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APPUNTI DI STORIA DELL’ARTE MODERNA COMPARATA, PROF.SSA IRENE GRAZIANI, UNIVERSITÀ DI BOLOGNA,

A.A. 2018-19

ARGOMENTI PRINCIPALI:

 Artisti “eccentrici” fra Rinascimento e Riforma

 Il quotidiano nella pittura europea della seconda metà del Cinquecento

 Arte e contemplazione visiva nell’Europa del Seicento

 Il ritratto nell’Europa cosmopolita dei Lumi

Argomento 1: Artisti “eccentrici” fra Rinascimento e Riforma

LEZIONE 1: Il tema di oggi sono gli artisti eccentrici: il primo a usare questo aggettivo è Longhi in riferimento ad Amico Aspertini per

gli affreschi di Santa Cecilia e di San Frediano, ma il termine è stato poi assodato nel linguaggio critico. Fa eco anche a un aggettivo

usato da Vasari nelle Vite, artista “bizzarro” per stigmatizzare una serie di artisti che deviano dalla giusta norma della scienza

prospettica e della maniera, cercando ispirazione in contesti diversi, soprattutto nella cultura d’Oltralpe. Aspertini è un artista

complesso, inizia a elaborare un linguaggio irregolare, si serve di uno stile fuori dal sistema, anarchico, non sente il richiamo

dell’autorità. Ha un percorso particolare proprio perché il suo essere eccentrico non si avvia dal classicismo in poi, cioè dalla maniera

in poi (come fa Pontormo), ma dagli inizi del 1500 già elabora una sua lingua speciale. La sua indipendenza non è tanto critica

all’egemonia dell’arte romana, ma esigenza di fare cose nuove alla luca delle scoperte scientifiche e geografiche (saggio di

Castelnuovo, L’Europa all’aprirsi del 1500, consigliato). C’è all’inizio del 1500 una nuova percezione dello spazio, la prospettiva. Con

Colombo si ha la percezione della Terra come sferica, si percepisce il mistero nella natura, ma è possibile scoprirlo ora. La seconda

altra grande scoperta è la STAMPA, e Castelnuovo sottolinea l’importanza dell’incisione come mezzo di diffusione. C’è anche un

nuovo rapporto col sacro, che vuole essere più libero e diretto, non surrogato da questioni erudite o teologiche, ma più vicino al

fedele. Alcuni culti vengono potenziati, come il culto mariano (rosario, Immacolata) e quello della Passione (poiché attraverso di essa

si svela il lato umano di Cristo). Questi elementi portano alla nascita dell’età moderna, soprattutto del sentire moderno. É un’età

nuova perché l’attenzione va spostandosi nella nascita di una coscienza nuova dell’individuo, presente anche nell’auto-percezione

dell’individuo.

LEONARDO-GINEVRA DE’BENCI: Leonardo è in certo senso il primo degli eccentrici, almeno Vasari ce lo presenta così,

indicandolo, insieme a Michelangelo e Raffaello, come un artista che ha raggiunto la perfezione. Sembrano proposti come tutti sullo

stesso livello, ma Raffaello in realtà è quello che viene preso a modello maggiormente e proposto come paradigma, poiché sintetizza

elementi degli altri due. Ha la sapienza di un antico retore, evolve la pittura in direzione di un linguaggio metrico. La maniera moderna

infatti nasce nei cantieri di Raffaello, con la sua scuola. Michelangelo ha delle forzature nei volumi plastici, che spesso tendono a

gonfiarsi troppo, usa scorci arditi e acrobatici, che Raffaello non apprezza, pur desumendo da Michelangelo il senso di

tridimensionalità. Nemmeno Leonardo è una figura di ordine. Vasari, pur celebrandolo nella biografia, dice infatti che “contraffaceva

la natura” e dava alle figure “il moto e il fiato”, era così bravo a imitare la natura che sembrava darle vite. Vasari però, in maniera

ambigua, sottolinea la sua instabilità, la sua incostanza, non accetta le certezze del sapere date dall’autorità, “muove dubbi e

perplessità al suo maestro”, ha una curiosità insaziabile, non accetta l’ipse dixit, gli preferisce l’esperienza diretta, l suo cervello “mai

cessa di ghiribizzare” (verbo che Vasari usa anche per Amico Aspertini). Segue però buona regola, miglior ordine e retta misura.

