Storia dell'arte medievale
Premessa
Caratteristiche dell'alto medioevo
Tendenza alla stilizzazione (stilemi); non c’è interesse nel rappresentare la resa tridimensionale dello spazio, è tutto rappresentato sullo stesso piano; resa disorganica dell’anatomia; allontanamento dalla norma classica, specialmente per questo motivo è avvenuto il relegamento dell’arte medievale e del medioevo in generale come epoca dei “secoli bui”; architettura anticlassica, in antitesi rispetto ai modelli antichi; ciò che caratterizza tutto il medioevo è il rapporto più o meno elastico coi modelli antichi.
Riguardo alla data di inizio del medioevo, il limbo conteso tra gli storici dell’arte medievale e gli studiosi di archeologia classica va circa dal 313 d.C. (Editto di Milano) fino all’800 d.C. (incoronazione di Carlo Magno). Tra queste due date ve ne sono altre che vengono proposte come punto d’inizio, tra cui la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476, l’invasione dell’Italia da parte dei Longobardi nel 568 e la conquista araba dell’Europa nel VII secolo.
Tuttavia, è il IV secolo il momento in cui gli ideali figurativi dell’arte classica iniziano ad essere messi in discussione, inizia quindi una “crisi” dei valori dell’arte classica. Da un linguaggio naturalistico, che tendeva ad imitare la realtà, si passa gradualmente ad un linguaggio tendente all’astrazione, alla stilizzazione, al simbolo. Sono queste le radici dell’arte del medioevo.
L’arte classica iniziò nel V secolo a.C., quando gli artisti greci iniziarono a utilizzare un linguaggio in grado di afferrare le infinite variazioni della verità naturale, avvenne la rivoluzionaria invenzione del naturalismo (Fidia). Il mondo romano inizialmente effettuò solo delle copie dell’arte greca, di cui gli originali sono spesso andati perduti; successivamente anche gli artisti romani appresero le tecniche.
Nel corso dei secoli, per dare più espressività alla rappresentazione, si attuarono alcuni cambiamenti: rinuncia all’idea di piani tridimensionali digradanti, che comporta lo stipare la rappresentazione in primo piano; proporzioni che non seguono più l’andamento naturale, ma convenzionale, i personaggi più importanti sono rappresentati di dimensioni maggiori; composizioni più semplici, molto eloquenti e più facili da comprendere; poca attenzione all’individualità, estrema eloquenza dei gesti, semplificazione della forma e spersonalizzazione per dare quindi un messaggio più esplicito.
La tecnica quindi si trasforma, la figurazione è ottenuta più tramite l’incisione che da una vera e propria opera di scultura. La volontà di semplificazione risulta anche una scelta strategica. La forma perde coesione ed organicità, inizia a perdersi, prevale un disinteresse per l’espressione dei sentimenti e della fisionomia del personaggio, si passa alla spersonalizzazione dell’immagine dell’effigiato preferendo una raffigurazione ieratica, perdendo la caratterizzazione fisionomica ed espressiva. Il diadema diverrà il motivo per identificare la figura imperiale.
Il passaggio dell’organicità all’astrazione venne dato dall’insorgere di nuove istanze spirituali. L’imitazione della natura dava possibilità infinite di variazioni, mentre la sintesi formale è un punto di arrivo, un modulo funzionale che tende ad essere ripetuto. La codificazione delle formule e la ripetizione di un’idea è una caratteristica di questa scelta espressiva. Anche nelle grandi civiltà antiche (sumeri, babilonesi, egizi ...) prevalevano la stilizzazione geometrica e le formule di rappresentazione.
La crisi dell'ideale classico
Anche le prime manifestazioni della Grecia arcaica avevano queste caratteristiche, almeno fino al 530 a.C., quando Fidia ed altri artisti iniziarono a rappresentare figure assomiglianti alla realtà, scostandosi così da una tradizione millenaria di formule sintetiche. Il giudizio negativo, artistico e morale, nei confronti del medioevo nasce alla fine del periodo. L’idea del Rinascimento, invece, nasce assieme al Rinascimento stesso.
Lorenzo Ghiberti nei suoi Commentari, un trattato della storia dell’arte antica e del ‘300, nonché della sua epoca, parlando dell’età costantiniana esprime il suo giudizio negativo nei confronti dell’arte di quel periodo, definendola decadente e parlando degli artisti dell’inizio del medioevo come grezzi e rozzi. I monumenti del medioevo cristiano furono dei punti di forza su cui basarsi per dimostrare il prestigio di certe liturgie e di altre usanze, come ad esempio il culto dei santi, contro il paganesimo e le istanze della riforma protestante.
Il linguaggio medievale semplificato fu da modello per gli artisti contemporanei per l’espressività religiosa e la chiarezza dei nessi narrativi. Giorgio Vasari scrisse le Vite di artisti, scultori, pittori e altri personaggi degni di memoria da Cimabue in poi. Viene definita come “prima età” quella degli artisti che operarono prima del Rinascimento e della riscoperta degli ideali classici. Gli intellettuali si sentivano in dovere di recuperare i valori della scultura artistica locale.
