Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

un'attività non pericolosa, il danneggiato dovrà provare la colpa di questo, al fine di far operare la

responsabilità oggettiva del suo datore di lavoro. Ma se si tratta di un'attività pericolosa, il

danneggiato è esonerato da questa prova, essendoci l'inversione dell'onere della prova. Non solo vi

è inversione dell'onere della prova: la legge, infatti, richiede anche la prova di aver adottato tutte le

misure di sicurezza offerte dalla tecnica e che il senno del poi indica come indicate a evitare il

danno, indipendentemente dalla loro ragionevolezza economica.

DANNO, CAUSALITA', RIMEDI

Il danno patrimoniale può consistere nella perdita, nella distruzione o nel danneggiamento di un

bene patrimoniale, nella perdita di un guadagno o nella sopravvenuta necessità di compiere

determinate spese.

Nell'ambito del danno patrimoniale si distingue il danno emergente, che consiste in una

diminuzione del patrimonio, e il lucro cessante, cioè l'esclusione di un incremento patrimoniale che

si sarebbe verificato in mancanza del fatto dannoso.

Il danno non patrimoniale consiste nella perdita o lesione di un bene personale, che non possa

essere oggetto di scambio e di valutazione economica, per esempio la salute, la libertà, l'onore, etc...

Al danno non patrimoniale spesso può seguire indirettamente un ulteriore danno patrimoniale; per

esempio le spese di cura, i guadagni mancati a causa di malattia, etc...

Il danno è risarcibile sine qua non, cioè solo se è conseguenza dell'atto illecito, o del fatto previsto

dalla legge come fonte di responsabilità oggettiva. Il risarcimento del danno è escluso quando

questo, anche in mancanza dell'atto illecito (o altro fatto che sia fonte di responsabilità) si sarebbe

verificato ugualmente e nello stesso momento, e sarebbe rimasto definitivamente a carico del

danneggiato. La vittima infatti non ha diritto ad essere garantita contro i rischi ai quali sarebbe stata

esposta anche se l'atto illecito non fosse stato commesso.

Nel caso di responsabilità da atto illecito, il danno non è risarcibile se non è realizzazione di quel

rischio in considerazione del quale la condotta è illecita. Per esempio chi ha parcheggiato in una

zona vietata non è responsabile di chi vi si sia scontrato, se la sosta era vietata per lasciare libera la

vista di una bella facciata architettonica, e non perché fonte di pericolo per la circolazione.

Nell'ambito della responsabilità oggettiva occorre escludere la responsabilità per i fatti atipici,

estranei a quel rischio che il responsabile può prevedere e contro il quale può premunirsi.

Se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate al risarcimento del danno in

modo solidale. La corresponsabilità può derivare da una condotta illecita comune, ma può anche

accadere che più persone concorrano a cagionare il medesimo danno operando indipendentemente

l'una dall'altra. Nei rapporti interni il danno si ripartisce in proporzione all'entità sia del rischio

creato da ciascuno, sia delle colpe.

Colui che ha risarcito il danno avrà però regresso per l'intero se la sua responsabilità senza colpa ha

esclusivamente una funzione di garanzia rispetto a una responsabilità altrui; per esempio il

proprietario di un immobile che paga il danno per un vizio di costruzione avrà un'azione di regresso

sul costruttore per l'intero.

Il risarcimento può venire ridotto o escluso quando la negligenza o l'imprudenza del danneggiato

abbia concorso a cagionare il danno: concorso di colpa. Il diritto quindi impone a ciascuno sia il

dovere di astenersi dal danneggiare ingiustamente altri, sia l'onere di usare una ragionevole

diligenza per tutelare se stessi e il proprio patrimonio. È da ritenersi però che questa regola non

possa venire invocata dal danneggiante che abbia agito con dolo.

Una volta che il fatto dannoso si è verificato, diventa operante l'onere del danneggiato di non

aggravare le conseguenze: il risarcimento non è dovuto per quei danni ulteriori che il danneggiato

avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza, anche se il danneggiante ha agito con dolo.

5

Il risarcimento del danno per equivalente si fa pagando al danneggiato una somma di danaro

equivalente al danno emergente e al lucro cessante che egli ha subito.

Oltre al danno già verificatosi può essere risarcito il danno futuro, alla condizione che sia

ragionevolmente certo. Per esempio il risarcimento del danno da invalidità permanente deve coprire

anche le ulteriori spese di cura che prevedibilmente si renderanno necessarie.

Quando si tratta di danni alla persona devono essere risarcite le spese di cura (danno emergente) e il

minor reddito dovuto alla sospensione dell'attività lavorativa nel periodo di malattia e alla

successiva diminuzione della capacità di guadagno nel caso di invalidità permanente (lucro

cessante). A questo si aggiunge poi il risarcimento del danno non patrimoniale.

Il risarcimento per equivalente costituisce un surrogato e il danneggiato non è tenuto ad

accontentarsene, potendo perciò chiedere la reintegrazione in forma specifica, cioè che venga

ricostituita, a spese del responsabile, la situazione che si sarebbe avuta in mancanza del fatto

dannoso.

Per definizione il danno non patrimoniale non può essere risarcito per equivalente. Tuttavia il

pagamento di una somma di danaro al danneggiato gli attribuisce un beneficio che può valere come

sollievo o compenso del torto subito; al tempo stesso l'obbligo di pagare costituisce una sanzione

per il danneggiante. La riparazione del danno non patrimoniale è imposta solo nei casi determinati

dalla legge:

ipotesi in cui il danno derivi da un reato;

• quando derivi dalla violazione di diritti costituzionalmente garantiti, compreso il danno

• biologico, inteso come lesione dell'integrità psicofisica della persona, anche indipendente da

eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito;

danno alla vita di relazione e danno esistenziale: quei riflessi negativi che l'illecito può

• provocare sulle relazioni affettive, le attività culturali e in generale l'operare non economico

di una persona.

La reazione che l'ordinamento giuridico offre contro l'atto illecito mira preventivamente ad

impedirne il compiersi, e successivamente ad eliminare le conseguenze.