Accetta quindi il sistema prospettico, cerca di portare il naturale a un principio. Nei primi anni ’80 fino al ’99 Leonardo va da Ludovico

il Moro e porta in Lombardia il suo linguaggio, poi tocca Mantova e Venezia, come Vasari riporta, dove influenza Giorgione. Anche

a Bologna si registrano influssi leonardeschi (pala di Boltraffio). Il ritratto di Ginevra Benci, custodita a Washington, è degli anni

giovanili, alla bottega di Verrocchio (cfr: Ginevra e Dama col mazzolino). La figura è dinamica, Verrocchio porta le due mani in

movimento, il dinamismo viene sottolineato dal panneggio. Nel busto di Ginevra, che in origine pare da un disegno dovesse avere

anche le mani. É una novità la disposizione di tre quarti, vediamo vapori d’acqua e il pulviscolo atmosferico che portano lo sfondo in

rilievo. Secondo Leonardo la natura non è un elemento che si può applicare semplicemente nel quadro, bisogna cercare di renderne

l’evoluzione. Leonardo ottiene poi un effetto di immersione della figura nello spazio. Il disegno si rinnova, viene inserita la mobilità

della figura nello spazio, è strumento di studio della realtà naturale. I suoi disegni sono pieni di errori, di ripensamenti, ma per lui il

disegno è una tabula su cui lavorare. La linea non contiene più le forme, ma viene sfumata. Sfondo più tenebroso attraverso i

passaggi più luminosi, il chiaroscuro diventa un tutt’uno con la volontà di resa atmosferica, cerca, dunque, di suggerire effetti

luministici e atmosferici. La luce è naturale, è una luce di convergenza. Abbiamo un effetto di fusione della figura con lo spazio

circostante. Nella sala degli Uffizi l’Annunciazione di Leonardo ha delle ombre inquiete che in Botticelli non ci saranno. Ginevra

domina la scena, è in prospettiva. Vuole trasferire sulla tela il senso biologico dell’evoluzione.

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ADORAZIONE DEI MAGI: il dinamismo si amplia agli affetti, ai moti dell’anima. L’opera non si sa se è finita o meno, se doveva

essere un disegno o un'altra forma. Sicuramente la non conclusione è volontaria. L’unico elemento che potrebbe contenere le figure

è la rovina sullo sfondo. C’è un grande dinamismo inquieto delle figure che si aggregano sullo sfondo. Senso del sacro inquieto,

molto conturbante. L’epifania divina qua si traduce in un moto di sgomento; il sacro è una rivelazione improvvisa, folgorante. Il senso

nuovo della natura, l’idea che non siamo più in grado di dominarla danno una nuova idea di come comporre lo spazio. La scienza

prospettica nasce a Firenze, una città di banchieri, mercanti e artigiani, una città dove l’uomo è visto come padrone del suo destino.

Lo spazio leonardesco non è così facile da afferrare. Nella BATTAGLIA DI ANGHIRI abbiamo un’irrazionalità che è impossibile

contenere, i volti sono come maschere di furore guerriero.

CFR ADORAZIONE DEI MAGI LEONARDO E BOTTICELLI: Botticelli mette in scena un tema celebrativo, di Gesù e dei Medici

(personaggi fra gli adoranti).

L’ULTIMA CENA: A Milano Leonardo fa studi di anatomia, va a caccia del segreto della vita e da dove nasce. E’ un artista-scienziato,

per la nozione di scienza che si aveva in quegli anni. La scienza però, nei metodi e negli ambiti, si rinnova completamente, E’

un’opera importantissima perché, nella Milano di Lodovico il Moro, Leonardo indaga la rappresentazione dei sentimenti. Leonardo è

un uomo profondamente legato alla cultura toscana, quindi neoplatonico. Nel mondo della materia vede la copia di quello delle idee.

A Bologna invece l’impianto filosofico è aristotelica, combinata con il pensiero di Apicenna (per Aristotele la materia divina è collegata

alla materia, il divino è insito in tutto). In Aspertini ci sarà un contesto filosofico di questo tipo. L’ultima cena ha un impianto prospettico

scorciato, dietro le finestre appare un paesaggio indefinito. Il paesaggio riflette una gradazione emotiva interiore. Anche a livello

iconografico Leonardo rivoluziona il tema di ultima cena, Giuda non è più isolato. Nei refettori si trovavano di solito scene di refezione

(ultima cena, Cena in Emmaus, Cristo in casa di Marta e Maddalena). Bene e male non possono essere separati, questo emerge

dalla cena di Leonardo.

DAMA CON ERMELLINO: Cecilia Gallerani viene collocata in maniera ambigua nello spazio. Senso di rotazione nello spazio sì

coordinata ma anche disarticolata, uso della luce particolare. Eugenio Garin riporta come Leonardo a Milano andasse nelle valli,

cercava fossili, andava alla ricerca dell’origine della vita. La resa del tempo atmosferico è data dalla luce, che non si occupa più tanto

di definire i volumi del corpo.

RITRATTO DI ISABELLA D’ESTE: Giovanni Romano ne “Verso la maniera moderna” ne parla approfonditamente. Isabella apprezza

Leonardo, ma lei è più legata a una cultura prospettica più quattrocentesca, preferisce il Costa e Francesco Francia, abile ritrattista.

