Le rivoluzioni industriali
Sviluppo economico moderno è l'espressione coniata da Simon Kuznets a metà anni '60. Con "moderno" intendeva l'esperienza dei paesi industrialmente avanzati come diversa dalle caratteristiche della crescita economica nell'epoca preindustriale e alla situazione dei paesi sottosviluppati del terzo mondo. Il frutto del processo di industrializzazione è emerso in Gran Bretagna alla fine del 1700 con un miglioramento continuo del livello di benessere e con un dinamismo senza precedenti delle trasformazioni economiche e sociali.
Storia della crescita economica
Imitazione, competizione ed emulazione tra paesi. All'inizio del 1900 l'industrializzazione si affermò in tutti i principali paesi europei mentre nella seconda metà del 1900 ha riguardato alcuni paesi asiatici. Il successo economico è misurato da un aumento del reddito medio pro capite, capacità di promuovere innovazioni tecnologiche e organizzative istituzionali per aumentare l'efficienza del sistema nonché l'aumento delle potenzialità produttive dell'economia.
Rivoluzione industriale
La natura del mutamento economico è evolutiva e di lungo periodo; c'è stata la rottura dei veicoli tradizionali che subordinavano il benessere economico al rapporto tra popolazione e terra.
- Prima rivoluzione industriale (1770-1870 UK e poi Europa occidentale): epoca del cotone, ferro, vapore, ferrovie, affermazione del sistema di fabbrica, capitalismo personale, leadership britannica e disgregazione delle istituzioni sociali preindustriali.
- Seconda rivoluzione industriale (1870-1970 circa, USA, Europa e Giappone): epoca dell'elettricità, acciaio, chimica, automobile, produzione standardizzata su grande scala, grande impresa, capitalismo manageriale, leadership americana, conflitto sociale.
- Terza rivoluzione industriale (da anni '70 in poi): innovazioni in elettronica, informatica, tecnologia delle comunicazioni.
L'epoca economica moderna
A partire dal ventunesimo secolo nei paesi occidentali c'è stato un aumento ininterrotto della quantità e della varietà dei beni prodotti e un miglioramento delle tecniche e dell'organizzazione della produzione; un aumento continuo e sostenuto della produttività nel settore industriale ma anche nell'agricolo e nei servizi. Il concetto di crescita indica l'aumento della produzione di beni e servizi a disposizione della popolazione di un paese ed è misurato sulla base delle variazioni annue del PIL. La crescita oltre che in termini assoluti può essere misurata in relazione alla dinamica demografica (progressione naturale: tassi di natalità e mortalità, flussi migratori).
Il progresso tecnologico e il benessere vengono misurati con il PIL pro capite, il quale però non dice nulla sul livello di disuguaglianza esistente nella società data. Le stime del PIL pro capite dal 1820 al 1998 elaborate da Angus Maddison mostrano come la Gran Bretagna godesse del reddito pro capite più elevato. Altri paesi con l'affermarsi del processo di sviluppo industriale iniziarono a recuperare lo svantaggio accumulato, altre nazioni invece ritardarono: accelerazione, recupero e ritardo sono le dinamiche tra paesi.
Alla vigilia della prima guerra mondiale gli Stati Uniti avevano superato la Gran Bretagna per quanto riguarda il PIL pro capite, conquistando la testa della classifica dei paesi industrializzati. Germania, Francia, Italia e Giappone ebbero un recupero graduale fino al rush finale tra il 1950 e il 1973 (epoca d'oro). Tra il 1820 al 1998 il PIL pro capite è aumentato di 30 volte in Giappone, 21 negli Stati Uniti, 16 in Germania, Francia, Italia, 11 in Gran Bretagna. Nel caso dell'America Latina, il recupero è debole e incerto. In Asia degli anni '70 e '90 sono cresciuti a ritmi spettacolari Corea del Sud, Taiwan e Cina. Vaste regioni sono ancora escluse dal processo di convergenza.
L'espressione sociali include il capitale umano, i valori tipici della cultura di un popolo e le istituzioni politiche, economiche e sociali di un paese. Il livello di istruzione è l'indicatore più attendibile del capitale umano. Le differenti performance di crescita possono essere spiegate sulla base delle differenze tra i vari sistemi formativi ma i risultati empirici sono contraddittori.