Nelle ipotesi in ci l'urgenza del pericolo non consente altro rimedio, la legge permette al privato di

difendersi da sé anche con la forza. Fuori di queste ipotesi interviene la difesa pubblica, la quale si

manifesta, nel campo del diritto privato, con la concessione al soggetto minacciato di un'azione

inibitoria: un'azione, cioè, con la quale si chiede giudizialmente che venga impedito il fatto lesivo.

Per la concessione dell'azione inibitoria la legge richiede per lo più che un atto illecito sia già stato

compiuto e se ne tema la ripetizione o la continuazione in futuro. Altre volte, però, considera

sufficiente l'esistenza di atti preparatori diretti in modo non equivoco al compimento dell'atto

illecito. 6

GESTIONE DI AFFARI ALTRUI

E ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA

Si ha la gestione d'affari quando una persona compie un atto nell'interesse e per conto altrui, senza

averne ricevuto l'incarico dall'interessato e senza essere comunque obbligata a farlo. La legge deve

riconoscere e tutelare le iniziative altruistiche, ma allo stesso tempo deve proteggere l'individuo

contro ingerenze che possono essere dannose o limitare la sua autonomia. Perciò la gestione di

affari altrui è riconosciuta solo quando l'interessato non sia in grado di provvedere da sé. Il caso

classico è quello del vicino che provvede a una riparazione urgente dell'immobile mentre il

proprietario è assente, oppure il passante che faccia ricoverare il ferito privo di sensi.

Occorre che il gestore non sia obbligato a intervenire e anche che intervenga con la consapevolezza

di agire nell'interesse e per conto altrui.

Oggetto della gestione possono essere sia atti giuridici, sia atti materiali: il vicino dell'esempio

precedente potrà riparare il danno personalmente o siglare un contratto con un'impresa per far

riparare lo stesso.

La gestione di affari produce:

obbligazioni a carico del gestore: il gestore deve continuare la gestione e condurla a

• termine, finché l'interessato non sia in grado di provvedervi da sé stesso.

La gestione va condotta con diligenza. Tuttavia il giudice, in considerazione delle

circostanze, può moderare il risarcimento dei danni per colpa. Ciò non vuol dire solamente

che il gestore non risponde dei danni per colpa lieve, com'è da principio generale per le

prestazioni gratuite, ma anche che si deve tener conto dell'eventuale carattere di emergenza

della situazione nella quale il gestore si è trovato ad operare, e dei danni che l'interessato

avrebbe subito comunque;

obbligazioni dell'interessato: in ogni caso l'interessato deve rimborsare al gestore tutte le

• spese necessarie o utili con gli interessi al giorno in cui le spese stesse sono state fatte.

Questo rimborso è dovuto anche se la gestione, pur essendo stata utilmente iniziata, abbia

finito per non recare vantaggio all'interessato, per cause non imputabili al gestore. In altre

parole il gestore non agisce a proprio rischio.

La legge non riconosce la gestione di affari altrui eseguita contro il divieto dell'interessato. È salvo

però il caso che tale divieto sia contrario alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume; per

esempio nel caso in cui il gestore abbia procurato cure mediche a un bambino ammalato, pur contro

il divieto de genitori di questo. PAGAMENTO DELL'INDEBITO

E ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA

Gli spostamenti patrimoniali richiedono una causa che li giustifichi giuridicamente. Sovente questa

è costituita da un contratto, ma può consistere anche in un diverso fatto giuridico.

Spostamenti patrimoniali ingiustificati possono essere dovuti ad appropriazioni illecite, oppure a

violenze o inganni, con i quali si siano ottenute prestazioni non dovute. In questi casi le

conseguenze del torto vengono eliminate per quanto possibile attraverso il meccanismo della

responsabilità civile.

Può accadere però anche che spostamenti patrimoniali ingiustificati si verifichino in conseguenza di

fatti che non sono illeciti e non sono fonte di responsabilità per danni. Ad esempio un atto dello

stesso impoverito che paghi per errore, oppure la consumazione in buona fede di una cosa altrui.

In questi casi il diritto impone all'arricchito innocente di pagare all'altra parte un'indennità contenuta

entro i limiti del proprio arricchimento, e non il risarcimento del danno. Ad esempio se Rossi abbia

alimentato il proprio caminetto con il legno pregiato del mobiliere Bianchi, l'arricchimento di Rossi

è pari al valore del costo della legna da ardere, mentre il danno subito dal mobiliere Bianchi è pari

al valore della legna pregiata. Se Rossi ha agito in buona fede, egli dovrà pagare solo una somma

7

pari al prezzo della legna da ardere risparmiata.

Chi ha ricevuto un pagamento non dovuto di una somma di danaro dovrà restituire un'uguale

somma.

Chi ha ricevuto indebitamente una cosa determinata è tenuto a restituirla; ma se nel frattempo egli

l'ha già consumata o alienata in buona fede a terzi, è tenuto a pagare una somma commisurata al

proprio arricchimento. Il principio si applica in ogni caso di prestazione non dovuta, anche nel fare

o non fare, o nella concessione del godimento temporaneo di una cosa. 1

L'azione concessa a chi ha pagato l'indebito di chiama ripetizione dell'indebito .

Il ricevimento di una prestazione non dovuta non costituisce altro che un'ipotesi particolare di

arricchimento ingiustificato, alla quale il legislatore ha dedicato una disciplina particolareggiata

(artt. 2033-2040 cod. civ.) in considerazione della sua importanza. Tutti gli altri modi in cui può

conseguirsi un arricchimento ingiustificato ricadono nella previsione dell'art. 2041 cod. civ.

La maggior parte di queste altre ipotesi sono riconducibili all'idea di un arricchimento derivante

dall'aver conseguito utilità che sono oggetto di un diritto altrui (per esempio: consumazione, uso,

alienazione in buona fede di una cosa altrui). Qui la concessione di un'azione all'impoverito

costituisce un'integrazione necessaria della tutela del suo diritto: opera integrando la tutela del

diritto di proprietà e degli altri diritti reali sulle cose; sul diritto di brevetto; sul diritto d'autore; sui

diritti di credito (l'azione spetterà al creditore contro il terzo che abbia conseguito il pagamento con

effetto liberatorio per il debitore).

