permisero che le famiglie dell'Ayyan le registrassero a loro nome, diventando grandi

LATIFONDISTI ASSENTI: non c'era attaccamento alla terra, se non quello finanziario.

Le più ampie vendite vennero fatte dai SURSO', famiglia di contabili, che vendettero

50.000 acri al Fondo Nazionale Ebraico. Questo fondo, sostenuto dal Congresso sionista

mondiale, permetteva ad esso di comprare ad ottimo prezzo le terre ai latifondisti, per

rivenderle a prezzi super competitivi agli ebrei in Palestina.

La rivolta in armi scoppiò in seguito ad uno sciopero generale nell'aprile '36, poiché non

c'era più terra per i lavoratori palestinesi: era il punto cruciale della dislocazione

occupazionale palestinese.

Gli Inglesi avevano introdotto una tassa sulle terre di carattere pecuniario, a differenza

degli Ottomani che volevano solamente pagamenti in natura, e ciò fece indebitare i

contadini con gli Ayyan per poter pagare le tasse. Se decidevano di non indebitarsi,

decidevano quindi di lasciare le terre, per andare a lavorare nelle città.

Qui l'Yishuv inizia a boicottare la capacità lavorativa palestinese, che scatenò la miccia

della rivolta del '36.

Innescato questo processo, il notabilato perde la propria parte di potere, ed il rapporto

servale viene meno gli Ayyan iniziarono un nuovo percorso per legittimare il loro

potere politico, ponendosi come paladini della causa politica nazionalista palestinese

(ipocriti..). Gli unici che riescono a mobilitare le basi sociali furono i sindacati (d'estrazione

sociale operaia) ed i fratelli musulmani.

Nacquero due partiti del notabilato:

1. AL­NADI AL­APAB', il Club arabo, capitanato da Al­Husaybi

2. AL­MUNTADI AL ARABI (società letteraria), della famiglia dei NASHASHIBI,

radicali e meno inclini all'accordo.

I sindacati nelle periferie urbane, ed i fratelli musulmani, che si occupano dell'erogazione

di servizi di welfare, di origine egiziana, si trapianta in Palestina. Le origini di Hamas sono

in questo gruppo. 17­04­2013

AL­THALURA AL­KUBRA' ('36 – '39) rivolta in armi della popolazione palestinese in

seguito alla perdita della terra, iniziata con uno sciopero da aprile ad ottobre del '36. Le

richieste erano la fine del boicottaggio della manodopera araba e l'autodeterminazione del

popolo palestinese.

Erano diventati un sottoproletariato urbano, alle quali erano state applicate restrizioni

all'accesso al mercato del lavoro da parte degli ebrei.

Lo sciopero era organizzato dai leader sindacali, dalla fratellanza musulmana, e dal

notabilato palestinese, che il 25 aprile del '36 formano un Alto Comitato Arabo, distaccato

dagli inglesi. La manifestazione era sia in campagna sia in città, e con l'andare del tempo

divenne anche più capillare.

Fino all'ottobre '36 era sciopero e scontri, poi il clima cambiò con la pubblicazione di un

report da parte della commissione PEEL inglese, la quale aveva il compito di cercare una

soluzione agli scontri fra ebrei e palestinesi, il quale rapporto era a favore della spartizione

in due parti del territorio. I palestinesi la rifiutarono, mentre gli Yishuv la accettarono con

riserve sul territorio attribuitogli. Poco dopo la pubblicazione, i disordini riprendono dopo

un mese di quiete.

Durante la rivoluzione araba, vie era sia un sentimento nazionalista maturo, sia una lotta

di classe da parte dei contadini contro la stessa Ayyan palestinese (classe nobile). Il

simbolo della rivolta contadina contro gli Ayyan è la Kefiyyah.

La rivolta araba è sedata dallo sforzo della Haganah assieme a 20.000 truppe britanniche,

che misero in atto operazioni punitive nei confronti delle famiglie che ospitavano

guerriglieri palestinesi.

L'economia araba ne è uscita disastrata da questi 3 anni di stallo, e la maggior parte del

comitato arabo dell'Ayyan vengono esiliati ed incarcerati. Nel lungo termine avvenne la

completa separazione fra economie palestinesi ed Yishuv.

La leadership palestinese ne uscì debole, e gli armamenti dei ribelli palestinesi vennero

sequestrati dagli inglesi, con enormi ripercussioni nella guerra di rivendicazione ebraica

del '48, in quanto fortemente disarmati.

Nel '39 è pubblicato il WHITE PAPER, ovvero l'ultimo documento promulgato dagli

inglesi, ed introduce le quote immigratorie; è accolto dagli Yishuv, e sarà fondamentale nel

formare la politica ebraica durante la Seconda Guerra Mondiale: strategia duale con

alleanza di una brigata volontaria con la Gran Bretagna in Europa (nel sud dell'Italia)

schierata per la difesa dei diritti civili durante il conflitto globale, assieme ad un

movimento con attacchi terroristici a tentativo di sabotaggio del White Paper del '39, in un

momento dove emigrare era l'unica speranza di scappare dalle leggi razziali; se le quote

erano mantenute, ponevano limiti all'emigrazione ebraica in Israele.

Il coordinamento delle migrazioni era fatto da due gruppi:

1. MOSSAD LE ALIYAH BETH

2. IRGUN

Dopo la Seconda Guerra Mondiale venne creata anche la BERIHA, composta da ex

combattenti dei ghetti, in particolare da quello di Varsavia, che si occupava delle

emigrazioni clandestine di ebrei dalla Polonia, attraverso i porti italiani per arrivare in

Palestina. Era necessario perché le quote migratorie inglesi erano ancora attive e creavano

grossissimi problemi per gli ex deportati.

DICHIARAZIONE DI BALFUR gli inglesi si impegnavano a sostenere la popolazione

palestinese presente sul territorio.

I fattori che portarono la questione sionista all'attenzione inglese sono principalmente

timori nei confronti delle influenze che le lobby ebraiche americana e russa avrebbero

potuto produrre sui governi in tempo di guerra: gli inglesi temevano che la lobby

americana facesse da deterrente all'intervento in guerra da parte degli USA nella Prima

Guerra Mondiale, e temevano altrettanto che la lobby russa convincesse il governo a

ritirare le truppe russe dal fronte.; quindi il trattato di Balfur non era altro che un

espediente politico di convenienza su questioni belliche.

L'operazione Balfur venne attuata, e vennero emanati 3 documenti:

1. White Paper 1922 scritto dall'Alto Commissario nel mandato di Palestina, Sir

Herbert Samuel, e parla del fatto che non ci devono essere pregiudizi a lesione dei

diritti delle due fazioni, e l'autogoverno nascente doveva essere dato

dall'integrazione di una comunità sia ebrea sia palestinese, all'interno di uno stato

unitario; venne creata nel '22 a questo proposito una Costituzione, secondo cui

bisognava creare un Consiglio legislativo multi­religioso fra musulmani, cristiani

ed ebrei, più 11 eletti dagli inglesi RIFIUTO TOTALE.

Vengono comunque indette delle elezioni dagli inglesi, che saranno poi boicottate

da entrambe le fazioni, in quanto due comunità nello stesso stato era impossibile

averle.

2. Report della PEEL Commission propongono la fine del mandato inglese,

affermando che le due comunità hanno il diritto di autogestirsi (vedi appunti di

prima sul paper della Peel), ma sulla spartizione coloniale non ottennero consenso.

3. White Paper 1939 quote migratorie di 15.000 ebrei all'anno, che dovevano

interrompersi entro il 1944, a meno che i palestinesi non fossero d'accordo al

continuum del flusso migratorio, assieme alla regolazione delle terre acquistabili

dalle agenzie ebraiche misurate in dum, e la proposta di terminare il mandato

inglese entro il 1949 (entro 10 anni dal White Paper '39). Viene emanato durante le

leggi razziali, e quindi dichiarata disumana. Da qui Ben Gurion, che affermò di

combattere tramite strategia duale (vedi prec.).

Diversamente da altri mandati, dove vennero creati degli embrioni di autogoverno, qui

non avvenne perché era impossibile unire le due comunità, ed anche il controllo inglese

era difficile, in quanto non vi era il sostegno da parte di un'autorità locale alla quale

appoggiarsi. Ogni fazione svilupperà il proprio governo autonomamente: l'Yishuv di tipo

elettivo, mentre i palestinesi, che avevano una grande frammentazione al loro interno,

videro la presa di potere da parte dei vecchi Ayyan, che passarono indenni fra gli

avvenimenti degli ultimi anni.

SECONDA GUERRA MONDIALE SHOAH

Cambiamento orientamento USA nei confronti dei sionismo, che non aveva mai

spalleggiato in quanto i movimenti migratori supportati erano di stampo marxista.

L'alleanza di ferro fra Israele e gli USA sarà consolidata dopo la Guerra dei 6 giorni, nel

1966. La shoah porta ad un atteggiamento pro­sionista da parte degli americani, che

videro accrescere il proprio interesse nei confronti dell'Yishuv. Questo nuovo sentimento è

provato da un documento, il BILTMORE PROGRAM (1942), ovvero risoluzioni adottate al

meeting sionista, che contenevano 2 richieste importanti:

1. Svincolamento delle immigrazioni verso l'Yishuv dalle quote migratorie imposte

dagli inglesi

2. Creazione di uno Stato ebraico.

Il presidente Truman, pubblicamente durante uno speech, appoggiò il Biltmore Program, e

questo, oltre ad avere una forte connotazione umanitaria, è legato a considerazioni di Real

Politik, che determina una predisposizione filo sionista per la pressione che la lobby

ebraica americana aveva sul partito democratico del quale era esponente.

Intanto in Palestina, durante la guerra, la Gran Bretagna cerca di mantenere il monopolio,

vietando alle Ayyan di rientrare dall'esilio.

1. Viene creata una BRIGATA EBRAICA giovani ebrei Yishuv che si arruolano e

vanno a combattere in Sud Italia al fianco degli inglesi, ed addestrata da loro, che

ebbe la possibilità dopo la guerra di tenersi le armi, e ciò è molto influente sul

conflitto arabo­israeliano.

2. Infrazione delle quote migratorie clandestinamente per combattere il White Paper

'39. 19­04­2013

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'Yishuv di Ben Gurion si schiera appunto per una

strategia duale (vedi lezioni precedenti).

E' in questo periodo (1948) che ci sarà l'auto­proclamazione d'indipendenza di Israele,

dopo un conflitto interno che durò dal '45 al '49.

Vi sono 3 fasi distinguibili nel Conflitto Arabo­Palestinese:

1. Sabotaggio ebraico nei confronti degli inglesi dal '45 al '47, organizzato dalla

Haganah assieme all'Irgun Lehi e dal Gruppo Stern, mirato a colpire i punti di forza

del mandato inglese in Palestina.

2. Conflitto inter­comunitario (palestinesi vs ebrei) fra il '47 ed il '48: gli inglesi

rimanderanno il loro mandato all'ONU, e in tale periodo decisero anche una data

precisa di rimessa del mandato ed abbandono del progetto.

3. A partire dal 15 maggio 1948 vi è la prima GUERRA ARABO­ISRAELIANA: Ben

Gurion farà un discorso pubblico a proclamazione dello stato d'Israele, ed inizierà

l'invasione degli stati arabi circostanti.

Riprendiamo le varie fasi, ed analizziamole più specificatamente:

1. Boicottaggio inglesi (1945­47) periodo del TERRORE: l'Irgun Lehi, la Haganah ed

il gruppo Stern effettueranno degli attentati terroristici. L'Irgun dal '43, ha Begin al

comando, il quale aveva uno spirito radicale militante.

