Lezione 1
Il concetto di arte nel mondo greco e latino
Il termine arte nel mondo greco e latino è connotato in chiave artigianale, ossia legato alla materialità dell’opera [gr: TEKNE, lat: ARS = termini legati al fare, al fabbricare, ad un’arte materiale; TEK è una radice indoeuropea che allude al congiungere, al mettere insieme. Tale significato è proprio anche della radice AR]. Questo atteggiamento nei confronti dell’arte, che si riverbera anche nei termini utilizzati per indicarla, ha a sua volta un corollario nella ricchissima gamma terminologica che i greci e i latini utilizzavano per indicare i manufatti artistici: pittura, graphein [= arte del disegnare], toreutica [= l’arte del cesellare i metalli], scultura [= scultura di pietra o marmo], statuaria [= scultura in bronzo], plastica [= l’arte del modellare la creta].
Fonti antiche sull'arte
Per quanto riguarda le fonti antiche, ci sono giunti trattati integrali o frammenti di opere, inseriti in altre opere, e molte di queste non erano destinate specificamente alle arti:
- Fonti storico-documentarie: un esempio è quello che ci fornisce Plinio il Vecchio, il quale, all’interno di alcuni libri dell’opera "Storia naturale", ci fornisce una ricchissima quantità di informazioni sull’arte antica.
- Fonti filosofiche: i principali filosofi greci, Platone e Aristotele espressero pensieri riguardanti l’arte. Essi hanno scritto riguardo "cose artistiche", anche se, per Platone, non in maniera diretta e specifica.
Platone e l'arte
Per Platone le idee tendono verso il negativo. Egli crede nel mondo delle idee [= iperuranio], un mondo distaccato dal mondo della realtà e quest’ultimo è un riflesso imperfetto del mondo delle idee, in quanto le idee sono una realtà perfetta. L’arte è, secondo Platone, una copia debole del mondo perfetto delle idee. All’interno del dialogo Il Sofista, vi sono due tipi di mimesis [con tale termine si indica l’imitazione della realtà]:
- Eicastichè (= mimesi icastica), per cui si rimanda ad una riproduzione esatta; il termine deriva da eicon che indica appunto una riproduzione esatta. Bisogna fare un’ulteriore precisazione di tipo terminologico perché nella lingua greca si contrappongono per l’immagine due termini:
- Eicon con valenza positiva, in quanto è un’immagine rassomigliante. Tale termine poteva essere applicato sia alla pittura sia alla scultura e naturalmente da esso deriva la parola “icona”.
- Eidolon con valenza negativa, in quanto è un’immagine ingannevole, superficiale. Da tale termine deriva la parola “idolo”. Eidolon rimanda ad un altro termine, ossia “fantasma” che in greco significa “apparenza”.
- Fantastichè (= mimesi fantastica), per cui si rimanda ad una falsa apparenza. In questi due tipi di mimesi è contenuta la contrapposizione fra eicon ed eidolon. Platone è a favore della mimesi icastica e condanna, invece, le false apparenze, l’imperfezione, l’imprecisione, le sfumature della mimesi fantastica.
Un altro celebre dialogo di Platone è quello intitolato La Repubblica [390-360 a.C.]. Il tema è la struttura della cosa pubblica e, in questo dialogo, è famoso il fatto che Platone abbia dichiarato che i poeti e gli artisti dovevano essere tenuti lontani dalla città ideale, dalla polis, perché, attraverso la loro arte illusionistica, avevano introdotto un elemento di pericolo che poteva minare le virtù di questa struttura urbana ideale. Platone fa solamente un’eccezione e afferma che si possono eventualmente ammettere gli artisti o poeti nella polis soltanto se a dare questo permesso è qualcuno che sia in grado di valutare la compatibilità con il bene pubblico della loro arte; questa figura è il filosofo. In generale emerge una certa svalutazione da parte di Platone dell’attività artistica.
