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Appunti di Istituzioni di diritto privato I per l'esame della professoressa Pasquino . Gli argomenti trattati sono i seguenti: Gli istituti sono le fondamenta, le basi per lo studio del diritto: sono l’"abc” (dizionario) per gli anni di studio futuri
Sono pertanto utili per capire e padroneggiare poi il linguaggio giuridico

Nel corso si affronta lo studio delle materie del... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto privato I docente Prof. T. Pasquino

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ESTRATTO DOCUMENTO

persona giuridiche ma facoltativo per chiamato senza questi stati particolari. Essa si fa seguendo

procedura ed implica che chiamato compia inventario del patrimonio ereditario entro 3 mesi

dalla chiamata. Egli quindi risponde “intra vires” entro limiti del patrimonio dell’asse

ereditario: dovranno essere deposti atti in tribunale entro un termine di 40 giorni. Se non viene

rispettata la tempistica colui che ha accettato con beneficio di inventario decade ad erede puro e

semplice.

Se chiamato ha accettato, la situazione concreta dell’erede è che o che sia già in possesso dei

beni facenti parte dell’asse ereditario o si trovino presso altri: se lo è già basta che li gestisca,

nel caso opposto all’erede è concessa l’azione di petizione ereditaria con cui può rivolgersi al

giudice per spossessamento del bene presso il soggetto in cui si trova per goderne. Essa è

imprescrittibile xk può esperirla in qualsiasi momento.

Chiamato può essere tenuto a fare inventario in termine inferiore rispetto a quanto scritto prima da

parte del giudice.

DICIOTTESIMA LEZIONE

Successioni mortis causa: le formalità con cui chiamati accettano la qualifica di erede.

Accettazione pura e con beneficio d’inventario (qst nn può avvenire tacitamente ma con forma +

solenne e redazione di un inventario): universale e universale con disposizione “intra vires”.

La rinuncia all’eredità deve avvenire SEMPRE con forma solenne: dichiarazione unilaterale di

volontà del chiamato che può rinunciare ma sl davanti a notaio compiendo la dichiarazione volta a

rifiutare l’eredità x cui sarebbe chiamato; il rinunciante può anche esprimere il desiderio che la

quota vada a beneficio di altri, questo avviene nel caso in cui chiamato può esprimere desiderio di

avere come sostituto un soggetto che nn è stato chiamato, fermo restando gli eredi.

La rappresentazione è un fenomeno in cui se colui che viene chiamato a succedere come erede

nn vuole e nn può accettare ha luogo la rappresentazione ossia la chiamata di altri eredi

(discendenti) che subentreranno allo stesso posto e grado del chiamato. Qnd chiamato

rinuncia potrebbe operare la rappresentazione oltre alla rinuncia (la rappresentazione va

quindi a completare la rinuncia).

La rinuncia cmq qnd venga eseguita e messa in atto per raggiungere effetti propri alla rinuncia deve

essere fatta sempre con forma solenne e ricevuta da pubblico ufficiale nonché riportata nel registro

delle successioni aperto nella cancelleria di ogni tribunale in cui esiste un mandamento

giurisdizionale: la rinuncia deve essere oggetto di pubblicità xk i terzi interessati possono così

verificare se il chiamato ha accettato o pure no.

Alcune ipotesi sn considerate dal legislatore: come l’interesse dei creditori. Sappiamo che al

momento dell’apertura di successione vi è devoluzione dell’eredità per dire “si apre la chiamata

degli eredi” a seconda del grado nel rapp di parentela (i chiamati hanno un margine di tempo per

accettare o rinunciare all’eredità: il chiamato quindi può rimanere x dieci anni in attesa per

rinunciare o accettare). E’ possibile revocare la rinunzia.

I chiamati anche se hanno rinunciato hanno sempre dieci anni di tempo: il chiamato rinunciante è

nella stessa posizione di chi ha accettato o di chi nn ha ancora deciso.

Il rinunziante nn abbia rinunziato a favore di altri (non abbiamo il secondo presupposto della

norma) e non devono essere decorsi dieci anni dall’apertura della successione. Immaginiamo che il

rinunciante abbia formalizzato rinuncia alla quota su bene immobile di proprietà del decuius:

chiamato quindi rinuncia senza indicare altra persona, invece altro erede chiamato formalizza

l’accettazione e acquisisce la quota del rinunziante; erede accettante ha alienato a terzo la quota del

rinunziante, il terzo acquista e benissimo da chi è proprietario da chi è succeduto per eredità e

quindi può trasmettere la proprietà del bene e quindi rinunziante ha preclusa la possibilità di

revocare la rinunzia. La revoca della rinunzia può essere esplicata se nessun’altro dp rinunzia

si muove (altri eredi nn hanno accettato e l’asse ereditario è rimasto nella condizione di eredità

giacente xk nn è passata l’eredità specifica a chiamati o a terzi).

Qnd invece i creditori del decuius a prescindere dell’accettazione dei chiamati vogliono far valere le

loro ragioni e chiedono sequestro per tutela delle ragioni del credito: i beni dell’eredità potrebbero

essere attaccati dal creditore e quindi il giudice può bloccare i beni per sequestro conservativo in

favore del creditore. Un erede rinunziante prima che i creditori si muovano può poi revocare l’atto

di rinunzia?

I diritti dei creditori sarebbero salvaguardati xk chiamato si sostituisce al decuius ma immaginiamo

che i terzi nn siano sl creditori e dunque si possano avvalere di strumenti a tutela del credito (sia nei

cfr del decuius che dell’erede) ma siano persone che hanno bene per usucapione (l’inerzia del

titolare gioca a favore di chi di fatto esercita il possesso di un bene: se ciò si protrae per 20 anni, il

possessore acquista il diritto del bene che toglie al proprietario). Qst persone che hanno diritto di

proprietà per usucapione e abbiano trascritto il titolo hanno diritto menomato da chi revoca

rinunzia? No di certo.

Dobbiamo tenere presenti i presupposti per la revoca relativi al termine (nn devono essere

decorsi i termini x accettazione) e non devono essere lesi diritti di terzi o di altri chiamati

all’eredità: a qst condizioni è possibile la revoca.

La libertà del chiamato di accettare o rinunziare all’eredità appartiene al principio di autonomia

negoziale dei privati: ciò garantisce anche rifiuto della chiamata.

Una volta accettata la chiamata la personalità del decuius prosegue nella persona dell’erede anche

sul piano patrimoniale: la delazione, a seconda del tipo di successione mortis causa (legittima,

testamentaria: le norme nn possono essere derogate stt pena di nullità.

Gli ascendenti devono essere legittimi x essere considerati eredi necessari.

Parlavamo dei diritti ineludibili dei legittimari: il legislatore ha previsto norme inderogabili e di

carattere imperativo. I diritti dei legittimari rappresentano una pretesa che essi possono

vantare su una parte dell’asse ereditario, definita come quota indisponibile: il decuius su

quella quota nn può disporre diversamente. X poter stabilire la quota indisponibile (riservata a

diritti legittimari) è stabilita una riunione fittizia: vengono decurtati i debiti, si computano le

donazioni fatte in vita del decuius a favore di qst categoria di persone (si attribuisce valore nominale

dei beni donati in vita da decuius a qst persone) si fa un insieme di valutazione su crediti, beni

donati e beni presenti dopo sottratto i debiti, in modo da calcolare l’intero. E’ composto quindi da

beni presenti all’apertura di successione detratti i debiti e sommando il valore delle donazioni

fatte in vita dal decuius (entrano perché hanno già beneficiato i legittimari). Operato ciò, si

stabilisce in ragione di metà del valore, la quota di riserva (la quota indisponibile, su cui eredi

necessari possono vantare i loro diritti): sulla parte restante il decuius può decidere come meglio

crede, chiamando a succedere terzi nn appartenenti al nucleo famigliare. La metà dell’asse

ereditario rappresenta la quota di riserva.

Come succedono gli eredi necessari? Dipende dal numero: la quota spettante ai singoli eredi

necessari viene stabilita di volta in volta. Capita assai di frequente che la quota di riserva (spettante

ai legittimari) venga danneggiata: la lesione della quota viene operata qnd vi è un testamento che

concorre con successione necessaria e qnd è nella forma dell’atto olografo (testamento privato)

capita che esso violi i diritti dei legittimari. Cosa accade? Hanno a disposizione “l’azione di

riduzione”: gli eredi legittimari qnd verificano di essere stati lesi, hanno 10 anni di tempo x

esperire l’azione, hanno margine di tempo lungo quindi. Prima devono compiere la riunione

fittizia per calcolare la loro quota ed applicare le norme sulla riunione fittizia al caso specifico; una

volta compiuta la riunione hanno compito di dimostrare in giudizio la violazione della quota di

riserva. Una volta che la riduzione venga accolta da sentenza del giudice, mira quindi a ridurre i

lasciti attribuiti ad altri che nn siano soggetti legittimari (colpisce le disposizioni testamentarie se

testatore ha deciso di attribuire quota tale da violare la quota di riserva). Però poi ci si accorge che

nn è sufficiente ma legittimario deve ottenere altro per ritrovare le quote stabilite x legge e devono

essere rispettate: si andrà quindi a colpire le donazioni fatte in vita dal decuius cominciando

dall’ultima fino alla + antica, sulla base del presupposto che la donazione fatta in vita può

violare i diritti dei legittimari (si comincia dall’ultima xk considerata + sospetta); sarebbero delle

donazioni sottoposte al rischio di riduzione. E’ un’azione di RIDUZIONE, nn è quindi

necessariamente un effetto di spossessamento, potrebbe essere restitutoria, seguendo le

attribuzioni previste dalla legge: significa che in vista dei diritti riservati ai legittimari, prima di

disporre per testamento, è bene verificare quanti e quali quote sn riservate ai legittimari per non

esporsi quindi agli effetti delle riduzioni. X stipulare donazione, notaio raccomanda consapevolezza

che donazione può essere sottoponibile ad effetti di azione di riduzione. Sn tutte passibili infatti di

riunione fittizia: i notai che sn pubblici ufficiali chiamati a far osservare qst diritti, mettono

sull’avviso clr che acquistano bene da donatario (da chi quindi ha ricevuto bene x donazione); chi

acquista bene da donatario potrebbe subire effetti dell’azione di riduzione, fatti salvi i diritti dei

terzi che hanno trascritto. La donazione è un titolo a rischio, i notai infatti avvisano: è passabile di

travolgimento chi acquista da donatario; ha effetto reale xk lo verifichiamo negli articoli 261 e ss

cc.

Una volta accolta la riduzione e cm abbia inciso a danno dei legittimari, le disposizioni

testamentarie travolte diventano inefficaci come contratti di donazioni: l’inefficacia determina che

titolo di chi le ha attribuite una sua giustificazione poiché il titolo come atto traslativo non

esiste i beni ritornano nell’asse ereditario a vantaggio degli eredi legittimari (effetto

restitutorio); le norme nn possono essere derogate da testatore. Dp riunione fittizia gli eredi si

soddisfano su parte quindi dell’asse ereditario: è un’azione che si prescrive in dieci anni.

Qst è la forma di successione che si rende efficace sia nei cfr di successione legittima e

testamentaria.

Allorqnd decuius nn abbia disposto per testamento vi è successione legittima: in essa subentra il

successore fino al sesto grado di parentela (oltre il sesto grado nn sn + successibili) dopo c’è

operazione matematica fermo restando le quote dei legittimari. Fino al sesto grado ci sn eredi

legittimi, mentre legittimari sn il nucleo famigliare + ristretto.

Se nn vi sn eredi subentra lo Stato: se è tutto passivo, vale la successione dello Stato? Lo stato

nn formalizza o con beneficio di inventario: lo stato nn deve accettare eredità e non può

rinunciare, esso è erede indispensabile nello successione legittima (xk nn esiste patrimonio senza

titolare). Opera il principio di accettazione di beneficio di inventario ma ciò avviene

automaticamente (ex lege): la successione da parte dello Stato, pur facendo a meno di accettare

formalmente ed espressamente o rinunciare, si atteggia come successione con beneficio di

inventario (sostituzione del decuius nella titolarità dei rapp attivi in toto, passivi intra vires, cioè nel

valore dell’asse ereditario acquisito: lo stato si fa garante di soddisfare i diritti dei terzi senza

disporre di risorse proprie poiché risorse di tutti e comuni che nn si possono soddisfare x interessi di

terzi x rapp privati). L’interesse dello Stato è limitato alla sua esposizione intra vires: nn oltre le

risorse attive che sn arrivate dall’asse ereditario; nel momento in cui si esaurisce all’attivo, trovano

il limite dell’opposizione intra vires da parte dello Stato, o xk nn avevano privilegio o xk si sn

mossi tardivamente. Di fronte ad asse ereditario senza erede si deve sapere che è possibile opporre

una successione con beneficio di inventario da parte dello Stato, sempre erede cn beneficio di

inventario. Ogni atto relativo ad accettazione e rinuncia va reso pubblico mediante annotazione nel

registro di successioni per far conoscere la situazione ai terzi.

Successione legittima opera in mancanza di testamento e concorre con successione necessaria

così come concorre con succe necessaria la volontà del decuius di disporre del proprio

patrimonio.

Il nostro sistema vuole riconoscere in capo a ciascun privato il potere e la libertà di conseguire

effetti giuridici di rilievo, liberamente, sistemando le proprie situazioni giuridiche cn limite di

rispettare le norme e perseguire interessi di tutela secondo l’ordinamento giuridico; ai privati è

concessa libertà negoziale come libertà di redigere un testamento e dar luogo a successione

testamentaria.

