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Istituzioni di diritto romano

Il cristianesimo

Nel 313 d.C. Costantino sancisce che il cristianesimo è una religione lecita. Nel 380 d.C. Teodosio decide che il cristianesimo diventerà la religione di stato. Con la morte di Cristo, Ponzio Pilato manda una relazione a Roma, come solito fare. L’imperatore Tiberio riceve questa relazione con su scritto: "è sorta una nuova religione, i seguaci di Cristo".

Questa affermazione viene spedita all’imperatore perché i Romani, nella loro politica espansionistica, erano soliti assumere le divinità dei popoli conquistati mettendole nel Pantheon (= tutti gli Dei) per ottenere i consensi degli stranieri. Perciò Tiberio manda una relazione al Senato per permettere a questa nuova religione di entrare nel Pantheon, ma il Senato boccia la proposta considerando che, essendo il cristianesimo una religione monoteista, non avrebbe potuto rispettare le altre divinità. (non neghiamo in ogni caso che Tiberio e il Senato non andassero d’accordo).

A partire dall’incendio di Nerone i Cristiani saranno perseguitati perché professavano una religione illecita, in quanto non nel Pantheon. I Cristiani rimarranno illeciti fino a Costantino. Perché Costantino la rende lecita? C’erano guerre civili, Costantino stesso aveva dovuto combattere per il trono (battaglia di Ponte Milvio) ed era consapevole che il cristianesimo era molto professato nell’esercito, a partire dai soldati fino agli ufficiali, e il paganesimo stava andando in crisi.

La legalizzazione del cristianesimo prevedeva anche una politica legislativa che aveva riforme basate sui principi cristiani, il Diritto Romano viene modificato, infatti dal 313 d.C. abbiamo il Diritto Romano Cristiano (fino a Diocleziano).

La manomissione

Con Costantino viene aggiunta la prassi della manumessione eclesia (= ecclesiastica). Si va in chiesa dove è richiesta la presenza di un vescovo che presiede la cerimonia, la comunità di fedeli, il padrone e lo schiavo. Alla fine della cerimonia coloro che volevano liberare i propri schiavi gli facevano fare un giro su se stessi, gli toccavano il capo con una specie di bastoncino e il padrone diceva: "voglio che tu sia libero!". A quel punto lo schiavo era libero. Questa rappresentava una delle forme principali di manomissione. Il numero degli schiavi cominciò a diminuire.

Gli uomini liberi

I liberi si suddividevano in due sottocategorie:

  • Gli ingenui → sempre stati liberi
  • I libertini → i liberati da una manomissione

Per i libertini quello che prima era il dominos (= padrone) diventa patrones che non ha più il possesso dello schiavo ma sono legati da un rapporto di doveri reciproci. Questo insieme di rapporti si definisce obsequium (= ossequio). Il libertino deve essere ossequiosium nei confronti del patrones.

Esempio: Se il patrones cade in miseria il libertino gli deve pagare gli alimenti. Se il patrones muore e il figlio del patrones è minorenne il libertino è tenuto a fargli da tutore. Il libertino può essere tenuto a prestare delle operae (= opere → lavoro salariato). Esempio: Se lo schiavo greco che fa il precettore ai figli del dominus viene liberato perché filosofo di Atene e il dominus si sente in colpa a tenerlo schiavo, prima della manomissione, lo obbliga a fare un contratto di opera.

Personae in mancipio

Sono i figli del padrone venduti ad un altro padrone, questo trasferimento da un padre all’altro si chiama mancipatio. Esisteva il diritto di vendita dei figli, ma non il possesso. Un padre possedeva la patria potestas che comprendeva anche la possibilità di vendere i figli ma non di vendere la proprietà dei figli in quanto il padre non li possedeva, si potevano possedere solo gli schiavi. Nel diritto romano la patria potestas era intrasferibile perciò si poteva trasferire un potere materiale chiamato mancipio.

Un figlio in mancipio è come uno schiavo, anche se in teoria è libero. La persona che prendeva un figlio in mancipio aveva la possibilità di fargli fare qualunque cosa e poteva anche liberarlo. Se il figlio viene liberato con la manomissione questo torna ipso iure (= automaticamente) sotto la potestas del padre originario.

