Psicologia generale
Sensazione e percezione
La sinestesia è l’esperienza percettiva tipica di una modalità sensoriale evocata da un altro senso. Studi recenti indicano che la sinestesia è molto più comune di quanto si credesse e può indicare che in alcune persone il cervello ha circuiti un po’ differenti da quelli presenti nella maggioranza. In questo capitolo si esploreranno le principali conoscenze sulla natura della sensazione e della percezione.
Tra i sensi quello predominante è la vista. Dal punto di vista della coscienza, sensazione e percezione sembrano un unico evento. Gli psicologi sanno però che sensazione e percezione sono attività distinte.
La sensazione è la semplice consapevolezza della stimolazione di un organo di senso. Dopo che una sensazione si registra nel sistema nervoso centrale, a livello cerebrale ha luogo la percezione, cioè l’organizzazione, identificazione e interpretazione di una sensazione in modo tale da formare una rappresentazione mentale.
Nonostante la loro molteplicità, tutti i sensi dipendono dal processo di trasduzione, che ha luogo quando i sensori corporei convertono i segnali fisici provenienti dall’ambiente in segnali neurali inviati al sistema nervoso centrale.
Quantificazione della percezione
Ma come si fa a quantificare la percezione? Dando per scontato che la percezione è diversa per ognuno di noi, come potremmo mai sperare di misurarla? Gustav Fechner sviluppò un metodo per misurare la sensazione e la percezione, la psicofisica, cioè un metodo che misura la forza di uno stimolo e la sensibilità del soggetto a quello stimolo.
Misurazione del livello di soglia
La soglia assoluta
La misura quantitativa minima in psicofisica è la soglia assoluta, ovvero l’intensità minima di uno stimolo necessaria alla semplice rilevazione sensoriale. Una soglia segna un confine, in cui i due stati in questione sono il percepire e il non percepire. Si è notato come da un punto di vista uditivo le persone tendano ad essere più sensibili alla gamma di toni che corrispondono alla conversazione umana.
La soglia differenziale
La soglia assoluta è utile per stabilire il grado di sensibilità rispetto a stimoli lievi, ma nella vita quotidiana la percezione si risolve il più delle volte nel rilevare differenze fra stimoli che sono ben al di sopra della soglia assoluta. Il sistema percettivo umano eccelle nell’individuare i cambiamenti dello stimolo più che il suo semplice insorgere o scomparire. Per misurare la soglia differenziale, Fechner suggerì di utilizzare la JND, (just noticeable difference) o differenza appena individuabile. Approssimativamente essa è proporzionale alla grandezza dello stimolo standard. La cosiddetta Legge di Weber stabilisce che la differenza appena individuabile di uno stimolo rappresenta una proporzione costante nonostante le variazioni d’intensità. Nel calcolare una soglia differenziale quello che importa è la proporzione tra la grandezza e gli stimoli.
Rilevazione del segnale
La misurazione delle soglie assoluta e differenziale richiede un presupposto critico: che esista una soglia. Un cambiamento nel cervello del tipo tutto-o-niente è poco probabile. Gli esseri umani non passano improvvisamente e rapidamente dalla percezione alla non percezione. Secondo una teoria psicofisica, nota come teoria della rilevazione del segnale, la risposta ad uno stimolo dipende sia dalla sensibilità del soggetto allo stimolo in presenza di rumore che dal suo criterio di risposta. Ci sono quattro casi sperimentalmente verificati: successo, insuccesso, falso allarme, rifiuto corretto. Fechner previde che, se si vuole giungere ad una migliore comprensione del processo di percezione, bisogna tenere conto sia delle caratteristiche dello stimolo che delle caratteristiche del soggetto.
Adattamento sensoriale
Con adattamento sensoriale si intende il fenomeno per cui la sensibilità ad una stimolazione prolungata tende col tempo a scemare perché l’organismo si adatta alle condizioni in cui si trova.
La visione: più di quel che colpisce l’occhio
L’acuità visiva, la capacità di vedere dettagli fini, corrisponde alla riga di lettere più piccola che il soggetto medio può leggere da una distanza di circa 6 metri.
