COMUNICAZIONE LETTERARIA NELL’ITALIA NOVECENTESCA
(Prof. Brigatti Virna) LEZIONE 1 (15-02-22)
Moduli A e B: Storia editoriale della letteratura italiana del Novecento
Guardiamo la storia della letteratura italiana del ‘900 da un pov editoriale, non dal pov degli autori ma da quello dei libri.
Cadioli dice che “la letteratura è la componente privilegiata del mercato librario”, nelle sue diverse varietà e livelli.
Ci sono dinamiche letterarie ed editoriali tra di loro non separabili nel moderno sistema editoriale; i piani su cui questo
intreccio è stringente sono: produzione e comunicazione del libro, oggetto che da secoli consente la trasmissione del testo
letterario e che ha avuto varie forme. La comunicazione del testo letterario attraverso il libro è la COMUNICAZIONE
EDITORIALE; ci sono anche dinamiche di COMUNICAZIONE LETTERARIA che si riferiscono al rapporto tra testo e lettore.
libro e testo hanno due modi propri di comunicare col lettore, che possono essere in sintonia o meno.
Ci occupiamo di storia editoriale italiana soffermandoci sullo studio della trasmissione del testo: 1
LEZIONE 2 (16-02-22)
Ci occupiamo di tecnologie alla base della produzione del libro: sostanzialmente, ripercorriamo com’è cambiato nel tempo il
modo in cui sono stati stampati i testi. Tutto ciò non è privo di conseguenze per quanto riguarda l’identità del testo e
l’esperienza di lettura. In questo modo, rientriamo anche nell’ambito della storia della lettura o ricezione del testo: andremo
a capire in che modo la pubblicazione e la sede di pubblicazione del libro influiscono sull’interpretazione dell’opera e sulla
sua collocazione storica. Introduciamo dei concetti importanti per andare avanti in questo ragionamento.
IL PARATESTO
Questo termine viene coniato nel 1987 dal francese Genette e tradotto in italiano nell’89 da Einaudi. È ciò che sta intorno al
testo e si suddivide in:
Peritesto: tutta quella serie di contenuti (scritti, immagini, oggetti che a loro volta contengono scritti come le
fascette, ecc.) che si trovano fisicamente intorno all’oggetto libro ed hanno una vicinanza materiale col testo. Sono
quelli che caratterizzano l’edizione. Sono ad es. titolo, copertina, collana, scritti editoriali, fascette, contenuti come
introduzioni, premesse, note, ecc.
Epitesto: è ciò che è fuori dal volume, come recensioni, interviste, presenza dell’autore in certe occasioni come
eventi, rassegne stampa, ecc. Nella pagina del colophon ci sono i
dati legali, come l’ISBN, che identifica
univocamente il libro.
Abbiamo una distinzione tra lettore e
pubblico: non tutto il pubblico che conosce
l’esistenza di un libro ne sarà poi un lettore.
Quindi, ci concentriamo sulla materialità del
testo, cioè il peritesto: ciò porta alla forma
dell’edizione e ha a che fare col modo in cui si
evolvono i processi di stampa.
LO STAMPATORE E LA COMPOSIZIONE DEL TESTO
Quando si parlava di stampatore, si trattava di una figura professionale che stampava qualsiasi testo che gli venisse affidato:
si occupava dell’impaginazione dei caratteri e dell’impressione. quindi ricomponeva il testo, nella fase detta composizione:
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1. Composizione manuale: si esegue con i caratteri in piombo da fine ‘400 a fine ‘800: portava alla realizzazione di
un foglio di piombo.
2. Composizione meccanica: da fine ‘800 si usano delle macchine dette monotype e linotype, le quali avevano delle
tastiere: si partiva quindi da un’operazione di battitura a tastiera. Questa composizione ha comunque come esito
una pagina in piombo e dura fino agli anni ’80-’90 del ‘900.
3. Fotocomposizione: c’è stata poi una breve fase di 20 anni in cui la composizione è passata su una pellicola
fotografica: c’era un computer primitivo che faceva sì che il testo venisse composto su una pellicola.
4. Composizione digitale: da inizio anni 2000.
Separiamo la composizione dall’impressione, che, dalla fine del ‘700, viene fatta con il torchio a vapore; ci fu poi un’evoluzione
delle macchine per stampare, che diventeranno le rotative all’inizio ‘900: riguardano però l’atto di stampa sul foglio dei
caratteri inchiostrati. È un’operazione che ci interessa di meno.
