Psicologia della comunicazione
Animali e uomini
- In comune: Ricerca cibo, partner, esplorazione e dormire;
- Si differenziano: Poiché l’uomo si pone delle domande (razionalità, parola)
Etimologia della comunicazione
La psicologia della “comunicazione” trae le sue radici etimologiche da:
Comunis = CUM + MUNUS = con + dono; comunicare è ciò che si fa con dono, esso rende saliente l’aspetto della socialità, per cui gli individui sono disponibili verso gli altri, con conseguente disponibilità degli stessi.
O da CUM + MOENIA = con + mura; le persone in comunicazione mettono “al di qua” delle mura di appartenenza tutto ciò che vogliono difendere dagli attacchi degli “altri”. Questa radice richiama l’opportunità della comunicazione di trasformarsi in lotte/conflitti, a differenza del concetto di “dono” discusso prima.
Da ciò ne deriva che le pratiche comunicative sono ambivalenti.
Evoluzione degli strumenti di comunicazione
Nel tempo gli strumenti di comunicazione si sono evoluti. Le pratiche comunicative richiedono una tecnologia/mezzo di comunicazione, il che dev’essere una presenza costante.
- Dal tam-tam dell’uomo preistorico con i tronchi degli alberi a Cicerone che parla vestito in un certo modo.
- A chi è rivolta la comunicazione?
- Un giornalista che conduce un TG.
Nell’elenco qui sopra abbiamo gli emittenti del linguaggio; ma quando qualcuno parla, qualcun altro per forza di cose ascolta (=ricevente). Infatti, la comunicazione è un fenomeno dialogico e non monologico.
Comunicazione emotiva
Molto efficace è la comunicazione emotiva (es. della pubblicità Telecom). In questo tipo di comunicazione è importante il “social sharing”: l’emozione non è una qualità psichica singola, ma è una qualità socialmente condivisa.
Es. Litigo con Marco, lo racconto a Luca → Social sharing primario [racconto dell’emozione]; Luca racconta il mio litigio a Luigi → Social sharing secondario [racconto del racconto dell’emozione]
Teoria della comunicazione di Shannon e Weaver
Nell’analisi della comunicazione, un ruolo importante lo hanno avuto Shannon e Weaver, i quali, con “a mathematical theory on communication”, hanno anche vinto una borsa di studio della Bell Telephone (azienda che rubò il brevetto del telefono a Meucci), con la quale hanno messo in evidenza che per migliorare la comunicazione fosse necessario eliminare o ridurre il “rumore”.
Oltre a questo concetto in qualche modo rivoluzionario, introdussero anche quello di “ridondanza”, il quale si colloca all’estremo opposto: esso infatti indica l’insieme di fattori che favoriscono l’invio di messaggi; se non ho capito la prima volta, è più probabile che lo farò la seconda o la terza.
Dipendenza dai media
Intorno al ‘900 le persone si rendono conto che la loro comunicazione dipende dai media, i quali non sono soltanto i mezzi materiali utilizzati nella comunicazione, ma modi di essere nella nostra vita, anche delle strutture mentali, ambienti che ci incorporano.
- Nelle comunità preletterate, quando gli uomini si riunivano in gruppi per andare a caccia, ecc. Chi era il punto di riferimento? Colui il quale controllava la PAROLA:
- Witchdoctor = colui che attribuisce funzioni magiche alle parole;
- Prophet = colui che dice di aver ricevuto la parola divina;
- Vate = colui che narra le vicende, custode di storie.
- Con la nascita della scrittura, il punto di riferimento diviene il Filosofo, ovvero colui che controlla la scrittura e le conoscenze in essa contenute.
- 1455 – Gutenberg inventa la stampa → Scrittura aperta a tutti; punto di riferimento = Scienziato, custode di metodi. Nascono anche le comunità specializzate: astronomi, fisici, ecc.
- Nascita della rete internet, figura di riferimento: Consulente → colui che permette di risolvere un problema specifico.
Relazioni tra cultura e comunicazione
I media, in pratica, sono ambienti simbolici. Per McQuail, l’intrapersonale è nell’insieme “moltissimi” eventi comunicativi perché la vita intrapersonale è un continuo dialogo, che solo alcune volte si esteriorizza, dando vita al self-talk.
La “società interna” rientra invece nell’insieme dei “pochi” eventi comunicativi perché in questo ambito c’è comunicazione soltanto in caso di istituzione di una nuova norma. Per McQuail infatti c’è bisogno di distinguere le comunicazioni di massa dall’uso di massa dei media.
La cultura occidentale è caratterizzata dalla cultura ebraico-cristiana e dalla filosofia greca:
- Greco: Lògos = Parola/linguaggio o Ragione/logica; → parlare = essere razionali;
- Aramaico: Dabar = Parola/linguaggio o Evento/storia. → parlare = raccontare una storia.
