Gestione impianti industriali
Supply chain. Cr=Ct* ηi* ηp* ηo; Capacità produttiva reale è uguale alla teorica per il rendimento
d’impianto (manutenzione), rendimento del personale (preparazione operatori con più o meno formazione,
ambiente di lavoro e remunerazione), rendimento dell’organizzazione (organizzazioni più snelle con meno
gerarchia e più reattività). CONTABILITA’: è obbligatoria in azienda e suddivisa in GENERALE per pagare le
tasse (scalare i costi dalle tasse, i più elevati si ammortano) e in INDUSTRIALE che è sviluppata dalle
aziende per vedere i risultati nel lungo periodo. VITA FISICA= nelle normali condizioni di lavoro la macchina
produce prodotti che rispettano le specifiche di progetto; VITA TECNOLOGICA= c’è macchina più efficiente
sul mercato e la mia è obsoleta; VITA COMMERCIALE= non ho più mercato per vendere prodotto fatto con
la macchina. Ogni macchina ha un valore residuo a cui posso venderla (il minimo è il peso al kg del
materiale). SUPPLY CHAIN: inquadramento della fabbrica (o azienda) in un contesto più ampio cioè nella
filiera. Storia: dopo la seconda guerra mondiale si passa da una produzione industriale a una produzione di
massa, durante la guerra la standardizzazione aumenta (normative) a causa dello sviluppo delle armi inoltre
si introduce il concetto di affidabilità legato alla sicurezza del nucleare; l’aumento dei volumi di produzione e
dei costi di materia e personale porta a ridurre gli scarti con introduzione del concetto di visione delle
aziende lungo una filiera. Se ho una capacità produttiva inferiore alla domanda posso aumentare i turni di
lavoro e saturare la capacità del macchinario e ordinare alcune parti a fornitori esterni, ciò che faccio in
azienda è il MAKE, ciò che ordino al fornitore è il BUY. C’è un fenomeno di distorsione legato al flusso di
informazioni chiamato BULLWHIP EFFECT in cui il fornitore a diretto contatto col cliente che ha tutte le
informazioni ne comunica solo una parte ai suoi fornitori in questo modo l’incertezza delle informazioni porta
a un aumento delle scorte per restare in regime di sicurezza. Q1 è il lotto prodotto; Q/2 è la giacenza media
del magazzino; Ts è il tempo di set up cioè necessario al cambio di impostazione della macchina quando si
cambia prodotto e lo voglio sempre minore in modo da utilizzare diversamente il tempo risparmiato (shift dei
costi). Vantaggio sul cliente: costi, qualità, tempo consegna.
Maturità dei settori di business (difficile innovazione perché già maturi) -Cicli innovativi rapidi
(telefonini, pc) -Apertura dei mercati portano a una maggiore competizione su Gamma (più
modelli=più scelta), Qualità, Servizio (garanzia e affidabilità), Tempi (tempo per progettarlo per
ordine o per magazzino) Costi (fisici, di progetto, di filiera). Gamma-Qualità-Servizio richiedono
maggiore complessità mentre Tempi-Costi richiedono più semplicità (standardizzazione).
Elementi di gestione complessiva e di aumento della competitività. GLOBALIZZAZIONE= acquisto
dei materiali è a livello globale; OUTSOURCING/ESTERNALIZZAZIONE= porto fuori attività non
strategiche a basso valore aggiunto (stoccaggio, fasi produttive, vendita, sistemi informativi), si fa
per diminuire i costi e maggiore flessibilità, si mantiene il controllo; DEVERTICALIZZAZIONE=
butto fuori dal processo produttivo interi pezzi a monte o a valle, non si mantiene il controllo;
DELOCALIZZAZIONE= mi sposto fisicamente all’estero verso mercati di convenienza di
manodopera e miglior tecnologia, fino ad anni ’90 internalizzazione e verticalizzazione (inglobavo)
poi problemi di gigantismo ed economie di scala. Competizione ora si sposta da imprese a filiere o
reti d’imprese; SVILUPPO DELL’ICT= tecnologie di informazione e telecomunicazione, strumenti:
ERP= stato disponibilità materiali e macchine correlato a pianificazione, EDI= scambio dati
elettronico bidirezionale (allestimento auto), RFID= meno potenti ma più capaci (codici a barre),
DSS= analisi di scenario e simulazioni per decisioni più rapide. Risultati: catene logistiche più
lunghe (più controllo), riconfiguro gli ambienti di lavoro nella logica network e anche in filiere è utile
come base informativa a tutti i soggetti e maggior soddisfazione del cliente grazie a rintracciabilità
informazioni e semplicità comunicativa. All’inizio solo distribuzione prodotto finito poi aumentata
grazie a ICT, in USA già in anni ’50 ’60 si sviluppa filiera mentre in Italia più tardi a livello di distretti
industriali (zona con più industrie che operano nello stesso settore, è una realtà industriale di
aziende che operano in un determinato settore) a causa di limiti dettati dalla politica in Italia si è
cercata una condizione di migliore produttività trovata con le supply chain. Filiera= solo verticale,
più ristretta di supply chain, è solo una porzione di essa; Supply chain= da estrazione materie
prime a cliente con obiettivo comune, può esser sia orizzontale che verticale. Esempi: contratto di
rete (accordo siglato davanti a un notaio), filiere, distretti, consorzi. Supply chain management=
coordinamento sistematico e strategico delle funzioni di business per gestirle in maniera
coordinata, tattica (2-5 anni) e strategica (oltre 5 anni) per migliorarne le performance.