L'atto più eclatante di queste milizie è nel 1944 l'omicidio di Lord Moyne, che era il

ministro inglese per il medio oriente. Qui la Haganah si era unita a queste milizie, e

l'obiettivo era far abbandonare il mandato agli inglesi: la permanenza nel mandato

degli inglesi diveniva sempre meno sostenibile.

Quest'attentato avvenne a Gerusalemme all'hotel King David, centro di controllo

dell'operato inglese sul territorio palestinese.

Nel febbraio del '47, il primo ministro inglese portò il problema presso l'ONU, il

quale creò una commissione ad hoc chiamata UNSCOP, con l'obiettivo di esplorare

le possibili risoluzioni al problema; questa commissione vedeva rappresentati 11

stati, e la durata della commissione era di 5 settimane, la quale, al termine di questo

breve periodo, emanò delle raccomandazioni le quali la fine del mandato e la

creazione di 2 stati distinti, con però Gerusalemme posta sotto amministrazione

internazionale senza l'esclusiva per nessuna delle due fazioni belligeranti.

Questo progetto viene votato in assemblea generale il 29 novembre '47 (Risoluzione

181 – prima risoluzione inerente il problema palestinese).

Fu votata sotto la pressione americana del governo Truman, il quale uso come

intimidazione il blocco dei finanziamenti agli stati che partecipavano alla votazione:

33 a favore, 13 contro e 10 astensioni vittoria americana, a rinsaldo dei rapporti

fra Stati Uniti ed Israele.

Reazioni: la leadership araba (1947) si schiera contro la risoluzione perché ritiene

che gli ebrei siano usurpatori del territorio, e subivano le pressioni dell'insorgenza

militare dei gruppi radicali circostanti si voleva enfatizzare un forte

nazionalismo.

Gli ebrei, che sapevano sarebbe passato parecchio tempo prima che venisse messa

in atto la risoluzione, ne approfittò, vista la superiorità strumentale, per

accaparrarsi i territori circostanti a quelli già posseduti. Gli storici considerano la

decisione araba un errore storico, poiché erano troppo presi ad affermare la loro

militanza nazionalista, anziché difendere i loro interessi concreti.

Gli inglesi, una volta affermata la risoluzione, definisce una data non negoziabile di

fine mandato, e per quanto riguardò l'attuazione della risoluzione, se ne lavò

totalmente le mani e a data raggiunta salpò per tornare in madre patria.

2. Fase di accaparramento territorio post­indipendenza “il periodo del fatto

compiuto”: la Haganah e la forza contadina palestinese si scontrano, ma le armi

arabe erano state confiscate dopo la rivolta, e gli ebrei erano molto superiori. In

questo momento storico vi è stato uno scontro fra gli storici lineari pro status quo e

gli storici neo israeliani ('80), che iniziarono a trattare temi considerati teorie già

scritte dai prelocutori. Questa storiografia classica dice che parecchi territori

sarebbe stati volontariamente abbandonati dagli arabi nella convinzione che

sarebbero stati ripresi. La nuova scuola invece afferma un intento di pulizia etnica

da parte dell'Yishuv, con l'esodo dei palestinesi dai territori (Piano DALET); questo

piano, trovato tramite lo scavo negli archivi nazionali dell'Yishuv, ha come simbolo

l'ecidio di Dayr YASSIN, compiuto dalla Haganah. Si parla di un esodi di 200.000

persone in 2 anni ('46­'48); ovviamente una parte se ne andò volontariamente.

3. Fine mandato inglese + proclamazione stato d'Israele paese allo sbando

Poco dopo (si parla di ore) la partenza degli inglesi dalla Palestina, l'organo politico

dell'Yishuv si riunisce e viene proclamato da Ben Gurion, unilateralmente, un

discorso d'indipendenza dello stato d'Israele. Subito dopo il comunicato, le truppe

arabe limitrofe partirono per invadere Israele (truppe provenienti dall'Egitto, dalla

Siria, dal Libano, dalla Transgiordania e dall'Iraq).

A Falluja di Palestina (non quella irachena) ci fu un atto di resistenza eroico fra i

conflitti, fra cui Nasser d'Egitto, che divenne un eroe nazionale.

La superiorità militare israeliana contro i palestinesi li portò a conquistare molti

territori. La storiografia post '82 porta a capire che l'egemonia israeliana non è stata

tanto schiacciante quanto è stato enfatizzato. C'erano prima anche una serie di

condizionamenti psicologici che enfatizzavano un potere israeliano che non era

reale. Gli arabi, se ne evidenziò, furono negligenti nel coordinamento degli eserciti

panarabi: gli eserciti arabi erano coordinati da incompetenti e malequipaggiati.

NAKBA (dal 15 maggio '48 al dicembre '49) vuol dire catastrofe in arabo, ed è la

sconfitta degli arabi e la conquista di territori palestinesi da parte degli israeliani.

Quando si firmò, e si giunse all'armistizio finale del '49, la spartizione territoriale

era la seguente:

Striscia di Gaza (appartenente a) Egitto

Gerusalemme est e Cisgiordania Transgiordania

160.000 palestinesi restano a vivere all'interno dello stato ebraico come minoranza;

il resto vengono accolti in campi profughi, e vi è una commissione ad hoc all'ONU

per questa tematica di nome URNWA, che doveva tutelare il benessere della

popolazione palestinese all'estero.

La sconfitta araba riforma la politica internazionale, in quanto cambia l'efficacia

delle leadership agli occhi degli stati mondiali: delle potenze come quelle

sopracitate, che non sono riuscite a farsi rispettare da una potenza insorgente come

Israele, perdono molta enfasi nelle decisioni di politica globale.

STORIOGRAFIA NEO ISRAELIANA (1980)

Questi storici hanno sfatato alcuni miti storiografici ormai acquisiti come verità intoccabili.

Alcuni storici, quali Benny Morris, Ilan Pappe, Abi Shlaim, Tom Sergev e Simhat Lapan (la

maggior parte non insegna più in Israele), non si riconoscevano nella teoria sionista

tradizionale.

Questi individui non si considerano una scuola, ma sono uniti dall'orientamento politico

anti­sionista, e sono stati definiti “storici revisionisti”, anche se non amano questo

attributo in quanto si rifà alla teoria di Jabotinski che assolutamente non condividono;

l'appellativo di “nuovi” non lo amano invece, perché affermano che una vera storia

israeliana non esiste, e quindi non hanno riformulato nulla di preesistente.

Dai primi anni '80 vengono divulgati nuovi documenti che perdono la segretezza statale, i

quali sono divenuti oggetto di studio da parte di questi storici. L'emergere del loro lavoro

avviene negli anni dell'approccio post­moderno di approcciarsi alle tematiche, anni ostici

per Israele, e gli anni in cui, dopo l'invasione del Libano nell'82, iniziarono a sorgere dubbi

sulla dottrina della sicurezza sopra ogni altra cosa, filosofia prediletta di Israele: nasce il

movimento pacifista SHALOM AKHSHAW (peace now) apertura archivi + critica al

militarismo israeliano.

Questo è il primo tentativo in Israele di presa in considerazione del punto di vista

palestinese, per giungere ad una storiografia comune ad entrambe le fazioni.

TEMA: conflitto con gli arabi del '48 (1° guerra arabo­israeliana) – Morris, che scrive un

libro sulla storia militare, mentre Lapan scrive sulla Transgiordania e sui suoi rapporti con

Israele, afferma che Gerusalemme est è stata presa come trasparenza della non volontà

israeliana di raggiungere un accordo. La questione dell'esodo palestinese è correlata alla

scoperta del Piano Dalet, documento della Haganah di pulizia etnica. Benny Morris scrisse

anche sul problema dei rifugiati palestinesi, e si discosta da Pappe sulla qustione della

pulizia etnica (Pappe la sostiene fermamente), il quale non sosteneva affermando che era

un mero piano militare.

Si trattò anche del ruolo della leadership israeliana nei trattati di Rodi, e si indagò sulla

responsabilità del non raggiungimento di una pace condivisa, e concordarono in una

intransigenza israeliana in tale obiettivo.

Tom Segev scrisse un libro di nome “il settimo milione”, analizzando come gli ebrei reduci

dalla Shoah vennero accolti malamente, in quanto visti come ebrei vittime della storia per

Yishuv, ovvero quell'immagine che gli stessi ebrei dell'Yishuv non volevano più gli

venisse attribuita. Era un argomento davvero esplosivo per la legittimazione della causa

Yishuv. 23­04­2013

Nel 1882 gli inglesi occuparono l'Egitto, con a capo Lord Cramer (alto commissario per

l'Egitto dal 1882 al 1907); costui viene considerato l'architetto della colonizzazione inglese

in Egitto, e proveniva da una colonia inglese in India nella quale era stato instaurato un

modello inglese in quanto considerato il massimo punto aspirabile dalla civiltà umana →

colonizzazione della razza inferiore.

I motivi che portarono gli inglesi a colonizzare l'Egitto furono principalmente 3:

1. La presenza del canale di Suez che ottimizzava i collegamenti via mare con

l'Oriente

2. La necessità di contrastare le potenze francesi nel Maghreb

3. La necessità di supervisionare le finanze egiziane per ripiegare al debito che

avevano contratto con le banche inglesi.

Per quanto riguarda l'organizzazione coloniale, le politiche economiche avevano

l'obiettivo unico di produrre le risorse necessarie alla solvibilità del debito, e quindi

nessuna politica di sviluppo del territorio occupato; non venne creata una base industriale

autonoma per il paese, e fu incrementato solamente il sistema di produzione agricolo per

l'esportazione. Questa manovra migliorò le condizioni della vita delle popolazioni rurali,

in quanto per migliorare l'efficienza, vennero migliorate le condizioni della vita in toto,

eliminando le corvées volevano aumentare il quantitativo della produzione per averne

profitti.

Chi si arricchì realmente fu l'élite turca ortodossa (i grandi proprietari terrieri), che

vedendo aumentare il prodotto potevano trarne maggiori ricavi.

Vennero migliorate le infrastrutture nelle campagne, punto in comune riscontrabile nelle

politiche di Ismail ­vedi inizio­, con la differenza che le sue politiche erano di

auto­sviluppo, mentre queste attuate in Egitto non hanno una visione di sviluppo

sostenibile per il paese, ma solo di arricchimento dei mandatari.

Vennero attuate delle TECHNOPOLITICS, ovvero modalità di colonizzazione nelle quali

vennero utilizzati strumenti tecnologici:

Diga di ASSUAN è nell'alto Egitto, ed è stata creata per creare un giacimento

• idrico a redistribuzione dell'acqua nelle campagne circostanti, in modo da

aumentare l'area coltivabile

BARNAGE diga del delta del Nilo, creata per lo stesso motivo della diga di

• Assuan

Potenziamento infrastrutture ferroviarie

Tutti questi potenziamenti tecnologici portarono ad un aumento esponenziale della

produzione di cotone, ma la dipendenza con la potenza mandataria restò, in quanto

avevano la necessità di importare le materie prime per la produzione.

La politica coloniale di Cramer fu comunque, nonostante la connotazione speculativa, una

politica di successo, perché già a metà anni '80 il budget pubblico egiziano rivide segno

positivo; questo progetto permise quindi agli inglesi di instaurare un sistema tributario

minore rispetto a quello attuato da Khedivè sulla popolazione rurale, oltre ad eliminare il

“lavoro coatto”.

