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romano a quello barbaro, scrivendo le leggi in latino. ALBOINO trasferisce la capitale da Ravenna a VERONA

(prima capitale longobarda) e poi a PAVIA. Nella Langobardia Minor come testimonianza dell’alta capacità

architettonica di questi barbari abbiamo la Chiesa di SANTA SOFIA a Benevento. Nella Major assistiamo alla

“RINASCENZA LIUTPRANDESE” caratterizzata da opere di altissimo livello stilistico e architettonico.

Importante in questi secoli è anche la MINIATURA CELTICA che si avvale della pergamena, più resistente, di

scriba che spesso sono anche miniatori. Caratterizzante di queste opere è la denaturazione dell’iniziale

dello scritto, che prende sempre più rilevanza nella pagina; da semplice iniziale si arricchisce di elementi

zoomorfi e fitomorfi fino a renderla illeggibile. Nella scultura la figura umana è ridotta a pura stilizzazione,

la linea è incisa profondamente ma senza dare rilievo, per questo sembra tutto così piatto, privo di realismo

e tridimensionalità. Le forme non sono studiate, spesso sono disarmoniche e grossolane rendendo

mostruosi i corpi. Al culto della bellezza fisica e dell’armonia delle forme subentra l’esigenza della pura e

semplice rappresentazione della figura umana nella totale noncuranza della legge delle proporzioni

SANTA SOFIA DI BENEVENTO

Fatta costruire dal DUCA ARECHI II nel 762. Dando uno sguardo alla pianta si ha un’interpretazione in

chiave longobarda della pianta, del tutto nuova. È ripresa la pianta centrale ma ne vengono modificati i

contorni rendendoli zigzagati. Vi sono due deambulatori concentrici, uno scandito da 10 pilastri e l’altro da

6 colonne. Ci sono 3 piccole absidi.

LAMINA DI AGILULFO: Risale al 591-615ca. Si trova al Museo del Bargello di Firenze. Rappresenta un tema

dell’antichità, la cd “acclamatio imperiale”, in cui l’Imperatore è centrale e frontale affiancato da due

soldati, due vittorie, due offerenti e due torri da ogni lato (perfettamente simmetrica). Vi sono 3 iscrizioni

latine da cui capiamo che è stato eseguito non da un latino poiché vi sono degli errori linguistici (VICTURIA

invece di VICTORIA), ma capiamo che è di manifattura barbara dalla modalità con cui è lavorata la lamina,

ovvero non con estrema precisione e definizione, non c’è particolare tridimensionalità.

LASTRA DI MAGISTER URSUS: Commissionata dal Duca di Spoleto ILDERICO nella prima metà VIII secolo. La

figura umana è per lo più assente e se compare è ridotta ad una larva, non ha caratteristiche reali, ne

dettagli, la terza dimensiona è totalmente annullata e le lastre e i bassorilievi si fanno piatti e privi di

realismo.

* CASTELSEPRIO e SANTA MARIA ANTIQUA AI FORI sono due testimonianze pittoriche eccezionali

all’interno del panorama figurativo dell’alto Medioevo barbarico.

SANTA MARIA FORIS PORTAS a CASTELSEPRIO

Si trova a Varese. Ha pianta triconca, con 3 absidi a forma di arco schiacciato, quasi a testa di fungo. Il ciclo

di affreschi all’interno è molto famoso, la datazione è incerta ma forse è degli inizi del VII secolo. Gli

affreschi sono disposti su 3 registri: nel primo registro troviamo il VELARIO mentre nel secondo e nel terzo

troviamo le Storie della Vergine e di Cristo. Le scene proseguono sulla controparete dell’arcata che conduce

al presbiterio. E’ rappresentata l’ETIMASIA. Una scena raffigura la Natività poi c’è l’Andata a Betlemme e la

Presentazione al Tempio di Gesù Bambino. Nell’ANDATA A BETLEMME, Giuseppe incita la Vergine a

proseguire avanti con il gesto della mano dx mentre con la sx sostiene un bastone. La scena ha carattere

eleiaco e poetico. Tramite il gioco di sguardi silenziosi si capisce l’eloquenza di Giuseppe. La Vergine è

seduta in groppa a un asinello e sembra più che altro una contadina soprattutto dalle vesti che non sono

sontuose. Stile di matrice ellenistica greco-romana, propria del mondo costantinopolitano.

Stile caratterizzato:

- da una forte vena naturalistica;

- da figure che si muovono realisticamente nello spazio ben costruito con ariose notazioni paesaggistiche;

- da sicurezza del disegno a linee rapide e decise e morbide campiture di colori.

-Aureole vistose.

SANTA MARIA ANTIQUA AI FORI

Si trova ai piedi del Palatino nel Foro Romano. Venne posta in una zona molto strategica ai fini della

cristianizzazione della città.

In Santa Maria Antiqua s’intrecciano e si alternano la tradizione ellenistica avviata a Roma da alcuni

pontefici di origine greca e la nuova tendenza astrattizzante. E’ di dimensioni modeste, vi sono solo 4

colonne, un abside e un endonartece. Utilizza una struttura preesistente come si è notati dagli scavi.

Subì una trasformazione in chiesa nell’età dell’Imperatore GIUSTINO II (565-578), di cui sono state trovate

due monete sotto una colonna delle navate attuali.

Nel VII secolo diventa diaconia. Ed è sotto le attenzioni dei papi di origine greca (Martino I, Giovanni VII,

Zaccaria). Diviene punto d’incontro culturale e devozionale tra Oriente e Occidente. Nel 1702 furono

effettuati sul luogo i primi scavi che portarono alla scoperta dell’abside. Ma presto il luogo fu ricoperto in

considerazione delle enormi difficoltà di restauro che allora si prospettarono agli addetti ai lavori.

Tra il 1900 e il 1901 fu condotto un nuovo scavo che riportò alla luce l’intero edificio.

Nel IX secolo venne abbandonata e la diaconia si trasferì a Santa Maria Nova, l’attuale Santa Francesca

Romana.

Nella PARETE DEL PALINSESTO si distinguono 4 differenti fasi pittoriche (strati) risalenti a quattro periodi

differenti.

