1. AMBITI E OBIETTIVI DELL’ANTROPOLOGIA.
ANTROPOLOGIA: studio dell’essere umano nella sua globalità; scoprire quando, dove e perché l’umanità è comparsa sulla
terra e si è evoluta, e come si siano prodotte le varietà fisiche presenti nelle popolazioni moderne; si interessa inoltre alla
variabilità delle idee e delle usanze tradizionali nelle società passate e presenti; inizialmente solo culture non occidentali,
lasciando ad altre discipline lo studio della civiltà occidentale e di analoghe società complesse, dotate di una storia scritta, oggi
sia città industriali sia remoti villaggi del mondo non occidentale; questo perchè ogni ipotesi generale sull’uomo dev’essere
applicabile ai vari contesti
criterio storico + proporzioni mondiali dell’ambito di interesse + approccio olistico (o multiprospettico = studio di molti aspetti
dell’esperienza umana tendenza alla specializzazione in un settore particolare)
ciò che contraddistingue l’antropologia è proprio l’indagine degli elementi (i tratti, i costumi) specifici di un gruppo umano
fine dell’800
nasce alla
serve a ridurre o risolvere i problemi sociali attraverso la comprensione e il cambiamento delle condizioni che li creano
contribuisce alla conoscenza del genere umano e permette di evitare fraintendimenti tra popolazioni diverse (l’intolleranza
nei confronti della diversità è infatti dovuta, in parte, all’ignoranza in merito alle ragione della differenza tra le persone)
antropologia
antropologia fisica (o biologica) antropologia culturale
(*) (§)
(settore molto ampio della ricerca archeologia
antropologica) linguistica
etnologia (studia le culture più recenti, ci si riferisce spesso con
l’espressione più generale di antropologia culturale)
ANTROPOLOGIA FISICA : origine e evoluzione del genere umano (paleontologia umana o paleoantropologia); variazioni
(*)
biologiche delle popolazioni contemporanee (focalizza il proprio interesse sulla variabilità degli esseri umani)
CULTURA: abitudini mentali e comportamentali tipiche di una popolazione o di una società
ANTROPOLOGIA CULTURALE : archeologia (studio delle culture antiche attraverso i loro resti materiali); antropologia
(§)
linguistica (analisi linguistica in prospettiva antropologica); etnografia (indagine su popolazioni viventi e recenti)
linguistica strutturale (indaga i principi secondo cui suoni e parole sono organizzati nel discorso)
sociolinguistica (si occupa degli aspetti sociali della lingua)
l’etnografo è un tipo particolare di etnologo che trascorre un periodo di tempo condividendo, interagendo e osservando la
popolazione che è oggetto del suo studio etnografia (descrizione dettagliata che segue all’indagine sul campo) l’indagine
etnografica non è soltanto descrittiva, ma propone spiegazioni dei fenomeni osservati
etnostoria (studio dei mutamenti culturali che sopravvengono nel tempo)
vi sono poi ampie aree di specializzazione dell’antropologia (economia, politica, psicologia, ..)
