Appunti Metodologia della Ricerca Sociale – Salvatore Tropea – LUMSA 2011/2012
METODOLOGIA DELLA RICERCA SOCIALE
Il metodo scientifico è implicito.
Che cos’è il discorso della scienza oggi?
Epistemologia: discorso sulla conoscenza, sulla scienza.
Le proposizioni scientifiche sono garantite da un processo metodologico controllabile, ciò significa
un’affermazione, una INFERENZA (generalizzazione), che può essere un processo INDUTTIVO o DEDUTTIVO.
Le scienze sociali molto spesso adoperano processi induttivi (partendo da dati, dall’empirismo) per poi
finire col generalizzare.
La sociologia e le relazioni che si vanno a studiare all’interno della dinamicità del collettivo hanno un tasso
di variabilità molto elevato. La scienza è garantita da fenomeni metodologici inter-‐soggettivi. Con le stesse
condizioni, nello stesso contesto, due soggetti devono arrivare alle stesse conclusioni. L’inter-‐soggettività
quindi è un elemento fondamentale per la trasparenza della metodologia.
Che cosa significa risultato scientifico o oggettività scientifica? – È qualcosa che viene garantito da un
metodo, ma questo risultato ha, al suo interno, un tasso di probabilità.
K. POPPER (grande epistemologo) afferma: “la scienza fonda la sua certezza sul cercare di non commettere
due volte lo stesso errore”. La ricerca scientifica procede anche, e spesso, con gli errori. In questi casi il
termine “scienze” fa riferimento alla teoria unificata del metodo. L’esattezza della matematica è uno
stereotipo: l’esattezza è data dal controllo metodologico; la matematica è resa esatta da convenzioni.
1+1=2 è un’astrazione filosofica, teorica, concettuale: tradotta dalle convenzioni. L’1 sta a simboleggiare
l’unità per eccellenza e, a livello di astrazione, 1+1=2 funziona perfettamente mentre nella realtà deve
ricorrere a delle convenzioni.
P C D/e I/e
DIAGRAMMA: → → →
Problema Concetti Dimensioni/empiriche Indicatori/empirici
→ → →
Questo è il percorso fondamentale per TUTTI i procedimenti metodologici delle varie discipline.
Definizione del Problema ( P)
Si deve bloccare in modo strumentale un “fotogramma” di una determinata materia (nel nostro
caso la società). Il processo della scienza è cumulativo. Ma non è sempre così perché altrimenti
non ci sarebbe mai nessuna innovazioni; infatti molte scoperte non vengono tanto dai normali
processi cumulativi, quanto da “rivoluzioni” scientifiche.
POPPER: “Piuttosto che tendere di dimostrare che un qualcosa esiste, bisogna falsificarlo per
vedere fino a che punto resiste a tale falsificazione”.
Chi ci aiuta a definire il problema???
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Tutto ciò che c’è dietro di noi ci aiuta a definire il problema (processo cumulativo). Ci sono delle
FONTI CANONICHE proprie di una determinata disciplina (nel nostro caso la società e le scienze
sociali). Ma la cumulatività serve, come abbiamo detto in precedenza, fino ad un certo punto;
siccome molte volte ci si può imbattere in scoperte inattese che possono anche essere
determinate dalla fortuna e dal caso. Una delle principali fonti sono i
DIZIONARI DISCIPLINARI; poi
ci sono i VOLUMI (ovvero le MONOGRAFIE) dove alcune ricerche fanno il punto su un determinato
argomento e aspetto. Il passo successivo sono le
RIVISTE che, a differenza dei dizionari (3-‐4 anni) e
dei volumi (1-‐2 anni), sono meno vecchie e quindi sempre più aggiornati e di conseguenza più
vicini alla nostra realtà. Inoltre le riviste non sono quasi mai generiche, ma spesso trattano temi
specifici. Infine, ci sono le fonti
DATABASE o FONTI STATISTICHE; sono fonti importantissime e
molto aggiornate. In Italia abbiamo
l’ISTAT, poi c’è
l’EUROSTAT a livello europeo. L’ISTAT fa delle
indagini MULTISCOPO, ovvero su più argomenti. Poi ci sono i bollettini che traducono le indagini.