1° PERIODO: La Vergine sul trono con il Bambino sulle gambe. A lei si rivolge un angelo. Le figure sono

statiche e immobili, con lo sguardo disperso nel vuoto. Questo affresco risale all’epoca di GIUSTINO II,

ovvero prima della vera e propria costruzione della Chiesa. Il linearismo è piuttosto marcato e i contorni

sono forti.

2° PERIODO: più o meno tra VI-VII secolo. Risalgono alla tradizione romana le figure con il mantello rosso,

di cui una è la Maria Regina e l’altro l’Angelo Bello. Straordinaria qualità per l’impronta classicistica, di

stampo greco-romano, di provenienza costantinopolitana.

- Naturalismo (vedi i capelli che scendono morbidi sulla spalle)

- Garbata volumetria dei volti

- Morbidezza dell’incarnato

- Il colore crea la forma

- Sguardo orientato e pieno di forza.

3° PERIODO: risalente al Pontificato di MARTINO I (quindi dopo il 649). In basso a sx troviamo San Basilio e

a dx San Giovanni Crisostomo.

4° PERIODO: risalente al Pontificato di GIOVANNI VII (705-707) rappresentato con il nimbo quadrato, per

cui era in vita. E’ rappresentato Gregorio Nazianzeno.

Ai lati del presbiterio troviamo la CAPPELLA DI TEODOTO o DEI SANTI QUIRICO E GIULITTA che risale

all’epoca di PAPA ZACCARIA (741-752). Il personaggio di Teodoto è intento ad offrire il modellino della

Chiesa, ha il nimbo quadrato. In basso San Quirico ha le braccia alzate in segno di benedizione. Qui

l’affresco più noto è la Crocifissione nel quale Cristo ha una veste blu senza maniche, c’è Longino con una

veste arancione a dx e un libro in mano e a sx la Vergine anch’essa con una veste blu. Si cerca di dare

plasticità alle figure tramite delle piccole torsioni e i panneggi.

CAPITOLO III. L’ARTE CAROLINGIA E LA NASCITA DELL’ARTE MEDIEVALE

NELL’OCCIDENTE EUROPEO.

La Vittoria sugli Arabi a POITIERS nel 732, da parte dei FRANCHI, guidato da CARLO MAGNO, segnano

l’arresto dell’avanzata araba che stava sommergendo l’occidente. Carlo Magno si fa incoronare nell’800 da

PAPA LEONE III, la notte di natale a San Pietro, ciò suggellava l’amicizia tra Papato e Impero, ma che

scoppierà in seguito. In questi secoli parliamo di “RINASCENZA CAROLINGIA”, per il nome della dinastia

franca, poiché la struttura ideologica di base è un’unità religiosa tra le popolazioni, un ritorno all’antichità

costantiniana. Costantino diventa un modello per Carlo Magno, addirittura si costruisce una statua identica

e nel palazzo terrà una lupa. Anche Carlo vuole diffondere la “Pax Cristiana”, facendo rivivere il passato.

Accetta il ruolo di difensore della Chiesa ma facendosi incoronare dal Papa si pone sul suo stesso livello.

TRICLINIO LATERANENSE: Carlo Magno e Leone III sono seduti in basso e offrono a San Pietro uno

stendardo e un pallio. Hanno in campo il nimbo quadrato, quindi l momento dell’esecuzione erano ancora

vivi. Su Carlo c’è scritto “rex”. Questa scena sta a simboleggiare che entrambi ricevono il loro potere,

spirituale e temporale, direttamente da Dio e che quindi sono sullo stesso piano. La cd “ARTE DI CORTE” è

un’operazione fondamentale, razionale, ispirata da precisi interessi politico-religiosi, da cui non è estraneo

il fattore emozionale. Spesso è promossa dal sovrano o da gente di corte.

TORHALLE DI LORSCH: Si trova a Worms ed è datata 790 ca. “Torhalle” significa “torre di ingresso”.

La pianta è rettangolare, con 3 arcate a tutto sesto nel piano inferiore e ai lati due torrette con scale che

salgono al piano superiore. Forse era un edificio utilizzato dalla giustizia locale. Il motivo decorativo esterno

è “a scacchiera”, tra le arcate. Tra il primo e il secondo piano c’è un marcapiano sorretto da 6 sottili colonne

con capitelli di ordine ionico-corinzio. L’esterno del secondo piano è decorato da mattonelle rosse e

bianche esagonali che formano un bel motivo geometrico. A modello forse è stato preso l’Arco di

Costantino soprattutto per l’impostazione strutturale.

CAPPELLA PALATINA ad Aquisgrana: tipico esempio di architettura carolingia. All’inizio vi era un

quadriportico, il cd WESTWERK (due torrette unite da un corpo orizzontale) e il corpo coperto della

cappella. All’interno si trovava il trono per l’autorità liturgica. Ai lati c’erano le terme di impostazione

romana. È un edificio a pianta centrale ottagonale con il coro annesso e cupola centrale; fu consacrata nel

805 da Leone III. La struttura interna è pesante, tipica medievale. Le porte bronzee sono di ispirazione

romana, con protome leonine che addentano un anello.

ABBAZIA DI SAINT-RIQUIER a Centula: Fu fatta erigere dall’ABATE ANGILBERTO soprannominato “Omero”

nei circoli di corte. E’ formata da due corpi composti da torri ottagonali collegate da un transetto; il

transetto più l’abside di una delle torri formava un impianto di tipo basilicale.

ARTI SUNTUARIE ED OREFICERIA

Quasi tutte le chiese episcopali e monastiche erano provviste di un gran numero di suppellettile sacra.

L’oreficeria si avvale di motivi animali e vegetali, che vengono utilizzati anche nelle miniature. Molto diffusa

era la lavorazione degli avori composti da 2 valve con scene evangeliche ad intaglio perfetto con panneggi

morbidi.

CALICE DI TASSILONE: 777 circa. Il nome Tassilone appare alla base del calice, forse è colui che lo

commissionò, un duca bavarese. Lo stile è uno “stile animalista”. Anche i vari Evangelari hanno copertine

con lo stesso stile in cui molto utilizzato è l’oro.

