La storia e il contesto di Riccardo II
Siamo alla fine del 1500, la Regina Elisabetta non amava molto Riccardo II. Di lui dirà: "tanto lo so che Riccardo II sono io". Elisabetta riesce a vincere la Invincibile Armada (Hobbes dirà del tempo in cui nacque: sono figlio della paura). Elisabetta muore senza figli. Shakespeare era anche attore. In Riccardo II troviamo la vita e la morte del Re, che è il passaggio, il cambiamento epocale, della sovranità, del concetto di potere. È una storia vera che Shakespeare trova sui libri, la cui forza (dal punto di vista letterario e del plot) non sfugge al grande scrittore. È la storia di un re che diventa sovrano giovanissimo, viene costretto a dimettersi, "viene suicidato".
Crisi politica e potere
Fine del '300 – '400. Un periodo piuttosto lungo di crisi politica. Gioca con gli spazi, comprime il tempo in poche pagine. Edoardo, il principe nero, eroe nazionale, sconfigge i francesi ben 2 volte (siamo durante la guerra dei 100 anni). Figlio di Edoardo III, 1300, il cui regno è lunghissimo. Riccardo II diventa re a 13 anni. Gli succede Enrico 4°, il figlio di uno degli zii.
Intrighi e potere a corte
Londra. Palazzo di uno degli zii. Il più vecchio, il duca di Lancaster. Gloucester, la duchessa. Thomas, sembra che sia stato assassinato da Riccardo II. Notare la parola "sangue", "macellare". Troviamo queste parole spesso. Giovanni dice a sua cognata che si può chiedere giustizia solo a Dio. Spetta a Dio colpirlo. S. Paolo diceva che chi governa va rispettato comunque. Allora come artificio la donna usa la 'mozione degli affetti'. È un'azione che chiede vendetta. "Blood". Ma non riesce a convincerlo. Pur paventandogli l'idea che toccherà a lui, pur insinuando l'idea che gli convenga, che se non vuole farlo per amore di suo fratello, lo deve fare per amore suo. Ma non è disposto a disubbidire (viene da una concezione del mondo in cui il reale sangue è sacro e non può essere versato, perché il Re è "deputee", deputato rappresentante di Dio).
Nei drammi storici, Shakespeare mostra il passaggio da un modo di vedere il potere ad un altro: quello che sta per venire meno è che il Re è sacro e non si tocca – quello che sta emergendo è una concezione sempre medievale, ma più vicina a noi.
Le insicurezze di Enrico IV
I vecchi 'rottamati' non la prendono bene. Ogni tanto c'è qualcuno convinto che Dio lo abbia unto, ma a tratti si impaurisce. È preoccupato del futuro Enrico 4°. Gli è stato dato il compito di scortare il duca di Hereford. Enrico, figlio del duca di Lancaster. Con lui entra in gioco l'elemento del consenso. Ma il corteggiamento della gente comune è sospetto. Accusa chiara di essere un'ipocrita. Sorride a tutti. Ha paziente sopportazione. Riccardo II sa che è una cosa strana, ma che non porterà nulla di buono. Il futuro Re si è tolto il cappello davanti ad un'ostricaia. Si inginocchiano i facchini e lui ringrazia. Di più, li chiama compatrioti (questo atteggiamento ricorda quello di Bruto, che usa l'espressione "Roman Countrymen friends"). Questo atteggiamento non ha nulla a che fare con il fatto che il potere venga dall'alto. Non esiste politica senza menzogna: da ora in poi in politica si ricercherà metodicamente il consenso dal basso. Il vecchio re per elezione non ne ha bisogno. Riccardo II non combatte mai.
L'antropologia filosofica e la concezione degli esseri umani
Riccardo II vagamente inquieto per un potenziale rivale politico, che si amica gli umili. Ha salutato pure l'ostricaia. R2: si concepisce come ambasciatore di Dio, ma è un re che ha qualcosa che non va: ha speso malamente i soldi, non sa come finanziare la sua spedizione militare. Iniziano ad accendersi spie negative per lui. Chiesa e legittimazione su investitura divina: solo i vertici della Chiesa possono dargliela.
Giovanni di Gaunt e la sua visione profetica
Giovanni di Gaunt: è stato dichiarato in pericolo di vita (è molto vecchio). Lo zio campa fino a poter dirgliene 4 al nipote, poi spira. Atto breve, questo dramma è compatto. R. non è più tanto giovane, ma si comporta in modo adolescenziale. Primo giudizio critico lo dà York su R. "La triste storia della mia morte…" spera che possa scuoterlo, ma York dice a Gaunt di no, che è inzeppato il suo orecchio dal suono degli adulatori. Come spesso accade a chi sta per morire => linguaggio profetico e previsione fosca su quel che accadrà a Riccardo.