DICIANNOVESIMA LEZIONE

Ci soffermiamo su altra forma di successione cioè la successione testamentaria xk prende origine

dall’esistenza di un atto di libertà negoziale del decuius che anziché affidare alla legge ciò che può

accadere alla sua quota disponibile decide di disporre sulle proprie sostanze e sulla loro

destinazione.

Secondo l’art. 587 cc il testamento è un atto revocabile: va ad incidere su contenuto dato ad

esso; qualora decuius volesse può includere parte, anzinchè tutto, del suo patrimonio. Qnd legge

consente al testatore di disporre di parte dei beni ciò significa che è riconosciuta la possibilità che

concorrono successione legittima, qll necessaria e qll testamentaria.

Testamento come atto negoziale (che deriva da dichiarazione di volontà; attività del dichiarante che

mira a raggiungere effetti previsti e tutelati dall’ordinamento) a contenuto negoziale, volto ad

agire sulla sistemazione del patrimonio (complesso di diritti ed obblighi, revocabili) x il

momento successivo alla morte del testatore, che esprime la sua libertà nel testamento e può

revocare fin all’ultimo istante di vita questo atto formale. E’ formale xk ha bisogno di essere

rivestito da forma particolare: è uno dei negozi giuridici + solenni; si può dichiarare come sistemare

il patrimonio ma con determinata forma (la forma è un vincolo xk richiesta dalla legge).

Conosciamo il testamento olografo, il testamento segreto o il testamento per atto pubblico.

Testamento è atto rappresentativo della volontà del testatore che può corredare atto dei

contenuti + diversi ma c’è requisito della forma sotto pena di invalidità dell’atto.

Il testamento è olografo qnd è scritto di proprio pugno dal testatore, qnd è datato ed è

sottoscritto sempre autografo. E’ la forma di testamento + diffusa e + usata nel tempo: può essere

conservata dove meglio si crede. Potrebbe capitare che si scoprano + testamenti proprio xk è atto

revocabile e vale la data xk fa fede il testamento con data + vicina alla morte e revoca data +

risalente. E’ la forma privata del testamento.

Il testamento segreto ha una sua parte di atto solenne da compiere di fronte al notaio: il

testamento segreto e per atto pubblico hanno rivestimento di forma solenne. Il testamento

segreto rimane segreto poiché il contenuto è conosciuto soltanto dal testatore: il testatore, dp

aver redatto scheda testamentaria (nn è necessaria l’autografia, può essere scritta con mezzi

meccanici o dettata a qualcuno in modo da essere trascritta) ed essa è sigillata e portata in consegna

dal notaio, porta al notaio la scheda sigillata e la consegna a lui xk vuole garantirsi che nessun

altro venga a conoscenza del contenuto e che nessuno possa distruggerla (come potrebbe

accadere per testamento olografo); il pubblico ufficiale si occuperà della scheda e farà un verbale di

consegna: che entra a far parte dell’atto. Va segnalata particolarità: se c’è discordanza fra data del

testamento e data verbale di consegna si intenderà data testamentaria quella del verbale di consegna;

ciò è importante nn sl ai fini di revocabilità ma in ordine dello stato di capacità del testatore (si

tratterà assai spesso di impugnazione di testamento da parte di interessati che giocheranno sulla data

o stati di incapacità del testatore). La data è fondamentale: se nel frattempo vi è stato di incapacità

del testatore nn è possibile formalizzare il testamento segreto. Al momento della consegna devono

essere presenti due testimoni e il notaio diventa quindi custode della scheda testamentaria e la

renderà conoscibile al momento della morte del testatore.

Il testamento per atto pubblico invece è il + solenne che si possa conoscere xk nn viene redatto

da testatore e poi portato al notaio o pubblico ufficiale ma si redige dinanzi al notaio che

riceve il testatore e le dichiarazioni di volontà del testatore e le trasforma in disposizioni

testamentarie e ha cura del rispetto delle norme di legge sia x contenuto k x forma e del rispetto

della volontà del testatore e cerca di evitare che possano essere violati i diritti degli eredi necessari

per la loro quota. Esso necessita oltre che della data anche dell’indicazione dell’ora in cui

testatore si presenta al notaio e va fatta espressamente menzione di tutte le formalità eseguite

indicate anche nella legge notarile e deve essere fatto alla presenza di due testimoni e sono 4

qnd testatore ha menomazione fisica come la cecità. Deve esserci obiettività e osservanza di

norme imperative sia in ordine di contenuto che di forma: il notaio con testimoni garantisce che sia

avvenuto il testamento con pubblica fede; quindi si dice che la volontà del testatore è la “sua vera e

propria” volontà e notaio può garantire lo stato di capacità legale e naturale: è difficile attestare la

piena capacità naturale poiché essa varia nel tempo ed il notaio si assume la responsabilità in

questi casi. E’ lo stesso notaio che lo pubblica e chiama gli eredi al momento dell’apertura della

successioni.

Esistono forme speciali di testamento per casi specifici: es. militari impegnati in missioni hanno

possibilità di scrivere testamento in forma speciale e redatta come essi meglio credono, particolari

disposizioni sn contenute sui testamenti speciali e sn situazioni “speciali”; i casi di malattie

contagiose, calamità pubbliche o bordo di nave ed aereo sn casi che necessitano di particolare

contesto dove possono essere eseguite forme speciali di testamento.

Il testatore ha libertà di redigere testamento con libertà di contenuto comprensivo di

disposizioni testamentaria nn a contenuto patrimoniale ma di carattere personale: i testamenti

nel periodo medioevale venivano redatti da testore nn tanto per attribuire sostanze ma x disporre e

lasciare agli eredi un’insieme di moniti e raccomandazioni a sfondo etico e morale che avevano a

che vedere con la persona. Vi sn testamenti in cui era segnato tutto il tempo che erede avrebbe

dovuto impiegare per la sepoltura, i benefici per i poveri, per l’anima, le messe da celebrare in

ricordo e suffragio. Qst contenuti hanno poco a che vedere con contenuto patrimoniale.

Di recente è stata attribuito l’appellativo di testamento biologico: chi dispone di come vorrà essere

curato in caso di malattie; scorretto dal punto di vista giuridico. Non si può parlare di testamento

biologico xk il testamento è funzionalmente preordinato a produrre effetti dopo la morte del

testatore. Prima della morte infatti nn può MAI produrre effetto qualunque contenuto esso abbia!

Nei casi di rifiuto di cure si parla di vita: quindi nn possiamo usare la locuzione di testamento

biologico xk nn sn dichiarazioni con efficacia dopo la morte poiché hanno efficacia qnd è in vita.

Nella + ampia possibilità negoziale l’ordinamento attribuisce il potere sia di nominare eredi veri e

propri (a titolo universale continuerò la sua personalità e i suoi rapporti patrimoniali) e coloro i

quali possono succedere a titolo particolare: si succede quindi solo in un diritto o in una situazione

giuridica attiva o passiva specifici e sl in quella. Mentre il testatore chiama gli eredi (titolo

universale) o chiama i legatari (titolo particolare: cioè quelli che vengono nominati dal testatore (e

nn dalla legge!) qnd vengono chiamati a succedere o su un diritto o su una situazione giuridica

passiva. Es: tizio decide di lasciare sostanze rispettando in pieno la quota di riserva dei 2 figli e

sulla disponibile di beneficiare solo uno di essi (l’altro nn può lagnarsi); ma può succedere che vi

siano tanti legati per i nipoti: la differenza sta nel fatto che testatore ha voluto chiamare un sogg a

succedere a titolo universale attribuendo la qualità di erede e una parte di eredità come successore,

qnd viene chiamato come legatario si distinguerà da erede xk nel volere del testatore quella

chiamata è riservata (nn all’asse o a una quota di essa) a un bene o diritto ben specificato.

Qnd testatore chiama nel patrimonio senza individuare specificatamente un bene si intende

chiamata per eredità: si presume che chiamata avvenga a titolo universale e nella qualità di

erede (è la ratio di tt le norme della successione ed è principio generale della successione a titolo

universale). Sl se vuole altro da successione universale si può parlare di legati e quindi di

attribuzioni a titolo particolare fatte a persone chiamate a succedere che nn proseguono la

personalità del decuius ma diventano legati al patrimonio del decuius in relazione a qll

determinata situazione giuridica, in relazione cioè a quegli appartamenti. Se esistono creditori

che pignorano beni, se mevio succede come erede universale egli sarà costretto a subentrare con le

proprie risorse perché succede come erede per principio di universalità di successione. I legatari nn

hanno a che vedere cn qst situazione però succedono a titolo particolare: se sui beni ci fossero

pesi, ipoteche, vincoli, usufrutti, significa che legatari su quel bene dovranno farsi carico sulle

situazioni attive e passive che coinvolgono i beni di cui sn legatari. Nn è facile comprendere qnd

un soggetto è chiamato a titolo di erede o di legatario in forme diverse da qll notarili: nn è

incompatibile la qualifica di erede e di legatario basta tenere presente le differenze fra le 2 figure e

poi che mentre l’eredità si deve accettare (con iscrizioni a registro di successioni) il legato nn si

deve accettare xk nn è richiesta l’accettazione ma è possibile la rinuncia; nn vi è onere di

accettazione ma se rinuncia deve essere formalizzato. Tt è affidato all’interpretazione delle volontà

del testatore. Il legato risponde con le risorse dei beni ricevuti in legato: è pensabile anche il legato

di debito o di cosa altrui.

L’institutio ex re certa segue l’assegnazione di determinati beni o di un complesso di beni (si

esclude il singolo bene quindi, ma nn si capisce a cosa ci si voglia riferire): l’indicazione nn deve

essere di attribuzione particolare ma di prosecuzione della personalità anche se in quel

determinato complesso di beni (si risale all’intenzione del testatore di volere istituire l’erede ma

nn pro quota o nell’universalità ma su beni specifici e determinati) quindi anziché dire “lego”

bisogna dire “istituisco” limitatamente a quei beni come eredi Rino e Paolo; cambia solo il

titolo della chiamata e sono eredi ma sl su quei beni specifici. Fra eredi e legatari si battaglia su

questi termini.

Una volta rispettata la quota dei legittimati il testatore può fare di tutto.

La chiamata nella volontà del testatore nn come estraneo ma come erede famigliare è una

supposizione che si fa senza sentire l’interessato: è qui che si genera il contenzioso. E’ giudice che

stabilisce ciò + k decuius. Laddove vi siano probl di interpretazioni si sn posti a terzi interessati a

far valere disposizione come eredità e non legato. E’ difficile risalire a volontà del decuius poiché

morto. Se istituito scioccamente va da notaio e formalizza la sua accettazione si crea il

problema xk si comporta come erede,se invece restasse in silenzio si sente legatario. La

chiamata per principio generale è a titolo universale xk chi è chiamato a succedere sembra

che debba succedere a titolo universale, può essere una chiave di lettura visto che le

attribuzioni a titolo particolare devono essere chiare e precise: l’ultimo comma rimette in ballo

le distinzioni e caso x caso si stabilisce eredità o legato o se valga institutio ex re certa in cui era

concepibile figura di erede a titolo universale ma sl per beni in cui viene in eredità. Qui sorgono le

diatribe.

VENTESIMA LEZIONE

Esiste grande tipologia di legati: nascono per effetto di testamento. Una delle caratteristiche del

testamento è la revocabilità: è possibile revocare la revoca (nell’art 681 del cc).

Qnd in un testamento venga fatta una dichiarazione di riconoscimento di figlio naturale,

anche se testamento viene revocato in tutto il contenuto la regola nn vale per il riconoscimento

del figlio naturale: e si aggiungerà quindi alle nuovi disposizioni.

Può riguardare la chiamata di + persone senza l’indicazione di quote dell’asse ereditario: si instaura

l’istituto definito “comunione nella eredità”. Comunione indica l’esistenza di un insieme di

diritti di pari natura e pari contenuto: ciascuno dei partecipanti alla comunione può avere la

titolarità dell’intero ovvero di quota separata e rimanere in una condizione di “comunista”;

tutti sn chiamati nello stesso modo x il riconoscimento degli stessi diritti.Può succedere che

ciascun partecipante può essere chiamato a succedere “pro indiviso” senza indicazione di una

parte in cui subentra, oppure in comunione “pro diviso” perché esiste indicazione della quota

parte a cui subentrerà.

Immaginiamo invece che tizio nel testamento debba beneficiare figli e coniuge (indicando che

hanno contitolarità della sua disponibile) è la legge qui che indica le quote di comunione, intesa

come pro diviso (perché ha indicazione precisa della quota parte). La situazione giuridica è sempre

la contitolarità di situazioni attive e passive (di successioni a titolo universale) ma se indicazione

allora è pro diviso se invece nn sn possibili indicazioni o quote parte allora pro indiviso.

Ciascun contitolare ha pieno diritto sul bene con il limite nell’incontrare chi ha altrettanto

diritto: nn può esercitare il diritto in maniera esclusiva.

La comunione nelle situazioni giuridiche soggettive può designare sia successione contitolare pro

indiviso o pro diviso: nel primo caso nn trova specificità d’attribuzioni di quote parte (la legge

ripartisce poi la quota che consente loro di ottenere), mentre nel secondo caso (immaginiamo

la disponibile…..?)

Essendo coeredi necessari è la legge che stabilisce le loro quote: in linea teorica abbiamo detto

essere la comunione pro indiviso, una speciale sit giuridica xk nn essendo possibile indicare una

partizione di qualunque natura significa che ciascuno di essi può esercitare diritto di proprietà

sull’intero asse ereditario in termini di principio. Sapranno che ognuno potrà godere di quei beni

sapendo che gli altri due hanno lo stesso identico diritto o contenuto: le scale nei condomini sn

di tutti xk ognuno ha piena titolarità, salvo che nel godimento e nell’uso bisogna tener conto

dell’identico diritto degli altri. La distinzione fra pro diviso e pro indiviso ci porta a fenomeno di

divisione.