Questa POLITICA può essere definita DUALE: l'Egitto era una provincia ottomana retta

da Khedivè (dinastia autoctona), ma solo di facciata perché erano gli inglesi che

comandavano con i loro ministri in tutti i ministeri chiave per il controllo sul territorio (i

consulenti determinavano le policies, e poi dovevano essere definitivamente approvate da

Cramer) c'è una dinastia regnante, ma è subordinata al controllo inglese.

Anche la SOCIETA' può esser definita DUALE: la coabitazione di una netta egemonia

coloniale padrona, e la popolazione autoctona sottomessa, il tutto in mezzo ai turchi

circassi (provenienti dalle zone nord­occidentali del Caucaso) cooptati dagli inglesi →

discrasia tra il nazionalismo della popolazione e l'élite turca, che già è sottomessa, ed in

più la sottomissione inglese.

Cramer attuò anche politiche in altre sfere della società:

Istruzione i finanziamenti arrivarono solamente alle scuole tecniche, vennero

• alzate le rette per mantenere una scolarizzazione elitaria, in modo da disincentivare

l'emergere di un'élite nazionalistica che mettesse in discussione la dominazione

inglese e turco circassi.

Questione del Sudan confinante con l'Egitto, è sempre stato in relazione

• (soprattutto la zona egiziana di Sa'id e la Namibia)

Mohammed Alì aveva occupato il Sudan, ma poi perse con la rivolta locale di

stampo nazionale, con supporto islamista le MAHDI (la rivolta Mahdista).

Già nel 1881 gli inglesi provarono a conquistare il Sudan: quando la Francia

minacciò di estendere il suo potere in Sudan, gli inglesi, capeggiati dal Generale

KITCHER, lo invasero conquista anglo­egiziana (contro le truppe egiziane)

In Sudan venne creato il CODOMINIO ANGLO­EGIZIANO, nel quale il generale

divenne di fatto il governatore inglese, nonostante la sconfitta delle truppe ed i

finanziamenti egiziani furono uno dei motivi dell'odio egiziano verso gli inglesi.

Nel 1955 il Sudan diviene indipendente.

Ci sono fermenti modernizzatori nella società egiziana, in quanto l'intelligenza della classe

media nazionalista formula idee di autodeterminazione ed anti­colonialismo nella stampa:

dal 1860 vi erano le migrazioni da Damasco degli SHAN, i quali detenevano testate

giornalistiche che poi divennero il principale veicolo di nazionalismo (il più noto fu il

giornale AL­AHRAN); il più nazionalista è Al­Tiwà (la Bandiera), fondato da Mustafà

Kamil, ed è importante perché egli fu un egiziano d'origine contadina, che riuscì a

frequentare la scuola d'avvocatura prodotta dalle politiche di Ismail; era stato anche in

Francia, e riusciva ad unire sia la mentalità locale, sia quella occidentale.

Kamil contribuì al risveglio del sentimento nazionalista, soprattutto dal punto di vista

territoriale: egli parlò di WATAN (comunità politica statale), e non più della Umma; egli è

considerato il secondo grande padre del nazionalismo (fa la parte dell'uomo intelligente).

Nel 1892 muore Kebirè, il quale era accondiscendente al dominio inglese, ed al suo posto

salì ABBAS II (1892­1914), uomo d'ideologia neo­nazionalista.

Dal 1907­11 vi fu una recessione economica internazionale, che fece crollare il prezzo del

cotone, causa di gravi carestie nelle campagne egiziane.

Nel 1906 vi fu un incidente che resta a tutt'oggi scolpito nella coscienza collettiva egiziana,

il così detto Incidente di DEUSHAWAY (nella baia del Nilo), dove un piccolo villaggio

rurale venne assaltato da 5 militari inglesi, i quali uccisero tutti i piccioni che stavano

allevando (era l'attività prevalente del villaggio), dove restarono feriti anche abitanti del

villaggio stesso: quest'episodio diede vita a scontri fra la popolazione locale e gli inglese,

dove un solo inglese morì dove vi fu una rappresaglia dei britannici che arrivarono nel

villaggio, i quali arrestarono 52 persone e ne condannarono a morte 4 – il rapporto 4 a 1 sta

a dimostrare la considerazione di inferiorità nei confronti delle popolazioni autoctone­.

Questo incidente rinforzò il sentimento nazionalista, e fece da miccia a uno spirito

militante già diffuso è un vero e proprio punto di svolta nella nascita del nazionalismo

egiziano, che portò alle dimissioni di Cramer. A lui successero dal 1907 al 1911 Sir Gorst, e

dal 1911 al 1914 Lord Kitchner.

Nel frattempo il nazionalismo in Egitto andava aumentando, e cercarono di esser presi

provvedimenti per evitare scontri: se il contadino possedeva meno di 5 feddom di terra,

non gliela si poteva confiscare; ma i nazionalismi proliferano e si differenziano in vari

PARTITI POLITICI, uniti da uno stesso sentimento nazionalista (ancora non esisteva il

parlamento, in quanto erano uno stato extra­parlamentare):

SHAYK'AL YUSUF partito religioso, rappresentate della classe agricola islamica:

• è il partito della RIFORMA COSTITUZIONALE, legata ad un tentativo di trovare

una via di mezzo fra la modernità è l'Islam (come Rashid Rida); questo partito è

legato ad organi della stampa quali Al Mu'ayyad; è il partito dei LIBERI

COSTITUZIONALISTI, espressione del notabilato turco – circasso (conservatore)

MUSTAFA KAMIL partito nazionalista, appoggiato al giornale “la Bandiera”

• Partito della UMMA guidato da Futt Al­Sayyid, anch'esso legato alla stampa con

• la testata Al­Jaridah (“la Rivista”)

Il dibattito politico in questo contesto fu molto attivo, nel quale la Prima Guerra Mondiale

rappresenta un punto di svolta; si tratta di un periodo difficile perché l'Egitto è sede del

comando britannico per il Comando Mediterraneo Orientale: le truppe inglesi erano

fiancheggiate da truppe dei Dominios (Neozelandesi, Austrialiani ed Indiani), ed insieme

occupavano il Cairo; in questo panorama i prezzi schizzarono alle stelle, e ciò creò

squilibri nell'ordine pubblico, animando una minaccia all'identità culturale egiziana:

l'economia del palese è messa di servizio allo sforzo britannico inglese (requisizioni +

corvées).

In più, la guerra ebbe l'effetto di approfondire e rendere più evidente la presenza inglese

in Egitto, in quanto si trattava di un vero e proprio protettorato da parte dei Dominios.

Per gli inglesi l'Egitto è strategico, e vi impongono la legge marziale.

1918 formazione del movimento nazionalista del WAFD (“delegazione”), il cui leader è

Sa'ad Zaghwe.

1919 Zaghwl viene esiliato dagli inglesi e scoppia la Rivoluzione: la TAWRA del 1919.

Nell'Egitto moderno vi sono state 3 rivoluzioni:

1. La TAWRA del 1919

2. Il Golpe militare di Nasser nel 1952

3. Rivoluzione del 2011

Queste rivoluzioni sono caratterizzate dalla mobilitazione partendo dal basso di

moltissimi strati della società; il Cairo vede mobilitazioni contadine dal marzo al settembre

del '19, dove vi presero parte studenti, manifatturieri, professionisti, che si organizzarono

in manifestazioni (vi furono anche le prime manifestazioni femministe egiziane).

Anche nelle campagne vi fu una grossa mobilitazione, ma assume un tono oltre che

nazionalista, di classe vennero occupati i latifondi, in quanto le repubbliche contadine

erano basate sulla proprietà collettiva delle terre, e quindi si lottava contro la proprietà

estensiva in mano al notabilato.

Nel settembre '19 gli inglese soppressero la rivolta nel sangue, e questa rivoluzione rese

evidente come l'occupazione diretta degli inglesi non fosse più sostenibile dagli inglesi.

Nel 1922, nella conferenza di pace di Parigi, gli inglesi concessero unilateralmente

l'indipendenza all'Egitto, ma rimasero insolute delle questioni importanti: le red lines, le

condrion, e le clausole per la concessione d'indipendenza.

Viene stilato un trattato chiamato “Empire by Treaty”, nel quale vi è un tentativo di

controllo imperiale, il cui concede l'indipendenza limitata alle condizioni degli interessi

fondamentali (i punti del trattato sono tutt'ora riservati):

1. Gli inglesi restano gli unici responsabili della sicurezza e della comunicazione

dell'impero in Egitto il Canale di Suez resta coperta di basi militari che vennero

poi smantellate solo nel 1956.

2. Gli inglesi si accaparrano il diritto a difendere l'Egitto contro i persiani da

un'invasione esterna (tramite basi militari stanziate sul territorio).

3. Gli inglesi poterono mantenere la protezione delle minoranze in Egitto →

mantenimento delle Capitolazioni (fino al 1936)

4. Venne fatto un esperimento liberale viene introdotto in Egitto un sistema

politico basato sul pluralismo con 3 vertici: gli inglesi, la monarchia di Kediré, ed il

parlamento.

Nel 1923 venne approvata una Costituzione, e nel 1924 ci furono le prime elezioni

parlamentari, con la vittoria del Wafd al 90%.

Quest'esperimento di democrazia parlamentare era profondamente manipolato, in quanto

la Costituzione stabiliva lo strapotere del Re che poteva licenziare ministri e parlamentari

(e la stessa monarchia restava subordinata agli inglesi, che restano veri e propri

mandatari); in più le interferenze dirette britanniche e l'incapacità la scarsa disponibilità al

compromesso politico hanno portato ad una situazione estremamente instabile, in un

contesto di forte conflittualità.

Possiamo dire quindi che emerge sempre più chiaramente come il Wafd e gli altri partiti si

allontanino dalla loro base ideologica e si leghino a gruppi interni che aspirano al potere,

allontanandosi quindi dalla base popolare ai quali erano agganciati.

In questo periodo storico, come detto, la base popolare e un ricordo del passato, in quanto

il Wafd si lega a gruppi interni, perdendo i contenuti sociali della propria ideologia, e

allontanandosi dalla base sociale che gli aveva conferito legittimazione.

Avviene di conseguenza una POLARIZZAZIONE della società:

Da una parte, le classi medio­alte, che aspirano a modernizzare occidentalizzando il

• territorio

Dall'altra, le ampie fasce popolari, tradizionaliste e alienate rispetto ai simboli ed al

• linguaggio dell'intelligenza occidentale.

I governi perseguirono l'obiettivo di dominare il potere della religione, per poter cercare

una sorta di legittimazione dal basso, e si poneva il quesito di come poter modernizzare

mantenendo la propria identità culturale: la risposta fu di trovare una versione autoctona

della modernità.

I Modernisti aspiravano ad una revisione delle radici culturali del paese; uno dei

• suoi portavoce era Taha Hussein, uno scrittore e critico letterario, che nel '22 scrisse

“poesia pre­islamica, l'età dell'ignoranza” perché ancora non erano monoteisti. Egli

sostiene la teoria che la poesia pre­islamica sia un falso storico, in quanto va a

ledere un capo saldo della cultura; fu costretto a ritrattare le sue tesi in quanto

considerate blasfeme.

I tradizionalisti, religiosi di formazione, difendono la purezza dell'Islam, del quale

• ne fanno un movimento sociale (poi politico), chiamato i Fratelli Musulmani (1928).

30­04­2013

Vi è quindi una differenziazione fra i tradizionalisti ed i sostenitori del modernismo

occidentale egiziano (era già parso questo concetto ai tempi di Isma'il), con enfasi sul

recupero della storia ellenistica a prescindere dalla cultura islamica. Venne usata la teoria

occidentale per decostruire la teoria pre­islamica.

