Estratto del documento

La nozione di paradigma

La nozione di paradigma ha un’antica origine nella storia del pensiero filosofico: venne utilizzata sia da Platone che da Aristotele; nelle scienze sociali i suoi significati sono molteplici. Kuhn tratta di questo argomento nel suo saggio “la struttura delle rivoluzioni scientifiche”, ponendo come oggetto lo sviluppo storico delle scienze e costituendo un rifiuto della concezione tradizionale della scienza intesa come accumulazione progressiva e lineare di nuove acquisizioni.

Esistono secondo Kuhn dei momenti “rivoluzionari” nei quali il rapporto di continuità con il passato si interrompe e inizia una nuova costruzione. Si produce in una disciplina un cambiamento dei problemi da proporre all’indagine scientifica e dei criteri con i quali la professione stabiliva che cosa si sarebbe dovuto considerare come un problema ammissibile. E si realizza un riorientamento della disciplina che consiste nella trasformazione della struttura concettuale. Proprio quest’ultima è quella che Kuhn chiama paradigma; egli designa una prospettiva teorica condivisa e riconosciuta dalla comunità di scienziati di una determinata disciplina, fondata sulle acquisizioni precedenti della disciplina stessa, che opera indirizzando la ricerca in termini (sia di individuazioni e scelta dei fatti rilevanti da studiare sia di formulazione di ipotesi entro le quali collocare la spiegazione del fenomeno osservato, sia di approntamento delle tecniche di ricerca empirica necessarie).

Senza un paradigma una scienza è priva di orientamenti e di criteri di scelta: tutti i problemi, tutti i metodi e tutte le tecniche sono egualmente legittime. Il paradigma è qualche cosa di più ampio di una teoria: è una visione del mondo, una finestra mentale, una griglia di lettura che precede l’elaborazione teorica. Kuhn definisce “scienza normale” quelle fasi di una disciplina scientifica durante le quali predomina un determinato paradigma, che risulta ampiamente condiviso dalle comunità degli scienziati. Il paradigma è inoltre elemento caratterizzante delle scienze “mature”.

Interpretazioni alternative del pensiero di Kuhn

Esiste un’altra interpretazione del pensiero di Kuhn, che ridefinisce il concetto di paradigma, secondo la quale vi è una molteplicità di paradigmi (e la sociologia diventa da preparadigmatica a multi paradigmatica).

Prospettive filosofiche nella ricerca sociale

Tra le prospettive filosofiche che hanno generato e accompagnato la ricerca sociale, si possono individuare delle visioni generali, coerenti e operative tali da poter loro attribuire i caratteri del paradigma: la visione empirista e quella umanista (positivismo e interpretativismo); si tratta di due visioni organiche e fortemente contrapposte alla realtà sociale; esse non sono teorie sociologiche, ma concezioni generali sulla natura della realtà sociale, sulla natura dell’uomo e sul modo col quale questo può conoscere quella. Possono essere ricondotti a tre questioni fondamentali: essenza, conoscenza e metodo.

  • Questione ontologica: è la questione del “che cosa”, riguarda la natura della realtà sociale e la sua forma. Ci si chiede se il mondo dei fatti sociali sia reale e oggettivo e dotato di una sua autonoma esistenza al di fuori della mente umana e indipendentemente dall’interpretazione che ne dà il soggetto. Ci si interroga se i fenomeni sociali siano “cose in se stesse” oppure “rappresentazioni di cose”.
  • Questione epistemologica: questione del rapporto fra il “chi” e il “che cosa”; essa riguarda la conoscibilità della realtà sociale, e innanzitutto pone l’accento sulla relazione tra studioso e realtà studiata. Se il mondo sociale esiste in quanto tale indipendentemente dall’agire umano, sarà legittima aspirazione a raggiungerlo, a conoscerlo con obiettivo distacco. A tale questione è strettamente legata quella della forma che la conoscenza può assumere (da leggi naturali deterministiche a leggi deterministiche a generalizzazioni di differente forma).
  • Questione metodologica: è la questione del “come”, riguarda quindi la strumentazione tecnica del processo conoscitivo. Una visione della realtà sociale come oggetto esterno non influenzabile dal processo conoscitivo dello scienziato accetterà più plausibilmente tecniche manipolative di quanto possa accettarle una prospettiva che sottolinei l’esistenza di processi interattivi tra studioso e studiato.