RELIQUIARIO DI EGINARDO: è particolare poiché è a forma di arco, come l’Arco di Tito. Doveva un tempo

essere d’argento.

ALTARE DI VUOLVINIO:si trova in Sant’Ambrogio a Milano. E’ dell’840 circa, è tipo un baldacchino con sotto

l’altare. Lo commissionò il vescovo Agilberto. E’ decorato su tutti e quattro i lati: contornato 22 scene

evangeliche su un lato c’è la figura di Cristo in trono centrale; sul lato opposto ci sono 22 scene ambrosiane

con al centro immagini del committente e il nome dell’artista. Sono state eseguite da VUOLVINIO, di

probabile formazione italiana: le gestualità sono pacate, lo sbalzo è più morbido. Le cornici sono realizzate

con la tecnica del cloisonné. Il committente ha il nimbo quadrato, quindi era vivo. Un lato più corto è

sicuramente stato eseguito da un aiutante e lo si denota dall’accentuato linearismo e dallo stile più mosso

e drammatico.

PITTURA

SAINT GERMAIN ad Auxerre: Qui troviamo affreschi del 857, anno di morte del committente il Vescovo

ERIBALDO. Le pitture sono bellissime, esplicite. Nella scena della Cattura di Santo Stefano il personaggio è

centrale in posizione orante. Ai lati vi sono 9 figure che incedono verso il santo ma sembrano retrocedere

vedendolo imperturbabile.

SAN VINCENZO AL VOLTURNO: gli affreschi si trovano nella Cripta dell’Abate EPIFANIO. Datata grazie al

nimbo quadrato di Epifanio e quindi tra 826-843.

LA MINIATURA CAROLINGIA

E’ considerata arte di corte in quanto promossa dal sovrano o da personaggi vicini alla corte. I centri di

produzione sono gli SCRIPTORIA. I modelli sono molteplici come le diversità che ne conseguono. E’possibile

classificare la miniatura carolingia, in ordine cronologico, in 5 SCUOLE:

1)SCUOLA DELLA CORTE DI PIPINO IL BREVE di cui fanno parte i VANGELI DI GUNDOHINO del 754.

Gundohino è il nome dell’artista. Fa parte dei doni che il Papa scambia con Pipino. Al centro,

particolarmente stilizzato c’è Cristo, su un suppedaneo, affiancato da due angeli. Nei clipei ai 4 angoli, vi

sono un evangelista (Matteo) e 3 simboli apocalittici degli altri. La veste del Cristo è movimentata da pieghe

simili a cuori rovesciati.

2)SCUOLA DI AQUISGRANA della corte di Carlo Magno di cui fa parte l’EVANGELARIO DI GODESCALCO

dal nome del suo scriba, per commemorare la visita di Carlo Magno a Roma nella Pasqua del 781. È scritto

in lettere d’argento a significare lo splendore del cielo. Raffigura SAN LUCA, c’è pure il toro, intento a

scrivere il suo Vangelo. I colori sono vivaci. Cornice vegetale, aureola molto grande. Committente è Carlo

Magno.

EVANGELI DI ADA:Ada è la sorella di Carlo Magno. I colori sono vivaci, forti sul rosso e il blu sulle

sfumature. Luca ha la testa molto piccola rispetto al corpo, inserito in un’architettura composta da un arco

a tutto tondo sorretto da due colonnine con capitelli corinzi. Fitto panneggio.

EVANGELI DI SAINT-MEDARD a Soissous:datati prima del 814. La prima pagina raffigura la Gerusalemme

celeste, che è un’immagine simbolica ispirata all’Apocalisse. Vi è un cornicione che poggia su 4 alte colonne

tortili con capitelli corinzi (2 rosse-2 blu). Un drappo rosso le incornicia e raggruppa. Entro il cornicione vi

sono i 4 Evangelisti. Al di sopra c’è l’agnello entro un clipeo che sprigiona luce e vi sono i 24 seniori.

Un’altra bella immagine è la “Fonte della Vita” dove animali come oche, cervi, daini si abbeverano a questa

fonte circondata da colonne che descrivono l’andamento esagonale. I colori sono tenui sul pastello.

3)SCUOLA DI REIMS dell’Età di Ludovico il Pio Reims era un centro vescovile dotato di scriptoria.

Il SALTERIO DI UTRECHT datato 820-30. Le immagini non sono a piena pagina ma si alternano al testo

scritto illustrando il testo dei Salmi facilitandone la lettura. Le immagini sono in bianco e nero, molte figure

sono allungate, c’è una ricca gestualità ed espressioni dei volti dei personaggi, tratto rapido e leggero.

4)SCUOLA DI TOURS dell’Età di Carlo il Calvo Tours era un centro monastico retto dal Vescovo ALDUINO.

Fa parte di questa scuola la PRIMA BIBBIA DI CARLO IL CALVO, eseguita dal cd “Remsese”, datato 845. Gli

episodi si svolgono in orizzontale su 3 registri diversi. Presenta delle scene della vita di San Girolamo da

Roma a Gerusalemme. Vivacità dei colori rosso, giallo e blu. Le architetture inquadrano o dividono le scene.

5)SCUOLA DI DROGONE a Metz di quest’ultima scuola fa parte il SACRAMENTARIO DI DROGONE (826-

855). Le iniziali diventano giganti e spesso all’interno si sviluppa la miniatura. Le iniziali vengono decorate

con motivi vegetali e floreali. Un D diventa il luogo del sepolcro di Cristo e le donne lo vanno a trovare.

CAPITOLO IV. L’ARTE IN EUROPA INTORNO AL MILLE. L’ARTE OTTONIANA.

La deposizione di CARLO III nell’887 ci fa comprendere quando l’Impero Carolingio avesse perso potere.

Dopo aver dovuto combattere contro numerosi attacchi nemici, i Barbari vengono finalmente sconfitti da

OTTONE I che nel 936 sarà eletto “Re di Aquisgrana” e nel 962 “Imperatore a Roma”. Tutti gli atti del

potere imperiale si circondano di un qualcosa di sacralizzato, ogni cerimonia diventa un evento. L’immagine

stessa dell’Imperatore assume una forte carica sacrale, egli è venuto per liberare il popolo dalle guerre,

come la seconda venuta del figlio di Dio. L’” ARTE OTTONIANA” si sviluppa tra IX e XI secolo, questo

periodo prende il nome di “RINASCENZA OTTONIANA”, che è un fenomeno aristocratico o di corte legato ai

personaggi politici più importanti, che sono gli imperatori OTTONE I IL GRANDE, OTTONE II, OTTONE III.