Se la comunione è pro diviso è semplice dividere le partizioni e far in modo che con titolarità

diventi titolarità esclusiva e accade quando è la stessa legge a stabilire le quote.

Vi possono essere tre diversi tipi di divisione: per volontà dei contitolari o per volontà del

testatore o giudizialmente se vi è controversia tra contitolari.

La soluzione più veloce è la divisione consensuale: xk coeredi hanno negoziato le proprie quote con

assegnazione su base volontaria in cui ciascuno diventa titolare esclusivo procedendo con conguagli

se le quote sn sproporzionate.

Il principio generale è l’attribuzione dei beni in natura. Possibilmente a ciascuno coerede

bisognerebbe attribuire in natura ciò che ha lasciato decuius ma nn sempre è possibile: se

impossibile, si creano disuguaglianze quindi i conguagli sn in denaro. Se bene è unico, (?) si ha re

in natura (?)

Il testatore può provvedere prima a divisione dei beni comuni operando prima chiamata in con

titolarità e poi potrebbe stabilire già come quei beni comuni debbono essere ripartiti.

Litigiosità nn può durare in eterno: la comunione ereditaria è destinata a sciogliersi nel momento in

cui uno dei coeredi lo voglia. Il diritto dei contitolari è di natura potestativa, essendo un diritto

potestativo gli altri dovranno affrontare la divisione (gli altri nn possono impedire questo diritto

quindi). I procedimenti relativi a divisione giudiziale sono lunghissimi ed affidati a codice di

procedura civile: qnd si ha piano di attribuzione il giudice procede ad assegna di quote in natura

ovvero mediante equiparazione delle quote in termine economici affinchè chi ha avuto di +

conguagli chi ha avuti di -. Su beni indivisibile è utile e necessario alienarli: uno dei coeredi lo

acquista per tutti pagando le quote degli altri, ma se ciò nn è possibile allora come extrema ratio si

può far uscire bene da asse ereditario,alienato a terzi e coeredi si dividono ricavato della vendita.

Se coeredi vogliono rimanere in uno stato di comunione, va amministrato: un coerede

potrebbe voler uscire senza arrivare a divisione di tutto ma alienando solo la propria quota.

Ci saranno regola per amministrazione congiunta e disgiunta: per gli atti di straordinaria

amministrazione è necessario che vi sia volontà di tutti partecipanti a comunione (ciascuno ha

diritto di esprimere quindi il proprio volere).

Qnd il coerede nn voglia condivisione dell’eredità ma voglia alienare la sua quota parte: se ci

trovassimo in comunione ordinaria come con titolarità di diritto reale, nn ci sarebbero

problemi per vendere sua quota parte di comunione (nella multiproprietà nn dovrebbe rispettare

obblighi); ma in comunione vi è principio (732 cc) del retratto successorio è obbligato a fare

proposta di acquisto (comunicando la vendita di propria quota) ad altri coeredi che hanno diritto

prelazione a contenuto reale che ha tutela molto forte: coerede deve comunicare ad altri eredi

la sua intenzione di alienazione di propria quota con prezzo e condizioni relative a vendita

(affinchè altri sappiano tutti elementi di offerta di vendita), i coeredi hanno 2 mesi per accettare

quella proposta del coerede alienante e dovranno decidere e rispondere se acquistano in via

preferenziale la quota dell’erede alienante; la ratio è tenere il patrimonio del decuius il più unito

possibile.

Se procedimento nn viene rispettato: immaginiamo che coerede abbia alienato ad un terzo (senza

comunicazione ad altri coeredi), gli altri possono riscattare la quota alienata finita ad un terzo e farla

rientrare nell’asse ereditario (infatti l’istituto è chiamato retratto successorio: il terzo se è in buona

fede può rivalersi contro l’alienante, altrim si tiene il fatto di aver corso il rischio).

Coeredi hanno diritto di far tornare il bene nell’asse ereditario: se invece procedura è stata

seguita, allora l’alienante è libero di alienare ad un terzo qualsiasi e farlo subentrare quindi in

comunione ereditaria (i coeredi potranno al più agire in giudizio, se vi è lesione del diritto di

prelazione, affinchè il giudice possa con sentenza di natura costitutiva [crea situazione giuridica di

attribuzione della quota ad altri coeredi] produrre effetto su bene alienato, stabilendo il ritorno al

patrimonio del decuius).Ritorna quindi a beneficio di altri coeredi.

Qnd si arriva a fenomeni di divisione ed amministrazione si è a fase conclusiva del rapporto fra

chiamati e decuius. Può anche darsi che testatore nomini esecutore testamentario cioè colui che

dovrà sovraintendere e gestire tutta l’operazione che porta all’apertura della successione e

pubblicare il testamento: testamento può prevede anche solo esecutore, per il decuius ha potere di

eseguire alla lettera alle sue volontà (se espresse) ed anzi ha obbligo di essere fedele a volontà del

decuius (adeguatamente in linea con il disposto del decuius soprattutto se vi è testamento) e

nominato a compiere questo ufficio gratuito (vietato chiedere compenso x ciò!) agendo secondo

norme di legge portando a compimento l’operato, avendo diritto a spese sostenute per l’esecuzione

del compito. Al momento della pubblicazione del testamento dovrà sovraintendere ai lavori, entro i

limiti delle norme di legge inderogabili.

L’esecutore può essere chiamato anche a riequilibrare le posizioni degli eredi necessari:

accettazione e rinuncia devono essere annotate nel registro delle successioni mortis causa, che

diventa eventualmente il luogo pubblico dove ciascuno può assumere informazioni nella

gestione dell’asse ereditario.

Donazione atto di liberalità in II libro del cc che segue disciplina degli atti a titolo gratuito (vi

è spirito di liberalità): a fronte di prestazione del donante nn corrisponde una prestazione del

donatario. La donazione è un contratto xk essa nn si perfeziona finchè nn arriva accettazione

del donatario, colui che beneficia della donazione. Sarà un contratto a titolo gratuito per

spirito di gratuità e liberalità.

La peculiarità di questa figura è che pur trattandosi di contratto nn è nel IV libro ma è nel II libro

accanto e alla fine di norme su successione che chiudono con fase della divisione: appartiene ad atti

a titolo gratuito a cui si assimilano atti di successione testamentarie e legittime. La particolare

natura di atto personalissimo come testamento fa trovare disciplina nel II libro.

Qst figura di contratto segue disciplina diversa rispetto al contratto generale: è sui generis.

Sappiamo che esso è un contratto con prestazioni a carico del solo proponente (di una parte e

nn dell’altra!) mentre l’altra si limita ad accettare e, se accetta, di beneficiare. La donazione

per essere perfezionata in maniera valida va stipulata in forma solenne, atto pubblico in

presenza di due testimoni: ci si reca dal notaio abilitato dalla legge ad abilitare la pubblica fede.

Devono dichiarare volontà di donare e accettare (accettazione può essere fatta anche in momento

diverso ma è importante che abbia stessa forma della proposta cioè atto pubblico con presenza di 2

testimoni: altrimenti vi è nullità assoluta dell’atto).

Xk il donante dovrebbe compiere donazione? Ci sn diversi motivi, liberalità o anche x sottrarsi al

fisco o per sottrarre bene ai creditori o attraverso donazione in vita si lede il diritto di successione

degli eredi necessari. Va verificato che nn vi sia volontà di aggirare altre forme di legge: nn sempre

il carattere solenne è garanzia di veridicità xk pubblico ufficiale si limita a ricevere la volontà

manifestata dalle parti (lui nn ha compito di indagare intimo volere dei contraenti).

Donazione quindi viene vista con sospetto.

Disciplina del contratto di donazione: formale accettazione del donatario.

L’obbligazione è unilaterale dal lato del donante: il donatario deve accettare ed eseguire il

volere del donante. La prestazione del donatario può essere modale. Non esiste sinallagma che

caratterizza tutti i contratti. Nella donazione la corrispettività nn esiste. Dobbiamo parlare di

unilateralità di prestazione nn di struttura negoziale perché è bilaterale!

E’ necessario che donante abbia capacità naturale e legale: implica che donante nn sia interdetto o

inabilitato o incapace di intendere e volere. L’atto sarebbe annullabile. Ma sappiamo che ad es

minore può emanciparsi (ammesso a contrarre matrimonio) può fare donazione sl nel contesto: tutto

va riportato allo status al momento dell’atto. Neppure tutore può donare al posto dell’interdetto

perché è atto personalissimo. La capacità di ricevere una donazione è diversa

Oltre alle persone capaci legalmente possono ricevere anche altre categorie come il concepito (o

figlio di persona vivente): la capacità è estesa proprio x il carattere di liberalità. Gli incapaci naturali

possono accettare se atto nn reca loro pregiudizio: x gli interdetti ed inabilitati gli atti di donazione

vengono vagliati dall’autorità giudiziaria che sorveglia i tutori e crea una forma per accettare, se

porta beneficio e nn crea pregiudizio.

Art. 774 e ss cc prendono in esame le diverse ipotesi relative alle capacità di donare:

- nn possono fare donazione chi nn ha piena capacità sui beni

- nell’art. 775 la donazione può essere annullata da donante, rinsavito da stato

di incapacità naturale, o parenti prossimi: azione di annullamento che si

prescrive in 5 anni da qnd incapace ha ripreso sé stesso.

- Può essere annullata donazione di inabilitato (ha capacità di ordinaria

amministrazione) [annullamento si prescrive in 5 anni]

- Qst impegnativa può essere fatta anche da erede dell’incapace o da suoi

aventi causa (775): per agire con l’annullamento serve l’interesse (quindi gli

eredi che possono vedersi sottrarre beni o gli aventi causa, cioè clr che

vantano diritti su colui che dispone la donazione, cm creditori o altri terzi).

La donazione può essere revocata una volta compiuta: x due motivi.

- Ingratitudine del donatario (le cui cause sono basate sul modello delle

indegnità a succedere)

- Sopravvenienza di figli (momento successivo all’atto di donazione: i figli

devono essere nati dopo la donazione)

Anzitutto c’è il termine di 5 anni per la revoca della donazione dalla sopravvenienza dell’ultimo

figlio e deve o può essere affidata ad un’azione giudiziaria: il donante nn può proseguire l’azione

alla morte del figlio o discendente.

Con la pronuncia del giudice il donante mira ad ottenere il bene affinchè se ne soddisfi,

reintegrandolo nel patrimonio.

Dicevamo che lo scopo delle donazioni è uno scopo nn sempre legato alla liberalità ma è spesso

asservito ad altri fini. Se le donazioni obnuziali sn invalidate gli oggetti ottenuti dai nubendi, che nn

si sn sposati, sn tenuti senza titolo: essendo senza titolo, la conseguenza è che dovrebbero essere

restituite (oggetti indebitamente trattenuti); si tratta di ragioni di invalidità o di volontà dei nubendi?

Se invalido travolge di nullità anche le donazioni in vista del matrimonio, ma se manca la volontà

dei protagonisti (sec art 785) [i beni “aspettano” che si verifichi il matrimonio] il coniuge in buona

fede nn è tenuto a restituire.

Prima di passare al terzo libro del codice civile, la legge speciale 55 del 2006 ha introdotto serie di

norme che hanno disciplinato l’istituto del “patto di famiglia”: un ibrido tra un fenomeno simile alla

donazione che realizza effetti successori anticipati rispetto alla morte come se si fosse aperta una

successione.

Se leggiamo art 458 cc sulla parte generale destinata a principi generali troviamo il principio

di divieto dei patti successori: qst norma prima della legge sanciva divieto di accordarsi su come

doveva avvenire la propria successione nell’asse ereditario, xk testamento era atto unilaterale e nn

era tutelabile alcun patto, accordo con cui futuro decuius si accordava con altri per distribuire la

successione mortis causa. Qst era principio vigente e si voleva evitare che volontà del decuius fosse

coartata in qualche modo da persone estranee (che ne avevano interesse per finalizzarla in altro

senso): oggi troviamo un inciso sec cui c’è nullità dei patti successori (gli atti successori arrivano da

volontà del decuius, fatto salvo qnt disposto dagli art. 768 bis e ss). La ratio della nuova disciplina

sta nel fatto di voler far sì che in determinati settori ed in alcuni tipi di rapporti e beni gli effetti

della successione possano essere anticipati con patto ad hoc seguendo criteri e modalità della legge.

Il “patto di famiglia” è praticabile da quel futuro de cuius che abbia qualifica di imprenditore

oppure che ha intestate una o più quote in società di capitali: accadeva che la divisione pro

quota comportava una frammentazione del valore delle quote o dell’impresa stessa. Qst è la

ratio di fondo. Ad un momento precedente alla morte de cuius decide a chi affidare l’impresa.

Parti necessarie sono:

- futuro de cuius

- i suoi discendenti (eredi necessari)

la forma deve essere quella dell’atto pubblico: si deve occupare pubblico ufficiale (tutela dei

legittimari) nel rispetto delle quote di ognuno; come se si aprisse la successione mòòrtiss caussssa.

Il de cuius stabilisce chi subentra in realtà economica: gli altri eredi necessari hanno il

corrispondente in valore delle quote. I contraenti possono accettare i conguagli anche in

natura invece che in denaro. I beni assegnati sn imputati alle quote di legittima loro spettanti: con

questa imputazione essi automaticamente rinunciano a far valere l’azione di riduzione xk potrebbe

cadere sotto azione di riduzione.

