La popolazione oggi
Il nord del mondo verso una crescita negativa
Crollo della mortalità, a cominciare da quella infantile che in Italia era ancora del 66,6‰ nel 1951 e oggi è del 10,1 (compresa tra 13,3 della Liguria e 8,7 del Trentino). Sono anche cambiate le cause di morte. Nel 1931 al primo posto c’erano ancora le malattie infettive e parassitarie. Oggi ci sono le malattie del sistema circolatorio con 384 morti ogni 100.000 abitanti, ma in calo, seguite dai tumori con 296.
Calo ancora più accentuato della natalità che oggi in Italia è dell’8,1‰. Basti pensare che nel 1964 in Italia i nati vivi erano sopra il milione e nel 2014 492.121.
Pochi figli per donna: nel 2012 Germania, Giappone e Italia sono a 1,4 quando il tasso di rimpiazzo è 1,9. Intorno o poco sopra sono Gran Bretagna 1,9, Francia 2, Stati Uniti 2.
I risultati
Invecchiamento della popolazione (piramide rovesciata). In Italia la speranza di vita alla nascita era nel 1961 di 72,3 anni per le donne e 67,2 per gli uomini, nel 2014 era già salita a 84,9 e 80,2. L'Istat prevede che sarà 87,7 e 82,8 nel 2030 e 86,6 e 91,5 nel 2065.
Ovviamente è aumentato enormemente anche l’indice di vecchiaia cioè il rapporto tra popolazione over 65 e la popolazione under 14. Era infatti di 38,9 nel 1961 in pieno baby boom, ma era già di 92,5 nel 1991, 145,7 nel 2011 e 154,1 nel 2014. Nel 2030 si prevede sarà 207,1.
Prevedibili sono anche i riflessi per quanto riguarda l’indice di dipendenza strutturale cioè il rapporto tra popolazione non attiva (sotto i 14 e sopra i 65) e chi lavora in quanto già nel 2011 eravamo a 52,8 e nel 2030 saremo a 63,2.
Cambia anche decisamente la dinamica della composizione familiare.
Alcuni problemi rilevanti prodotti dall’invecchiamento
- Il problema pensionistico: politica dissennata che ha spostato il problema sulle generazioni future. Le conseguenze del passaggio dal retributivo al contributivo. La spesa è quasi 300 miliardi di euro per oltre 23 milioni di pensioni e supera ormai il 18% del PIL.
- Il peso sul sistema sanitario: nel 2014 su circa 24 milioni di consumatori di farmaci 10 milioni e mezzo avevano più di 65 anni. La spesa sanitaria in Italia è intorno ai 150 miliardi annui cioè circa il 9% del PIL.
- C’è poi un gravissimo problema segnalato dall’OCSE: «overweight and obese people are a majority today in the OECD area. The obesity epidemic continues to spread, and no OECD country has seen a reversal of trends since the epidemic began». Si tratta di un problema che avrà impatti devastanti in prospettiva sulla spesa sanitaria, visto che anche in Italia il 36,2% della popolazione adulta è sovrappeso, e il 10,2% obeso, e, fatto ancora più grave, siamo al secondo posto al mondo, dopo la Grecia, per quanto riguarda sovrappeso e obesità infantile che riguardano ben il 35% dei soggetti di età compresa tra i 5 e i 17 anni.
Il sud del mondo: un boom demografico senza precedenti
(Ad esempio, in Africa tra il 1750 e il 1900 la popolazione cresce solo del 30%; fra metà ‘900 e il 2000 passa da 220 a quasi 800 milioni, in India e Pakistan, nell’Ottocento passa da 195 a 285 milioni, tra il 1950 e il 2000 da 434 a 1.270).
- Una natalità e una fertilità da Antico regime.
- Un calo della mortalità per i progressi della medicina.