Oltre alle due categorie già illustrare di arricchimento derivante da una prestazione non dovuta e

appropriazione di utilità inerenti a un diritto altrui, vi è il caso del miglioramento di cosa altrui.

Colui che ritenendo di operare su cosa propria, ha migliorato una cosa altrui, ha diritto ad ottenere

un'indennità per i miglioramenti apportati.

Se la prestazione avviene per mezzo di un terzo, ad esempio nella delegazione di pagamento, il

rapporto del pagamento è tra creditore e debitore e così anche l'azione di ripetizione dell'indebito.

Se invece vi è prestazione del terzo, configurabile ogni volta che un terzo paghi un debito altrui

senza averne ricevuto incarico dal debitore o, comunque, senza dichiarare al creditore che la

prestazione debba considerarsi come proveniente dal debitore, l'autore della prestazione è il terzo, e

al terzo spetterà la ripetizione dell'indebito se il pagamento risulterà privo di causa.

1 Differenze tra pagamento dell'indebito e arricchimento senza causa, pag. 344 Trimarchi.

8

I TITOLI DI CREDITO

La cessione del credito è un procedimento non efficace per la libera circolazione dei traffici perché

la cessione resta insicura per il cessionario. Questi infatti succede nel medesimo diritto del cedente,

con la conseguenza che:

1. egli può acquistare il credito solo se il cedente ne era effettivamente titolare, e

2. egli acquista il credito con lo stesso contenuto e gli stessi limiti che aveva in capo al cedente.

Il titolo di credito è un foglietto di carta sul quale il debitore scrive e sottoscrive la propria

obbligazione. Esso è dunque una cosa mobile e può essere oggetto del diritto di proprietà. Chi è

proprietario del documento è titolare del credito.

Ne segue che esso può circolare come una cosa mobile, anziché nel modo macchinoso della

cessione di credito. E in particolare si applica la regola “possesso vale titolo”: chi acquista un titolo

di credito da chi non ne è proprietario, ne diviene tuttavia proprietario, se il titolo gli viene

consegnato in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione e se è in buona fede al

momento della consegna.

Il contenuto del diritto incorporato nel titolo è quello che ne risulta dal tenore letterale del titolo

stesso. La trasmissione del titolo non determina un acquisto derivativo del credito ivi incorporato,

bensì l'acquisto originario di un diritto che ad ogni passaggio rinasce come nuovo, autonomo

rispetto alla posizione del dante causa.

Il principio della letteralità ha lo scopo di facilitare la circolazione del titolo proteggendo i terzi

acquirenti; perciò non si applica nel rapporto diretto fra il debitore e colui con il quale è intervenuto

l'accordo o altro evento modificativo o estintivo del debito: il debitore può opporre al possessore del

titolo le eccezioni a questo personali.

Chi abbia il possesso materiale del titolo, nelle forme prescritte dalla legge, si presume titolare del

diritto. Ne consegue che il debitore deve pagare al possessore del titolo, salvo che conosca

l'illegittimità del possesso, o abbia ragione di sospettarla; e così pagando, senza dolo o colpa grave,

egli si libera. Il possesso del titolo è sufficiente per l'esercizio del diritto, ma è anche necessario: il

debitore non è tenuto a pagare a chi non sia in grado di esibire e restituire il titolo.

Il proprietario privato della legittimazione non potrà pretendere l pagamento del debitore; potrà solo

rivendicare il titolo dall'illegittimo possessore, oppure chiedere l'ammortamento.

Il diritto incorporato nel titolo può consistere nel credito di una prestazione di danaro: titoli di

credito in senso stretto. Questi sono: assegno, cambiale, obbligazioni di società commerciali, titoli

di debito pubblico.

Vi sono poi titoli di partecipazione, nell'ambito dei quali si possono distinguere:

titoli rappresentativi di quote sociali: azioni di società, il cui contenuto è un insieme di diritti

• patrimoniali e giuridici che spettano al socio (partecipazione agli utili, alla quota di

liquidazione, diritto di opzione in caso di aumento di capitale, etc...);

titoli rappresentativi del diritto di partecipare pro quota ai risultati di un'iniziativa

• economica: es. certificati dei fondi comuni di investimento, i quali rappresentano quote di

un fondo comune, che consiste in un complesso di azioni, obbligazioni e altre attività

finanziarie.

Vi sono infine titoli rappresentativi di merci, che nascono da operazioni di trasporto o di deposito.

Il codice ha introdotto questo titolo pensando al contratto di trasporto (il vettore emette dei

documenti riguardo al tipo di trasporto a colui che gli affida le merci) e anche per il contratto di

deposito; i magazzini generali (imprese che mantengono la custodia di merci). I titoli

rappresentativi di merci attribuiscono il diritto di esigere la consegna delle merci; attribuiscono il

possesso delle medesime; attribuiscono il potere di disporne mediante il trasferimento del titolo.

9

Vengono detti titoli causali, perché trasmessi solo per i 2 tipi di contratti sopra citati, che vengono

specificati nel titolo stesso. Il possesso del titolo equivale al possesso mediato della merce: perciò,

chi acquista il titolo da chi non ne è proprietario, e ne ottiene in buona fede la consegna, diventa

proprietario della merce come se gli fosse stata consegnata la merce stessa.

I titoli di credito circolano in modo diverso secondo che siano al portatore, all'ordine o nominativi.

Il titolo al portatore si trasferisce con la consegna del documento. Possono essere al portatore i

titoli del debito pubblico e le obbligazioni emesse da enti pubblici o da società per azioni.

Il titolo all'ordine si trasferisce con la consegna del documento e la girata. Questa consiste

nell'ordine, scritto sul titolo dal trasmittente (girante), di eseguire la prestazione a favore di colui al

quale il titolo è trasferito (giratario).

Spesso la girata si fa in bianco, con la semplice firma del girante, senza l'indicazione del nome del

giratario. In tal caso il titolo può successivamente circolare al pari di un titolo al portatore.

