Metodologie della ricerca archeologica
Argomenti
- Archeologia ed archeometria
- New Archaeology
- Archeologia della produzione e del commercio
- Ricognizione (survey)
- Prospezioni geofisiche
- Gis e database
- Scavo archeologico
- Reperti archeologici
- Datazione
L'archeologia studia i resti materiali e le relazioni tra uomini, società ed ambiente; individuazione, raccolta, descrizione ed organizzazione sono i suoi metodi. La finalità è l'interpretazione storica, interpretare in chiave storica i dati raccolti. La tutela, la salvaguardia e la valorizzazione sono altri obiettivi.
"È la disciplina che si occupa del recupero, descrizione sistematica e dello studio della cultura materiale del passato" [D.L. Clarke, Archeologia analitica]. Quindi l'archeologia è ricostruzione del passato attraverso lo studio dei manufatti.
Interpretazione dei dati raccolti
Cosa significa però interpretare i dati raccolti? È la comprensione e spiegazione delle trasformazioni delle società antiche. Storia e archeologia hanno quindi scopi comuni, ma metodi diversi. L'uso delle fonti (letterarie e materiali) è la differenza fra le due discipline.
Documenti utilizzati
- Manufatti: oggetti costruiti dagli uomini.
- Ecofatti: resti organici ed ambientali (ossa, resti vegetali, sedimenti…).
Sito archeologico: luogo in cui si rinvengono manufatti ed ecofatti.
Cultura materiale
È costituita da manufatti, pratiche messe in atto per produrli, scambiarli, usarli, romperli e scartarli. È lo studio delle relazioni tra uomini e manufatti e degli aspetti materiali delle attività finalizzate alla produzione e al consumo dei beni. Attraverso i manufatti l'archeologo studia comportamenti e situazioni e li interpreta.
In Italia questi studi nascono negli anni ’70, in ritardo rispetto al resto dell’Europa (anche l’Est, come la Polonia), in quanto erano carichi di un significato politico marxista, quindi riguardanti le classi meno abbienti. Andando avanti negli studi ci si rese conto che la cultura materiale va sempre studiata, senza fare gerarchie del sapere (bassorilievi, ceramica, oggettistica…).
Metodi di ricerca archeologica
I metodi sono trasversali, geograficamente, cronologicamente… ma ce ne sono tanti utilizzabili:
- Metodo della ricognizione topografica: ricerca di tracce in superficie o nel sottosuolo senza intaccare il terreno.
- Metodo della stratigrafia: procedura di scavo che studia la stratificazione del terreno prodotta da agenti umani e naturali.
- Metodo della tipologia: studio dei manufatti nelle loro forme e funzioni.
- Metodi archeometrici: metodi delle scienze e di laboratorio.
Nel secolo scorso nasce l’interesse dell’archeologia verso le scienze (Archeological Science): il magnetometro al cesio, ad esempio, è uno strumento per una ricognizione; la TAC, usata per ricostruire il corpo umano; la termoluminescenza per la datazione di oggetti ceramici. L’archeometria va però presa con cautela, perché non sempre è necessaria per l’analisi di un manufatto, ma possiamo arrivarci anche con i nostri metodi (quelli storici).
Si deve parlare di diverse archeologie: sono le specializzazioni tematiche. Un archeologo viene classificato in base alle sue specializzazioni.
Contesti archeologici
Cosa è un contesto? Un contesto è una situazione o circostanza in cui un oggetto o un gruppo di oggetti è stato ritrovato; è un concetto fondamentale in tutte le archeologie. Un oggetto è decontestualizzato quando ne è stata persa la provenienza. Si parla di contesto anche per un insieme di reperti rinvenuti nella stessa US (archeologia contestuale). Nessun oggetto archeologico può essere capito al di fuori del contesto geografico e storico in cui è stato prodotto.
Field-archeology: archeologia su campo
Field-archeology comprende ricognizione, scavo, studio dei reperti; le diverse fasi sono queste:
- Formulazione del progetto in base a una domanda storica e archeologica.
- Ottenimenti di dati attraverso surveys o scavi.
- Classificazione dei reperti secondo:
- Classe
- Funzione
- Forma
- Datazione
- Luogo di produzione
- Interpretazione archeologica e storica del sito e dei dati.
- Pubblicazione.
Con archeologia stratigrafica invece si intende un insieme di metodi volti a comprendere la formazione dei depositi, ed è composto da diverse tappe anch’esso: un pacchetto metodologico che comprende ricognizione, scavo, e raccolta.
