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Letteratura per l'infanzia

Esame scritto e orale

Prof.ssa Flavia Bacchetti - a.a. 2016/2017

Iscrizione all’esame: indicare se frequentanti e anno accademico. Frequentante: almeno i 2/3 delle lezioni (32 ore: permesse 9 assenze).

Esame scritto: domande aperte (2/3), a scelta multipla e stesura di una recensione (racconto della trama e significato del testo, scopo) relativa ad un albo o un testo a scelta (Oh Boy, ad esempio). Tempo per la prova: 1 ora e 15 circa.

Esame orale: se insoddisfatti del voto o incertezza della professoressa nella valutazione della prova.

Testi d'esame

  • Manuale: La letteratura per l’infanzia
  • Aedi per l’infanzia. Poeti e illustratori di oggi
  • Percorsi di letteratura per l’infanzia

Che cos’è la letteratura per l’infanzia? Perché per l’infanzia?

La disciplina letteratura per l'infanzia nasce a livello accademico molto tardi, per merito dello studioso di letteratura, di cinema, di fumetti Antonio Faeti. Negli anni ’80, Faeti ebbe la prima cattedra in Italia per Letteratura per l’infanzia: è una cattedra molto stimolante, ma a lungo sottovalutata (come la disciplina), perché ai primi del ‘900 la letteratura per l’infanzia venne stigmatizzata da Benedetto Croce (che ha rappresentato insieme a Gentile, nel ‘900, l’alta cultura italiana, il punto di riferimento di un’Italia laica: è stato un anno ministro della pubblica istruzione). Croce disse che la letteratura per l’infanzia non è letteratura, è una letteratura minor, per i più piccoli.

Intorno al 1915 disse anche non è letteratura perché ha alle spalle la musa della pedagogia: la letteratura per l’infanzia nell’800 è stata una letteratura pedagogica, precettistica, che dava precetti, che insegnava ai bambini. L’800 è stato il secolo di una letteratura considerata strumento di formazione: gli adulti veicolavano stili comportamentali.

La letteratura per l’infanzia, dal punto di vista letterario, è rivolta ai bambini: nasce un’intenzionalità di rivolgersi ai bambini alla fine del ‘600. Cambi scrive che il 1697 è l’anno in cui vengono pubblicati i racconti di Mamma Oca: le fiabe di Charles Perrault, presumibilmente scritte con l’aiuto del figlio, sono rivolte ad un pubblico di bambini. C’è una svolta profonda nella scrittura e nel pubblico a cui si rivolge.

Nella storia nulla avviene a caso: l’infanzia e la sua scoperta, dal punto di vista pedagogico, motivano questa letteratura per l’infanzia. La scoperta dell’infanzia avviene attraverso la lettura, l’interpretazione pedagogica di Rousseau, nell’Emilio. Scopre che il bambino non è un adulto in miniatura. Tanti storici hanno colto questa idea di bambino come adulto in miniatura (lo deduciamo anche dai quadri): venivano vestiti come gli adulti, ma piccoli. Vengono considerati imitazione degli adulti, un adulto non ancora perfetto.

L’infanzia, nella sua diversità psicologica ed emotiva, viene scoperta da Rousseau: il bambino è altro, non è l’adulto in miniatura. Nasce quindi una pedagogia che concepisce il bambino come alter ego dell’adulto. Nel ‘900 troviamo la scoperta scientifica dell’infanzia, con Piaget: il bambino cognitivo. La cognitività del bambino si sviluppa attraverso gradi di sviluppo, dalla psicomotricità al pensiero astratto. Nasce la letteratura per l’infanzia proprio per un lettore diverso dall’adulto, ma solo oggi è letteratura vera.

Le fiabe

Le fiabe di Perrault (1697) avviano una produzione esponenziale. La fiaba è un genere antichissimo: come la favola, come il mito, come la leggenda, è un genere che nasce con l’uomo. L’uomo parla, affabula: i generi più antichi, i racconti più antichi (si pensi alla scrittura egiziana) diventano patrimonio per la letteratura per l’infanzia.

La fiaba è un racconto fantastico in cui si miscelano elementi realistici (racconto fantastico e realistico insieme). I personaggi sono reali e fantastici: è presente il fenomeno dell’antropomorfizzazione (prendono vita elementi della natura, elementi pervasi dall’animismo). Ci sono animali che parlano, come il grillo parlante. La fiaba è dal punto di vista strutturale un racconto che inizia con l’allontanamento, con un’avventura, un viaggio, e si conclude con il lieto fine, il trionfo del protagonista.