Aristotele e l'arte
Per Aristotele le idee tendono verso il positivo e vi è un atteggiamento di apertura nei confronti dell’arte. Di egli possediamo, anche se in stato frammentario, un’opera molto importante, nella quale si discetta di arte e, in particolare, di tragedia, facendo un paragone fra tragedia e poesia, ma nel fare tale analisi, Aristotele introduce molti raffronti e paragoni con la pittura. È una fonte importante per avere informazioni sulla pittura del mondo classico. L’opera è La Poetica [334-330 a.C.]; un testo molto importante per il Rinascimento perché fu riscoperta, tradotta in latino e pubblicata a Venezia nel 1498 dall’umanista Giorgio Valla e, poi, successivamente Aldo Manuzio (editore veneziano) pubblica il testo originale in lingua greca nel 1508.
L’attività artistica non è disprezzabile perché essa ha anche una finalità etica e, quindi, rivolta al bene e viene realizzata secondo un criterio di bellezza. Bene e bellezza governano l’attività artistica e, quindi, non vi è motivo per Aristotele di disprezzare l’arte. Egli fa un paragone fra la natura [la materia naturale ha al suo interno una finalità che esplica nel corso della sua esistenza] e l’arte [l’artista imprime alla materia del suo fare artistico una forma]. Vi è un’analogia fra il compito della natura e quello dell’artista. Un altro concetto da ricordare, anche se non implica le arti visive, riguarda la tragedia: essa è in grado di generare passioni, le quali vengono suscitate dalle vicende dell’opera tragica rappresentata e hanno un potere di purificare l’animo [= catarsi].
Tuttavia, nel parlare della tragedia, egli fa spesso dei paragoni con la pittura ed emerge che Aristotele, tracciando un quadro delle varie possibilità dell’arte e della pittura, dimostra in più occasioni di preferire una pittura che abbia una finalità di tipo educativo. Nel passo 148a (1-7) si legge: <<Poiché coloro che rappresentano, rappresentano personaggi in azione e necessariamente i personaggi possono essere nobili o di bassa estrazione. Vale a dire che questi personaggi sono o migliori o peggiori o uguali a noi alla stessa maniera dei pittori. POLIGNOTO dipinge i suoi personaggi migliori, PAUSON peggiori, DIONISIO simili>>. Qui abbiamo tre pittori greci [il più famoso è Polignoto di Taso del V secolo a.C] che hanno una poetica pittorica diversificata: possiamo definire Dionisio realistico, Pauson dipinge i personaggi peggiori di quello che in realtà sono e Polignoto avvia un processo di idealizzazione nella pittura.
Da qui vediamo emergere le tre vie della pittura:
- Un’idealizzazione.
- Una via neutra.
- Una modalità peggiorativa.
Su Polignoto, Aristotele torna in un altro passo dell’opera [passo 1450a, 25-28], in cui si legge una contrapposizione tra pittori del mondo greco: <<Polignoto è un buon pittore di caratteri, mentre la pittura di ZEUSI non lascia alcuno spazio al carattere>>; qui vengono messi a confronto due pittori del mondo antico, ma di epoche diverse: Polignoto è della prima metà del V secolo a.C. ≠ l’apogeo della creatività di Zeusi si colloca intorno al 393 a.C.]. Da questo passo sembra emergere una quarta via della pittura, rappresentata da Zeusi: una pittura di pura perfezione formale, di virtuosismo tecnico che Aristotele non condanna, ma che tuttavia non ama in maniera particolare, preferendole senz’altro la pittura di Polignoto, che aveva la capacità di esprimere la forma e l’interiorità del personaggio.
Zeusi e Parrasio
Zeusi è un pittore che ritorna fortemente dagli aneddoti giunti dall’antichità: famosa è la gara narrata da Plinio il Vecchio tra Zeusi e Parrasio. Zeusi è descritto come un virtuoso della tecnica, tant’è che dipinse degli acini d’uva così bene che i passeri andarono a beccare il dipinto; Parrasio, invece, dipinse una tenda con tanto verismo che Zeusi gli chiese di scostarla per mostrare il dipinto. Zeusi, dopo essersi accorto dell’errore, concedette la vittoria a Parrasio perché se egli aveva ingannato gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui stesso.
L’altro aneddoto legato alla figura di Zeusi è un aneddoto anch’esso tramandato da Plinio il Vecchio, ma anche da altre fonti antiche e riguarda una selezione del bello da diverse figure: per realizzare il ritratto di Elena, Zeusi colse da cinque fanciulle vergini di Crotone o di Agrigento la caratteristica più bella che possedevano.