Positivismo

Paradigma: lo studio della realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti d’analisi matematica e i procedimenti d’inferenza delle scienze naturali.

  • Ontologia: realismo ingenuo. Questa posizione discende dalla codificazione della realtà sociale: esiste una realtà sociale oggettiva esterna all’uomo, sia esso lo studioso o lo stesso soggetto agente; questa realtà è conoscibile nella sua reale essenza.
  • Epistemologia: dualista e oggettivistica; legge naturale. Viene affermata la possibilità della conoscenza grazie a: lo studioso e l’oggetto studiato sono considerati entità indipendenti; lo studioso può studiare l’oggetto senza influenzarlo o esserne influenzato (oggettività). L’indagine avviene come attraverso uno specchio unidirezionale. La conoscenza assume la forma di leggi fondate sulle categorie causa-effetto. Esse esistono nella realtà esterna indipendentemente dagli osservatori e la sovrintendono: il compito dello scienziato è quello di scoprirle. Non viene paventato alcun rischio che i valori del ricercatore possano deformare la sua lettura della realtà sociale, né che succeda il contrario. Questa posizione, che esclude i valori in favore dei fatti, deriva necessariamente dalla visione del fatto sociale inteso come dato esterno e immodificabile.
  • Metodologia: sperimentale e manipolativa. I metodi e le tecniche della ricerca positivista sono prelevati di peso dalle scienze naturali. Il metodo sperimentale viene assunto sia nel suo modo di procedere induttivo che dai particolari empiricamente osservati perviene a delle formulazioni generali; sia nella sua formalizzazione matematica che rappresenta l’aspirazione di fondo dello scienziato positivista. La tecnica ideale resta quella dell’esperimento, fondata su manipolazione e controllo delle variabili implicate e separazione-distacco tra osservatore e osservato.

Neopositivismo e postpositivismo

  • Ontologia: realismo critico. Si presume l’esistenza di una realtà esterna all’uomo, ma differentemente da quanto sostenuto nel paradigma del positivismo, essa è solo imperfettamente conoscibile: sia per l’imprecisione di ogni conoscenza umana, sia per la natura stessa delle sue leggi, che hanno carattere probabilistico. Questo punto di vista è anche chiamato “realismo critico”: realismo, in quanto assume che le relazioni di causa-effetto esistano nella realtà al di fuori della mente umana; critico, per sottolineare quell’atteggiamento di continuo sospetto e quella propensione alla messa in discussione che lo scienziato deve avere nei confronti di ogni acquisizione della scienza.
  • Epistemologia: dualismo-oggettività modificati; leggi di medio raggio, probabilistiche e provvisorie. Per quanto riguarda la questione della relazione studioso-studiato, il dualismo nel senso di separazione e non-interferenza fra le due realtà non è più sostenuto. Si ha consapevolezza degli elementi di disturbo introdotti sull’oggetto studiato dal soggetto studiante e dell’effetto di reazione che ne può derivare. L’oggettività della conoscenza rimane l’obiettivo ideale ed il criterio di riferimento, ma può essere raggiunto solo in maniera approssimata. Nel processo conoscitivo viene valorizzato il modo di procedere della deduzione, attraverso il meccanismo di falsificazione delle ipotesi. L’intento è quello di arrivare a generalizzazioni nella forma di leggi, anche se limitate nella portata, probabilistiche nella loro coggenza e provvisorie nel tempo.
  • Metodologia: sperimentale-manipolativa modificata. Le fasi operative della ricerca sono ancora fondamentalmente quelle fondate dal neopositivismo nel nome di un sostanziale distacco tra il ricercatore e l’oggetto studiato. Apertura tuttavia a metodi qualitativi. Importanza della comunità scientifica per la critica delle acquisizioni ed i processi di conferma delle stesse.

Interpretativismo

Non esiste nella letteratura un termine univoco per denominare il paradigma dell’interpretativismo. L’approccio weberiano viene indicato con il termine “sociologia comprendente”; il termine più generale è quello di paradigma “soggettivista”, “umanista”, e “interpretativo”.