La Rinascenza Ottoniana, rispetto a quella Carolingia, fu più circoscritta (comprese solo Germania e Italia),

guarda direttamente all’antico, anche bizantino, in quanto Ottone II sposerà TEOFANE, principessa greca.

ARCHITETTURA OTTONIANA

Concepisce strutture grandiose e magnifiche che si avvalgono dell’aggiunta di muratura o nuove strutture

annesse.

-CATTEDRALE DI MAGDEBURGO: centro del potere imperiale, fu iniziata nel 955, ma venne distrutta da

due incendi. Ha un impianto basilicale a doppio coro, doppio transetto, atrio e battistero. Era dedicata a

SAN MAURIZIO, eletto patrono personale di Ottone I e di tutta la sua stirpe. Le reliquie di questo santo

furono traslate qui da Milano.

-SAN GIORGIO DI OBERZELL: nell’Isola di Reichenau (Svizzera): all’interno di questa abbazia si trovava uno

dei più importanti scriptorium che produceva codici di altissima qualità. L’abbazia era sul Lago di Costanza,

in un crocevia tra Germania e Italia. All’interno vi sono degli affreschi che riportano scene della Vita di

Cristo con figure enormi, molto schematizzate.

-CIBORIO DI SANT’AMBROGIO a Milano: sono stucchi di fine X secolo. Presenta 4 facce trapezoidali con 4

scene e sono: Cristo consegna la legge a Pietro e Paolo; la Vergine con due figure femminili (forse Adelaide

e Teofane)una coronata e l’altra velata; Elezione di Ambrogio Vescovo; Ambrogio omaggiato da due figure

(forse Ottone I e II).

-SITULA DI GOTOFREDO: Gotofredo era il committente ed è databile grazie a un’iscrizione nella quale si

dichiara che egli fece dono della “situla” alla Basilica Ambrosiana in quanto passava di lì l’Imperatore dopo

essersi fatto incoronare a Roma (quindi 980 quando Ottone II passa e sosta a Milano assieme al figlio

Ottone III) ma non è sicuro poiché Gotofredo muore nel 979. E’ un secchiello liturgico decorato

dall’immagine della Vergine con il Bambino e verso di lei giungono di profilo gli Evangelisti (figure

massicce).

PITTURA

-CODEX EGBERTI: del 983, è un libro di brani evangelici relativi alle messe. Ritrovati due fogli.L’Arcivescovo

di Treviri, EGBERTO, è raffigurato nella pagina iniziale in trono, con il nimbo quadrato, fiancheggiato da due

monaci “KERALDUS” e “HERIBERTUS” di Augia Faudi (in latino Reichenau). Uno dei 3 miniatori è chiamato

“Maestro del Registrum Gregori”, caratterizzato dalla delicatezza e trasparenza delle tinte, richiamo al

mondo classico.

CAPITOLO V. LA NASCITA DEL ROMANICO NELL’OCCIDENTE EUROPEO

Per ROMANICO si intende quel movimento artistico dei secoli XI-XIII di portata europea che ha recepito e

rielaborato l’eredità classica del passato e i recenti stili dell’Età Carolingia e Ottoniana. Nasce intorno

all’anno Mille e si tramuterà nel XIII secolo nell’Arte Gotica.

I fatti storici che diedero vita o si intrecciarono a questo periodo sono:

-Rinascita demografica ed economica

-Comparsa della cavalleria (feudalesimo)

-Espansione Normanna

-Concordato di Worms 1122 per risanare il contrasto tra Papato e Impero

-Riforma della Chiesa (Gregoriana o Cluniacense)

-Nascita delle Repubbliche Marinare (Pisa, Amalfi, Venezia e Genova)

-Le Crociate (pellegrinaggio armato o Guerra Santa 1095/1099/1204/1228-9/)

-Formazione della nuova classe sociale: la BORGHESIA

-Nascita dei Comuni

Il Romanico è l’epoca delle grandi cattedrali e abbazie. Le soluzioni architettoniche diventano in alcuni casi

ardite e suggestive.

CARATTERISTICHE ARCHITETTURA ROMANICA:

1)Esaltazione dei volumi e delle masse murarie concepiti a dimensione umana

2)Articolazione e movimentazione delle superfici esterne tramite l’uso di archetti pensili, lesene, loggette

cieche

3)Diffusione della cripta ad oratorio (con presbiterio rialzato con funzione liturgica)

4)Uso dell’arco a tutto sesto

5)Uso delle volte in muratura

IN FRANCIA

-SAINT-ETIENNE: sorta per volere di GUGLIELMO IL CONQUISTATORE e di sua moglie MATILDE, per

ingraziarsi la Chiesa a causa del loro matrimonio tra consanguinei. Vi sono volte a crociera nelle navate

minori e la navata centrale è coperta da un tetto a capriate.

-ABBAZIA DI CLUNY II: Costruita a causa del grande aumento dei visitatori e dei monaci che osservavano la

Regola Cluniacense. Il committente fu il Re di Spagna, ALFONSO IV, che inviò all’abbazia sussidi economici

annuali. Fu consacrata da INNOCENZO II nel 1130. Ha 5 navate, transetti con cappelle e un nartece. Le sue

mura sono protette da 15 torri.

CAPITOLO VI. IL ROMANICO IN ITALIA

LOMBARDIA Di committenza spesso comunale, un cantiere importantissimo si trova in Valle Padana.