Vasari mette il Francia insieme a Perugino come coloro che abbandonano la “maniera secca, cruda e tagliente” della prospettiva

quattrocentesca, compiuta con Leonardo, Raffaello e Michelangelo, per la “maniera morbida” dei volumi morbidi. Longhi inserisce il

Francia nella maniera umbratile, lo chiama protoclassicista. Chissà cosa del ritratto sconvolse Isabella? Non tanto il profilo, che si

ispira alle monete, forse più il suo sguardo che migra lontano, si evita la fenomenologia degli affetti. Romano sostiene che il ritratto

sia nuovissimo nell’addensarsi dell’ombra nera, tanto da cancellare il volume (il chiaroscuro qua non costruisce i volumi, ma immerge

la figura in uno spazio contingente).

DISEGNI DI LEONARDO: IL GIOVANE E IL VECCHIO AFFRONTATI, forse portato via da Milano, insieme al progetto di monumento

per Ludovico il Moro. La linea vuol suggerire la qualità materica della carne e dei capelli. STUDIO DI VECCHIO: disegni di Windsor

sulla dissezione dei corpi, accompagnati con una serie di commenti verbali, descrivevano ciò che lui andava esplorando per le sue

ricerche scientifiche. Nel disegno dell’anziano gli appunti di Leonardo cercano di dedurre le cause della morte.

LE CINQUE TESTE GROTTESCHE: importanti per Durer.

GIORGIONE, LE TRE ETA’: Venezia è un polo molto importante nei rapporti fra stati italiani e Europa, è la patria del cardinale

Grimani, che è committente di Amico Aspertini, c’è un gusto collezionistico aperto sulle tendenze di Oltralpe. Leonardo, dicevamo,

influenza Giorgione, il quale davanti ai disegni di Leonardo, molto oscuri, ne elabora una traduzione in termini pittorici e cromatici.

Traduce in termini cromatici l’analisi leonardesca della realtà biologica. Effetto di imitazione della realtà naturale, studio del dettaglio

molto puntiglioso.

ALBRECHT DURER, AUTORITRATTO: Durer viene in Italia due volte, una nel 1494-95, una nel 1505-06 e viene con uno scopo

preciso, rintracciato da Panofsky in una lettera all’amico Van Durkaine, che è studente a Pavia nel 1506 “Ora mi trovo a Venzia ma

andrò a Bologna, dove c’è un maestro disposto a insegnarmi il segreto della prospettiva”. E’ il primo che inaugura la pratica del

viaggio in Italia, alla ricerca della scienza prospettica. Durer ha scoperto l’esistenza della prospettiva attraverso la circolazione delle

stampe di Mantegna. Conosce anche Jacopo de’Barbari, che poi andrà in Germania. La presenza di Durer a Bologna è documentata

perché a Bologna studia diritto Christoph Schorn, umanista tedesco che viene ritratto da Lucas Cranach. Riporta che a Bologna

Durer viene accolto come un Apelle tedesco. Per Amico Aspertini la pittura tedesca sarà importantissima. Nel 1517 si ha la riforma

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luterana iniziata ufficialmente con le 99 tesi di Wittenberg. A Bologna nel 1506 arrivi Erasmo da Rotterdam che condanna la

corruzione della chiesa romana: riformismi ci sono stati anche a Bologna, e già Savonarola era stato a Firenze. Vasari indica come

eccentrici gli artisti che peccano di “todescheria”, ovvero di un’ispirazione all’arte tedesca, che in età post-riformista non è ben vista.

Durer già nel ritratto appare come un gentiluomo, ha le mani coperte dai guanti, vuol presentarsi non come artista-artigiano, ma

come artista-intellettuale. In entrambi i suoi viaggi la prima tappa è Venezia, perché è il centro editoriale più importante, con Aldo

Manuzio, e a Durer, che si era formato a Norimberga in ambienti editoriali, interessava il rapporto con i testi, Si cerca di risalire,

attraverso la neonata filologia di Lorenzo Valla, alle versioni corrette degli antichi volumi. Il Rinascimento parte certamente dall’Italia,

ma si diffonde anche in importanti centri europei, tipo Norimberga. Durer stesso viaggia molto proprio per cercare di capire le

tecniche, vecchie e nuove, e per conoscere gli umanisti. Il suo maggiore scopo artista, con gli strumenti tecnici che ha, è di modellare

i volumi dicendo cose nuove, così come Leonardo aveva fatto col disegno e Giorgione col colore.

AUTORITRATTO: è una versione devota, Durer riprende l’iconografia cristica. Il primo, dice Panofsky è “come l’artista è” questo

“come dovrebbe essere”. La mano sembra benedicente, si sta chiudendo la pelliccia, ma col dito si indica.