Un terzo fattore cruciale della crescita è l'allargamento dei mercati reso possibile dalla divisione del lavoro e dell’intensificazione degli scambi anche internazionali. Questi sono i fattori Smithiani. Gli effetti positivi del commercio internazionale sulla crescita sono stati teorizzati da Adam Smith in "La ricchezza delle nazioni", 1776. L'ampliamento dei mercati associato alla crescita delle dimensioni delle imprese fino al conseguimento di economie di scala in cui costi medi di produzione diminuiscono al crescere del volume del prodotto consentendo un aumento dell'efficienza. Il legame causale tra commercio e crescita costituisce il fondamento teorico delle politiche commerciali di orientamento liberista basati sulle libertà di scambi. Tuttavia anche la fase di chiusura protezionistica 1892 -1913 fece segnare una crescita rapida dell'economia e degli scambi. Il commercio rappresenta più un ancella che un motore della crescita (Bairoch, 1996) cioè esiste un legame causale che va dalla crescita commercio: l'ampliamento delle potenzialità produttive incentiva un adeguamento della domanda attraverso la ricerca di nuovi mercati, l'invenzione di nuove tecniche di commercio e la promozione di nuovi modelli di consumo.
I motori della crescita
I fattori schumpeteriani della crescita sono il progresso tecnologico e gli investimenti in capitale fisico. Se il tasso di crescita è dovuto all'aumento nell'utilizzo dei fattori di produzione quali terre, risorse naturali, lavoro e capitale, è destinata a rallentare fino ad arrestarsi nel lungo periodo per l'esistenza dei rendimenti decrescenti. Con progresso tecnologico si intende l'applicazione di nuove conoscenze scientifiche e tecniche alla produzione per migliorare l'efficienza dei processi produttivi e la qualità dei beni. Il flusso incessante di innovazioni tecnologiche espande le potenzialità produttive dell'economia ed è la caratteristica che distingue lo sviluppo economico moderno dalla crescita delle economie preindustriali. La promozione del progresso tecnologico avviene nella forma di investimenti in nuovi macchinari e processi organizzativi spettanti agli imprenditori. Rosenberg sottolinea il benessere derivato dall’immenso numero di prodotti nuovi resi possibili da innovazioni, mezzi di trasporto e di comunicazione, fonti di energia, medicinali...
Joel Mokyr (1995) distingue tra macro invenzioni, es. la macchina a vapore, e micro invenzioni cioè tuoi miglioramenti successivi della medesima tecnologia, ad esempio gli incrementi di efficienza delle caldaie. Nella storia del progresso tecnico le micro invenzioni prevalgono largamente sulle macro invenzioni. Il processo di cambiamento tecnologico è stato prevalentemente il frutto di miglioramenti incrementali successivi cumulativi: deriva tecnologica.
Il secondo fattore di crescita è l’accumulazione di capitale fisico ma anche umano e nelle attività di ricerca e sviluppo. Tuttavia soltanto il 20 per cento della crescita dipende da fattori di produzione mentre larga parte dipende dalla produttività totale dei fattori che indica il livello di efficienza con cui fattori di produzione vengono combinati. La principale fonte di incrementi in PTF è il progresso tecnico che dipende da investimenti in ricerca.
Nel periodo successivo al 1945 organizzazioni internazionali e Stati Uniti tentarono di promuovere lo sviluppo dei paesi economicamente arretrati del terzo mondo. Sia Rostow che Gerschenkron, fondatori della storiografia dello sviluppo, concepivano lo sviluppo industriale come una sequenza di fasi secondo un approccio evoluzionistico e passando per un momento critico di accelerazione. Per Rostow il passaggio dalle società tradizionali a società industriali mature è segnato da un decollo, take off: breve periodo nel quale l'aumento dei venti nel prolungato del tasso di investimento nel settore industriale provocano mutamenti radicali nei modi di produzione nella struttura del reddito. Per Gerschenkron il processo di sviluppo era diverso a seconda del paese dipendeva dal divario che lo separano in termini di reddito e tecnologia delle nazioni più avanzate.