Paesi con la più alta e più bassa fertilità (2015-2020)
| Paesi con la più alta fertilità | n. figli per donna | Paesi con la più bassa fertilità | n. figli per donna |
|---|---|---|---|
| Niger | 7,6 | Hong Kong | 1,1 |
| Mali | 6,9 | Macao | 1,1 |
| Somalia | 6,6 | Taiwan | 1,1 |
| Ciad | 6,3 | Bosnia | 1,3 |
| Burundi | 6,1 | Portogallo | 1,3 |
| Congo | 6,0 | Singapore | 1,3 |
| Nigeria | 6,0 | Corea del sud | 1,3 |
| Angola | 5,9 | Germania | 1,4 |
| Gambia | 5,9 | Ungheria | 1,4 |
| Timor Est | 5,9 | Giappone | 1,4 |
| Uganda | 5,9 | Macedonia | 1,4 |
| Burkina Faso | 5,7 | Malta | 1,4 |
Paesi con più alta e più bassa mortalità infantile (2010-2015)
| Paesi con la più alta mortalità | Paesi con la più bassa mortalità | ||
|---|---|---|---|
| Nuova Caledonia | 131,0 | Islanda | 1,8 |
| Sierra Leone | 116,7 | Singapore | 1,8 |
| Congo | 108,6 | Monaco | 1,8 |
| Angola | 96,2 | Hong Kong | 1,9 |
| Ciad | 95,8 | Lussemburgo | 2,0 |
| Guinea Bissau | 93,9 | Giappone | 2,2 |
| Rep. Centr. Africa | 93,3 | Finlandia | 2,3 |
| Guinea Equat. | 88,9 | Svezia | 2,3 |
| Burundi | 87,0 | Bermuda | 2,5 |
| Mali | 86,7 | Rep. Ceca | 2,6 |
| Malawi | 86,1 | Norvegia | 2,6 |
| Somalia | 79,5 | Italia | 2,8 |
| Sudan | 78,0 | Portogallo | 2,8 |
| Nigeria | 76,3 | Slovenia | 2,8 |
Paesi con più giovani e con più anziani (anno 2012)
| % di ab. con meno di 15 anni | % di ab. con più di 60 anni | ||
|---|---|---|---|
| Niger | 50,1 | Giappone | 32,3 |
| Ciad | 48,4 | Italia | 27,2 |
| Uganda | 48,4 | Germania | 27,1 |
| Angola | 47,5 | Bulgaria | 26,4 |
| Mali | 47,4 | Finlandia | 26,3 |
| Somalia | 47,2 | Grecia | 25,7 |
| Afghanistan | 46,6 | Svezia | 25,5 |
| Gambia | 45,9 | Croazia | 25,1 |
| Timor Est | 45,8 | Portogallo | 24,7 |
| Burkina Faso | 45,5 | Lettonia | 24,3 |
| Mozambico | 45,4 | Danimarca | 24,1 |
| Malawi | 45,3 | Estonia | 24,1 |
| Congo | 45,0 | Francia | 24,1 |
| Tanzania | 44,9 | Belgio | 24,0 |
| Burundi | 44,6 | Ungheria | 23,9 |
Il problema dell’Africa tra aids e fame
L’aids: la peste del ventesimo secolo? Appare nel 1982 in California e inizialmente non si cura. In Italia, tra 1982 e oggi, circa 65.000 casi e 42.000 morti.
Secondo le parole del Direttore Esecutivo di UNAIDS, Michel Sidibé, "Siamo riusciti a deviare la traiettoria dell'epidemia. Ora abbiamo cinque anni per interromperla definitivamente, o rischiamo che vada fuori controllo". Infatti la percentuale globale delle infezioni e dei decessi per l’HIV sono diminuite per la maggiore disponibilità di accesso alle cure, ma i valori sono ancora molto alti: le morti relative all’AIDS sono passate da 2.3 milioni nel 2005 a 1.6 del 2012. Nel 2011 le persone con AIDS erano 5 milioni, nel 2012 2.3 milioni.
La situazione è però ancora molto grave in Africa soprattutto perché, diversamente dalle altre principali cause di morte come il cancro e le malattie cardiache, l’AIDS colpisce duramente i bambini, i giovani adulti e le donne. La maggior parte delle infezioni da HIV e delle morti dovute all’AIDS avvengono nelle persone sotto i 25 anni. Inoltre, più di due milioni di bambini sotto i 15 anni sono infettati dal virus HIV-1, e oggi le donne rappresentano la metà dei casi di HIV nel mondo.
La situazione africana
Sieropositivi o malati 15-49 anni % 2012
- Swaziland 26%
- Lesotho 23%
- Botswana 23%
- Sudafrica 17%
- Zimbabwe 14%
- Namibia 13%
- Zambia 12%
- Mozambico 11%
- Malawi 10%
- Uganda 7%
In termini quantitativi la situazione peggiore è quella sudafricana dove nel 2011 le morti attribuibili all’aids sono state più di 280.000.
Il persistere della fame
Un altro serio problema del continente africano, in relazione alla fortissima crescita della popolazione, è quello della fame.
Cosa è successo nel ventesimo secolo?
Qualche riflessione a partire da Expo. L’Expo del 2015 cos’è? Una rassegna riconosciuta dal BIE che, dopo il trattato del 1928 (entrato in vigore nel 1931 e successivamente ratificato e modificato nel 1972 e nel 1988), distingue tra: Esposizione universale, come quella milanese, di durata più lunga (normalmente un semestre) e di argomenti più vasti, ed Esposizione internazionale di durata più breve (pochi mesi) e di tema più specifico, come Astana 2017.