La percezione della luce
Le onde luminose possiedono tre proprietà, ciascuna delle quali ha una dimensione fisica che produce una corrispondente dimensione psicologica: la lunghezza ne determina la colorazione, l’intensità o ampiezza determina la luminosità, la purezza determina la saturazione o l’intensità dei colori.
L’occhio umano
L’occhio umano è composto da tre parti fondamentali: cornea, pupilla e iride.
La rappresentazione tricromatica nei coni
La luce che colpisce la retina provoca un pattern di risposta specifico in ognuno dei tre tipi di coni. Questa rappresentazione tricromatica del colore significa che il pattern della risposta mediata dai tre tipi di coni fornisce un codice specifico per ogni colore.
La rappresentazione dell’opponenza cromatica nel cervello
Il sistema dell’opponenza cromatica prevede coppie di neuroni visivi funzionano in antagonismo: le cellule sensibili al rosso si oppongono a quelle sensibili al verde, e le cellule sensibili al blu si oppongono a quelle sensibili al giallo. I sistemi dell’opponenza cromatica spiegano il fenomeno dell’immagine postuma. Quando guardiamo un colore, ad esempio il verde, i coni che rispondono con maggior forza al verde col passare del tempo si affaticano. L’affaticamento porta ad uno squilibrio degli input che arrivano ai neuroni antagonisti del sistema rosso-verde: il segnale indebolito proveniente dai coni che rispondono al verde porta ad una risposta complessiva che esalta il rosso. Funzionando insieme, il sistema tricromatico e il sistema dell’opponenza cromatica determinano la percezione del colore.
Il cervello visivo
Gran parte dell’elaborazione visiva avviene già all’interno della retina. Tuttavia gli aspetti più complessi della visione richiedono un’elaborazione più sofisticata che avviene nel cervello.
Sistemi neurali di percezione della forma
Una delle funzioni più importanti della visione riguarda la percezione della forma degli oggetti.
Le vie del “che cosa”, del “dove” e del “come”
- La via ventrale è la via del “che cosa”
- La via dorsale identifica la posizione e il movimento di un oggetto
- In anni più recenti i neuroscienziati hanno sostenuto che, dal momento che la via dorsale è essenziale per guidare i movimenti, più che “via del dove” dovrebbe essere definita come “via del come”.
Le vie visive ventrale e dorsale sono distinte a livello funzionale.
Il riconoscimento degli oggetti mediante la vista
La rappresentazione cerebrale di oggetti e volti
Le ricerche sul modo in cui il cervello risponde agli oggetti complessi e ai volti cominciò negli anni Ottanta del secolo scorso con esperimenti sui primati.
Principi dell’organizzazione percettiva
Prima di poter effettuare il riconoscimento di un oggetto, il sistema visivo deve eseguire un altro compito importante: organizzare la rappresentazione delle varie parti di un oggetto in un’unica rappresentazione integrata. L’idea che tendiamo a percepire un oggetto come un’unica entità, anziché come la somma di parti separate è il principio fondamentale della psicologia della Gestalt. I principi della Gestalt caratterizzano molti aspetti della percezione umana. Tra i più rilevanti ci sono le regole di organizzazione percettiva:
- Semplicità: la spiegazione più semplice di solito è la migliore. Messo a confronto con due o più possibili interpretazioni della forma di un oggetto, il sistema visivo tende a scegliere l’interpretazione più semplice o più probabile.
- Chiusura: tendiamo a inserire gli elementi mancanti di una scena visiva.
- Continuità: i margini o i contorni che hanno lo stesso orientamento possiedono quella che i sostenitori della Gestalt definivano una “buona continuazione” e tendiamo a raggrupparli insieme a livello percettivo.
- Somiglianza: aree che si assomigliano per colore, luminosità, forma o per la trama superficiale vengono percepite come appartenenti allo stesso oggetto.
- Vicinanza: oggetti che si trovano vicini tendono ad essere raggruppati insieme.
- Movimento comune: elementi di un’immagine visiva che si muovono insieme vengono percepiti come parti di un unico oggetto in movimento.
