11 febbraio 2020
Che cos'è la psicologia?
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento delle persone. Con comportamento si intende tutte le manifestazioni dell’essere umano, o in maniera più limitata le azioni, comportamento agito. La psicologia è lo studio del funzionamento normale e patologico dei comportamenti dell’individuo. È un approccio scientifico, vedremo l’approccio di Galileo.
La comunicazione
La comunicazione è lo studio dei processi comunicativi dell’individuo, in che modo le persone entrano in comunicazione tra di loro e che effetti ha la comunicazione sulle persone. Parlare di comunicazione è difficile perché tutti comunichiamo, quando parliamo di comunicazione parliamo di noi, delle persone.
Un aspetto molto rilevante è che noi comunichiamo dalla nascita, spesso comunichiamo senza tenere conto di cosa produciamo comunicando o come comunichiamo, lo facciamo automaticamente. Il pericolo di questi processi automatici è di non essere consapevoli delle regole che governano la comunicazione.
Siamo abituati a considerare l’uomo come l’unità minima di analisi, alcuni processi complessi sono difficilmente riconducibili alle singole unità. L’analisi psicologica della comunicazione ha a che fare con questo, le parole che usiamo non sono nostre, esprimiamo quello che riteniamo essere una nostra caratteristica individuale attraverso forme e linguaggi che non sono nostre, ma sono appresi e definiti da una collettività che va oltre l’individuo.
In questo senso la comunicazione è collettiva, questo vuol dire che nella comunicazione c’è sempre un aspetto di relazione, non diciamo solo qualcosa, ma quasi sempre quando facciamo passare un’informazione non stiamo comunicando solo l’informazione che vogliamo passare, ma anche qualcos’altro, che è la relazione.
Il passaggio di informazioni ha una sua forma, ma la comunicazione non si esaurisce nel messaggio che vogliamo passare, è un aspetto collettivo, sociale, comunichiamo insieme ad altri usando risorse e simboli collettivi. L’individualità non esaurisce le possibilità comunicative, segue dei canali e dei codici che sono collettivamente definiti.
Comunicazione mediale
Tramite i social comunichiamo qualcosa di noi perché gli altri lo vedano. Le dimensioni collettive e relazionali sono fondamentali perché la comunicazione funzioni. È difficile che la comunicazione sia neutra, perché veicolano sempre un valore o possono avere conseguenze negative.
Un primo modello che ha tentato di descrivere cosa fosse la comunicazione è quello di Shannon e Weaver del 1949: trasferimento di informazioni mediante segnali da una fonte ad un destinatario. Una fonte trasmette un messaggio tramite un canale a un recettore che lo decodifica e lo manda al destinatario, il rumore è qualsiasi cosa interferisca con la comunicazione. Più basso è il rumore, migliore è la comunicazione.
In questo modello mancano del tutto, l’aspetto dell’intenzione, del contesto e del significato. Il problema del significato non è indifferente, noi spesso diamo per scontato che il significato sia compreso nello stesso modo dall’altra parte.
- Hanno uno o più significati
- Sono intenzionali
- Sono legate al contesto
Il triangolo semiotico è ciò che lega il simbolo al significato e all’oggetto. La linea tratteggiata evidenzia il rapporto diretto tra l’oggetto (referente) e il significante (simbolo, segno) perché il rapporto è istituito solo tramite la referenza (significato). Il problema della significazione genera grandi problemi comunicativi. È la convenzione che definisce cosa voglia dire un simbolo o una parola. Il processo di significazione è prevalentemente sociale, fa parte del nostro vivere collettivo.
A seconda di come decidiamo di decodificare i simboli, questi assumono significati molto diversi tra loro. Spesso i conflitti nascono per decidere chi deve attribuire il significato alle cose. Sulla base di questi significati diamo un significato al mondo tramite la comunicazione. La comunicazione è uno scambio di significati, che spesso sono malleabili, modificabili, influenzabili come noi.
Il significato non esiste di per sé, ma si realizza nell’intenzione comunicativa da parte dei partecipanti alla comunicazione.
