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Il capitalismo industriale

I grandi processi di trasformazione urbana e territoriale che avvengono nel corso dell'800 hanno la loro causa nella necessità di una revisione profonda della base produttiva, tecnologica ed organizzativa delle città in ordine allo sviluppo capitalistico. Tuttavia, il campo delle realizzazioni dell'architettura e dell'urbanistica è altamente differenziato; del resto i grandi movimenti di crescita e di trasformazione dell'assetto spaziale si distinguono da una nazione all'altra per le modalità specifiche determinate dal reciproco grado di maturazione dei diversi modi di produzione, dal quadro dei rapporti fra le classi e dall'efficacia degli strumenti di potere e di intervento a disposizione.

Il passaggio dall'economia corporativa-mercantile al capitalismo si configura secondo un lungo processo storico nel quale la valorizzazione del capitale passa attraverso il manifestarsi di una classe operaia in formazione ed all'estensione del modo capitalistico di produzione dai lavori agricoli alle forme di industria atomizzata. Il codice civile napoleonico, pilastro fondante dell'ordine capitalistico, è uno dei prodotti più solidi della ragione illuministica; la proprietà viene definita come il diritto di disporre delle proprie cose nel modo più completo purché secondo le leggi aprendo sconfinate prospettive al libero uso del denaro.

All'opposto di queste considerazioni, si muovono pensatori come Owen e Fourier e gli altri teorici del socialismo utopistico francese, che propongono un piano globale di sviluppo nel quale contenere le spinte che la rivoluzione sociale ed economica sta sviluppando, e ripartire i benefici in modo equo e proporzionato al lavoro ed ai bisogni e, come unico modo di sottrarre la società alla subordinazione del profitto individuale, propongono un completo controllo della vita economica e sociale dell'individuo. Per questo sentono la necessità di riorganizzare, insieme alla società ed alla produzione, anche la città ed il territorio.

La Gran Bretagna

Il contesto politico ed economico

Nel '700 il Regno Unito si muove già verso un regime liberistico maturo, contrassegnato da produttività agricola e crescita industriale; così all'inizio dell'800 il Paese si trova a dover affrontare il problema di una completa riconversione del proprio assetto tradizionale sotto la spinta di una crescita demografica. I protagonisti di questa fase storica sono la grande proprietà fondiaria ed il capitalismo commerciale ed industriale. L'Inghilterra precede di quasi mezzo secolo i maggiori paesi europei sulla strada dei nuovi rapporti di produzione nel settore primario e secondario, nella crescita demografica e nei fenomeni di urbanizzazione; il fenomeno delle recinzioni, il passaggio cioè da un regime di uso comunitario a uno sfruttamento privatizzato delle campagne, si intensifica in Inghilterra dai primi anni del '700, mentre dopo il 1750 si inaugura il sistema delle enclosures sotto il controllo e la pianificazione di commissioni.

Con il sostegno della forza motrice idrica, fa la sua comparsa l'organizzazione industriale capitalistica, basata sulla divisione del lavoro, su una più veloce circolazione del capitale e su un'autonoma collocazione nel territorio. L'industria si salda ai centri urbani, li crea e li trasforma: antichi villaggi come Manchester, Glasgow e Liverpool trovano nella produzione manifatturiera la loro principale base economica. All'insegna del carbone e del vapore, l'industria diviene parte integrante del paesaggio inglese, con i suoi capannoni e le sue ciminiere. La rete stradale ed i canali fluviali sono il supporto della prima fase di decollo industriale: la prima opera importante è il canale fatto costruire per mettere in comunicazione la città di Manchester con le sue miniere di carbone, dopo il 1790 la rete si estende rapidamente costituendo un primo incisivo momento di trasformazione del territorio inglese.

Gli effetti più profondi, però, sono dovuti alla rete ferroviaria: dal 1820, con l'invenzione della macchina a vapore, viene realizzato il tratto fra Liverpool e Manchester, ma nel 1870 sono in funzione 24.000 chilometri di percorrenza. La formazione della rete ferroviaria del Regno Unito si verifica quando gli sviluppi territoriali sono già abbastanza consolidati, e può quindi porsi razionalmente a servizio delle aree più popolate, dove l'intensità degli scambi e la domanda potenziale garantiscono i profitti più alti. Lo Stato interviene comunque a normalizzare l'attività dei privati con disposizioni di carattere generale.