Lo scopo della fiaba non è lanciare messaggi educativi, a differenza della favola, costruita per dare indicazioni comportamentali: la fiaba, blandamente, presenta moralités (come afferma Perrault), ovvero il senso morale ed etico, ma senza il forte imprinting della favola.

La fiabistica è un genere antichissimo, che dopo Perrault vede una crescita esponenziale di produzione: il secolo d’oro della fiabistica è l’800. L’800 ha grandi autori, da Grimm a Andersen. Il genere per i bambini, in quel secolo, è soprattutto la fiaba, ma non solo: nasce il romanzo per l’infanzia. L’800 è il secolo d’oro per la letteratura per l’infanzia: Dickens, Molart, De Amicis, Collodi. La fiaba, dal punto di vista contenutistico, è un racconto breve (il romanzo ha un’estensione): ha un inizio, un allontanamento (Propp) e un lieto fine.

La letteratura per l'infanzia del '900

La letteratura per l’infanzia del ‘900 vede una svolta per:

  • Tematiche
  • Generi
  • Stile

Carlo Collodi (Carlo Lorenzini) scrive quello che diventerà il modello, il paradigma letterario per l’infanzia nel ‘900 e ancora oggi: Collodi scopre l’infanzia vera, ci dà un profilo d’infanzia giocosa, disobbediente, che deroga gli impegni scolastici, che vuole giocare, muoversi, scoprire. L’infanzia vera è quella di Collodi: De Amicis crea un modello ideologico d’infanzia, quello voluto dalla borghesia italiana dell’800 (bambino obbediente, bravo a scuola, rispettoso della famiglia e della patria).

Collodi ci dà il modello di infanzia vera, che troveremo nel ‘900 in Rodari, Pitzorno e altri autori: la letteratura, nel ‘900, abbandona il modello precettistico. Non ci sono precetti, consigli educativi: è una letteratura che guarda al mondo, alle problematiche della società. L’inter-cultura, la società di massa, l’immigrazione, i marginali: si guarda alla realtà sociale e si guarda al bambino, all’adolescente nel contesto reale della società complessa.

Stile. Anche la fiabistica, alla metà del ‘900, ha una svolta profonda: la fiaba diventa sofisticata, filosofica. Il tanto celebrato e conosciuto Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry, parla della condizione di solitudine dell’uomo, nella corrente filosofica dell’esistenzialismo: siamo soli, delle entità, delle crisalidi. La fiaba diventa più sofisticata; c’è un messaggio filosofico carico di metafore: il serpente, gli animali, il deserto, l’aviatore che precipita nel deserto, ovvero nella solitudine interiore del soggetto. È una fiaba difficile.

Tematiche. Il ‘900 rappresenta l’ampliamento anche delle tematiche, ovvero si parla senza tabù. Freud è autore del libro Totem e tabù: i tabù più radicati nella nostra tradizione sono il sesso e la morte. Il tema della morte viene rimosso: in Goya, la morte era un evento pubblico, dove domestici, famiglia ed animali assistevano; nel Medioevo, anche se sconosciuto, si andava a salutare il defunto.

La letteratura per l’infanzia nel ‘900 rimuove i tabù, sia dal sesso che dalla morte: la formazione sessuale avviene anche attraverso la lettura di romanzi che ti insegnano, che nutrono. Non c’è messaggio precettistico, non c’è l’ipocrisia borghese ottocentesca: sono romanzi che formano nel profondo.

Oggi, rispetto al sesso, abbiamo una produzione che parla di formazione alla sessualità: il romanzo Un corpo di donna parla del travagliato periodo di passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, al diventare donna biologicamente ma non solo, anche psicologicamente, nel rifiuto della propria immagine, passando per patologie tipiche come bulimia, anoressia. Sono romanzi che aiutano gli adolescenti, perché c’è una forma di identificazione e quindi di cura di sé. Il romanzo Le memorie di Adalberto parla dell’educazione sessuale per i maschietti.

Roberto Piumini scrive un testo sulla morte, Lo stralisco (pianta luminosa, immaginata dall’autore, che ha una luce eterna). Il protagonista è un bambino che ha una malattia irreversibile agli occhi. Figlio di un grande signore di un castello, è predestinato alla cecità e alla morte: il babbo, in quel periodo doloroso, chiama un pittore, un racconta storie, che vive al castello con il bambino, il quale deve stare al buio; il pittore dipinge continuamente quello che c’è fuori, gli rappresenta il mondo che non vede, racconta lui novelle, storie… Con l’aggravarsi della malattia (e il bambino ne ha la percezione) la serenità è data dal cantastorie, non dal babbo. Il cantastorie gli dice che vedrà un prato di stralischi, di luci eterne. Piumini mette a fuoco un nuovo concetto di morte: la morte è un evento biologico, che non taglia, non recide il rapporto di affetto e amore con chi non c’è più. C’è sempre un ponte tra chi c’è e chi non c’è più, rappresentato dai ricordi: Piumini ci dà questa immagine di un trapasso che non è definitivo, che stempera il dolore. Con i bambini si può, si deve parlare di tutto. Rappresentare la società appartanier è la nuova frontiera della letteratura di oggi.