Intenzionalità
Dire qualcosa che possa avere un qualche significato per qualcun altro: Rispetto all’intenzionalità si riporta una distinzione tra informazione e comunicazione, dal punto di vista pragmatico questa distinzione può essere abbastanza sfumata. L’intenzionalità può essere divisa in due:
- Intenzionalità formativa: dico a qualcosa a proposito di qualcos'altro "fuori c’è il sole".
- Intenzione comunicativa: voglio rendere il destinatario consapevole di qualcosa di cui prima non era consapevole.
Senza la presenza di un comportamento intenzionale non definisce un aspetto comunicativo, la comunicazione ha un carattere intenzionale. Il messaggio ha un valore informativo e non comunicativo.
Il contesto
Esso definisce diversi aspetti del messaggio e della comunicazione, influenza fortemente la comunicazione. L’interpretazione del messaggio è strettamente legata al contesto. Determina le scelte delle parole, definisce il senso da attribuire, specifica il significato, trasforma e orienta il significato.
La comunicazione è uno scambio di significati tra due o più partecipanti all’interazione comunicativa che ha carattere intenzionale e avviene all’interno di un particolare contesto. A questa definizione va aggiunto il punto del feedback, ovvero l’interattività comunicativa, la possibilità di rispondere sullo stesso canale e avere emittenza e ricevenza alternati. Il feedback ci chiarifica che ogni comunicazione implica una relazione. La comunicazione è il mezzo tramite cui gli individui hanno rapporti con gli altri ed hanno la possibilità di scambiare significati, esprimendo noi e gli altri. La comunicazione chiarifica come ci vediamo e come vediamo gli altri.
Comunicazione: scambio intenzionale di significati tra due o più interlocutori che determina ed è determinato dalla relazione fra i partecipanti stessi in un particolare contesto, è la dimensione psicologica che produce e sostiene la definizione di sé e dell’altro.
12 febbraio 2020
La comunicazione è un'azione
Usare il linguaggio equivale a fare qualcosa, ovvero mettere in atto un’azione. Molto spesso le comunicazioni non sono neutre, "Mi scusi", "Benvenuto" sono frasi che non possono essere vere o false. Ogni enunciato è 3 cose nello stesso tempo:
- Un atto locutorio: esprimiamo un contenuto.
- Un atto illocutorio: intenzione comunicativa del parlante.
- Un atto prelocutorio: gli effetti che produce sull’interlocutore.
L’atto locutorio è dire qualcosa, il contenuto di per sé non il significato. Presuppone che sia:
- Atto fonetico (dimensione fonetica)
- Atto fatico (dimensione sintattica)
- Atto retico (dimensione semantica) scegliere correttamente i termini rispetto al loro significato
Nel dire o comunicare qualcosa abbiamo una parte di lettura, quindi capacità di codifica del messaggio nel canale, che abbia una sua coerenza grammaticale. L’atto illocutorio è fare qualcosa. "Metti in ordine la tua stanza!" "Potresti mettere in ordine la tua stanza?" Le due frasi hanno lo stesso obbiettivo prelocutorio, ma una diversa forza illocutoria. Il primo è un ordine mentre la seconda una richiesta.
La prelocuzione determina gli effetti sui pensieri e sulle azioni del destinatario. Il verbo, solitamente sottinteso, esprime l’intenzione prelocutoria dell’emittente che vuole provocare una reazione nel destinatario. L’obbiettivo è di produrre un cambiamento nell’altra parte. Come criterio di valutazione possiamo usare il riuscito o non riuscito. Quando parliamo non stiamo solo dicendo qualcosa, ma diciamo cosa vogliamo fare e cosa vorremmo che l’altro facesse.
| Locutorio | Dice qualcosa | Ha significato |
|---|---|---|
| Illocutorio | Fa qualcosa | Ha forza |
| Prelocutorio | Ottiene una reazione | Ha effetto |
"Devi fare qualcosa" "Dovresti fare qualcosa"
Competenza comunicativa
Il grado con cui gli individui soddisfano e percepiscono di aver soddisfatto i loro scopi in una data situazione. Ha a che fare con l’intenzionalità, la consapevolezza e l’efficacia. Una comunicazione intenzionale e consapevole che raggiunge gli obiettivi che il parlante si è prefissato.
Riguarda 3 aspetti:
- La competenza sintattica: la capacità di creare frasi grammaticalmente corrette.