Distinguere la figura dallo sfondo
L’organizzazione percettiva è un potente strumento per la capacità di riconoscere gli oggetti mediante la vista. Organizzare implica separare visivamente un oggetto da ciò che lo circonda. Per usare i termini della Gestalt questo significa distinguere una figura dallo sfondo in cui si trova. Ci sono diversi criteri per distinguere la figura dallo sfondo: la grandezza, il movimento, l’attribuzione del contorno, ecc., anche se qualche volta non è facile distinguere fra le due cose, come nel vaso di Rubin.
Teorie sul riconoscimento di oggetti
Sono state proposte due teoria generali sul riconoscimento di oggetti, una basata sull’oggetto come intero e l’altra sulle sue parti. Secondo la teoria del riconoscimento di oggetti in base all’immagine mentale, un oggetto visto in precedenza viene conservato nella memoria e va a costituire un template (stampo, sagoma), cioè una rappresentazione mentale che può essere confrontata direttamente con la forma di un oggetto nella sua immagine retinica. La teoria del riconoscimento di oggetti in base alle loro parti propongono invece che il cervello decostruisca gli oggetti osservati in un insieme delle loro parti secondo elementi geometrici detti “geoni”, il che consentirebbe il riconoscimento dell’oggetto solo al livello delle categorie e non del singolo oggetto.
La percezione della profondità e della grandezza
Gli oggetti dell’ambiente esterno sono organizzati in tre dimensioni: lunghezza, larghezza e profondità, ma le dimensioni nell’immagine retinica sono solo due: lunghezza e larghezza. Come fa il cervello ad elaborare un’immagine retinica piatta? La risposta risiede in una serie di indizi di profondità. Tutti gli indizi di profondità (monoculari, binoculari, basati sul movimento) contribuiscono alla percezione visiva.
Indizi monoculari di profondità
Alcuni aspetti della percezione visiva si basano comunque su indizi monoculari di profondità, cioè elementi di una scena che forniscono informazioni sulla profondità quando sono osservati con un solo occhio. Tali indizi si basano sul rapporto fra distanza e grandezza. Anche con un occhio chiuso l’immagine retinica di un oggetto su cui si focalizza l’attenzione diventa più piccola man mano che si fa più vicino. Il cervello sfrutta normalmente queste differenze di grandezza nell’immagine retinica, ovvero la grandezza relativa per percepire la distanza. Ciò funziona particolarmente bene nel caso di un indizio di profondità monoculare detto grandezza familiare. Altri indizi sono la prospettiva lineare, il gradiente di tessitura, la sovrapposizione, l’altezza relativa all’immagine.
Indizi binoculari di profondità
Più vicino è l’oggetto che state guardando maggiore è la disparità binoculare, cioè la differenza nelle immagini retiniche dei due occhi che è fonte di informazioni sulla profondità.
Indizi di profondità basati sul movimento
Si basano sul fenomeno della parallasse di movimento.
Illusioni di profondità e di grandezza
La relazione tra grandezza e distanza è stata usata per creare sofisticate illusioni ottiche. Tutte queste illusioni dipendono dallo stesso principio: quando si osservano due oggetti che proiettano immagini retiniche della stessa grandezza, l’oggetto che si percepisce come più lontano verrà percepito come più grande.
La percezione del movimento
Il sistema di percezione del movimento deve tener conto della posizione e del movimento degli occhi, e inoltre della testa e del corpo, per riuscire a percepire correttamente i movimenti degli oggetti e consentirci di avvicinarci e allontanarci. La percezione del movimento, come la percezione del colore, si fonda in parte su processi antagonisti. Un caso particolare di percezione di movimento è quella del movimento apparente.
L’udito: più di quello che colpisce l’orecchio
Il senso dell’udito riguarda le onde sonore
La percezione del suono
Proprio come l’onda luminosa ha tre dimensioni corrispondenti a tre dimensioni della percezione visiva, così anche l’onda sonora è caratterizzata da tre dimensioni fisiche: la frequenza, l’ampiezza e la complessità determinano rispettivamente ciò che udiamo come il tono, il volume e il timbro di un suono. Delle tre dimensioni delle onde sonore, la frequenza è quella che ci fornisce il maggior numero delle informazioni utili per identificare i suoni.
L’orecchio umano
Come fa il sistema uditivo a trasformare le onde in segnali neurali? L’orecchio umano si divide in tre parti distinte: l’orecchio esterno, l’orecchio medio e l’orecchio interno.
