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ESTRATTO DOCUMENTO

- vetro

- metalli

- mattoni

- ossa umane o di animali

- legno

TERMINUS POST QUEM: oggetti non legati cronologicamente allo strato, ma possiamo capirne l’età ponendolo

dopo l’età dell’oggetto, formando così una CRONOLOGIA RELATIVA. Esempio possono essere le monete:

trovandole in un determinato strato, possiamo datare l’US posteriormente alla sua coniazione.

se in uno stesso strato vengono trovati oggetti di varie età (quindi reperti residuali e/o intrusivi),

CRONOLOGIA:

per capire la cronologia degli strati, sapendo quella degli oggetti ritrovati, dobbiamo considerare il materiale con

la cronologia più recente, che diviene il materiale datante. La cronologia degli oggetti non decade mai, quelli

non datanti divengono MATERIALE RESIDUALE.

serve per datare l’oggetto. Vengono associati aspetti, come il colore, la forma, la

CONCETTO DI TIPOLOGIA:

riproduzione tematica, per poi metterli in un range. Alcuni oggetti possono essere datati, quelli simili quindi

sono facilmente databili allo stesso periodo.

Le associazioni cronologiche di giacitura primaria rappresentano un CONFRONTO ANALOGICO.

TERMOLUMINESCENZA= studio del decadimento delle particelle, nel momento in cui vengono cotte, per poi

misurare il momento di invecchiamento, trovando poi il range cronologico.

C14= metodo utilizzato per elementi come il legno

PROCEDIMENTO ARCHEOMETRICO.

per distinguere gli strati vengono utilizzati tre distinzioni:

DISTINZIONE DEGLI STRATI:

- COLORE, ad esempio strato giallo o strato nero

- COMPONENTI, ad esempio strato di argilla o strato di pietra

- CONSISTENZA, ad esempio strato compatto o strato non compatto.

il lavoro dell’Archeologo di basa sui reperti materiali e il loro utilizzo ed uso, cioè il

INDICATORI MATERIALI:

perché sono stati realizzati. La ceramica, non ponendola riciclare, veniva riutilizzata per usi diversi: come blocco

per appuntare note, frantumato per creare inerti…

I mattoni danno una cronologia assoluta, perché riportano la data di fabbricazione (venivano poi spesso

riutilizzati in edifici più recenti).

Anche lo studio delle TECNOLOGIE ANTICHE, tramite le materie prime reperibili, ci aiuta a capire la provenienza

dei reperti, il luogo di produzione della ceramica (ANALISI DI SEZIONI SOTTILI, ANALISI CHIMICHE e/o

DISTRUTTIVE).

Anche lo studio sull’ECONOMIA e il COMMERCIO sono indicatori per capire l’origine e la diffusione del reperto.

INDICATORI DI ATTIVITA’ PRODUTTIVE:

- fornaci, possiamo così capire i sistemi produttivi delle ceramiche; le fornaci avevano differenti camere con

diversi metodi di cottura, con tiraggio verticale o orizzontale

- scarti deformati della produttività, cioè quegli oggetti deformati durante la produzione e scartati

L’ANALISI TIPOLOGICA divide in classi gli oggetti ritrovati (anche in famiglie), e poi in sottoinsiemi. Si tratta

quindi di un SISTEMA GERARCHICO: specie – genere – famiglia – ordine – ecc.

Più si distinguono i materiali, più si capisce e si conosce.

Esistono TAVOLE CRONOLOGICHE che identificano i tipi diversi di porcellane, in base all’uso e alla forma.

SISTEMI DI RACCOLTA:

- pozzi

- scavo stratigrafico

- zone di rifiuto

Una volta trovate, le ceramiche vanno raccolte, associate ad uno stesso indicatore numerico per elencarli e

riporli. Il lavaggio avviene sul campo.

situazione, circostanza nella quale un gruppo di oggetti è stato rinvenuto; gli oggetti sono l’insieme

CONTESTO=

dei reperti archeologici individuati nella stessa unità di raccolta.

Bisogna considerare gli oggetti trovati secondo una logica, archiviandoli come se dovessero narrare una storia;

dobbiamo considerare la loro PROVENIENZA, il loro SIGNIFICATO, il loro USO.

Gli oggetti non vanno mai decontestualizzati dal loro strato in primis e poi negli archivi e nei musei, alla fine.

I Tombaroli hanno per anni contaminato il Contesto, alterandolo: le loro azioni hanno portato in tante situazione

alla privazione dell’oggetto, il conseguente studio e datazione degli altri oggetti trovati nella stessa zona; queste

relazioni sono fondamentali, e non vanno tagliate (RETE DELLE RELAZIONI).

importante, insieme alla buona gestione dei reperti, lo studio dell’archeologo

CONTESTO DELLA CONOSCENZA:

e dei suoi collaboratori, perché bisogna conoscere quello che si scava e che successivamente si trova.

la prima carta di Roma risale al 19-20 secolo. Nella mappa sono riportate le fasi

IPERTESTO (MAPPA DI ROMA):

della città, in base al contesto dell’Epoca, con nome dei quartieri, scritte ed appunti che rimandano a vecchi

scavi: mappa i ritrovamenti archeologici. I diversi colori usati narrano le epoche degli edifici.

E’ questo quello che si definisce Ipertesto, l’uso di colori, linee, segni che narrano e spiegano lo scavo, i resti.

ci indirizza al lavoro che andremo a fare, tramite l’individuazione dell’area di lavoro che

SCALA DEL CONTESTO:

poi verrà circoscritta, per indirizzare le RICOGNIZIONI utili per capire il lavoro da effettuare e la sua

convenienza/estensione/configurazione.

Si parte dallo “scavo di un singolo loco” per poi concentrarsi sulla “casa/villaggio”: questo per avere una

conoscenza approfondita della mia ricerca, passando dalla Ricognizione allo Scavo.