2. IL CONCETTO DI CULTURA.
l’uomo tende a non riflettere sulla propria cultura perché essa è talmente parte di sé che egli la dà per scontata solo
confrontandosi con sensibilità, credenza e abitudini diverse ci si accorge di condividere certe idee e usanze con un determinato
gruppo 1
l’uomo tende a considerare corretti i propri costumi e le proprie abitudini mentali, e a giudicare immorali o inferiori i modelli
diversi la prospettiva antropologica parte dal presupposto che i costumi e la mentalità di un gruppo debbano essere descritti
culturale)
oggettivamente, e calati nel contesto dei problemi e delle opportunità della società studiata (relativismo esprimere
un giudizio non può e non deve precludere l’oggettività
ostacolato da 2 comportamenti:
tendenza alla valutazione negativa risultante dell’etnocentrismo
propensione ad un giudizio positivo che spesso prende la forma di un’ammirazione spontanea verso la vita semplice del
"buon selvaggio" non esistono individui o società senza cultura
per lo scienziato sociale (per quanto semplici)
perché un’idea o un’azione siano culturali esse devono essere condivise da un gruppo (anche se un comportamento non si
verifica di frequente) se queste usanze culturali sono circoscritte ad un gruppo all’interno della società si parla di subculture
(fulcro dell’interesse sociologico)
quando gli antropologi definiscono "culturale" un fenomeno, essi lasciano un margine alla variabilità individuale (un tratto
culturale non è obbligatoriamente condiviso dalla totalità della popolazione)
affichè un comportamento possa essere considerato culturale, esso dev’essere appreso e condiviso un grande aiuto
all’apprendimento proviene dalla lingua naturale e dal linguaggio simbolico tutte le popolazioni di cui l’antropologia è a
conoscenza possiedono un sistema complesso di comunicazione simbolica e parlata, detto linguaggio (simbolico poiché una
parola o una frase rimandano ad un oggetto o ad’entità indipendentemente dal fatto che essi siano presenti o meno)
SOCIETÀ
l’antropologia si occupa delle caratteristiche culturali di una = gruppo di persone che occupa un preciso territorio e
parla la medesima lingua, generalmente non compresa dalle popolazioni vicine (non coincidono con le nazioni: molti stati
riuniscono entro i propri confini popoli di lingua differente)
Durkheim: la cultura è un’entità esterna che esercita su di noi un forte potere di coercizione (norme) (non sempre ce ne
rendiamo conto)
2 tipi di imposizione culturale:
DIRETTA (è la più ovvia)
INDIRETTA (meno ovvia, ma non per questo meno efficace; es: se decido di parlare una lingua straniera, nessuno mi
fermerebbe, ma non verrei nemmeno capito)
modelli culturali ideali: serie di idee (di valori e norme) che stabiliscono come un individuo debba comportarsi o reagire
emotivamente in una determinata situazione sappiamo, tuttavia, che c’è differenza tra cultura ideale e cultura reale
2 modi attraverso cui individuare i modelli culturali:
se ci si occupa di usanze esplicite o chiaramente visibili all’interno di una società, il ricercatore appura l’esistenza di queste
pratiche e le studia con l’ausilio di una persona bene informata
nel caso in cui l’oggetto in esame sia una sfera del comportamento che comprende numerose variazioni individuali, o
quando gli individui studiati non siano consapevoli dei propri modelli di comportamento, l’antropologo deve raccogliere
informazioni da un campione di persone allo scopo di individuare il modello culturale moda (risposte che si verificano con
maggior frequenza rispetto ad una serie di risposte possibili) ci si serve di un campione rappresentativo (campione casuale)
particolari comportamenti e idee sono appresi se questi variano da società a società, e li possiamo imputare al puro
determinismo genetico se essi sono presenti in tutte le società (es: i bambini di tutto il mondo imparano la lingua circa alla
medesima età, tuttavia, le lingue specifiche parlate dagli adulti delle varie società mostrano differenze notevoli, e per questo
debbono essere apprese) 2
usanze non adattive (che riducono le speranze di sopravvivenza e di riproduzione) sono destinate a scomparire usanze
adattive (è più probabile che persistano)
quando si dice che un’usanza è adattiva si fa riferimento ad uno specifico contesto naturale e sociale (essa può infatti essere
adattiva in un determinato ambiente e non in un altro) la cultura rappresenta un adattamento all’ambiente naturale, ad
esigenze biologiche e all’ambiente sociale (una data usanza rappresenta uno specifico adattamento all’ambiente, ma non
esaurisce tutti quelli possibili; non tutte le caratteristiche culturali sono adattive: alcune di esse possono essere neutre; anche di
fronte a circostanze mutate, le persone possono decidere di non cambiare le proprie usanze; è anche possibile che da un
tentativo di cambiare certi comportamenti si sviluppino fenomeni non adattivi)
ogni singola cultura è fortemente integrata:
una delle ragioni è la sua generale adattività (se certe usanze sono maggiormente adattive in un contesto, allora quel
genere di tratti si ritroverà insieme in condizioni analoghe)
per ragioni psicologiche (se una tendenza verso la coerenza cognitiva è riscontrabile negli esseri umani, si può supporre
che almeno alcuni aspetti di una cultura tendano ad essere integrati secondo lo stesso criterio)
nel prendere in considerazione la storia di una società è necessario tener presente che la sua cultura è mutata nel tempo la