Quindi, la creazione di matrici, o forme, tipografiche per la stampa in piombo dura 5 secoli, la fotocomposizione dura meno
di 20 anni e si passa poi al digitale. Con quest’ultimo passaggio (inizio anni 2000), finisce la composizione in tipografia o
stamperia, perché questo processo verrà assorbito dalla redazione della casa editrice: non esiste più lo stampatore o
tipografo. Ciò ha un rilievo dal pov professionale e anche dal pov della trasmissione dei testi (ci sono meno errori).
Con la composizione digitale non esiste lo stampatore che deve ricomporre il testo dell’autore: la bozza è un PDF e si utilizza
solitamente un software chiamato Adobe InDesign, che ricompone automaticamente il testo impaginandolo, seguendo delle
istruzioni impartite dal redattore (il software “risucchia” il PDF e lo impagina). Dopodiché, da InDesign potrà uscire un file
PDF, che viene inviato allo stampatore per la stampa, oppure varie tipologie per gli ebook, ad es. EPUB. prima della
composizione digitale, la bozza era scritta a mano, poteva essere una bozza in colonna o una bozza impaginata.
LA STRUTTURA DI UNA CASA EDITRICE
C’è un errore, infatti l’ufficio tecnico dell’impaginatore non esiste più, poiché questa fase avviene in redazione.
LA REDAZIONE
Notiamo che il Treccani non parla affatto del lavoro in casa editrice. Il Garzanti invece dice:
tutta la trasmissione di un testo letterario del ‘900 ha un processo,
una vita, che lo portano ad essere poi un prodotto finito come un libro.
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Cosa fa il redattore?
La casa editrice è composta da diverse figure: in particolare ci soffermiamo sui redattori e gli editor. L’autore contratta la
forma delle edizioni del suo libro, con gli aspetti stilistici, di mise en page, ecc. con i redattori e talvolta con gli editor (questo
lavora però più nelle fasi della progettazione e dell’ideazione). Il redattore è un “ponte” tra autore ed editore, che segue la
formazione del libro dalla ideazione sino alla realizzazione finale. Se la casa editrice è piccola, il redattore avrà più compiti,
ad es. correttore di bozze, direttore editoriale, ecc. Una serie di attività compiute dal redattore può essere:
In casa editrice sono importanti anche gli uffici stampa o uffici eventi, che si occupano di:
L’EDITORE MODERNO
Il ruolo dell’editore moderno inizia ad essere riconoscibile intorno a fine 1700 e inizio 1800. Nell’antico regime tipografico
non esisteva il concetto di editore o casa editrice modernamente inteso: erano tutti tipografi, stampatori, stampatori librai
(con alcune eccellenze che facevano eccezione). Quando cambiano le tecnologie di composizione dei libri, si inizia a
modificare anche il ruolo dello stampatore e del libraio: essi stessi iniziano ad agire con una consapevolezza nuova della
propria funzione. Si diffonde un nuovo ruolo di editore, che non possiede torchi (non è stampatore) né banchi di vendita
(non è libraio), che investe denaro per pubblicare libri destinati al mercato, con l’obiettivo esplicito di un ritorno economico.
L’editore può pubblicare testi scelti autonomamente e non su commissione; avvia un lavoro imprenditoriale ampio,
complesso e articolato, la cui parola chiave è progettualità c’è un’imprenditorialità che diventa un progetto di tipo
culturale. Un esempio italiano lampante è l’editore italiano Giuseppe Pomba, di Torino, che nel 1838 cede la stamperia e la
libreria per fare l’editore anno ed evento spartiacque in Italia.
Nella catalogazione libraria, abbiamo una macro separazione tra libro antico e libro moderno: il primo fino al 1830 e il
secondo dopo. È la data che segna il passaggio dall’antico regime tipografico al moderno sistema editoriale.
L’editore svolge quindi una duplice funzione: è un mediatore ed è un imprenditore. è il responsabile di un’azienda ma deve
anche essere in grado di gestire il “mondo delle idee”, cioè la cultura del proprio tempo. L’editore è il medium tra l’autore e
il lettore.
Nel corso del ‘900, gli editori iniziano a percepirsi come intellettuali. Ci sono delle figure che iniziano a lavorare nelle case
editrici, funzionari interni e stipendiati, che, come categoria, possiamo definire letterati editori (termine storico).