In tali paesi era necessaria l'azione di agenti istituzionali quali stati e banche universali che si sostituivano alla classe imprenditoriale del promuovere l'introduzione delle tecniche produttive e organizzative avanzate. Il processo di industrializzazione doveva essere innescato da un grande balzo 'big spurt' i cui effetti erano tanto maggiori quanto più il paese era arretrato. Entrambi i modelli erano influenzati da Schumpeter (1911) che aveva elaborato il processo di sviluppo come rottura di uno stato di equilibrio determinato dall'azione innovatrice della classe imprenditoriale: improvvisa accelerazione degli investimenti e del tasso di introduzione di innovazioni tecniche nonché nuove forme di organizzazione. Il maggior rappresentante di un approccio alternativo che presenta una visione evoluzionistica che enfatizza la continuità del processo economico è lo storico inglese J Clapham.
Crescita e trasformazioni strutturali
Il processo di industrializzazione ha comportato un mutamento strutturale. Le stime di Bairoch 1996 per il periodo 1850-1950 mostrano un aumento medio annuo della produttività pane al 1,8-2 percento nell'industria, 1,1-1,3 nell'agricoltura. In virtù di tale differente velocità di crescita tutte le economie occidentali hanno registrato un mutamento strutturale nella composizione dell'occupazione e del reddito, contrassegnato dal declino dell'incidenza del settore agricolo sul PIL e sull'occupazione, e dal parallelo aumento del peso del settore secondario. Il secondo dopoguerra tuttavia ha fatto registrare una significativa inversione di tendenza in quanto la produttività nell'agricoltura aumentata più rapidamente che nell’industria. L'agricoltura ha continuato a svolgere un ruolo determinante nello sviluppo; una crescita prolungata della popolazione sarebbe stata insostenibile senza lo sviluppo di un'agricoltura più moderna e produttiva capace anche di fornire all’industria materie prime, oltre che la forza lavoro.
Con il processo di industrializzazione nel settore dei servizi hanno perso rilievo le attività tradizionali, servizi domestici, mentre sono cresciute quelle connesse al processo di sviluppo, cioè trasporti, servizi bancari e finanziari, oltre che alla burocrazia pubblica legata all'ampliamento delle funzioni dello Stato. Il peso del settore terziario nelle economie avanzate è aumentato sensibilmente nel XIX secolo tanto che oggi viviamo in una società terziarizzata.
Clark
Modello di Malthus
È un modello dell'economia preindustriale che da tre semplici assunzioni trae profonde implicazioni su come abbia funzionato l'economia prima del 1800.
Equilibrio malthusiano
Il modello malthusiano fornisce un meccanismo per spiegare la stabilità della popolazione nel lungo periodo. Ipotesi: il tasso di nascita di ogni società aumenta con il miglioramento delle condizioni di vita. Il tasso di morte declina con il migliorare delle condizioni di vita. Le condizioni di vita peggiorano con l'aumentare della popolazione. In una popolazione stazionaria, come nel mondo preindustriale, l'aspettativa di vita alla nascita è l'inverso del tasso di mortalità. Le condizioni materiali di vita si riferiscono alla media di beni e servizi che le persone in una società consumano (cibo, rifugi e vestiti).
Nel lungo periodo, l'economia si muoverà sempre verso il livello in cui il tasso di natalità eguaglia il tasso di mortalità. L'ipotesi chiave per affermare che il reddito torna sempre al livello di sussistenza è la technology schedule. Cambiamenti nei tassi di natalità e mortalità, cambiamenti nella tecnologia (vedi grafici quaderno). Nel tardo 18esimo secolo, gli avanzamenti tecnologici portarono ad un aumento della popolazione senza generare miglioramenti nei guadagni. Prima del 1800 il tasso di miglioramenti tecnologici era così basso da non poter sfuggire all’equilibrio Malthusiano. Ricardo osservò che i salari reali dovevano sempre tornare al livello di sussistenza.
Malthus e Ricardo predissero che, finché non cambia la fertilità, la crescita economica non può, nel lungo periodo, migliorare le condizioni di vita. Tutto ciò che la crescita può produrre è l’aumento della popolazione che vive con il reddito di sussistenza (es. la Cina). Nel mondo preindustriale, sporadici miglioramenti tecnologici producono persone, non ricchezza. Prima del 1800 non c’era distinzione. Tassi di natalità e mortalità dipendono dalla qualità dell’habitat, l’analogo del livello umano di tecnologie, e dalla densità della popolazione che corrisponde alla disponibilità di cibo.