C’è possibilità di fare rispettive attribuzioni in momenti diversi.

(vedi art 768 cc)

Il contratto può essere revocato o sciolto o modificato.

Recesso se previsto dal contratto stesso: purchè tutti ne vengano messi al corrente.

Il patto di famiglia è successione mortis causa con effetti anticipati a momenti anteriore della

morte del possibile de cuius e giustificato da ragioni economiche e d’unità d’impresa in modo

che possa continuare in maniera efficace. Il patto di famiglia si ha nelle condizioni dette prima

imprenditore ed eredi necessari che mantengono posizione in tutto e per tutto sia in quote

riservate da legge che in azioni di tutela previste dalla legge, richiamabili direttamente dalle

norme del cc. Riserva cmq la possibilità di percepire le quote spettanti mediante anche ricalcolo. E’

possibile rinegoziare il patto o con nuova stipulazione o recesso con conseguente possibilità di tutti

gli altri di partecipare ad un nuovo accordo nel rispetto di tt i principi della successione necessaria.

VENTUNESIMA LEZIONE

Oggi parliamo del terzo libro cc: è importante per la circolazione dei diritti sui beni.

Partiamo da premesse del libro terzo per comprendere di quale categoria di diritti cominciamo a

parlare.

Le prime norme sono quelle dedicate ai beni e alla loro disciplina. E’ necessario definire i diritti x

poi farvi riferimento: criterio valido per definizione di concetto di bene posto che nel 42 vi era una

situazione profondamente diversa da oggi.

Abbiamo concetto di bene che ci consente di adattarlo a molti dei beni facenti parte della nostra

economia.

Per bene si intende “cose che possono formare oggetto di diritti”: ogni qual volta una cosa

venga a formare oggetto di un diritto quella cosa è possibile che sia intesa come bene in senso

giuridico.

Distinzione fra beni mobili ed immobili attiene ad importante funzione: diversa impostazione del

regime di circolazione che questi beni hanno (a seconda che si tratti di diritti su beni mobili o

immobili il legislatore segue un regime di circolazione assai diverso l’uno dall’altro).

Bene mobile nn ha una definizione specifica: è definito “de residuo” poiché nn rientrante nel bene

immobile.

Il bene immobile (definito ai sensi dell’art. 812 cc) nn può essere trasportato “brevi manu”.

Fanno eccezione tra beni mobili quelli che sono destinati ad essere oggetto di trascrizioni in

pubblici registri (auto, motoveicoli, veicoli natanti e sn quindi assimilabili a beni immobili).

Per far circolare bene immobile deve esserci preciso procedimento, per bene mobile deve

essere seguito altro procedimento.

Si deve tener conto della diversità di regimi.

Il regime di circolazione dei beni immobili ha risultato finale di voler perseguire la certezza della

situazione giuridica x cui qll bene è destinato a circolare e la conoscenza di tt che il diritto su quel

bene è di tizio e nn di caio: individuare in maniera precisa i diritti che possono consentire ad un

bene di transitare da un patrimonio ad un altro e consentire che tt i consociati possano conoscere

che quella vicenda circolatoria si è verificata.

X raggiungere questi risultati è predisposto un procedimento per la circolazione del bene immobile:

l’acquisto del diritto, è possibile acquistare o a titolo originario o a titolo derivativo (sia che si

tratti di beni immobili sia che si tratti di beni mobili); il passante che raccoglie acquista la

proprietà a titolo originario. [l’usucapione determina l’acquisto della proprietà a titolo

originario]. Esiste un modo di acquistare la titolarità di diritto su un bene senza che esista atto

di trasmissione del bene ed avviene a titolo originario poiché consista in comportamento o

fatto materiale a cui ordinamento ricollega l’acquisto di proprietà del bene. Per effetto di atti

giuridici invece c’è trasferimento di proprietà del bene quindi la proprietà è a titolo derivativo

poiché il bene circola da un patrimonio all’altro in base agli effetti quindi dell’atto giuridico: è

necessario un atto giuridico che abbia efficacia traslativa cioè che sia in grado di trasferire il diritto

da un patrimonio ad un altro (es. compravendita, donazione, atto di diritto di credito). Atto è ogni

manifestazione di volontà con cui titolare del diritto dichiara di volerlo trasferire: se si tratta di

beni immobili, avviene per effetto di contratto con efficacia reale il quale necessita del consenso di

entrambi contraenti e normalmente raggiunge l’effetto di far circolare il diritto da uno all’altro

patrimonio [es. pratico, immaginiamo che si tratti di compravendita di appartamento: se tizio ha

acquistato diritto di proprietà, caio resta nell’appartamento nn più cm proprietario, cambia quindi la

titolarità su quel bene; va sotto il concetto di principio consensualistico degli atti aventi efficacia

reale; in TAA il regime tavolare divide le diverse competenze per i beni immobili, dove vale la

pubblicità dell’atto]

Principio consensualistico si basa su consenso legittimamente manifestato.

In TAA si deve stipulare l’atto di trasferimento del diritto solo che nel momento di scambio di

consenso nn si è ancora trasferito il diritto che rimane ancora intestato al venditore e nn

all’acquirente.

Tra il momento in cui si stipula l’atto e il momento in cui si consegna il bene può passare lasso

di tempo in cui ci possono essere vicende giuridiche che potrebbero determinare incertezza.

Nel regime italiano la proprietà è passata ormai nel patrimonio di un altro soggetto: immaginando

che Caio rimasto nell’appartamento di cui era proprietario (prima della vendita a Tizio ed in

scrittura privata semplice, manca il procedimento completo) contatti Sempronio per la vendita,

Sempronio acquista proprietà del bene successivamente (stipulando un atto pubblico); Sempronio

acquista “a non domino” (Caio, poiché questo ha ceduto diritto a Tizio). Sempronio come può

sapere che Tizio è nuovo proprietario se la scrittura è privata? Nn può saperlo, Sempronio è in

buona fede e nn si rende conto che quella vicenda circolatoria si è realizzata perché acquista da chi

nn era proprietario con atto stipulato in forma di atto pubblico che implica passaggio in + cioè

quello di trascrivere atto nella conservatoria degli uffici immobiliari, ufficio pubblico per atti che

hanno oggetto di diritto su bene immobile dove i terzi possono conoscere i proprietari. Acquisto “a

non domino” non è opponibile a Sempronio, Tizio però nn ha ottemperato e nn ha completato il

procedimento di regime di circolazione dei beni immobili per cui si deve raggiungere la pubblicità

dell’atto (trascrizione quindi!): nn basta il principio consensualistico per la proprietà. Chi trascrive

per primo acquista il diritto: Sempronio quindi prevale su acquisto di Tizio poiché ha fatto la

pubblicità.

In TAA nn sarebbe mai accaduto xk la data di stipula dell’atto nn avrebbe determinato effetto

traslativo perché atto anche se pubblico sarebbe stato un atto esplicativo della volontà delle parti:

l’atto di per sé sarebbe pubblico come in tt le regioni d’Italia ma in Trentino l’acquisto in capo

all’acquirente nasce qnd ci si rivolge all’ufficio tavolare e si chiede l’intavolazione del diritto e

si chiede che chi è preposto proceda all’annotazione del trasferimento del diritto: così facendo

nn avendo significato il lasso di tempo fra stipula e pubblicità, Caio nn poteva alienare a

Sempronio. In TAA la pubblicità ha efficacia costitutiva ciò significa che diritto (mentre per i

tagliani vi è principio consensuale) si costituisce ad intavolazione, effettuato su richiesta di

pubblico ufficiale, notaio che chiede l’intavolazione. Il regime tavolare si base su effetto

traslativo costitutivo.

Nel regime ordinario qnd si chiede la trascrizione servono o atti pubblici o attestazione della

scrittura privata.

La trascrizione è un onere delle parti! E’ onere di colui che acquista voler ottenere l’effetto

dell’opponibilità verso terzi dell’acquisto.

Gli effetti traslativi sono sospesi fino all’intavolazione nel regime trentino.

A fronte del rigore e precisione del sistema di circolazione dei beni, fa da contrappeso un’estrema

libertà del regime di circolazione dei beni mobili che circolano liberamente. Per i beni mobili vale il

possesso più che la titolarità del diritto e quindi il possesso è una situazione di fatto, nn giuridica. Il

possesso indica una qualche ragione d’appartenenza: si guarda molto più l’apparenza. Il possesso è

tutelato a determinate condizioni e sulla base di determinati presupposti pur nn essendo sempre

corrispondente, come situazione di fatto, ad una situazione di diritto.

VENTIDUESIMA LEZIONE

Si tratta dei diritti reali cioè quei diritti che rappr categoria di situazioni giuridiche sogg da far

rientrare nei diritti assoluti.

Essi sono opponibili erga omnes e sui consociati incombe il dovere e segnatamente il dovere di

astenersi dal ledere e pregiudicare il diritto altrui: si definiscono tali perché partono dalla

“res”.

I diritti reali costituiscono un numero chiuso e nn si possono creare figure nuove o diverse rispetto a

quelle già previste perché sn tipici (possiamo sapere sl dei diritti reali previsti dal legislatore)

Si deve distinguere fra diritto reale in senso proprio (“in rem propriam”) o diritto di proprietà

(diritto sul bene proprio) accanto poi troviamo i diritti reali su cosa altrui (iura in re aliena), diritti

reali di godimento diversi dalla proprietà xk essi insistono su beni di altri ed attribuiscono al titolare

nn una signoria piena qnt piuttosto un potere di godimento (diritti reali di godimento: diritto di

usufrutto, uso, abitazione, servitù prediali, enfiteusi, diritto di superficie).

Garantiscono un credito altrui: pegno ed ipoteca, i quali nn si trovano nel libro III ma nel VI, tra i

mezzi di tutela giurisdizionale xk sn diritti reali asserviti a funzione di garanzia e sostegno.

Sn diritti che esistono in quanto esiste bene su cui si costituiscono: rapporto di inerenza con la cosa,

ciò implica la possibilità di riconoscere il carattere di sequela (in forza di ciò, il diritto reale su un

bene segue bene e nn il titolare!).

Per diritto reale di godimento deve esserci chi ha proprietà ed è diverso da chi ha il

godimento: esiste poiché vi è diritto di proprietà altrui; il diritto reale di godimento

presuppone che ci sia qualcuno che conceda.

E’ il proprietario che decide di comprimere proprio potere di godimento a favore di altro, salvo che

nn sia legge o giudice a stabilire ciò.

Il rapporto fra diritto proprietario e usufruttuario da una parte di una mera titolarità di situ giur sogg

mentre l’usufruttuario gode del bene: va stabilito in che misura e grado proprietario decida di

comprimere le sue facoltà. Tt i rapporti sn regolati da diritto di proprietà e diritti reali minori.

Il diritto di proprietà: nell’ art 832 ci dice cm dobbiamo intendere le facoltà del proprietario

nn dice come è proprietà ma ci illustra il contenuto del diritto. La proprietà era un diritto di

signoria assoluta, piena ed esclusiva xk attribuiva il diritto di disporre senza che altri

potessero sindacare (concezione feudale quasi medievale) ma qst era la concezione almeno fino

all’Ottocento: per l’Albertino era un diritto fondamentale; nel 42 si precisa che legislatore

può delineare i margini del diritto di proprietà senza arrivare a concezione ottocentesca:

terribile xk con signoria piena ed esclusiva si manifestava come potere di predominio anzinchè

come esercizio di potere nn illimitato ma che deve tener conto dell’interesse generale. Comincia a

far strada idea che il diritto di proprietà ha funzione sociale e quindi vi è principio nella

Costituzione della funzione sociale a cui la proprietà deve essere asservita.

Può esservi anche espropriazione per motivi di interesse generale: nell’art. 43 della Costituzione.

L’iniziativa economica deve avere utilità sociale.

Entro i limiti dei principi generali dell’interesse generale e della funzione sociale è possibile

esercitare il diritto di proprietà: ha preso piede da qnd è entrata in vigore la Costituzione.

Il diritto di proprietà è imprescrittibile: mentre gli altri si prescrivono e si estinguono dopo 20

anni. Una volta che sorge la proprietà nn si perde per inerzia salvo che qlcn nn pensi di operare su

quel bene una usucapione, un modo di acquisto quindi che dipende da comportamento di altri.

La proprietà si acquista a titolo originario:

- qnd res nullius, con semplice comportamento di fatto, occupazione o

meglio apprensione materiale della cosa

- comportamenti consistenti nel possesso del bene

il possesso è talmente rilevante che viene preso in considerazione del legislatore con insieme di

norme tanto variegate che coprono ogni possibile situazione di difficoltà (per stabilire se siamo di

fronte ad acquisto o meno): il possesso può essere visto sotto profilo utilitaristico (uso e nn uso del

bene che si possiede).