Generi

La letteratura amplia i generi: oltre al romanzo e alla fiaba abbiamo tanti romanzi per generi come per gli adulti. Gialli, fantascienza, fantasy (di produzione soprattutto anglosassone e statunitense), libri legati alle scienze e alle varie discipline (libri di consultazione), libri per ogni età, dallo 0 ai 18 anni: la letteratura per l’infanzia acquisisce un pubblico più ampio, fino alla giovinezza. Oggi, la produzione editoriale è anche sopra le esigenze di mercato: ha avuto uno sviluppo esponenziale.

Lo sviluppo che ha riguardato soprattutto la fascia 0-6 (es. Peppa Pig) ha motivi psico-pedagogici, indicati dallo studioso Piaget, che non era né psicologo né pedagogista, bensì un malacologo (studiava le conchiglie). Una conchiglia ha delle sovrapposizioni geometriche-circolari: come malacologo, ha immaginato lo sviluppo dell’uomo simile a quello dello sviluppo dei mitili (es. i cerchi del tronco dell’albero). Piaget teorizza lo sviluppo del bambino per stadi, a cui corrisponde un tipo di formazione (scolastica, del nido, dell’infanzia, familiare e istituzionale). Ci deve essere, tra lo sviluppo psico-cognitivo del bambino e i programmi del nido o dell’infanzia, un’adeguatezza: non possono essere proposte ai bambini metafore, cose astratte.

Nello 0-3, il bambino è nello stadio della psicomotricità: è movimento, gioco, sensi. L’editoria si piega su questa esigenza, promuovendo lo sviluppo dei sensi: albi con la musica, con odori, con finestre da aprire (movimento prattognosico: movimenti fini).

La poesia

La poesia è messa ai margini: ritorna con Piumini, uno degli autori più prolifici per saggistica (racconti e romanzi) che per poesie. Aedi per l’infanzia: poeti e illustratori di oggi parla delle poesie rovesciate, del mondo alla rovescia. Nella sezione “poeti” affronta 4 autori, tra cui Guido Quarzo, e del suo nonsense: le filastrocche, spesso, sono nonsense. La filastrocca ha un ritmo, una sonorità, ma spesso non ha senso: il gioco di parole piace ai bambini.

Bruno Tognolini è uno scrittore che ha avuto un passato di insegnante: è uno dei maggiori scrittori di oggi, con filastrocche, ninnenanne, racconti brevi e romanzi, con questa attenzione realistica al bambino di oggi e alla realtà sociale. Il primo accenno di inter-cultura si deve a Gianni Rodari, con il Girotondo dei bambini di tutto il mondo. Ci sono pre-saggi su alcuni illustratori: Roberto Innocenti è un antifascista (e l’ideologia è presente nella sua produzione) che ha illustrato un testo sulla deportazione ai campi di concentramento. Le persone che scendono hanno un volto senza occhi, naso, bocca: sono senza nome ormai, vanno dove la loro identità non ci sarà più. Come i pittori fiamminghi, coglie i particolari: case, sfondi, persone… Andrea Rauch è un illustratore, fondatore della casa editrice Prìncipi & Princípi (Pinocchio, ad esempio). Ultimo sguardo del libro su Chiara Carrer.

Lezione 2 - Programma dell’esame

  • Aedi per l’infanzia. Poeti e illustratori di oggi
  • Percorsi della letteratura per l’infanzia
  • Spazi e forme della lettura (in sostituzione, saggi indicati per i frequentanti saranno disponibili in fotocopie)
  • La letteratura per l’infanzia oggi (solo capitolo I): studiare molto bene
  • Letture a scelta

La letteratura per l’infanzia nasce nel 1697: la fiaba scritta è per la prima volta rivolta ai bambini, non più agli adulti della contado (i contadini, gente umile, popolo). Era un’affabulazione proposta da uomini e donne, che giravano nei paesi d’estate nell’aia e d’inverno nelle stalle. Le fiabe che raccontavano avevano radici lontane, locali… avevano un radicamento storico-sociale. La fiaba nasce nei contesti sociali, nei tempi dove era lontana la globalizzazione, l’omologazione dei gusti, fenomeno che anche nella letteratura ha portato all’uniformità dei gusti.