Il titolo può essere girato per l'incasso (per procura); in tal caso il giratario incassa come

rappresentante del girante e perciò il debitore gli può opporre le eccezioni che avrebbe potuto

opporre al girante, e solo queste.

La girata a titolo di pegno attribuisce al giratario un diritto di pegno sul credito incorporato nel

titolo; questo diritto è autonomo, immune cioè dalle eccezioni che l'obbligato avrebbe potuto

opporre al girante.

Sono titoli all'ordine la cambiale, l'assegno bancario, l'assegno circolare, la fede di deposito, il

duplicato della lettera di vettura, la polizza di carico.

Il titolo nominativo si trasferisce con la consegna e con l'annotazione del nome dell'acquirente sul

titolo e nel registro dell'emittente, oppure con il rilascio di un nuovo titolo intestato al nuovo

titolare. Il titolo nominativo può essere trasferito anche con girata, purché sia piena e sia autenticata

da un notaio.

Possono essere nominativi i titoli del debito pubblico e le obbligazioni degli enti pubblici e di

società (ma generalmente si preferisce emetterle al portatore). La nominatività è invece obbligatoria

per i titoli azionari.

Naturalmente, per la trasmissione del diritto le formalità di cui sopra non sono sufficienti: occorre

un valido negozio di trasferimento, rispetto al quale consegna, girata, annotazione costituiscono

momenti esecutivi.

La creazione e l'emissione del titolo di credito sono strumentali rispetto all'operazione economica

che è esterna al titolo e ne costituisce la causa. Per esempio, l'emissione di azioni trova la propria

causa nel contratto costitutivo della società per azioni, oppure in un'operazione di aumento di

capitale.

Il titolo di credito si dice causale quando la causa della sua emissione influisce sull'obbligazione

cartolare.

Sono astratti invece i titoli nei quali la causa non esercita influenza sull'obbligazione cartolare.

Prototipo ne è la cambiale.

Il diritto incorporato nel titolo (diritto cartolare) ha un'individualità distinta dal diritto sottostante;

infatti nasce da un negozio giuridico distinto.

D'altra parte, rapporto cartolare e rapporto fondamentale sono collegati tra loro. È chiaro, per

esempio, che se viene stipulata una compravendita a pagamento differito e il compratore emette un

10

pagherò cambiario a favore del venditore, questi non potrà pretendere il prezzo due volte: una volta

con l'azione contrattuale e una volta con l'azione cambiara.

Il coordinamento fra rapporto cartolare e rapporto giuridico sottostante è realizzato con le seguenti

regole:

1. nei rapporti fra contraenti diretti il rapporto cartolare è riassorbito dal rapporto

fondamentale. In altre parole il debitore può opporre al primo prenditore del titolo qualsiasi

eccezione relativa al rapporto fondamentale;

2. finché permane l'azione cartolare, l'azione causale non può venire esercitata se non offrendo

al debitore la restituzione del titolo;

3. l'adempimento dell'obbligazione cartolare estingue anche il rapporto fondamentale.

Le eccezioni opponibili dal debitore al possessore del titolo per rifiutargli il pagamento si

distinguono in reali (o assolute) e personali (o relative).

Le eccezioni reali circolano con il titolo e sono opponibili a qualunque possessore del titolo stesso.

Esse sono:

1. le eccezioni relative alla forma del titolo. Per esempio: la mancanza della denominazione di

“cambiale” esclude la natura cambiaria del documento, che si riduce così a un semplice

riconoscimento di debito;

2. le eccezioni che risultano dal contesto letterale del titolo;

3. le eccezioni che escludono la provenienza del titolo dalla persona alla quale è richiesto il

pagamento (es. falsità di firma). Inoltre il difetto di rappresentanza in chi ha sottoscritto il

titolo a nome del debitore, o l'incapacità di agire del sottoscrittore;

4. la mancanza delle condizioni per l'esercizio dell'azione. Per esempio un termine non ancora

scaduto.

Le eccezioni personali sono invece opponibili soltanto a questa o quella persona determinata. Esse

sono:

1. quelle riguardanti il difetto di legittimazione di chi pretende il pagamento. Per esempio

mancanza della girata nel titolo all'ordine;

2. quelle riguardanti l'illegittimità del possesso del titolo;

3. quelle relative a rapporti personali fra debitore e il possessore del titolo. Per esempio

compensazione, pagamento di un acconto, dilazione del termine, remissione del debito.

Nel caso che un titolo di credito all'ordine o nominativo sia smarrito, sottratto o distrutto, la legge

consente al possessore che ha subito la perdita di ottenere dall'autorità giudiziaria l'ammortamento

del titolo stesso.

L'ammortamento priva il titolo della sua efficacia e attribuisce all'ex possessore la legittimazione ad

esigere ugualmente il pagamento, oppure un duplicato del titolo perduto.

La cambiale può avere due forme: vaglia cambiario (o pagherò cambiario) e cambiale tratta.

Il vaglia cambiario contiene la promessa del sottoscrittore (emittente) di pagare una somma di

danaro.

La cambiale tratta, invece, contiene l'ordine del sottoscrittore (traente) ad un terzo (trattario) di

pagare una certa somma al prenditore del titolo o all'eventuale giratario; se il trattario accetta

l'ordine, apponendo la propria firma sulla cambiale, diventa il principale obbligato; se non accetta, o

comunque non paga, il traente ne risponderà. È quindi una situazione triangolare come la

delegazione. 11

La cambiale è un titolo di credito all'ordine, avente le seguenti caratteristiche:

incorporazione del diritto nel titolo;

• letteralità e autonomia;

• funzione di legittimazione del possessore all'esercizio del titolo;

• astrattezza: il rapporto sottostante all'emissione della cambiale è del tutto irrilevante;

• titolo esecutivo: per procedere all'esecuzione forzata contro il debitore inadempiente non è

• necessario munirsi di una sentenza di condanna: basta la cambiale.