Elementi di riferimento: Mutua condivisione informazioni, obiettivo comune, soddisfazione cliente,
partnership, integrazione processi (come un’unica azienda). Configurazione= centrata su
manufacturing
CARATTERISTICHE: tutte le attività necessarie a fornire prodotto finito, flusso prodotti e di
informazioni (bidirezionale), entità è sia cliente che fornitore, numero di aziende qualsiasi (posso
avere più nodi in stesso livello). RAPPRESENTAZIONE DELLA SUPPLY CHAIN centrata su:
Attori, Risorse in gioco, Processi.
ATTORI: tipologie di soggetti omogenei in gioco; RISORSE: produzione e stoccaggio; PROCESSI:
decido a livello operativo tattico e strategico la configurazione della filiera. Strategico= mi
concentro solo su alcuni livelli e su quanti nodi costruisco per livello e come unica motivazione c’è
la STRATEGIA DI SERVIZIO AL CLIENTE in funzione della quale configuro la filiera; tattico=
pianifico il modo di lavorare della filiera, è importante la gestione della domanda e devo arrivare a
tutti i soggetti a monte (c’è production perché qui decido quali fabbriche producono e cosa);
operativo= logistica esecutiva e processi standard dei singoli. Un attore può appartenere a più
filiere, tutti i costi arrivano al cliente finale, soddisfazione cliente premia e arriva a tutti attori.
TIPOLOGIE DI RETI: Network= gruppo di aziende con stessa organizzazione. Il 4 fornisce
componente ma non fa parte della filiera, se 2 e 3 forniscono stesso prodotto entrano in
competizione. STRUTTURA DI ANALISI DELLE RETI: Struttura organizzata e competitiva= basata
su conoscenza cliente e analisi dei requisiti dell’azienda vicino al cliente ma può sapere poco delle
condizioni a monte della filiera; Logica estesa= agenti chiave su cui concentrare relazioni e
investimenti; Sincronizzazione domanda con produzione= gestire domanda smorzando incrementi
improvvisi e riducendo Ts (alti volumi e basso valore= Cp si adatta a domanda in tempo reale,
volumi bassi e valore alto= corretta previsione ordini e problema pezzi in più) ; Performance
globali= misure di prestazioni devono esser globali e in base a sforzo per remunerazione;
Resistenza al cambiamento= culturale, consuetudine, anzianità; Conflitto interno e resistenza
passiva= azienda avanzata deve aspettare le altre, problemi di competitività portano ad appoggio
dall’esterno per una guerra interna; Leadership debole= troppo tempo per decisioni; Qualità dati=
se troppi o raccolti male sono inutili; Riduzione costi e capitale circolante= meno scorte e prezzi
minori.
SCHEMI DI RIFERIMENTO: scelte su centralizzazione decisioni e informazioni= leadership sa di
più e prende decisioni; livello di diffusione delle informazioni; Incentivi di allineamento= do incentivi
per ridurre differenze tra aziende. COORDINAMENTO: Impersonale= stabilisco regole e
procedure; Personale= gerarchia verticale e orizzontale con soggetti che gestiscono o rapporti di
team; Di Gruppo= attraverso la gestione programmata o meno degli incontri. POSIZIONAMENTO
DELLE ORGANIZZAZIONI NELLE RETI: Posizionamento dell’agente= considero che gli attori si
comportino dipendentemente a: Fattori ambientali (generale); Ruoli (diversi in rete, può esser
commerciale, nominale, leader e qualifica il ruolo dell’agente o attore nella rete); Relazioni tra
agenti (in filiera); Dinamicità della rete (se mercato è caotico la rete non è stabile nel tempo).