Uno dei più famosi poeti moderni egiziani è Maguib Mahfouz, che scrive romanzi

ambientati nell'Egitto faraonico, pre­islamico. Egli credeva che lo sviluppo della civiltà

egiziana dovesse avvenire nel rispetto dei canoni storici.

Col deterioramento di fattori economici in periodo della Grande Depressione ('29), si

ritornerà ad una re­islamizzazione: in periodo di crisi, l'Islam interviene con i suoi sistemi

economici morali, redistribuendo i fondi e le risorse; è in questo momento che, nel'28, si

irradica la Fratellanza Musulmana, che è un'organizzazione creata dal padre fondatore

della predicazione (da'wa) alla base di questo gruppo, Hassan – El – Banna, di

Isma'iliyyah, città sul canale di Suez: esser di queste zone è stato influente sul suo

sentimento anti­colonialista, anche se il suo nazionalismo era di tipo islamico.

La Fratellanza Musulmana si sviluppò in un contesto nazionalista, e vi sono due filoni:

1. di tipo territoriale, nazional­islamista in Egitto

2. di tipo panarabista, dove si voleva che la Shari'a fosse estesa a tutti i territori arabi.

Divenne sempre più forte la corrente nazionalista a livello territoriale nell'Islam politico.

Nel momento in cui nasce questo gruppo, l'obiettivo era il welfare: alla base c'era il

desiderio di creare uno stato basato sulla Shari'a, ma principalmente si radicò dal basso

con servizi per la popolazione in un clima di crisi economica, dove lo Stato non li

garantiva legittimazione popolare.

Dai primi anni '30, vi fu un moltiplicarsi di infrastrutture islamiche (moschee, scuole, ecc.),

delle quali le popolazioni potevano fruire gratuitamente. Arrivarono al punto dove si

costruirono fabbriche e altri tipi di attività in grado di dare posti di lavoro agli stessi

Fratelli.

Ben presto si formarono anche gruppi miliziani per il rovesciamento del regime e la lotta

contro le ingerenze coloniali (anni '40), quando iniziarono gli attentati contro gli inglesi da

parte di queste cellule della Fratellanza.

Siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale, dove l'Egitto è stato scena dei

combattimenti, vittima di una guerra non propria, e di grandi carenze alimentari e di beni

primari in generale.

Durante la guerra divenne evidente la completa sottomissione del governo locale alla

patria coloniale inglese. Famoso è l'incidente di Abdeen (4 febbraio 1942), quando vi fu la

caduta della proposta della leadership del filo­nazista Ali Mahem, a seguito della presa del

palazzo reale di Abdeen da parte degli inglesi, discordi con l'ascesa di un sostenitore

dell'asse al potere gli inglesi erano in grado di influenzare indiscriminatamente la

politica del paese, e quando questo divenne palese in questi anni e con quest'evento, si

crearono parecchi disordini.

Nel '48 venne ucciso il primo ministro egiziano a seguito di un attentato che venne

imputato ai fratelli; il governo egiziano condannò a morte il maggior esponente dei Fratelli

Islamici.

In questi anni ci fu la prima Guerra Arabo­Israeliana: le perdite degli arabi cambiarono

totalmente la visione della politica internazionale.

Nel tentativo di ridurre l'insoddisfazione degli egiziani, il governo parteggiò nel conflitto

le popolazioni panarabe con tanto di sostegno militare, ma fu un totale fallimento: si creò

una scissione totale fra gli alti gradi di comando ed i Giovani Ufficiali Liberi, che

pensarono di unire le forze in un golpe contro il governo egiziano delegittimato e

totalmente sottomesso alla dominazione inglese. Nasser è uno dei maggiori esponenti.

RIVOLTA DEGLI UFFICIALI LIBERI (1952)

Siamo in un momento di totale delegitimazione, dove il Wafd, composto da élites

occidentalizzanti era al potere, assieme in parlamento ad esponenti conservatori del

notabilato ed élites turco circasse.

All'interno dell'esercito si formarono delle cellule che si organizzarono per un colpo di

stato (23 luglio '52), attraverso il quale si impossessarono del potere senza spargimento di

sangue e con estrema facilità, capeggiato da Nasser, ed avvenne di sorpresa nelle

vicinanze di Alessandria.

Il primo obiettivo del golpe era quello di epurare gli alti gradi dell'esercito, riportandolo

sotto il controllo di persone oneste e capaci di difendere gli egiziani efficacemente.

Il movimento inizialmente si definiva puramente militare, non politico, e si proponeva

come un gruppo non corrotto a difesa di un popolo umiliato sia dal governo corrotto ed

incapace, sia dall'imperialismo inglese. La loro ideologia era non un pensiero, ma la

comunanza dell'odio contro l'ordine dello status quo vigente, ma non avevano una vera e

propria dottrina, a parte il nazionalismo che richiama a quel sentimento di rivendicazione

appena citato; non avevano un programma preciso, ma avevano in comune i profili

biografici e le esperienze formative: a parte Muhammad Maguib (che divenne poi il primo

presidente della Repubblica), erano tutti coetanei (lui aveva 52 anni ed era il più anziano),

fra i 28 ed i 35 anni, militari di basso grado, proveniente da una simile estrazione sociale (si

ricordi che si parla di una classe generazionale che vide il nascere del sentimento

nazionalista) di basso livello, i quali approfittarono di un provvedimento del '37 che

abbassò le rette universitarie, e come risultato ci fu l'accrescimento della scolarizzazione

per tutta la popolazione, e l'accesso agevolato in accademia per i meno abbienti.

In questo clima di politicizzazione (anni '30: camicie marroni, verdi, ecc.), questi giovani

ufficiali aggregarono il loro sentimento politico; tutti erano stati testimoni ad una serie di

eventi chiave per il sentimento egizio negli anni '40: la campagna di Palestina, i sabotaggi

al colonialismo, la Seconda Guerra Mondiale, l'incidente di Asdeen, ecc.

Il 22 luglio '52, mentre vi era una riunione d'emergenza degli alti comparti dell'esercito sul

contenimento del malcontento militare, gli ufficiali liberi presero il Cairo ed arrestarono gli

ufficiali dell'esercito corrotti. Il 10 dicembre viene abolita la Costituzione, e viene

reinstaurato un governo tradizionalista.

Venne poi promulgata una legge retroattiva al '39 per il divieto a chiunque fosse stato

oggetto di corruzione o reato di partecipare alle carriere pubbliche tentativo di far

piazza pulita de ”l'ancien regime”.

Il 23 gennaio del '53 il fronte di liberazione (longa manus del consiglio di comando) cercò

di eliminare ogni rivale a loro ostico (Nasser definì il suo gruppo “la scuola che avrebbe

insegnato al popolo ad eleggere i propri rappresentanti”), con l'instaurazione di un partito

unico con a capo Maguib. Nel '56, messo agli arresti Maguib, Nasser divenne presidente al

suo posto.

Il 26 ottobre '54, ad Alessandria, ci fu una manifestazione di 10.000 operai provenienti

dalla provincia di liberazione, dove Nasser, nel mentre di un discorso pubblico, fu

attentato da un operaio, che su 9 colpi non ne mandò a segno neanche uno: si sostiene che

fu stato organizzato da Nasser stesso, che attribuì la colpa ai Fratelli Musulmani, avendo il

consenso legittimato dalla popolazione a bandirli e perseguitarli.

Da qui deriverà l'insorgere dei movimenti Jihadisti, a partire da un sentimento di

rivendicazione all'interno delle carceri egiziane dove erano stati messi i Fratelli

Musulmani arrestati.

Dopo che Nasser divenne presidente (egli era di origini rurali, proveniente dal profondo

Egitto, poi emigrato con la sua famiglia ad Alessandria e trasferitosi al Cairo per

frequentare l'accademia; amava definirsi uno del popolo, ed è un concetto fondamentale in

quanto gli permetteva di avere la legittimazione popolare, indispensabile per la portata

avanti del suo progetto populista), in seguito ad un emendamento alla Costituzione che gli

concesse il potere sia esecutivo che legislativo, i partiti divennero simbolici in quanto

solamente il suo aveva potere (Unione Araba Socialista), ed il parlamento ne finì svuotato

dei suoi poteri. La UAS si presentava con 7.000 sezioni divise in ogni settore del paese

(sociale, economica, ecc.), la cui struttura piramidale era dominata da un Congresso

Nazionale Generale, il quale rispondeva ad un Comitato Nazionale.

Vi erano grandi reti clientelari, dove i poteri locali erano subordinati ad un potere centrale

nacque un enorme potere di cooptazione: gli impiegati statali lievitarono, in quanto le

politiche stataliste erano clientelari e la spesa pubblica era diventata insostenibile. Inoltre il

problema della disoccupazione era assurdo: venne emanata una legge a risoluzione

(fallita) del problema, che garantiva un posto di lavoro nell'amministrazione pubblica a

chiunque avesse un diploma di scuola secondaria superiore. Qui nacque un enorme

problema di corruzione (e questi problemi sono le piaghe d'Egitto dell'epoca moderna).

Tutte queste dinamiche non esistevano prima di Nasser, dove non si riuscì a tenere sotto

controllo la spesa pubblica. 2­05­2013

La prima tecnica di cooptazione di Nasser fu la creazione di un forte stato centrale, che

dava anche lavoro alla popolazione tramite i ruoli nell'amministrazione pubblica; il primo

settore di lavoro degli egiziani restava in ogni caso il settore agricolo rurale, anche se negli

anni '30 vennero costruite le prime industrie.

Nasser, come primo provvedimento del suo governo, fece nel '53 una riforma agraria, che

divenne il prototipo delle riforme agrarie di tutti i paesi radicali arabi, sia nei limiti che nei

risultati: bisognava scardinare il potere dei latifondisti, i quali rappresentavano le relazioni

ineguali caratteristiche del governo pre­rivoluzione venne imposto un tetto massimo

sulla proprietà agricola individuale (prima 200 feddan, poi abbassato man mano che si

inasprì la riforma); chi possedeva terre in eccesso se le vedeva confiscare e redistribuire ai

contadini nulla tenenti, che dovevano entrar a far parte di cooperative statali, tramite le

quali lo stato gli avrebbe fornito i sementi e tutto il necessario per le colture, oltre a prestiti

con tasso agevolato, ad incentivo dell'imprenditoria agricola.

Bisognava quindi legare la popolazione all'agricoltura senza dover nazionalizzare i terreni.

Ci furono risultati, ma non nell'ordine atteso perché fu innovativo, ma non radicale: le

terre redistribuite non avevano lo stesso impatto sulla classe media e quella contadina, in

quanto i terreni che venivano redistribuiti ai nullatenenti non cambiavano la loro

condizione di sussistenza, rendendola invece orientata verso il commercio, ma ciò non

avveniva in quanto non era sufficiente; questa dinamica fu riscontrabile in tutti gli stati in

cui venne attuata.

Il senso di questa riforma fu più politico che ne sociale, in quanto colpì il potere dell'ex

notabilato: il vero obiettivo era smantellare il sistema patron­client. La crescente pressione

demografica erose anche quei pochi risultati ottenuti durante la riforma, con risultato un

crescente stimolo all'urbanizzazione, già iniziata ad inizio '900 ma con il boom fra gli anni

'50 e '70, dove la popolazione si quadriplicò.