-BASILICA DI SANT’AMBROGIO: è la principale del periodo romanico in Italia. Rispetto al suo aspetto

paleocristiano fu ampliata con una struttura più grande dell’abside ora aperto su 3 grandi finestre;

all’interno l’abside fu voltato a botte e al’edificio fu annessa una torre campanaria. Nel XII secolo la navata

centrale viene suddivisa in 3 campate (ogni campata nella navata centrale corrisponde a due piccole nelle

navate laterali) che sono quadrate e costolonate. Al di sopra si aprono i matronei che affacciano sulla

navata centrale. Il quadriportico dinanzi l’entrata è datato 1098, è addossato alla facciata e consta di due

livelli: in basso ha 3 entrate con arco a tutto sesto e sopra uguale ma le laterali sono più piccole. La

struttura è del 1080-1098. Presenta una facciata a capanna semplice.

EMILIA

-IL DUOMO DI MODENA: fu costruito per volere dei ricchi della società, quindi di committenza comune

laica tra gli anni 1099-1111, dall’architetto LANFRANCO, citato su una lapida elogiativa. La facciata esterna

presenta un tetto a capanna, con “protiro” (scalini più porta coperta), con un grande rosone centrale da cui

entra la luce. Dalla struttura esterna si capisce quanto spazio ci sia all’interno. L’interno è costituito da

mattoni, presenta un matroneo ma è finto serve solo a traforare la parete e a rendere la struttura un po’

più leggera. Vi è un’epigrafe sulla facciata che nomina un certo WILIGELMO, retta dai due Profeti ENOCH ed

ELIA. WILIGELMO è lo scultore di tutte le strutture interne ed esterne, e sono collocabili tra 1099-1106,

data della traslazione del corpo di SAN GEMINIANO all’interno. Le sculture si collocano alcune su 4 lastre

che narrano le Storie della Genesi (dalla Creazione di Adamo a Noè) e si trovano sulla facciata, vi sono 3

scene per ogni lastra. Il ritmo narrativo è lento e solenne, i corpi escono dalle lastre ma non irrompono.

Wiligelmo è considerato il capostipite della “Scuola Scultorea Emiliana” che con Benedetto Antelami durerà

fino al Duecento creando magnifiche sculture. Nelle lastre gli elementi ambientali o descrittivi sono esigui,

la figura tenta di uscire dal pannello.

VENETO

-BASILICA DI SAN MARCO: monumento preminente di questo periodo. Nel 829, con l’arrivo delle reliquie di

SAN MARCO a Venezia, divenne una basilica martiriale. Venne costruita nel 1063 per volere del DOGE

DOMENICO CONTARINI. Il modello costantinopolitano a cui fa riferimento è la Chiesa dei Santi Apostoli.

Ha una pianta a croce creca sormontata da una cupola centrale e 4 cupole alle estremità dei bracci.

All’interno il presbiterio è rialzato a causa della cripta sottostante. È preceduta da un atrio importante.

Lo sfarzo interno è notabile dalla doratura di tutte le volte e dalle decorazioni musive con personaggi

giganti.

TOSCANA

-BATTISTERO DI FIRENZE: è interamente di tipologia e di costruzione romanica. Fu consacrato nel 1059.

La pianta è ottagonale con tamburo. L’esterno è suddiviso in 3 registri, le finestre sono chiuse, le trifore

molto grandi. E’ di marmo bicromo bianco e nero con disegni geometrici che seguono le linee strutturali.

-DUOMO DI PISA: Fondato nel 1063 dopo la Vittoria della flotta pisana sui Saraceni, vicino Palermo. Gli si

affiancano nel corso del XIII secolo le costruzioni del Battistero, Camposanto, campanile e più in là la

TORRE.

Si erge maestoso e bianchissimo su un prato verde, facendo particolare contrasto. Fu consacrato da PAPA

GELASIO nel 1118. Ha indiscusse derivanze bizantine ma sono state rielaborate dall’architetto BUSCHETO.

L’impianto della cattedrale è a 5 navate, quella centrale è divisa da colonne monolitiche di marmo con

capitelli antichi, al di sopra corre un matroneo che si apre su bifore. Al di fuori si vedono 4 piani strutturali,

gli ultimi 3 con aperture divise da colonnine.

LAZIO E UMBRIA

In queste due regioni le strutture romaniche non prendo particolare piede. L’arte romanica viene per lo più

utilizzata nella scrittura. In questo stile vengono rifatti chiostri, altari e amboni. Due sono le famiglie dei c.d.

“marmorai” operanti a Roma: i COSMATI e i VASSALLETTO.

PUGLIA

- BASILICA DI SAN NICOLA: costruita con l’arrivo delle reliquie a Bari nel 1087. E’ ricca e complessa, ha due

torri in facciata, absidi chiuse all’esterno da una cortina e sembrano invisibili come se non ci fossero nella

struttura.

-Si sviluppa molto la scultura, della quale le prime espressioni romaniche sono legate al nome di un artista,

chiamato “ACCEPTUS” le cui prime opere sono smembrate: 1)pulpito di Santa Maria di Siponto del 1039;

2)pulpito per il santuario di Monte Sant’Angelo del 1040. Le caratteristiche di Acceptus sono la nitidezza

delle superfici molto levigate, le forme perfette, un rilievo preciso ma duro e pesante.

-Un altro scultore pugliese è ROMULADO che nel 1080 realizza per il vescovo URSONE DI CANOSSA un

TRONO EPISCOPALE particolare poiché poggia su due elefanti. In questo secolo si sviluppa anche l’arte di

scolpire le porte bronzee dividendole in formelle che presentano scene spesso riconducibili alla Chiesa e

alla sua fondazione oppure al Santo intitolatore della stessa.

-Uno scultore pugliese che però lavorerà molto al nord è BENEDETTO ANTELAMI che realizza per il Duomo

di Parma una LASTRA MARMOREA incisa che presenta Cristo che viene crocifisso. Il gruppo di sx sono

donne e uomini (Tre Pie Donne, San Giovanni Evangelista, la Vergine, San Giovanni d’Arimatea e in alto il

Sole personificato e l’Arcangelo Gabriele); il gruppo di dx invece presenta due soldati romani, un

centurione,

cinque ebrei, la veste del Cristo (detta anche il Telo della Veronica) e in alto la personificazione della Luna e

l’Arcangelo Raffaele. E’ possibile capire l’intreccio delle varie arti qui:

BIZANTINA (nella composizone scandita, nelle pieghe, nelle figure isocefale);

CLASSICHEGGIANTE (nella rassegnazione al dolore come volere divino, nelle immagini clipeate del Sole e

della Luna)

PROVENZALE (notabile nelle sinuose e grandi pieghe della veste in basso a dx del Cristo, retta da due

uomini).