PARTE DI GEOGNOSTICA-GEOFISICA

indagini geofisiche e indagini del terreno a distanza. E’ una procedura NON

DIAGOSTICA ARCHEOLOGICA:

DISTRUTTIVA, o solo lievemente distruttiva, perché ricerca gli elementi, le variazioni, l’andamento del sottosuolo

con procedimenti tecnologici. Si interviene prima con la DIAGOSTICA, per poi effettuare la Ricognizione ed

iniziare quindi lo Scavo.

Esistono:

- ricognizioni di superficie (dopo uno studio storico-topografico dell’area)

- prospezioni del sottosuolo (indagini geomagnetiche e/o aree)

La disciplina della Geofisica è molto giovane, originaria dell’Inghilterra e sempre in evoluzione.

ricognizione effettuata misurando quello che contiene il terreno e il terreno stesso,

PROSPEZIONI GEOFISICHE=

cioè le sue proprietà fisiche. In base alla variazione di questi elementi possiamo misurare anche le dimensioni

degli oggetti, le loro caratteristiche fisiche.

A seconda del contesto, andiamo a scegliere il metodo migliore:

- GEORADAR (GPR)

- MAGNITOMETRIA (geomagnetismo)

- GEOELETTRICA

Questi metodi misurano solo una proprietà fisica del terreno, per cui è bene integrarle tra loro per acquisire

risultati più certi. I risultati vengono recepiti in base alla ricezione dei CONTRASTI (le proprietà fisiche sono

differenti tra oggetto e terreno).

si basa sulla trasmissione di impulsi elettromagnetici sul terreno. Elementi: antenna (scatola

GEORADAR=

aderente sul terreno), pannello di controllo (raccolta dati; grazie a questo schermo siamo in grado di visionare al

momento i risultati della ricerca).

Vengono inviati impulsi che, una volta incontrate anomalie, rimbalzano e tornano in superficie.

Obiettivi: acquisire misure, tramite l’antenna; ottenere sezioni del terreno sul quale abbiamo camminato,

vedendolo in tempo reale; vedere l’altezza e la lunghezza del terreno, decidendo da noi la profondità; vedere

anomalie, alterazioni del terreno.

Antenne ad alta frequenza: scendono a basse profondità (2 m), ma danno dettagli di oggetti anche di piccoli

dimensioni.

L’immagine ottenuta dal georadar è tridimensionale, poi viene resa bidimensionale, per vedere le variazioni del

sottosuolo ad una certa profondità.

misura la RESISTIVITA’. È un metodo attivo perché va ad indurre un “disturbo”, tramite un

GEOELETTRICO=

GEORESISTIVIMETRO (misura le differenze di potenziale elettrico del sottosuolo, tramite l’inserimento di

elettrodi che va a formare un finto campo elettrico).

Le resistenze (resistività) tra oggetto e terreno saranno diverse.

Bassa resistività: anomalie negative, come fossi, tagli, buche.

Alta resistività: anomalie positive, come muri, pavimenti, composizioni solidi, impermeabili.

Con il georesistivimetro ricaviamo una MAPPA DI RESISTIVITA’, che ci può permettere di vedere anche la forma

e l’estensione dell’oggetto.

ARP: strumento dentato, automatico, dove vi sono gli elettrodi che poi si posizionano sul terreno, ottenendo

così la mappa del sottosuolo (a certe profondità, come - 0.50 m, - 1.00, - 1.70m), collocabile nello spazio grazie

al GPS. è l’unico metodo passivo. Misuro passivamente una grandezza fisica, il campo magnetico

GEOMAGNETICO=

terrestre e le sue variazioni. Gli oggetti hanno proprietà magnetiche quando contengono minerali ferrosi

(argilla), quando si tratta di metalli o anche di terre smosse come fossati o buche; anche gli oggetti surriscaldati

sono individuati, perché il calore interferisce sul campo magnetico (il calore è stato bloccato durante il

raffreddamento=MAGNETIZZAZIONE TERMO-RIMANENTE).

Metodo versatile, adatto per ricognizioni molto estese; da informazioni anche di attività negative, come fossati,

non quindi solo di mura; non ci da la profondità degli oggetti sepolti (integro questa mancanza con altri metodi),

ma ci da una pianta composita degli elementi; non si utilizza in area urbana perché è una grande fonte di campi

magnetici che andrebbero ad interferire con i risultati.

Le indagini Geofisiche si basano su GRIGLIE realizzate sul terreno, in maniera lineare o a zig zag. Il

NOTA BENE=

tempo in cui ottenere i profili li decidiamo noi (generalmente 50 cm).

L’interpretazione è la più complessa: è possibile ricostruire la topografia, ma conoscere il Contesto, quindi il tipo

di archeologia interessata, è un aiuto fondamentale per interpretare i dati.

Tutte le nostre conoscenza vanno integrate con i mezzi tecnologici, ma non bisogna privarsi di nessuna

conoscenza. si trattano di fotografie realizzate dall’alto, è uno strumento utile per osservare,

AEROFOTOGRAFIA:

documentare aree di difficile accesso; per questo, questo metodo viene chiamato RICOGNIZIONE AEREA.

Obiettivi: ricerca di nuovi siti (o accedere a siti inaccessibili); documentazione di siti già noti; monitoraggio del

sito nel corso del tempo.

La possibilità di vedere tutti i maggiori dettagli del sito è fondamentale per la sua manutenzione e studio.

Vediamo il terreno nella sua totalità.

Grazie alle FOTOGRAFIE AEREE STORICHE, risalenti agli anni 60, siamo in grado di capire come il sito, l’area si sia

modificata, e quindi anche cosa si è eventualmente perso. E’ uno strumento di analisi di territori formati da più

strati, che ci permettono di studiare l’evoluzione del terreno. E’ un’interpretazione oggettiva, con valore di

documento storico.