La creazione di Adamo
Ne “La creazione di Adamo”, la zona che circonda Dio ha la stessa identica forma della sezione del cervello; è Dio ad aver creato Adamo, o è Adamo ad aver creato Dio?
Comunicazione ed emozioni
Nell’analisi delle pratiche comunicative, dobbiamo tenere presente le creazioni della mente della gente. Queste creazioni sono spesso collegate alle emozioni, il cui più grande studioso è Paul Ekman.
Egli divise le emozioni “basic” da quelle “complesse”: mentre le prime (rabbia, tristezza, felicità, paura, disgusto, sorpresa e disprezzo) sono contraddistinte dalla cosiddetta prova linguistica, ovvero in ogni lingua sono presenti delle etichette per nominarle, quelle complesse (vergogna, amore, invidia) non sono presenti in tutte le lingue.
Harrè (psicologo britannico) scrisse “The social constructions of emotions”= le emozioni non sono soltanto il rapporto con le loro espressioni, ma il loro significato è socialmente costruito. Ogni cultura infatti fornisce le cosiddette “display rules”, ovvero delle regole di espressione di determinate emozioni: ad es. per un funerale, nel sud Italia si era più propensi a grandi pianti, al nord a grandi silenzi.
Ovviamente questi studi, per acquistare validità, hanno bisogno di essere estesi a tutto il mondo; è per questo che P. Ekman ha condotto studi anche in Giappone, dove l’espressione del disgusto è trattata in maniera particolare: mentre persone da sole la esprimono senza problemi, persone in gruppo si contengono, in quanto nella loro cultura è ritenuto che mostrare disgusto in pubblico indichi mancanza di rispetto.
Studi di Harrè ed Ekman
Harrè è andato oltre gli studi di Ekman; infatti non si è limitato soltanto a studiare la reazione corporea causata dalle emozioni, ma ha voluto approfondire anche come la mente delle persone costruisce il senso di ciò che la persona sta provando.
Es. paura attribuibile al soldato: in passato era associata al veder arrivare i nemici in lontananza, adesso invece è anche associata alla paura di ordigni che potrebbero colpire da un momento all’altro.
Harrè ha svolto anche degli importanti studi sulla gelosia sia maschile che femminile:
- Maschile: esaminato il significato attribuito dagli individui che abitavano al di qua ed al di là del Reno; mentre per i francesi essere gelosi = rabbia, per i tedeschi essere gelosi = tristezza.
- Femminile: analizzò articoli di giornale, novelle, romanzi, ecc. prima dell’inizio del ‘900 ed in seguito di fine ‘900 → notò alcune differenze radicali: mentre ad inizio ‘900 la gelosia femminile risulta presente un po’ dappertutto, alla fine del ‘900 comincia a divenire indicibile, poiché diviene sinonimo di dipendenza dal sentimento verso un uomo (alla fine del ‘900 si collocano i movimenti femministi).
Emozioni e menzogna
Ekman si è poi concentrato sullo studio del rapporto tra emozioni e menzogna: chi mente prova emozioni contrastanti; paura di essere scoperto, senso di colpa e senso di padronanza di sé e piacere della beffa.
In questo ambito, i principali soggetti degli studi di Ekman furono delle allieve infermiere: Le infermiere dovevano descrivere ad una persona presente in un’altra stanza le immagini di una rilassante vacanza; nella condizione sperimentale, intervallate a queste c’erano delle immagini raccapriccianti o disgustose, ma le infermiere dovevano continuare a raccontare la suddetta vacanza relax. Le riprese dei loro volti durante tutta la loro narrazione dovevano poi essere mostrate a degli studenti universitari, i quali dovevano cercare di capire chi di loro mentisse.
Teorie comunicative ingenue
Le teorie comunicative ingenue si basano su alcuni punti:
- Bisogno degli esseri umani di comunicare;
- Difficoltà di enunciare contenuti emozionali;
- Essere già in possesso dei contenuti; comunicare = passare questi contenuti (la comunicazione si comprende secondo un’ottica dialogica).
[vignetta della bambina che cerca di comunicare con i genitori SNRX]
- S = Sistematicità; quando si comunica si entra in un sistema di codici = insieme di regole condivise;
- N = Narrazione; la comunicazione è regolata dal pensiero narrativo;
- R = Relazione/Rapporto; le pratiche comunicative sono “ponti” che stabiliscono delle connessioni;
- X = Incognita, che persiste ancora nei processi comunicativi; un enigma da risolvere e da tenere in considerazione.