La crescita dell'agricoltura fu sollecitata dalla creazione di infrastrutture: già la creazione

di una provincia di liberazione per esempio lo era, ma il più importante fu l'ampliamento

della diga di Assuan (venne completata nel '68) inizialmente il finanziamento doveva

arrivare dagli USA, nell'ordine di creare un bacino tale da permettere lo stoccaggio di una

quantità d'acqua tale da permettere la messa a coltura di un'estensione territoriale enorme

nell'alto Egitto in modo perenne, sottraendo l'agricoltura dalle leggi naturali delle stagioni

e delle piene del Nilo; inoltre questo progetto avrebbe permesso l'elettrificazione

dell'Egitto con un enorme sistema idroelettrico, ma dopo la negoziazione per il

finanziamento con gli Stati Uniti, Nasser contravvenne all'embargo con l'URSS stabilito

dagli USA per avere degli aerei militari, e ciò fece decadere il patto per il finanziamento.

Questa decisione di Nasser ebbe a che fare con il ruolo da lui sostenuto durante la Guerra

Fredda, ovvero il diritto di portare avanti politiche libere da condizionamenti dati

dall'assetto di potere vigente, anche se Nasser, in fin dei conti, andava da chi gli dava più

soldi (era uno che si vendeva facilmente); il Canale di Suez rappresentava il non piegarsi

alle grandi potenze occidentali.

Con l'annullamento del prestito che serviva per questo progetto, Nasser deciderà di

nazionalizzare il Canale di Suez (ad Alessandria il 23 luglio 1956). Ciò venne annunciato

(anche se poi alla fine i russi ci misero la mazzetta per il completamento) come sfida

rispetto alle logiche sia della realtà occidentale ma anche di quella araba, ovvero a tutti

quanti i regimi conservatori panarabi che erano acquiescenti all'occidente e che avevano

firmato il patto di Baghdad.

Egli iniziò la sua arringa in dialetto egiziano per enfatizzare il legame con l'identità del suo

paese (era un ottimo oratore), che poi evolse in un discorso anti­colonialista, e continuò

annunciando che ciò che era stato tolto da uno stato nello stato, nel momento del discorso

era in fase di riacquisto tramite la presa della compagnia e dei locali del canale di Suez →

raggiungimento di un ideale di sovranità autonoma.

Nasser si rivolgeva a tutto il mondo, sia arabo sia occidentale, col suo progetto di

leadership di un blocco panarabo che comprendesse tutti gli stati arabi, per liberare il

blocco da una dominazione occidentale, e che suonasse da monito degli Stati di Baghdad

ad insegnamento di come riscattarsi dall'umiliazione storica.

Francia ed Inghilterra si sentirono molto danneggiati, in quanto tutto il greggio che

passava da lì per loro fu bloccato, ed in più i francesi stavano appoggiando l'insurrezione

algerina: Francia, Inghilterra ed Israele stilarono un patto segreto d'aggressione contro

l'Egitto, chiamato “Crisi di Suez”.

Il 29 ottobre '56, Israele attaccò ed invase il canale di Suez; francesi ed inglesi consigliarono

a Nasser di accettare l'occupazione senza combattere, ma ovviamente egli si rifiutò. Il

seguito fu il bombardamento da parte di Francia e Germania, ed USA e URSS dovettero

intervenire per placare i conflitti.

Quest'episodio ebbe 2 effetti molto importanti per la scena internazionale ed interna:

Svelò palesemente il potere egemone di USA e URSS, smantellando l'immagine

• storica di superpotenza europea che era rappresentata da Francia e Gran Bretagna

Nasser divenne un eroe popolare per tutto il mondo arabo fu una sconfitta

• enorme, ma si tramutò politicamente parlando in un successo stratosferico, in

quanto egli passò come estremo difensore della causa panaraba.

Nasser non si trattenne dall'esporre la sua ideologia, e scrisse un libro dal nome “Falsafah

al­Tamrah” (teoria della rivoluzione), dove la espose su 3 contesti:

1. Paesi non allineati: i paesi neo indipendenti che, per non allinearsi, dovevano unirsi

fra loro

2. Africa (dove si colloca geograficamente l'Egitto), dove il successore di tale ideologia

fu Gheddafi

3. Paesi arabi: il ruolo egemone a guida dell'indipendenza del mondo arabo veniva

visto nell'Egitto, e quindi nel panarabismo era intrinseco questo concetto di leader

egemone.

SOCIALISMO ARABO a differenza del socialismo reale, non era ateo, ma basato

sull'Islam; era ammessa la proprietà privata, che nel socialismo reale non esisteva, ma

comunque il ruolo dello stato in economia era ingente; non vi è una lotta di classe come

nel socialismo reale, ma una lotta unita contro il colonialismo, per l'indipendenza e

l'auto­proclamazione.

PANARABISMO è quell'utopia politica nella quale si persegue lo sviluppo di un blocco

arabo, con a guida l'egemonia egiziana. Nasser “perché limitare l'auto­legittimazione

egiziana ai suoi stessi confini?” l'Egitto doveva essere conduttore per

l'auto­legittimazione di tutto il blocco arabo. In Nasser, il panarabismo non è disgiunto

dall'egemonia egizia.

Di per sé, il panarabismo è una vera e propria utopia: le realizzazioni furono scarse, anche

se ci sono decisioni di Nasser prese ad hoc per la realizzazione del blocco panarabo;

sfruttando il potere comunicativo della radio “Sawt al Pahina”, una radio del Cairo che

trasmetteva in tutto il mondo arabo, Nasser divulgò una serie di emendamenti:

La RAU (Repubblica Araba Unita): Siria (del partito Ba'ath) più l'Egitto, i capi saldi

• del panarabismo; fallì per le difficoltà di gestione di due territori molti diversi sia

economicamente che socialmente, ed inoltre per la violenza della penetrazione

egiziana in Siria che venne respinta.

Campagna di Yemen ('62 – '67), dove Nasser sostenne lo Yemen del nord nella lotta

• verso la parte sud del paese; questo voleva essere un esempio di intervento a

sostegno del popolo arabo yemenita, e quindi del sostegno panarabo ad una

popolazione panaraba; la sconfitta egiziana fu tragica.

Creazione OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina – '64) da

• problema locale, viene strumentalizzata diventando la causa panaraba per

eccellenza, con la creazione al Cairo della sede, con organizzazione ad ombrello.

Nel '64 la leadership era delle élites, poi dal '69 ci fu un cambiamento ideologico con

Arafat (classe medio bassa, studi tecnici ingegneristici, quindi affine con la

provenienza di Nasser), con l'emergere di una nuova politica molto più radicale

sull'esempio nasserista.

Guerra dei 6 Giorni (5 giugno '67) in un momento di tensione fra Israele e Siria, la

• stessa Siria accusò Nasser di concedere il passaggio di petroliere battenti bandiera

Israeliana e, per smentire quest'accusa che rappresentava la violazione di un

trattato chiaro con la Siria, chiuse lo stretto di Tiran ed il Golfo di Akkabah alle navi

di Israele. Chiudendo gli sbocchi sul mare, iniziò l'attacco di Israele: fu una guerra

lampo, dove l'Egitto perse (già mal messo dalla campagna di Yemen), ed Israele

occupò il Sinai, Gaza e la West Bank.

In seguito a questi fallimenti in campo militare, ci fu un ingente ridimensionamento delle

politiche nasserista degli ultimi 3 anni del suo governo: ci fu un riavvicinamento con

l'Arabia Saudita nel tentativo di ottenimento di fondi, un ridimensionamento del ruolo

statale in economia nell'intento di incentivare gli investimenti stranieri (abbozzo della

liberalizzazione dei mercati egiziani di Saddath).

Nel '70 Nasser morì, e con lui l'utopia panarabista. L'ultimo suo intervento fu nella crisi di

Settembre Nero, nell'intento di porre fine all'ecidio fra arabi (epilogo tristissimo per il

leader della causa panaraba).

Nasser resta un simbolo arabo per il suo carisma e la sua innata oratoria. Nell'Egitto degli

anni '50 vi erano le condizioni necessarie per l'emergere di un Ra'is: sottosviluppo del

paese, speculazione nella redistribuzione della ricchezza, ecc. insoddisfazione generale

come pre­requisito per la nascita di un radicalismo nazionalista.

Nasser si impose dopo il golpe al popolo costruendo figure pubbliche diverse che seppe

usare diligentemente: appariva un Ra'is operoso per il suo popolo, come una persona che

veniva dalla campagna, ovvero vicino alle masse, per identificarsi nel sentimento

popolare, ed apprezzava tanto la modernità quanto l'autenticità locale amava tutto ciò

che poteva portare sviluppo e crescita.

Si servi sempre e solo di un partito unico in quanto il pluralismo lo viveva come un fattore

di divisione in un popolo ormai coeso. 3­05­2013

Le élite del periodo coloniale avevano stretto alleanze con i rappresentanti del notabilato

locale conservatore, acquiescenti alle potenze mandatarie.

A partire dagli anni '30, creare un'istruzione per insegnare il senso di nazione avrebbe

permesso al popolo di valutare e partecipare attivamente alla politica: i Giovani

Rivoluzionari degli anni '50 si sono formati nelle caserme, hanno una visione anti

sistemica, anti imperialista, panarabista, e sono per il non allineamento con i blocchi USA

ed URSS, e credono nella creazione di uno spazio politico e nazionale coeso.

La Crisi di Suez è il risultato di una triplice aggressione, un prodotto delle politiche

antimperialiste di Nasser (contro Francia ed Inghilterra); sarà poi l'azione di USA ed URSS

con l'imposizione di sospendere qualsiasi intenzione ostica che fece divenire la zona un

punto dove la Guerra Fredda attecchì.

Anche in Medio Oriente possiamo trovare due blocchi distinti:

1. Regimi Radicali: Egitto, Siria, Iraq (dal '58 con l'uscita dal Patto di Baghdad); sono

radicalismi nazional­panarabisti; non è che non abbiano nessun rapporto con i

blocchi, ad es. la Siria legata al polo URSS che lo sostiene, ma l'ideologia è

sicuramente meno pragmatica rispetto a quella conservatrice.

2. Regimi Conservatori: filo occidentali, gli stati del Patto di Baghdad del '55 mentre

vi è fermento in Egitto, gli stati filo occidentali formano un'alleanza segreta

firmando questo patto. Nel '58 l'Iraq esce dal patto, facendo piazza pulita degli

occidentali sul territorio. Gli altri stati del patto sono: Turchia, Iran, Pakistan e

Giordania (che sceglierà di allearsi con gli USA per ottenere aiuti economici a

mantenimento della stabilità interna in un panorama d'accerchiamento da parte di

governi panarabisti).

Dopo l'uscita dal patto dell'Iraq nel '58, la Guerra Fredda divenne pure intra araba, dove il

conflitto fu nell'appoggiare lo Yemen del Sud: nel '62­'68 ci fu un golpe per togliere l'Imam

dello Yemen del nord al potere, e gli Stati panarabi sostennero il colpo di stato, dove

invece Giordania ed Arabia Saudita sosteneva l'Imamato tradizionale.

La competizione non avveniva solo in questo frangente, ma anche fra regimi radicali dopo

il fallimento della RAU, quando si creò una forte competizione per chi dovesse detenere

l'egemonia del movimento panarabo: mentre la Siria e l'Iraq restano legati alla loro

immagine militante, in Egitto dopo la morte di Saddath la lotta cesserà e, per questioni di

necessità economiche, si alleeranno con l'Arabia Saudita.

La Guerra dello Yon Kippur, anche se fu un disastro, portò però l'intervento degli Stati

Uniti di tipo diplomatico fra Egitto ed Israele, al termine del quale l'Egitto si avvicina agli

USA (il discorso verrà ripreso più avanti). SIRIA

Divenne indipendente nel '42, con leadership poco abituata a governare; il primo

presidente fu Shukri al­Pawatli, che fu poi spodestato con un golpe nel '49.