In inglese, abbiamo due termini per l’editore: publisher, colui che pubblica e mette in vendita, e editor, colui che cura
l’edizione di un testo altrui. Colui che cura l’edizione di un testo altrui può lavorare su: 4
LEZIONE 3 (17-02-22)
STORIA EDITORIALE DELL’ITALIA NEL PRIMO OTTOCENTO
I PROBLEMI DELL’EDITORIA ITALIANA NEL PRIMO ‘800
La figura dell’editore non è immediatamente definita: è una figura professionale che si afferma nel corso del secolo.
Vi è una lentissima affermazione del genere romanzo e dei giornali. La difficoltà del genere romanzo persiste anche
nel corso del ‘900, ma ciò che via via si verifica è che, nonostante questa ostilità, esso si afferma e diventa egemone.
Un’altra difficoltà è quella dell’analfabetismo altissimo, quindi vi era il problema di dover allargare il numero dei
potenziali lettori.
Il lavoro intellettuale non veniva retribuito, sotto forma di proprietà letteraria o diritto d’autore.
Situazione economico-politica dell’Italia: il Paese era allora diviso in vari Stati, a volte dipendenti da potenze
straniere, ed ognuno con la propria legislazione.
Gli ultimi due punti favoriscono anche il fenomeno della pirateria, creando altri danni e difficoltà.
LE PRIME SVOLTE
1840: viene stipulata la Convenzione sul Diritto d’autore, primo atto di riconoscimento di una retribuzione per il
lavoro intellettuale
1861: Unità d’Italia, che impone un’unica legislazione per tutta la nazione.
Le città più importanti per l’editoria, oltre a Torino (dove nel 1838 abbiamo il gesto significativo di Pomba), saranno:
Milano: si afferma progressivamente come la capitale dell’editoria, perché qui si iniziano ad avviare delle attività
editoriali importanti, in particolare quelle di alcuni editori che portano una svolta in questa figura professionale:
Stella: editore di Leopardi
Silvestri: fonda la Società tipografica dei Classici italiani, che ripropone i classici italiani Quando, dal pov
storico, ci sono delle svolte importanti, spesso si ritrovano contemporaneamente delle proposte editoriali
di ripubblicazioni dei classici della tradizione: è particolarmente importante per l’Italia, perché prima è
stata un’identità letteraria e linguistica piuttosto che un’identità geografica e politica.
Ferrario: editore dei Promessi sposi
Bettoni: crea importanti collezioni o collane, chiamate allora biblioteche, alcune di tipo economico e formato
tascabile sono prodotti rivolti a strati sociali popolari, senza grandi possibilità economiche: siamo ancora
in un contesto in cui i libri sono un bene di lusso. Capiamo come gli editori vogliono allargare il proprio
pubblico anche verso gli strati meno abbienti.
A Milano, guardano soprattutto al proletariato urbano e alla medio e piccola borghesia impiegatizia cittadina: si tratta
di classi sociali spesso con una alfabetizzazione minima, ma dalla grande volontà di emanciparsi dal pov economico
e culturale. L’affermazione del proprio ruolo sociale passa anche attraverso il consumo dei prodotti culturali. Gli
editori milanesi capiscono che questo pubblico è estraneo ai modelli della tradizione letteraria: da un lato, allora,
essi ripropongono i grandi classici, e dall’altro propongono invece la narrativa di intrattenimento.
Firenze: anche per tradizione della propria storia, resta un polo editoriale più legato ai ceti intellettuali, l’alta
borghesia e l’aristocrazia che hanno un’alta scolarizzazione. In questo contesto, emergono le potenzialità politiche
dell’impresa editoriale nel 1837, Le Monnier concepisce l’editoria come una attività imprenditoriale autonoma
rivolta a un profitto, e inoltre inserisce la propria attività in un quadro politico, per diffondere con i propri libri gli
ideali nazionali dell’Italia ancora divisa. Le Monnier, attraverso la Biblioteca Nazionale, diventa un imprenditore che
si fa operatore politico-culturale. nasce il concetto di militanza editoriale, che sarà poi molto importante nei
decenni successivi e nel ‘900: le case editrici più importanti compiono questa attività della militanza, cioè sono attive
sul piano politico-sociale.
I PERIODICI
Accanto a questo sistema editoriale che si sta costruendo e alle collane popolari, gli editori introducono un ampio numero
di pubblicazioni periodiche, fenomeno già risalente alle fine del ‘700. “Periodici” significa sia i settimanali e sia strenne e
almanacchi, che non sono veri e propri libri narrativi, ma sono testi che raccontano gli eventi dell’anno e della vita stagionale
(infatti, sono solitamente periodici annuali) si rivolgono ai lettori popolari.