La Rivoluzione Industriale rappresenta la prima rottura della società umana dai vincoli della natura. Malthus voleva stabilire che la povertà non era frutto delle istituzioni e che i conseguenti cambiamenti nelle istituzioni politiche non avrebbero migliorato la sorte degli umani. Una delle implicazioni del modello è che la redistribuzione della ricchezza, nel lungo periodo, porta a ulteriore povertà. Buoni governi non possono rendere ricchi i paesi fatta eccezione per il breve periodo, prima che la crescita della popolazione riporti l’equilibrio. Il modello non prende in considerazione la distribuzione del reddito. Una maggiore disuguaglianza non ha effetto sulla massa della popolazione.
Rivoluzione Neolitica: da cacciatori-raccoglitori a vivere in economie basate sulla coltivazione e sull’allevamento. Si è discusso sulla trasformazione del tenore di vita e molti credono che l’agricoltura lo abbia ridotto. L’abilità di accumulare cibo nelle società agricole, che riduce il tasso di mortalità, riduce il tenore di vita. Ma l’aumento delle malattie mortali provocato dalle più densa popolazione aiuta a migliorare le condizioni di vita. L’effetto è quindi ambiguo. L’agricoltura è stata adottata perché era una tecnologia migliore, che generava un più alto reddito. Ma ciò faceva aumentare la popolazione e ridurre gli standard di vita verso un nuovo equilibrio Malthusiano. Il tenore di vita nell’Ottocento, anche in Inghilterra, non era più alto di quello dei nostri avi della savana africana.
Landes
Se non c'è prova di un superiore livello di capacità tecniche in Inghilterra, tuttavia anche dopo l'introduzione delle macchine tessili, delle nuove tecniche metallurgiche e chimiche, i paesi continentali non furono in grado di imitarle. La maggior parte dei creatori delle prime macchine tessili proveniva dalla classe media. Nel 1700 i rampolli di buona famiglia diventavano apprendisti presso tessitori o falegnami.
La superiore istruzione e capacità intellettuali era un riflesso delle ampie possibilità di educazione tecnica esistenti in villaggi come Manchester. Vi era inoltre una relativa facilità per investitori nell'ottenere finanziamenti per i loro progetti e nella rapidità con cui prodotti del loro ingegno trovavano favore presso le società manifatturiere. Una possibile spiegazione è l'esistenza di un accumulazione di capitale maggiore in Inghilterra che in qualsiasi altro paese europeo, ad eccezione dell'Olanda, che si riflette in saggi di interesse più bassi e dunque cambiamenti meno costosi.
Le prime macchine per filare si potevano costruire con una spesa esigua. I soli investimenti fissi costosi erano quelli per gli edifici, ma la maggior parte delle fabbriche erano botteghe un po' ingrandite, inoltre c'erano locali da affittare. Molti dei primi proprietari di fabbrica erano mercanti, imprenditori dell'industria a domicilio e piccoli produttori indipendenti. Questa accumulazione di ricchezza ed esperienze permise la rapida adozione delle innovazioni tecnologiche. Le innovazioni avvennero perché lo sviluppo e la prosperità delle industrie le rendevano indispensabili e queste ne resero possibile la sollecita e diffusa utilizzazione.
Il popolo inglese era collettivamente affascinato dalla ricchezza dal commercio, legato al fatto che l'Inghilterra non aveva una nobiltà come quella degli altri paesi europei. I nobili risiedevano nella Camera dei Lord ma a rango civile non differivano dagli altri britannici. Sotto la nobiltà c'era la Gentry, i quali avevano le proprietà terriere. Nobiltà e proprietari terrieri praticavano la primogenitura: il primogenito maschio ereditava il titolo e la terra, gli altri figli dovevano guadagnarsi da vivere. Non era facile preservare e accrescere il patrimonio familiare cercare di sistemare gli altri figli. Alcuni venivano avviati perciò al commercio. Spirito di intrapresa e calcolo sono conseguenze della struttura sociale del sistema ereditario e altri motivi. Vi fu un'accelerazione del ritmo dell'economia, un continuo affermarsi di uomini nuovi. Sotto il livello della Gentry non c'erano barriere fra la terra e il commercio, molti coltivatori erano al tempo stesso manifatturieri ed era vero non solo per i tessili.
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