Successivamente il potere venne preso da un generale di ispirazione nasserista,

panarabista, per il non allineamento, e attivò la repressione forte degli oppositori al

nazionalismo. Quando anche lui venne spodestato, il governo vide un periodo di totale

caos, fino nel '58 con l'arrivo al potere di un governo.

Le politiche egiziane erano considerate troppo violente nell'applicazione secondo i siriani,

e la classe dirigente decise di non seguirne più la traccia; le politiche siriane evolsero così:

Prevalenza del SETTARISMO l'affiliazione prima era per comunità religiosa di

• appartenenza, poi per l'identità nazionale, e fu enfatizzata dal mandatario

Fazionalizzazione dell'esercito sovrapposizione sia delle ideologia militari, sia

• per settarismo

Forte radicalizzazione dei partiti con ideologie “vere”: Comunismo, Ba'ath

• (“rinascita”), nato fra gli anni '20­'30, animato da intellettuali e diventato poi un

partito militare; i fondatori erano uno greco – ortodosso ed uno musulmano (no

settarismo), e predicavano l'unità nazionale di tutto il blocco panarabo, con l'idea

che storicamente gli arabi siano una supremazia sull'intero globo, e che il suo

intento è recuperare tramite l'unione quest'egemonia. I fondatori ne predicavano

l'unione culturale e non religiosa, si tratta quindi di un partito laico.

Dopo il fallimento della RAU, ci furono una serie di golpe ba'athisti, fino al '73 dove salì al

potere il leader Ba'athista Hafez el Assad. Egli espresse la superiorità della minoranza

alawita punto di svolta: ci fu la ba'athificazione e l'alawizzazione dei ruoli istituzionali.

*Gli Alawiti sono un gruppo shi'ita di stampo culturale eterodosso, in quanto hanno

elementi discordanti con lo Shi'ismo originario.

IRAQ

Fino al '58 l'Iraq ha avuto 3 regnanti, fra cui l'ultimo Nuri al­Sa'id, pro colonialismo

britannico. Ciò che si verificò fu la totale segregazione shi'ita a favore della popolazione

sunnita. Con la speculazione sulla redistribuzione delle ricchezze, più lo scambio ineguale

nella spartizione dei terreni fra contadini e notabilato sunnita, al nord nacquero tendenze

scissionistiche (in quest'area ci sono i Curdi).

Il dislivello economico fra campagna e città, fra sedentarismo e nomadismo, ha portato

alla non legittimazione totale della monarchia conservatrice al governo in quel tempo, che

non aveva mai attuato riforme sociali per cercar di redistribuire le risorse, per non cercare

di alienarsi in simpatie con le comunità di Sheikhi tribali per non ledere i loro interessi il

'58 è un anno di enorme immobilismo politico, economico e sociale, con alla leadership

l'Inghilterra, anti Nasserista.

In questa situazione retrograda, iniziarono nell'esercito ad infiltrarsi ideologie nazionaliste

(il Ba'ath aveva anche delle diramazioni fuori dalla Siria, ed anche in Iraq) e panarabe →

esercito come fonte di nuovi progetti e rinnovamento.

Fra il 1958 ed il 1968 ci saranno ben 3 colpi di stato in Iraq:

1. Al­Passem ('58­'63) la famiglia reale viene totalmente uccisa

2. Generale Ba'athista Al'Aref ('63­'66)

3. Fratello di Al'Aref ('66­'68)

Nel '68, dopo la guerra dei Sei Giorni, con la sconfitta drammatica panaraba, ci fu una

presa di potere del ba'athista Al­Bakr (sono tutti colpi di stato uguali), dei quali uno dei

suoi collaboratori è Saddam Hussein, che diventerà poi il Capo del Ba'ath.

Quando l'Iraq nel '58 entrò a far parte del blocco radicale, venne istituita la repubblica ma

senza elezioni (molto democratico devo dire...), una riforma agraria sullo stampo di quella

nasserista, e l'orientamento era filo sovietico, con una forte competizione con l'Egitto per

l'egemonia panaraba. GIORDANIA

L'ideologia giordana è diversa rispetto a quella degli altri stati già citati: divenne

indipendente nel '46, ovvero con la fine del mandato e l'inizio del governo della monarchia

regnante di Re Abdallah (nonno dell'attuale Abdallah II); il paese non fu più la

Transgiordania, ma il Regno di Giordania.

La sconfitta degli arabi nel '48 contro l'Yishuv portò all'esodo di massa di ½ milione di

palestinesi in Giordania, dove la West Bank venne poi annessa alla Giordania; dopo il '48,

2/3 della popolazione in Giordania è di origini palestinesi problemi alla corona

Ashemita autoctona, che era sostenuta dalle tribù beduine.

I generali palestinesi erano più colti della corona giordana, e formarono la prima

opposizione al potere. La Giordania fu il primo governo arabo a dare la cittadinanza ai

palestinesi, nel tentativo di quietare gli animi, anche se nel '51 il Re è stato ucciso da un

palestinese.

Suo figlio successe al padre, dopo un breve governo dello zio totalmente inetto, fino al '99;

ad oggi Re Abdallah II è l'attuale sovrano della Giordania.

La stabilità e la longevità derivano da una pluralità di fattori che creano coesione:

L'esercito è coeso e fedele (si sa che l'esercito può essere o il baluardo del potere o il

• brodo culturale della rivolta), scelto attentamente fra la popolazione giordana, ed

elogiato con merito per i successi ottenuti.

Il patrono della Giordania sono gli USA, che lo sostenevano per la posizione

• strategica territoriale nel conflitto palestinese. Finanziarono per depoliticizzare e

creare buonsenso all'interno della politica.

Fra il '52 ed il '57 c'è stata una forte opposizione palestinese con una visione panaraba, che

consiglia ad Hussein (fratello inetto successore di Abdallah I) di uscire dal Patto di

Baghdad; è uno stato piccolo, accerchiato da paesi radicali, due fattori alla base della

decisione di allinearsi con USA ed Inghilterra nel ('58).

Il 1958 è un ANNO ASSIALE per il mondo Medio Orientale, in quanto vi è stato un pout

purrì di avvenimenti chiave:

RAU Siria + Egitto

• Golpe in Iraq con uscita dal Patto di Baghdad

• Alleanza della Giordania con USA e GB

• Camille Chamoun in Libano

Hussein, sotto spinte reazionarie, sospese la Costituzione, ed ottenne finanziamenti diretti

e forze militari dagli USA schierate a protezione dalle invasioni e colpi di stato nel

febbraio '58. Inoltre gli USA finanziarono la modernizzazione: infrastrutture, agricoltura,

turismo, in un paese che fino a poco prima era il nulla, e dopo l'intervento occidentale è

divenuto il secondo paese non esportatore di petrolio dopo il Libano in termini di PIL del

Medio Oriente trasformazione positiva enorme.

Hussein bilancerà quest'alleanza con l'occidente con un ruolo attivo nella lega araba, che lo

porta ad esser visto come un individuo non minaccioso da entrambe le fazioni.

LIBANO

Il Libano è un ex mandato francese, divenuto indipendente nel '44 e fino al '60 considerato

la “Svizzera” del Medio Oriente: non vi fu nessuna politica economica del laissez faire, era

un paradiso della speculazione, con migrazione di capitali esteri anche dall'Egitto (dopo la

nazionalizzazione), da paesi europei e panarabi liberismo economico estremo.

Importante fattore di pregio fu anche il segreto bancario, a chiamata degli investitori

stranieri.

La società libanese è una società molto aperta e liberale, dove esisteva una forte presenza

di dissidenti dagli stati radicali che non accordavano con le politiche in via di diffusione

(va ricordato che siamo negli anni '60, ovvero gli anni del boom della stampa libera) →

forte componente di intellettuali impegnati nel territorio, grandi università internazionali,

che attraggono altri intellettuali cosmopoliti anche dal resto del mondo arabo, oltre ad un

sentimento di fiducia nel multi­confessionalismo all'interno del sistema politico, ovvero

nella possibilità di smentire la necessità di una base religiosa univoca al governo: il

governo libanese era ripartito secondo la Trojka, ovvero la divisione delle alte cariche per

confessioni ed il principio di rappresentanza di 6 cristiani per 5 musulmani; questo

sistema aveva un vizio multi­confessionalismo = patron client fra capi delle comunità e

fedeli, e clientelismo al potere a scapito del sentimento nazionalista.

I partiti non avevano quindi una base ideologica, ma erano fondati secondo base

comunitaria, come gruppi di interesse comune attorno alla comunità; si crearono dei

partiti comunitari:

Kata'eb partito dei cristiani maroniti, con leadership della dinastia Gemayel,

• portavoce di una ideologia di maronismo storico: la storia del Libano è stata scritta

dalla supremazia maronita, con le proprie specificità rispetto agli arabi, e con una

visione politica non assimilabile al panarabismo.

I gruppi maroniti sono gruppi paramilitari, formatisi con una ideologia di destra, e

con in desiderio di una egemonia cristiana che mantenesse le tradizioni.

Drusi del Libano comunità molto chiusa; è l'unico partito ad essersi dotati di un

• approccio sovra­confessionale (nel '49 si chiamerà Partito Progressista Socialista):

pur essendo legati da una comunità, cercarono di coinvolgere le altre popolazioni

tramite un'idea di socialismo molto enfatizzata e fortemente voluta dal leader

Kamal Jumblatt, che spingeva per la collaborazione con la minoranza shi'ita.

I Drusi nacquero nel '49 col Partito Progressista Socialista di Jumblatt, e diedero

origine ad un partito radicale socialista. Si fecero portavoce di un discorso

riformista, e si sperava di influire tutelando le frange più deboli della società (i

musulmani shi'iti); erano filo panarabisti.

Musulmani no leadership organica all'interno del gruppo. I musulmani erano

• politicamente frammentati fra i leader locali. 6­05­2013

Il patto nazionale del '42 attribuiva al presidente della repubblica poteri estesi in un

mandato unico di 6 anni non rinnovabile; il primo presidente libanese fu Bishar al­Khuri,

fra il '43 ed il '49, e riformò il sistema elettorale per garantirsi il mandato più lungo, ma nel

'52 ci fu uno sciopero per revocare questa modifica alla legge elettorale e Camille

Chamoun prese il posto di Al­Khuri, che diede le dimissioni dopo lo sciopero.

Nel '52, con la presa del potere di Chamoun, iniziò la crisi della democrazia: i musulmani

chiesero di rivedere il sistema di power sharing:

I maroniti non vollero rivedere il sistema, in quanto avevano solo che da

• guadagnarci visto che avevano una quota più che proporzionale di rappresentanza

e la carica di presidente era loro.

I musulmani ed i drusi invece vollero maggiori opportunità, guidati dal

• panarabismo come valore principe.

fallimento del tentativo di nation building.

Il Libano non entrò nel Patto di Baghdad ma, nella crisi del '56 in Egitto, non ruppe le

relazioni diplomatiche con Francia ed Inghilterra (una botta alla padella ed una al manico

come si suol dire, per non prendere le parti di nessuno).

Chamoun cercherà di avere un secondo mandato, con risultato di rivolte nel '58 a Tripoli,

Sidone e Tiro (città a prevalenza musulmana sulle coste). Egli, incalzato dai radicalismi

circostanti, chiederà un intervento diretto degli USA (15 mila marines) a difesa del

governo da una possibile destabilizzazione interna.