FOTOGRAFIE VERTICALI: macchina perpendicolare al terreno, con strumentazione apposita e carte topografiche.

FOTOGRAFIE OBLIQUE: scattate a bordo di un aereo manualmente dall’archeologo, è un’attività di ricognizione

aerea.

Strumenti: mappa dell’area, strumentazione fotografica, scheda di ricognizione aerofotografica.

E’ consigliabile utilizzare le luci del mattino per svolgere questa attività, quando c’è buona visibilità,

possibilmente nei mesi invernali.

Importanti in questa ricognizione sono le TRACCE, cioè quei segni osservabili dall’alto, che ci possono far capire

la presenza o meno di resti nel sottosuolo.

variazioni di colore o crescita di colture con determinate caratteristiche quando, al di sotto, vi è

CROPMARK=

qualcosa che le disturba; questi segni vengono quindi considerati indice della presenza eventuale di un sito

(esempio: color giallo della vegetazione, minor crescita delle colture).

POSITIVI: fossati, che lasciano la vegetazione verde

NEGATIVI: struttura muraria, che tende a rendere gialla la vegetazione

variazioni di colore visibili sul suolo nudo che si cercano quando ormai non è più presente la

SOILMARK=

coltura. riconducibili a vecchie mappe urbane, tramite la mappa urbana attuale.

TRACCE DI SOPRAVVIVENZA=

come e cosa si è conservato in base all’ambiente dove il manufatto (costruiti/modificati

CONSERVAZIONE:

dall’uomo) o gli ecofatti (resti organici-vegetali) è rimasto negli anni.

ZONE SECCHE= in queste zone si conservano bene reperti come il

ZONE UMIDE= in queste zone si conservano la PIETRA, LEGNO (ad esempio si conserva molto bene sott’acqua

grazie all’assenza di ossigeno), CONCHIGLIE.

AMBIENTI ESTREMAMENTE SECCHI= ad esempio, la sabbia del deserto, che riesce a mummificare i corpi,

assorbendone i liquidi.

AMBIENTI ESTREMAMENTE FREDDI= il ghiaccio permette lo stoppamento del processo di decomposizione (noti

sono i resti di Mammuth o cadaveri; famosi sono i PAZIRIK, tumuli funerari dove sono stati ritrovati uomini

“essiccati” con ancora pelle, peli, tatuaggi ancora visibili).

Importante non è la quantità dei reperti trovati, ma capirne le caratteristiche, il loro valore e significato, perché

quasi tutti parlano degli aspetti sociali degli abitanti del sito.

in questo ramo rientrano varie categorie di sapere, che basano il loro sapere

ARCHEOLOGIA AMBIENTALE:

sull’estrapolazione di informazioni dagli ecofatti, per capire meglio l’ambiente del sito archeologico e il sito

stesso. Importante, ad esempio, è lo studio sui CARBONI, che ci permettono di verificare le piante utilizzate per

bruciare, o sui SEMI per capire la loro alimentazione.

Troviamo:

BIOARCHEOLOGIA, studia le forme di vita; in questa categoria rientrano altre materie, come l’ARCHEOBOTANICA

(pollini, spore), ARCHEOZOOLOGIA, PALEONTROPOLOGIA (studio sui resti umani).

sono tutti quei reperti creati dall’uomo, dal suo lavoro; le modalità del loro

RITROVO DEGLI ECOFATTI=

ritrovamento sono: ritrovo integro nell’ambiente in cui si è conservato per migliaia di anni, che a causa del

processo deposizionale divengono parte del deposito archeologico, quindi dello strato da scavare; possiamo

ritrovarli anche in un contesto postdeposizionali, cioè quando i reperti si sono già deposti, quindi gli ecofatti si

possono rompere, entrare a far parte di altri contesti, decontestualizzandoli così.

cioè l’Archeometria, misurare l’antico (scienza da laboratorio dove si utilizzano vari metodi per

DATAZIONE=

trovare la datazione assoluta dell’oggetto, diverso per ogni reperto); abbiamo una CRONOLOGIA RELATIVA (cosa

viene prima e cosa dopo) e una CRONOLOGIA ASSOLUTA, che diviene la vera datazione del reperto (a quanto

risale). base alla cronologia, possiamo capirne la tipologia, lavorando sul confronto del reperto con altri

TIPOLOGIA=in

che hanno caratteristiche simili; questo confronto tra oggetto noto e uno non noto ci permette anche di capire

l’evoluzione dell’oggetto nel corso del tempo.

padre delle ripartizioni d’Età Preistorica, tipologizzò i reperti preistorici.

Thompsen:

Con i reperti dobbiamo assumere un atteggiamento di tipo EVOLUZIONISTICO (creazione di nuovi oggetti

ricollegandosi al vecchio oggetto, per migliorarlo, accrescerlo).

RICOGNIZIONE

possiamo distinguerla in quattro categorie:

CARTOGRAFIA:

- TECNICA, cioè IGM, CTR, Catastale

- ORTOFOTOCARTE

TEMATICA/FASE o DIACRONICA, che comprende le carte dell’uso dei suoli, carte geologiche, pedologiche, dei

-

dissesti, delle pendenze, le carte inerenti gli aspetti climatici e tutti gli aspetti naturali e i vincoli archeologici;

comprende anche gli aspetti culturali, la scelta dell’insediamento, il rapporto uomo-natura

- STORICA, tutte quelle carte storiche che non si possono più usare nella pianificazione della Ricognizione perché

datate, non corrispondenti alla reale situazione geomorfologica del territorio, ma considerate comunque un

punto di confronto con l’attuale situazione

base del lavoro di Ricognizione.