Inoltre le cambiali possono essere utilizzate presso le banche per procurarsi la disponibilità

immediata di danaro: l'operazione ha il nome di sconto e consente alla banca di trattenere gli

interessi fino alla scadenza della cambiale.

La cambiale circola mediante girata. È di grande importanza rilevare che chiunque apponga una

firma di girata sulla cambiale diventa solidamente obbligato verso gli ulteriori giratari della

cambiale per il caso che l'obbligato principale non paghi. È però ammissibile la girata munita di una

clausola che escluda la responsabilità del girante. La girata non può essere parziale e deve essere

incondizionata.

Il pagamento della cambiale può essere garantito con un avallo scritto sul titolo. L'avallo deve

indicare per chi è dato; in mancanza di quest'indicazione si intende dato al traente. Anche

l'obbligazione dell'avallante, come tutte le obbligazioni cambiarie, è autonoma. Autonoma perfino

rispetto all'obbligazione del soggetto per il quale si è voluto prestare garanzia.

La cambiale dev'essere redatta per iscritto e deve contenere, a pena di nullità, le seguenti

indicazioni:

1. la denominazione di cambiale;

2. l'ordine o la promessa incondizionata di pagare una certa somma;

3. la generalità del trattario, se si tratta di una cambiale tratta;

4. il nome del prenditore;

5. la sottoscrizione dell'emittente e, nel caso di vaglia cambiario, le sue generalità.

In mancanza di uno di questi requisiti formali il documento non vale come cambiale, ma può

eventualmente costituire una semplice promessa di pagamento.

Quando la cambiale è esigibile, per essere scaduto il termine, o perché pagabile a vista, il

pagamento va chiesto in primo luogo a un obbligato principale (emittente, accettante, avallante

dell'uno o dell'altro). Solo se questi non paga, il possessore della cambiale può rivolgersi a un

obbligato in via di regresso.

L'azione di regresso può essere esercitata anche prima della scadenza se il trattario ha rifiutato

l'accettazione, in tutto o in parte, o se il trattario è caduto in stato di insolvenza.

Il possessore della cambiale può rivolgersi contro uno qualsiasi degli obbligati in via di regresso, a

sua scelta. Questi, se paga, ha diritto di farsi consegnare la cambiale e di utilizzarla a sua colta

contro un precedente firmatario della cambiale, oppure contro l'obbligato principale.

L'azione di regresso può venire esercitata solo se manca accettazione o se il mancato pagamento è

stato constatato con atto pubblico: protesto.

L'assegno è un titolo di credito che, al pari della cambiale, contiene un ordine o una promessa di

pagamento. Se ne distingue tuttavia per la funzione economica: esso è un mezzo ausiliario di

pagamento e non uno strumento di credito.

L'assegno bancario ha la struttura di una delegazione di pagamento: contiene infatti l'ordine di

pagamento di una somma determinata rivolto al sottoscrittore (traente) a un terzo (banca trattaria) a

favore di colui a cui il titolo viene rilasciato (prenditore). Se la banca non paga, il prenditore può

12

agire in regresso contro il traente.

L'assegno può essere tratto solo su una banca, con la quale il traente abbia stipulato un contratto di

assegno e presso la quale esistano effettivamente, a sua disposizione, i fondi necessari per il

trasferimento. L'emissione di assegni a vuoto è colpita da sanzioni penali.

L'assegno bancario è pagabile a vista; non può avere una scadenza futura. La copertura deve poi

permanere per un breve termine, 8-60 giorni. Decorso questo termine, il traente può disporre

diversamente della provvista e può revocare l'assegno.

L’assegno poteva essere liberamente girato. Oggi invece, per controllare i vari pagamenti, se uno

deve fare un pagamento inferiore a 12500€ può chiedere assegni non trasferibili, per cui chi riceve

l’assegno può solo incassarlo personalmente, o chiedere assegni trasferibili, i quali però costano di

più e quando la persona che ha ricevuto l’assegno lo gira, deve indicare il nome della persona alla

quale lo gira e anche il suo codice fiscale: girata piena. Per importi superiori ai 12500€ dev’essere

obbligatoriamente non trasferibile e dev’essere incassato tramite una banca, e non in contanti, in

modo da sapere chi ha riscosso l’assegno.

L'assegno circolare è un titolo di credito all'ordine, emesso da un istituto di credito, che contiene la

promessa di pagare a vista una somma determinata. Può essere emesso solo per somme disponibili

presso la banca emittente al momento dell'emissione.

13

I DIRITTI REALI E IL POSSESSO

LA PROPIETA'

Il codice civile attribuisce al proprietario il “diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed

esclusivo, entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico” (art.

832 cod. civ.).

La Costituzione tiene conto della funzione sociale della proprietà. Questa va intesa con riferimento

sia all'esigenza di efficienza economica, sia all'esigenza di instaurare più equi rapporti sociali. Tener

conto della funziona sociale significa da un lato renderla accessibile a tutti, dall'altro imporre limiti

e controlli all'iniziativa del proprietario (p. es.: necessità di una licenza, prescrizioni circa le

caratteristiche dell'edificio).

Il riconoscimento costituzionale della proprietà privata significa in primo luogo che è ammessa una

proprietà privata non solo di beni “personali”, ma anche di beni “economici”. Questa proprietà è

ammessa accanto a quella dello Stato e degli enti pubblici. Ciò non esclude la possibilità che la

legge riservi esclusivamente allo Stato la proprietà di particolari categorie di beni; ma una

disposizione di questo genere potrà adottarsi solo quando sia giustificata dallo scopo di assicurare la

“funzione sociale” della proprietà.

In secondo luogo, riconoscimento e garanzia della proprietà privata significano che l'espropriazione

è ammessa solo per motivi di interesse generale, solo nei casi previsti dalla legge, e salvo

indennizzo.

Vi sono alcune specie di beni per i quali la legge non ammette la proprietà privata (lido, spiaggia,

fiumi, etc...). Questi appartengono necessariamente allo Stato e fanno parte del demanio pubblico:

sono perciò inalienabili e non possono venire acquistati dai privati neppure per effetto del possesso

protratto nel tempo. I beni demaniali possono tuttavia essere dati in concessione.