Giulio Mancini, uno studioso ed intellettuale appassionato d’arte, ebbe grande sensibilità storica e visiva. Nel ‘700 avvenne un recupero dei valori del medioevo in modo organico e la loro riconsiderazione in chiave storica. Crebbe l’interesse al collezionismo e nacque una corrente di studi sulle opere medievali. Scipione Maffei nei suoi scritti (es. Verona illustrata) sostenne che non esistono parametri assoluti per considerare le opere d’arte, ma relativi. Assume un atteggiamento illuminista tipico del ‘700, vengono definiti dei parametri storici e non estetici (classici). L’architettura gotica, ad esempio, fu l’apice anticlassicista del medioevo, tuttavia non per questo è da considerarsi irrilevante per la storia dell’arte.
Nel 1800 la prima generazione degli impressionisti mosse una polemica contro i valori del Rinascimento. Van Gogh e Cézanne attuarono un mutamento anticlassico, percepito però come progresso. L’800 è un secolo che ha fiducia nel futuro, la crescita dell’umanità è esponenziale; tutte queste idee tuttavia verranno stravolte dalla prima guerra mondiale. Un linguaggio anticlassico si formò quindi in un momento positivo della storia.
Secondo il relativismo storico, non può esserci un metro di giudizio unitario per tutta la storia, così come non può esserci per tutta la storia dell’arte. Alois Riegl, Problemi di stile, svolta nella considerazione delle opere d’arte: non può essere dato loro un valore morale, positivo o negativo che sia. L’inizio del IV secolo a Roma fu un momento cruciale in cui i valori classici vennero messi in discussione. Non fu una svolta definitiva, senza possibilità di ritorno, ma nel corso dei secoli del medioevo vi fu un continuo avvicinamento ed allontanamento dai valori classici. I momenti di avvicinamento vengono definiti “rinascenze”.
Durante la rinascenza costantiniana vi sono segni di freddezza, mancanza del pittoricismo e dell’espressività delle statue greche e classiche, tuttavia la rappresentazione è ad un livello superiore rispetto ai rilievi medievali successivi per quanto riguarda la vicinanza ai valori classici. Vi sono quindi molte rinascenze, ma solo un Rinascimento, poiché quest’ultimo fu dato da una consapevolezza intellettuale senza precedenti e dalla volontà deliberata di riavvicinarsi all’antico.
L’apice “negativo” degli ideali classici venne dato dall’epoca dei Longobardi, la cui cultura anticlassica e nomade si concentrava sulla produzione orafa di monili, che costituivano spesso il corredo funebre delle persone più ricche. Dopo che si affermarono come regno stabile in Italia e si furono convertiti al cristianesimo, aumentò la costruzione di edifici monumentali e di elementi di arredo. Nelle rappresentazioni cristiane si riflette il gusto anticlassico della loro cultura (es. altare del duca Ratchis, Cividale del Friuli).
I vangeli di Ottone II rappresentano invece la rinascenza ottoniana, durante la quale la produzione di libri conosce un momento di grande fortuna qualitativa e quantitativa, avvenne un “ritorno alle arti”. La produzione architettonica nel sud della Francia e nel bacino del Mediterraneo nell’ultimo quarto del XII secolo si intensificò, gli edifici venivano inoltre decorati da sculture monumentali. La cattedrale di Reims (1220-1230 ca.) dimostra la capacità di adesione ai modelli antichi.
Il riverbero in Italia avvenne durante l’impero di Federico II, figlio di un principe tedesco e di madre normanna, re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, effettuò viaggi continui tra Puglia e Germania. Gli Augustali di Federico II riprendono il ritratto degli imperatori sulle monete di tradizione romana. La rinascenza culturale in questo caso corrisponde ad una rinascenza artistica. Nicola Pisano fu il tramite per la diffusione in Toscana del classicismo, nasce e si sviluppa quel ripensamento ai valori poi ripresi da Giotto.
La fine del medioevo viene solitamente indicata da diverse date, tra cui il 1348, che segnò la fine dell’epidemia della peste nera, il 1453, la caduta di Costantinopoli oppure il 1492, con la scoperta dell’America. Queste sono tuttavia delle date “storiche”, mentre la fine dell’arte medievale, secondo la cronologia attuale, viene fatta coincidere con l’inizio del Rinascimento, che avvenne in tempi diversi a seconda dei luoghi (es. Firenze 1420).
L'arco di Costantino
L’arco di Costantino (312-315) fu eretto per celebrare la Battaglia di Ponte Milvio (312) e il decennale di regno dell’imperatore (315). L’opera fa uso di materiali vari e preziosi, in origine erano presenti lastre di porfido attorno ai rilievi tondi, quasi tutti di reimpiego: non solo statue e rilievi vengono da precedenti monumenti imperiali, ma perfino le colonne e il cornicione sono di spoglio (qualcuno pensa che la stessa struttura muraria appartenga ad un precedente arco di Adriano).
