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FILOSOFIA MORALE A

Prof. M. Ravera

La Morale nella storia della Filosofia

1. Morale: punto di partenza e finalità della domanda filosofica; momento teoretico come

strumento del ragionamento intorno alla domanda morale.

• Socrate: M > T

• Pascal: M, T irrilevante persino fuorviante

• Fichte: appare teoretico ma morale profondamente presente

2. Sistema Metafisico → Morale : metafisica come filosofia prima, dell’essere in quanto essere,

dalla quale discendono le filosofie seconde che indagano ambiti particolari dell’essere.

• Aristotele

• Hegel (A ≠ H morale no statuto autonomo)

3. Morale trascendente la Teoretica : la domanda morale trascende i limiti della conoscenza

teoretica e quindi non può fondarsi si di essa.

• Platone: idea del Bene

• Kant: primato della ragion pratica su quella pura.

4. Visione Metafisica/Ontologica ↔ Morale : la domanda morale è già compresa nella visione

metafisica/ontologica, non necessita di essere tematizzata; razionalismo metafisico, tutto è

necessità e la libertà individuale è solo un’illusione.

• Spinoza: sostanza, necessità, unica libertà nel fondersi con essa.

• Hegel: libertà esplicazione delle leggi universali del mondo , dello spirito del mondo. 1

1

I. 1. SOCRATE (del primo Platone) → Bene dell’Anima – Bene = Vero – Ricerca della Virtù

Bene dell’Anima per l’uomo: il tema principale della sua filosofia

Tutta la sua filosofia vive nell’equazione Bene = Vero

(intellettualismo etico): radicalizzazione, ancor più marcata in

reazione alla Sofistica: l’uomo è misura di tutte le cose, relativismo

gnoseologico > relativismo morale! I primi dialoghi sono Aporetici,

pertanto si limitano a negare la sofistica senza però proporre una

2

soluzione, la quale arriverà con la Dottrina delle Idee di Platone

(fondamento gnoseologico e metafisico): il Bene è Unità!

Ricerca della Virtù: non c’è virtù senza bene, e non c’è bene senza verità! (*Bene = Vero → Virtù)

Per determinare cosa sono le virtù (che cosa è bene) bisogna innalzarsi alle

Idee → Sistema armonico di Virtù al cui centro l’Idea del Bene!

Uomo virtuoso = colui che ha raggiunto il vero bene → Idea del Bene!

Per l’uomo virtuoso la Morte non è temibile, peggiore è la malvagità e la

menzogna! Se l’adoperarsi per essere sempre più virtuosi coincide con la

possibilità della morte, l’uomo virtuoso non fuggirà da essa (> Socrate accetta

la condanna!)

Morte = Liberazione dell’Anima dal Corpo Morire è inoltre andare presso divinità buone,

(Fedone): e questa è la certezza che spinge il filosofo

ad accettare, se non a sperare, la morte!

Corpo: forza frenante che ostacola la

conquista della virtù, in quanto ci consente di

conoscere solo il particolare e non

l’universale, non consente di innalzarsi

all’Idea del Bene; ma esso stesso non è di per

sé luogo del male, ma invece siamo noi che

seguendo le passioni lo rendiamo tale!

Filosofia = Purificazione per conoscere la Virtù: dal momento che il corpo ostacola il percorso

verso la conoscenza del Bene come Verità,

quindi la Virtù

La Filosofia sarà quindi il mezzo per una

purificazione dell’anima, liberazione dal vincolo

delle passioni e dei sensi, così da cogliere l’Idea

del Bene, giungendo alla Verità, trascendendo il

1 [Anassimandro: tutte le cose sono destinate a pagare per la loro colpa = colpevolezza ontologica di finitezza! No

Morale!]

2 IDEA

- Unità di un molteplice (≈ universali)

- Modello a cui gli enti che ne partecipano fanno riferimento

- Suscettibile di pensiero e non di esperienza (visto solo con gli occhi dell’intelletto)

- Realtà trascendente (solo in quanto trascendente può essere anche unità, modello etc)

ma le idee sono ancora imperfette a causa della loro molteplicità →Idea del Bene! 2

mondo sensibile e cogliendo invece l’invisibile e

l’intelligibile!