Anche strade, acquedotti, aerodromi, immobili di interesse storico/artistico sono sottoposti a

medesimo regime giuridico, ma a differenza di quelli prima elencati, i beni appartenenti a questi tipi

possono anche essere oggetto di proprietà privata.

Gli altri beni appartenenti allo Stato e agli enti pubblici territoriali sono detti patrimoniali. Di questi,

alcuni sono vincolati a una particolare destinazione, che può consistere in un servizio pubblico o

altra finalità di interesse generale; essi costituiscono il patrimonio indisponibile dello Stato. Vi

rientrano gli edifici destinati a uffici pubblici, le foreste, le miniere, le cave, la fauna selvatica.

Restano i beni che, pur appartenendo allo Stato, sono semplicemente destinati a dare un reddito:

essi costituiscono il patrimonio disponibile degli enti ai quali appartengono.

Fra i limiti alla facoltà di godimento del proprietario hanno particolare importanza i vincoli

urbanistici, che determinano le caratteristiche dell'attività edilizia, mediante piani regolatori, imposti

dalla legge a tutti i Comuni. Gli edifici abusivi, perché costruiti senza concessione edilizia, o in

modo difforme alla stessa, non sono commerciabili e devono essere demoliti.

Altri vincoli, in tema di proprietà agricola, sono previsti per il razionale sfruttamento del suolo,

come la conservazione delle aree boschive, le qualità delle colture e il governo dei pascoli.

Quanto ai limiti alla facoltà di disposizione, possiamo ricordare che lo Stato ha un diritto di

prelazione sulle cose di interesse artistico o storico, qualora il proprietario intenda alienarle a titolo

oneroso.

Talvolta la funzione sociale della proprietà esige che al proprietario vengano imposti determinati

obblighi, come l'obbligo di eseguire le opere di bonifica.

La proprietà immobiliare si estende orizzontalmente nell'ambito dei propri confini. Verticalmente

essa si estende fino all'altezza e alla profondità entro le qual può venire utilmente esercitata. Inoltre

non tutto ciò che si trova entro questi confini appartiene al proprietario del fondo: restano escluse le

14

acque pubbliche, le miniere, i giacimenti di petrolio e gas naturali, le cose di interesse storico e

artistico: questi beni appartengono allo Stato.

Il proprietario può impedire agli estranei di accedere al proprio fondo, che può sempre recintare.

Eccezione è fatta dalle leggi sulla caccia.

Le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni

derivanti dal fondo del vicino, devono essere sopportate dal proprietario se non superano la normale

tollerabilità, la quale verrà stabilita tenendo conto dei caratteri della zona.

Altre volte le immissioni superiori alla normale tollerabilità sono dovute ad attività produttive che

presentano un'indiretta utilità sociale. Il giudice dovrà quindi contemperare le esigenze di

produzione con le ragioni della proprietà. Occorrerà considerare il costo delle misure che possano

eliminare o ridurre le immissioni, oppure il costo delle misure che può adottare colui che subisce le

immissioni. La valutazione comparativa, oltre che dei valori economici, deve tenere conto che i

diritti della persona umana sono preminenti, così come la conservazione dell'ambiente.

Quando l'immissione viene consentita, i fondi che la subiscono sono gravati da una corrispondente

servitù coattiva, mentre i proprietari devono essere integralmente compensati con un'indennità.

La disciplina dei rapporti di vicinato richiede una valutazione comparativa degli interessi in

conflitto. Normalmente questa valutazione viene compiuta dal legislatore in modo tipico, così da

consentire la formulazione di regole generali.

Il giudice è chiamato a valutare la situazione specifica, oltre le regole generali, qualora l'atto sia

dannoso a terzi e la mancanza di interesse del proprietario sia evidente. Questo comportamento si

chiama atto d'emulazione ed è fonte di responsabilità per i danni.

La proprietà, come ogni altro diritto patrimoniale, si può acquistare a titolo originario o derivativo.

L'acquisto è a titolo derivativo quando l'acquirente succede ad un precedente titolare e il diritto gli

spetta come e quanto spettava a colui dal quale lo ha acquistato. Il diritto si acquista invece a titolo

originario quando non è trasmesso da un'altra persona che ne fosse titolare.

I modi di acquisto a titolo derivativo sono il contratto e la successione a causa di morte.

I modi di acquisto a titolo originario sono:

1. Occupazione. È la presa di possesso di una cosa, con l'intenzione di rendersene proprietario.

Si possono acquistare mediante occupazione le cose mobili che non sono proprietà di

nessuno, quali le cose abbandonate e gli animali che non sono compresi nel patrimonio

indisponibile dello Stato. Non sono suscettibili di occupazione i beni immobili: se non sono

in proprietà di alcuno, spettano al patrimonio dello Stato.

2. Invenzione di cose smarrite. Chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario o

all'ufficio degli oggetti smarriti. Ne diventerà proprietario dopo un anno dal ritrovamento,

qualora il proprietario non si sia presentato. Altrimenti il proprietario dovrà pagare un

premio nella misura stabilita dalla legge.

3. Ritrovamento di un tesoro. Tesoro è qualunque cosa mobile di pregio, nascosta o

sotterrata, di cui nessuno può provare di essere proprietario. Il tesoro spetta per metà al

proprietario del fondo e per metà al ritrovatore, salvo che si tratti di un oggetto di interesse

storico o artistico, nel qual caso spetta allo Stato.

4. Accessione. Questo modo di acquisto riguarda le ipotesi nelle quali due o più cose

appartenenti a proprietari diversi vengano unite in modo tale che la separazione non possa

farsi senza grave danno: si pensi alla costruzione di un edificio fatta con materiali propri su

terreno altrui. La legge tende a evitare la comunione del bene, perciò la proprietà della cosa

15

principale da acquistare quella della cosa accessoria. Naturalmente chi acquista in tal modo

deve pagare un'indennità in base ai principi sull'arricchimento senza causa e se ha agito

illecitamente dovrà risarcire il danno. Casi di accessione sono quindi l'unione e la

commistione, ipotesi che si verificano rispettivamente quando cose mobili appartenenti a

diversi proprietari sono unite, o mescolate, in modo che non sia possibile separarle.

