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Storia della radio

Dopo i primi esperimenti di Marconi alla fine dell'Ottocento, USA e UK iniziano immediatamente ad utilizzare il mezzo radiofonico. Nel novembre 1922 nasce la BBC (British Broadcasting Company) che fungerà da modello per questa tecnologia a tutti gli altri Stati europei; inizia il servizio di radiotrasmissioni con le stazioni di Londra, Birmingham e Manchester. È il 14 novembre 1922 il giorno in cui iniziano le trasmissioni regolari. La radiofonia in Italia nasce in ritardo rispetto al resto dell'Europa, negli anni Venti.

Nel 1924 nasce l'URI, Unione Radiofonica Italiana, che alle 21 del 6 ottobre 1924 fa il suo primo annuncio e concerto inaugurale; nel 1927 l’URI si trasforma in EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Quest’ente riceve nel 1931 dal governo il compito di iniziare sperimentazioni sulla televisione. Il governo fascista rinnova per 25 anni la concessione in esclusiva; nasce così il sistema monopolistico delle radiocomunicazioni italiane con caratteristiche che rimarranno proprie del broadcasting italiano. Queste caratteristiche peculiari del broadcasting italiano sono:

  • Esclusività sull'intero territorio nazionale del servizio affidato alla concessionaria (monopolio).
  • Subordinazione all'esecutivo politico, soprattutto nel campo dell'informazione; diventa evidente negli anni '80 in cui si arriva ad un assetto per cui la RAI inizia a avere 3 canali televisivi e ogni canale è gestito da una delle forze politiche prevalenti all'epoca, rivelandosi nella modalità di selezione e trasmissione di contenuti.
  • Sistema di finanziamento misto, comprendente canone di abbonamento ed introiti pubblicitari.

Negli anni Settanta nascono le prime esperienze di radio locali in seguito ad una trasformazione della tecnologia, divenuta accessibile per tutti. Nonostante il suo avvento viene soppiantato dall'arrivo della televisione; la radio inizia a diventare un accompagnamento ad altri momenti della quotidianità (in viaggio, in cucina…) e a guadagnarsi la qualità di essere portatile. Si intreccia grandemente con la storia della televisione.

Radio Alice

A Bologna, concepita nel 1975, durante il periodo di esplosione delle radio libere, inizia a trasmettere il 9 febbraio 1976 sulla frequenza FM 100.6 MHz utilizzando un trasmettitore militare. Lo studio era un appartamento in via del Pratello, piccola emittente legata al movimento studentesco. Giornale radio trasmesso a mezzogiorno. Su e giù per i calanchi: programma indagante la vita studentesca, le problematiche dello studente, non solo economiche ma anche di convivenza. Di sera spettacoli. Evitano con ogni mezzo la ricaduta nel “solito praticismo”.

Organizzazione basata su una cooperazione (12 persone, tra le quali vi erano rapporti molto liberi), collaborazione attiva tra tutti i membri. Non erano imposte attività al suo interno, ognuno dava il proprio libero contributo senza un vero e proprio capo. Autofinanziamento come metodo iniziale, successivamente sostentamento economico grazie a feste (sfortunatissime a detta di un intervistato). In occasione dell’arresto di Franco si organizzò una festa in Piazza Maggiore.

Idea di utilizzare la radio come strumento attraverso cui trasmettere un flusso senza però organizzazione di un appuntamento fisso nel palinsesto. Lavoro senza vincolo di griglia palintestuale; difficile sarebbe organizzare invece materiale televisivo senza esso.

Storia nella radio in Italia: usi sociali

Dott. Paolo Noto
03 / 04 / 2014

La radio a livello istituzionale esiste da novant’anni circa, ma purtroppo non vi sono tracce audio fino agli anni Sessanta. Frase cult di Tutto il calcio minuto per minuto (programma radiofonico di cronaca calcistica su Radio1 e IsoRadio) recita “Clamoroso Alcibali” che sta a dire un risultato inatteso, ricondotta alla partita Catania-Inter ma senza testimonianze certe. La storia radiofonica è quindi una storia delle istituzioni che hanno concorso all’utilizzo del mezzo, e una storia “sociale” del medium.