Il Bene chiede di essere comunicato: compito del filosofo sarà comunicare il bene conosciuto

*Mito della Caverna: coloro che sono usciti dalla caverna e

hanno visto la luce del sole (= idea del bene), non restano a

contemplarla ma tornano nella caverna per comunicare agli

altri schiavi ciò che hanno visto, e esortarli a compiere il loro

stesso cammino.

II. 1. PASCAL

Morale >> Filosofia speculativa/scienza: il problema morale è il problema fondamentale, l’unico

vero problema ≠ filosofia speculativa e scienza sono inutili

e svianti per la vita morale: possono essere una forma di

distrazione per non pensare all’unica cosa importante, la

nostra vita morale.

Progresso ← Sete di Infinito ← Vuoto ← Caduta originaria: nel corso della storia vi è stato un

progresso delle scienze e della f.

speculativa (≠ avanzamento dell’etica)

come conseguenza della sete di infinito,

la quale nasce dall’avvertire di un vuoto

da colmare: la natura umana quindi è

caratterizzata dal tormento di aver perso

qualcosa, un infinito perduto

Caduta Originaria, peccato originale:

di essa non possiamo sapere nulla,

perchè voler spiegare la natura caduta

dell’uomo con la ragione è assurdo ≈

sarebbe un atto di orgoglio, così come

la caduta stessa! Quindi..

Negazione, Riempiamo il vuoto con

ci illudiamo beni finiti (= scienza e f.

che non sia. speculativa) MA → non

possiamo riempire un

vuoto infinito con una

somma di cose finite

(diff. qualitativa!)

3

Pascal ≠ Cartesio : il fallimento di Cartesio è stato quello di compromettere il valore stesso della

ragione pretendendo di portarla oltre i suoi limiti, ha preteso di assolutizzarla

aprendo la via per l’indifferenzialismo morale (morale provvisoria)

+

Prove dell’Esistenza di Dio: il Dio di Cartesio è solo qualcosa che serve a

dimostrare che tutto il suo sistema abbia validità, è un puro concetto, ente

astratto, il Dio dei filosofi

MA

≠ Pascal: le prove dell’esistenza di Dio sono inutili, poichè chi crede non ne

necessita, e inefficaci, poichè chi non crede non cambierà idea sulla base di

ragionamenti !!

Scommessa: ma nessuna coscienza morale è possibile senza la conoscenza del bene supremo del

nostro destino ultraterreno, quindi bisogna chiarire i problemi dell’esistenza di Dio e

dell’immortalità dell’anima

Ma la nostra ragione è incapace: Organo della morale NO RAGIONE!

Scommessa, atto di scelta: noi siamo nel finito e ci viene prospettato l’infinito,

ragionamento di convenienza

Scommessa per

Scommessa il Finito:

per l’Infinito: rischio di

rischio di perdere

perdere il l’infinito!

finito!

Non scommettere, Indifferenza = scegliere per il finito!

Divertissement: spesso l’uomo preferisce evitare di

scegliere e aggira il problema dandosi

aidivertissement, cioè tutto ciò che lo fa

evadere, estraniarsi dal vero problema

della sua vita morale, quindi anche il

lavoro, la filosofia speculativa, la

ragione etc.

Credenza passiva < Ateismo in cerca / di rivolta: segno

di intelligenza, di ricerca ≠ ateismo soddisfatto!

→ Allora qual è l’organo della Morale? 4

CUORE: l’organo della morale è il cuore, facoltà intuitiva, esprime la totalità della persona

Ratio: facoltà che, sapendosi potente, ha preteso di occupare un posto di dominio che non le spetta

ma, davanti al cuore, essa deve fare un passo indietro e riconoscere il suo limite..

Auto-Sottomissione al Cuore della ragione, come suo atto supremo, diventando così

ragionevole, umile, disposta a chinare la testa di sua propria volontà = Scommessa per

l’Infinito!

Uomo sospeso tra due infiniti: la condizione dell’uomo è quella di oscillare tra l’infinitamente

grande e l’infinitamente piccolo; egli prova sgomento e timore

dinnanzi all’infinitamente grande ma, allo stesso tempo prova

eguale stupore di fronte all’infinitamente piccolo: egli è un nulla di

fronte al tutto ed un tutto di fronte al nulla!