La particolare dinamica delle trasformazioni urbane nel Regno Unito è assai diversa da quella dell'Europa continentale dove le città appaiono ancora immobili e legate a forme tradizionali di espansione; Londra ed Edimburgo sono i centri dove i nuovi ideali di vita urbana si esprimono maggiormente con realizzazioni pianificate originali, con forte omogeneità qualitativa e con un singolare equilibrio tra architetture residenziali e forma urbana complessiva. Le vecchie sedi di contea medioevali sono messe in secondo piano dalle giovani città industriali, ognuna di esse è solo uno dei punti di riferimento di un sistema più vasto e si avvia a diventare una conurbazione.

Nei confronti della emergenza del nuovo tessuto territoriale, Londra conferma ed accentua la sua posizione di fortissimo polo induttore di urbanizzazione: la vecchia City londinese vede quasi scomparire nel corso dell'800 la sua residua funzione di quartiere residenziale per divenire la sede della vita economica e finanziaria della capitale e della nazione.

Le forme di crescita delle città del Regno Unito nel corso dell'800

Le forme di crescita delle città del Regno Unito nel corso dell'800 seguono le costanti generali del modello della città industriale: dalla degradazione degli slums proletari alle periferie standardizzate. Un fattore di importante incidenza sui modi di urbanizzazione delle città inglesi è la relativa abbondanza dell'offerta di suoli edificabili, dovuta alla propensione dei proprietari a partecipare al mercato fondiario nella forma dell'affitto; a questo fatto si accompagna un afflusso di capitale per investimenti edilizi che si mantiene elevato.

I fenomeni di degradazione dei centri e dell'ambiente preesistente raggiungono nella prima età industriale una ampiezza e una intensità senza precedenti e senza confronti, non solo per la proliferazione dell'industria all'interno e all'esterno del tessuto urbano, non solo per la devastante invasione della ferrovia che scardina l'abitato e la viabilità di superficie, ma anche per le condizioni strutturali in cui può avvenire l'offerta della forza lavoro industriale: da un lato a causa dei tassi di crescita della popolazione, dall'altro per i minimi livelli consentiti alla spesa sociale.

Nelle città di nuova formazione è ancora più evidente il prevalere di una disorganizzazione spaziale che deriva direttamente da una attività privata senza controllo. Nei confronti della proprietà privata il ruolo del potere pubblico si mantiene volutamente in secondo piano: a parte il caso eccezionale di Londra per il Metropolitan Board of Works e per il London County Council in cui si verifica un'attività urbanistica importante a integrazione delle operazioni private, di regola l'autorità locale o centrale si limita a convenzionare i piani privati ed in ogni caso rifiutano qualsiasi scontro frontale con la proprietà fondiaria (anche il taglio di Regent's Street, una delle poche realizzazioni di vertice della storia dell'urbanistica di Londra, comporta il consenso della proprietà privata).

La mancanza di piani regolatori

Mancano in tutto l'arco del secolo piani regolatori generali di allineamento ed ampliamento ed i tentativi di imporre regole di sviluppo generale e codificato risultano, se non del tutto assenti, in pratica improponibili e sono da considerarsi piuttosto divagazioni ideologiche verso il governo centralizzato di Parigi ed alla efficiente gestione burocratica delle amministrazioni pubbliche delle città tedesche. L'attività edilizia avviene per lottizzazioni realizzate ad hoc con l'eventuale impiego, in rapporto alla domanda di mercato, degli elementi tipologici e morfologici ereditati dalla tradizione settecentesca.

La tendenza all'abitazione individuale suburbana, già caratteristica della nobiltà e della gentry nel '700, si generalizza nel corso dell'800 quando il mercato diviene accessibile alla classe media, e dà luogo alla nascita dei sobborghi residenziali diversamente qualificati. La teorizzazione di questo fenomeno da parte di Howard darà vita verso il movimento delle garden cities.

Verso la metà del secolo, quando le insufficienze organizzative e ambientali della città dimostrano di interferire con la produzione e con la salute della borghesia, l'impegno delle amministrazioni si attiva e i civic leaders prendono in mano le situazioni maggiormente deficitarie. Un primo risultato è costituito dal Public Health Act del 1848 che concede alle autorità locali la possibilità di formare uffici stabili di controllo e di dar vita a programmi di intervento nel settore della salute pubblica.