Altre fonti sono: in Italia
l’ICCU (Istituto Centrale Catalogo Unificato); gli
archivi dei giornali (carta
stampata) che sono completamente accessibili (a pagamento o gratis); gli archivi di immagini (RAI)
o di documentazione sociale (Istituto
LUCE – L’Unione Cinematografica Educativa) e la
Fototeca
Nazionale (a Roma); ci sono le banche dati internazionali (es: BIT); IVSA (International Visual
Sociological Association) e le varie biblioteche nazionali (come la
BNF – francese). Inoltre un’altra
fonte molto più specialistica è la
Sociological Abstract, una banca dati mondiale dove è presente
tutto ciò che viene pubblicato nel mondo in ambito sociologico; viene schedato e ne viene fatto un
“abstract” (un riassunto, una recensione); è inoltre diviso per argomenti.
Tutto questo ci fa leggere in modo cumulativo tutto quello che c’è alle nostre spalle prima di
iniziare una ricerca.
Il disegno della ricerca ha questi seguenti passi:
P = Problema, oggetto della ricerca. L’individuazione è realizzata dai concetti. Il problema ha come
basi i concetti.
C = Concetti, i concetti sono formati da Dimensioni Empiriche
D/e = Le Dimensioni Empiriche sono costituite da Indicatori
I/e = Indicatori Empirici.
Il problema soltanto in termini astratti si può dire di analizzarlo, di una cosa che scorre
continuamente. Ma per poterlo analizzare lo si deve fermare e analizzare una singola parte
e quindi la dimensione del problema non può essere lineare ma è spezzettata; perché il
problema ha una miriade di relazioni.
Il Problema è definito da altrettanti
concetti; anche il numero dei concetti dipende da
numerosi fattori. Un singolo concetto, a sua volta, è formato da numerose dimensioni
empiriche che, a loro volta, sono formate da altri
indicatori. Un concetto fondamentale in
quanto se si sbagliano gli indicatori si condiziona tutto il risultato finale.
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DEFINIZIONE DEL PROBLEMA
Prendiamo come esempio
E. Durkheim (Il Suicidio – 1897)
Definizione di problema (la prima definizione è incompleta, la seconda è completa); entro la
definizione che Durkheim fa del suicidio c’è il problema che si va a studiare. Da tutta un insieme di
dati ricava, dal punto di vista sociologico, che ogni società è predisposta ad “agevolare” il suicidio e
ciò definisce il suicidio come
FATTO SOCIALE. Dai dati raccolti si arriva a delle generalizzazioni.
Poi si passa alle tipologie di Suicidio:
Altruistico -‐ Egoistico -‐ Anomico
Poi si passa ai Concetti:
Volontarietà -‐ Consapevolezza delle conseguenze -‐ Azione (Positiva/Negativa o
Diretta/Indiretta)
Si arriva così al
FATTO SOCIALE – Le Dimensioni Empiriche come:
Dim. Religiosa – Dim. Culturale – Dim. Familiare – Dim. Politica – Dim. Economica – ecc.
Dalle D/e si passa poi agli
Indicatori (delle varie dimensioni) che portano ad un risultato con varie
domande:
Dim. Religiosa → Appartenenza, Pratiche, Regole, ecc.
Dim. Culturale → Stile di Vita, Istruzione, ecc.
Dim. Familiare → Stato Civile, Nucleo Familiare, ecc.
CLASSIFICAZIONE MISURATA
Gli indicatori non sono tutti uguali, hanno varie nature. Misurare significa definire dei numerali,
però ciò significa che le cose che si studiano devono avere delle proprietà parametriche, ovvero
devono supportare dei valori numerici e le proprietà che indicano tali numeri. Si fa quindi una
netta differenza tra
MISURARE (i numeri) e CLASSIFICARE (senza numeri)
Le scale di misura:
CATEGORIALI NON NOMINALI
ORDINATI
CATEGORIALI
CATEGORIALI ORDINALI
ORDINATI
MISURAZIONE A
CARDINALI A INTERVALLI
INTERVALLI
(con i numeri -‐ A RAPPORTI
MISURAZIONE
parametrici)
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C’è differenza tra VARIARE e MUTARE. Variano i numeri (cardinali); Mutano gli altri valori (categoriali –
residenza ecc.)
NOMINAL
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