PROGETTO DI RICOGNIZIONE:

1. Scelta del contesto: contesto su di un argomento scientifico-storico, cioè partire con un movente

scientifico; contesto di natura tecnica, cioè tutelare il territorio, lavorare in maniera preventiva (non c’è

tutela senza conoscenza).

CONTESTO TECNICO=

Per far ricognizione, devo conoscere i siti che voglio tutelare o analizzare.

Creazione della CARTA DI RISCHIO ARCHEOLOGICO: cioè la CARTA DEL POTENZIALE ARCHEOLOGICO,

mappature che tutelano i siti archeologici in maniera preventiva (tutela preventiva), fatte per tutelare il

sito da eventuali appalti e cantieri edili. La mappa è fatta di punti che individuano i possibili siti

archeologici, accompagnati da numeri.

RICOGNIZIONI COMUNALI: contesto artificioso, recente. Il contesto non è più quello degli scavi, ma cioè

il contesto della tutela. Il committente è il comune, siamo chiamati a dire cosa possiamo sapere della

zona, conoscendola il più possibili tramite vari studi e ricerche.

CONTESTO STORICO=

Cambiano i luoghi. Obiettivo è ricostruire il ruolo del sito, la sua importanza nel territorio, tramite i

ritrovamenti (ceramica, vetri, ecc) e i flussi commerciali-produttivi. Si lavora, quindi, nel circondario del

sito.

ARCHELOGIA DELLA PRODUZIONE: studio del luogo di produzione, delle anfore ad esempio utilizzate, il

loro commercio, la loro diffusione, l’oggetto prodotto dalla fornace e poi commerciato. Questi siti si

chiamano PRESIDI (importante è la scelta cronologica, per limitare la scelta degli oggetti, dei reperti da

studiare, si avrà così uno specifico periodo ma uno sguardo più ampio).

Con la DIACRONIA, cioè la presa in considerazione di vari punti del sito, non strettamente legati al sito di

per sé, ma andando a ritroso nel tempo, si formulano infinite domande a cui bisogna affidare uno

specialista, per poter col tempo sempre più allargare la superficie ispezionata (Campionatura).

Abbiamo quindi le seguenti scavo di ricerca (sono svolti dai centri di ricerca;

TIPOLOGIE DI SCAVO:

questi scavi possono durare molto tempo), sito programmato (sono degli scavi condotti su siti

abbandonati e qui intervengono enti di ricerca), scavo d'emergenza (sono scavi dove si interviene

quando si porta alla luce un bene archeologico in un preciso contesto, che può essere in un cantiere

edile o in un luogo che potrebbe danneggiare il sito).

Procedure della Ricognizione: abbiamo una RICOGNIZIONE SISTEMATICA, cioè il camminamento in file

2. parallele con andamento ad s (bustrofedico), come un aratro, in modo alternato. L’obiettivo è trovare

l’alone di dispersione dei siti (dove il cuore rappresenta la zona più ricca), dove la zona di

concentrazione sarà quella del sito.

I parametri sono: intensità, campionatura, visibilità.

quantità di energia impiegata nella raccolta dati (più lavori più informazioni raccogli). Valuta

INTENSITÀ=

i risultati della Ricognizione, che verranno poi messi in una SCALA. La formula per calcolare questa

intensità di lavoro è la seguente GIORNI x UOMO/KMQ: valuta quanto un uomo ci mette a percorrere un

kmq; verrà poi realizzato un diagramma con le relazioni tra giorni e numero di siti trovati, nell’arco del

kmq.

Distanza tra ricognitori: metodo in cui si prendono in riferimento più uomini, mentre quella formula

prende in riferimento un solo uomo. Camminando in file parallele, a distanza di 5 m, sei capace di

vagare con lo sguardo insieme ai tuoi colleghi, in maniera dettagliata. Se la distanza aumenta, aumenta

anche il rischio di perdere siti. Con la STATISTICA vado a valutare quanti siti teoricamente ho perso, ma

non essendoci legge nella locazione dei siti, questo metodo è solo teorico.

STRETTA CONNESSIONE TRA SITI RINVENUTI ED INTENSITA’ ADOTTATA.

possibilità che ci viene lasciata dalla vegetazione di rinvenire i siti. Macchia, bosco, rendono

VISIBILITA’=

impossibile ritrovare un sito, mentre campi arati portano alla luce facilmente i resti archeologici.

Esiste quindi una Classe di Visibilità: diagramma con rapporto tra visibilità (in base alla locazione) e siti

ritrovati. Incide la GEOMORFOLOGIA (sementi e sedimenti), che può coprire intere fasce archeologiche,

è necessaria quindi una Campionatura Geomorfologica (geopedologica o vegetazione); verrà poi

realizzato un diagramma con diversi colori che mi identificano la visibilità a kmq, basandosi sulla

geomorfologia e sulla vegetazione (bisogna quindi tener in considerazione anche i mutamenti della

vegetazione o del campo coltivato o a maggese, per questo è spesso necessario ritornare nella stesso

luogo della Ricognizione per più anni).

la copertura parziale della Ricognizione, perché è impossibile ispezionare, camminare

CAMPIONATURA=

in ogni zona. La cosiddetta Copertura Totale è una teoria rivendicata da alcuni archeologici, che pensano

di poter ispezionare tutto il territorio; l’uso intelligente della Campionatura (allargarla o stringerla

quando è necessario) è il mezzo più pratico per effettuare un buon lavoro.

CAMPIONATURA GEOMETRICA: ecco perché viene definita Ricognizione Sistematica; campionatura con

transetti, messi in base all’andatura del terreno, in modo da suddividere la ricognizione in modo diverso.

Con sistemi statistici, vai a valutare dove si possono calibrare le proiezioni, quindi il lavoro di

Ricognizione (ricognizione localizzata, ma elastica).