Archeologia sul campo (Field-archeology) La ricognizione spesso diventa una prima fase che precede lo scavo:
- Formulazione del progetto in base a domanda storica e archeologica: uno scavo deve soddisfare delle domande storiche (valore storico di ciò che si analizza).
- Ottenimento di dati.
- Classificazione dei reperti.
- Interpretazione archeologica e storico del sito e dei dati.
- Pubblicazione.
Archeologia degli insediamenti
Si parla più nello specifico anche di archeologia degli insediamenti quando si studia:
- Il rapporto fra i siti (centri dominanti, rapporti fra città e campagna)
- Diversi modelli di insediamento (studio delle residenze, degli spazi…)
- Articolazione dello status sociale (sepolture, corredi…)
- Strutture produttive e scambi (circolazione, impianti di produzione…)
Archeometria
Come le scienze entrano nell’archeologia? Archeometria. Questa consiste in ricerche scientifiche applicate all’archeologia e ai beni culturali basate su metodi quantitativi (di enumerazione), ma anche in studio di reperti e dati archeologici con strumenti e metodi propri delle discipline scientifiche. Gli ambiti di applicazione sono:
- Prospezioni
- Analisi su materiali e oggetti
- Datazione
Il termine è utilizzato sin dagli anni ’50, quando ad Oxford nel 1958 uscì il primo numero di “Archeometry”. Lo scopo era già quello di creare un ponte fra archeologi e chimici e fisici. La New Archaeology ha favorito questo processo, ma a seconda delle zone ha avuto uno sviluppo diverso. In Inghilterra, USA e Germania la diffusione è stata rapida, mentre nell’Europa del Sud non fu così, come ad esempio in Italia. Questo perché l’archeologia è considerata disciplina umanistica e non deve mescolarsi alla scienza.
Gli ambiti: le prospezioni servono a localizzare e misurare dei siti nascosti (con il magnetometro al cesio, ad esempio); la termoluminescenza serve per la datazione. Essendoci un’elevata specializzazione è chiaro che ci sarà chi si occupa di prospezioni, chi di analisi, chi di datazioni, e così via. Vi sono inoltre anche iper-specializzazioni: studi di nicchia, come l’archeologia del vino.
L’analisi su oggetti è l’ambito che più degli altri lega archeologi e scienziati: datare, determinare l’origine, conoscere la tecnologia di fabbricazione. A seconda della documentazione archeologica, del tipo di materiali da indagare, dal budget economico a disposizione, si possono scegliere vari metodi.
L’importanza della ceramica è molto importante, ad esempio: datazione, funzione dei siti, tecnologie delle società antiche, circolazione (commerci, economia…), i cui approcci possono essere sia archeologici, etnoarcheologici, archeometrici. La ceramica, se studiata con i giusti metodi, fornisce dati importantissimi.
Eccone un esempio:
- Classe ceramica (vernice nera, terra sigillata…)
- Forma (coppa)
- Tipo: gli archeologi attraverso le forme classificano reperti raggruppati attraverso un metodo tipologico che crea repertori i quali consentono di operare confronti tra oggetti coevi presenti in siti diversi. Questo è il metodo tipologico, che non presuppone metodi archeometrici.
Un secondo approccio può essere diverso da questo primo tipo di analisi tipologica:
- Argilla
- Degrassante
- Acqua
- Lavorazione
- Cottura
L’analisi microscopica vede la composizione dell’argilla: siamo quindi all’interno di analisi chimiche. Ecco come studi tecnologici permettono di ricavare altre informazioni assai utili (la ceramica è un esempio piuttosto duttile, in quanto si presta a diversi tipi di analisi).
New Archeology
Dagli anni ’60 i metodi archeometrici sono stati incrementati grazie alla New Archeology; per quanto riguarda i metodi stessi gli anni ’60 sono stati fondamentali, soprattutto in ambito americano e anglosassone: l’Europa meridionale ne fu solo sfiorata. Parliamo anche di archeologia processuale (tutto ciò che riguarda il mondo antico viene studiato per processi che hanno portato alla formazione di tali oggetti). L. Binford e D. Clarke credevano che l’archeologia dovesse rinnovarsi e aggiornarsi con i tempi: questo gruppo di studiosi era stufo dell’archeologia tradizionale, in un momento in cui vi era fiducia nel cambiamento. Tutta una serie di innovazioni provengono da questo periodo:
- La New Archaeology rimproverava l’archeologia tradizionale di essere una disciplina senza regole.
- Non si deve descrivere ma anche ricostruire e spiegare.