  • Ontologia: costruttivismo e relativismo. “Costruttivismo”: il mondo conoscibile è quello del significato attribuito dagli individui. La posizione costruttivista radicale esclude virtualmente l’esistenza di un mondo oggettivo. La posizione più moderata non si pone il problema dell’esistenza o meno di una realtà esterna alle costruzioni individuali, affermando tuttavia che solo queste ultime sono conoscibili. “Relativismo”: questi significati, queste costruzioni mentali, variano fra gli individui; e anche quando non sono strettamente individuali in quanto condivisi da gruppi, variano fra diverse culture. Non esiste una realtà sociale universale valida per tutti gli uomini, ma ne esistono molteplici, in quanto molteplici e diverse sono le prospettive con le quali gli uomini vedono e interpretano i fatti sociali.
  • Epistemologia: non dualismo e non oggettività; tipi ideali, enunciati di possibilità. Tende a scomparire la separazione tra studioso e oggetto dello studio, così come quella fra ontologia ed epistemologia. In contrapposizione con il positivismo, la ricerca sociale viene definita come una scienza interpretativa in cerca di significato, piuttosto che una scienza sperimentale in cerca di leggi, dove le sue categorie centrali sono quelle di valore, significato, scopo. Nel perseguire il suo obiettivo, che è quello di comprensione del comportamento individuale, la scienza sociale può servirsi di astrazioni e generalizzazioni: i tipi ideali e gli enunciati di possibilità.
  • Metodologia: interazione empatica tra studioso e studiato. L’interazione fra i due nel corso delle fasi empiriche della ricerca non è più valutata negativamente, ma rappresenta all’opposto la base del processo conoscitivo. Se lo scopo è quello di pervenire alla comprensione del significato attribuito dal soggetto alla propria azione, le tecniche di ricerca non possono che essere qualitative e soggettive, dove per soggettive si intende variabili di volta in volta a seconda della forma che l’interazione studiante-studiato assume. La conoscenza avviene attraverso un processo di induzione, cioè di scoperta nella realtà da parte di uno studioso che vi si avvicina sgombro di pregiudizi e di teorie precostituite.

Ricerca quantitativa e ricerca qualitativa: confronto

Impostazione della ricerca

Ciò che indubbiamente differenzia i due tipi di ricerca è la strutturazione delle varie fasi che dall’interrogativo iniziale portano al volume finale. Nella ricerca quantitativa è rilevante la geometricità: vi è l’esposizione della teoria, la sua formulazione nella forma di un “modello” empiricamente controllabile, la pianificazione della ricerca, la rilevazione dei dati, l’analisi dei dati, il ritorno alla teoria. È una geometria circolare che parte dalla teoria e vi ritorna; è l’espressione di un ordine concettuale che nasce dalla visione della ricerca intesa come processo razionale e lineare. Del tutto differente è invece la ricerca qualitativa: non c’è mai una netta separazione tra teoria e risultanze empiriche, non si parte con ipotesi chiare in mente ma le si costruiscono per strada.

È fondamentalmente diverso nei due approcci il rapporto instaurato tra teoria e ricerca. Nel caso della ricerca quantitativa, ispirata dal paradigma neopositivista, il rapporto è strutturato in fasi logicamente sequenziali, secondo un’impostazione sostanzialmente deduttiva, che si muove nel contesto della giustificazione, cioè del sostegno, tramite dati empirici, della teoria precedentemente formulata. Assume un’importanza essenziale l’analisi sistematica della letteratura: è questa infatti a fornire le ipotesi teoriche da cui partire. Nella ricerca qualitativa che discende dal paradigma interpretativo, la relazione tra teoria e ricerca è aperta, interattiva. Il ricercatore qualitativo spesso respinge volutamente la formulazione di teorie prima di cominciare, vedendo in ciò un condizionamento che potrebbe inibirgli la capacità di comprendere il punto di vista del soggetto studiato.

Da questa impostazione deriva anche un diverso uso dei concetti. I concetti sono gli elementi costitutivi della teoria, e nello stesso tempo sono essi a permettere alla teoria di essere sottoposta a controllo empirico, mediante la loro “operativizzazione”. Nell’approccio neopositivista la chiarificazione dei concetti e la loro operativizzazione in variabili avviene prima ancora di avviare la ricerca. Un ricercatore qualitativo non si muoverebbe mai in questo modo, ma utilizzando semplicemente un “sensitizing concept”, concetto orientativo, che fornisca una guida di avvicinamento alla realtà empirica.