Concluso il mandato, Chamoun uscì dal panorama politico e, fra il '58 ed il '64, Shihab

diede vita ad un governo shihabista: riforme politiche ed economiche stataliste e meno

comunitarie, ovvero più potere allo stato centrale e meno ai localismo, con l'introduzione

di misure di welfare a favore della mitigazione delle classi deboli (i musulmani shi'iti del

sud), oltre ad aumentare la partecipazione dei musulmani in politica. Ciò portòa

presidenze liberali, con instabilità e disuguaglianza guerra civile fra il '73 ed il '90.

Tutti i paesi del Medio Oriente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno ballato

• fra radicalismo, neutralismo attivo, e filo occidentalizzazione. La Guerra Fredda

permise di sfruttare le contrapposizioni fra USA ed URSS per i propri interessi

interni, oltre a dar vita alla lotta per l'egemonia del blocco radicale.

RIPRENDIAMO DA ISRAELE

L'Yshuv diventa Israele nel '48. Fino al '77 al governo dominerà il Mapai che, dopo il '69 si

unirà ad un altro partito socialista prendendo un altro nome (chiedere).

Il primo processo di costruzione di State e Nation building è attribuito al primo ministro

(poi ministro della difesa) Ben Gurion ('48­'63); il primo problema del governo israeliano

fu la creazione dell'autorità statale centralizzata, delegando alle forze Yishuv attive il ruolo

di inclusione. Nell'Yishuv vi erano l'Haganah, l'Irgun, il Gruppo Scern, il Lehi, e per essere

riportati tutti sotto la Haganah, esso venne dotato di potere inclusorio.

L'Irgun di Begin ed il Lehi rifiutarono il disarmo e divennero gruppi militanti dissidenti.

La fine di questa dissidenza si ebbe con “l'incidente dell'altalena” a Tel Aviv, una nave

con a bordo armamenti per l'Irgun venne affondata dall'Haganah, per rivendicare il potere

e la volontà del governo centrale di estendere l'Haganah a livello locale come esercito

statale unico.

Nel '49, Israele era una democrazia parlamentare bicamerale con 120 deputati, il cui

parlamento si chiamava Knesset, e si votava i rappresentanti direttamente nelle liste

nazionali e non locali si votava per i partiti e non per gli individui, così che divenne

possibile entrare in politica solo se si ha un ruolo militante di spicco all'interno di un

partito, in quanto la lista a livello nazionale è creata all'interno dei partiti.

E' un sistema proporzionale puro, dove il 25% dei seggi (30 seggi) vengono attribuiti ai

primi 30 nomi nella lista, i quali partiti entrano al governo.

Alcuni esperti politologi notarono come la compresenza di diversi punti di vista

nell'Yishuv abbia portato ad una grossa frammentazione politica, producendo tanti partiti

e connotando Israele come “lo Stato dei partiti”; ciò è reso ancora più evidente dalla soglia

di sbarramento molto bassa (!% nel '48, oggi 2%), che portava sempre a governi di

coalizione, e disincentiva gli estremismi non c'è incentivo al compromesso: i governi

israeliani non sono mai stati formati da meno di 15 partiti, e questo disincentiva alla

moderazione nelle aree radicali (es. la Destra religiosa ottenne concessioni maggiori del

numero di voti ottenuti per entrare nella coalizione).

Questo sistema è caratterizzato anche da una politica di scontro e rissosità del dibattito

politico (come in Italia) cultura politica contenziosa.

Una questione importante è l'arrivo di forti ondate immigratorie (Aliot post indipendenza)

fra il '48 ed il '51, da 650.000 abitanti ad 1.300.000, tutti ashkenaziti (a tutt'ora nella

leadership), e con i primi ebrei provenienti dal mondo arabo, in quanto molte delle

comunità ebree arabe storiche, con le nazionalizzazioni, furono invogliate ad emigrare in

Israele.

Queste Aliot sono organizzate dallo Stato, e tramite questo, l'alfabetizzazione ed il welfare

venne garantito per la maggior parte degli ebrei provenienti dai paesi arabi. 160.000

palestinesi si ritrovarono, in quanto da sempre avevano abitato quei territori, ad essere

israeliani la legge del '52 dà la cittadinanza a tutti gli ebrei ed ai palestinesi che

abitavano da sempre i territori annessi dell'Yishuv, anche se c'era comunque una

discriminazione e la limitata rappresentanza politica; ciò portò alla necessità di controllo

dall'incerto grado di integrazione.

Fra il '48 ed il '66 venne introdotta l'amministrazione militare nelle zone a residenza araba,

con l'introduzione di norme speciali per il movimento degli arabi su territorio israeliano

(vedi pass laws africane).

Dal '66 ci fu la liberalizzazione della rappresentanza araba in Israele fra i partiti di sinistra.

LEGGE DELLO STATUS QUO regolamentazione del rapporto Stato – religione –

→ politica

C'è chi sosteneva che in Israele il governo doveva restare laico, come le fazioni socialiste

fondatrici dell'Yishuv, e chi sosteneva che il diritto religioso ebreo era una caratteristica

dell'Israeliano.

Definire il rapporto Stato­politica­religione porta a definire se l'ebraismo dovesse divenire

più civico o se restare una peculiarità identitaria Stato degli Israeliani o Stato degli

Ebrei?

Il disaccordo fra le componenti dell'identità nazionale si intensificò quando divenne una

vera e propria lotta fra la popolazione. L'identità nazionale ad oggi è una combinazione fra

laicismo e religione. Prese piede una cultura nazionale del “nuovo ebreo” (saba), che non è

di diaspora ma nativo di Israele, di seconda generazione, e le manifestazioni più

importanti dell'affermazione di questa nuova comunità sono state l'adozione di una lingua

ebraica moderna che non era l'ebraico religioso (Iddish), come lingua nazionale distaccata

dalla religione ciò era necessario anche per l'alfabetizzazione della popolazione che

invase letteralmente Israele: con la legge del '50, che prevedeva il diritto di cittadinanza

(legge del ritorno) a chiunque dimostrasse di avere una discendenza ebrea, portò in Israele

una massa di persone provenienti dall'estero che parlavano dialetti non ebrei, ed era

evidente la necessità di un'alfabetizzazione comune; essi non parlavano ebraico moderno,

al massimo pregavano in ebraico tradizionale, e per il nation building bisognava includerli

anche linguisticamente.

Parlare di Olocausto in Israele non è fatto di buon spirito, in quanto è come ritornare ad un

passato doloroso che non vogliono riportare alla memoria: molti sopravvissuti, una volta

liberati e tornati in Israele, non si sentirono bene accetti, come se si portassero appresso un

segno che l'Yishuv con tanta fatica voleva eliminarsi di dosso.

Ci fu anche l'invenzione dei cognomi falsi per identificarsi in Israele dopo il '48, e molto

sono di ispirazione ad oggetti naturali o con connotazioni di potere rappresenta un

tentativo di censura della diaspora e della Shoah, cosa molto inquietante sociologicamente

parlando: è la negazione delle proprie origini.

Il fattore religioso, un tratto dell'identità, è discusso per capire quale peso dagli all'interno

della discussione sullo stato: nell'Yishuv vi erano vari gruppi, alcuni con una visione laica

della politica, alcuni invece che volevano l'affermazione della religione come diritto.

LETTERA DELLO STATUS QUO '47 l'organizzazione ebraica spedì una lettera sullo

status quo ad Abudat Israel (associazione per gli ebrei ortodossi), quelli con i riccioli per

intenderci, dove vennero emanate una serie di leggi di concessione alle coorti religiose di

autonomia di decisioni su questioni personali (definire chi è ebreo, e non solo

matrilinearmente, ma anche in fatto di eredità, ecc.), dove lo statuto personale è definito

da istituzioni religiose (es. abolizione del matrimonio civile), ed i rabbini ottennero anche,

sull'osservanza ufficiale di alcune istituzioni religiose nello stato laico, delle festività, la

definizione dei cibi puri secondo la legge della Torah, l'esclusività religiosa del

matrimonio, ecc. La sfera laica nello stato ottenne poche concessioni, ma nel privato

avevano totale libertà (es. la compagnia aerea di bandiera esiste e non vola di sabato, ma

quele private fanno quello che vogliono) ci hanno straguadagnato solo i rabbini.

Nell'istruzione, vi è stata la concessione alla religione di molti privilegi: chi studiava nelle

scuole ortodosse o era ebreo ortodosso, era esonerato dalla leva militare; gli studenti delle

Yashiba non sono tenuti alla leva, in quanto religiosi, ed i partiti religiosi finanziano le

scuole private religiose a scapito di quelle pubbliche laiche.

Il motivo di tutte queste concessioni è per rafforzare un sentimento nazionale senza

intoppare in scogli che avrebbero potuto divenire red lines nel nation building.

I più critici alla religione nello stato persero palesemente: nel '53 le coorti rabbiniche

furono riconosciute dalla giurisdizione statale, e ad oggi detiene uno strapotere nella

legge; vi sono molti ortodossi al consiglio rabbinico supremo ad applicazione della Torah.

Si creò un sistema dove le minoranze religiose si videro accordare il permesso di

professare la propria religione (come nelle millet ottomane) ma l'ipocrisia??? cioè ti

proclami una democrazia antagonista al panarabismo e la causa islamica, e poi “concedi”

a chi non è ebreo di professare la propria religione? Vi dovreste vergognare di esistere.

Gli accordi della lettera non vennero tradotte in norme di legge, per concedere grande

flessibilità d'applicazione: è a discrezione territoriale come applicare la legge dello status

quo (ad es. sugli orari di lavoro e riposo).

Fra i motivi di ciò vi era il desiderio di un'integrazione e coesione sociale, oltre

all'esistenza di un sistema multipartitico al governo, e quindi vi era il bisogno di trovare

un perenne compromesso (es. il Likud vinse nel '77 perché si alleò con i religiosi Gosh

Emunim, ovvero il partito degli ebrei arabi, sempre emarginalizzati dagli ashkenaziti, e

presero il ruolo di protagonista, con una radicalizzazione a destra delle politiche statali e

l'alleanza dell'estrema destra.

Le comunità ultra ortodosse vivono a tutt'oggi prevalentemente di sussidi statali, e per

garantirseli formavano alleanze strategiche in politica prevalenza della religione, in

quanto i piccoli partiti religiosi furono fondamentali per il Mapai; Ben Gurion aveva

l'intenzione di ridimensionale le concessioni, ma non avvenne mai. 7­05­2013

In Israele, il tema della sicurezza nazionale era considerato la priorità assieme alle

relazioni internazionali, in quanto nasce come stato da una guerra (1948).

Il governo conferisce agli ambiti della sicurezza la massima priorità, ed attua un tentativo

di omogeneizzazione delle forze armate per creare un esercito nazionale; lo stesso Ben

Gurion affermò che Israele, per poter sopravvivere, dev'essere una nazione in armi →

militarizzazione della popolazione, con leva obbligatoria a 18 anni (2 anni obbligatori per

uomini e donne) + mobilitazione permanente dell'intera popolazione, quindi l'esercito non

era formato da combattenti professionisti; dall'esercito erano esclusi solamente gli arabi

israeliani (in quanto considerati non affidabili), le donne con responsabilità famigliari e la

comunità ultrareligiosa.

Il concetto della sicurezza nazionale suprema è chiamato BENGURIONISMO (da Ben

Gurion) uso sproporzionato della forza di fronte ad ogni aggressione subita dalle

popolazioni dei paesi circostanti (es. attacco del '55 a posizioni egiziane nella striscia di

Gaza, con la morte di 38 egiziani)

Man mano che crebbe la capacità deterrente di Israele, crebbe anche l'interesse degli USA,

che voleva un'alleato nell'area; quest'alleanza divenne forte dopo la Guerra dei 6 giorni, in

cui Israele si pose come la più forte potenza dell'area.