(Inghilterra fiera della sua isolanità, di essere una fortezza, si nota nel discorso. Inghilterra mezzo paradiso, terra benedetta, che ora è data in affitto!) Denuncia Giovanni che quello che è un paradiso in terra è stato trasformato, divenuto qualcosa in affitto, per pagare la spedizione del Re. R. svende infatti la sua terra, mangia se stessa, come l'appetito del cormorano. R. ha macchiato l'Inghilterra e si è macchiato le mani di un inchiostro che è anche rosso, è anche sangue.
Il dramma del re e la sua figura
Marci lacci di pergamena: riferimento a peccato, ha una macchia, che è una macchia morale, ha fatto marcire un paradiso e ha sporcato la figura di quello che doveva essere rappresentante di Dio sulla terra. Re dice "Come va uomo?". Non ha rispetto per il suo titolo di Duca. Il re non ha empatia con nessuno. Il Duca di Lancaster: "sei tu che stai morendo" "sto bene e ti vedo malato". Sono io quello sano. È un death king walking, parafrasi di come si chiamano i condannati a morte. Sembra incredibile a questo punto della vicenda, ma la profezia si realizzerà in modo inaspettato. Duca: chiama a testimone Dio del fatto che il vero malato è il re. È ammalato agli occhi del suo popolo che lo valuta un cattivo re.
Corpo consacrato: perché benedetto dalla chiesa, viene affidato a cattivi consiglieri, finti amici. La corona così si è ridotta ad un cerchiolino. Il risultato è che la rovina non sta solo nella cerchia del re ma si è diffusa come la peste per tutto il paese => tema antichissimo si pensi alla tragedia greca. Peste a Tebe. O accampamento Achei.
Altra spia: ci dice ciò che scopriremo. Sarà proprio lui a deporsi, anche se sembra incredibile. 2° elemento, non è un re, ma si comporta come un proprietario. Il consigliere di amministrazione è diverso dal governante. Discorso celebre, conosciutissimo in Inghilterra. Morto lo zio, il re si prende tutto quello che aveva. Deve trovare dei fondi.
York: il suo dramma è come quello di Antigone. Rispetto leggi o affetto per chi si vuole bene? Ma è più complicato perché vuole bene anche al re: 2 livelli di affetto. Inoltre non ha la mentalità della ribellione, perché sono cresciuti con l'idea che il re sia decisione di Dio quando debba essere deposto. R. sembra segare con il suo comportamento il ramo dove sta seduto, mima il suo potere. York sembra capire che R. si sta suicidando.
Le accuse e il cambiamento di potere
L'accusa di York è forte e chiara: questo va contro la regola del tempo. La priorità va a chi lo segue non a qualcun altro. "Di fronte a dio" (l'unico tribunale di fronte al quale R. è chiamato a rispondere) => York minaccia suo nipote, chiama in causa anche la concezione ascendente del potere, che si basa sul consenso. È legge fondamentale di Inghilterra che i suoi beni del padre vadano al figlio. Allora tu non dovevi essere. York: si chiama fuori, ma non si oppone direttamente, perché la questione riguarda Dio. Ma scende comunque dalla Barca.
Duca di Northumberland: Testimone ancora chiamato Dio, ma qui lui sta cominciando a pensare che siano gli uomini a dovere fare giustizia. The king is not itself, non è più lui, è guidato da mala gente. C'è un cambiamento tale da non riconoscere l'immagine sua di prima. Ma non si cambia da soli, c'è sempre agente esterno.
Ross: un altro dei potenziali congiurati. Elenco di lamentele da parte sua. Chi esagera con le tasse perde il cuore del popolo. Ha speso per i festini. È in bancarotta. Il coraggio è generazionale, tocca ai giovani la ribellione aperta. Tema macchia => ci farà compagnia. Il re è un peccatore. Il buono di questa vicenda, Enrico, anche lui ha macchia. Shakespeare procede per spie: è buono fino a un certo punto.
R2 ci mostra il film, la striscia di fumetti, il passaggio del mondo di R2 a uno in cui il Re è uno al servizio della comunità. E se non fa il suo dovere si licenzia. Una delle lezioni di Shakespeare è la capacità di dubitare e cogliere complessità fenomeni senza giudicarli, ma solo descrivendoli, come Omero. Nessuno è pulito. Ulisse è senza macchia?