Scommessa, scelta della vita: vi è abbastanza luce per coloro che

vogliono vedere / abbastanza oscurità per coloro che desiderano

non vedere!

III. 1. FICHTE

Idealismo Soggettivo:

La dottrina della scienza non dipende dalla logica poichè non vi sono leggi

3

generali del pensiero che valgano indipendentemente dal contenuto . Bisogna individuare un

principio assolutamente primo e incondizionato dal quale dedurre l’intero sapere, deve essere

l’unità di materia e forma. Non può essere un fatto della coscienza empirica poichè un fatto è

sempre condizionato da altro ma deve essere un atto assolutamente libero, attraverso cui la

coscienza si autodetermina, da a se stessa il proprio principio: l’autoposizione del soggetto,

attraverso il quale l’Io conferisce realtà a sé stesso e, indirettamente, a tutto ciò che distingue da sé.

Questo principio si suddivide in tre momenti (i quali corrispondono alle tre leggi fondamentali della

logica):

1. L’Io pone se stesso. L’Io è una pura forma della soggettività, in base alle cui leggi si

sviluppa deduttivamente e a priori l’intero processo della conoscenza, anche i contenuti

dell’esperienza, e della morale. E’ un’intuizione intellettuale con cui il soggetto non

soltanto conosce immediatamente se stesso, ma pone se stesso, è principio del proprio

essere e delle proprie determinazioni. Il corrispettivo logico è il principio di identità, ed

indica l’identità dell’Io con se stesso ma anche un significato sostanziale poiché afferma

la realtà dell’Io, atto con cui il soggetto, affermandosi come identico a se stesso, si pone

come tale. La coscienza dell’identità dell’Io con se stesso coincide con il riconoscimento

dell’attività con cui l’Io pone la sua stessa realtà.

2. All’Io è opposto assolutamente un Non-io. L’Io pone una realtà che ha i caratteri opposti

a quelli dell’Io, una realtà che è il contrario della soggettività e si presenta come

indipendente da essa, come oggetto. E’ una forma di autodeterminazione dell’Io, il quale

pone esso stesso ciò che lo limita.

MA essendo l’Io infinito, come può contrapporglisi il Non-io come altro da sé?

3. All’interno dell’Io, l’Io oppone all’Io divisibile un Non-io divisibile. L’Io a cui il Non-io

si oppone non è quello assoluto e infinito, che sta a fondamento di ogni attività

conoscitiva e pratica, ma gli Io divisibili (Io individuali ed empirici) in cui l’Io assoluto

3 Qui la logica stessa trova il proprio fondamento nel principio assoluto; identità tra logica e metafisica. 5

si rifrange. L’opposizione è quindi tutta interna all’attività dell’Io infinito: ponendo se

stesso, L’Io assoluto pone anche al proprio interno, come espressione della propria

attività, l’opposizione reciproca tra una pluralità di Io divisibili (singole coscienze) e una

pluralità di Non-io altrettanto empirici (singoli oggetti).

Morale: ?

momento teoretico ↔ momento pratico, il soggetto agisce sull’oggetto, lo plasma, per realizzare la

sua libertà, attività spontanea dell’io = io non posso pensare senza agire sull’oggettività ma senza la

relazione con l’alterità io non posso essere attivo; la conoscenza non è contemplazione ma azione!

Il soggetto della conoscenza ed il principio dell’agire sono un tutt’uno = so di me per il fatto che

sono, e sono per il fatto che so di me. Io che sa (> soggettivo) / Io che è (oggettivo) → Profonda

natura pratica della natura teoretica! → Fine morale: ricostruzione dell’unità originaria, attività,

libertà. Affinché l’io sia libero è necessario un conflitto: libertà attività spontanea. L’io si pone un

limite ontologico (non-io) per poter affermare la sua libertà. Questo processo è infinito. E’ uno

sforzo, poichè l’oggettivo applica una forza di inerzia (resistenza ad essere plasmata), la quale fa

parte anche dell’uomo partecipando con il corpo alla natura: inerzia, male morale.