Nutrire il pianeta, energia per la vita
Il tema di Expo 2015 include tutto ciò che riguarda l'alimentazione, dal problema della mancanza di cibo per alcune zone del mondo a quello dell'educazione alimentare, fino alle tematiche legate agli OGM. A Expo partecipano 145 paesi (94% popolazione mondiale) e 3 organizzazioni internazionali.
Il tema chiama in causa l’interazione uomo-ambiente nella prospettiva dello sviluppo ovviamente a partire dalla invenzione dell’agricoltura. In proposito ci sono due posizioni principali che si sono confrontate anche a Expo 2015.
Malthus e Boserup
- Malthus: la popolazione cresce più delle risorse e porta al presentarsi di freni preventivi e repressivi. Spiega dal lato dell’offerta ma c’è chi non è d’accordo (Boserup).
- Sen: la scarsità è un problema di "entitlements failure" e quindi sul versante della domanda e della distribuzione.
Perché oggi il tema è cruciale
Ovvero: i miracoli dell’agricoltura nel secondo dopoguerra possono proseguire? Il punto di partenza è l’inarrestabile crescita della popolazione mondiale dopo la rivoluzione industriale.
- Primo raddoppio, da 600 milioni a 1,2 miliardi, richiede 4 secoli (1450-1850).
- Secondo, da 1,2 miliardi a 2,5 neanche un secolo (1850-1945).
- Terzo, da 2,5 a 5 miliardi solo 45 anni (1945-1990). Oggi siamo 7 miliardi, nel 2050 saremo circa 9 miliardi.
Ora tra 1945 e 1990 mentre gli uomini raddoppiano, la produzione della derrata chiave, i cereali, triplica. Come è stato possibile?
- Abbattimento delle foreste equatoriali. Gli arativi sono cresciuti, tra il 1950 e il 1995, di 165 milioni di ettari (sei volte la superficie agraria della Francia).
- Estensione delle aree irrigue, grazie anche alle grandi dighe. A inizio ‘900 dighe e canali irrigavano 40 milioni di ettari, nel 1950 superavano i 110, nel 1990 raggiungevano i 260.
- Esplosione della produzione di fertilizzanti (1950-2000 da 14 a 140 milioni di tonnellate) e di antiparassitari.
- Sviluppo della genetica con aumento enorme della produttività (da dieci-quindici quintali di frumento per ettaro a quasi cento quintali).
Il problema principale è che l’agricoltura dipende da due risorse scarse: terra e acqua che tra l’altro possono avere usi alternativi e rivali.
- Nel caso della terra: alimentazione umana, alimentazione del bestiame e coltivazione di bio-carburanti.
- Nel caso dell’acqua: agricoltura, industria, usi civili.
Le guerre per l’acqua
Gli effetti degli eccessi della chimica: impoverimento dei terreni e super infestanti. Il problema dei cambiamenti climatici: un tema molto controverso.
Il principale problema dell’agricoltura oggi è dunque se e di quanto può aumentare ancora la produzione.
- La posizione pessimista dei neo-malthusiani.
- Gli ottimisti: sarà la genetica a salvarci.
La necessità di comportamenti responsabili in un mondo di paradossi dove 830 milioni di persone soffrono la fame e dove ci sono 1,6 miliardi di persone in sovrappeso di cui 400 milioni obesi e oltre 200 milioni di diabetici.
Come nutrire il pianeta? OGM o no?
I flussi migratori
Queste situazioni demografiche e sanitarie molto diverse sono anche una delle cause principali della esplosione dei flussi migratori.
Un primo elemento importante: il mutamento nelle logiche migratorie. La prima grande ondata 1870-1913 segue i dettami dell’economia classica ovvero l’Europa ricca di forza lavoro e povera di terra emigra verso le Americhe con effetti positivi di catching up tra i due continenti perché da un lato combattono efficacemente la povertà di massa nei paesi di partenza e fanno crescere quelli di arrivo.
Quello che accade nel periodo 1950-2000 è diverso perché la nuova globalizzazione è più di merci, capitali e servizi che di persone e allarga i divari tra le parti del mondo (il Pil pro capite dell’Europa occidentale nel 1913 era 5 volte quello dell’Africa, nel 2001 era 13 volte). Nonostante quello che sembra, la mobilità del lavoro è più ostacolata tant’è che gli arrivi in Europa nel periodo 1960-2000 hanno dimensioni analoghe al numero degli europei partiti tra 1870 e 1913. Lo stock di migranti nel mondo è addirittura in diminuzione perché era di 20,8 persone ogni 1.000 abitanti nel 1960 e di 14,3 nel 2005.
Un secondo aspetto: differenziali salariali e costi dell’emigrazione. Un terzo aspetto: l’integrazione o perché l’Europa è diversa dagli Stati Uniti.
