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centrale della storia é quello di Stella che ormai convinta dall’amore che prova per Accattone,

diviene una prostituta, ma non riuscendoci torna piangendo dal suo uomo che finalmente capisce, la

capisce e inizia ad amarla. Qui la storia d’amore é talmente importante per il regista che é capace di

redimere qualsiasi uomo, persino il piú squallido e abbietto essere umano che esista, riuscendo a

cogliere la dimensione interiroe dei personaggi. Per molti questo film rappresenta l’opera piú

compiuta di Pasolini, che riesce a calrsi perfettamente nell’inferno del suburbio romano e

riconoscerne le leggi, che sono piú dure di quelle della nostra civiltá, ma che sotto il segno dei

sentimenti portano sempre ad una pace dei sensi.

L’anno successivo esce un film che ha un richiamo eccezionale al primo neorealismo, ma é solo un

episodio sparuto, é il “Salvatore Giuliano” di Rosi. Il regista assume un atteggiamento da saggista

storico, il procedimento é rosselliniano ovvero una ricostruzione documentaria. L’episodio centrale

é il ritrovamento del cadavere del bandito in un cortile, e da qui si dipana da un lato la storia fatta di

flashback che ripercorre i fatti piú salienti del bandito, e dall’altro l’insistenza quasi brutale

nell’esibizione del corpo dato in pasto alla curiositá della stampa e della folla fino ad essere

interrotto dal pianto della madre.

In effetti si puó dire che il film risuona di lament femminili, siano quelli delle mogli e madri dopo

l’eccidio di Portella, o durante il rastrellamento fatto dalle forze dell’ordine. Durante il processo nel

tribunale viene contrapposto ai toni chiaroscuri visti fin’ora , una luce uniformamente diffusa, che

aumenta fino all’avvelenamento del cugino Pisciotta. Infine l’epilogo alla luce del sole, un’altro

cadavere esposto in una piazza che alimenta il mistero della storia di questo bandito.

Rosi rifiuta di far vedere il bandito in vita, se non di lontano o intravisto, poiché non vuole

alimentare una mitizzazione del bandito, l’obbiettivo é far riconoscere le forye che hanno

contribuito a fermare Giuliano, anche se é un compito difficile perché quest’ultimo godeva di un

consenso popolare tale da farlo sembrare un moderno Robin Hood, si sostiene infatti che rubava ai

ricchi per dare ai poveri. Il film non é interamente imparziale come si vuole credere ma ha la

pecularietá di avere come fine il far prendere una coscienza allo spettatore, cui non segue una

esplicita enunciazione di valori positivi.

Ma tutti questi film avevano volutamente delle enormi differenze dalle pelicole del dopoguerra che

guardavano soprattutto i valori di giustizia e libertá, mentre le recenti pellicole guardavano alle

relazioni civili tra gli individui, erano piú psicologici tanto da voler provocare una serie di choc

emotivi.

“Ossessione”

Il film ha una nascita travagliata, dapprima Visconti assieme al gruppo formato da Alicata,Puccini e

De Santis leggono il dattiloscritto di Renoir, basato sul romanzo il postino suona due volte e quindi

si dice, ma la notizia non sembra avere riscontri, che Visconti abbia visto il film francese basato su

questo. Tanto che la societá produttrice del film francese all’uscita di Ossessione denunció il regista

e sua casa di produzione fino ad essere assolti.

C´é da dire peró che Visconti e gli altri lessero molto il dattiloscritto e si convinsero che poteva

diventare un buon film, pensando al titolo che provvisoriamente si chiamó Palude.

L’esordio cinematografico di una delle personalitá maggiori del cinema italiano coincide con il

traguardo di una battaglia di gruppo e di generazione, poiché il film se si osserva bene parla di una

rivoluzione ispirata ad una umanitá che soffre, ma non una rivoluzione generica o metaforica, una

rivoluzione vera, socialista. Questo era il tema e con Osessione si tentava di ridare una

riqualificazione alla cultura dove l’umanitá che soffre non é altro che la classe operaia. Per questo il

cast passó molti guai, soprattutto molti di loro finirono in prigione come Alicata e Puccini che

vennero arrestati mentre erano in fase di montaggio, ma anche lo stesso Visconti venne

imprigionato e miracolosamente sfuggito ad una condanna a morte.

E´singolare come la critica non si fosse accorta di quanto forte fu il rapporto tra il romanzo di Cain

e il film, sono presenti molte ispirazioni ma anche molte mutuazioni dal romanzo, anche se Alicati

affermó che il testo forní solo il nucleo centrale del plot.

In effetti ci sono molte parti uguali come ad esmpio l’arrivo di Frank e quello di Gino con la

analoga consumazione a sbafo del pasto o la scena della seduzione ecc.