Johnson e Nixon potenziarono i legami con lo stato sionista, ed aumentarono anche la

fornitura di armi ad alta tecnologia (si pensi che gli investimenti nel '67 ammontavano a

600 milioni di dollari).

L'alleanza fra Israele ed USA aveva due scopi principali: il contenimento sovietico nel

Medio Oriente (dottrina del contenement), e per avere un partner forte nello scopo di

portar avanti interessi nell'area di tipo sia strategico che di approvvigionamento di risorse.

La Guerra dei 6 giorni ebbe vari scopi:

Fu un tentativo di rafforzamento del progetto panarabista, che portò alla sconfitta

• del progetto e a de­radicalizzare le politiche nasseriste: l'Egitto passerà nel blocco

statunitense con gli accordi di Camp David del '78.

Voleva essere un rafforzamento del progetto sionista di Israele, con l'ottenimento

• del controllo sulla West Bank, il Golan, la striscia di Gaza e il Sinai.

In realtà, questa guerra segnò il fallimento del panarabismo e della collaborazione intra

araba, ed è una parte fondamentale del conflitto israelo – palestinese.

Il conflitto arabo – israeliano, anche nei momenti di non guerra dichiarata, vedeva forti

tensioni ed instabilità: Israele temeva di essere attaccato dall'esercito di stati arabi unificati,

mentre gli arabi dopo la Naqba (catastrofe) del '48 vedranno l'avvento della NAKSA

(ricaduta) nel '67.

C'erano degli scontri sul confine fra Giordania ed Israele, ed in Siria: fu una guerriglia

mordi e fuggi dei palestinesi, e in risposta gli israeliani gli scagliarono una forza armata

sproporzionata.

Nasser da questi scontri ne uscì danneggiato, in particolare dalla perdita in Yemen, e volle

cercare di rinforzare la sua leadership; ne escono dei dispacci in cui si dice che Israele

voglia attaccare la Siria, ma sono voci non veritiere, che diedero a Nasser la giustificazione

per cercare di ristabilire la sua leadership.

A fronte della minaccia israeliana, vi è la necessità di un'Unione Araba coesa sotto la

leadership di Nasser, e la strategia di Nasser fu la seguente: egli chiese che le forze

dell'ONU fossero ritirate dal Sinai, e questa richiesta gli fu accordata, in quanto le forze di

interposizione tra Israele e l'Egitto vennero ritirate; questo successo di Nasser lo spinse ad

alzare la posta, che occupò Sharm el Sheikh e blocco lo Stretto di Tiran, togliendo lo sbocco

sul mare di Israele e l'accesso al Canale di Suez.

Levi Eshkol (primo ministro israeliano) decise di attaccare subito l'Egitto e distrusse il

grosso dell'aviazione egiziana prima ancora che questa si fosse mobilitata; entrarono in

guerra subito anche la Siria e la Giordania, dove anch'esse vennero liquidate in fretta e

senza particolare sforzo sullo spazio aereo.

Il 9 giugno Egitto ed Israele firmarono il cessate il fuoco (il Sinai, il Golen, la West Bank e

Gerusalemme est ­ex Giordania­ furono punti strategici nel conflitto); l'11 giugno finì

anche la guerra contro la Siria.

in 6 giorni, 3 importanti stati arabi vennero sorpassati da Israele, il che rappresentò

un'enorme umiliazione per il Panarabismo.

Nei territori occupati da Israele vi erano due peculiarità:

Problema dei profughi i profughi scapparono dai territori occupati, e nel 1950

• venne creata la Fondazione UNRWA all'interno dell'ONU: è un'agenzia delle

Nazioni Unite che gestisce campi profughi, all'inizio con budget di 27 dollari

mensili per profugo). I principali campi profughi sono in Libano, nella Striscia di

Gaza, a Damasco ed in Giordania; da qui nasce il problema di come i singoli paesi

arabi trattarono i profughi: quasi tutti i paesi ospitanti non diedero la cittadinanza,

ad eccezione della Giordania. Il caso più drammatico è quello del Libano, dove ci

furono restrizioni alla libertà di movimento e di impiego.

Vi è una particolare situazione demografica per Israele: alcuni campi profughi si

• evolvono, da soluzioni di emergenza, a dimore permanenti dei palestinesi; alcuni

campi mantengono un'identità palestinese, mentre altri si inglobano nel tessuto

urbano, diventando quartieri poveri delle città (ad es. Damasco).

Le conseguenze della Guerra dei 6 giorni furono molteplici: si crearono misure

discriminatorie nei confronti dei palestinesi; inoltre nel '64 Nasser aveva appoggiato la

creazione dell'OLP, per rendere la causa panaraba ancora più forte e non solo una

questione del conflitto fra arabi ed israeliani, anche se il presidente Ahmad Shukayni ed il

partito in se non godevano di un'ideologia solida.

Con il '67 e la guerra ci fu la RADICALIZZAZIONE dell'OLP e l'aprirsi della fase

militante. Nel '69 ci fu un cambio di leadership, dove salì alla guida del partito YASSER

ARAFAT egli imprime all'organizzazione un carattere di militanza e radicalizzazione

tanto da portare alla lotta armata, con la formazione di gruppi di guerriglia anche

all'interno dei campi profughi.

L'OLP è un'organizzazione ad ombrello con orientamenti diversi da quelli interni:

1. AL FATAH gruppo maggioritario, che sostiene Arafat

Al Fatah rompeva con il panarabismo, in quanto sosteneva l'autonomia del popolo

palestinese, e non vogliono che la loro causa sia presa in carico da altri, ad esempio

da Nasser, per scopi propri. Essi utilizzano il metodo radicale della lotta armata

(siamo in un contesto dove l'OLP non riconoscerà il diritto ad esistere di Israele fino

al 1988). Vi sono state due fasi di moderazione del frangente di Al Fatah:

Accettazione della risoluzione 242 nel 1988 l'OLP riconosce il diritto ad Israele

• di esistere, e riconosce l'occupazione dei territori fino al '48, ma non dei territori

occupati successivamente.

Nel '74, dopo che l'OLP riconosce la Lega Araba come esponente della causa

• palestinese, c'è stata una moderazione dell'obiettivo l'OLP dichiara come

obiettivo non più il ritorno di tutti i palestinesi nei territori, ma la creazione di

uno stato palestinese su Gaza (obiettivo moderato).

27 novembre 1967 – Risoluzione 242 inammissibilità delle acquisizioni territoriali

del '67, e pretesa della restituzione alla Palestina; siamo in un contesto dove vigeva

una forte necessità di una pace duratura e di soluzioni per i profughi.

Questa risoluzione è un documento non ambiguo, in quanto pone soluzioni

effettive:

Egitto, Giordania ed Israele accettarono la 242, ma ognuno la interpretò

• diversamente

Siria e OLP di Al Fatah la rifiutano

Rogers (segretario USA) fece un piano di pace supportato dagli stati che accettarono

la 242, ponendo fine agli scontri armati sul Canale di Suez e dà tempo alle parti per

considerare la situazione.

2. FDLP fronte democratico per la liberazione della Palestina

Il leader è Hawatmeh, l'orientamento è marxista, e la questione palestinese assieme

alla lotta marxista sono i loro moti rivoluzionari

3. FPLP fronte popolare per la liberazione della Palestina

Il leader è Habash, ha origine in Libano, l'orientamento è panarabista, quindi

l'appoggio sulla causa araba per la difesa della questione palestinese

Nel '70 l'OLP sviluppò un network di servizi all'interno dei campi profughi nel tentativo

di ottenere un radicamento; iniziarono però azioni di guerriglia all'interno dei campi,

arrivando poi a Settembre Nero nel '70 problemi di governance nei campi in Giordania,

dove la monarchia non aveva il controllo, e l'OLP organizzò azioni terroristiche su aerei.

Qui la situazione si fece esplosiva Re Husayn di Giordania attuò una politica repressiva

con milizie lealiste (corona Hashemita) nei territori di Hamman: ci fu un ecidio nei campi,

con 8.000 morti in poche settimane, e la leadership dell'OLP lasciò la Giordania per il

Libano, dove destabilizzerà la situazione interna del paese fino a portarla alla guerra civile

('75­'90). Nell'82 con un'ingiunzione, il leader dell'OLP verra obbligato a lasciare il Libano

per tentare la pacificazione del paese; lasceranno il Libano per poi trasferirsi in Tunisia,

poi da Tunisi a Ramallah con gli accordi di Oslo.

Gaza e la West Bank sono territori occupati e militarizzati da Israele nasce il dibattito

interno, in quanto l'occupazione ridefinisce i rapporti fra le comunità; nei cerchi politici si

sviluppò la teoria dell'HAM FOR PEACE (?), teoria secondo la quale i territori occupati

non considerati strategici andavano restituiti per avere una situazione interna più mite, ma

non erano cedibili in quanto le terre bibliche sono diritto storico di Israele. Da una parte,

gli israeliani non volevano restituire le terre agli arabi, ma non possono ammetterlo perché

era difficile demograficamente.

Dal '67 al '77 ci furono le prime politiche di insediamento, a carattere moderato, e nel '77 il

Likud vinse le elezioni sostenuto dai partiti religiosi. La conseguenza fu lo sdoganamento

dell'occupazione e la creazione aggressiva di insediamenti anche in zone in cui vi era una

forte presenza araba.

Dopo il '77 la colonizzazione fu sempre più aggressiva e per certi versi illegale secondo le

leggi israeliane es. Hebron: zona contesa perché ha un forte significato religioso, ed era

la zona calda del conflitto; avvenne l'occupazione legale della periferia ed illegale della

città vecchia, sfruttando un ospedale in disuso come squatter.

Nel '94 un colono fece strage in una moschea, ed il livello di tensione crebbe

vertiginosamente; qui si iniziò ad ipotizzare allo stato binazionale come unica soluzione

plausibile da entrambe le fazioni. 8­05­2013

Le conseguenze della Guerra dei 6 giorni furono molteplici: il dibattito in Israele, la

questione dei palestinesi all'interno dei territori israeliani e le dinamiche di limitazione

delle libertà che ne sono derivate, le relazioni economiche fra territori occupati ed Israele,

dove si lavorò sull'integrazione economica dei territori occupati acquistando prodotti

israeliani ed uso di manodopera a basso costo palestinese per abbassare i prezzi del

prodotto finito; per quanto riguarda il problema del collaborazionismo, e dell'intifada

come disobbedienza civile, dobbiamo risalire all'87, con nell'88 la svolta politica di Hamas

Hamas passò dall'essere un movimento sociale con funzione predicatoria (da'wah) e di

welfare, a partito politico, pubblicando la propria carta costitutiva (Mithac Charter –

rifiuto perenne della negoziazione e del riconoscimento di Israele). In Palestina le terre

erano beni del Wafd, dei quali profitti dovevano essere redistribuiti: questo concetto

teologico è stato trasferito alla politica i palestinesi non dovevano negoziare, in quanto

le terre gli erano state concesse da Dio (si ritorna al rifiuto perenne verso la negoziazione

con Israele). Il punto più controverso della questione è che lo stesso Hamas ricevette

finanziamenti da Israele.

Hamas nacque dall'incapacità dei leader arabi di sviluppare gli obiettivi che ebbero tanto


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sviluppo e cooperazione internazionale (Facoltà di Giurisprudenza, di Scienze Politiche, di Scienze Statistiche)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher taggamistamminchiaebbasta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia ed istituzioni dei paesi del Mediterraneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Biancani Francesca.

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