Appunti Qualità Televisiva e Pluralismo Culturale – Salvatore Tropea – LUMSA 2012/2013
QUALITA’ TELEVISIVA E PLURALISMO CULTURALE
Punto di vista orientato sulla Consulta Qualità Rai e sulla figura di Jader Jacobelli. Rapporto tra qualità
televisiva, televisione, democrazia, civilizzazione. Giornalismo italiano molto partigiano, con una visione
della verità molto approssimativa.
Aldo Grasso in un suo articolo sulla qualità televisiva afferma che: non esiste una ricetta esatta per
produrre qualità, ma questo non vuol dire non doverla perseguire o accontentarsi del peggio. La qualità è
semplicemente il fare le cose nel miglior modo possibile anche se è la condizione più difficile da
raggiungere. Il problema è che sulla questione della qualità non c’è un vero e proprio studio e un vero e
proprio impegno per raggiungerla. Un paese con un palinsesto scadente è di per sé scadente sul piano della
civilizzazione. Il concetto di qualità è però ambiguo e sfuggente, per questo difficile da controllare e/o da
misurare. Inoltre non si è mai riuscito a creare uno strumento o un ente superpartes che possa decidere,
giudicare e valutare sulla qualità di tutto il mondo televisivo (sia pubblico che privato).
Bisogna andare oltre la qualità del singolo programma e andare a vedere la relazione tra pubblico e
programma, tra pubblico e mezzo. Se la TV pubblica non riesce a migliorare i cittadini, vuol dire che non fa
bene il suo compito e non ha un vero e proprio scopo. La TV ha ancora un forte potere sulle persone. C’è
inoltre la necessità di mantenere una diversità di punti di vista; mentre oggi con i nuovi media c’è proprio il
pericolo dell’omologazione. Quella che sembra essere un’accresciuta libertà dei singoli (con nuove
possibilità di esprimersi) è invece una nuova forma di omologazione, di collettivismo.
Manca un’integrazione tra mondo televisivo, dei media e sfera culturale. È un problema soprattutto della
realtà italiana, dove c’è un’elite intellettuale molto distante dal popolo e dalla massa.
La qualità ha a che fare anche col genere televisivo, con la rete televisiva e col sistema televisivo.
Quest’ultimo può essere aperto ai cittadini o decisamente chiuso come nel caso italiano, dove
sostanzialmente c’è un duopolio.
Fondamentali dovrebbero essere i punti di vista dell’emittente, da una parte, e del pubblico dall’altra.
Ci possono essere dei criteri minimi per valutare la qualità:
-‐ capacità degli attori di rappresentare un personaggio, trucco, riprese, qualità dei dialoghi, ecc.
Sul piano della qualità dei contenuti i criteri sono: credibilità della trama, creatività e soluzioni nuove, realtà
contemporanea e contenuti su di essa per aiutare il pubblico a capirla, comprensibilità, necessità di avere
notizie con descrizioni del fatto e del contesto, altrimenti, in quest’ultimo caso, si corre il rischio di ricevere
più notizie ma capire sempre di meno. C’è inoltre una forte segmentazione del pubblico che porta ad una
segmentazione dei programmi e delle notizie. I critici televisivi si limitano ad una generica descrizione senza
dare un vero approfondimento sui criteri di qualità. La qualità di una rete televisiva deriva anche
dall’identità che la rete si è costruita nel tempo e, spesso, a concorrere non sono i singoli programmi ma le
reti televisive.
Si deve tentare di migliorare progressivamente la domanda del pubblico, ovvero migliorando l’offerta e
stimolando l’interesse del pubblico. Per esempio, per quanto riguarda la BBC, un criterio di qualità è la
capacità di diversificare e la capacità di sperimentare delle novità. Quest’ultimo aspetto è molto raro in
Italia, dove c’è un attardarsi ad un modello e a dei format molto vecchi. Un altro criterio potrebbe essere
quello di fornire l’informazione attraverso l’originalità e, come detto prima, la diversificazione e il
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pluralismo per rispecchiare i vari punti di vista e le varie culture realmente esistenti nella società che si va a
descrivere. Questo è difficile da mettere in pratica non solo per l’alta quantità di fenomeni diversi, ma
anche per il rischio che ci sia uno scontro tra le numerose culture; quando, invece, la diversità dovrebbe
essere un arricchimento. Sul piano del confronto della diversità si gioca un importante pezzo di qualità.
Una specificità Europea è che ogni paese ha una televisione pubblica. Sempre più spettatori, però, sono
indifferenti alla qualità. E spesso si confondono i piani quantitativo e qualitativo; si pensa che un ascolto
alto sia indice di alta qualità, quando invece non è assolutamente così.
Poi c’è uno stretto rapporto tra qualità televisiva e dimensione etica: il discorso si incentra su che tipo di
valori ispirano un determinato programma. La qualità dovrebbe essere rappresentata dai valori etici che un
programma veicola o meno.
Il servizio pubblico italiano si propone l’obiettivo di migliorare gli standard qualitativi ma, allo stesso tempo,
mantenere un numero alto di telespettatori. Il punto focale è quello di riuscire a non concepire il servizio
pubblico con la sola logica del mercato. Perché la TV di qualità non può essere settoriale e deve riuscire a
sollecitare la capacità critica e lo spirito critico del pubblico e dei cittadini; lo deve fare soprattutto il servizio
pubblico. Quindi TV di qualità non deve essere concepita come TV elitaria e noiosa, non deve essere
didascalica ma, con nuove vesti, deve comunque educare e fare cultura. Tutto ciò non riguarda le singole
reti, dovrebbe riguardare una logica e una cultura generale di un’intera nazione. Fare una TV minoritaria
non porta al risultato di fare una televisione di qualità.
In Gran Bretagna, con la BBC, si
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