Ma se i protagonisti di Cain sono omologhi all’ambiengte circostante, quelli di Visconti sono

incapaci di vivere nella norma e vogliosi di scappare.

Visconti e i suoi compagni volevano insomma far vedere un paese diverso da quello

cloroformizzato ed edulcorato rappresentato dal fascismo sugli schermi italiani, volevano mostrare

un’umanitá spoglia, scarna e accanita, fatta cosìdalla quotidiana lotta per l’esistenza.

La storia é suddivisa praticamente in 6 sequenze, anche se la parte centrale é stata vittima di una

cesura compresa tra due sequenze che raccontano un prima e un dopo dell’evento delittuoso che

viene dunque dato per implicito e in seguito esplicitamente alluso, ma non rappresentato. (Ovvero

l’inizio del viaggio notturno, la mattina seguente al delitto con i personaggi che imbarazzati

rispondo alla polizia, e l’interno al commissariato).

Le seuqenze narrative sono cosí suddivise,dove c’é chiaramente una netta divisione tra i temi di

passione (p) e liberazione (l):

:

- 1p dall’arrivo di Gino in casa Bragana all’adulterio e alla proposta di fuga con Giovanna, cui

questa rinuncia all’ultimo momento.

- 2l dal viaggio ad ancona con l’incontro in treno dello spagnolo, al lavoro in fiera.

- 3p dal’incontro con i coniugi Bragana, al viaggio di ritorno con loro dopo aver

implicitamente tramato il delitto con Giovanna (dopo la cesura: il delitto).

- 4p dall’inizio della vita a due di Gino e Giovanna, qualche giorno dopo l’uccisione, alla

solitudine dei due amanti in crisi (celebre carraellata all’indietro di Giovanna che mangiucchia

leggendo il giornale e poi si assopisce)

- 5l dalla vista di Ferrara per riscuotere l’assicurazione alla concitata fuga all’alberghetto dove

Gino sta con Anita dopo aver litigato con Giovanna ed essersi accorto la polizia lo bracca.

- 6p dall’arrivo fi Gino allo spaccio con il proposito di vendicarsi della presunta soffiata di

Giovanna alla polizia, alla riconciliazione dei due fino alla fuga e alla morte di lei seguitta

dall’arresto di Gino.

Il racconto filmico procede per aggregazioni, e si puó distinguere il tema iniziale alla sua

conseguenza come nel desiderio e adulterio, guga liberazione, rimorso solitudine, vendetta e morte.

Ha un ritmo da tragedia greca, da melodramma anche se adotta all’interno di ogni sequenza

narrativa un ritmo e una scrittura tipicamente romanzesca. E proprio per accentuare questa dualitá

divente dupilce anche lo stile di Visconti come regista, poiché da un lato combina movimenti di

macchina atti ad avvolgere, ad aggredire i personaggi tenendoli insieme in una sorta di presente

vissuto, dall’altro abbiamo un fraseggiare che distacca i personaggi, li scompone e li ricompone

posizionandoli in un ipotetico limbo.

Ossessione non procede come la maggior parte dei film in linea retta, ma ha un procedimento

circolare, tutto attorno ad una chiusa ineluttibilitá del destino, e l’impossibilitá di sottrarvisi.

Tutti i personaggi appaiono entro un loro archetipo, dannati ad essere senza divenire, dove il loro

rapporto é solo l’ingresso nei meccanismi del fato.

Giovanna é l’epicentro di questi rapporti, che dalla sessualitá alla maternitá rappresenta una sorta di

forza mitica, l’unica del film che si governa e autogoverna,dove Gino e Bragana sono funzioni

opposte della sua vita come giovinezza e vecchiaia, incertezza e sicurezza e ci si accorge che quasi

tutto che di loro é dato nel film é in funzione di Giovanna.

Sulla figura dello spagnolo c’é stata molta censura, e l’aggettivo piú usato dalla critica italiana per

parlare di lui é stato ambiguo che é riferito principalmente al carattere generale del personaggio e

non alla sua sessualitá, anche se si puó facilmente pensare a questo. Chiamato Spagnolo

probabilmente per la sua presenza nella guerra di Spagna, offre una possibilitá di fuga a Gino, un

salto al di fuori dalla societá, ma lo fa chiedendo di scordarsi le donne, che avrebbero viaggiato e

dormito insieme, lavorare nello stesso posto, tutto questo insomma allude non troppo

implicitamente ad un rapporto omosessuale. Addirittura si puó dire che hanno un intimita che Gino

e Giovanna tra loro non hanno, quindi possiamo dire che lo Spagnolo ha due ruoli contrastanti: il

primo é fornire, agli occhi di Visconti, una altrenativa positiva alla distruttiva passione di Gino e