CRISTO FRA I DOTTORI: riprende le teste grottesche di Leonardo per quanto riguarda l’incastro, c’è una deturpazione dei tratti del

volto, carica di significati religiosi. Le mani sono molto importanti, sta argomentando le tesi col computo digitale. I libri che reggono

sono quelli delle sacre scritture. É una condanna nei confronti dei falsi profeti, di coloro che leggono e interpretano le sacre scritture

per fini propri, e della corruzione della chiesa. La scelta di un linguaggio è quindi correlata al tema religioso, che è centrale.

LEZIONE 2:

Il soggiorno italiano di Durer, dicevamo, è molto importante, non è solo ricettivo, ma “semina” anche il territorio, attraverso la

divulgazione delle sue stampe, così come Leonardo faceva nell’Italia settentrionale. Quando Durer torna in Germania dopo il viaggio

in Italia è un artista completamente nuovo: lo dimostra nel CICLO DELL’APOCALISSE, che realizza finanziandosi l’impresa, è

consapevole dei suoi diritti, intenterà una causa contro Marcantonio Raimondi perché contraffà le sue incisioni (si pone il problema

della paternità dell’opera).

I parallelismi fra Durer e Leonardo sono tanti, sia perché sono entrambi teorici (Durer studia la fisiognomica, e pubblica un trattato in

volgare tedesco sulla proporzione, pubblicato postumo nel 1528. Come trattatista si occupa delle deformazioni di un volto, ma anche

della prospettiva). Il suo trattato sarà molto diffuso nel mondo d’oltralpe, perché diffonde la lingua volgare tedesca ufficiale, che inizia

ad essere usata nei trattati (la questione della lingua, volgare o latino, non è quindi solo italiana).

CRISTO E I DOTTORI: la fisiognomica ha un grande ruolo in questo caso, i dottori sono brutti perché corrotti, kalokagathia

(‘bellezza=bontà’) di derivazione antica. Gesù invece è rassicurante. Il Vaticano all’epoca era una corte come le altre, e il Papa era

come un principe, c’è all’epoca una grande critica verso la chiesa, soprattutto per la vendita delle indulgenze come metodo per

rimpinguare le casse della chiesa per la realizzazione di San Pietro e delle stanze vaticane. Richiamo a una chiesa più povera, più

semplice e onesta, non solo in Italia ma soprattutto oltralpe. In Italia movimenti riformisti sono quello di savonarola, frate domenicano

d’origine ferrarese, si era formato a Bologna allo studium domenicano, tutt’ora esistente (in San Domenico ci sono le spoglie del

santo). Savonarola scrive il primo testo contro la chiesa proprio a Bologna. Negli anni savonaroliani vengono a Bologna molti artisti

come Michelangelo (1493-1495, candelabri dell’arca del santo), e Baccio. Michelangelo stesso si poneva molti problemi sulla fede.

DURER ADAMO ED EVA: incisione e dipinto mostrano lo studio delle proporzioni umane, si attraverso Vitruvio che attraverso la

visione di sculture in Italia (Apollo del Belvedere, Venere Medici). L’incisione è del 1504, il dipinto del 1507. Il dipinto mostra il

dinamismo, la morbidezza e l’armonia che solo il viaggio in Italia poteva dargli, vediamo una maggiore maturazione. Nella stampa

c’è una maggior suddivisione fra le parti anatomiche, una suddivisione più meccanica, volontà di restituire il senso di animazione.

Notiamo la disposizione chiastica, derivata da Policleto. In Eva il movimento delle gambe mostra il dinamismo, è una stasi appena

accennata.

GIORGIONE, LA VECCHIA: originariamente nella raccolta di Gabriele Vendramin, collocata intorno al 1510, nella fase finale

dell’artista, dove il colore ha il primato sul disegno (che invece per Vasari ha il primato sulle arti, è lo strumento principale poiché

traduce in atto un’idea immediatamente). Giorgione elimina il passaggio del disegno, facendo coincidere il momento esecutivo con

quello ideativo. La pittura è tonale, il colore è accordato in base a un tono in maniera quasi musicale (Giorgione pare fosse anche

un musico nei circoli culturali di Caterina Cornaro, mecenate di Pietro Bembo, e Vendramin). Ciò che Leonardo fa coi chiaroscuri,

Giorgione lo fa con le sfumature. Le commissioni pubbliche di Giorgione sono molto rare (pala di Castelfranco, fondaco dei tedeschi),

commissioni private (quadri piccoli e dal soggetto difficile, come i tre filosofo e la tempesta, infatti Marcantonio Michiel, nel catalogare

il patrimonio dei patrizi veneziani, non li identifica). La vecchia riprende molto la fisiognomica leonardesca, non c’è però l’intento

denigratorio, lo sguardo della vecchia infatti invoca la

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia dell'arte moderna comparata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Graziani Irene.
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