Sintesi delle precedenti lezioni
Abbiamo iniziato lettura R2. Ci sono servite queste pagine per incominciare a vedere in controluce alcuni concetti della filosofia del medioevo in ambito politico (il modo in cui è concepito il potere, la teoria della sovranità), il r2 è un testo che ci accompagna da un mondo politico ad un altro, da un mondo dove i re sono i simboli di Dio ad un'Inghilterra ed Europa dove i Re e i governanti non sono scelti da Dio ma dagli uomini, e devono rispondere alla comunità che li ha scelti e nominati. R2 e il suo testo gemello, cioè Enrico 5° sono quelli che ci permettono di vedere l'evoluzione della concezione politica, ma bisogna specificare che entrambe le concezioni sono medioevali, non è vero che la seconda è moderna.
Concezioni di sovranità
Il passaggio dall’uno all’altro modo di concepire il potere è graduale e contrastato, ci sono state forze enormi che hanno contrastato, in alcuni casi ci sono state frenate o accelerazioni e queste Shakespeare ci racconta. Abbiamo visto che in r2 non è solo il re a concepire che la sacralità del re sta venendo meno, anche il duca di Lancaster, che appartiene alla vecchia concezione. Concezione del potere discendente e ascendente. => terminologia di Walter Ullmann. La concezione discendente presuppone che il potere tragga legittimità da Dio, per l’altra ha la legittimazione dalla comunità. La prima forma di concezione del potere domina gran parte del cosiddetto medioevo. Considera i vari sovrani terreni come coloro cui Dio ha affidato la custodia dei diversi popoli delle diversa comunità. Dio sceglie un pastore che guida la politica di una comunità. Questo re, che diventa re per diritto divino, è il ministro di Dio per la guida politica di una comunità, questo governo si applica all’impero, soprattutto nell’alto medioevo, si pensi a Carlomagno, Federico il Bavaro, ma anche i re di Francia o i sovrani delle penisole iberica, ma anche per i governanti delle piccole comunità.
L’elemento curioso è terribile è che il re governa su un insieme di persone considerate minoritarie. Il sovrano, dato che gli altri non hanno maturità, è nominato custode e decide per tutti. Il popolo non esce mai dalla sua condizione di minorità e la conseguenza è che queste comunità non hanno diritto di giudicare come il custode opera nella sua missione affidatagli da Dio. È stato scelto e può essere sostituito solo dall’alto il sovrano. Pagina celeberrima del Nuovo Testamento, epistola ai Romani di Paolo, in cui affonda questa concezione. Paolo ex di Equitalia di allora, riscuoteva le tasse, uno sgamato insomma. Dice che ai governanti si deve obbedire, sempre. Queste poche righe hanno segnato le storia della nostra cultura per tantissimo. È il pilastro su cui si regge la concezione autoritaria del potere. Tutti devono ubbidire a chi ha il potere, perché "nullas potestas nisi a deo habeo". Chi si oppone alla autorità, aggiunge, si oppone all’ordine di Dio. Alzare la mano dissentire significa bestemmiare, sputare in faccia a Dio. Quindi per converso dice che qualsiasi cosa faccia chi ha l’investitura divina va rispettata. Paolo minaccia, dice che i governanti non hanno la spada in vano, il loro compito è reprimere il male come braccio armato di Dio.
Le due concezioni fondamentali
Questa pagina contiene due idee fondamentali: 1 non si vede chiaramente, ma la si percepisce tra le idee, cioè che la maggior parte degli esseri umani è di peccatori (massa dannati, Agostino), per i quali l’unico modo di imporre la disciplina è il terrore. Per Paolo sono tutti minorenni e per i minorenni bisogna essere autoritari. L’umanità tendenzialmente fa il male, quindi Dio nomina dei cani da guardia. 2 le autorità costituite sono state nominate da Dio per evitare il punto precedente. Questa concezione discendente si consolida con Aurelio Agostino d’Ippona, grandissimo intellettuale e padre della chiesa, scrive in un enorme e terribile libro, la Città di DIO, iniziato a scrivere dopo il sacco di Roma, riprende là l’idea di Paolo e l’amplifica, dice che i governanti sono la medicina amara ma necessaria cui Dio ricorre per ovviare ai guasti conseguenti al peccato originale. Ecco perché c’è anche bisogno del terrore.
