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Metodologia della ricerca archeologica - Appunti Giulia Roberto

Obiettivo dell'archeologo

L'obiettivo dell'archeologo è acquisire conoscenze, senza l'arroganza di cercare tesori eclatanti. Fondamentale è il recupero dei dati, tramite tre saperi:

Scavo

Lo scavo (dal greco, "scrivere") è la stratificazione: ciò che trovi, senza l'antropologia. Con sapere stratigrafico l'intervento dell'archeologo si parla di stratigrafia. Lo storico, grazie al suo lavoro sul recupero di documenti, si può definire un "archeologo dei documenti". L'archeologo distrugge per scoprire e documentare. Elementi fondamentali dello scavo archeologico sono gli strati del sottosuolo, che rappresentano le unità stratigrafiche, che vengono poi scavate in ordine di "apparizione", cioè dal più recente al più antico.

Ricognizione

La ricognizione, cioè camminare (da "field walking", camminare nel campo), ha l'obiettivo di capire, in base a quello che si trova in superficie, quello che potrebbe trovarsi sotto per decidere se proseguire con lo scavo. Possiamo definirla una ricognizione di superficie: è il sapere topografico (copre svariati km², dimensioni più vaste ed importanti; viene usata una prospettiva orizzontale).

Confronto con l'oggetto

È il lavoro che si svolge in laboratorio, sui reperti mobili, per poi stipulare una classificazione. In pratica, viene organizzato quello che si è trovato, studio che si basa sui tratti comuni, sottosezioni, ecc.

Schema circolare dell'archeologia

L'archeologia è un schema circolare, fondato sui seguenti elementi:

  • Lavoro sul campo – Ricognizione (survey) o scavo
  • Indagini preliminari – Recupero dei dati
  • Classificazione – Interpretazione
  • Integrazione di altre materie (archeometria, scienze naturali, antropologia)
  • Edizione – Pubblicazione dello scavo
  • Ricerca aperta (mette in circolo idee)

Metodo e strategia in archeologia

Per lavorare sui dati acquisiti, siano questi solo strati o oggetti mobili ed immobili, bisogna considerare le tracce, ragionando a posteriori, tramite il sapere analitico: scavo, disegno, fotografia e descrizione, redazione della schema descrittiva.

Metodo Wheeler

Il metodo Wheeler si basava sullo scavo verticale ai lati, ad esempio, di un muro; metodo da non realizzare assolutamente perché priva l'archeologo della reale successione stratigrafica, intaccando la cronologia degli strati, distruggendo sia i reperti stratigrafici che le unità stesse, in maniera irreparabile. La strategia invece si basa sui quadrati dove il sito viene suddiviso in tot quadrati, separati da testimoni (porzioni di terreno in cui passare ma che intacca il lavoro dell'archeologo perché limita la visione sugli strati e chiude le comunicazioni tra gli scavatori, che lavorano senza interagire tra loro).

Metodo stratigrafico di Harris

Harris inventò il metodo stratigrafico per rappresentare la stratigrafia e il diagramma matrix: introdusse la divisione dell'unità stratigrafica (U.S.) in positivo (il cumolo) e in negativo (la parte scavata) a cui darà un numero; in uno scavo deve avvenire anche una relazione stratigrafica: copre-coperto (relazione fisica), taglia-tagliato (interpretazione di continuazione intellettuale), riempie-riempito (interpretazione di una continuità interrotta), si appoggia-gli si appoggia, uguale a, si lega a; diede un ordine numerico agli strati.

Fonti scritte e materiali

Le migliori fonti, i grandi archivi, si trovano nell'"immondizia", nelle fogne e discariche, perché possono mostrare la produzione, il consumo della civiltà dell'epoca del sito. Le fonti scritte e le fonti materiali raccontano cose diverse, ma sono legate tra loro. I testi aiutano a ricercare i materiali, anche se poi si possono contrapporre, divenire contrastanti. Modo esplicito vs modo implicito di raccontare. Pensieri vs luoghi topici. La cultura materiale va fatta parlare, senza escludere la fonte scritta.

Rinvenimenti da strati archeologici

  • Ceramica, fa parte dell'aspetto culturale di un popolo. Servono per datare le epoche, perché sono spesso in numero maggiore negli strati rispetto ad altri reperti, se ne trovano in grandi quantità in ogni strato scavato. In base alla loro sepoltura, possiamo datarli; abbiamo tre condizioni: giacitura primaria, forma residuale, forma intrusiva (contemporanea allo strato, precedente allo strato, successiva allo strato = vale per tutti i reperti).
  • Vetro
  • Metalli
  • Mattoni
  • Ossa umane o di animali
  • Legno

Cronologia e tipologia

Terminus post quem: Oggetti non legati cronologicamente allo strato, ma possiamo capirne l'età ponendolo dopo l'età dell'oggetto, formando così una cronologia relativa. Esempio possono essere le monete: trovandole in un determinato strato, possiamo datare l'US posteriormente alla sua coniazione.