Pireico
Pireico [= pittore di piccole cose o pittore di cose sporche] è un pittore attivo nel III secolo e ci ricorda le parole di Aristotele su Pauson, il quale rendeva la realtà peggiore di quello che era. Tale artista visse durante l’ellenismo e fu ricordato da Plinio il Vecchio. Egli era un pittore specializzato in quadri di piccole dimensioni, quadri che possiamo oggi definire “di genere” e, in particolare, di nature morte o rappresentazioni di botteghe di artigiani (calzolai, barbieri …). Nonostante i soggetti rappresentati fossero umili, Pireico è un pittore con un certo successo, anche economico, e continua ad avere fortuna nel mondo del Rinascimento e del Seicento italiano. Viene connotato come un pittore che non idealizza la realtà: monsignore Agucchi, un prelato bolognese [all’inizio del XVII secolo scrive a Roma un trattato della pittura, di cui conserviamo solo due frammenti], parla di Pireico appunto come un pittore non idealizzatore. Vi era tanto interesse per Pireico, in quanto monsignore Agucchi è il capostipite di una trattatistica tutta incentrata sul bello ideale rappresentato da artisti bolognesi, come i Carracci, e quindi naturalmente dietro la figura di Pireico noi possiamo leggere la condanna di Agucchi e di tanti altri teorici del classicismo seicento nei confronti di pittori che non idealizzavano la realtà e, quindi, il corrispettivo seicentesco di Pireico altro non era che Caravaggio.
Trattati antichi e fonti letterarie
Vi sono altre opere giunte a noi in maniera frammentaria dall’antichità, ma soprattutto da Plinio il Vecchio. Altra opera famosa del mondo antico era "Il Canone" [gr: canon = it: bacchetta, ossia uno strumento di misurazione] di Policleto (V secolo a.C.). È un trattato in cui si rifletteva sull’armonia formale in termini di misurazioni matematiche. Vi è l’idea che l’armonia consista in un rapporto di numeri; un’armonia matematica sottesa al cosmo che si rifletta nella bellezza del corpo umano. Un trattato andato perduto e di cui conosciamo alcuni frammenti grazie ad un medico greco [Galeno], vissuto nella Roma imperiale, che scrive un suo trattato di medicina: "Dei temperamenti", in cui esprime il concetto classico della salute fisica come conseguenza dell’armonia del corpo e, a tal proposito, cita alcuni frammenti de "Il Canone" di Policleto. Quest’ultimo, in sintesi, è un trattato sulle perfette proporzioni da attribuire alla scultura.
Altro personaggio importante come fonte di informazioni sull’arte classica è Plinio il Vecchio [I secolo d.C.]. Egli si dedicò all’arte in maniera secondaria perché fu uno studioso di scienze, geografia e fenomeni naturali. Egli fu un uomo caratterizzato dalla curiosità scientifica, tant’è che perse la vita durante un’eruzione del Vesuvio perché si era avvicinato troppo al vulcano intento a studiare il fenomeno naturale. Il suo capolavoro è "Storia naturale", composto da 37 libri di natura scientifica. Di questi libri, il 33°, 34°, 35° e il 36° sono dedicati ai metalli, alle terre, alle pietre, ma inserisce ampie dissertazioni sulla bronzistica, sulla pittura e sulla scultura. Dissertazioni che sono legate sia alle tecniche d’uso dei materiali, ma a volte vi sono anche degli excursus storici e considerazioni, apprezzamenti di natura estetica. L’altro motivo per cui Plinio è così importante è perché nel primo volume egli fa l’elenco delle fonti che egli ha utilizzato. Plinio conosceva il greco, ma si avvaleva anche di opere compendiarie in latino [= grandi manuali sintetici, in cui le conoscenze del mondo greco erano state sintetizzate in latino].
