Produzione letteraria nell'Italia otto-novecentesca
Complementarietà tra Morin e Bourdieu
Morin e Bourdieu parlano uno per unire, l’altro per distinguere. I loro due testi sono opposti e complementari. In termini scientifici, il mondo dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande rispondono attualmente a leggi diverse: si sta cercando una legge che le unifichi. Le due prospettive degli autori sulla società sono complementari ma diverse.
Appendicismo romanzesco tra Otto e Novecento
Sarà posta attenzione al racconto romanzesco su giornale (feuilleton). Le serie TV oggi sembrano star spazzando via le tradizionali vie di comunicazione culturale come il cinema o il romanzo.
Romanzo di intrattenimento o di consumo
I primi best-seller della tradizione italiana. Esempio: Guido da Verona pubblica un romanzo erotico scandaloso per l’epoca. Moltissimi soldati lo acquistano: vende centinaia di migliaia di copie. La cosa interessante è l’aspetto culturale e di massa di questo sistema letterario.
Avanguardie e neo avanguardie
Nel corso si tratterà anche delle avanguardie, sia le storiche (Futurismo, Surrealismo, Dada, Espressionismo) che le seconde avanguardie tra anni ‘50 e ‘70, le neo avanguardie. In Italia queste ultime faranno gruppo tramite convegni: uno degli esempi è il Gruppo 63 (Umberto Eco, Arbasino, Opera aperta, Sanguineti, Nanni Balestrini, Giuliani, Barilli). Del '62, di Eco è uno dei libri fondamentali.
Neo realismo letterario
Altro argomento sarà il neo realismo letterario, sempre poco considerato dalla critica pur essendo un momento importante. Autori classici del neo realismo sono Pratolini, Primo Levi, Calvino, Carlo Levi. L’ultimo argomento post anni ‘70 sarà il post-moderno (o meglio postmodernismo): l’esaurimento del modernismo di Woolf, Svevo ecc. porta al post-moderno.
Il giorno del giudizio
Il modulo C presenta il romanzo pubblicato nel ‘79 da Adelphi, a causa della cui azione esso diventa un caso letterario. Si parla di un capolavoro non conclamato: la critica non lo considera. È un romanzo estremamente angosciante e triste. Spinazzola ne parla in un suo saggio. La trama è il ritorno di un anziano giurista che torna nella sua Nuoro e va a visitare il cimitero (e così si intitola anche il suo saggio).
Il dibattito sulla cultura di massa
Dialettica dell’illuminismo, Adorno – Horkheimer, 1947. L’uomo a una dimensione, Marcuse, 1966. Fiedler, McDonald. Apocalittici e integrati, Umberto Eco, 1964. Scritti corsari, Pasolini, 1975. Cultura convergente, Jenkins, 2006.
Psicologia della folla, 1885, testo dal grande scalpore perché per la prima volta si metteva il punto sulla figura della massa. Negli anni tra ‘30 e ‘50 si inizia a parlare delle masse in dibattiti a seguito dell’uscita di Dialettica dell’illuminismo di Adorno e Horkheimer. Questi negli anni ‘30 si erano interessati alle dinamiche della città di massa; scappano da Francoforte perché ebrei e fondano la scuola di Francoforte negli USA.
Sociologia applicata vs sociologia speculativa
Concetto di ragione ricostruendo la storia del logos, di tutta la sua parabola. Due opposti (indi dialettica): da una parte c’è stata un’emancipazione nel tempo, ma dall’altra questa ha portato a una società amministrata o eterodiretta, cioè in cui l’individuo pensa di essere libero, ma obbedisce a leggi altrui. Osservando la realtà americana, i due autori mettevano in evidenza il profitto economico della cultura, ultimo punto della parabola della ragione. Non c’era ancora la TV negli USA (arrivò lì nel ‘49, da noi nel ‘54).
Fiedler e McDonald
In America il dibattito è cospicuo: Fiedler e McDonald. Il primo si occupò subito dei settori sub-letterari come il fumetto o il porno. Lui fu critico del post-moderno. McDonald fu autore di Mass cult and mid cult. I due erano maoisti e trotskisti, ma avevano posizioni opposte sulla massa: Fiedler ci vede ricchezza, mentre McDonald pensa che la mass culture sia non arte.