CAPITOLO VII. LE “ARTI DEL COLORE” NEL SECOLO XII. LA PITTURA ROMANICA.

Lo sviluppo marginale della pittura nel XII secolo fu dovuto alla continua persistenza della pittura bizantina.

Ma dal tipico mosaico bizantino si distacca l’arte pittorica romanica utilizzando l’ “AFFRESCO”, che si avvale

di una maggiore drammaticità nelle scene della Vita di martiri e santi.

L’affresco romanico poteva essere dipinto con diverse tecniche:

-“A BUON FRESCO”: nella quale il colore viene steso sull’intonaco bianco bagnato. Veniva utilizzato un

fondo chiaro e una gamma ristretta di colori che variavano dall’ocra, turchino, vermiglio, verde.

-“ALLA GRECA”: in cui il fondo è nero o blu scuro e le immagini sono rese a pennello in color ocra sopra una

sostanza grassa che garantiva la levigatezza della superficie e la resistenza del colore.

La Francia è a oggi il paese più ricco di testimonianze di pittura murale, vi sono 140 chiese che riportano

affreschi (frammentari o in uno stato di degrado).

A Roma la pittura romanica risveglia anche gli scriptoria. La pittura qui, invasa dagli influssi degli stili

passati, riprende i motivi decorativi del patrimonio antico.Ad esempio nella Chiesa di SAN CLEMENTE,

quella inferiore, si trovano affreschi databili al 1100, perché venne dipinto un ciclo sui muri di rinforzo dopo

il SACCO DEL CELIO del 1084. I 4 affreschi presentano le Storie di San Clemente e San’Alessio, sembrano di

matrice ellenistica in quanto il gioco cromatico, tra sfondo nero e colori brillanti, fa risaltare il tutto, con

l’aggiunta di soggetti vegetali e animali.

-Nel corso di tutto l’Alto Medioevo fino al Mille le c.d. “ARTI MINORI” quali oreficeria, miniature, avori,

erano state lasciate un po’ da parte anche se erano arrivate a un livello qualitativo altissimo e ci

testimoniano la raffinata cultura artistica di un’epoca. L’area intorno alla Mosa era economicamente stabile

e solida, tale da far si che nascesse una vera e propria “ARTE MOSANA” specializzata nella lavorazione del

metallo, nell’oreficeria e negli smalti. Si tratta di un’arte di committenza imperiale o di altissime cariche

della Chiesa. Tra i grandi committenti di quest’arte ricordiamo WIBALDO, abate dell’Abbazia di Stavelot,

che commissionò all’equipe di GODEFROY DEI HUY il RELIQUIARIO DI SANT’ALESSANDRO,

particolarissimo perché realizzato con smalti e con la tecnica “champlevè” (dove il contorno dell’immagine

era formato da un rialzo metallico e nella cavità che si formava veniva versato lo smalto).

-In Inghilterra nel XII secolo la miniatura conosce una stagione di grande attività e creatività, in quanto

molte abbazie erano meta di scambi continui con tutta l’Europa. Come esempio abbiamo la BIBBIA

composta dallo scriptorium di Bury St. Edmunds e miniata da un certo MAESTRO HUGO tra 1130-1140.

Si nota subito matrice italo-bizantina di Hugo soprattutto nei panneggi delle vesti che si attaccano alle

forme dei corpi come se fossero bagnate. Sempre di Hugo ricordiamo le porte in bronzo e la straordinaria

CROCE DEI CONFESSORI, realizzata in avorio di tricheco, eseguita per l’Abbazia di St. Edmunds. È alta 60 cm

e riporta un centinaio di figure e 60 iscrizioni. La sequenza iconografica parte dalla Passio di Cristo e altre

profezie; compaiono sul retro della croce Mosè che innalza il serpente di bronzo (segno della futura

salvezza di Cristo crocifisso), per questo pensiamo che fosse destinata alla liturgia del Venerdì Santo.

Sempre sul retro al centro troviamo l’agnello + 19 busti di Profeti dai volti protesi e dalle barbe appuntite,

allineati sui bracci della croce, che con i loro cartigli dispiegati profetizzano la Passione.

-Un ultimo settore è quello della lavorazione in metallo che ne corso del XII secolo da vita a crocifissi, lastre

tombali, oggetti decorativi in ottone. Questi ultimi venivano chiamati “dinanderie” perché molto spesso

provenivano dalla città di Dinant nel Belgio.

CAPITOLO VIII. <OPERE FRANCIGENO> : LA NASCITA DEL GOTICO NELL’ “ÎLE DE

FRANCE”.

La parola GOTICO è il termine con il quale viene indicato lo stile artistico formulato nell’Ile de France

(regione con Parigi; la Francia in questo periodo era il paese più all’avanguardia, più economicamente

stabile e più acculturato) nel corso del XII secolo e che si è esteso in tutta l’Europa occidentale, e che

perdurò fino agli inizi del XV secolo in alcune zone. Il termine “gotico” venne impiegato in senso

dispregiativo nel Rinascimento a proposito della scrittura oscura di questi secoli, appunto “alla maniera dei

Goti” ovvero “barbara”. Nel Cinquecento e nel Seicento, gli storici definirono questo periodo buio e

aberrante prima della “Rinascita del 400”. Nel Settecento si rivalutò, definendolo portatore di un’identità

culturale e di una grande originalità. La rivalutazione del gotico e delle sue architetture si noterà anche

nella letteratura, come ad esempio nel romanzo “Notre Dame de Paris” di Victor Hugo.