Siccome il numero degli schiavi era diminuito notevolmente i padri tendevano ad utilizzare i figli altrui soprattutto in determinati periodi dell’anno (es. la vendemmia). Esempio: un padre prende in mancipio il figlio del vicino a patto di manometterlo dopo un mese. Questa era molto diffusa a Roma fino all’arrivo delle leggi delle XII tavole che cercarono di modificare alcune prassi, come quella di vendere i propri figli, non molto bella da vedere.

Con queste leggi viene fatta una nuova regola: alla terza vendita del figlio maschio il padre perde la patria potestas, con una figlia femmina, invece, la patria potestas si estingueva con la prima vendita. Questa sanzione crea, senza volerlo, due nuovi istituti: l’emancipazione e l’adozione.

Se un padre vende il figlio per la terza volta perde la potestas e il figlio lo tiene colui che lo ha in mancipio ma se il figlio viene manomesso diventa emancipato. L’adozione avviene, invece, quando un terzo vuole prendere il figlio. Se uno non vuole manomettere un figlio che ha in mancipio, il figlio rimarrà nella condizione paraservile.

Il debitore insolvente

Trans tiberi (= fuori dai confini) Addictus (= aggiudicato) al creditore. Nella fascia tra libertà e schiavitù abbiamo i redemptus ab hostibus (= riscattato dai nemici). Il cittadino romano catturato dai nemici è schiavo presso di loro e può essere liberato. Il riscatto può essere pagato o dai familiari o dal redemptor (= mercante di schiavi).

Esempio: lo schiavo può dire al mercante di essere un cittadino romano e promettergli che una volta tornato a Roma lo risarcirà con il doppio dei soldi (è un obbligazione naturale). Tornato a Roma mette in pratica quanto promesso e paga il redemptor e l’obbligazione è estinta ma se non pagasse il creditore non può citarlo in giudizio.

I mercanti di schiavi, con questo rischio, non liberarono più i cittadini romani. Gli imperatori crearono così una nuova figura, quella del redemptus ab hostibus, dove il cittadino romano è libero ma dovrà lavorare per il redemptor fino a quando non lo avrà ripagato. Il redemptor diventa una figura giuridica potentissima che liberava i cittadini romani e li teneva in condizioni disumane. Gli imperatori creano perciò delle leggi a tutela di redemptus:

  • L’uomo non poteva fare il gladiatore
  • La donna non poteva fare la prostituta
  • Non dovevano lavorare per più di 5 anni

Gli auctorati

Un'altra categoria a cavallo tra schiavitù e libertà è quella dell’ auctoratus (sing.) e degli auctorati (plu.), cioè uomini liberi che decidevano di fare i gladiatori. In torno al gladiatore ruota il consenso elettorale: quelli che si candidavano alle elezioni offrivano alla società giochi di gladiatori sempre più eleganti.

È un fenomeno che coinvolge sia Roma sia tutte le altre città dell’impero: non ve ne era una che non avesse un circo. I gladiatori combattevano uno contro l’altro ed erano consapevoli che uno dei due sarebbe destinato a morire (salvo grazia – caso molto raro). Quelli invece che combattevano contro le bestie si chiamavano bestiarii. Il 90% dei gladiatori era costituito da schiavi per la vendita dei quali il padrone si faceva pagare. Alcuni padroni sapevano già che i loro schiavi erano destinati a morire, altri invece li addestravano per farli vincere e così tornare a casa senza aver perso nessuno schiavo. Alcuni gladiatori bravi vengono anche pagati e questi soldi vanno a finire nel peculium.

Può capitare che un uomo libero scelga volontariamente il mestiere di gladiatore, magari lo sceglie perché non sa fare altro (tipo un libertino manomesso). Questi dovranno fare un giuramento: l’auctoratum. L’auctoratus è colui che compie il giuramento. In questo giuramento l’uomo libero si assoggetta ad un organizzatore di giochi di gladiatori, il lanista, personaggio odiato ma ricco e potente. L’auctoratus giura nelle mani del lanista che si impegnerà a farsi incatenare, frustare, bruciare e se necessario uccidere con la spada e a fare tutto quello che il lanista gli ordina.

L’auctoratus va a vivere dove dimora la familia gladiatoria ovvero dove vivono gli altri schiavi del lanista. Gli auctorati, essendo una minoranza rispetto ai gladiatori schiavi, erano molto ricercati e venivano presentati al pubblico come un’attrazione particolare. Se un imperatore voleva regalare al pubblico un grande spettacolo li utilizzava.