Le statue dei barbari prigionieri, i grandi rilievi all’interno del fornice maggiore e sui lati brevi dell’attico vengono dal Foro di Traiano (inizio II secolo); i tondi fra le colonne con scene di caccia e di sacrificio sono tipici prodotti di gusto neoattico del tempo di Adriano (117-138); i rilievi sui lati lunghi dell’attico sono di Marco Aurelio o di Commodo (seconda metà II secolo). Del tempo di Costantino sono i fregi piccoli sopra i fornici minori, con le vicende della sua contesa con Massenzio.
L’opera emblematicamente racchiude in sé la “crisi” dell’ideale classico e la prima formulazione del linguaggio medievale. Lo scarto stilistico e di linguaggio tra i rilievi ex-novo e quelli recuperati è evidente. Sull’aspetto sul piano della composizione, i tondi adrianei risultano composizioni autosufficienti che non si rivolgono allo spettatore, mentre nell’Adlocutio di Costantino paratassi e personaggi sono rivolti verso l’esterno, la semplificazione del racconto gli conferisce chiarezza.
Dismessa l’idea di trapassi di piani, il modulo chiaroscurale viene fatto con contrasti drastici, con un modo di scolpire più economico dal punto di vista tecnico. La scena della vittoria nelle stanze di Raffaello richiama la composizione dell’arco. Nella munificenza di Costantino le dimensioni si basano sulla gerarchia dei personaggi.
Secondo Bianchi Mardineli con l’innalzamento dell’arco di Costantino vi fu la volontà di sottolineare un cambio di passo, una scelta ideologica. Già nei decenni precedenti, durante l’età della tetrarchia, vi sono prove dell’introduzione di un linguaggio simile a quello dei rilievi costantiniani. La massima semplificazione della scultura è evidente, tutto diventa ripetitivo e si basa su tipologie, tendendo al simbolismo.
È Diocleziano, imperatore (di origine dalmata) dal 284, a creare il sistema della Tetrarchia: due augusti (Diocleziano e Massimiano) governano assieme a due cesari (Costanzo, detto Cloro per il pallore, e Galerio). Nell’anno 305, secondo l’impegno preso, i due Augusti cedono il posto ai due Cesari. Il passaggio pacifico però non funziona e si apre subito una sanguinosa lotta per il potere che terminerà soltanto nell’ottobre del 312, con la definitiva vittoria al Ponte Milvio, alle porte di Roma, di Costantino (figlio di Costanzo) sull’ultimo dei pretendenti, Massenzio (figlio di Massimiano).
Un’opera che rimanda a quest’epoca sono i tetrarchi (295-300) circa, giunti da Costantinopoli a Venezia nel 1204. L’abbraccio tra i tetrarchi è al centro della composizione, il potere imperiale aveva bisogno di una nuova iconografia e di un nuovo linguaggio. La rappresentazione dell’imperatore non è più quella di una persona, bensì di un ruolo.
Fondata da Massenzio agli inizi del IV secolo, la basilica venne terminata da Costantino dopo la vittoria di Ponte Milvio del 312. È la più grande basilica pubblica di Roma, progettata con ingresso su un lato corto e abside su quello opposto (entro cui sedeva il colossale acròlito dell’Imperatore, cioè statua con “estremità di pietra” – il resto era legno, in parte dipinto e in parte ricoperto di abiti veri); fu modificata in corso d’opera perché si affacciasse sulla via dei cortei trionfali: venne quindi eretto un protiro su enormi colonne di porfido sul lato lungo (sud).
La funzione della Basilica civile romana era molto mutata nei secoli: in origine era stata poco più che un foro coperto, con funzioni commerciali e giudiziarie, ora era una sorta di sacrario delle immagini degli imperatori, che vi apparivano in statue gigantesche, più icone di culto che sculture di significato politico. È probabile che appartenessero proprio all’acròlito costantiniano della Basilica di Massenzio i frammenti giganti dei Musei Capitolini. Dell’edificio resta comunque il solo lato nord (lungo). La struttura in laterizio era originariamente decorata all’interno da preziose coperture di marmi fatti venire dalla Grecia e illuminata da ampissimi finestroni.
Questo frammento di testa bronzea colossale faceva parte della donazione di Sisto IV avvenuta pochi mesi dopo la sua ascesa al trono pontificio, con cui donò al Senato Romano diversi bronzi antichi, allora custoditi nel Laterano, con l’intento di fondare una sorta di museo. Studi recenti hanno posto la questione se la statua della lupa coi due gemelli (restauro del ‘400) fosse un bronzo medievale o del periodo federiciano, alcuni elementi classici come l’azione grafica nella resa della pelliccia sembrano sostenere questa tesi.
Tra le cause della crisi della tradizione classica si è spesso discusso sul ruolo del cristianesimo. La cessazione delle persecuzioni contro i cristiani voluta dall’imperatore Gallieno nel 260 inaugura per le comunità cristiane un periodo di pace che si prolungherà fino alla fine del secolo. Il cristianesimo si diffonde così nell’esercito, nelle alte cariche dell’amministrazione e nella cerchia stessa dell’imperatore.
È solo dal III secolo che compaiono le prime testimonianze artistiche di soggetto cristiano, e l’arte cristiana non introdusse forme nuove, ma fece proprie quelle già disponibili.
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