L’uomo a una dimensione
Meditazioni di una vita offesa, con sottotitolo punto di vista negativo. Con questo testo, Marcuse diventa rappresentante delle proteste studentesche. La società di massa ha acquisito tutto, e l’uomo diventa quindi “a una dimensione”. In una società in cui non c’è più possibilità di opporsi, nasce il “nuovo fascismo”: c’è tolleranza, ma l’importante è che si comprino gli stessi jeans.
Scritti corsari e Pasolini
Pannella e soprattutto Pasolini si fecero interpreti del pensiero di Marcuse; il secondo negli Scritti corsari del ‘75. La riduzione a una sola cultura viene nominata “nuovo fascismo”. Mai confondere la cultura di massa con quella popolare. In American English pop e mass sono sinonimi; per noi le due culture afferiscono due società ben diverse. È di massa se è 1) interclassista e 2) cosmopolita. Cultura di massa è trasversale, non piramidale. La cultura popolare ha un radicamento locale (come può essere la cultura toscana o sicula); la cultura di massa è cosmopolita e spazza via le differenze. Il globalismo cerca di sradicare i particolarismi.
La Distinzione di Bourdieu
In che modo affrontare le pratiche culturali nella società di massa? Abbiamo la soluzione concettuale proposta da Bourdieu e l’altra da Morin. I due parametri fondamentali sono l’interclassismo e il cosmopolitismo: sulla base di questi due elementi noi distinguiamo la società di massa da quelle precedenti.
- Le società precedenti vengono considerate come organizzate verticalmente (piramide sociale, culture subalterne alla base: tradizione, folklore). Le loro tradizioni si tramandano perlopiù oralmente, non sono certamente oggetto di studio.
- La cultura di massa è organizzata orizzontalmente, trasversale: al prodotto di massa accedono trasversalmente tutte le classi. Questa cultura di massa a carattere trasversale è stata precocemente attaccata da alcuni intellettuali, soprattutto dai filosofi francofortesi, perché accusata di avere un’unica meta: il profitto economico che porta all’omologazione e allivellamento dell’individualità.
È meglio utilizzare al posto di omologazione il termine inclusione: è vero che la cultura di massa crea standard di consumo e obbedisce a criteri di tipo economico; il suo compito storico, però, è quello di includere quelle moltitudini che, nella civiltà precedente, erano alla base della piramide e restavano escluse dal dibattito culturale. La cultura di massa riorganizza il quadro includendo masse sempre più nutrite di utenti.
Cultura di massa e cultura convergente
L’avvento della cultura di massa innalza il livello di cultura o lo abbassa? Rispetto alle culture popolari precedenti c’è sicuramente un innalzamento culturale globale a scapito però di una perdita di cultura specializzata, popolare. Rispetto ai prodotti “popolari” (almanacchi, calendari ecc.) i prodotti della società di massa sono molto più avanzati sia dal punto di vista contenutistico sia da quello tecnologico. Allo stesso tempo scadono progressivamente i criteri di qualità di questi prodotti. È una dinamica complessa in cui abbiamo un guadagno ma anche una perdita.
Il significato della cultura di massa è quello di includere, di non lasciare componenti sociali emarginate. Il dibattito arriva anche in Italia negli anni Sessanta. Fra i primi intellettuali sensibili ai cambiamenti degli assetti di cultura vi fu indubbiamente Eco, che pubblicò una raccolta di studi e saggi dal titolo Apocalittici e Integrati. Oltre ad essere un intellettuale che si occupava dei prodotti di massa, Eco era anche un esponente importante, interno al sistema televisivo; nel ‘55 era uno dei consulenti dipendenti della Rai: era lui a scrivere le domande di Rischiatutto.
Quando parlava di televisione diceva quindi cose ben accertate, facendo parte di quel mondo. In una specie di disputazione medievaleggiante, secondo la tecnica del sic et non (del positivo e del negativo), Eco parla dei tempi moderni della cultura. Non è più il tempo di Baldassarre Castiglione: bisogna respingere due atteggiamenti speculari, contrastare le derive apocalittiche che si erano espresse autorevolmente nella scuola di Francoforte, o altre secondo cui l’avvento della cultura di massa significa morte della cultura. D’altra parte, tuttavia, bisogna evitare un atteggiamento supino di fronte a essa: non bisogna diventare una pecorella acritica nella società di massa. Gli anni ‘60 sono anni in cui una schiera di intellettuali entrano nelle maglie dell’industria culturale, diventandone funzionari.