La situazione di apparenza può essere presa in esame o come modo di acquisto o come realtà da

tutelare. Qnd parliamo del possesso ci riferiamo all’art. 1140 cc: il possesso è il potere sulla

cosa che si manifesta (ecco l’apparenza!, per definizione le manifestazioni sono apparenze) in

un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. E’ un potere che

appare, sembra che vi sia, sembra che corrisponda all’esercizio di diritto di proprietà o altro

diritto reale: possesso riguarda diritto di proprietà e altri diritti reali minori, può corrispondere o

meno a situazione giuridica soggettiva. Il possesso dunque è una situazione molto complessa, è

potere di fatto che si manifesta nell’esercizio di facoltà e poteri simili al titolare di un diritto e che

può corrispondere a situazione giuridica soggettiva o nn corrispondere e sembrare tale. Il problema

è appunto quando SEMBRA corrispondere: art 1153. COLUI CHE ACQUISTA BENE MOBILE

E LO ACQUISTA CON TITOLO IDONEO A TRASFERIRE LA PROPRIETÀ ED IL

POSSESSO, IL POSSESSO CONSEGUITO VALE COME TITOLO D’ACQUISTO DEL

DIRITTO DI PROPRIETÀ SUL BENE ANCHE SE TRASFERITO DA CHI NN ERA

PROPRIETARIO: IL POSSESSO VALE TITOLO! DEVONO RICORRERE 3

PRESUPPOSTI: ALIENANTE NN SIA IL PROPRIETARIO E CHE SI TRATTI DI BENE

MOBILE, ATTO IDONEO A TRASFERIRE LA PROPRIETÀ DEL BENE (PASSA

QUINDI MATERIALMENTE), CHI ACQUISTA È IN BUONA FEDE. QUINDI CHI

ACQUISTA IL POSSESSO ACQUISTA ANCHE LA PROPRIETÀ DEL BENE.

Atto traslativo deve avere titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà: contratto di

compravendita o donazione.

Un diverso titolo nn opererebbe un acquisto della proprietà.

Il possesso è situazione di fatto che si sostituisce alla situazione di diritto e la cambia, la trasforma:

passa a titolarità di nuovo soggetto che nn è entrato in rapp giuridico con proprietario.

E’ a titolo originario o derivativo allora l’acquisto di proprietà?

L’atto traslativo è un mero elemento in questa fattispecie, ma il fatto costitutivo è il possesso

del bene poiché il bene va appreso materialmente. Qui l’acquisto è a titolo originario (nn è sl

l’atto che comporta acquisto, ma è possesso e potere!) E’ apparenza che si sostituisce a realtà

giuridica delle cose.

VENTITREESIMA LEZIONE

Uno degli effetti del possesso è l’acquisto del titolo della proprietà o di altro diritto reale.

Se mi comporto in modo da manifestare signoria piena comportamento corrisponde a diritto di

proprietà.

Bisogna indicare su intenzione che ha colui che esercita potere di fatto sulla cosa di esercitarlo

come proprietario o come enfiteuta o come titolare di servitù o come usufruttuario.

Oltre alla materiale detenzione deve esserci potere di “animus possidendi” (intenzione di

possederlo): se nn vi è animus possidendi allora siamo in una situazione diversa (secondo

comma articolo 1140, dette anche situazioni possessorie e si distinguono dal possesso perché

nn costituiscono possesso pieno).

Tra proprietario e conduttore chi è possessore? Proprietario nn è possessore pieno xk manca della

detenzione.

L’articolo 1140 ci consente di capire la distinzione tra situazioni possessorie: osservavamo ciò che

chiamavamo possesso da ora in poi siamo coscienti della distinzione tra situazioni possessorie.

L’elemento distintivo x capire la distinzione fra situazione possessoria piena e mediata

(detenzione) dobbiamo fare riferimento all’animus possidendi: l’animus unitamente alla

detenzione costituisce due elementi di cui si caratterizza il possesso pieno.

Il possesso pieno è anche il possesso del ladro, di colui che si instaura e comincia a comportarsi

come se fosse proprietario: è necessario che oltre al possesso materiale (detenzione) si unisca

l’animus possidendi, ossia il convincimento di possedere come titolare di una situazione

giuridica soggettiva come la proprietà o altro diritto reale.

Il secondo comma del 1140 ci dice che esistono altre situazioni possessorie poiché manca uno dei

due elementi costitutivi: o animus o detenzione materiale. E’ un possesso mediato dal fatto che

esiste sltnt uno degli elementi costitutivi: chi ha animus tra proprietario ed inquilino? Proprietario

ha quindi possesso “solo animo” con duplicazione delle situazioni soggettive perché manca la

detenzione: SOLO IL POSSESSO PIENO DETERMINA L’EFFETTO DELL’ACQUISTO

DEL DIRITTO.

Il possesso pieno è il possesso che va analizzato a livello di comportamento dell’agente per

comprendere se dal suo contenuto si possa definire come possesso corrispondente a usufrutto,

proprietà, superficie, valutabile caso x caso: proprio quando si riferisce alle situazioni possessorie

per delinearle e definirle.

Mentre la detenzione corrisponde a semplice disponibilità materiale del bene con la

convinzione della altruità della cosa: possesso mediato di chi ha solo il possesso “solo animo”

(colui che possiede solo intenzionalmente). Sa che bene è di altri (il conduttore), mentre il

proprietario è possessore mediato o “solo animo” (sa che ha possibilità di possedere ma manca di

detenzione!)

L’art. 1147 cc disciplina il possesso di buona fede: va ricordato che l’acquisto delle cose mobili

qnd nn sia della proprietà di chi aliena, diventa acquisto di proprietà se colui che acquista è in

buona fede (deve ricevere la consegna e al momento della consegna è convinto che chi aliena è

proprietario!). Il possesso qnd è di buona fede è un possesso che sposta la titolarità dei diritti da un

patrimonio ad un altro.

Dopo furto il ladro è possessore, ma nn è possessore di buona fede: nn vale quindi la regola

dell’acquisto in buona fede. Sn molto diffusi gli acquisti dei motorini rubati: chi acquista un

motorino rubato deve accertarsi di derivazione del titolo. Il possesso di buona fede è tutelato xk

basta dire di ignorare l’altruità della cosa ma vale fino al limite della colpa grave: l’ordinam tutela

l’ignoranza fino agli estremi della colpa grave, entro i limiti della colpa lieve (ciò che è

tutelabile per la buona fede).

Il limite entro cui il possesso di buona fede (ignorando di ledere il diritto altrui) è tutelato fino agli

estremi della colpa grave: l’ordinamento tollera entro la colpa lieve.

La buona fede è presunta e basta che vi sia stata al momento dell’acquisto: viene operata una

presunzione di buona fede, ciò significa che al momento della controversia;l’onere della prova

incombe su chi deduce la buona fede e la mette in discussione (inversione dell’onere della

prova): nn è onere di poco conto ed è impegnativo.

Bisogna provare quindi la colpa grave, xk se vi è colpa grave nn è buona fede. Cmq se la buona

fede è presente al momento dell’acquisto (consegna del bene), si parla sicuramente di acquisto in

buona fede. Riprendendo i concetti esposti, possiamo dire che conosciamo diverse situazioni

possessorie, di queste il possesso pieno corrispondente alla descrizione del primo comma del art

1140 cc è caratterizzato da due elementi costitutivi detenzione e animus possidendi (o signoria

piena o altro diritto reale) e ci consente di percepirne gli effetti sugli acquisti “a nn domino”: qll

situazioni descritte nel secondo comma servono a discerne le fattispecie della detenzione

materiale del bene dal possesso “solo animo” o possesso mediato dv vi è sensazione di colui

che possiede in termini puramente virtuali e spirituali senza detenzione materiale.

Il possesso pieno nn è sufficiente a far conseguire in molti casi l’acquisto dei diritti se nn fosse

accompagnato dallo status “buona fede”: si ha tt le volte in cui colui che possiede ignora di aver

conseguito il possesso ledendo il diritto altrui (l’ignoranza rappresenta quello stato soggettivo di

buona fede a cui l’ordinam pone tutele e diritti).

Anche il principio “possesso vale titolo” (bene mobile): l’acquirente potrebbe percepirlo ma

qst principio potrebbe soccombere se proprietario dimostra colpa grave dell’acquirente

(buona fede nn giova se ignoranza dipende da colpa grave). La buona fede si presume quindi:

ed è buona fede che nn deve integrare estremi della colpa grave. In quella circostanza si riesce a

dimostrare la colpa grave cadrebbe la regola “possesso vale titolo” e nn si opera quindi effetto

acquisitivo del diritto!

La colpa grave è un bel problema e va dimostrata caso x caso e nn si può affidare ad un

principio generale.

In molti casi effetto acquisitivo è abbinato a possesso di buona fede: quindi va valutata la

buona fede.

Il possesso è da considerare in buona fede qnd si ignora di ledere diritto altrui e qnd nn si è nella

colpa grave e valuta il giudice!

La presunzione accompagna la buona fede fino a qnd nn si eccepisca e dimostri la malafede,

dimostrando la grave colpa di chi sta possedendo!

Art. 1153 pone l’effetto di acquisto della proprietà di bene mobile da chi nn era proprietario

ma ha fatto conseguire la proprietà all’acquirente (nuovo titolare del bene) che ha stato

soggettivo di buona fede: per l’acquisto a titolo originario di beni immobili ci riferiamo ad

altro principio cioè “usucapione”, nn al principio “possesso vale titolo”. Per l’acquisto a titolo

derivativo è lungo, formale e complesso: può capitare però che un bene immobile resti abbandonato

dove il proprietario nn eserciti diritto di proprietà (xk inerte, disinteressato, e ha facoltà del nn uso e

quindi abbandona il bene a sé stesso), se su quel bene si instaura un soggetto che comincia a

possederlo (possesso pieno) provvedendo sia ad occuparlo materialmente con detenzione sia avendo

convincimento di esercitare il diritto di proprietà su quel bene (animus possidendi), assumendo

l’atteggiamento del proprietario e nessuno dice nulla; se questo potere di fatto così esercitato,

corrispondente a signoria piena tale da qualificarlo come contenuto del diritto di proprietario,

dura più di 20 anni questa situazione fa in modo che possessore acquisti la proprietà sul bene

per “usucapione”. Gli elementi necessari per questa fattispecie sono:

- inerzia del titolare del diritto sul bene e nn fa valere il suo diritto di

proprietà

- possessore continui ad esercitare il possesso in maniera ininterrotta

Se al ventunesimo anno torna il proprietario il possessore può eccepire l’usucapione, modo di

acquisto a titolo originario e più importante effetto del possesso (art 1158).

L’importante è che vi sia il possesso pieno e conseguito legittimamente: che nn sia frutto di azione

illecita, possesso pacifico, legittimo e tollerato. Per poter interrompere l’usucapione il titolare

del diritto su quel bene deve compiere atti che va a notificare al possessore: deve esercitare il

diritto in maniera significativa nei cfr di colui che sta usurpando il godimento e di solito è

richiesto quindi una vera e propria notificazione di atto idoneo a tutelare il diritto di

proprietà. Ma se proprietario sul bene tace e rimane inerte colui che possiede può ottenere acquisto

per usucapione.

Bisogna smontare presupposti dell’usucapione o che possesso si è interrotto oppure che i proprietari

hanno esercitato il loro diritto (ma se hanno disposto giudizio al possessore di uscire dal bene).

L’erede che succede a titolo universale continua le situazioni del de cuius.

Il giudizio civile vede attore e convenuto (colui che si costituisce): il possessore potrebbe essere

convenuto in giudizio da proprietario o da eredi di questo, xk vuole che possessore gli

riconosca un canone; nel costituirsi in giudizio possessore potrebbe eccepire l’usucapione,

avendo conseguito gli estremi per l’usucapione. Per far valere il diritto di proprietà se sn

decorsi i venti: il possessore per usucapione diventa quindi proprietario. Ha bisogno di

sentenza di natura costitutiva emessa dal giudice: ha natura costitutiva qnd essa debba in qualche

modo modificare o estinguere o creare ex novo una situazione giuridica diversa da quella

preesistente prima del giudizio. Quindi infatti si sposta a titolo originario la proprietà del bene: la

sentenza crea una situazione giuridica nuova xk trasferisce appunto la proprietà, modificando la

situazione giuridica preesistente, essendo poi il bene immobile sarà onere del possessore compiere

la trascrizione della sentenza (trattandosi di beni immobili può essere ricevuta e annotata nel

registro dei beni immobili: il possessore, divenuto proprietario, può essere garantito nei cfr dei

terzi). Qnd si parla di possesso si ha titolo di acquisto a titolo originario xk si parla di

comportamento, situazione di fatto: se si tratta di bene mobile o immobile può valere regola o

“possesso vale titolo” o usucapione (vale anche per beni mobili ma durata si abbassa notevolmente

e può essere anche di 10, 15, 5 anni ma dipende dal bene considerato, sempre mobile però!). gli

effetti del possesso pieno nn necessariamente di buona fede vale a operare spostamento del diritto di

proprietà da patrimonio di uno a patrimonio di altro.

VENTIQUATTRESIMA LEZIONE

Abbiamo analizzato la figura dell’usucapione: ci siamo lasciati dicendo che costituisce modo

d’acquisto a titolo originario sia che si tratti di proprietà di beni mobili che immobili.

Avevamo parlato del principio “possesso vale titolo”: ma xk usare l’usucapione per i beni mobili se

vi è “possesso vale titolo”? xk è previsto l’usucapione dei beni mobili?

Il legislatore ha prediletto chi usa il bene rispetto al proprietario che lo abbandona: la politica del

diritto del 42 ha preferito tutelare chi esercita un potere di fatto x assicurarne il servizio.

L’inerzia di chi ha diritto per venti anni implica la decadenza del diritto che viene acquisito da chi

lo ha usato. Non è necessario che possessore sia di buona fede anzi il possessore dà x scontato che

bene sia di altri, siccome il possessore di buona fede è colui che ignora l’altruità del diritto e

siccome la buona fede si presume esistente finchè nn si raggiungono gli estremi della colpa grave, il

possessore che si insinua in un bene x farlo fruttare è preferito anche circa la priorità

dell’acquisto. Ci vorrà la sentenza del giudice xk venga formalmente attribuita la proprietà al

possessore ed è interesse del possessore richiedere al giudice di emettere la sentenza costitutiva.