CAMPIONATURA A TAVOLINO: cioè al buio, senza poter usufruire del calcolo statistico (dato a cui si farà

riferimento poi).

survey, ricognizione.

TIPI DI RICOGNIZIONE:

1. Ricognizione sistematica (field walking)

2. Ricognizione selettiva; su siti particolari, sui più promettenti, con concentrazione di siti visibili. Verranno

realizzati e presi in considerazione PLANIMETRIE e RILIEVI DEGLI ALZATI.

3. Ricognizioni geognostiche

4. Ricognizioni indirette; realizzate con fotografie aeree

5. Ricognizioni magnetometriche (intervento non distruttivo)

I diversi documenti vanno combinati per creare un quadro completo della Ricognizione, per realizzare SERIE

DOCUMENTARIE DIVERSE.

FASI DEL LAVORO DI RICOGNIZIONE:

- Scelta del contesto (amministrativo, cioè il territorio comunale o regionale; cartografico, come nel caso della

Forma Italiae; culturale; geografico, limiti definiti dalla natura, dai fiumi, monti; ecologico)

- Raccolta dei dati sul territorio

- Lavoro sulle fonti (storiche o locali)

- Definizione dell’ambiente geografico (diacronia o concentrazione su un fase specifica, definendo l’ambito che

può essere politico, geografico, produttivo), cioè il contesto

- Domande storiche

- Programmare la campionatura (strategia di indagine)

- Modalità della raccolta dati (definire l’intensità della Ricognizione)

- Prime osservazioni (RICOGNIZIONE SOMMARIA) del paesaggio, per avere familiarità col territorio, il paesaggio,

per decifrarlo al meglio (indagini indirette tramite foto aeree, indagini dirette tramite ricognizioni di superficie)

- Fissare i tempi e i modi di ricerca, riferendoci ai transetti inseriti nella campionatura

- Inizio della raccolta dei dati

i siti sono il risultato di millenni di processi postdeposizionali (sempre alterato da qualcosa di

RACCOLTA DATI=

esterno). I siti si modificano a causa di lavori agricoli che lo hanno contaminato (tramite l’aratura).

Prima Aratura: sito ancora integro, perché risale alle prime fasi degli scavi archeologici.

Con gli scavi successivi, il sito si perde, si disfa, anche a causa dell’erosione. Per Erosione, causata da piogge,

spesso i resti vengono trasportati da monte a valle, scivolati a causa del loro peso e della loro dimensione. Ci

sono quindi ELEMENTI DI ATTENZIONE che dobbiamo prendere come riferimento per capire se questo fatto è

avvenuto o no, e se quindi i reperti sono decontestualizzati o meno; questo fenomeno non ci farà mai ritrovare il

sito come era all’inizio.

I manufatti visibili sul campo possono essere raccolti:

- tutti nella loro concentrazione

- per campionamento dei materiali

- entro griglie predefinite

- per strisciate

- singolarmente

concentrazione anomala di manufatti, con intensità superiore alla media.

SITO:

Esiste un quantum di presenza archeologica, di uomini, nel corso di milioni di anni, per questo possiamo trovare

anche piccoli resti in molte parti del territorio, senza che questo però possa rappresentare un sito.

Rilevante è anche l’OCCUPAZIONE e la FREQUENTAZIONE del suolo.

ricognizione senza considerare il sito, perché termine poco

RICOGNIZIONE A LIVELLO DI MANUFATTO:

definibile. La ricognizione quindi si basa sui manufatti trovati, senza circoscrivere i ritrovamenti. Dura più della

ricognizione tradizionale.

posso distinguere una MEDIA dal sito stesso; la media è fatta di materiali, cocci, monete, in numero

EXTRASITO:

tale da prenderle in considerazione, ma l’origine del campo rimane importante e quindi anche la sua

FREQUENTAZIONE (campo non insediato, frequenza occasionale) e/o OCCUPAZIONE (campo abitato).

Alcuni resti possono rappresentare l’inizio della scoperta di un nuovo sito che, con arature successive, possono

tornare alla luce (qui incide la Visibilità).

I siti vengono numerati e delimitati, mentre i luoghi sporadici, cioè dove vengono trovati solo qualche resti, li

identifico con un numero per eventuali ricognizioni future (a mò di promemoria). SCHEDA è parte della

la documentazione è fondamentale; la

INDIVIDUARE DELIMITARE DOCUMENTARE:

documentazione scritta e dello scavo stesso; nelle prime caselle troviamo i dettagli anagrafici del sito, per

aiutarci a capire dove si trova, nelle altre troviamo la descrizione del sito.

Le schede ci ricordano le domande importanti legate al sito interessato dalla ricognizione, che non dobbiamo

dimenticare per non sottovalutare il sito e per registrare tutte le informazioni importanti.

In allegato, è utile prendere APPUNTI PERSONALI, per scrivere quelle cose che non rientrano nella scheda, con

tue impressioni personali.

CONTENITORE GEOGRAFICO IN CUI SI TROVA L’ARCHEOLOGIA

SITO= DEFINIZIONE IN SENSO STRETTO DEI REPERTI

CAMPO= MI SUDDIVIDONO IL SITO IN BASE AL TIPO DI RESTI TROVATI ALL’INTERNO DEL SITO, IN

UNITA’ TOPOGRAFICHE=

BASE ANCHE ALLA LORO CRONOLOGIA (si riferisce alla Ricognizione)

elaborazione del sito, cartografandolo. Viene effettuata un’analisi al dettaglio,

RICOGNIZIONE INFRASITO:

suddividendo in quadrati la zona interessata, dove ogni quadrato avrà il suo nome o numero identificativo: ogni

reperto verrà analizzato, contato e “pesato”, effettuando un’ANALISI PUNTUALE E DETTAGLIATA, che ci aiuta a

ricostruire il quadro del sito, la sua vita.