Solitamente gli auctorati sono campioni perché se no non sceglierebbero di andare a morire e perciò solitamente vincono. Ci si può auctorare per un combattimento, per un periodo o per un tempo illimitato, essendo quest’uomo "libero" può anche contrattare con il lanista la sua liberazione. L’auctoratus ha una valenza giuridica enorme: è in una condizione paraservile ma diversa dalle altre in quanto è stato lui a sceglierla.

I coloni

L’ultima categoria a cavallo tra libertà e schiavitù è costituita dai coloni (= agricoltore): categoria che sostituisce gli schiavi quando con l’interruzione delle conquiste questi smettono di arrivare a Roma. Questa categoria è costituita da persone che in astratto sono libere ma in concreto sono degli schiavi. Il colono è un soggetto obbligato a lavorare la terra di altri ed essendo legato a questa non la può abbandonare. Il figlio di un colono diventerà automaticamente un colono, così il nipote e così via.

I coloni non sono in rapporto con il padrone, ma con la terra stessa: se il padrone vende la terra ad un altro vende anche i coloni che se ne occupano (sono l’origine di quelli che saranno i servi della gleba poi nel Medioevo). Questo fenomeno nasce sotto Augusto, proprio quando abbiamo il maggior numero di schiavi presenti a Roma, e quando inizia ad affermarsi il catasto: registri immobiliari di terreni ed edifici.

Al catasto lavorano gli agrimensori, soggetti che misurano gli agri, cioè la terra, e disegnano gli appezzamenti ai quali altri dipendenti aggiungeranno i confinanti e i proprietari. Il proprietario del terreno dichiarerà inoltre "qui lavora tizio, caio,.." (uomini liberi che lavorano la terra altrui) e inizialmente questi erano molto pochi. Poi con il diminuire degli schiavi aumenta il numero di questi lavoratori liberi e inizieranno ad essere emanate leggi che impediranno ai coloni di abbandonare i terreni per evitare che questi rimangano incolti danneggiando l’economia di Roma.

Nel tardo impero romano, essendo in molti, i coloni saranno trattati peggio degli schiavi considerando che quest’ultimi saranno pochissimi. Sul piano pubblico i coloni non possono svolgere alcun incarico, mentre sul piano privato:

  • Il padrone ha potere di coercizione sul colono (lo può punire)
  • Non possono cambiare domicilio
  • I beni dei coloni sono paragonati al peculium: sono privi di ogni forma di proprietà privata
  • Hanno dei limiti matrimoniali: i coloni si possono sposare solo tra di loro

Come si diventa coloni?

  • Se si è nati coloni
  • Se si accompagna il contratto salariato con l’inclusione del nome del colono nella lista del catasto
  • Possono diventare coloni intere popolazioni → assegnazione forzosa da parte dello stato. Esempio: l’impero può decidere che qualche popolazione che abbia sconfinato il territorio abbia l’assegnazione forzata di questo (pratica molto diffusa perché i romani non volevano andare nelle terre di confine e l’unico modo per coltivare quei territori era questo).
  • Assegnazione forzata dello stato per la quale vengono mandati a lavorare nei campi mendicanti e vagabondi che vengono presi dalla polizia e mandati a fare i coloni.

Come si cessa di essere coloni?

  • Rinuncia esplicita da parte del padrone della terra (se è un privato) che liberamente decide di cancellare il nome del colono dal catasto (pratica molto teorica perché poco utilizzata considerando che tra proprietario e colono non vi erano rapporti)
  • Il colono può smettere di essere colono se ricopre una carica ecclesiastica, con necessaria approvazione del padrone.

Status civitatis – La cittadinanza

Nel mondo romano era impensabile una situazione apolide, cioè senza cittadinanza. La nozione di cittadinanza è intrinseca a quella di libertà: se appartieni ad una comunità sei libero altrimenti non lo sei. Visto dal loro punto di vista, i romani hanno fatto della cittadinanza romana un privilegio rispetto alle altre. I romani partono dalla loro cittadinanza stabilendo regole per le altre e gli altri sono tenuti ad accettare questo status.