Qualche dato sull’Italia
Ann Strani Pop. %o eri totale stranieri
- 197: 143.000 54.137.000 0.260
- 198: 298.000 56.244.000 0.520
- 199: 781.000 57.103.000 1.360
- 200: 1.388.000 56.993.000 2.430
- 200: 2.194.000 57.888.000 3.793
- 200: 2.786.000 58.462.000 4.764
- 200: 3.035.000 58.751.000 5.105
- 200: 3.690.000 59.131.000 6.246
- 201: 5.014.000 60.795.000 8.235
% nasciteno stranieri
- 200: 4,80
- 200: 5,51
- 200: 6.12
- 200: 6.23
- 200: 8.64
- 200: 10.5
- 200: 11.6
- 201: 13.31
A partire dal 1993, il saldo naturale nazionale risulta negativo. Le regioni del nord hanno però cominciato molto prima, a fine anni Settanta. Sono anche quelle che ospitano più stranieri: nel 2014 in Lombardia c’erano 1.152.320 stranieri residenti, quindi oltre il 20% del totale italiano, a fronte di una popolazione che è un sesto di quella italiana. Lombardia, Veneto ed Emilia ospitano da sole quasi la metà degli stranieri residenti (2,2 milioni su 5) e gli stranieri sono il 12,1% della popolazione in Emilia, l’11,5 in Lombardia e 10,4 in Veneto.
La comunità più numerosa sono i romeni (1,1 milioni) seguiti da albanesi (490.000) e marocchini (449.000). I cristiani sono 2,7 milioni i musulmani 1,6 milioni.
In seguito alla crisi è però aumentato anche il numero degli italiani all’estero, che a fine 2014 erano 4.637.000.
La chiave di volta delle migrazioni
Il lavoro e il mercato del lavoro. I vantaggi economici della presenza dei migranti: contributo al PIL 8,8% ma soprattutto a tasse e sistema previdenziale: pagano 16,6 miliardi e comportano uscite per 13,5.
Se ne può fare a meno? Aumento età della pensione, maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, aumento della produttività. Ma è illusione perché popolazione attiva sarebbe comunque sempre più vecchia e aumenterebbe inoltre domanda di servizi alla persona (es. badanti).
I problemi
- Anziani in forte aumento, anche a seguito dell’incremento della vita media.
- Radicale modifica della popolazione per classi di età, con pesante ridimensionamento dei minori e della popolazione in età lavorativa.
- Assenza generalizzata in tutti i paesi dell’Unione europea dell’equilibrio demografico.
- Funzione compensativa seppure parziale dell’immigrazione.
Quello attuale è un secolo caratterizzato da una rivoluzione demografica senza precedenti in Europa:
- L’Europa nel 1950 totalizzava il 22% della popolazione mondiale, nel 2000 era al 12% e nel 2050 scenderà al 7,9% con una tendenza accentuata al nanismo demografico.
- Dappertutto gli stranieri tendono a diventare la maggioranza della popolazione più giovane.
L’Italia, in questo generale andamento negativo, è un caso a sé. Secondo Eurostat in Italia nel periodo 2005-2050:
- Le nascite saranno 20.402.000 e 32.680.000 i decessi, con un saldo negativo di oltre 12 milioni di unità.
- Invece il saldo migratorio sarà positivo per 5.777.000 unità.
Se le previsioni avessero utilizzato le risultanze del 2006 anziché quelle del 2004, il numero degli stranieri in entrata sarebbe doppio, perché i flussi in entrata risultano molto aumentati. In questo caso la perdita demografica sarebbe minore, ma l’Italia nel 2050 avrebbe circa 60 milioni di abitanti di cui 13-14 milioni stranieri, cioè oltre il 20%.
Le possibili risposte
- Politiche di sostegno alla natalità.
- Miglioramento welfare per eliminare il ricorso a migranti che in gran parte lavorano in nero.
- Sostituire attività ad alta intensità di manodopera con attività a alta intensità di capitale.
- Guidare il complesso percorso dal lavoro all’inclusione: «volevamo braccia e sono arrivate persone».
La globalizzazione
I precedenti: la scoperta dell’America e la creazione dell’economia atlantica. Caratteristiche fondamentali delle fasi di aumento delle spinte alla globalizzazione:
- Aumento dei flussi commerciali.
- Ridotti vincoli agli investimenti esteri.
- Aumento dell’emigrazione.
Il periodo 1870-1914. Il trionfo del modello atlantico: dall’economia atlantica all’economia mondiale. Il colonialismo evolve in imperialismo formale. Seconda rivoluzione industriale: l’elettricità rivoluzionerà produzione e consumi. 1884: sistema del tempo in fusi orari con base al meridiano di Greenwich. Adozione di un standard valutario il gold standard internazionale: first. Si verifica una prima convergenza fra i first e i second comers che riguarda soprattutto i salari reali. Più ridotta invece quella del PIL.
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