spinta al cambiamento può venire dall’interno o dall’esterno di una società
3. LE SPIEGAZIONI E LA LORO VERIFICA.
gli antropologi desiderano comprendere perché alcune usanze esistono SPIEGAZIONE: risposta ad un interrogativo sulle
cause in ambito scientifico vi sono 2 tipi di spiegazione: le associazioni e le teorie (*)
nel settore delle scienze sociali le associazioni vengono enunciate di solito in senso probabilistico: si dice infatti che 2 o più
variabili tendono ad essere correlate in modo prevedibile, il che significa che di norma vi sono alcune eccezioni definiamo
quindi la relazione fra le variabili un’associazione statistica, dicendo in tal modo che è improbabile che la relazione osservata sia
frutto del caso
le teorie (spiegazioni di associazioni statistiche) sono più complesse delle relazioni osservate che intendono spiegare; vi sono
(*)
notevoli differenze tra una teoria ed un’associazione:
una teoria è più complessa e contiene non una, bensì una serie di informazioni, mentre un’associazione di solito enuncia in
modo piuttosto semplice l’esistenza di una relazione tra 2 o più variabili misurate
sebbene una teoria possa menzionare cose che sono osservabili, può essere comunque difficile o impossibile osservare
direttamente alcuni aspetti dei fenomeni in esame; al contrario, le associazioni statistiche sono basate interamente sulle
osservazioni
sviluppare una teoria richiede immaginazione creativa E un attaccamento eccessivo ad un particolare orientamento teorico può
essere controproducente
2 tipi di procedure per poter elaborare spiegazioni dei fenomeni culturali:
studio di una particolare società (analisi del singolo caso)
studio comparativo che riguarda più società
in campo scientifico tutte le strategie di verifica consistono nel dire in anticipo che cosa si troverà nel caso l’interpretazione
proposta sia corretta, e quindi nel condurre un’indagine per vedere se la previsione viene confermata il ricercatore deve fornire
una definizione operativa (descrizione della procedura seguita nel misurare le variabili; permette ad altri di valutare se le
misurazioni fatte sono corrette) la scienza dipende dalla replicabilità, vale a dire dalla possibilità di riprodurre i risultati
misurare qualcosa significa confrontarlo con altre cose su una scala di variabilità (anche la classificazione è un metodo di
misura)
una procedura di campionamento dovrebbe riuscire a dare una rappresentazione corretta, e non una selezione fuorviata da
preconcetti, dell’universo da cui viene attinto il campione migliore: procedura di campionamento casuale
per verificare se le variabili sono associate nel modo previsto, l’antropologo può costruire una tabella della contingenza: ogni
caso viene assegnato ad una cella della tabella, in base ai risultati ottenuti nella misurazione delle variabili esaminate test di
3
significatività: test che ci dicono quanto "perfetto" dev’essere un risultato perché si possa considerare probabile un’associazione
tra le variabili in esame, cioè il fatto che una implichi generalmente l’altra (è statisticamente significativo (probabilmente vero)
qualsiasi risultato che dia un valore inferiore o uguale a 0,05 (fino a 5 probabilità su 100) vi sono molte ragioni per cui è
impossibile attendersi sempre un risultato perfetto
metodi di ricerca in antropologia:
unità di analisi tipo di ricerca
non storica storica
singola società etnografia etnostoria
comparazione all’interno di una stessa comparazione all’interno di una stessa
cultura cultura
regione comparazione controllata comparazione controllata
campione di società di tutto il ricerca transculturale ricerca transculturale
mondo
OSSERVAZIONE PARTECIPANTE = metodo che prevede sempre il lavoro sul campo (esperienza diretta con la popolazione
studiata) è la pietra miliare dell’antropologia moderna; condotta in genere per un anno o più dopo aver effettuato un lavoro
sul campo, un antropologo può preparare un’etnografia; carattere altamente soggettivo; è importante il reperimento di
informatori
altri metodi: la mappatura, il censimento porta a porta, l’osservazione del comportamento, le interviste con un campione di
informatori; le monografie e gli articoli etnografici su soggetti specifici sono utili per poter effettuare una comparazione tra