Nel Medioevo e fino al 1700-1800, il mondo era diverso: come osserva Tullio de Mauro, l’italiano non è esistito fino al ‘900, perché è stata la tv pedagogica ad unificare l’Italia (da un lato all’altro del monte si parlava un linguaggio, quindi le fiabe erano diverse). Max Lüthi, studioso della fiaba, ne ha studiato le varianti: la fiaba che trasmigra, e che per ragioni politiche e religiose cambia. La fiaba orale è sottoposta alle varianti: con Re Sole (Luigi XIV), tutte le corti europee parlavano francese, e la fiabistica entrava come divertimento, trastullo, passando i pomeriggi leggendo fiabe. La fiaba diventa svago di corte: prima metamorfosi. Ma alle corti abbiamo comunque un pubblico adulto.

Nel 1697 la prima svolta importante della fiaba, con Charles Perrault, che con il figlio scrive fiabe rivolte ai bambini, perché nel ‘700 viene scoperta l’infanzia pedagogicamente: il proto romantico Rousseau ha scoperto l’infanzia, in quanto il bambino non è più l’adulto in miniatura (come quanto raffigurato nei quadri, ad esempio), ha un mondo emotivo-cognitivo proprio. Il bambino ha un suo mondo per lo più percettivo, di motricità, ha una cognitività e vive nella realtà.

Antoine de Saint-Exupéry, nobile decadente, precipita con un aviatore nei profondi fondali della Costa Azzurra. Negli anni ’30, in Francia, c’è un movimento filosofico che ispira tutta la cultura, soprattutto letteratura, politica e sociologia: l’esistenzialismo. Saint-Exupéry coglie il nesso profondo, il pessimismo insito nella vita: la solitudine dell’uomo. Siamo delle monadi, delle crisalidi: come il bozzolo della farfalla, ognuno è un essere solo. La noia di Moravia fu portato da Antonioni sullo schermo: la noia ci rappresenta l’incomunicabilità del soggetto umano.

Saint-Exupéry rende più sofistica, colta e raffinata la fiaba (seconda svolta importante nella fiabistica): si nutre di un concetto filosofico, che attinge all’esistenzialismo francese, all’idea del destino dell’uomo, del concetto di umanità profondamente legata alla solitudine. Questa fiabistica ci porta all’uso di metafore in chiave filosofica, come il serpente: ciò rende la fiaba complessa, colta, lontana da quella originaria, seppur ne abbia le stesse caratteristiche.

Vladimir Propp è uno studioso che pubblica negli anni ’20 degli studi in Russia: l’est e l’ovest erano divisi da una cortina politica, ideologica e culturale impenetrabile. Valdimir Propp scrive Le radici delle fiabe: è un testo in cui si studia in maniera scientifica la struttura della fiaba, che si ripete in maniera tautologica.

La fiaba è costituita da 29 funzioni, momenti, eventi della storia (qui si diversifica da fiaba a fiaba):

  • Incipit: corrisponde all’allontanamento, alla fuga, al viaggio;
  • Duello, pericolo… I momenti della fiaba possono essere 29, ma se ne può avere 7, 12…
  • Conclusione, chiusura della fiaba: lieto fine, momento di rassicurazione del bambino (tranne nel caso di Andersen).

Iniziato il viaggio, forte è il processo di identificazione con il protagonista: la fiaba si concentra su un protagonista, ruotando intorno a lui, e il bambino, nel suo stadio egocentrico, vivendo in maniera profonda questa fase, fa un viaggio, carico di tensioni e pericoli (Cambi: viaggio iniziatico alla vita). La fiaba forma, insegna a vivere, attraverso una galleria di personaggi, contesti, dà un insegnamento. Il lieto fine fa rientrare la tensione che il bambino accumula tra un evento e l’altro: duello, inseguimento… (es. Barbablù). Sono tensioni che ritrovano il loro decantamento nel loro lieto fine, fine delle tensioni e vittoria del protagonista: il bambino vince insieme a lui.

Fiaba e favola sono componimenti letterari con obiettivi diversi: il mito, la fiaba e la leggenda nascono in epoche lontanissime, nascono con l’uomo (Max Lüthi). Pitture di epoche lontanissime costituiscono racconti.

  • Il mito è più antico della fiaba: anche i primi filosofi, come Pitagora, Parmenide e Anassandro, parlano delle origini dell’uomo, da dove veniamo. Affronta i grandi interrogativi dell’esistenza dell’uomo.
  • La leggenda, come la pa...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.gialli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bacchetti Flavia.
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