Giovanna, e l’altro é completare il ciclo del tradimento. Il dato del’omosessualitá é importante

soprattutto perché conferma la struttura duplice del film, ovvero tra il primo e il secondo tempo (nel

enso strutturale) ripetono in chiave diversa lo stesso schema eros e thanatos (ad esempio nel primo

tempo gino prova a dimenticare Giovanna mediante lo Spagnolo, nel secondo mediante Anita),

istinto e ragione, piacere e realtá. E quando Giovanna fa uccidere il Bragana a Gino puó significare

nella sua furente illusione conservare allo stesso tempo sicurezza e libertá, infatti lei simboleggia la

condizione assoluta della donna, che in quegli anni era sottomessa, come invece rappresenta la sua

opposta Anita, la puttana\ballerina che rappresenta la banalitá, il perenne subire rassegnata.

Tutto il plot racchiude in se alla fine la crisi grave della famiglia, o l’impossibilitá della sua

esistenza. Ossessione prende peró ispirazione anche da due film francesi: Toni dove riprende piú il

piano strutturale e stilistico, e La Bete humaine da dove riprende piú il piano narrativo. Ma

sicuramente il film presenta dei contenuti che esploderanno poco dopo nel neorealismo italiano,

potendo tranquillamente definire la pellicola di Visconti un film ante litteram neorealistico.

“La Terra Trema”

Dopo Ossessione Visconti si dirige nella cittá verghiana Aci Trezza, proprio perché vorrebbe girare

un film sulla base di uno dei romanzi di Verga come i malavoglia o Mastro Don Gesualdo.

Qui in alcune sue interviste dice che in questa permanenza siciliana ebbe modo di conscere gli

scritti di Gramsci che gli aprirono gli occhi sulla questione meridionale, e uno di questi temi sará a

lui molto caro tanto da metterlo nel film, il tema della sconfitta, del fallimento.

Storicamente peró possiamo affermare con certezza che queste letture non influenzarono

minimamente le idee del film soprattutto perché ancora non erano state pubblicate, se non quando si

stavano ultimando le riprese.

La componente verghiana in questa opera di Visconti é molto importante, ma non é infatti l’unica

premessa del film, poiché ci furono due fattori: il primo fu che al regista venne commissionato dal

PCI una pellicola dal taglio piú documentaristico da usare nelle elezioni imminenti, che riguardasse

i pescatori siciliani e altra povera gente. Il secondo motivo, piú rilevante fu quello che dopo i

sopralluoghi deci se di girare non uno ma 3 documentari, tutti ambientati in ambienti di lavoro in

sicilia. Un paesino di pescatori, una solfara dove i minatori soffrono di disoccupazione e infine una

vallata dove i contadini sono sfruttati dai padroni e sorvegliati dalla mafia. Tutte e tre le storie erano

pregne di rilevanti punti di attrito dello scontro di classe in tutta italia, ed é a metá strada tra il

documentario e il cinema narrativo, e proprio attenendosi al documentario Visconti crea dei finali

piú attinenti alla realtá, come la sconfitta di Antonio nella prima storia, chiude senza vittorie o

sconfitte la seconda storia con un aiuto che vene dalla tecnologia, e l’unica vittoria nella terza storia

ma con la presenza della parola miracolo, proprio per descrivere al meglio la condizione quasi

disperata del futuro.

La terra trema per molta della critica possedeva una lentezza quasi ieratica, a tratti monumentale ma

non é casuale, basti pensare che Visconti volle imprimere una stilizzazione che investe tutto il piano

narrativo ma ha dalla sua una dinamicitá delle riprese essenziale.

A differenza di Ossessione ha pochi primi piani o comunque riprese tese alla psicologia del

personaggio, pur rimanendo su di esso, ma lo fa con alternanza tra figure intere e paesaggio

sconfinato. Nella prima parte Visconti fa vedere un immersione dei personaggi nelle realtá che

appartengono, mentre nella seconda parte articola maggiormente le linee del racconto. E a

differenza di Ossessione che tra il prima e il dopo del delitto c’é solo una dissolvenza, qui per il

prima e il dopo del disastro c’é un sistema di cinque dissolvenze incrociate, che raccontano

l’episodio della tempesta, ed é raro che delle dissolvenze assumono un carattere narrativo.

A creare ulteriore pathos si aggiunge le otto inquadrature della dolorosa attesa delle donne sulla

sciara, a differenza del testo verghiano.

Visconti non cita nei titoli di testa i Malavoglia, non pensa minimamente di parlare di un opera

liberamente tratta dal testo letterario, anche se questo é un caso esemplare di rapporto ideale tra un

testo filmici e letteratura, che non viene usata come canovaccio da seguire ma come una realtá da

leggere ed interpretare. Anche i personaggi ad esempio sono diversi, come Padron ‘Ntoni nel film

diventa Padron Giovanni, che sottolinea la totale diversitá del personaggio anche nel nome; la

Madre che dice pochissime battute nel film non ha nome, che invece é andato alla maggiore delle

sorelle malavoglia, Mara. Infine i piú piccoli dei Valastro non esistono nel testo verghiano a

differenza del film.