L’Io avendo posto se stesso ed il Non-io, vuole conciliare i due momenti, ricongiungendosi a se

stesso, ma non può. Ne deriva quindi una tensione insopprimibile ma infinita che spinge sempre

oltre l’uomo, tensione alimentata da ogni nuovo limite; questo tendere infinito a superare ogni

limite non è altro che la manifestazione dell’esigenza di libertà!

Morale: superare la contrapposizione tra soggetto libero e mondo in cui domina la causalità; è

proprio questo strappo dalla catena causale che si traduce con l’esigenza di una libertà a cui l’io

aspira. L’uomo è un essere finito che tende all’infinito, senza mai poterlo raggiungere: la libertà

quindi non è un punto d’arrivo ma va vissuta; l’io oltre che conosce, agisce sui limiti stessi, vivendo

così la libertà, attività spontanea dell’io. → Resistenza attiva dell’Oggettività: l’io deve plasmare

l’oggettività, deve conoscere ma anche agire su di essa, perchè l’io è attività; ma l’oggettività offre

resistenza ad essere plasmata, è pervasa dall’Inerzia. L’uomo, partecipando con il corpo

all’oggettività, partecipa all’inerzia: male morale (abitudine, pigrizia, viltà, falsità) contro il quale

l’uomo deve sempre lottare!

IV. 2. ARISTOTELE

ETICA NICOMACHEA 6

I

Felicità: è ciò a cui tende l’uomo, un bene superiore che funge come fine della prassi dell’uomo

Felicità = Attività dell’Anima secondo Ragione = Virtù, che ha sede nella parte razionale

4

dell’anima, la facoltà superiore

E’ ciò che caratterizza e distingue l’essere umano dagli altri esseri viventi, è l’opera

specifica del genere umano. Ma non è un momento particolare ma una costruzione

graduale e faticosa di un’abitudine come continua riproposizione di una disposizione al

fine supremo.

- La felicità (=virtù) può essere insegnata e appresa, non si può insegnare la felicità, ma si

5

può insegnare la via per raggiungerla = esercizio della ragione .

↓ 6

Fine → Bene → Felicità = Virtù

(Azioni concrete finalizzate ad un bene superiore che comporta la felicità, la quale è

dunque il risultato dell’attività razionale)

II

Analisi delle Virtù: a. Virtù Etiche b. Virtù Dianoetiche

a. Virtù Etiche

Non le abbiamo per natura , ma per natura siamo predisposti ad accoglierle e perfezionarci

nell’ethos (carattere, comportamento) e per farlo dobbiamo esercitarci, infatti è compiendo

cose giuste che diventiamo giusti e non viceversa. Realizzare il

Diventare

Comprendere nostro bene più

→ =

Virtuosi/Felici

la Virtù proprio = il

nostro FINE

Come si giunge al Fine?→ Giusto Mezzo: per giungere al fine si deve operare seconda retta

ragione, non è una regola fissa che può essere data una volta per tutte

ma la si deve imparare applicando la razionalità alla realtà delle

circostanze. Bisogna applicare la dottrina del giusto mezzo, tenendo

conto delle circostanze, è variabile e mutevole. E’ la giusta proporzione

in tutte le cose che porta beneficio all’uomo, sia per le questioni del

corpo che per quelle dell’anima, ed è quindi il giusto mezzo che ci

conduce alla virtù (la quale si configura come habitus: disposizione

abituale che si perfeziona con l’esercizio)! Ma non vuol dire

equidistanza, ma punto di equilibrio, il quale va ricercato tenendo conto

di tre fattori ( la virt che si vuole raggiungere, poichè non sono tutte

uguali; la soggettività della persona; le circostanze in cui il soggetto si

trova).

III

Volontarietà – Involontarietà delle Azioni

4 Vegetativa – sensitiva - razionale

5 Se si potesse insegnare la virtù in maniera normativa (fai questo etc) sarebbe passivo e quindi un contro senso dal

momento che la virtù/felicità è un’attività razionale!

6 Fine: realizzare la nostra razionalità attraverso la virtù, ed è uno solo. 7

Involontarie: azioni fatte per obbligazioni o per ignoranza, poichè il principio è fuori di noi;

MA!

anche la volontarietà/involontarietà degli atti dipende dal Fine e dalle circostanze: vi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DellaFilosofia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ravera Marco.
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