Nella legenda, esiste una gradazione di colore dove viene indicato cosa è sito e cosa no, o la sua importanza.

Si guarda all’interno del sito stesso, elaborando i dati ottenuti grazie ai reperti, così da capire la funzione di un

luogo (resti di colonne, ad esempio, potrebbero appartenere ad un peristilio di una Domus Romana): la

concentrazione di determinati oggetti in una stessa area mi determina un sito. Anche tramite testi storici è

possibile ricollegare e quindi trovare resti archeologici.

La PROFONDITA’ CRONOLOGICA del sito, cioè quindi le sue fasi storiche, non ci viene data dalle indagini

infrasito; oltre la sua origine, ci interessa anche la sua vita, il suo sviluppo nel tempo, per questo ogni

Ricognizione va integrata con lo SCAVO, per approfondire i punti messi in dubbio con i vari studi.

mettere su carta il suolo indagato o da indagare, dettagliando il sito (uso del

RICOGNIZIONE TOPOGRAFICA:

teodolite, costruzione delle curve di livello, costruzione della griglia). Viene poi spesso realizzata una DTM, cioè

una Digital Terraine Model, una terza dimensione del sito.

Sono le di ricognizione=

STRATEGIE può essere effettuata da un solo Archeologo o da un Team (ricercatori esperti in

RICOGNIZIONE DI SUPERFICIE:

un determinato settore), con l’uso di GPS e PC, per individuare il loco del sito archeologico. Obiettivo è

individuare concentrazione di manufatti mossi dai lavori agricoli; elementi che incidono solo la VISIBILITA’,

l’INTENSITA’ della ricognizione e la sua RIPETIZIONE. Tramite la ricognizione verranno individuate le Unità

Topografiche. tramite carte archeologiche di siti trovati ed esistenti. Troviamo:

INTERPRETAZIONE DEI DATI=

- CARTE DIACRONICHE

- CARTE TEMATICHE; sono carte di fase, cioè carte che riproducono i siti che vivevano nello stesso periodo,

facendo così discorsi di carattere storico.

Tipologie dei siti: una volta individuati gli oggetti, i monumenti del sito, dobbiamo suddividerli in gruppi, in base

al tipo di resto ritrovato; si individue il TIPO in base ad indizi, quali i materiali usati, le dimensioni (che

potrebbero cambiare nel corso del tempo), il terreno, il suo colore e composizione, ecc; infine, viene effettuata

una LETTURA dei materiali trovati.

Tabella: si formuleranno GRAFICI e TABELLE dei resti trovati, in base al range cronologico o alla presenza di

terreno in cui si costruiva.

SITE CATCHMENT= sito d’approvvigionamento, cioè dove si costruiva in base alla possibilità di approvvigionarsi,

per poi studiare le possibilità delle risorse del luogo (quando un luogo ha determinate risorse a portata di

mano); questa caratteristica dei luoghi è importante ma non fondamentale per la nascita di un sito, perché ci

sono casi in cui è la Cultura, la Storia a far nascere un sito (come nel caso di Stonehenge).

quando interviene l’Archeologo col suo studio

STRATIGRAFIA= gli strati effettivi del suolo

STRATIGRAFICAZIONE= METODI

nel corso degli anni e degli studi si sono formulati vari metodi di scavo, come lo STERRO (o

METODI DI SCAVO:

SCAVO PER LIVELLI e il METODO STRATIGRAFICO.

Trincee), lo

Quest’ultimo è quello utilizzato tutt’ora e quello da considerare realmente fattibile, realizzabile, per non

distruggere il sito: il concetto che sta alla base è che il terreno è fatto di strati che si sovrappongono; si sfoglia

quindi il terreno, si analizzano gli strati dal più recente al più antico, togliendoli di volta in volta, lavoriamo quindi

al contrario rispetto alla costruzione del sito, alle sue fasi. Viene INDAGATO IL TERRENO, seguendo gli STRATI

CHE LO COMPONGONO.

intelettuale dell’800 che fece dell’Archeologia un lavoro, un mestiere. Faceva particolare attenzione

Pitt Rivers:

al Contesto, con l’idea di scavare per poi interpretare in seguito quanto scoperto, con una certa ansia nel

dettaglio (descrivere, disegnare l’oggetto, e interpretarlo anche senza capirlo), selezionando gli oggetti trovati

senza lasciare alcun dettaglio; inoltre, fornì forme di documentazione innovativi, puntate al dettagli del reperto,

per farlo comunicare.

scavò a Pompei nell’800, pubblicò un manuale proprio su come bisognava scavare in quel sito,

Fiorelli:

istituendo anche una scuola di specializzazione, con carattere Topografico; si concentrò sul Rilievo Topografico,

ma questo portava a togliere più strati contemporaneamente, utilizzando il metodo dello SCAVO A LIVELLO, che

porta a mischiare la terra, gli strati, confondendo così la cronologia degli strati.

americano, scavò in America e in Messico; pensava che bisognasse circoscrivere gli strati del

Alfred Kidder:

sottosuolo, con l’idea che toccasse “liberare dalle terre” lo scavo (pensiero comune dell’800).

aveva contatto con gli Archeologici Preistorici che avevano un’idea più precisa del Metodo

Giacomo Boni:

Stratigrafico, e avevano già iniziato ad utilizzarlo, per questo Boni stesso iniziò ad utilizzarlo nei suoi scavi; a lui si

può associare lo SCAVO CONOSCITIVO, iniziò inoltre a disegnare le stratigrafie, numerandole con numeri

romani; scrisse il primo MANUALE STRATIGRAFICO.

scrisse un manuale di archeologia stratigrafica, formalizzando questa tecnica, ma non ne fu