La posizione di Eco è attivamente mediana: accettare la cultura di massa, operare all’interno del suo panorama, ma senza dismettere l’attitudine critica di un intellettuale che si rende conto dei tempi. Il titolo parla chiaro: Apocalittici e integrati, o. Non Si può essere entrambe le cose contemporaneamente: si può produrre il prodotto più scarso per la cultura di massa per guadagnare, ma anche essere un apocalittico “fiammeggiante”, cioè molto attivo in quel senso. Il dibattito intorno al libro è furibondo. Eco esamina molto attentamente i fumetti. Una delle accuse più forti mosse all’autore era di essere un teorico delle Avanguardie e della musica dodecafonica ma di utilizzare lo stesso atteggiamento critico nei confronti dei romanzetti fantascientifici. Eco utilizza la stessa serietà, impegno e dottrina nei confronti di tutti i prodotti dell’arte. Il momento del massimo dibattito è negli anni tra ‘60 e ‘70.
Pasolini e il suo impatto
La tappa successiva è Pasolini. Negli ultimi anni della sua vita, nel ‘75 (anno in cui venne ucciso), uscì un libro fondamentale: Scritti corsari. Pasolini aveva anche approntato alcuni articoli che vennero pubblicati postumi, le Lettere luterane. I termini che utilizzava per la prima volta Pasolini sono entrati nell’uso comune. Benchè non li nomini mai, Pasolini deve aver letto le posizioni di Marcuse e degli altri autori della scuola di Francoforte, declinandole poi nello studio della cultura italiana: i dialetti, i corpi, le culture sub alterne, popolari e sotto proletarie (accattoni, borgatari romani…).
Questa realtà così ricca e localmente e socialmente distinta secondo Pasolini sta per essere spazzata via. Non ne è davvero nostalgico, ma lo vede come un dramma che lo annienta come un intellettuale rivolto al passato. Pasolini, che si diceva comunista, disse “io sono una forza del passato”, non nel senso che approva le gerarchie del passato, ma sempre a fianco del popolo. Criteri della mutazione antropologica (l’Italia è cambiata): si sta andando verso una omologazione universale sotto l’indice di una cultura ben diversa da quella delle élite alto-borghese, piccolo-borghese. Molte figure ambirebbero alla cultura alto-borghese, non riuscendoci. La cultura di mezzo sta corrompendo entrambe le culture, sia il retaggio popolare che le alte borghesie. La posizione di Pasolini è all’estremo opposto: è in disaccordo con Eco. Pietro Bembo è morto ma è morta anche la cultura alto e piccolo-borghese.
Il dibattito degli anni '80 e '90
Negli anni ‘80 il dibattito viene dimenticato: sono gli anni dell’egemonia postmoderna. Il rapporto con la cultura di massa diviene più disinibito e utilitaristico. Con gli anni ‘90 emerge la cultura convergente, col Web. Jenkins, in Cultura convergente, parla non più di cosmopolitismo ma di globalismo, che ha un carattere di tipo maggiormente economico: il Web unifica le borse mondiali. Il termine comincia poi a ricadere sui fatti di cultura. Prevale l’idea della rottura della cultura di massa sulla base delle nuove communities intorno a questo o a quel prodotto multimediale.
I prodotti della cultura di massa tendono a convergere sugli stessi supporti. Processo avviato da tempo, ma che con la rete si accentua fortemente: su internet si possono acquistare cose, vedere film, leggere fumetti etc. Alcuni prodotti di larghissimo seguito tendono a costituire communities (Lost, Twin Peaks…): cominciano a vendere gadget, comincia a forgiarsi una economia di spin-off. Secondo i teorici della rete i partecipanti di questa comunità vogliono farsi partecipanti attivi: commentano, scrivono. I produttori si rendono conto che grazie alle communities avviene una trasformazione del consumatore in consumatore attivo.