Un po’ come i liberali dell’età moderna è un male necessario. Evidenziamo che nell’ambito di questa concezione, che chiamiamo discendente, c’è uno stretto nesso tra il fatto che il potere derivi da Dio e il fatto che l’uomo si trova in una condizione minoritaria. Agostino combatte il pelagianesimo: che te ne fai della Chiesa se l’uomo è razionale e indipendente. L’uomo è peccatore e può solo essere salvato dalla grazia divina. La parte più cupa del protestantesimo viene semplicemente dalle pagine di Agostino. La riflessione agostiniana è esplicita: Dio sceglie l’individuo più adatto, cui si deve sempre obbedire. L’umanità deve comportarsi come ha fatto Giobbe, qualsiasi cosa venga dal Cielo va preso "a Deo", per il fatto che viene da Dio! Si può solo pregare che la situazione migliori. Sì, anche Nerone. Anche Hitler diremmo oggi. Un cattivo governante serve a punire i peccatori e a consolidare la bontà dei buoni. Il loro messaggio è: non ci si ribella mai.
Ma c’è un punto debole in questa teoria. Se tutto dipende da Dio bisogna passare per qualcuno che confermi il rapporto privilegiato con Dio, che può essere solo la Chiesa. Un re per Grazia divina non può vantare questo ruolo se non viene approvato dalla Chiesa. Il prezzo da pagare per il potere è tenersi buono chi ti dà questo ruolo. Carlo magno ci offre esempio magistrale di questo modello. Carlo non era di buon umore perché si era dovuto inginocchiare davanti ad un altro, cioè il papa. Ecco l’arma a doppio taglio. Tutti i re del medioevo si proclamano rex grazia dei, potere che li rende inviolabili ma c’è qualcuno che può togliere questo potere. Vedere Enrico IV che chiede perdona a Canossa. Pensare allo scontro tra il papato e Federico II. La maggior parte dei regni romano-barbarici, avevano un re scelto dalla comunità, vale per Alarico o Attila, quando l’esercito si fermava e diventava popolo questo meccanismo rimaneva forte. La cultura cristiana poco alla volta scardina questo modello e sostituisce l’altro. Il prezzo che deve pagare è conquistarsi e mantenere l’appoggio della chiesa. Il risultato è che nel corso dell’alto medioevo ci sono forme sovrane senza forma di resistenza conosciute. Wittgenstein dice che è difficile avere un’idea quando ci manca la parola. Pensare alla riscoperta della parola democrazia. Ormai il linguaggio di Paolo o di Agostino è quello ufficiale.
Talvolta i re si sono accorti che il prezzo da pagare alla chiesa è troppo alto. In Inghilterra ad un certo punto si torna a cercare l’abbraccio del popolo. Dal 1200 poco alla volta si fa strada e viene accolta l’altro modello di sovranità, quello ascendente. In questa svolta pesa fortemente la riscoperta dell’Aristotele politico, riscoperto proprio nel 1200. Aristotele aveva l’idea della naturalità della concezione politica. Gli uomini sono portati a stare insieme, a fare politica. Cercano insieme il modo per vivere meglio e si cercano loro i governanti. Hobbes, ‘homo homini lupus’: non è altro che la versione nordica dell’immaginario mediterraneo di Aurelio Agostino, che diceva che gli uomini sono pesci in un mare salato che si divorano l’uno l’altro.
Il duca di Hereford e il suo confronto con York
R2 l’antagonista, il duca di Hereford, messo al bando e il fratello, il duca di York, incerto su cosa fare: affetti famigliari o giustizia? Il re o giustizia? Shakespeare ci mostra le cose per come sono: anche l’eroe positivo ha delle macchie. Ce lo mostra di nascosto, facendoci dire da un personaggio minore che, prima che gli fosse giunta notizia dell’ingiustizia nei suoi confronti, lui è già partito con le truppe. Il duca di Hereford è chiamato con nomi diversi. Per gran parte del testo è chiamato con il suo cognome, Bolingbroke. Si incontra con lo zio, il duca di York, rappresentante legale in Inghilterra mentre il re è via. Quando vede l’esiliato lo prende a male parole. In realtà Bolingbroke mente, anche se l’autore non lo dice esplicitamente, le sue intenzioni erano prendersi la corona, che non potrà dire che gliel’ha data Dio, quindi ha cercato di conquistarsi il cuore degli inglesi. Dice Bolingbroke che quando fu bandito lo fu come duca di Hereford, ora come Lancaster, dato che il padre è morto. Ecco che fa riferimento al torto nei suoi confronti. Se lui smette di essere duca di Lancaster allora R2 non può essere re, è l’ordine naturale che va rispettato, usa lo stesso argomento del discorso di York. "Se è re d’Inghilterra", mette in discussione le autorità.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti lezioni - Storia dell'arte medievale
-
Lezioni, Storia della Filosofia
-
Lezioni, Filosofia morale
-
Lezioni, Filologia Romanza