Sasso Bolognese, 1895. G. Marconi compie il primo esperimento riuscito di trasmissione di impulsi elettrici senza fili. Non è il vero e proprio inventore della radio come in moltissimi sostengono: scopre il principio fisico che la rende possibile. L’invenzione della radio avviene in contesto statunitense, in cui c’è un impulso industriale e sociale atto a farla accadere; la diffusione della radiofonia in Italia avrà un percorso ben più tormentato che in USA.

La radio è uno strumento broadcast: trasmette a molti, a differenza del telegrafo che trasmette soltanto a un destinatario; è il primo mezzo di comunicazione di massa in senso proprio perché si rivolge a una massa indistinta. Come spesso capita con molti strumenti tecnologici, la radio trova un suo sviluppo e freno al suo sviluppo in seguito a eventi bellici (come sostiene Franco Monteleone, autore della più comprensiva storia della radio italiana, Storia della radio e della televisione in Italia, Marsilio, Venezia, 1999, pag. 5): “Insieme al telefono, la radio fu una delle poche industrie a trarre enormi vantaggi dalla guerra. In tutti i Paesi direttamente coinvolti nel conflitto la radio -ancora un telefono senza fili- si sviluppa come mezzo bellico e da lì inizia la sua trasformazione”.

Ciò porta gli Stati a investire molto su questo mezzo da un lato, nell’interesse ad avere una comunicazione radiofonica sempre più sofisticata, ma dall’altro a frenarne al contempo l’utilizzo proprio per evitare che le informazioni grazie ad esso trasmesse possano essere intercettate dai nemici. L’Italia arriva in ritardo all’avvio istituzionale delle trasmissioni radiofoniche rispetto agli altri Paesi, intorno agli anni Venti.

L’avvento della radio è coincidente all’avvento del fascismo in Italia, ed è da quest’ultimo incoraggiato ed al tempo stesso frenato. I soggetti interessati ad un avvio regolare delle trasmissioni radiofoniche in Italia sono consorzi di società private unite fra loro pur essendo in reciproca concorrenza: Radiofono (Marconi, FATME, Allocchio Bacchini, Perego, 1923) + Italo Radio (Telefunken, Société Générale de Telegraphie Sans Fil, 1923) + SIRAC (Western Electric, 1924) = URI - Unione Radiofonica Italiana, 27 agosto 1924.

Questi soggetti non sono broadcaster, editori, o gruppi sociali con scopi commerciali, ma sono produttori di dispositivi di trasmissione e ricezione, e perciò hanno intenzione di avviarne la diffusione. L’inizio del servizio regolare delle trasmissioni radiofoniche in Italia avviene nel 6 ottobre 1924 ad opera dell’URI, nel 27 novembre 1924 avviene la firma della Convenzione tra l’URI e il Ministero delle Comunicazioni che stabilisce la concessione esclusiva per la società privata all’esercizio delle trasmissioni circolari sul territorio italiano.

Lo Stato individua un qualcosa che ha funzione complessiva per la collettività, come l’etere in questo caso in cui vengono diffusi i segnali radiofonici, non se ne occupa però in prima persona ma demanda lo svolgimento di questa azione a dei privati di fiducia ed in un secondo momento lo ingloba: funzionamento tipico di questo Paese. Infatti la firma della Convenzione è successiva all’avvio del servizio radiofonico regolare.

Lo Stato, incarnato nella figura del dittatore fascista, ha interesse nella diffusione del mezzo radiofonico per raggiungere il più persone possibili con la propaganda politica. “Curiosamente i produttori di apparecchi non si mostrano fortemente interessati all’estensione del pubblico; anzi, boicottano le spinte alla messa a punto di impianti di ricezione considerevolmente più a buon mercato.” (F. Colombo, La cultura sottile, Bompiani, Milano, 2001, pag. 155) I produttori non hanno interesse ad aumentare le vendite, ma a produrre un mezzo sempre più costoso, che abbia sempre un maggior valore aggiunto.

Il regime fascista, che non da subito ha interesse (sorgerà a metà degli anni Trenta) a una sempre maggior diffusione del mezzo radiofonico, incontra delle forti resistenze da parte di quei produttori che anzi dovrebbero essere maggiormente interessati alla diffusione del mezzo. Non avendo testimonianze audio concrete, si suppongono comunque i contenuti radiofonici nel periodo del 1927 fossero: musica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola.valeriani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Innocenti Veronica.
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