CARATTERISTICHE: è nell’architettura che si manifesta il nuovo stile tra gli anni 1140-1150, unendo

elementi caratteristici di stili bizantini. Il problema primario degli architetti gotici fu quello di modificare

completamente la struttura precedenti dell’edificio. Anche l’architetto cambia come figura, da semplice

disegnatore della pianta diventa coordinatore del lavoro scultoreo, delle vetrate, trova una soluzione per

l’elevazione della struttura. Da edifici con pareti portanti si passa a EDIFICI A SCHELETRO PORTANTE il cui

peso della volta poggia su punti determinati della struttura come pilastri, rinforzati per ricevere le spinte;

dal pilastro cruciforme romani si passa a un PILASTRO A FASCIO O COMPOSITO, cioè rinforzato e cinto da

colonnette per sostenere la spinta delle volte costolonate; altri elementi caratterizzanti sono l’ARCO

ACUTO, VOLTA A COSTOLONI o A OGIVA, ARCO RAMPANTE anche “arco a collo d’oca con le due

(detto

imposte a diversa altezza e ha funzione di contrafforte). Facilitando così lo scarico del peso delle volte si

poté attuare una maggiore elevazione dell’edificio.

SAINT DENIS

E’ una chiesa abbaziale nei dintorni di Parigi. Luogo sacro alla monarchia Merovingia che qui fece il suo

pantheon. Il suo abate SUGER fece restaurare la chiesa secondo i canoni gotici: nel 1140 la facciata si

arricchisce di un rosone centrale, tre portali e due torri laterali; nel 1145 viene costruito il coro a

deambulatorio, unito al transetto da una serie di cappelle radiali, e vengono aperte 14 finestre che lo

inondano di luce (Suger era stato influenzato dagli scritti di Pseudo-Dionigi che vedeva nella luce un aspetto

divino, come se fosse la manifestazione di Dio in Chiesa). La facciata inaugura la nuova tradizione dei portali

con decorazione plastica: nel 1771 tutte le statue dello strombo furono rimosse e le conosciamo attraverso

disegni antecedenti. E’ proprio la decorazione degli strombi che porta la più grande novità a Saint-Denis: 20

statue erano collocate lungo gli strombi ed erano state scolpite nello stesso blocco delle colonne (da qui

deriva il loro nome “statue colonne”), esse raffiguravano Re e Regine, patriarchi, Profeti dell’Antico

Testamento (forse a simboleggiare l’unione dei due poteri: regale e sacerdotale).

CATTEDRALE DI CHARTRES

La cattedrale fu ricostruita nel 1194 dopo un grave incendio che lasciò intatta solo la facciata. Sono gli anni

della Vittoria di Bouvines sugli Inglesi e la grandiosità e l’egemonia francese accresce. Uno sconosciuto

architetto eseguì questi lavori di restauro: modificò l’elevazione eliminando le tribune e riducendola a 3

spartizioni; ingrandì molto le finestre che furono arricchite di vetri colorati, che rappresentano scene del

Nuovo e del Vecchio Testamento, e da un rosone di 6 mt di diametro; allungò i pilastri e i semi pilastri così

da rendere maggiormente l’idea dello slancio verticale della struttura; divise la volta in 6 parti. La grande

facciata è invece precedente, risale al 1145, ed è composta da 3 portali e da due torri. Le statue create

appositamente furono realizzate tra 1145-1155, in origine erano 24, ora sono 19 e rappresentano Re e

Regine, Profeti e patriarchi. Queste figure hanno volti severi, sono ricavate da blocchi stretti e lunghi di

pietra, poggiano su dei piccoli piedistalli e sono sormontate da un baldacchino.

-Le novità della scultura e della pittura stanno nella rappresentazione del nuovo rapporto che si crea tra

uomini, e tra essi e la natura, il paesaggio, gli animali. Il diffondersi dei vari ordini, tipo quello cistercense di

cui facevano parte molti costruttori o taglia piedi, fecero si che gli schemi dello stile gotico si diffondessero

in tutta Europa. Zona chiave per la scultura fu la zona della Mosa, nella quale il più famoso artista fu

NICOLA DI VERDUN. Egli seppur mosano (zona dalle tendenze architettoniche romaniche) è l’anticipatore

dello stile gotico in scultura. I suoi personaggi passano da una romanica bidimensionalità, a una

tridimensionalità plastica ma mantenendo uno stile sontuoso e monumentale.

“Opere Francigeno” vuol dire “alla maniera francese”.

CAPITOLO IX. LA SCULTURA ITALIANA DEL DUECENTO E L’INTERPRETAZIONE DEL

GOTICO IN ITALIA.

Colui che ha introdotto lo stile gotico in Italia, probabilmente a seguito di numerosi viaggi in Francia, è

BENEDETTO ANTELAMI, che nel suo stile introduce compattezza di forma e dinamica lineare. Egli nasceva

come artista all’interno di quella corporazione di architetti e lapicidi itineranti della “Magistri Antelami”,

provenienti dalla zona del comasco. Una sua opera famosissima è la “DEPOSIZIONE”, situata nel Duomo di

Parma del 1178, di altissimo livello esecutivo. Qui unisce stilemi classici della cultura romanica unita al

nuovo sentimento sacralizzante della rappresentazione. A sx vediamo le PIE DONNE e NICODEMO, a dx i

soldati si spartiscono la tunica di Cristo e poi angeli, Chiesa e Sinagoga, Sole e Luna. E’ stato architetto e

scultore anche del BATTISTERO DI PARMA iniziato nel 1196 e già funzionante nel 1216 quanto Antelami se

ne allontanò. Ha una pianta ottagonale all’esterno e decaesagonale all’interno (16, spartizione dei lati a

metà), coperto da una cupola a vela non visibile all’esterno. L’esterno è composto dall’alto basamento con

archi ciechi, colonne addossate e tre portali.

ARTE FEDERICIANA

FEDERICO II DI HOHENSTAUFEN, nipote di Federico Barbarossa e figlio di Costanza d’Altavilla (unica erede

della dinastia normanna). Fu incoronato prima a Magonza e poi ad Aquisgrana “Re di Germania”.