Rapporto personale del ricercatore con la realtà studiata

La prima questione è quella del rapporto generale con l’ambiente studiato; uno dei maggiori problemi che il ricercatore sociale si trova ad affrontare è quello della reattività dell’oggetto del suo studio. Il solo fatto di indagare sul comportamento umano può comportare alterazioni del comportamento stesso: se le persone sanno di essere osservate, è molto probabile che si comportino in maniera non naturale. L’approccio neopositivista non sembra particolarmente preoccupato da questo problema; l’approccio qualitativo invece pone il requisito dell’approccio naturalistico alla base del suo modo di fare ricerca empirica (il ricercatore si astiene da qualsiasi manipolazione, stimolazione o interferenza).

I due modi di fare ricerca trovano due illustrazioni tipiche e opposte nelle tecniche dell’esperimento e dell’osservazione non partecipante. Nell’esperimento il ricercatore manipola la realtà sociale in maniera completa, arrivando a costruire una situazione artificiale. Nell’osservazione partecipante invece il ricercatore si limita a osservare quello che accade nella realtà sociale, talvolta evitando anche interrogazioni-interviste ai soggetti osservati. Bisogna considerare inoltre il rapporto del ricercatore con i singoli soggetti studiati; una differenza di base fra paradigma neopositivista e interpretativo sta nella definizione dell’obiettivo di ricerca, in un caso “validazione empirica delle ipotesi” e nell’altro “scoperta del punto di vista dell’attore sociale”.

Da questa duplice prospettiva conseguono due fatti, uno di carattere psicologico-culturale, e uno di carattere fisico-spaziale. Il primo riguarda l’interazione psicologica studioso-studiato: il ricercatore quantitativo assume un punto di osservazione esterno al soggetto studiato, proprio dell’osservatore “scientifico” neutrale e distaccato. Inoltre studia ciò che a lui sembra importante. Il ricercatore qualitativo si colloca invece il più possibile internamente al soggetto di analisi, nella prospettiva di vedere la realtà sociale con gli occhi dei soggetti studiati; non resta mai neutrale ma tende a sviluppare con i soggetti una relazione di immedesimazione empatica. Questa prospettiva solleva il problema dell’oggettività della ricerca qualitativa.

Il secondo fatto riguarda l’interazione fisica tra studioso e studiato, nell’un caso caratterizzato da distanza e separazione, nell’altro da prossimità e contatto. La ricerca quantitativa di fatto non prevede alcun contatto fisico tra studioso e studiato, mentre l’opposto vale per la ricerca qualitativa, dove l’incontro fra studioso e studiato è precondizione per la comprensione.

Sembra evidente una radicale diversità, fra i due approcci, in merito al ruolo del soggetto studiato. Nell’impostazione quantitativa il soggetto studiato viene considerato come passivo, mentre sul versante qualitativo la concezione della ricerca come interazione implica naturalmente un ruolo attivo del soggetto studiato.

Rilevazione

Una delle principali differenze tra i due approcci ha a che fare con il disegno della ricerca, cioè tutte le scelte di carattere operativo con le quali si decide come dove e quando si raccolgono i dati, e che sovrintendono alle decisioni sugli strumenti della rilevazione, sulla localizzazione, su quanti soggetti intervistare. Nel caso quantitativo il disegno della ricerca è costruito a tavolino prima dell’inizio della rilevazione ed è rigidamente strutturato e chiuso. Nella ricerca qualitativa invece è destrutturato, aperto, idoneo a captare l’imprevisto, modellato nel corso della rilevazione.

Da questa impostazione chiusa o aperta stabilita a priori oppure nel corso della ricerca, discendono altre due caratteristiche differenzianti. La prima riguarda la rappresentatività dei soggetti studiati; nella ricerca quanti il ricercatore è preoccupato dalla generalizzabilità dei risultati, e l’uso del campione statisticamente rappresentativo è l’esito più evidente di questa preoccupazione. L’opposto vale per il ricercatore qualitativo, che mette al primo posto la comprensione, anche a costo di perdersi nell’inseguimento di situazioni atipiche e di meccanismi non generalizzabili. Al ricercatore qualitativo la rappresentatività statistica non interessa.

Il secondo elemento di differenziazione fra ricerca quanti e quali è dato dall’uniformità o meno dello strumento di rilevazione.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 23
Lezioni, Metodologia della ricerca sociale Pag. 1 Lezioni, Metodologia della ricerca sociale Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lezioni, Metodologia della ricerca sociale Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lezioni, Metodologia della ricerca sociale Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lezioni, Metodologia della ricerca sociale Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lezioni, Metodologia della ricerca sociale Pag. 21
1 su 23
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricecacopardo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Argentin Gianluca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community