Se in uno stesso strato vengono trovati oggetti di varie età (quindi reperti residuali e/o intrusivi), per capire la cronologia degli strati, sapendo quella degli oggetti ritrovati, dobbiamo considerare il materiale con la cronologia più recente, che diviene il materiale datante. La cronologia degli oggetti non decade mai, quelli non datanti divengono materiale residuale.

Concetto di tipologia: serve per datare l'oggetto. Vengono associati aspetti, come il colore, la forma, la riproduzione tematica, per poi metterli in un range. Alcuni oggetti possono essere datati, quelli simili quindi sono facilmente databili allo stesso periodo. Le associazioni cronologiche di giacitura primaria rappresentano un confronto analogico.

Termoluminescenza e C14

Termoluminescenza: Studio del decadimento delle particelle, nel momento in cui vengono cotte, per poi misurare il momento di invecchiamento, trovando poi il range cronologico.

C14: Metodo utilizzato per elementi come il legno. Procedimento archeometrico.

Distinzione degli strati

Per distinguere gli strati vengono utilizzati tre distinzioni:

  • Colore, ad esempio strato giallo o strato nero.
  • Componenti, ad esempio strato di argilla o strato di pietra.
  • Consistenza, ad esempio strato compatto o strato non compatto.

Indicatori materiali

Il lavoro dell'archeologo di basa sui reperti materiali e il loro utilizzo ed uso, cioè il perché sono stati realizzati. La ceramica, non potendola riciclare, veniva riutilizzata per usi diversi: come blocco per appuntare note, frantumato per creare inerti. I mattoni danno una cronologia assoluta, perché riportano la data di fabbricazione (venivano poi utilizzati in edifici più recenti).

Anche lo studio delle tecnologie antiche, tramite le materie prime reperibili, ci aiuta a capire la provenienza dei reperti, il luogo di produzione della ceramica (analisi di sezioni sottili, analisi chimiche e/o distruttive). Anche lo studio sull'economia e il commercio sono indicatori per capire l'origine e la diffusione del reperto.

Indicatori di attività produttive

  • Fornaci, possiamo così capire i sistemi produttivi delle ceramiche; le fornaci avevano differenti camere con diversi metodi di cottura, con tiraggio verticale o orizzontale.
  • Scarti deformati della produttività, cioè quegli oggetti deformati durante la produzione e scartati.

Analisi tipologica

L'analisi tipologica divide in classi gli oggetti ritrovati (anche in famiglie), e poi in sottoinsiemi. Si tratta quindi di un sistema gerarchico: specie – genere – famiglia – ordine – ecc. Più si distinguono i materiali, più si capisce e si conosce. Esistono tavole cronologiche che identificano i tipi diversi di porcellane, in base all'uso e alla forma.

Sistemi di raccolta

  • Pozzi
  • Scavo stratigrafico
  • Zone di rifiuto

Una volta trovate, le ceramiche vanno raccolte, associate ad uno stesso indicatore numerico per elencarli e riporli. Il lavaggio avviene sul campo.

Contesto

Contesto: Situazione, circostanza nella quale un gruppo di oggetti è stato rinvenuto; gli oggetti sono l'insieme dei reperti archeologici individuati nella stessa unità di raccolta. Bisogna considerare gli oggetti trovati secondo una logica, archiviandoli come se dovessero narrare una storia; dobbiamo considerare la loro provenienza, il loro significato, il loro uso. Gli oggetti non vanno mai decontestualizzati dal loro strato in primis e poi negli archivi e nei musei, alla fine.

I tombaroli hanno per anni contaminato il contesto, alterandolo: le loro azioni hanno portato in tante situazione alla privazione dell'oggetto, il conseguente studio e datazione degli altri oggetti trovati nella stessa zona; queste relazioni sono fondamentali, e non vanno tagliate (rete delle relazioni).

Contesto della conoscenza

Importante, insieme alla buona gestione dei reperti, lo studio dell'archeologo e dei suoi collaboratori, perché bisogna conoscere quello che si scava e che successivamente si trova.