Allorqnd possessore fosse convenuto può cmq eccepire in via riconvenzionale il ricorso di tutti gli

estremi utili per l’usucapione.

Il non-uso fa parte delle facoltà del proprietario. IL DIRITTO DI PROPRIETÀ NN SI

PRESCRIVE MAI SALVI GLI EFFETTI DELL’USUCAPIONE. Il nn-uso è comoda facoltà

finchè nn viene disturbato da potere di fatto altrui. L’importante è che il proprietario eserciti un

diritto o chi per lui è nominato e ha potere per farlo.

Nell’usucapione dei beni mobili vi è una distinzione (art. 1161): se possesso è stato acquistato in

buona fede, 10 anni, se in mala fede, 20 anni. La distinzione fra mala e buona fede rileva

nell’usucapione dei beni mobili: xk si dovrebbe ricorrere all’usucapione quindi? Xk poi è

importante distinguere il possesso?

Il bene abbandonato si acquista per apprensione del bene. In termini di acquisto del diritto di

proprietà il semplice possesso fa acquisire il titolo di proprietà. Xk aspettare 10 anni se poi vi è

meccanismo dell’apprensione materiale?

Immaginiamo che siamo partiti con principio “possesso vale titolo”: l’acquirente acquista possesso

pieno, se invece si prende la cosa e si detiene materialmente;

c’è atto traslativo (1161 cc parla di “mancanza del titolo idoneo”, cioè basterebbe effetti art.

1(1)53 e l’usucapione si ha in tt qll ipotesi x cui possesso viene acquisito per semplice

apprensione del bene: è importante per beni mobili se possessore sia in buona o mala fede; è

importante xk (anche se acquisito lo consegue) ne consegue un tempo maggiore. [il ladro è

possessore pieno quindi può ottenere gli effetti per possesso di beni mobili per malafede: doppio del

tempo per possesso normale di bene mobile].

Il principio “possesso vale titolo” deriva dal Cod Napoleon.

In Inghilterra vale di più xk il concetto di proprietà è legato al diritto di superficie che alla proprietà

vera e propria e si cerca di facilitare le situazioni di fatto di chi usa i beni e nn li lascia improduttivi.

Nei Paesi di civil law il sistema dei diritti sui beni è equiparato: nei sistemi di common law invece

dv nn esiste la tradizione romanistica lì il concetto di proprietà è ancora + annacquato.

Nell’usucapione dei beni mobili rileva buona e mala fede. I beni mobili registrati seguendo in

generale il regime dei beni immobili seguono il regime dell’usucapione dei beni immobili (nn sec

art. 1161!). x l’usucapione si deve seguire la regola del possesso per 20 anni: l’art 1161 si

applica ai beni mobili e qnd qst acquisto nn sia potuto avvenire per atto traslativo (xk allora si

richiama art 1153). In assenza di atto di trasferimento ci si sposta da 1153 a 1161 cn questa

differenza: - xk si operi acquisto per 1153 il possesso deve essere sempre di buona

fede

- xk si operi acquisto per 1161 il possesso può anche essere di mala fede

ma è necessario il doppio del tempo

IL PRINCIPIO POSSESSO VALE TITOLO NN RILEVA SE VI È MALAFEDE.

A chi ha trovato oggetto abbandonato viene richiesto di portarlo all’ufficio comunale: se nessuno lo

reclama è di chi l’ha trovato.

E’ necessario però che possesso nn sia viziato: il vizio deve coincidere o con violenza o con

clandestinità (art. 1163). Il potere di fatto potrebbe nn finire mai e sovrapporsi alla situazione

giuridica.

Immaginiamo che tizio e caio abbiano compravenduto un bene immobile e si fidano facendo una

scrittura privata (tizio alienante nn è proprietario e caio nn fa le misure quindi acquista tramite atto

di scrittura privata senza verificare provenienza, acquista “al buio”): siccome per trascriverlo è

necessario che scrittura sia autenticata si va dal notaio e sottoscrivono dinanzi a notaio che autentica

e si recano alla conservatoria per trascrivere l’atto. Caio ha acquistato la proprietà del bene?

Ha acquistato con scrittura privata autenticata e l’ha portata alla conservatoria che ha obbligo di

trascriverla e diviene proprietario per l’atto nn per la trascrizione: perché vige il principio del

consenso. Il notaio nel caso indicato autentica una scrittura privata (è atto idoneo a

trascrizione quindi la proprietà passa da tizio a caio: è un acquisto “a non domino” e nn è un

bene mobile quindi nn vale principio “possesso vale titolo”. Caio può sperare che passino 20

anni che nessuno rivendichi proprietà ma arriva Sempronio che chiede proprietà: può

difendersi Caio?

Sempronio dimostra la proprietà con il suo titolo, quindi Caio è visto come semplice

possessore: come può tutelarsi Caio se siamo al settimo anno? Non può tutelarsi.

Ma all’undicesimo anno può invocare art 1159 che prevede la possibilità di chi ha acquistato

bene immobile da chi nn era proprietario e con titolo idoneo trascritto può acquistare per

usucapione dopo dieci anni (usucapione abbreviata).

Colui che acquista in buona fede, ignorando di ledere l’altrui diritto, da chi nn è proprietario di bene

immobile può abbreviare i tempi dell’usucapione ma è necessario che vi sia titolo idoneo a

trasferire proprietà, abbia trascritto titolo e sia in buona fede. I dieci anni decorrono dal momento

della trascrizione dell’atto.

E’ richiesta cmq la trascrizione dell’atto: per i beni immobili si può sanare l’acquisto “a nn

domino” ma deve essere stato oggetto di atto traslativo, trascritto e per buona fede

dell’acquirente, che lo acquista per usucapione decennale.

La trascrizione è un onere (?).

In queste situazioni giuridiche nn è + forte chi vanta il diritto ma chi riesce a dimostrare la

fondatezza della detenzione (?) del potere.

Per la tutela petitoria ci si riferisce a situazioni giudiziarie a tutela del diritto di proprietà e possono

essere fatte valere sempre dal proprietario e sn sottoposte a regime probatorio complesso che

potrebbe far vanificare gli effetti previsti dal proprietario. Mentre la tutela possessoria è affidata a

procedimenti speciali o sommari xk sia + spedita, la tutela petitoria è affidata a procedimenti

ordinari + macchinosi e si rispecchia l’intenzione del legislatore per la tutela di fatto: x i beni si

predilige chi usa beni rispetto a chi nn li usa.

VENTICINQUESIMA LEZIONE

Una situazione di fatto può diventare di diritto, cm accennavamo ieri.

Tutela petitoria e possessoria: il diritto di proprietà ci appare ora in maniera diversa.

L’imprescrittibilità del diritto di proprietà trova limite nell’usucapione.

Forme di appartenenza che rientrano nello schema proprietario e nello schema possessorio: le azioni

petitorie sn poste a tutela del diritto di proprietà (x un soggetto che può vantare situazione giuridica

assoluta!); la + importante è l’azione di rivendicazione (conosciuta anche a Roma), il

proprietario trova di fronte a sé il possessore (come convenuto in giudizio) e proprietario

agisce x titolo che dimostri titolarità del diritto, ha l’onere di dimostrare di essere il

proprietario [nn dovrebbe essere difficile: ma di fronte al possessore nn è cosa semplice xk la

prova della rei vindicatio è definitiva “diabolica” per le opposizioni del possessore nei cfr del

proprietario: possessore (“possideo quia possideo”) eccepisce l’appartenenza possessoria di

fatto (con magari anche animus possidendi); dipende inoltre dal tipo di bene di cui proprietario è

stato spossessato: se immobile la prova del titolo di proprietà è documentale (prova regina, può

capitare che proprietario nn riesca a dimostrare ciò: deve dimostrare di aver posseduto bene per i

venti anni prima); se mobile il tempo è dimezzato a dieci anni di possesso di buona fede mentre

venti se di mala fede: ma vi è problema in +, poiché manca la prova scritta e il possessore fa

valere il principio “possesso vale titolo” (ex art. 1153 cc)].

L’azione di rivendicazione è imprescrittibile. L’unico modo per liberarsi è dimostrare

L’azione negatoria mira a salvaguardare le pretese del proprietario qnd esse possano essere

disturbate da terzi che vantano o diritti su bene oppure pretese di fatto xk ritengono di essere

titolari di forma giuridica cmq di appartenenza: serve al proprietario x ostacolare qll forme di

disturbo che può subire da parte di altri fondate su pretese o giuridiche o di fatto. L’azione

negatoria è una vera e propria azione petitoria e come tale è riservata a colui che ha la

titolarità di sit giur sogg che vanta (nn può essere esperita da possessore) e mira a far ottenere

pronuncia del giudice che accerti inesistenza del fondamento giuridico della pretesa altrui (ex

art 948, 949 cc). I terzi potrebbero agire vantando diritti di godimento sul bene (usufrutto, superficie

o servitù di passaggio), ma considerate turbative di diritto poiché terzo vanta diritto che disturba.

Giudice valuta se pretesa del terzo disturbante è fondata: azione negatoria fa verificare la situazione

sul bene. Se proprietario viene disturbato nel godimento del suo diritto con comportamenti lesivi,

troviamo sentenze di buon senso.

Vi sn altre due azioni petitorie: azione x regolamento di confini (art 950) e apposizione di

termini; la prima chiarisce i confini mentre la seconda individua cippi per delimitare la

proprietà di uno rispetto all’altro. Certo, deve esserci incertezza: questi tipi di tutele di

enunciazione (k sn qst 2 azioni petitorie) sn ancora valevoli.

La tutela petitoria così variegata nel ventaglio di qst azioni esaminate è una tutela a “360 gradi”

poiché tutela il proprietario, fermo restando però la tutela possessoria con la quale il proprietario si

trova a fare i conti.

Azioni di tutela possessoria esercitabili anche dal proprietario che ha possesso del bene: azioni

di spoglio o reintegrazione e manutenzione.

Art. 1168 e 1170 riguardano i due tipi di azioni: a chi si aggiungono la denunzia di nuova

opera e denunzia di danno temuto, anche qst possono essere esperite da proprietario ma

anche da chi ha diritto reale di godimento.

Chi è stato spogliato dal possesso (o con violenza o clandestino: sn vizi del possesso che

impediscono usucapione e possesso di buona fede, salvo che siano tollerate dopo la loro cessazione)

può chiedere la reintegrazione del possesso medesimo. Il termine di prescrizione delle azioni è

brevissimo: un anno. Va esperita di fronte al giudice che si occupa di questo processo. Il

procedimento è dunque sommario: il convenuto può opporsi in termini di vanto e azioni giustificate,

d’urgenza, o terzi che hanno acquistato in buona fede da lui che ha spogliato. In prima richiesta

chi ha subito spoglio può ottenere immediata tutela: la stessa norma precisa che l’azione di

spoglio è concessa al detentore purchè nn sia detentore per ragioni di servizio o ospitalità; il

detentore è quindi particolare. La norma si rivolge a detentori qualificati (se vi è titolo, il detentore è

qualificato dal titolo in forza del quale detiene quel bene: chi è conduttore di appartamento, è

detentore qualificato, se subisce quindi spoglio potrà agire anche il conduttore, tutelando quindi il

bene); è una legittimazione attiva. L’anno decorre dal momento o della violenza o da qnd

possessore si è reso conto di aver subito lo spoglio del bene. L’effetto è restitutorio se invece vi è

stata opposizione dello spoliator il decreto del giudice sarà immediatamente esecutivo ma

provvisorio e subordinato al giudizio civile.

L’azione di manutenzione mira a difendere il possesso da ogni azione di disturbo, se

infondata. Il possessore fa cessare l’attività di disturbo, conseguendo il possesso pieno con relativo

godimento del bene: qui è legittimato attivamente solo il possessore pieno (nn può essere esperita

da detentore qualificato); deve aver posseduto bene continuativamente e ininterrottamente da

almeno un anno. E’ tutelato il possesso di beni immobili, solo quelli e quelli a loro parificati!

Si prescrive in un anno dall’azione di disturbo. Se posso si fosse acquisito con violenza chi

esperisce l’azione può esperirla dopo un anno che si è verificato vizio del possesso. E’ la forma

speculare dell’azione negatoria quindi: ci vuol dire che ad essere tutelato dal disturbo può essere

anche il possessore!

E’ possibile esperire sia spoglio che rivendicazione (imprescrittibile): se è passato un anno, via

l’azione di spoglio. Come valutare quale far valere? Con la possessoria si ha provvedimento

immediato del giudice, mentre rivendicazione prevede un lungo giudizio ordinario: x lo

spoglio basta violenza o clandestinità mentre per rivendicazione c’è la prova “diabolica”.

Proprietario ha entrambe le possibilità.

Denunzia di nuova opera e di danno temuto: possono essere esperite da pers indicate prima.

Nn è necessario che si sia verificato danno per esperirle, basta temere il danno: è tutela in via

preventiva. Xk basta che vi siano ragioni per temere il danno dalla nuova opera x consentire di

agire e far cessare quell’opera: tutela preventiva ed in via inibitoria (il provvedimento del giudice

fa cessare l’attività da cui potrebbe derivare e realizzarsi un danno). Può essere anche tutela

risarcitoria: il risarcimento viene stabilito quindi dal giudice. Il danno nn vi è stato, vi è sl timore di

subirlo!