Nel '700 il parco è ancora un fatto privato legato alla dimora suburbana, però, con gli squares londinesi e il Royal Crescent di Wood a Bath (1767-75), il parco privato entra nella città sotto la forma condominiale diventando un'attrezzatura di quartiere. Nel primo periodo vittoriano, quando gli effetti della rivoluzione industriale si fanno sentire pesantemente sull'ambiente fisico e sociale della città, prende vita in Inghilterra il movimento per il Public Walks in favore della dotazione di parchi pubblici per le maggiori città. Uno dei primi parchi pubblici realizzati in Inghilterra è il Victoria Park di Bath; mentre importante è l'esempio dei grandi parchi londinesi di proprietà della corona: il Regent's Park sistemato da Nash nel 1814 secondo l'estetica del pittoresco, e il St. James's Park riassettato nel 1828.

Il maggior contributo nella progettazione dei parchi urbani inglesi è fornito da Joseph Paxton che elabora il parco di Birkenhead, sobborgo di Liverpool; questo è il primo parco che nasce da un atto del Parlamento, inoltre è inserito in modo organico nella struttura complessiva della città e presenta innovazioni tecniche importanti come la dotazione di attrezzature per il tempo libero.

Londra

Nel caso della crescita urbana di Londra è difficile identificare un centro chiaramente contrapposto ad una periferia, la secolare separazione della City e di Westminster fu contraddetta in più fasi dalla crescita fisica e spaziale dell'agglomerato. Dal 1780 le classi abbienti tendono ad abbandonare le aree più centrali per sfuggire il contatto con la terziarizzazione e la proletarizzazione di alcuni settori più interni, ma accanto alle nuove estates urbanizzate, in diretta continuità con il tessuto esistente, emerge il fenomeno nuovo di una crescita extraurbana.

  • Lo sviluppo dei villaggi esistenti
  • La diffusione della villa isolata
  • Le agglomerazioni lineari
  • La crescita attraverso estates decentrate che prendono il nome di towns ed hanno un carattere di nucleo satellite suburbano

Fanno la loro comparsa, soprattutto nell'East End, sviluppi pianificati a carattere più corrente o addirittura indirizzati verso una bassa speculazione. Wren prevede per Londra un piano con due vie principali convergenti ed un sistema di piazze o circus che permettono collegamenti radiali; punti focali sono Grosvenor Square, Carendish Square e Hannover Square. Quest'ultima è una residenza reale, ma i sovrani non hanno un trattamento privilegiato da parte delle istituzioni e costruiscono come privati sui propri possedimenti.

A partire dal 1793 l'attività edilizia pubblica e privata subisce un forte rallentamento, cessa la spesa dello Stato nel settore delle opere pubbliche, qualche intervento si ha invece sul riassetto delle strutture commerciali e produttive e in particolare delle attrezzature portuali lungo il Tamigi.

Nel periodo della reggenza (1811-1830) si ha un forte ripresa di iniziative di progettazione e costruzione di opere pubbliche, in un clima di confronto con Parigi. È per iniziativa della corona che John Nash progetta e realizza la prima operazione urbanistica a grande scala di Londra, l'unica della prima metà del secolo: il taglio di Regent's Street e la sistemazione di Regent's Park (1820-1830). L'incarico comprende due progetti correlati: la lottizzazione della grande proprietà della corona di Marylebone, a nord della città, e il tracciamento di una arteria nord-sud tra la Carlton House, residenza reale in vicinanza del Tamigi, e una nuova residenza suburbana da erigersi appunto nella proprietà di Marylebone. Il nuovo asse urbano deve rispondere a una funzione pubblica, come connessione tra i quartieri alti ed i pubblici uffici di Westminster.