- La competenza semantica: capacità di associare le parole significanti agli oggetti significati cui corrispondono.
- La competenza pragmatica: capacità di comunicare tenendo conto del contesto in cui avviene la comunicazione.
13 febbraio 2020
Comprensione e produzione di messaggi
Impariamo a parlare senza particolare sforzo, apprendiamo uno strumento molto complesso, la lingua. Linguaggio che molto spesso è ambiguo. Abbiamo sempre a che fare con una certa ambiguità. Linguaggio = una delle facoltà cognitive di cui è dotato il sistema cognitivo umano.
Sorprendenti sono la velocità e la correttezza con cui i bambini raggiungono la padronanza di uno strumento così complesso. È un insieme finito di parole e di frasi. Il linguaggio è produttivo: è possibile produrre e capire nuove frasi mai sentite prima a partire da un buon ero limitato di parole. Il linguaggio è strutturato, il linguaggio è referenziale: si usa il linguaggio per descrivere entità del mondo. Il linguaggio è interpersonale: si usa il linguaggio per comunicare significati ad altre persone.
La possibilità di creare un numero infinito di frasi a partire da un numero finito di parole utilizzando un numero finito di regole grammaticali. I bambini mostrano questa capacità molto precocemente. I bambini non imparano esplicitamente le regole grammaticali, e non vengono corretti quando producono frasi scorrette. Le regole della sintassi permettono di combinare i simboli del linguaggio (parole) per produrre significati complessi (frasi e discorsi). È una conoscenza implicita. I bambini sono in grado di formare frasi sintatticamente corrette prima di essere scolarizzati e lo stesso vale per gli adulti non alfabetizzati.
Secondo Chomsky: Le diverse lingue presentano notevoli differenze, ma le differenze tra le lingue sono di tipo superficiale. Le lingue in realtà sono diverse, ma solo a livello superficiale (come si strutturano e si organizzano le parole): sequenza di suoni o grafemi che può essere segmentata in parole, forma finale di una frase, ma hanno una similitudine di struttura profonda (il significato delle frasi): contiene le informazioni necessarie alla trasmissione del significato. Questo non spiega la produzione linguistica. L’abilità di sviluppare il linguaggio è innata, perché esiste una struttura profonda comune.
Esempio: Il ragazzo mangia la mela La mela è mangiata dal ragazzo. Queste due frasi hanno una struttura superficiale diversa, ma lo stesso significato, la stessa struttura profonda. Tutte le lingue condividono un numero di elementi in comune chiamati universali linguistici.
Inficiano l’esistenza di processi cognitivi innati LAD (Language Acquisition Device) che contiene i principi della grammatica universale. Principi generali in comune a tutte le lingue naturali che consentono ai bambini di scoprire strutture linguistiche corrette della lingua madre. I bambini dagli 1 ai 6 mesi riescono a recepire tutti i suoni grazie a due riflessi. Riflesso di suzione aumenta con l’attenzione, allo stesso modo funziona la fissazione. Utilizzando questi due riflessi si riesce a capire fino a che livelli riescono a discriminare i suoni. L’apprendimento dei suoni è un processo di specializzazione.
Universali linguistici
- Ciascuna lingua ha un numero finito di fenomeni
- Da un numero finito di fenomeni è possibile costruire un numero infinito di parole
- La relazione tra ciascuna parola e il proprio significato è arbitraria
- In qualsiasi lingua è possibile produrre un numero infinito di frasi
Possiamo vedere l’articolazione della lingua come una specie di piramide:
- Fonemi: le parti più piccole di cui sono composte le parole di una lingua (parlata). Non corrispondono alle lettere. Esempio sogno: suono GN corrisponde a due lettere. La corrispondenza tra fonemi e grafemi varia da lingua a lingua.
Possiamo distinguere lingue:
- Trasparenti alla corrispondenza tra grafemi e fonemi, come l’italiano
- Opaca: bassa corrispondenza tra grafemi e fonemi, come l’inglese
Suoni diversi sono considerati fonemi diversi se sostituendoli l’uno con l’altro danno luogo a parole diverse: Rana - Lana. Sale - Tale. Allofoni sono varianti dello stesso fonema: teNdo: dentale; teNgo: velare. Non percepisco la differenza. Combinazione di fonemi formano morfemi e parole di una lingua. I morfemi sono le unità più piccole dotate di significato. Non tutte le combinazioni sono consentite: non-parole.