Infatti, di fronte alla cultura di massa l’utente era supino e passivo, era un ricettore e basta; con l’avvento della rete il consumatore non è propriamente né produttore né customer: diventa prosumer, produttore e consumatore. È un grande idolo dei sostenitori della rete. Le fake news sono espressione di un’opinione pubblica nei confronti degli avvenimenti. Galvanizzazione, attivizzazione dell’individuo. Prosumer non è un’etichetta totalmente nuova nella civiltà borghese.
Conclusioni sul dibattito culturale
Il dibattito tra anni ‘40 e ‘70 ha avuto un salto, nella cultura comunitaria di rete, senza che se ne siano viste le connessioni. Le communities fatte di milioni di persone sembrano essere state ignorate, ma sono culture di massa: c’è un salto tra le due. I teorici di internet sembrano nati dal nulla, ma non è così. Da una parte e dall’altra c’è comunque un allargamento della base di utenti, ma dal lato della rete c’è un’ulteriore segmentizzazione della cultura.
Se prima tutti gli italiani vedevano gli stessi programmi, la rete dà invece una moltitudine diversa secondo stratificazioni ancora più complesse. Gli atteggiamenti come quelli di Pasolini o Adorno sono allontanabili perché rendono incapaci di esaminare nella concretezza le evoluzioni della rete. Le posizioni apocalittico-negative non aiutano a comprendere quello che sta succedendo. Morin dice che la cultura di massa include e rigenerizza. Bourdieu che ri-gerarchizza. Serve comprendere qualcosa degli equilibri dei prodotti e di quello che sta succedendo in questo momento.
Attacco ai diritti d'autore
Copyleft, attacco ai diritti d’autore con il copyleft che però poi è venuto dalle agenzie economiche centrali come Amazon. L’attacco al copyright, eliminando la dinamica successo col prodotto porta ad un grande successo economico per l’autore nonché per la grande editoria. Se l’attacco al copyright funziona, è un problema: il fatto è che la cultura di massa comunque si regge su ragioni economiche. La grande editoria otto-novecentesca si ridurrebbe a esempi di grande mecenatismo, con proprietari molto ricchi che portano avanti la casa editrice.
Presenza della fantascienza
La presenza della fantascienza nel cinema è ancora molto forte, mentre nella letteratura è morta.
La distinzione di Bourdieu
La distinzione. Bourdieu, è un testo che sollecita costantemente la nostra autocoscienza. Ci sollecita a categorizzare, descrivere, analizzare i comportamenti culturali di chi ci sta vicino. È un libro che mette in gioco noi stessi in un atteggiamento introiettivo ma anche in un atteggiamento di giudizio (un po’ aggressivo) nei confronti degli abiti culturali degli altri. Come giudico le pratiche culturali di chi mi sta intorno? Il libro cerca di comprenderlo.
Struttura del volume
Il volume viene pubblicato in Francia nel ‘79. Si basa su un’inchiesta scientifica, dotata di sistematicità metodologica. Comportamento dei francesi tra ‘63 e ‘68. Il ‘68 cambia molte cose proprio sul piano culturale. 1200 individui circa (che vengono chiamati attori agenti o sociali) vengono interpretati analiticamente con test e simili. Il ‘63 è l’anno successivo all’uscita del libro di Morin: Bourdieu sta dialogando polemicamente con lui e con la scuola di Francoforte.
Il questionario è organizzato in 50 domande (ridotte nel sommario a fine libro). La prima parte è a carattere anagrafico, non solo relativa a lui ma anche ai suoi genitori e ai suoi nonni, per costituire una genealogia sociologico-culturale; la seconda parte riguarda l’ambito domestico, luogo in cui avviene il test: ci sono stampe, libri? Come sono disposti divani, cucina ecc.? La terza parte è dedicata alle pratiche culturali più diverse: cucina (come mangiano e cosa cucinano), abiti, musica, letture, se vanno al cinema, se guardano la televisione, se gli piace la pittura o la fotografia. La quarta e ultima parte introduce un secondo punto di vista: il modo di affrontare l’intervista, la terminologia usata, se il soggetto è impacciato, se parla tanto o poco.
Il risultato è un’indagine culturale su un’idea non di base umanistica, ma di cultura ampia, di tipo etno-antropologico.
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