DEFINIZIONE DEL RUOLO: Partner Nominale= il suo successo è indipendente dal successo
della rete e ha una prestazione marginale, connessione debole nella rete e ce ne sono molti e
sono facili da sostituire, forniscono servizi informativi a più network. Partner Commerciale= legati
a successo della rete, realizza ciclo ordine-consegna-pagamento nella rete e ha un flusso fisico e
di informazioni, forte interdipendenza. Partner Strategico= è fondamentale per il successo della
rete, se mancano la rete subisce danni, non sono legati solo economicamente ma anche
strategicamente a rete (pianificazione, programmazione, prestazioni globali), sono i leader
distribuiti della rete. Partner Leader= detta regole, decide strategia, stabilisce chi entra in rete e se
entrare in mercato. [LEGGI: Norma tecnica e Regola tecnica= la regola deve esser seguita mentre
la norma può non esser seguita, una norma diventa regola se c’è una legge, in Italia UNI, CEI; in
Europa ISO, CEN, CENELEC. Direttiva europea= deve esser rispettata e recepita nei paesi da una
legge; Regolamento= non ha bisogno di una legge, è subito approvato ed è una norma].
DINAMICITA’ DELLA RETE: A seconda delle relazioni tra i partner cambia il livello di complessità
della rete. Rete statica= stabile nel tempo, sempre stesse aziende, problemi di abitudine; Rete
mobile= partner che possono entrare e uscire, in genere c’è legame con prodotti venduti; Rete
caotica= pilotata dall’esterno, procedimento d’asta che non garantisce la presenza ogni anno nella
rete, evoluzione indotta da soggetti e agenti che decidono e stanno dietro a prodotti. MODELLI DI
RELAZIONE:
1= la più forte detta le regole in rete, più importanza strategica, impresa che domina impone il suo
modello integrato, no conflitto, assoluta dipendenza, stabilisce norme e schemi, collaborazione
obbligatoria per aumentare ricchezze dell’impresa dominante, economia di scala per rientrare dei
costi (R=p*V, U=R-C con C=Cf+Cv se compro di più fornitore mi fa pagare meno e ho meno Cv);
2= meccanismo di condivisione della strategia, leader conta di più ma non ha potere assoluto,
obiettivo è soddisfare cliente per aumentare l’utile, lavoro su innovazione e ricerca e sviluppo,
anello debole determina il successo dell’azienda se non posso farne a meno;
3=filiera governata dai rapporti cliente-fornitore, si basa sul breve periodo e ogni partner è
intercambiabile, obiettivo è ridurre costi inoltre ogni cliente gestisce i suoi fornitori che sono tanti in
modo da avere competizione tra loro (vendor rating);
4= creo le condizioni per collaborare di più, soggetti di pari forza che non comando, ricerca della
riduzione degli sprechi e dei costi di accettazione, imprese restano autonome con scambio di
informazioni limitato, produttore vuole leadership nel suo campo (brand loyalty) e distributore vuole
leadership di mercato (store loyalty).
FATTORI AMBIENTALI: Istituzionali= legato a presenza di culture industriali (I.T.I.S), infrastrutture
(treni) e aspetti economici in generale (prezzo materie prime); Di Mercato= prodotto e segmento di
mercato e frequenza degli acquisti (meglio se regolare); Di Relazione= con gli altri, incertezza su
dati di prestazione, costi di transazione (contratti, competenza giuridica e tecnica); Organizzativi=
strategia di prodotto e tipo di prodotto (personalizzazioni), proposta di valore (promessa al cliente
di determinate combinazioni qualità prezzo), risorse, crescita. STRUTTURA DI ANALISI DELLE
RETI DI IMPRESE MODELLO PROGETTUALE: Network fisico= compro in nome della rete, può
cambiare lo stabilimento che produce per il cliente o mandare i prodotti da uno stabilimento
all’altro; Network informativo= tutti attori devono avere informazioni sul cliente. Flussi materiali=
ricevimento, stoccaggio, produzione, imballaggio, spedizione e questo flusso vale per ogni nodo
(senza produzione da nodo produttivo diventerebbe magazzino); Flussi informazioni= analisi del
cliente e processamento ordini per fare pianificazione legata a Due Date, programmazione,
documenti di trasporto.
LIVELLI DI ANALISI: Strategico= parto da questo (più di 3 anni) e sviluppo i driver (impianti,
scorte) e gestisco i processi, siccome i soggetti della rete già esistono nella realtà si va dal
particolare al generale, configuro il network fisico e informativo con nodi e livelli di tutta catena e
non solo di fornitore-cliente, i fornitori sono anche di infrastrutture oltre che diretti; Tattico= analisi
di impianti, scorte e informazioni e decido come coordinare e pianificare in maniera integrata,
risoluzione conflittualità obiettivi e coordinamento centralizzato (leader) o decentralizzato;
Operativo= gestisco quotidianamente la programmazione, analisi della domanda elaborazione dati
e informazioni e supporto per programmazione e produzione.