- Legali: Darta (Regolari), Datza (Irregolari)
- Illegali: Drtzc
I sintagmi sono l’unità minima della catena sintattica. La catena sintattica è la struttura con cui dispongo i sintagmi. I sintagmi si dividono in:
- Sintagmi nominali
- Sintagmi verbali
- Sintagmi preposizionali
Esempio: "Il gatto rosso dorme sul divano nuovo". Le regole sintattiche governano il mondo in cui le parole sono disposte all’interno di una frase. Il fatto che esista un ordine con il quale mettere insieme oggetto, soggetto, verbo aggettivo è comune a tutte le lingue. Comprendere una frase vuol dire elaborare una rappresentazione mentale del significato della frase:
- Attribuire uno specifico ruolo grammaticale a ciascuno degli elementi presenti
- Recuperare il significato delle parole
Si hanno tre tipi di processi di elaborazione:
- Fonologica/ortografica: identificazione e riconoscimento dei singoli fonemi o grafemi
- Sintattica: a ciascun elemento della frase viene assegnato uno specifico ruolo sintattico
- Semantica: per ciascuna parola viene recuperato il corrispondente significato
Queste analisi vengono fatte in maniera automatica. Esempio: "La vecchia porta la sbarra". Buona parte dei nostri processi sono orientati alla semplicità, alla semplificazione della realtà. Le categorie riducono l’informazione.
In psicolinguistica vengono proposti due modelli di spiegazione:
- Modelli interattivi/paralleli: interdipendenza tra le componenti sintattica e semantica nella comprensione di una frase. Durante la comprensione della lingua i tre apparati lavorano insieme per arrivare al significato della frase. L’analisi fonologica ha una priorità temporale. Ogni livello di analisi interagisce con gli altri creando continue ipotesi interpretative in base alle informazioni disponibili fino ad un certo momento.
- Modelli seriali: autonomia e indipendenza tra le componenti e i diversi livelli di elaborazione. Ognuno dei tre step recupera dalla memoria un particolare significato integrato in un GPS (General Problem Solver) che ci permette di comprendere la frase.
Possono esistere tutte e due le analisi. Alcuni risultati mostrano che la capacità di ricordo peggiora quando sono presenti errori grammaticali indipendentemente dalla sensatezza della frase. Altri risultati mostrano che informazioni sintattiche e semantiche sono utilizzate insieme per costruire una rappresentazione della frase che guida il riconoscimento di parole. I risultati sperimentali non permettono di sostenere con certezza l’una o l’altra delle due posizioni.
18 febbraio 2020
Le ambiguità del linguaggio
Livello fonologico: flusso continuo di suoni "s i g n o r a c h e s o f f r e" può significare:
- Signora che soffre
- Signora che s’offre
- S’ignora che soffre
- S’ignora che s’offre
Molto spesso sono ipotesi, le prime interpretazioni che diamo sono interpretazioni automatiche che possono sbagliare. Buona parte dei nostri processi cognitivi puntano a semplificare la realtà, ma il linguaggio per la sua complessità è in qualche modo ambiguo.
Livello semantico: parole polisemiche "Bello quel merlo".
Livello sintattico: ambiguità strutturali "Il poliziotto insegue il ladro con la pistola".
Strategie di analisi sintattica
Il giocatore mosse le pedine guardò l’avversario. Il giocatore mosse le pedine e chiuse la partita. Il verbo è ambiguo perché può essere interpretato in due modi:
- Passato remoto: verbo di una frase principale
- Participio passato: verbo di una subordinata
I risultati sperimentali di Frazier dimostrano che c’è un’interpretazione più frequente che viene applicata sempre. Quando questa interpretazione risulta sbagliata (come nel caso della seconda frase) è necessario ri-analizzare la frase. L’elaboratore sintattico comincia l’analisi della frase man mano che le parole compaiono. Secondo quali principi l’elaboratore sintattico elabora la descrizione iniziale? Frazier (1978) suggerisce che viene preferita l’analisi più semplice che riduce il materiale da tenere attivo in memoria di lavoro (parte di memoria che tiene l’informazione specifica che mi serve sul momento).
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