Ipertesto (mappa di Roma)

La prima carta di Roma risale al 19-20 secolo. Nella mappa sono riportate le fasi della città, in base al contesto dell'epoca, con nome dei quartieri, scritte ed appunti che rimandano a vecchi scavi: mappa i ritrovamenti archeologici. I diversi colori usati narrano le epoche degli edifici. È questo quello che si definisce ipertesto, l'uso di colori, linee, segni che narrano e spiegano lo scavo, i resti.

Scala del contesto

La scala del contesto ci indirizza al lavoro che andremo a fare, tramite l'individuazione dell'area di lavoro che poi verrà circoscritta, per indirizzare le ricognizioni utili per capire il lavoro da effettuare e la sua convenienza/estensione/configurazione. Si parte dallo "scavo di un singolo loco" per poi concentrarsi sulla "casa/villaggio": questo per avere una conoscenza approfondita della mia ricerca, passando dalla ricognizione allo scavo.

Diagnostica archeologica

Parte di geognostica-geofisica: Indagini geofisiche e indagini del terreno a distanza. È una procedura non distruttiva, o solo lievemente distruttiva, perché ricerca gli elementi, le variazioni, l'andamento del sottosuolo con procedimenti tecnologici. Si interviene prima con la diagnostica, per poi effettuare la ricognizione ed iniziare quindi lo scavo.

  • Ricognizioni di superficie (dopo uno studio storico-topografico dell'area)
  • Prospezioni del sottosuolo (indagini geomagnetiche e/o aree)

La disciplina della geofisica è molto giovane, originaria dell'Inghilterra e sempre in evoluzione.

Prospezioni geofisiche

La ricognizione viene effettuata misurando quello che contiene il terreno e il terreno stesso, cioè le sue proprietà fisiche. In base alla variazione di questi elementi possiamo misurare anche le dimensioni degli oggetti, le loro caratteristiche fisiche.

Metodi di prospezione

A seconda del contesto, andiamo a scegliere il metodo migliore:

  • Georadar (GPR)
  • Magnitometria (geomagnetismo)
  • Geoelettrica

Questi metodi misurano solo una proprietà fisica del terreno, per cui è bene integrarle tra loro per acquisire risultati più certi. I risultati vengono recepiti in base alla ricezione dei contrasti (le proprietà fisiche sono differenti tra oggetto e terreno).

Georadar

Il georadar si basa sulla trasmissione di impulsi elettromagnetici sul terreno. Elementi: antenna (scatola aderente sul terreno), pannello di controllo (raccolta dati; grazie a questo schermo siamo in grado di visionare al momento i risultati della ricerca). Vengono inviati impulsi che, una volta incontrate anomalie, rimbalzano e tornano in superficie.

Obiettivi: acquisire misure, tramite l'antenna; ottenere sezioni del terreno sul quale abbiamo camminato, vedendolo in tempo reale; vedere l'altezza e la lunghezza del terreno, decidendo da noi la profondità; vedere anomalie, alterazioni del terreno. Antenne ad alta frequenza: scendono a basse profondità (2 m), ma danno dettagli di oggetti anche di piccoli dimensioni. L'immagine ottenuta dal georadar è tridimensionale, poi viene resa bidimensionale, per vedere le variazioni del sottosuolo ad una certa profondità.

Geoelettrico

Il geoelettrico misura la resistività. È un metodo attivo perché va ad indurre un "disturbo", tramite un georesistivimetro (misura le differenze di potenziale elettrico del sottosuolo, tramite l'inserimento di elettrodi che va a formare un finto campo elettrico). Le resistenze (resistività) tra oggetto e terreno saranno diverse.

Bassa resistività: anomalie negative, come fossi, tagli, buche. Alta resistività: anomalie positive, come muri, pavimenti, composizioni solidi, impermeabili. Con il georesistivimetro ricaviamo una mappa di resistività, che ci può permettere di vedere anche la forma e l'estensione dell'oggetto. ARP: strumento dentato, automatico, dove vi sono gli elettrodi che poi si posizionano sul terreno, ottenendo così la mappa del sottosuolo (a certe profondità, come -0.50 m, -1.00, -1.70m), collocabile nello spazio grazie al GPS.

Geomagnetico

È l'unico metodo passivo. Misuro passivamente una grandezza fisica, il campo magnetico terrestre e le sue variazioni. Gli oggetti hanno proprietà magnetiche quando contengono minerali ferrosi (argilla), quando si tratta di metalli o anche di terre smosse come fossati o buche; anche gli oggetti surriscaldati sono individuati, perché il calore interferisce sul campo magnetico (il calore è stato bloccato durante il raffreddamento = magnetizzazione termo-rimanente). Metodo versatile, adatto per ricognizioni molto estese; dà informazioni anche di attività negative, come fossati, non quindi solo di mura; non ci dà la profondità degli oggetti sepolti (integro questa mancanza con altri metodi), ma ci dà una pianta composita degli elementi; non si utilizza in area urbana perché è una grande fonte di campi magnetici che andrebbero ad interferire con i risultati.