diverse società
la conoscenza che un antropologo può avere di una regione è inferiore a quella che può avere di una singola società; le
comparazioni su base regionale sono comunque molto utili; è importante però ricordare che non è detto che una spiegazione
valida per una regione sia poi estendibile ad altre
le comparazioni transculturali vengono utilizzate soprattutto per verificare la bontà delle teorie; la loro conclusione, con ogni
probabilità, è valida per la maggior parte delle società
etnostoria: studio dei materiali descrittivi riguardanti una singola società, relativi a vari periodi della sua storia i dati possono
provenire da fonti che esulano dalle etnografie approntate dagli antropologi (racconti di esploratori, missionari, viaggiatori,
ufficiali governativi) è importante separare ciò che può essere considerato un fatto da ciò che è invece una sua interpretazione
vantaggio del ricorrere a studi di tipo storico: in ambito antropologico lo scopo delle teorie è quello di spiegare la variabilità dei
modelli culturali, vale a dire di specificare quali condizioni culturali favoriranno un modello piuttosto che un altro
FATTORI DETERMINANTI PER LA VARIABILITÀ CULTURALE
4. LA COMUNICAZIONE E IL LINGUAGGIO.
tutti i sistemi linguistici sono costituiti da simboli pubblicamente accettati attraverso i quali si cerca di condividere esperienze
personali; la nostra comunicazione non è limitata al linguaggio (importanza della comunicazione non verbale; una parte di
questa comunicazione sembra essere universale tra gli uomini (es: le espressioni del volto); ma essa è anche culturalmente
il linguaggio umano è simbolico
variabile; i sistemi di comunicazione non sono un’esclusiva degli esseri umani; MA 2
significati:
produce un significato anche in assenza del referente
4
il significato è arbitrario: chi riceve il messaggio non potrebbe coglierne il significato basandosi esclusivamente sui suoni, e
comunque non conosce quel significato per via istintiva i simboli devono essere appresi
in cosa differisce la vocalizzazione umana??
non è appropriato individuare nel simbolismo il tratto distintivo del linguaggio umano; tuttavia, la vocalizzazione umana si
distingue da quelle non umane in quanto possiede una gamma molto più ampia di simboli
i sistemi vocali non umani sono chiusi (i differenti richiami non sono combinati per produrre nuove espressioni dotate di
significato); le lingue umane, al contrario, sono sistemi aperti (retti da regole complesse in merito a come i suoni e i sistemi di
suoni possono essere combinati per produrre una varietà infinita di significati)
il linguaggio, così come noi lo conosciamo, nacque solo con l’uomo moderno (circa 100.000 anni fa) (le conclusioni non sono
uniformemente accettate) le prime forme di scrittura sono comparse solo 5.000 anni fa
alcuni autori sostengono che nel cervello esiste un dispositivo di acquisizione della lingua che nell’uomo è innato riguardo alla
sua effettiva esistenza non si è ancora certi; sappiamo, invece, che lo sviluppo effettivo del linguaggio individuale non è
condizionato interamente da fattori biologici (se fosse così tutti gli esseri umani parlerebbero una stessa lingua generata dal
cervello)
per indagare l’origine del linguaggio:
studio dell’apprendimento della lingua da parte dei bambini
analisi dello sviluppo delle lingue creole
durante gli imperi coloniali europei, gli schiavi comunicavano col padrone e con tutti gli altri attraverso una sorta di versione
pidgin (semplificata) della lingua del padrone; le lingue pidgin mancano di quei tasselli coesivi, come le preposizioni e i verbi
ausiliari, che si trovano negli idiomi di società integre molte lingue pidgin si sono sviluppate dando origine alle lingue creole
(incorporano gran parte del vocabolario della lingua dei dominatori, ma hanno una grammatica differente sia da questa che da
quelle delle lingue d’origine degli schiavi) esistono notevoli somiglianze grammaticali fra le lingue creole di tutto il mondo; gli
idiomi creoli potrebbero dunque somigliare alle prime lingue umane
la facoltà linguistica è uno dei tratti genetici propri dell&
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