5. Specificazione. È l'ipotesi che taluno abbia adoperato na materia altrui che non gli

apparteneva per formare una nuova cosa. La legge tende dare prevalenza al lavoro, a meno

che il valore della materia sorpassi notevolmente quello del lavoro impiegato. Per il resto si

applicano gli stessi principi dell'accessione.

6. Usucapione. Deriva dal possesso esercitato per un certo numero di anni.

Le azioni a difesa della proprietà sono:

1. Rivendicazione. È l'azione concessa al proprietario per recuperare la cosa da chi la

possiede. Grava sul proprietario l'onere di provare l proprio diritto.

L'azione di rivendicazione è differente dall'azione di restituzione. Questa comprende sia la

ripetizione dell'indebito, sia l'azione concessa a chi abbia consegnato una cosa ad altri per

uso temporaneo, non appena sia scaduta l'efficacia del contratto (es. l'azione concessa al

locatore, al depositante, etc...). L'azione di restituzione ha carattere personale, mentre quella

di rivendicazione ha carattere reale.

2. Azione negatoria. È l'azione concessa al proprietario per far dichiarare l'inesistenza di diritti

affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio. Se sussistono

turbative o molestie, il proprietario può chiederne la cessazione, oltre al risarcimento del

danno.

3. Azione di regolamento di confini. Quando il confine tra due fondi è incerto, ciascuno dei

proprietari può chiedere che sia stabilito giudizialmente.

4. Azione di apposizione di termini. Presuppone che il confine sia certo, e tende a fare

apporre a spese comuni i segnali di confine.

16

I DIRITTI REALI DI GODIMENTO

L'usufrutto è il diritto reale di usare la cosa altrui e di trarne i frutti, rispettando però la

destinazione economica della cosa stessa.

Fino all'estinzione dell'usufrutto, il proprietario è privato della possibilità di usare la cosa. Il suo

diritto prende così il nome di nuda proprietà.

L'usufrutto può avere per oggetto non solo singole cose, mobili o immobili, ma qualsiasi bene

giuridico: brevetti di invenzione, quote di partecipazione in società, universalità di beni, etc...

La legge impone limiti massimi di durata dell'usufrutto: la vita dell'usufruttuario, nel caso di

persona fisica, oppure trent'anni, nel caso di persona giuridica.

L'usufrutto può essere costituito per testamento o per contratto. Si dice usufrutto per trasferimento

quando il proprietario trasferisce l'usufrutto, mantenendo la nuda proprietà; è invece usufrutto per

deduzione quando cede ad altri la nuda proprietà, trattenendo per sé l'usufrutto.

L'usufrutto può essere oggetto di esecuzione forzata da parte dei creditori dell'usufruttuario e può

venire ipotecato.

All'usufruttuario spetta il possesso della cosa. Egli potrà utilizzarla direttamente, oppure darla in

locazione o in affitto ad altri. A lui spettano sia i frutti naturali, sia i frutti civili.

L'usufruttuario deve provvedere con diligenza alla conservazione e manutenzione della cosa. Solo

le spese straordinarie restano a carico del proprietario.

L'usufrutto si estingue:

1. per la scadenza del termine o la morte dell'usufruttuario;

2. per rinuncia dell'usufruttuario;

3. per consolidazione, quando l'usufrutto e la nuda proprietà di riuniscono sotto la stessa

persona;

4. per prescrizione, per effetto del non uso durato per vent'anni;

5. per il totale perimento della cosa;

6. per decadenza dovuta ad abusi dell'usufruttuario.

Tutte queste disposizioni sono di ordine pubblico e perciò inderogabili.

Uso e abitazione sono diritti che si distinguono dall'usufrutto solo per una portata più limitata.

Chi ha diritto di uso di una cosa può servirsi di essa e, se è fruttifera, può raccoglierne i frutti, ma

solo limitatamente ai bisogni suoi e della famiglia.

Chi ha diritto di abitazione di una casa può abitarla limitatamente ai bisogni suoi e della sua

famiglia.

Il carattere personale di questi diritti fa si che non possano essere ceduti, né dati in locazione, né

assoggettati a sequestro o ad esecuzione forzata.

La servitù consiste nel peso imposto sopra un immobile (fondo servente) per l'utilità di un altro

immobile (fondo dominante) appartenente a diverso proprietario.

Sono affermative quelle servitù che consentono al titolare una limitata utilizzazione del fondo

servente (es. passaggio) oppure gli consentono di compiere sul proprio fondo atti che sarebbero

altrimenti lesivi del diritto di proprietà del vicino.

Sono negative le servitù che consentono al proprietario del fondo dominante il potere di vietare

determinate utilizzazioni del fondo servente (es. divieto di costruire oltre una certa altezza).

La servitù non è assoggettata necessariamente a limiti temporali di durata. D'altra parte, essa non

può assorbire tutte le facoltà di utilizzazione del fondo servente.

La servitù dev'essere stabilita in favore di un fondo e non di una persona (predialità) e deve essere

costituita per l'utilità del fondo dominante. Infine non può avere per oggetto prestazioni attive del

proprietario del fondo servente, perché un vincolo di questo genere può solo avere carattere

obbligatorio, e non reale. 17

Le servitù possono essere costituite:

1. coattivamente, per imposizione della legge, secondo fattispecie tipiche. Sorge a seguito di

una sentenza, seguendo il criterio di minor danno per il fondo servente e del maggior

vantaggio per il fondo dominante. La sentenza deve stabilire anche l'indennità spettante al

proprietario del fondo servente;

2. volontariamente: con un contratto, per testamento, per usucapione o per destinazione del

padre di famiglia. Quest'ultimo caso accade quando un fondo viene diviso successivamente

in due parti e rimangono opere visibili (strada, ponte, acquedotto, etc...) che per servire una

parte, danneggiano l'altra.