Mortimer Wheeler:

l’inventore; da due suoi disegni capiamo il perché è importante NON STERRARE, perché questo sistema nuoce

gravemente all’Archeologo e al sito, liberando dalla terra il sito ai margini delle mura, privando così lo studio e lo

scavo da importanti informazioni, perdendo quello che la terra contiene e la stratigrafia stessa; porterebbe solo

alla luce il muro, privandolo del punto di contatto con lo strato, perdendo così importanti dati sulla storia del

sito; il metodo per sterro crea vere e proprie trincee. Wheeler inventò una STRATEGIA DI SCAVO.

si decide una profondità di scavo (da 20 cm fino a 1m), si spicconano gli strati fino a questa

SCAVO PER LIVELLI=

profondità, senza considerare le variazioni, la cronologia, la differenza tra gli strati. In base a quello che si

trovava, si poteva cambiare la profondità di scavo, ma era comunque un metodo sbagliato che privava di

importanti dati. In uno scavo stratigrafico si procederebbe per strati o fosse, dai più recenti ai più antichi, senza

così sbagliare la cronologia degli strati e degli oggetti trovati.

maniera in cui si sfoglia il terreno, scomponendolo nel modo in cui è formato (strati, fosse,

METODO=

pavimento, muri, che sono le UNITA’ STRATIGRAFICHE).

forma che si da allo scavo, avviene quindi prima del Metodo, perché ha carattere organizzativo (si

STRATEGIA=

pensa a come procede con lo scavo, quali settori del sito scavare per primi, a quali settori dare maggiore

importanza, ecc; insomma, si pianifica lo scavo). STRATEGIA

o strategia Wheeler; vengono realizzati quadrati a formare una griglia, separati da

STRATEGIA PER QUADRATI:

risparmi di terreno, chiamati TESTIMONI. È un metodo sistematico, programmatico, ma sbagliato, perché si

sacrifica parte dello scavo (i testimoni) che potrebbero contenere importanti dati. Questo metodo permetteva si

avere una visione in verticale degli strati, in modo da avere un riscontro immediato, a colpo d’occhio della loro

sequenza, ma tanti erano i punti a sfavore (non in tutti i box si scavava allo stesso ritmo, perché non vi era

possibilità di colloquio o visione tra i diversi archeologici; i risparmi portavano via dati importanti; ecc).

superò la strategia di Wheeler, proponendo la STRATEGIA PER

STRATEGIA PER GRANDI AREE: Philip Barker:

GRANDI AREE o area aperta, che si concentra sulla topografia, portando così a vedere lo scavo in pianta (no

visione verticale ma visione orizzontale, proprio come sono gli strati effettivi del sito).

dobbiamo sempre disegnare tre differenti piante:

DOCUMENTAZIONE GRAFICA=

pianta delle unità stratigrafiche (viene disegnato un singolo elemento, in scala 1:20, in maniera oggettiva, così

-

come si mostra lo strato); ad ogni pianta va integrata anche una SEZIONE delle unità stratigrafiche.

- piante composite (piante di varie unità stratigrafiche, collegate dalla cronologia più prossima e dalle relazioni

fisiche); rientra in questa categoria la PIANTA DI FASE, che ha carattere più interpretativo rispetto alla pianta

dell’unità stratigrafica, perché è l’Archeologo ad individuare i collegamenti cronologici delle unità; in queste

piante vanno inseriti anche gli strati di terra e la fotografia della zona, che costudiscono cocci, ceramiche, che ci

servono per datare gli altri elementi.

- pianta complessiva o degli ELEMENTI PARTICOLARI (riporta tutto quello che è stato ritrovato, non da quindi la

ricostruzione di un dato periodo ma quello complessivo; mostra la concentrazione degli elementi e la

complessità del sito, degli strati, mostrando così il lavoro dell’archeologo).

fotografia di servizio. Bisogna individuare cosa fotografare d’importante, gli

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA=

elementi dovranno essere puliti, perché vanno a rappresentare un dato importante nell’archiviazione e

mostrano il lavoro dell’archeologo.

è uno schema grafico, che mostra i rapporti tra le unità stratigrafiche tramite un

MATRIX DI HARRIS:

DIAGRAMMA. Le relazioni sono di natura fisica quindi di conseguenza anche cronologica: uguaglianza, rapporto

nel tempo, correlazioni (sono tutti rapporti stratigrafici). Solitamente, si hanno numerose unità stratigrafiche,

quindi grazie a questo schema vengono semplificate le loro relazioni: ogni unità avrà un numero identificativo,

dati secondo la loro scoperta (1: l’unità scavata per prima, così via….).

Verrà rappresentata globalmente la stratigraficazione.

REGOLE=

- le relazioni si leggono solo dall’alto verso il basso, seguendo l’ordine di scavo

- evitare collegamenti ad H, perché equivoci, mettono in relazione tutto con tutto, creando così collegamenti

inesistenti

- evitare collegamenti inutili, ridondanti, vanno messi in luce solo i collegamenti fondamentali, principali; questo

LEGGE DI SUCCESSIONE STRATIGRAFICA, legge di sovrapposizione, secondo la teoria dei

è possibile secondo la

geologi che dicono che lo strati più antico è quello più profondo; i rapporti principali tra ogni US sono: quella più

recente con quella a lei più antica e quella più antica fra tutte quelle a lei più recenti

GIUSTO SBAGLIATO Grafico a verme,

1

1 2 rappresenta i

rapporti

essenziali.

2 1 copre 2, è

3 implicito che

copra anche 3,

quindi lo collego

3 solo a 2; 3 copre

4 5 4, è implicito che

copra anche 5,

quindi lo collego

4 solo a 4

5

- evitare che le linee si intercettino, quindi bisogna usare ESPEDIENTI, come PONTI

- il Matrix va aggiornato costantemente man mano che si scoprono le varie unità stratigrafiche e le loro relazioni

AZIONI e poi in ATTIVITA’.