I romani hanno dei buoni rapporti con i latini e perciò riconoscono loro dei diritti (ius) concessi da un trattato, questi sono:

  • Ius commercii: Diritto da parte dei latini di poter compiere alcuni negozi giuridici del diritto romano con i romani (non è un diritto di commercio libero).
  • Ius connubii: Il connubium è la capacità reciproca di contrarre nozze legittime tra romani e latini (si possono sposare tra di loro). Nel caso in cui la coppia abbia un figlio legittimo questo prenderà la cittadinanza del padre, nel caso la coppia abbia un figlio illegittimo questo prenderà la cittadinanza della madre.
  • Testamenti factio passiva: Capacità di fare testamento passiva, cioè poter ricevere testamento. I latini possono quindi ricevere testamento dai romani.
  • Ius migrandi: Possibilità di acquistare la cittadinanza romana trasferendosi a vivere a Roma.
  • Ius suffragii ferendi: Possibilità per i latini di votare a Roma nel caso in cui si trovino casualmente lì il giorno delle elezioni.

A differenza degli altri popoli i latini hanno questi privilegi perché sono i confinanti con cui hanno migliori rapporti. Con l’andare del tempo Roma diventerà Caput Mundi e la sua cittadinanza sarà un enorme privilegio. Per esempio, uno che nasce a Cagliari aspirerà per tutta la vita a ottenere la cittadinanza romana piuttosto che quella del paese natale.

Gli stranieri

Chiunque non sia romano o latino costituiva una minaccia e qualunque romano catturato dai nemici diventava schiavo e viceversa. Collegio dei feziali: sacerdoti che si occupano dei riti collegati ai rapporti con gli altri popoli. A Roma nasce il concetto di bellum iustum (= guerra giusta) ovvero una guerra secondo il diritto.

L’origine della coincidenza nemico-straniero nasce dall’espressione peregrinus (= straniero) che in caso di guerra diventa ostis (= nemico). Roma stabilisce due modi di riconoscere i diritti degli stranieri, antitetici:

  • Trattato → foedus: consisteva in un rapporto bilaterale.
  • Decidono i romani unilateralmente perché ci sono popoli che non sono ritenuti degni di trattato.

Ogni popolo aveva una condizione diversa dall’altro.

  • Roma divide et impera (Roma divide e comanda)

Come si diventa cittadini romani? O per nascita oppure per concessione:

  • Concessioni collettive: un’autorità pubblica concede la cittadinanza ad un gruppo che ha svolto un servizio particolare per Roma. Esempio: Roma è in guerra con una città e un po’ di cittadini nemici disertano la patria e aiutano Roma.
  • Concessione individuale: viene data, sempre da un’autorità pubblica, al singolo. Esempio: i soldati stranieri che hanno prestato servizio all’esercito romano e hanno raggiunto il congedo dopo i 25 anni di servizio verrà data anche la cittadinanza.

Nel periodo repubblicano la cittadinanza romana è poco concessa e verranno fatte delle pressioni per questo, in particolare dagli italici i quali socii (= alleati) muovono guerra contro Roma → guerra sociale. Roma rispose concedendo la cittadinanza a chi avrebbe abbandonato la lega degli italici ma nessuno accettò. Roma perse la guerra (tra il 90 e l’89 a.C.).

Nell’89 a.C. venne concessa la cittadinanza romana a tutti gli italici che avessero fatto domanda ai censori. Nel frattempo l’impero romano continuò ad espandersi e la stessa richiesta degli italici verrà fatta dal resto dei conquistati. Nel 212 d.C. l’imperatore Antonio Caracalla concesse la cittadinanza a tutti i sudditi dell’impero. Non fu una vera e propria cittadinanza in quanto i cittadini erano dei sudditi che dovevano fare capo all’imperatore.

La concessione della cittadinanza comportò dei problemi giuridici considerando che ogni popolo conquistato possedeva già un proprio ordinamento perciò venne deciso che i diritti locali potessero tranquillamente convivere con quello romano purché rispettassero in primis quello di Roma. Da qui nasce un nuovo fenomeno, un meticciato giuridico: il diritto volgare (= il diritto dei popoli). A seconda del luogo fisico dove venivano scritte le leggi cambiava il diritto romano, a partire dal III sec. d.C. inizia un processo di imbarbarimento dove il diritto romano puro sparisce.

La famiglia

Secondo Gaio, oltre alla summa divisio (quella tra liberi e schiavi) abbiamo anche la alia divisio (a livello familiare). Gli uomini liberi si dividono in due categorie:

  • Sui iuris → di proprio diritto. Non ha nessun potere familiare sopra di se (es. il pater familias).
  • Alieni iuris → di diritto altrui. Ha un potere familiare sopra di se (es. il figlio).

In potestate i figli. Iuris la moglie quando il matrimonio è stato fatto in manu con la manus secondo la quale lei sceglie di andare sottoposta al marito.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silselsal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Diliberto Oliviero.
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