- Interesse nei confronti dei processi, nei modi di formazione dei contesti, attenzione alle motivazioni che causano eventi, alla modalità di vita degli individui.
- Esistono leggi generali del comportamento umano.
- Importanza dell’ambiente inteso come luogo fisico che condiziona le scelte.
- Apertura nei confronti delle scienze.
- Comparare ciò che si osserva nel presente con le tracce del passato.
- Ambiti di ricerca che vengono incrementati: etnoarcheologia e archeologia sperimentale.
Per leggi umane intendevano dei comportamenti umani che si ripercorrono nei secoli (Binford ad esempio visse con gli eschimesi perché fuori dalla vita industrializzata riproducevano comportamenti umani preistorici). Le scienze hanno da quel momento una porta aperta in questa disciplina; ma molte critiche sono state mosse a questo avvicinamento.
Archeologia teorica
Archeologia teorica: quando parliamo di procedure e interpretazione parliamo di questa branca dell’archeologia (esistono infatti i teorici dell’archeologia). Archeologia quantitativa; archeologia spaziale; archeologia ambientale (bio e geoarcheologia); etnoarcheologia; archeologia sperimentale. I due settori sottolineati sono i più importanti.
Etnoarcheologia
Etnoarcheologia: campo di studio che integra la ricerca archeologica con confronti e spiegazioni desunti dall’osservazione della realtà viventi di società e contesti sociali contemporanei, ma anche osservazione delle modalità con cui il comportamento umano all’interno di un contesto sociale determina la formazione della documentazione archeologica.
Sempre la ceramica può essere d’aiuto: noi possiamo capire oggi come i popoli commerciavano, buttavano e trasportavano ceramica grazie all’analisi dei comportamenti tradizionali di popolazioni contemporanee. È vero che saranno coinvolti nello sviluppo moderno, ma hanno alle spalle una tradizione antichissima che ancora oggi conservano (es. i forni sul Delta del Nilo o la lavorazione dell’argilla nei paesi del Marocco). Rispecchiano i metodi di produzione che usavano nell’antichità.
Archeologia sperimentale
Archeologia sperimentale: insieme all’etnoarcheologia è l’ambito più studiato, e significa procedere a scopo di studio alla replica di procedimenti antichi. Esperimenti ripetibili condotti su materiali moderni. Problemi e critiche: la difficoltà di passare dalla documentazione archeologica alla ricostruzione dinamica del passato. Ricaviamo insomma dati sul passato basandoci sul presente.
Modalità di lavoro:
- Reperto (fonti storiche)
- Troviamo dei reperti e ci poniamo delle domande.
- Si mettono sul lavoro vere e proprie sperimentazioni.
- Si organizza l’esperimento, poi si ripete; il tutto porta alla misurazione e alla documentazione.
- Si ottengono quindi dei risultati con l’acquisizione di nuovi dati.
Grazie alla New Archeology si sono sviluppati quindi tanti altri ambiti, quindi. L’archeologia ambientale si divide in bioarcheologia e geoarcheologia. Quest’ultima è la ricostruzione dei processi formativi della stratificazione archeologica. Il deposito archeologico è l’ultimo stadio di fenomeni geologici precedenti. L’archeologia spaziale studia la distribuzione dei siti e degli oggetti nello spazio.
Questi sono una serie di ambiti che necessitano di spiegazioni accurate, sviluppati negli anni ’60.
Archeologia della produzione
Archeologia della produzione: insieme a quella del commercio si occupa dei fenomeni produttivi dell’antichità e della circolazione. Sono strettamente legati alla cultura materiale e si occupano di materie prime, tecniche di lavorazione, impianti produttivi.
Commercio
- Natura degli oggetti e delle merci scambiate
- Quantità
- Trasporto
- Rotte commerciali
- Tipo e localizzazione dei mercati
- Identità di produttori e consumatori
- Effetti del commercio
Questi sono gli argomenti di indagine.
Archeologia della produzione
Archeologia della produzione: studi che indagano le operazioni necessarie a trasformare un bene in un altro differente. Si occupa di: materie prime, tecniche di lavorazione, impianti produttivi. È strettamente legata all’archeologia del commercio; che ruolo hanno giocato la produzione e il commercio nell’economia antica? Esiste dagli anni ‘50 un dibattito ancora aperto (Rostovtzeff, Finley, Tchernià).
La ceramica è fonte documentaria di produzione e commerci antichi: usiamo la ceramica come indicatore di situazioni economiche e dei traffici commerciali antichi. La ricostruzione della circolazione è legata alle conoscenze sulle aree di produzione; ma c’è un problema di fondo: c’è una particolare scarsità di dati archeologici e archeometrici su ceramiche e anfore nelle aree di produzione in Italia.