Le indagini geofisiche si basano su griglie realizzate sul terreno, in maniera lineare o a zig zag. Il tempo in cui ottenere i profili lo decidiamo noi (generalmente 50 cm). L'interpretazione è la più complessa: è possibile ricostruire la topografia, ma conoscere il contesto, quindi il tipo di archeologia interessata, è un aiuto fondamentale per interpretare i dati. Tutte le nostre conoscenza vanno integrate con i mezzi tecnologici, ma non bisogna privarsi di nessuna conoscenza.

Aerofotografia

L'aerofotografia si trattano di fotografie realizzate dall'alto, è uno strumento utile per osservare, documentare aree di difficile accesso; per questo, questo metodo viene chiamato ricognizione aerea. Obiettivi: ricerca di nuovi siti (o accedere a siti inaccessibili); documentazione di siti già noti; monitoraggio del sito nel corso del tempo. La possibilità di vedere tutti i maggiori dettagli del sito è fondamentale per la sua manutenzione e studio. Vediamo il terreno nella sua totalità.

Grazie alle fotografie aeree storiche, risalenti agli anni '60, siamo in grado di capire come il sito, l'area si sia modificata, e quindi anche cosa si è eventualmente perso. È uno strumento di analisi di territori formati da più strati, che ci permettono di studiare l'evoluzione del terreno. È un'interpretazione oggettiva, con valore di documento storico.

Fotografie verticali e oblique

Fotografie verticali: macchina perpendicolare al terreno, con strumentazione apposita e carte topografiche. Fotografie oblique: scattate a bordo di un aereo manualmente dall'archeologo, è un'attività di ricognizione aerea. Strumenti: mappa dell'area, strumentazione fotografica, scheda di ricognizione aerofotografica. È consigliabile utilizzare le luci del mattino per svolgere questa attività, quando c'è buona visibilità, possibilmente nei mesi invernali.

Tracce

Importanti in questa ricognizione sono le tracce, cioè quei segni osservabili dall'alto, che ci possono far capire la presenza o meno di resti nel sottosuolo.

Cropmark

Cropmark: Variazioni di colore o crescita di colture con determinate caratteristiche quando, al di sotto, vi è qualcosa che le disturba; questi segni vengono quindi considerati indice della presenza eventuale di un sito (esempio: color giallo della vegetazione, minor crescita delle colture). Positivi: fossati, che lasciano la vegetazione verde. Negativi: struttura muraria, che tende a rendere gialla la vegetazione.

Soilmark

Variazioni di colore visibili sul suolo nudo che si cercano quando ormai non è più presente la coltura.

Tracce di sopravvivenza

Tracce di sopravvivenza: Riconducibili a vecchie mappe urbane, tramite la mappa urbana attuale.

Conservazione

Conservazione: Come e cosa si è conservato in base all'ambiente dove il manufatto (costruiti/modificati dall'uomo) o gli ecofatti (resti organici-vegetali) è rimasto negli anni.

Zone umide e secche

Zone secche: In queste zone si conservano bene reperti come il legno (ad esempio si conserva molto bene sott'acqua grazie all'assenza di ossigeno), conchiglie. Zone umide: In queste zone si conservano la pietra. Ambienti estremamente secchi: Ad esempio, la sabbia del deserto, che riesce a mummificare i corpi, assorbendone i liquidi. Ambienti estremamente freddi: Il ghiaccio permette lo stoppamento del processo di decomposizione (noti sono i resti di Mammuth o cadaveri; famosi sono i PAZIRIK, tumuli funerari dove sono stati ritrovati uomini "essiccati" con ancora pelle, peli, tatuaggi ancora visibili).

Importante non è la quantità dei reperti trovati, ma capirne le caratteristiche, il loro valore e significato, perché quasi tutti parlano degli aspetti sociali degli abitanti del sito.

Archeologia ambientale

L'archeologia ambientale rientra in questo ramo varie categorie di sapere, che basano il loro sapere sull'estrapolazione di informazioni dagli ecofatti, per capire meglio l'ambiente del sito archeologico e il sito stesso. Importante, ad esempio, è lo studio sui carboni, che ci permettono di verificare le piante

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Augenti Andrea.
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