Ma anche molti altri temi sono differenti: come la morte del nonno che nel libro, dopo aver subito

un grave incidente durante la tempesta, si rimette ma passa tutto il giorno nel letto fino a quando

Alfio lo porta in ospedale e muore; nel film invece si ammala di crepacuore dopo la fuga di Cola, e

portato in ospedale presumibilmente a morire. O il tema della fuga che nel libro é il tentativo di

‘Notoni per cambiare stile di vita, nel film chi fugge é Cola,proprio per lo stesso motivo. Oppure

infine il tema della tempesta, che nel libro sono due dove in una muore Bastianazzo e nell’altra

quasi perde la vita ‘ntoni, nel film Visconti ne mette solo una e il personaggio di Sebastiano é giá

morto all’apertura del film.

Un altro dato da sottolineare é che la Storia nel film é ancora meno assente che nel libro, poiché

ogni connotazione storica é rarefatta. Al di lá di qualche scritta mussoliniana e qualche falce e

martello non abbiamo alcuna allusione diretta al presente del film, tanto da rendere difficile

collocarlo cronologicamente, se non fosse per quel foglio che ‘ntoni mostra alla camera con la data

1947. la veritá é che laddove in Verga la conflittualitá é storicamente determinata dalla societá

industriale che distrugge la societá rurale, in Visconti la conflittualitá é ideologicamente determinata

dalla divisione della societá in classi. Dove Verga vede positivamente l’equilibrio secolare della

societá rurale, Visconti vede negativamente l’equilibrio della societá divisa in classi. E tanto da

rendere ancora piú marcata la differenza di pensiero con lo scrittore siciliano sappiamo che

quest’ultimo vede ingiusta la ribellione contro il proprio stato, mentre per il regista la ribellione allo

sfruttamento é non solo giusta in quanto nasce dalla coscienza di classe, ma sacrosanta.

Il commento della voce fuori campo é stato piú volte sottovalutato, perché si pensasse che

contaminava la purezza neorealistica del film, ma ha un senso invece anche solo di spiegare alcune

battute dette in dialetto.

C’é un incidenza maggiore nella prima parte che nella seconda, ovviamente, proprio perché nella

prima parte c’é la presentazione dei personaggi, spiegazione della situazione e dei rapporti.

Nell’ultima parte dei film invece il voice over diviene rarefatto, sicuramente perché Visconti

immaginava che ormai la storia fosse chiara, se non per tre interventi, che sono sicuramente

essenziali: il primo serve a trasmettere la tristezza per il doloroso trasloco; il secondo intervento,in

particolare nelle inquadrature di ntoni con rosa, serve non tanto per sottolineare la necessitá della

solidarietá di classe, ma perché introduce la parola ricominciare, che ritroveremo alla fine del film;

e proprio l’ultimo intervento é legato appunto al precedente dove si vede ntoni partire per il mare.

Per riassumere si puó dire che il voice over di La Terra Trema ha funzioni e caratteristiche diverse,

infatti possiede una funzione di traduzione-riassunto per i dialoghi siciliani, presenti assai poco;

una funzione di tipo esplicativo-decrittivo, e questi non sono pochi; e una funzione di tipo

integrativo dove da informazioni aggiuntive.

La Terra Trema si presenta come una summa di tutto il formulario neorealista, dalla scelta di una

realtá oggetivamente problematica all’atteggiamento documentaristico, dal rifiuto di un teatro di

posa e all’uso di attori professionisti all’uso di ambienti reali e di interpreti presi dalla strada,

dall’opportunitá di denuncia alla necessitá della testimonianza, tutto viene assunto e radicalizzato da

Visconti, il quale lo trasforma in un modo di espressione e fonde il tutto in personale materia

poetica, facendogli assumere una stilizzazione che trasfigura tutti i dati di oggettivitá in dati di

soggettivitá.

Azzardata ma azzeccata anche la scelta delle inquadrature di media distanza per la maggior parte

del film, scelta che di solito si fa in un film d’azione e non in uno dove trionfa l’inazione. Ma la

realtá é che a lui interessa mostrare l’ideologia del racconto, una favola ideologia atemporale basata

sulla lotta di classe. E difatti si puó affermare che questo é sicuramente il piú impopolare dei film

post bellici, ma é anche il piú marxista del neorealismo, poiché non é appassionatamente

antifascista come Roma Cittá Aperta, o umanistico come Sciusciá, ma qui prevale una visione del


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hastur86-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Moneti Guglielmo.

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