COLLABORAZIONE= integrazione tra diversi settori per obiettivi comuni, si cambia modo di
operare per operare in maniera simile; COORDINAMENTO= relazione meno formale in cui a un
certo livello si lascia libertà di decisione alle aziende (autorità, responsabilità).
CONFIGURAZIONE= opero su 1 per avere 2 che derivano da 3 e 4. Obiettivi: minimizzazione costi
e soddisfazione cliente.
STACK HOLDER= portatore di interesse, in un’azienda sono: cliente-proprietà-personale-fornitori-
società. STRATEGIA DI SERVIZIO AL CLIENTE= processo logistico misura le prestazioni perché è
legato al tempo ciclo ordine-consegna, inoltre tiene conto dell’accuratezza della consegna e della
copertura delle scorte, il venditore è l’output a diretto contatto col cliente. RIFERIMENTI:
dimensione mercati servibili= livello di vendibilità deve superare scorta di convenienza; Obiettivo di
fatturato= somma di tutti gli agenti che interfacciano i clienti; Mercato geografico= rete è mia o mi
appoggio a una già esistente.
STRATEGIE COMMERCIALI: Mercati serviti, Gamma prodotti (in rete configuro legandomi a tutti i
prodotti delle aziende), Canali commerciali (scelgo canale che ottimizza i costi), Servizio al cliente
(il soggetto nella rete più vicino al cliente lo serve); SCELTE STRUTTURALI: Make or Buy (più
produzione può farmi superare la soglia e preferire il make), Rete di fornitura (ognuno porta i propri
fornitori e si vede quali convengono), Rete di produzione-distributiva-di restituzione. GAMMA
PRODUTTIVA: Portafoglio prodotti (linea produttiva e fascia di clienti), livello di personalizzazione
(optional), Tecnologia prodotto (se simile cerco di rendere parti del prodotto uguali così da avere
una sola linea produttiva più a lungo), Struttura del prodotto (materie prime, livello di distinta base).
ESPERIENZA DEL CLIENTE: Facilità di acquisto, Supporto, Informazioni sul prodotto più o meno
chiare, Incertezza tempi consegna, Contatto semplice col cliente, Mancanza di personale di
riferimento. ELASTICITA’= Capacità di variare il volume di produzione; FLESSIBILITA’= Capacità di
variare prodotti producibili; GRUPPI DI AZIENDE= Rete di aziende con soggetto azionista in
comune che è il proprietario, condivido obiettivi ma non proprietà, non è rete d’impresa;
CONSORZIO= Giuridicamente è un’unica azienda. FATTORI DI INFLUENZA: Organizzativi e di
mercato= legato a caratteristiche di organizzazione della rete e del mercato in cui il network
agisce, cultura aziendale orientata o meno verso la rete, politiche di rete per aumento
competitività, strategie di singolarità geografica e nascita di nuovi mercati; Tecnologici= partner
analizzati per capire le loro tecnologie e per capire se sono disponibili e con che elasticità e
flessibilità, risorse investibili in esse ed economie di scala raggiungibili; Ambientali= caratteristiche
politiche e culturali dell’area geografica, dazi, incentivi, infrastrutture, manodopera, certificazioni
prodotto. SCELTE DI CONTROLLO-POSSESSO: MAKE OR BUY: Make= vantaggi di controllo su
costi e qualità che faccio io e su minori tempi di attraversamento ma svantaggi dei costi fissi (più
impianti), economie di scala (pagherei meno) e più tecnologie (manutenzione e gestione); Buy=
vantaggi di gestione dei costi e di economie di scala e concentrazione solo su tecnologie chiave
per me ma svantaggi di tempi attraversamento, controllo e profitto al fornitore. Cm=Cf+Uf con Uf
utile del fornitore che se produco io rimane a me. STRUTTURA DELLA RETE: Architettura della
rete= quanti sono i livelli, se si allargano la rete è profonda (meno info e più bullwhip), parallelismo
se più nodi a stesso livello, posizionamento geografico e relazioni e dialogo tra le diverse unità;
Caratteristiche delle singole Unità= tipologia, nodi diversi o simili per capacità, automazione.
CARATTERISTICHE STRUTTURALI RETE
SCELTE PER AREA IN ARCHITETTURA DI RETE: ci sono 3 livelli fondamentali più 1: Le scelte
sono interconnesse con le scelte per la gamma produttiva, se ho più gamma posso avere più
filiere. Con la nuova logica il fornitore non è più solo quello a contatto col cliente ma è tutta la rete
a esser fornitore del cliente.
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