Nel primo progetto del 1812 Nash ci mostra un sobborgo di lusso con il parco circondato da terraces di imponenti dimensioni organicamente contrapposti intorno ad un circus centrale, quasi una piccola città ideale. Le soluzioni che seguono, invece, sono più semplici e meno rigide: scompare il crescent centrale circolare e metà del circus inferiore, viene abbandonata l'idea di interessare il parco con le residenze private trasformando i terrace in cornici marginali. Per legare il complesso alla città viene progettata l'apertura dello York Gate che mette in valore l'esistente chiesa di Marylebone. Con le sue architetture monumentali, con le variazioni tipologiche, con le dense alberature e le sistemazioni paesaggistiche, Regent's Park forma un esempio grandioso del pittoresco ai margini, e poi all'interno, di una grande metropoli.

L'episodio di Regent's Street, invece, è molto importante per l'impegno ed il contributo del Parlamento, che accetta le motivazioni della corona sul valore di pubblica utilità dell'opera. Infatti la nuova arteria è prevista a demarcazione dell'abitato povero di Soho per evitarne la proliferazione verso il ricco West End, mentre il tracciato è pensato in modo da incidere sulle proprietà economicamente più accessibili del quartiere popolare, trasformandone il valore di mercato. Nei primi progetti, partendo dal nucleo esistente di Portland Place, l'arteria volge a sud compiendo un grande arco in corrispondenza del Quadrant e procede sino alla Carlton House con un ultimo tratto rettilineo, concepito come una sequenza serrata di introduzione alla residenza del reggente. Regent's Street, però, è un particolare esempio del condizionamento dominante della proprietà fondiaria nello sviluppo ottocentesco di Londra: il tracciato è condizionato da specifiche difficoltà dell'autorità pubblica nel venire a capo delle resistenze opposte dalla proprietà privata.

La particolare soluzione del nodo di Langham Place è dovuta alla presenza di una proprietà privata irriducibile che modifica le primitive intenzioni di Nash: il proprietario, Sir Langham, non accetta la soluzione rettilinea dell'arteria ed anticipa Nash acquistando la proprietà confinaria; Nash è costretto a studiare una soluzione diversa più spostata verso est. Il risultato finale è un'articolazione di parti successive del grande tema stradale, nel quale i diversi tratti sono legati da una serie di cardini che sono sottolineati da semi-circus, dallo smussarsi degli angoli degli edifici all'incrocio degli assi urbani maggiori (Piccadilly Circus) o dalla collocazione di alcuni punti di riferimento minori (Hanover Chapel).

Intorno al 1830, Nash elabora un grandioso progetto di ingrandimento del Buckingham Palace come palazzo reale e di connessione, mediante una scalinata, di St. James's Park con Regent's Street; ma, dopo numerose controversie, il piano viene abbandonato in favore di una soluzione meno impegnativa. In questo periodo vengono tuttavia promosse una serie di importanti opere pubbliche tra cui la realizzazione della National Gallery oltre a numerose chiese ed a due nuovi ponti sul Tamigi: il London Bridge ed il ponte di Hammersmith.

Con il ritiro di Nash nel 1832 si chiude un periodo felice del rinnovamento urbanistico londinese, caratterizzato da interventi di misura e dimensione a scala urbana, centrati su direttrici, monumenti e spazi di riferimento nella struttura della città. Dal prototipo di Covent Garden, il primo square londinese destinato alle classi aristocratiche vi è stato uno svolgimento continuo di questi temi che tende ad accentuarsi nell'800, quando i borghesi sostituiscono l'aristocrazia come utenti. L'evoluzione dei grandi estates parte da Bloomsbury Square, in cui manca una stretta unità architettonica, a Bedfort Square, che è invece stilisticamente e tipologicamente unificata, a Gordon Square, dove già vengono a galla le ambizioni dell'età vittoriana, nelle differenze indotte al trattamento stilistico e dall'invenzione tipologica.

Un processo di crescita pianificata attraverso le estates private domina ancora in larghe aree di Londra e basterà a segnalare ancora le sequenze di molti quartieri. Agli inizi dell'800, il suolo alla immediata periferia di Londra è ancora in gran parte concentrato nelle mani di pochi proprietari aristocratici che operano mediante la consuetudine dell'affitto delle terre che avviene sulla base di una convenzione fra proprietario dei suoli ed imprenditore. L'equilibrio è retto dalla legge della domanda e dell'offerta e non può dirsi scontato in partenza: incidono molto le differenze qualitative come la larghezza delle strade e la vicinanza alle zone verdi. I quartieri nati dalle estates del centro di Londra sono...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

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