La denunzia di danno temuto: mentre prima si trattava di realizzazione di nuova opera, qui

c’è una tutela + ampia; potrebbe esserci danno temuto per presenza albero o altro oggetto che

sovrasta la proprietà. Tt qst azioni sn volte ad ottenere tutela inibitoria: xk giudice procede

sommariamente, xk il pericolo è “in re ipsa”, producendo l’effetto di tutela d’urgenza mediante

decreto e garantisce a chi domanda una tutela immediata. L’anno entro cui le azioni sn chiamate ad

essere esperite.

VENTISEIESIMA LEZIONE

Ricordare mnemonicamente tutti i diritti reali di godimento del bene. Tt sn accomunati da potere di

godere di un bene, poi ognuno ha sua particolarità:

- USO

- USUFRUTTO

- ENFITEUSI

- SUPERFICIE

- SERVITÙ PREDIALI

rappresentano il potere per titolari di godere in uso o sotto forma di abitazione di bene mobile o

immobile di proprietà di altri (uso, usufrutto) e sn connaturati da status particolare della persona che

gode di questi diritti.

Abitazione e uso nn devono danneggiare ovviamente i beni, ma devono custodirli e amministrarli al

meglio e con giusta cura.

La peculiarità del carattere personale di qst diritti attribuisce un particolare rilievo xk considerate

norme imperative e di ordine pubblico.

L’erede necessario godrà di abitazione ed uso fino a quando lo vorrà. X effetto di volontà è

possibile creare un contratto che ha come parti un soggetto che acquisisce l’uso ed il proprietario

(contratti con effetti reali): nasce una situazione giuridica soggettiva nuova, diritto reale di uso o di

abitazione; patrimonio diventa quindi più ricco di un diritto su un bene x tt la durata del rapp

contrattuale stipulato fra le parti [il contratto ha modificato situazione giuridica preesistente e ha

avuto un effetto reale].

Altro diritto reale di godimento (usufrutto) attribuisce all’usufruttuario il diritto di godere del

bene con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica. Una volta costituito l’usufrutto, al

proprietario resta la nuda proprietà del bene (cioè la titolarità virtuale del diritto: quella cioè che

dà luogo semplicemente all’intestazione del bene!): la facoltà che usufrutto ha di seguire il bene è

dovuta alla sequela (il diritto di seguito, cioè di seguire il bene dovunque esso vada e qualunque sia

il proprietario x lo stretto rapp che vi è tra bene e usufruttuario).

Tutti i diritti reali hanno la sequela xk loro possono seguire beni in qualunque patrimonio

vadano a finire: chi acquista da nudo proprietario sa di acquistare anche l’onere e difatti lo fa

valere sul prezzo del valore.

Si conoscono sl due limiti alla durata dell’usufrutto:

- l’usufrutto a persone giuridiche nn può superare i 30 anni

- l’usufrutto lasciato ad incapaci o minori nn può superare i 30 anni

altrimenti si presume che duri quanto la vita dell’usufruttuario.

Il de cuius che faccia testamento e decide di lasciare anziché la proprietà l’usufrutto ad un erede e

nuda proprietà ad altro: a titolo originario l’usufrutto (come altro diritto reale si può acquisire

per usucapione) può essere acquisito per usucapione. Usufrutto è potere di usare il bene e

goderne dei frutti.

Va indagato l’animus possidendi verificando il contenuto del comportamento:

come è possibile distinguere acquisizione dell’usufrutto da quella della proprietà per usucapione?

USUFRUTTO NN DÀ POSSIBILITÀ DI ALIENARE MA SOPRATTUTTO

USUFRUTTUARIO RICONOSCE ALTRO COME PROPRIETARIO.

L’acquisto a titolo originario è tipico dei diritti reali: dobbiamo fare conti con possesso come

acquisizione dei diritti. Nell’usufrutto proprietario ha proprietà nuda: qnd si estingue

usufrutto, nudo proprietario torna ad essere nel pieno delle sue facoltà e riacquista tutte le

facoltà che sn connesse al diritto di proprietà (si estingue per morte, prescrizione ventennale se

nn viene quindi esercitato per venti anni, mancato rispetto della destinazione economica del bene: è

stabilito da legge che vincola la destinazione economica del bene).

Esistevano + ipotesi di usufrutto legale (quella del coniuge superstite nei cfr dei beni dell’altro

coniuge: prima al coniuge veniva riservato usufrutto, nn era nella scala di eredità: ora però entra

nella proprietà dell’asse ereditario!): oltre ad usufrutto legale è rimasto l’usufrutto (?)

L’usufrutto legale si riconosce ai genitori sui beni dei figli minori finchè nn raggiungono la

maggiore età: e genitori esercitano quindi la tutela.

Il diritto di servitù prediali (art. 1027) definisce come peso imposto su un fondo per l’utilità di

un altro fondo appartenente a proprietario diverso.

I fondi devono essere di proprietari diversi e limitrofi: si ha a k fare con 2 suoli con rapporto di

servizio fra qst 2 fondi (uno dominante ed uno servente). X strade di passaggio, ecc… è necessario

disciplinare i rapporti di servizio: pensando sempre alle servitù.

Il rapporto di servizio qui deve osservare un’utilità obbiettiva: le servitù possono essere

VOLONTARIE (x volontà dei proprietari dei fondi su cui si instaura un rapporto di servizio: il

rapporto di servizio va concepito e valutato in rapporto ai beni!) o COATTIVE (con sentenza del

giudice, valutate cmq le circostanze e per reale e concreta utilità!).

Si possono usucapire le servitù? Il proprietario avrebbe dovuto difendere la sua proprietà ma

le servitù x poter essere usucapite devono essere esercitate su beni aventi opere visibili e

permanenti (altrim è possibile immaginare un possesso virtuale) su cui quindi è possibile

verificare il possesso materiale: possono essere costituite per testamento [lasciando la proprietà,

stabilisce che deve esercitare diritto di passaggio anche l’altro: il testatore stabilisce quindi la

servitù], le servitù possono nascere anche per legge (elettrodotti, acquedotti, ecc..) e possono

nascere x un modo particolare definito “destinazione del padre di famiglia” (padre divide le quote

per i figli, che diventano proprietari del fondo, ma viene automaticamente costituita una servitù x

poter accedere al fondo dove vi è pozzo ed esserne quindi beneficiati), un atto dell’unico

proprietario da cui dipenda la divisione del bene in modo tale k la parte su cui grava un’opera di

servizio sarà servente automaticamente -x il semplice fatto di avvenuta divisione- di tutte le parti

del fondo.

L’atto di divisione attribuisce loro oltre alla proprietà delle singole parti anche il diritto di

servitù a vantaggio/svantaggio: esiste quel diritto quindi per effetto di atto di divisione operato dal

padre di famiglia.

Se nn vi fosse destinazione ognuno dei comproprietari ha possibilità di ricorrere al giudice x farsi

costituire quindi la servitù: la sentenza fa quindi nascere il diritto di servitù , mentre l’altra accerta

ed è dichiarativa e nn serve che sia quindi opponibile a terzi xk vi è già atto di divisione che ha

costituito la divisione e la relativa servitù.

Tt il terzo libro ha radici nel diritto romano.

Possiamo aggiungere che anche le servitù si possono estinguere: o qnd scompare fondo

servente (cause di forza maggiore) o x prescrizione sempre ventennale o x fatto k titolare del

diritto implicitamente dichiari di rinunciare al diritto stesso o ancora x fatto k bene abbia

perso destinazione di fondo servente. I veri beneficiari poi sn i proprietari k accedono alle loro

proprietà in maniera equipollente o cn vantaggio di uno: può essere prevista compensazione, canone

periodico, concessione a titolo gratuito (stabilita anche dal testatore).

VENTISETTESIMA LEZIONE

Il diritto di superficie è il diritto reale di godimento che rappresenta sostanzialmente la

modalità + piena di godere di uno spazio o verso l’alto o verso il basso. Art. 952 e ss.

Il diritto del proprietario del suolo si estende nell’alto e nel basso, all’infinito. Parliamo di diritto di

superficie xk il proprietario se ne può separare xk può cederlo a qlcn: che contenuto può avere il

diritto di superficie?

Il rapp è tra proprietario ed un altro soggetto che lo comprime tanto che proprietario

rinuncia del suo godimento in favore di un altro. Parlando di costituzione, si costituisce su

volontà del proprietario e ha cm contenuto il diritto di fare e mantenere una costruzione in

favore di altri che ne acquista la proprietà. Diritto di qlcn altro al fine di costruire un’opera

della quale poi diventerà proprietario. Anzitutto per ragioni di tipo economico: il diritto di

superficie può essere a tempo, può quindi scadere. E la proprietà rimane intatta: si concede solo ius

edificandi, ma nn proprietà concreta, concede solo lo spazio. I soggetti che detengono il diritto di

superficie si chiamano superficiari e hanno diritto di edificare: diritto reale di proprietà sul suolo;

diritto di costruire che diventa quindi di qualcun altro. Bisogna regolare quindi anche la costruzione

che è di colui che detiene il diritto di superficie e ha quindi anche la proprietà della costruzione

realizzata sul suolo. Con una particolarità, la proprietà della costruzione durerà qnt il diritto

di superficie, necessariamente (con limite temporale). La proprietà cessa con l’estinguersi del

diritto: quali sorti segue quindi la proprietà?

Essendo una delle facoltà, il diritto di superficie ha caratteristica di essere uno ius edificandi.

Il diritto di superficie assume il contenuto di edificare una costruzione: la proprietà è del

superficiario; una volta costruito l’immobile, e una volta che il tempo del diritto di superficie

nn è stato nemmeno coperto, la costruzione (se il superficiario ha degli eredi) si trasmette agli

eredi, altrimenti la proprietà va al proprietario. Uno dei modi di acquisito della proprietà è

l’ACCESSIONE: implica che la proprietà diventi per accessione di proprietà del proprietario del

suolo. I due fenomeni nn sn incompatibili, anzi: l’accessione del bene costruito riguarderà sempre il

proprietario del suolo anche se ci fossero come eredi perché il diritto degli eredi dura qnt il

diritto di superficie; il proprietario può vedere accedere la costruzione nella sua proprietà.

L’art 952 ci allerta su ciò:il proprietario può alienare la proprietà della costruzione separatamente

dalla proprietà del suolo. Se quindi la costruzione è già esistente il proprietario può cedere la

proprietà della costruzione mantenendo per sé il suolo: la proprietà anche in questo caso

torna al proprietario. [si usa nei paesi anglosassoni x evitare gli atti traslativi, laddove il diritto

fondamentalmente torna sempre al proprietario: il proprietario torna poi nella proprietà del suolo e

poi anche della costruzione sul suolo.]

L’art. 954: fin quando dura il diritto di superficie il superficiario ha piena disponibilità di

immaginare altre situazioni giuridiche che si estinguono qnd si estingue il diritto di superficie.

Se sul suolo ci sn oneri gravanti con qualche peso, il superficiario dovrà accettare l’esistenza anche

ad es. della servitù. Analoga vicenda estintiva avranno i diritti nascenti da contratti stipulati sulla

costruzione. Una volta che diritto di superficie si estingue, anche le opere diverse tornano in

proprietà a chi ha concesso diritto di superficie.

Enfiteusi esiste nelle realtà rurali: la sua connotazione consiste nel fatto di essere diritto reale

di godimento, attribuendo facoltà di godere in maniera piena ed esclusiva ma con obbligo di

migliorarne la destinazione economica; riceve un bene in godimento (ma esso poteva essere in

totale abbandono). Il proprietario anzinchè provvedere da sé decide di concedere ad un altro

affinchè lo ripristini e lo migliori (è previsto anche canone, simbolico, annuale). Nn può

durare meno di 20 anni per dare possibilità di affrontare il tempo necessario per migliorare la

destinazione economica: vi è pretesa che il bene migliori. Può capitare che enfiteuta decida di

tenere in proprietà il bene; può operarsi l’affrancazione (pagando i canoni a lui spettanti, confonde

le 2 situazioni giuridiche per apprendere la proprietà esclusiva): l’enfiteusi si trasforma, con

consenso di proprietario, in proprietà per affrancazione.

La comunione dei diritti: tutti i diritti reali possono essere intestati singolarmente ad un soggetto o

ente ma anche a + persone (cointestati). Un fenomeno di cointestazione è la comunione ereditaria

dp successione mortis caussssa.

La comunione si ha anche per altri tipi di diritti reali: se proprietari sn +, si crea comunione;

ciò implica che proprietari possono godere e disporre entro i limiti spettanti anche agli altri.

Si ha comunione pro diviso e comunione pro indiviso: è disciplinato dalle stesse parti in una

convenzione in cui si pattuiscono le modalità di godimento, si stabiliscono le quote, le possibilità di

godere di alcuni beni, ecc… Se qst accordi nn stabiliscono alcunché o nn sn formalizzati (se nn

esiste un titolo), si presume che sia pro indiviso: esiste un unico bene con + persone titolari in

cui ciascuno di essi gode dell’intero ma con il limite che esiste poiché altro cointestatario ha lo

stesso diritto.

Fin quando qst tipo di esercizio è regolamentato.

Se intestatari hanno già stabilito le quote di godimento o ciò è previsto dalle leggi stesse, in

questo caso nn vi è dubbio che ciascuno sa già quale è la quota di appartenenza se fosse

autonomamente concepibile: potrebbe nn sorgere il problema della condivisione pro indiviso.

X gestione ed amministrazione bisogna seguire determinate regole che regolano tutti i rapporti di

organismi collegiali: tutti partecipano all’amministrazione su bene su cui incidono i propri diritti.