Fu nominato IMPERATORE DEL SACRO ROMANO IMPERO. Si assunse la corona del Regno Crociato di

Gerusalemme sposando in seconde nozze ISABELLA IOLANDA DI BRIENNE. Fu spesso in contrasto con la

corte papale e venne più volte scomunicato. Il suo Regno dura dal 1220 al 1250, partecipa anche alla SESTA

CROCIATA 1228-9. Promosse gli studi giuridici; fece tradurre in latino Aristotele e numerosi testi arabi; le

terre da lui amate furono la Puglia e la Sicilia, proprio in quest’ultima sponsorizzò la lingua volgare e la

poesia romanza dei trovatori siciliano e provenzali. La sua posizione è importante rispetto all’architettura

per l’intensa attività edilizia, si calcolano nel suo regno ben 225 castelli e palazzi reali. E’ collezionista di

pezzi antichi. Questo periodo viene chiamato “RINASCENZA FEDERICIANA”.

L’ARTE FEDERICIANA promuove da un’arte di stampo imperiale, riprende la figura di Augusto (da qui il

nome “Augustali” dato alle monete con l’emblema della casa sveva e l’aquila romana). L’area geografica

per lo sviluppo di quest’arte è ristretta al Mezzogiorno d’Italia. La sua arte è per lo più laica.

-I CASTELLI diventano il cardine del nuovo assetto politico; si basano su costruzioni bizantine o islamiche

che Federico vide durante la Sesta Crociata. Un quadrilatero con cortile interno, torrioni quadrate o

circolari sugli angoli. Uno degli esempi più palesi è il CASTEL DEL MONDO ad Andria con pianta ottagonale,

con 8 torri angolari, con copertura a volta a crociera di archi a sesto acuto. Riprende il tema del MASTIO

(residenza fortificata); non si capisce bene la funzione, se fosse una residenza militare, venatoria,

astrologica. Fu edificata tra 1240-1246.

-Federico da molta importanza al RITRATTO SCULTOREO in cui i volti si fanno molto espressivi. Ad esempio

la TESTA DA LANUVIO ha una forte somiglianza con i ritratti antichi augustei. Dai confronti con le effigi sulle

monete vi è stato riconosciuto Federico ii. A differenza di quelle classiche la resa è più lineare e realistica

(tendini del collo)riflettendo l’ideale veristico della rinascenza sveva.

-Fece inoltre, in tutto il Regno, costruire numerose PORTE BASTIONICHE alle entrate delle città. Come ad

esempio la PORTA DELLE TORRI a Capua, situata sopra al Fiume Volturno. Costruita tra 1234-1239

all’ingresso nord della città di Capua, dinanzi al Ponte Casilino. Nel 1557 fu abbattuta dal Viceré Spagnolo di

Napoli, che fece lasciare sono le torri ma le fece ribassare. Doveva essere molto alta, con finestrelle in cui

erano posizionate la statua del Re sul trono e altre statue.

NICOLA PISANO Forse ricevette la sua formazione nelle Terre meridionali di Federico II, dove risultano

evidenti nelle sue opere gli influssi. L’Arrivo di Nicola in Toscana risale al 1245. La sua prima opera firmata è

il PULPITO DEL BATTISTERO DI PISA datato 1260. E’ a forma esagonale, sorretto da colonnine che a loro

volta sorreggono arcate trilobe. E’ scolpita su 5 lati in pannelli e rappresenta: la Natività, la Presentazione al

Tempio, Adorazione dei Magi, Crocifissione, Giudizio. E’ evidente il richiamo al tardo antico nella ripresa

delle figure allineate al fondo che occupano tutta la scena in altezza e larghezza;il richiamo all’arte

federiciana è evidente nella postura, gestualità, sguardi dei personaggi, con pathos e viva partecipazione e

con la rappresentazione degli animali. I pannelli sono divisi da colonnette. Qui la scultura diviene

architettura. Forme classiche, ripresa dei soggetti classici quali ad esempio Ercole. Trattazione sapiente

della superficie marmorea.

Lo sviluppo successivo dello stile di Nicola lo ritroviamo nel PULPITO DEL DUOMO DI SIENA eretto tra 1265-

68 assieme ad alcuni collaboratori quali: suo figlio GIOVANNI, ARNOLFO DI CAMBIO, DONATO, LAPO. Ha

forma ottagonale, quindi più superficie scolpita, non vi sono più le colonnine a dividere le scene ma vi sono

delle figure angolari. Ai piedi delle colonne che lo sorreggono vi sono 4 leoni, richiamo all’arte animalistica

tanto cara all’arte federiciana. Nelle scene si intensificano i personaggi, i panneggi, la narrazione diventa più

dinamica a volte sembra quasi caotica, e ogni personaggio ha una propria fisionomia. Il Cristo Apocalittico,

di una delle scene sembra così reale, a causa dell’intensità dello sguardo, della mano sx e della fantastica

levigatura del marmo, che sembra uscire al di fuori del pannello.

GIOVANNI PISANO Puro formandosi nella bottega del padre tendente al classicismo e con toni pacati

per lo più, egli sviluppa una sua personalità che è evidente nella tensione drammatica delle sue figure.

I suoi modelli sono più orientati verso la scultura gotica francese e probabilmente ne venne a conoscenza o

facendo un viaggio o in altro modo, ma comunque la scultura gotica francese si stava diffondendo in tutta

Europa, quindi bisognava fare i conti con questa nuova corrente. Tra le sue prima collaborazioni col padre

annoveriamo la FONTANA MAGGIORE DI PERUGIA, portata a termine nel 1278, riprendendo la base della

fontana medievale precedente. Su una gradinata si erigono due vasche concentriche (25 e 12 facce). Quella

sotto presenta pannelli scolpiti divisi da colonnine, quella sopra divisi da figure angolari. Vengono unite

immagini simboliche, allegoriche, religiose e profane.

-Lavora solo nella FACCIATA DEL DUOMO DI SIENA, sia come scultore che come architetto. Porterà avanti

la facciata per tutta la parte inferiore poi la interruppe per contrasti con i committenti. È composta da 3

profondo portali coronati da cuspidi (richiamo allo schema francese delle cattedrali). Dominata da una forte

tensione scultorea, dove le sculture sono collocate in posizione anomala al di sopra dei portali proprio

come statuette a tutto tondo. Altre statue più grandi, a grandezza naturale, di profeti, profetesse, filosofi e

sibille, erano collocate sulla facciata. Le sue più belle figure sono senz’altro quelle che rappresentano la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi storico-artistici
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Poggiogufo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof D'Onofrio Mario.

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