Studi di determinazione di origine
Ipotizziamo di avere tre vasi uguali (A, B, C): come faccio a capirne l’origine?
- Caratteristiche formali (tipologia)
- Stile e decorazione
- Quantità di rinvenimento (ci sono addensamenti in alcune aree)
- Caratteristiche di composizione
Questi ultimi sono criteri propri dell’archeologo.
Ricognizione archeologica
Ricognizione archeologica: con questo argomento si entra nel vivo della ricerca archeologica. L’archeologia sul campo implica varie fasi. La prima è quella di verificare tracce su cui si possa effettuare una ricognizione. Questo è lo studio dei segni o anomalie che si incontrano sulla superficie del terreno.
Ci sono tanti tipi di ricognizione, ognuna che risponde ad una particolare domanda. Tecniche e applicazioni necessarie per individuare insediamenti archeologici che abbiano lasciato segni sul terreno: la ricognizione sistematica rappresenta la prima fase della ricerca archeologica. Serve ad individuare nuovi siti e cercare di confermare ipotesi e dati già esistenti; è utile a rilevare in modo sistematico la morfologia di un territorio e le attività dell’uomo nel corso del tempo. Non è distruttiva ed è meno impegnativa dello scavo dal punto di vista economico e dell’impiego del tempo.
Per parlare di questo argomento si deve introdurre l’archeologia degli insediamenti, legata al paesaggio, e gli studi topografici.
Studi topografici in Italia
La tradizione degli studi topografici in Italia è molto antica:
- Sono state fatte ricerche sistematiche per realizzare carte archeologiche
- Descrizione dettagliata di monumenti e siti, talvolta includendo informazioni su ritrovamenti monumentali
La Forma Italiae (G. Lugli 1926), rispetto agli obiettivi iniziali, non ha mantenuto ciò che aveva promesso. Difatti questo contesto archeologico lo possediamo solo per alcune aree.
Archeologia dei paesaggi antichi
Si parla ultimamente di archeologia dei paesaggi antichi; ricostruire i paesaggi del passato utilizzando fonti, metodi, e procedure diverse. Ecco come l’ambiente entra a far parte del contesto archeologico. Le prime fasi sono di tradizione anglosassone, degli anni ’50, con progetti di ricognizione su scala regionale, alla cui base vi erano:
- Rigore metodologico
- Reazione alla distruzione del patrimonio archeologico causata da meccanizzazione agricola e urbanizzazione
South Etruria Survey, di J.B. Perkins: avvia questo tipo di ricognizione (membro della British School di Roma); area nord di Roma, la indaga a fondo per circa 200 km. Hanno affrontato una serie di argomenti che venivano fuori dai contesti, come la nascita della città e l’effetto della romanizzazione. Questo è il primo grande progetto di archeologia del paesaggio in Italia. In un ventennio (tra il ’50 e il ’70) tutta la campagna romana fu sottoposta a ricognizione.
Sviluppi dell’archeologia del paesaggio
Gli anni ’60-’80 vedono la New Archeology:
- Progetti sistematici e su base scientifica.
- Indagini non solo di siti ma del paesaggio continuo.
- Non solo per mappare, ma anche per affrontare domande specifiche.
L’archeologia dei paesaggi oggi
L’archeologia dei paesaggi oggi:
- Intensificazione: ricognizioni a tappeto.
- Studi locali e regionali.
- Ricognizioni più dettagliate.
- Raccolte e studio sistematico dei reperti.
- Attenzione ai fenomeni geologici: qui si introduce la geoarcheologia.
Le ricerche geofisiche misurano le proprietà fisiche della terra con varie tecniche, per vedere cosa vi è sotto senza scavare. Studio dei reperti: metodo tipologico/metodo archeometrico. GIS: pacchetti informatici. Registrazione digitale in campo per visualizzazione dati e loro confronto; letture più complesse di un contesto.
Gli obiettivi degli studi sono: scientifici (risposta a domande precise, redazione di carte archeologiche). Tutela: l’archeologia preventiva ha il compito di controllare che in un’area scelta per realizzare opere di utilità pubblica o privata vi siano resti di stratificazione archeologica.
Come si realizza un’indagine su campo?
Fasi precedenti:
- Raccogliere informazioni
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Lezioni, Metodologia della ricerca archeologica
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Primi appunti di Metodologia dello scavo e della ricerca archeologica (le lezioni non sono ancora finite)
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Lezioni, Etnomusicologia
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Lezioni, Museologia