[vignetta con quadro con uomo magro, uomo magro; quadro cn uomo grosso, uomo grosso; incidentato, incidentato.] → L’uomo si identifica nel cartellone pubblicitario.
[vignetta con un uomo circondato da uno steccato e con un ombrello aperto] → Le pratiche comunicative non sufficientemente sviluppate causano condizioni di solitudine.
[vignetta con un giornalaio ricco di riviste e persone che camminano senza nemmeno guardarlo] → Nelle pratiche comunicative sono a disposizione tante informazioni, ma sono poco sfruttate. → Gap disponibilità/utilizzo delle risorse, ovvero capacità produttiva > capacità ricettiva.
[Vignetta con uomo e bambino che dispongono le scatole in maniere differenti] → Ognuno di noi si muove in una “segnosfera” che ci permette di vivere come esseri sociali, un universo di simboli/segni. Nell’attivazione di tali segni, ognuno di noi compie 2 operazioni, ognuna fondamentale per ogni pratica comunicativa:
- Sintagmatica: Qualunque sistema di segni utilizziamo, abbiamo bisogno di “mettere insieme” + segni = sintagma, dato che nessuna pratica comunicativa è formata da un solo segno;
- Paradigmatica: Selezione dei segni da un insieme di opportunità date (Es. paradigma nomi, articoli).
Libertà nella comunicazione
La comunicazione è guidata dalla libertà; anche vestirsi o scegliere cibo al ristorante è una pratica comunicativa in cui c’è un paradigma (scelta) ed un sintagma (stare insieme).
[Vignetta con uomo grosso che ne schiaccia altri 4 più piccoli] → Le pratiche comunicative presentano dei rapporti di potere, squilibri nell’esercizio del potere;
[Vignetta con uomo che scrive su un foglio da cui fuoriesce un omino] → Scrittura = momento radicale dell’evoluzione; ogni trasformazione delle tecnologie fa sì che il mondo circostante si adatti, si trasformi. La trasformazione è radicale perché permette di trasformare lo schematismo dell’agire umano (KANT): Spazio e Tempo → Se scrivo, lo faccio per qualcuno che non è qui, e non lo è ora. Nel momento in cui scrivo, ho in mente un “lettore modello” che è in grado di capire (l’omino).
Diverso è invece scrivere per se stessi.
Ipotesi sulle pratiche comunicative
Ipotesi continuista: pratiche comunicative dell’homo sapiens sapiens sono frutto dell’evoluzione di altre pratiche comunicative precedenti;
Ipotesi discontinuista: con la specie umana non c’è un’evoluzione, ma un radicale salto di qualità (la scrittura) in cui non ci sono eguali.
Esperimento di Lurija
Grande esperimento di Lurija, allievo di Vygotskij. I comportamenti psichici studiati dagli psicologi non sono frutto dell’evoluzione, ma sono frutto del contesto storico-sociale in cui sono ambientate le vite dell’uomo. Vygotskij diceva: “Tutto ciò che è intrapsichico è stato interpsichico” → Origine psiche nel rapporto. L’esperimento si svolge nel 1930 durante la rivoluzione russa cominciata nel 1917 → Comunisti al governo = tutti devono partecipare alla vita sociale = saper leggere e scrivere. Diverse persone furono inviate nei paesini per la campagna di alfabetizzazione e Lurija andò nell’Uzbekistan; mentre svolgeva questo lavoro, svolse anche una ricerca: colloquiò con i contadini con l’intento di far scaturire in loro dei processi psichici, e lo fece in alcuni paesini PRIMA ed in altri DOPO la campagna di alfabetizzazione. Un esempio di colloquio era:
“In una regione della fredda Siberia, in cui tutti gli orsi sono bianchi, ho un amico; questo amico ieri mi ha telefonato e mi ha detto di aver visto un orso; sai dirmene il colore?”
Preletterati: “Che ne so io? Chiedilo a lui no?? Io ho visto solo orsi bruni in vita mia”
Postletterati: “Bianco”
Come si può facilmente notare, mentre trovare delle info sillogistiche in una frase può sembrare elementare e scontato, in realtà questa capacità dipende dal contesto in cui si vive.
Inoltre, mentre i preletterati all’esortazione di descrivere loro stessi affermavano “ho 25 mucche, 2 case” oppure “chiedi agli altri chi sono io” (Sé = entità ESTERNA osservabile tramite le azioni), i postletterati affermavano qualcosa tipo “sono generoso, sono introverso, ecc…” (il Sé è osservabile dall’interno). Leggere e scrivere ci permette di osservare i nostri pensieri, la nostra psiche, quindi questa è fortemente dipendente dai mezzi di comunicazione.