Una volta scomposte, le unità vanno ricostruite, raggruppate in

Costruire un muro, ad esempio, comporta tre azioni: scavo (5), fondazione cementizia (2), costruzione del muro

(1).

Questa è la cronologia relativa; verrà poi individuata la cronologia assoluta, facendo risalire ad un determinato

periodo il reperto, grazie agli altri oggetti trovati e alle tecniche di lavorazione utilizzate.

Le tre azioni corrispondono ad una attività. 1

3 4

1

3 4 2

2 5

5

POSIZIONE DEI REPERTI:

- reperto residuale= reperti più antichi mischiati con altri di tempi più recenti, vengono quindi dallo strato

sottostante quello scavato

- reperto coevo= reperti contemporanei allo strato e all’unità stratigrafica

- reperto intrusivo= incidenti, reperti inquinanti lo strato, provenienti da uno strato più recente, viene

considerato quindi un intruso, vengono dallo strato superiore

strati ricoperti da pavimenti in mosaico, in mattoni, non inquinato per questo da intrusi

CONTESTO SIGILLATO=

provenienti dall’alto.

L’archeologo può trovare molte cose da scavare:

- sono gli spazi confinati a misura d’uomo. Possono essere anche costruiti mentre vengono utilizzati.

FOCOLARI:

Il focolare può essere disposto in piano, inchinato, sopraelevato o all’interno di una fossa. La forma di un

focolare varia in base al suo utilizzo e alla persona che lo utilizza. Per riconoscere un focolare bisogna vedere

come è composto lo strato; se lo strato presenta una BRUCIATURA e/o un forte colore rosso vorrà dire che era il

posto occupato da un focolare

- sono strati in cui le persone camminano. Lo strato è sottile e i reperti sono sempre distribuiti.

STRATI D’USO:

Sono più compatti degli strati sottostanti, si staccano facilmente, la superficie è relativamente regolare e i

reperti al suo interno sono piccoli

- per la loro formazione necessitano di substrato, materiale comune, di fenomeni atmosferici e

SUOLI E SIMILI:

di tempo. I livelli all’interno dello strato non hanno significato cronologico ma hanno un motivo interno. Può

COLORE, formato da vegetazione e oggetti organici in disfacimento

essere riconosciuto in base al

- scavare un sepolcro fornisce dati di carattere antropometrico cioè come erano gli individui nelle

SEPOLCRI:

varie epoche, fornisce dati di stratificazione sociale, cioè capire se l’individuo era povero o ricco. Quando viene

scavato un sepolcro va indicato su una scheda quali ossa vengono trovate, la loro lunghezza e una descrizione

della tomba (quello posto all’interno e le sue condizioni). Quando si trovano gli scheletri bisogna affrettarsi ad

analizzarli a causa delle loro decomposizioni. Quando scaviamo un sepolcro possiamo trovare uno scheletro

intero (sepolto prima completo e trovarlo completo) o trovarlo incompleto (seppellirlo completo e trovarlo con

ossa mancanti).

DEFINIZIONI: ogni azione umana o ogni evento naturale, ha lasciato in un sito una traccia che si

Unità stratigrafica (US)=

sovrappone alla situazione preesistente e costituisce una "unità stratigrafica" (U.S.). Esempi di queste azioni o

eventi possono essere l'accumulo di immondizia gettata al di fuori del villaggio, un fossato scavato intorno alle

mura della città, la costruzione del muro di una casa, il suo crollo, il deposito di fango lasciato da un'alluvione,

ecc. A seconda che siano effetto di un evento naturale o di un'azione umana, le unità stratigrafiche si possono

intanto suddividere in "NATURALI" (deposito alluvionale, crollo del muro) e "ARTIFICIALI" (deposito di

immondizia, costruzione di un muro, scavo di un fossato).

comportare rispetto alla situazione preesistente: avremo quindi unità

US positive=possono ACCUMULO

stratigrafiche "positive" (deposito alluvionale, accumulo di immondizia, costruzione di un muro); la traccia di

accumulo che costituisce un'unità stratigrafica positiva ha una consistenza fisica (lo "strato" di immondizia o di

fanghiglia, il muro) di materiali, definite "negative" (scavo di un fossato, crollo di un muro); la traccia di

US negative= ASPORTO

asporto che costituisce un'unità stratigrafica negativa è rappresentata dalla superficie di "taglio" immateriale

lasciata dallo scavo del fossato o dalla rottura del muro.

le unità stratigrafiche presentano tra loro delle il fossato "taglia" il

Relazioni tra unità= RELAZIONI FISICHE:

terreno nel quale viene scavato, il muro "riempie" la sua fossa di fondazione, l'accumulo di immondizia "copre"

la pavimentazione della strada e "si appoggia" al muro contro il quale è stato gettato, ecc. In senso inverso il

terreno "è tagliato" dal fossato, la fossa di fondazione "è riempita", la pavimentazione della strada "è coperta"

dall'immondizia e infine rispetto al muro l'immondizia "gli si appoggia". Ciascuna di queste relazioni fisiche

indica un se il fossato taglia il terreno vuol dire che l'azione di scavare il fossato non

RAPPORTO CRONOLOGICO:

può che essere avvenuta dopo l'evento di deposito del terreno in cui viene scavato.

l'insieme di queste relazioni fisiche e la loro concatenazione possono essere dunque

Diagramma Matrix=

tradotte in una sequenza cronologica: se lo strato 1 copre gli strati 2 e 3, ma a sua volta lo strato 2 copre lo

strato 3, lo strato 1 è posteriore a 2, che a sua volta è posteriore a 3. Lo schema della SUCCESSIONE


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Floh

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Augenti Andrea.

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