Quest’opera ha una sua fortuna nel Rinascimento attraverso l’Editio Princeps (= la prima edizione a stampa) pubblicata nel 1469 e una traduzione in volgare pubblicata nel 1476 da Cristoforo Landino. Plinio il Vecchio ci aiuta a conoscere due scrittori d’arte del mondo classico:
- Duride di Samo: egli nacque intorno al 340 a.C.; fu uno scrittore di varie opere, ma soprattutto di aneddoti artistici [un aneddoto riguarda una gara artistica fra Apelle e Crotogene per chi eseguiva la linea più sottile; Plinio da Duride estrapola l’aneddoto sulle fanciulle di Agrigento che erano servite a Zeusi per il ritratto di Elena]
- Senocrate: egli fu un ateniese [III secolo a.C.]; grazie a Plinio noi sappiamo che egli aveva elaborato 4 categorie di giudizio critico:
- Simmetria della composizione;
- Il ritmo dell’opera;
- L’accuratezza dell’esecuzione, la precisione dell’opera;
- L’effetto complessivo.
Il trattato di Vitruvio sull'architettura
Altra fonte importante è il trattato di Vitruvio sull’architettura [intorno all’architettura]. Vitruvio vive nel I secolo a.C.; anche lui, come Plinio, fa largo uso di fonti compendiarie latine, che comprendono la cultura greca. Tale opera non è di facile datazione e si pensa che essa sia il frutto di una lunga elaborazione di note, appunti, schede presi in epoca diversa. Ad Ottaviano viene dedicata l’opera con l’auspicio che, attraverso la sua opera di pacificazione, ci possa essere un incremento di edifici nella città di Roma. Sono 10 libri, in cui gli argomenti non sono strettamente legati a questioni architettoniche:
- Il I libro tratta della cultura scientifica che deve possedere un architetto;
- II-V libro vi è una trattazione sull’architettura pubblica;
- VI-VIII libro vi è una trattazione sull’edilizia privata;
- IX libro è dedicato all’arte di costruire strumenti per calcolare il tempo e per studiare gli astri;
- X libro affronta questioni di meccanica.
Lo stile di Vitruvio si esprime attraverso una lingua semplice, non ricercata; si tratta di uno stile arcaico, “aspro” con un lessico molto tecnico. La durezza della lingua è accentuata dal fatto che, talvolta, Vitruvio non è in grado di mettere precisamente a fuoco il significato dei termini greci che sta utilizzando: a volte fraintende del tutto, a volte pone più significati in uno solo, a volte lascia il termine greco nella lingua originale. L’altra difficoltà davanti alla quale si trovava Vitruvio era certamente quella di condensare in un’unica opera un periodo cronologico molto ampio: egli fa una sintesi delle modalità costruttive del mondo greco. Quando Vitruvio affronta i principi base per una costruzione, elenca una serie di termini che, secondo gli studiosi moderni, risultano, a volte, delle ripetizioni [egli cita due termini “ordinatio” e “simmetria”, i quali si equivalgono].
Fra questi criteri base, che devono regolamentare la costruzione, Vitruvio elenca:
- Il decoro di un edificio dal punto di vista della sua appropriatezza rispetto al contesto, alla finalità, alla funzione che deve svolgere;
- Il concetto di distributio legato all’elemento pratico ed economico della costruzione; la distributio fa parte delle virtù di un bravo architetto, ossia saper gestire i materiali per non sperperare il denaro messo a sua disposizione.
L’architettura, secondo Vitruvio, ha 3 principali qualità, caratteristiche costitutive di un edificio:
- Firmitas [= solidità]
- Utilitas [= funzionalità]
- Venustats [= bellezza]
Informazioni del mondo classico da parte di letterati
Le informazioni del mondo classico ci provengono da parte di letterati:
- Cicerone fu un personaggio importante nella Roma repubblicana; fu un oratore, un avvocato e un appassionato collezionista di opere d’arte. È particolarmente famosa un’orazione [70 a.C.] scritta contro un ex pretore della Sicilia, Gaio Licinio Verre [Le orazioni contro Gaio sono due e vengono chiamate “verrine”], il quale si dimise e andò in esilio volontariamente dopo la prima arringa ciceroniana. Ciò nonostante, Cicerone scrisse la seconda arringa, in cui si parla di opere d’arte perché Verre era un lestofante [=imbroglione] che mandava in giro i suoi sicari per individuare opere d’arte e sottrarle ai suoi sudditi. Cicerone qui interviene per censurare il suo comportamento; censura anche la consuetudine degli eserciti di effettuare una spoliazione di opere di popoli vinti [cita i furti cartaginesi in Sicilia, ma ovviamente Cicerone non cita anche che i romani stessi, che si comportavano allo stesso modo].
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