Dalla seconda metà del secolo, abbiamo i romanzi d’appendice, pubblicati su periodici di varia natura. Osserviamo lo stesso
binomio: prodotto editoriale periodico, su cui troviamo il romanzo d’appendice, cioè a puntate. questi romanzi
frammentati verranno successivamente pubblicati in volumi unici. Hanno una doppia funzione: da un lato fanno sì che i
giornali vengano acquisitati, dall’altro tutto ciò si riversa anche nelle abitudini di lettura e auspicabilmente nell’acquisto del
prodotto libro successivo.
Il romanzo diventa via via la forma egemone per intendere la narrazione di una storia. Ovviamente, non mancano le
polemiche sullo sviluppo della lettura dei giornali: ad es. Tenca dice che il giornalismo “distoglie il pubblico da impegni di
lettura più significativi”; allo stesso tempo, però, egli dice che il giornale è un elemento indispensabile della letteratura. 5
IL NUOVO RUOLO DEL LIBRO TRA ‘800 E ‘900
Consumo: il libro, concepito come bene di consumo, non è un concetto così ovvio e scontato e non c’è sempre stato:
per secoli, il libro è stato un oggetto prezioso il libro diventa un oggetto da comprare con lo scopo di leggerlo una
sola volta per divertimento.
Intrattenimento: nell’800 ancora era forte il concetto di libro “popolare”, inteso col significato di “rivolto allo strato
più basso della società” dal ‘900, invece, “popolare” significa “di successo”. Cambiando il significato all’aggettivo,
si passa dalla narrativa popolare alla narrativa di intrattenimento.
Leggibilità: è un valore di tipo editoriale, non è una qualità letteraria specifica, anzi si pone spesso in opposizione
alla letterarietà. “Leggibilità” vuol dire il fatto che un testo sia facilmente leggibile, sempre riferendosi al tipo di
individui e lettori estranei alla tradizione letteraria per questo la leggibilità è un concetto opposto alla
letterarietà.
Omogeneizzazione del mercato librario in chiave giornalistico-letteraria: questa espressione indica
l’affiancamento della scrittura di periodici di varia natura ad una componente letteraria a sua volta molto
stratificata, che va a scardinare la tradizionale opposizione tra letteratura alta e bassa (o popolare).
I PRINCIPALI EDITORI MILANESI DELLA SECONDA METÀ DELL’800
Entrambe queste case editrici sono state fondate nel 1861: Sonzogno, che esiste ancora oggi, e Treves, che non esiste più
ma ha passato tutta l’eredità a Garzanti. Essi si spartiscono il grosso del mercato librario della seconda metà dell’800,
mercato librario dell’intrattenimento. Riescono a prosperare in un ecosistema virtuoso in cui la concorrenza non è spietata.
Non si rivolgono alle stesse fasce di lettori, infatti Treves si rivolge anche a lettori molto colti, pubblicando grandi autori
dell’epoca (De Amicis, Verga, D’Annunzio) e pubblicò la Biblioteca Amena, cioè una collana specificamente di intrattenimento
(“ameno” significa infatti “divertimento”: indica il bisogno di evasione). Sonzogno, invece, si rivolge ai lettori popolari,
proponendo letture a basso costo; inoltre, rispetto ai libri di Treves che erano anche di grande qualità materiale, Sonzogno
non presta troppa attenzione alle caratteristiche fisiche dei libri. Sonzogno fonda la collana Biblioteca Universale, che
propone i grandi classici in edizione economica, spesso in riduzione (testi non integrali).
IL ROMANZO NELLA SECONDA METÀ DELL’800
Il romanzo, inizialmente, tende ad occuparsi di vicende che succedono nella realtà del secondo ‘800 e in particolare si svolge
nella città. È un tipo di narrativa che si avvicina al naturalismo francese e al verismo. Esisteva anche il romanzo illustrato.
Iniziano a emergere anche le prime figure di donne scrittrici, ad es. Colombi e Serao. Si affermano nuovi lettori, che
appartengono alla borghesia: le letture scritte dalle donne erano rivolte alle donne della borghesia, le quali avevano il tempo
per leggere. Dall’altra parte, si sviluppa anche la letteratura per ragazzi: i libri per bambini esistevano già ma erano libri
legati all’istruzione; ciò che si afferma è proprio quella dimensione dell&rsqu
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