La percezione del tono
Dall’orecchio interno i potenziali d’azione del nervo acustico raggiungono il talamo e infine l’emisfero controlaterale della corteccia cerebrale. Questa regione è chiamata area A1 ed è la porzione del lobo temporale che contiene la corteccia uditiva primaria. Per la maggior parte delle persone le aree uditive nell’emisfero sinistro analizzano i suoni relativi al linguaggio, mentre quelle nell’emisfero destro sono specializzate nei suoni ritmici e nella musica. L’orecchio umano ha sviluppato due meccanismi per codificare la frequenza delle onde sonore, uno specifico per le alte frequenze e l’altro per le basse frequenze. Il codice di posizione è usato principalmente per le alte frequenze, mentre il codice temporale registra le basse frequenze.
La localizzazione delle onde sonore
Allo stesso modo in cui la distanza tra i due occhi produce la visione stereoscopica, così la collocazione delle orecchie ai lati opposti della testa ci consente di avere un udito stereofonico: il suono che arriva all’orecchio che si trova più vicino alla fonte sonora ha un’intensità maggiore del suono che arriva all’orecchio più distante. Un altro indizio per la localizzazione di un suono è dato dal tempo di ricezione.
I sensi cromatici: non solo epidermide
La visione e l’udito forniscono informazioni sul mondo da lontano. In confronto, i sensi corporei, detti anche somatici, sono del tutto intimi e personali. La percezione tattile scaturisce dall’esplorazione attiva dell’ambiente fatta toccando e afferrando gli oggetti con le mani.
Il tatto
Il tatto comincia con la trasuzione in segnali neurali delle sensazioni della pelle. Regioni come la punta delle dita e le labbra hanno un’elevata capacità di discriminare dettagli spaziali fini, mentre per le aree come la parte bassa della schiena questa capacità non è così elevata. Queste capacità percettive sono una naturale conseguenza del fatto che nella punta delle dita e nelle labbra la densità dei recettori tattili è piuttosto elevata e l’area della rappresentazione topografica nella corteccia somatosensoriale è alquanto estesa.
Il dolore
Il dolore è la meno piacevole delle sensazioni, ma è fondamentale ai fini della sopravvivenza. I ricercatori distinguono per il dolore fra le fibre A-delta ad azione rapida, le quali trasmettono il dolore acuto che si sente immediatamente dopo una ferita improvvisa, e le più lente fibre C, che trasmettono il dolore sordo, che dura a lungo e persiste dopo la ferita iniziale. Il tipo e l’intensità del dolore mostrano una correlazione tutt’altro che perfetta, fatto questo che ha sempre colpito i ricercatori. Come spiegano gli psicologi, questa sconcertante variabilità nella percezione del dolore? Secondo la teoria del gate-control o teoria del cancello, i segnali che arrivano dai recettori del dolore presenti nel corpo possono essere fermati da interneuroni nel midollo spinale tramite un preciso feedback. Un altro tipo di feedback può invece aumentare la sensazione del dolore.
Posizione del corpo, movimento ed equilibrio
I recettori sensoriali forniscono le informazioni che ci servono per percepire la posizione e il movimento degli arti, della testa e del corpo. Anche la visione ci aiuta a mantenere l’equilibrio.
I sensi chimici: l’aggiunta del sapore
L’ultimo gruppo di sensi che verranno presi in considerazione ha in comune una base chimica per combinare gli aspetti di distanza e vicinanza. I sensi chimici dell’olfatto e del gusto rispondono alla struttura molecolare di sostanze che giungono alla cavità nasale con l’inalazione o che si dissolvono nella saliva.
L’odorato
Gli esseri umani possiedono circa 350 tipi differenti di recettori dell’olfatto (ORN), che ci permettono di discriminare qualcosa come 10.000 odoranti diversi. Il bulbo olfattivo invia i propri segnali a vari centri del cervello, comprese le aree responsabili del controllo delle pulsioni primarie, delle emozioni e dei ricordi. Ciò spiega perché gli odori possono avere su di noi effetti immediati, fortemente positivi o altrettanto fortemente negativi. Per fortuna l’adattamento sensoriale funziona anche nel caso dell’odorato.
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