Sarà un organo rappresentato da collegialità espressa da ciascun comunista: le deliberazioni

saranno soggette al principio della maggioranza. Una particolare forma di comunione è quella

del condominio: nella comunione che si instaura si ha doppio regime, esclusivo (a ciascun

proprietario sulla sua parte esclusiva dell’edificio) e comunione (su beni che appartengono per

legge a tutti i condomini: è proprietà pro diviso perché ciascuno è titolare di quote millesimali).

Ogni proprietario esclusivo in base alla grandezza, metratura, della sua proprietà assume la

contitolarità in millesimi delle parti in comune: le quote espresse in millesimi si computano su

metratura ed individuano la capacità spettante a ciascun condomino (+ grande appartamento, +

estesa validità della quota millesimale spettante al proprietario). Il condominio come particolare

forma di comunione pro diviso, visto che normalmente esiste un regolamento di base x godere

di quel bene: condominio è rappresentato da organi; si riproduce quella forma di

rappresentanza organica poiché è previsto organo deliberante [assemblea per ordinaria (50%

+1) e straordinaria amministrazione (decisioni su beni comuni, con maggioranze qualificate con

2/3, all’unanimità)], esecutivo [amministratore esegue le decisioni deliberate in assemblea, affinchè

vengano eseguite correttamente e nel rispetto della volontà assembleare (ha responsabilità tipica del

mandatario, assume i doveri tipici del mandatario ossia colui che ha incarico di compiere atti

giuridici: cura con diligenza necessaria affinchè nn si operi alcun tipo di negligenza, distrazione

rispetto alle delibere di assemblea, altrim è inadempimento) –mandatario è colui che viene pagato

anche per il lavoro e può avere una capacità professionale e la diligenza nn è quindi ordinaria ma

qualificata dal ruolo che egli dovrà assumere e dai requisiti richiesti dalla legge, assolvendo gli

oneri derivanti dalla carica: la responsabilità è di natura contrattuale che può determinare a carico

dell’amministratore una responsabilità di rimediare (danno emergente risarcimento è commisurato a

perdite realmente subite dal condominio per azione negligente dell’amministratore, ed il lucro

cessante è mancato guadagno che ha subito condominio x fatto di aver dovuto rinunciare ad un atto

e dover pensare di riproporre incarico o atto ad altri soggetti: immaginiamo che mandato

dell’amministratore fosse di individuare appalto per gestione di impianto idrico, amministratore

incurante e negligente decide di contattare impresa nn in grado di portare avanti il lavoro; una volta

consegnato il lavoro i condomini si accorgono che è fatto male e nuoce, ma di fatto gli

amministratori sn abbastanza onesti) al danno e al pregiudizio causato per effetto della sua

negligenza; può essere sottoposto ad azione di responsabilità a fronte dell’inadempimento di

uno dei suoi compiti; una volta che assemblea decide di agire, può revocarlo dall’incarico–],

VENTOTTESIMA LEZIONE

Nel libro sesto troviamo disciplina di temi ed istituti diversi…prescrizione dei diritti.

I diritti soggettivi assoluti afferenti alla sfera personalissima, sistema dei diritti reali (a contenuto

patrimoniale), si pone il problema di come esercizio di diritti sia condizionato da circostanze fino al

punto anche di farli perdere e se è possibile rimediare a questi strani meccanismi di perdita del

diritto.

Sn poche le situaz giur che nn si prescrivono: i diritti sn di norma prescrittibili. La

prescrizione è la conseguenza qnd il titolare di un diritto nn lo esercita x il tempo stabilito

dalla legge (vedi qnt detto sulla proprietà). L’inerzia del titolare con il decorso del tempo

rappresentano il binomio di eventi a causa di cui si determina la prescrizione di un diritto: equivale

quindi ad estinzione (il diritto si estingue in capo al titolare). Variano da caso a caso e da diritto a

diritto: esiste un principio x cui se la legge nn stabilisce un termine preciso si presuppone che

diritto si estingue per prescrizione ordinaria a durata di 10 anni. I tempi decisi sn assai

diversificati. Vi possono essere termini + lunghi come quelli di 20 anni per i diritti reali (la

proprietà nn si prescrive mai!): sn salvi gli effetti del possesso mediante l’usucapione; proprietario

può nn esercitare il diritto ma deve avere riguardo dell’effetto acquisitivo del possesso e quindi

usucapione. Tutti gli altri diritti reali del godimento nn si prescrivono prima del ventennio ma

bisogna avere riguardo di esercitare quei diritti di godimento affinchè nn ci sia acquisto del

diritto reale di godimento x usucapione.

La prescrizione opera generalmente così per i diritti relativi, come quelli di credito.alcuni diritti

imprescrittibili sn rappresentati nella categoria dei diritti della personalità x cui nn vi è rischio di

perdita per il titolare, nn essendo diritto di carattere patrimoniale (nn si estinguono mai!): gli altri

diritti come quelli reali devono fare conti con il possesso o con possessore che li voglia acquistare.

E’ un istituto disciplinato negli articoli 2934 e ss cc collocato nel sesto libro per tutelare e

garantire sia la certezza del diritto in capo al titolare e la garanzia a favore di chi lo ha

acquistato. Qnd si pone un problema di prescrizione del diritto la questione si pone in un

processo: come istituto, la prescrizione opera qnd la questione di esistenza si compia nella fase

giurisdizionale. Se nn è previsto termine prescrizionale il diritto di credito si prescrive in 10 anni:

ho credito con Tizio di 1000 euro, il rapp è di 9 e 10 mesi fa, quindi ho taciuto con Tizio e nn ho

esercitato diritto di credito (decido di esercitarlo e sn in perfetto termine xk Tizio dovrà adempiere o

giustificare adempimento di fronte ad un giudice); se i dieci anni sn scaduti, tipo dp 10 anni e 2

mesi, Tizio nn sl disattende ma neanche risponde xk sicuro che diritto sia prescritto comodamente

nella posizione di chi può stare senza fare alcunché: se cito in giudizio Tizio, Tizio dice che diritto è

estinto e quindi pago le spese di giudizio (sollevata l’eccezione di prescrizione, il giudice nn entra

neppure nel merito). E’ onere del convenuto eccepire la prescrizione: nn può essere rilevata

d’ufficio dal giudice. Il diritto deve essere quindi esercitabile per tutela giurisdizionale. La

prescrizione va conosciuta altrimenti quando si tutelano i diritti si può incorrere in problemi di

contraddizione sia dal lato dell’attore che del convenuto.

Il tempo per la prescrizione comincia a decorrere da quando il diritto può essere esercitato [ad es.

avrei potuto esercitare il diritto di credito sin dal momento in cui debitore doveva dare il

pagamento]

La prescrizione opera dal momento in cui diritto poteva essere esercitato ma nn viene

esercitato.

E’ possibile operare attrav 2 eventi, circostanze come cause che operano dentro il termine

prescrizionale per evitare inerzia totale: la prescrizione può essere sospesa o interrotta.

Operano come circostanze (sospensione ed interruzione) che si intromettono nel periodo e nel

decorso del termine prescrizionale x il fatto che possono accadere situazioni di cui è giusto tener

conto. Può accadere che vi sia esercizio del diritto che interrompe quindi la prescrizione;

l’interruzione rappresenta una vicenda interruttiva che blocca il decorso del termine perché

c’è atto di riconoscimento del diritto. Le cause di sospensione sn individuate dall’art 2941:

rapporti personali tali per cui è giustificata la sospensione del termine:

- tra coniugi

- tra chi esercita potestà e sottoposti

- tra tutore e minore o interdetto

- tra curatore e minore emancipato

- tra erede ed eredità con beneficio

- tra le persone giuridiche e amministratori

- tra debitore che ha nascosto e creditore

- tra amministrato ed amministratore

Il termine resta sospeso come se attendesse qualcosa. Si discute xk nn si è ben individuato se la

ratio contempli tanti casi in cui sospensione sia giustificata o se qst casi vanno considerati tipici.

Qnd è importante stabilire se vi è sospensione o interruzione?

Mentre interruzione interrompe il termine il quale ricomincia “ex novo”, nella sospensione il

termine già decorso finita la causa può ricominciare a decorrere e il tempo precedente si aggiunge al

tempo successivo. Se supponiamo che mio diritto sia arrivato a cinque anni da stipulazione del

rapporto e divento curatore del mio debitore che viene dichiarato inabilitato x un periodo di 5 anni:

in qst periodo nn posso esercitare diritto; quando cessa la funzione, il termine ricomincia a

decorrere sommandosi al precedente. Lascia quindi efficace il termine prescrizionale quindi ciò va

tenuto in considerazione, in fase giurisdizionale. Nn sempre però è possibile che tutti gli atti

siano adatti ed idonei ad interrompere la prescrizione: x es., il proprietario nn può

semplicemente redigere una lettera per far interrompere il possesso ad usucapionem xk è

necessario notificare un atto di citazione in cui si esercita un’azione giudiziale. Gli avvocati

normalmente intimano e fanno valere il diritto (atto d’esercizio del diritto), ma è sempre bene

che anche titolare del diritto sottoscriva questa intimazione: l’atto interruttivo deve essere compiuto

proprio dal titolare del diritto. X l’interruzione vi è incertezza che nn tt gli atti hanno carattere

interruttivo e poi è difficile il ricalcolo dal gg in cui ri-iniziare il calcolo.

Il legislatore ritiene che si possa desumere che diritto sia prescritto finchè esso nn viene lamentato:

le presunzione che opera il legislatore (art 2954): l’onere di sollevare l’eccezione di prescrizione

si inverte xk se si parte cn presupposto che diritto si è presuntivamente prescritto il titolare

deve quindi dimostrare di aver ancora il diritto da vantare; si prescrive in sei mesi il diritto

degli albergatori e degli osti: è presuntiva xk se tizio va in albergo x 3 gg, va via senza pagare e poi

passano 6 mesi, senza che l’albergatore abbia richiesto il pagamento si presume che diritto si sia

estinto xk vuol dire che vi ha rinunciato; in questo caso accade che dp 6 mesi nasca la controversia

e l’albergatore voglia far valere il diritto con pagamento del dovuto ma il cliente può limitarsi ad

affermare la presunzione di prescrizione: l’albergatore deve accettare l’estinzione del diritto x

prescrizione presuntiva? O può liberarsi da presunzione? Ma ciò deve essere letto con art 2960:

colui al quale la presunzione è stata opposta (es. albergatore) può deferire il giuramento

all’altra parte, costringendo quindi a giurare x accertare se si è verificata estinzione del

debito. Può accadere che giuri, sapendo di giurare il falso, o dica che effettivamente ammetta il

diritto di credito: chi giura sapendo di giurare il falso, si espone al rischio di incorrere a

conseguenza penale.

Il diritto si presuppone estinto se ciò nn avviene.

Dalla prescrizione va distinta la decadenza: sn disciplinati nella stessa sezione del cc.

Qnd si ha la decadenza? Qnd nn è stato osservato termine stabilito dalla legge: x esercizio di

atto o diritto, o eccezione da sollevare, casi in cui è legislatore a sollevare ciò. Normalmente si

dice che il termine di decadenza è fissato dal legislatore per la prosecuzione di un’azione +k x

l’esercizio di un diritto (si decade da beneficio di inventario). Qnd si tratta di azione di scioglimento

del rapp contrattuale sarà termine di prescrizione. Nella decadenza nn vi sn l’interruzione e la

sospensione: mentre la prescrizione si può interrompere con atti interruttivi che la parte può

scegliere liberamente ma cn quell’effetto, per la decadenza occorre eseguire atti previsti dalla legge.

Diversi sn i profili di decadenza: dipende dal tipo di diritti che decadono, in secondo luogo essa è

prevista come istituto azionabile sl con atti previsti dal legislatore, è istituto le cui norme sn

inderogabili (aventi carattere imperativo e a cui le parti nn possono sottrarsi!): nn c’è la

possibilità che sia interrotta o sospesa, la decadenza. Ad essa si può “sfuggire” con atto previsto

dalla legge: sn connessi a tutela di diritto. Accordo con cui dilazionare nel tempo un termine

previsto dalla legge sia di prescrizione che di decadenza.

Passiamo all’altro istituto: TRASCRIZIONE.

La pubblicità è conosciuta x le diverse funzioni a cui è chiamata. Sn principalmente 3:

- dichiarativa: potrebbe sembrare come la mera pubblicità; significa ed

implica riconoscere efficacia di considerare opponibili (nn già

conoscibili!) a tt i consociati le vicende giuridiche che riguardano

determinati beni e diritti; l’effetto che produce la pubblicità dichiarativa è

l’effetto di rendere certezza della situazione giuridica con essa cristallizzata e

di far sì che tt i consociati nn possano ritenersi ignari di quella situazione così

come riportata nella formalità che si è voluta rendere pubblica. Nn si vuole sl

mettere a conoscenza i terzi ma significa appunto che la vicenda intercorsa

deve essere resa nota a tutti perché tutti i terzi che vengano in contatto siano

messi a conoscenza che x es quel diritto è passato da un patrimonio ad un

altro.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Istituzioni di diritto privato I per l'esame della professoressa Pasquino . Gli argomenti trattati sono i seguenti: Gli istituti sono le fondamenta, le basi per lo studio del diritto: sono l’"abc” (dizionario) per gli anni di studio futuri
Sono pertanto utili per capire e padroneggiare poi il linguaggio giuridico

Nel corso si affronta lo studio delle materie del codice civile e delle leggi speciali
Il primo libro parla del diritto della persona e della famiglia
Il secondo libro parla delle donazioni e delle successioni
Il terzo delle proprietà, del possesso e dei diritti reali
Il quarto delle obbligazioni e contratti
Il sesto della prescrizione e trascrizione


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SolidSnake86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Pasquino Teresa.

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