Attualmente con la graduale perdita dell’abitudine a leggere e scrivere, si sta andando nella direzione di una riconcettualizzazione della psiche basata sulla comunicazione audio-visiva.
Modello dinamico-collaborativo
Quello qui rappresentato viene chiamato modello dinamico-collaborativo. La parola centrale è “TESTO” e può derivare da 2 radici latine:
- Textus: Mettere insieme (cohesione: mettere insieme le parole italiane secondo delle regole; coerenza: un testo è tale poiché le parti che vi inserisco sono strutturabili)
- Testis: Testimone. La comunicazione è un evento in cui le persone si presentano come testimoni di ciò che si afferma.
[Modello psicologico di PEARCE.]
Modello di Pearce
Auto-percezione dei soggetti stato delle risorse protette a rischio nativi Monoculturale Etnocentrica Modernista NATIVI/NON NATIVI Cosmopolita
Come è possibile evincere dalla tabella qui in alto, nel suo modello delle forme del comunicare, Pearce divide prima di tutto l’“Auto-percezione” dei soggetti (cioè come i singoli si rapportano alla comunità) in 2:
- NATIVI: coloro che si sentono tutt’uno con l’ambiente che li circonda; es. prof Mininni – prof universitario.
- NON NATIVI: presa di distanza; sotto certi aspetti mi identifico, sotto altri no. Es. essere italiano.
Poi suddivide lo “Stato delle risorse” (ovvero la condizione in cui si trovano le risorse) in:
- PROTETTE: Gli individui si identificano con le risorse; i francofoni che proteggono la loro lingua;
- A RISCHIO: Noi che prendono in prestito dagli altri i termini.
Dall’incrocio di queste categorie ne ricaviamo 4: 1 relativa ai nativi e 3 ai non nativi:
- Monoculturale: No percezione di alterità; gruppi chiusi, autocentrati; primi gruppi di uomini;
- Etnocentrica: Le persone cominciano ad incontrarsi e scoprono l’alterità: scoprono che si possono lodare altri dei ad esempio. In queste condizioni o si sterminano gli altri o si cerca di trovare un punto di contatto. Un esempio fu rappresentato dai greci contro i barbari che non parlavano la loro lingua;
- Modernista: Inizia con la scoperta dell’esistenza del nuovo, con la consapevolezza che i gruppi sono tanti; non si protegge più il proprio, ma si valorizza il nuovo; di solito è caratterizzato dal rischio della scoperta. Es. Protestantesimo;
- Cosmopolita: Persone capaci di sentirsi appartenenti a più culture, incapaci di radicarsi in una sola. Es. Mediatori di conflitti, che non si identificano in nessuna delle due compagini.
(Il numero minimo di persone necessario per parlare di gruppo è 4 persone, perché 3 xsn = 3 relazioni possibili; 4 persone = 6 relazioni possibili; dato che il gruppo deve favorire le relazioni, da 4 se ne può parlare in maniera completa).
Pratiche comunicative
Cosa accade in una pratica comunicativa? Accade che vengono elaborati dei sensi; occorre dunque pensare in termini di un contratto.
Potenzialità culturali (nessuna persona può comunicare senza essere inserita in un contesto culturale) → definiscono le identità di → intralocutore A & intralocutore B (interlocutori potenziali con competenze e bisogni → istanze comunicative) → inseriti in una → rete di relazioni (non sono separati ma in relazione) → specificanti la → posta in gioco (enjeu) (le persone che comunicano hanno interesse a farlo) → struttura una → situazione potenzialmente comunicativa [SPC] (anche detta “contesto”; definita dai riferimenti allo spazio-tempo e a tutto ciò che gli uni sanno degli altri) → seleziona alcuni parametri in base al → principio di contrattualizzazione (gli intralocutori riconoscono l’enjeu e sono disposti a negoziare) → TRASFORMA A IN “INTERLOCUTORE A” E B IN “INTERLOCUTORE B”, in una dinamica che espone il contratto a:
- Validazione: se usa parametri pertinenti con la SPC, per cui si ha → dialogo regolare;
- Rottura: se usa parametri non pertinenti con la SPC, per cui si ha → comunicazione problematica.
Modello di comunicazione come contratto: Modello proposto da degli psicoterapeuti per analizzare la comunicazione interpersonale all’interno di una coppia e in una relazione comunicativa intensa (es. Intralocutore A = padre).
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Riassunto esame Psicologia della Comunicazione, prof. Mininni, libro consigliato Psicologia e media, G. Mininni
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Riassunto esame Psicologia del prodotto audiovisivo, prof. Mininni, libro consigliato Psicologia e media, Mininni
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Appunti presi durante le lezioni di Psicologia dello sviluppo, prof. Giuseppe Mininni
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Lezioni Sociologia