Le servitù si possono estinguere:

1. per rinuncia del titolare;

2. per confusione;

3. per non uso ventennale (prescrizione). Se si tratta di una servitù il cui esercizio si esercita

con comportamenti ripetuti del suo titolare, la prescrizione decorre dal giorno in cui è stato

compiuto l'ultimo atto di esercizio. Quando si tratta di una servitù il cui esercizio non

richiede mai un comportamento attivo del proprietario del fondo dominante, la prescrizione

decorre dal momento in cui il proprietario del fondo servente abbia compiuto un atto lesivo

della servitù, oppure si sia comunque verificato un evento che impedisca l'esercizio della

servitù stessa.

La superficie è il diritto di fare o mantenere una costruzione sopra o sotto il suolo altrui

conservando la proprietà della costruzione stessa. È quindi un'eccezione al principio di accessione.

Può essere un diritto perpetuo, può essere alienato, ipotecato o comunque assoggettato

autonomamente ad atti di disposizione.

Il diritto di superficie si estingue per rinuncia del titolare, per confusione, per scadenza del termine

o per prescrizione.

L'enfiteusi è un diritto reale immobiliare, perpetuo o di assai lunga durata, che attribuisce

all'enfiteuta lo stesso potere di godimento sul fondo che spetterebbe al proprietario. In corrispettivo

l'enfiteuta paga al proprietario un canone annuo; inoltre egli ha l'obbligo di migliorare il fondo.

L'enfiteuta può mutare la destinazione del fondo, può disporre liberamente del proprio diritto, sia

per atto tra vivi, sia per testamento e può acquistare la piena proprietà del fondo per affrancazione,

mediante il pagamento di una somma pari a quindici volte il canone annuo.

18

LA COMUNIONE

Un bene, un diritto reale ed anche un intero patrimonio, può appartenere a più persone: si ha in tal

caso una comunione. Se oggetto della comunione è la proprietà di una cosa, si parla di

comproprietà.

La comunione si dice ordinaria quando è costituita per contratto o da successione ereditaria. Prima

o poi ciascuno dei partecipanti può domandarne lo scioglimento, perciò appare volontaria e

temporanea.

Se ne distingue la comunione forzosa di un bene immobile necessariamente destinato al servizio di

due o più immobili vicini: si pensi alle parti in comune di un condominio.

La legge ha regolato la comunione attraverso regole dispositive, applicabili cioè solo se il titolo

(contratto, testamento) non dispone diversamente.

Il bene oggetto di comunione è diviso in quote: ogni partecipante alla comunione possiede una

quota, e non una parte già individuata.

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non alteri la destinazione e non

impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

Per quanto riguarda gli atti di disposizione, del proprio diritto di quota il comproprietario può

disporre liberamente. Non può invece alienare un bene indiviso o una parte di esso: sarebbe un

trasferimento sottoposto a condizione sospensiva, cioè avverrebbe successivamente alla divisione.

Per l'amministrazione della cosa comune vige il principio maggioritario, salvo per l'alienazione del

bene comune (ed anche la costituzione di un diritto reale o la locazione superiore a nove anni), per

cui si richiede il consenso di tutti i partecipanti.

Le deliberazioni della maggioranza possono essere impugnate davanti al giudice, che dovrà

pronunciare non solo un controllo di legittimità, ma anche di merito.

I partecipanti possono disciplinare l'utilizzazione della cosa in comune anche mediante un

regolamento contrattuale, come accade nell'istituto della multiproprietà.

La comunione si scioglie con la divisione, che attribuisce a ciascun condividente, in luogo del

diritto di quota, un diritto esclusivo di pari valore. In mancanza di accordo, la divisione è fatta dal

giudice. Tutti i condividenti si devono vicendevole garanzia per evizione, pertanto se un terzo

rivendica un bene compreso in una delle porzioni, il valore dello stesso dev'essere messo a carico di

tutti i condividenti. 19

IL POSSESSO

La proprietà è un diritto, il possesso è una situazione di fatto.

L'art. 1140 cod. civ. definisce possesso “il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività

corrispondente all'esercizio della proprietà o di un altro diritto reale. Si può possedere direttamente

o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa”.

Di regola il possessore è anche proprietario: possesso legittimo.

Il possesso illegittimo può essere di buona o di mala fede secondo che il possessore ignori o sappia

di ledere il diritto altrui.

Il possesso non dev'essere confuso con un'altra situazione di fatto, la detenzione. Questa consiste

nell'avere l'immediata disponibilità della cosa, vuoi per usarla materialmente, vuoi per rendere un

servizio al possessore. La persona che detiene la cosa non esercita un potere pari a quello della

proprietà o di un altro diritto reale.

Colui che esercita il potere di fatto si presume il possesso, quando non si provi che ha cominciato a

esercitarlo semplicemente come detenzione.

Analogamente gli atti compiuti con altrui tolleranza non possono servire di fondamento all'acquisto

del possesso. Ad esempio la tolleranza dal passaggio saltuario del vicino su fondo proprio non porta

al possesso della servitù di passaggio.

Il possesso, sia esso legittimo o illegittimo, attribuisce una serie di vantaggi giuridici:

1. La protezione possessoria: chi sia stato spogliato del possesso o molestato nel suo esercizio

può ottenere per via giudiziaria la reintegrazione o la cessazione della molestia, oltre a

ricorrere alla richiesta di provvedimenti cautelari quando minacciato o alla legittima difesa

quando ne ricorrano gli estremi.

Lo spoglio e la molestia sono illeciti anche quando sono compiuti dal legittimo proprietario,

che può solo esercitare in giudizio l'azione di rivendicazione e chiedere il sequestro

preventivo.

2. Il possessore convenuto in giudizio con l'azione di rivendicazione non ha necessità di

provare il proprio diritto al possesso; spetta al rivendicante provare di essere proprietario.

3. Il possesso porta all'usucapione del diritto corrispondente o all'applicazione della regola

“possesso vale titolo”.

4. Il possessore in buona fede fa suoi i frutti della cosa.

L'azione di reintegrazione è concessa a chi sia stato violentemente od occultamente spogliato del

possesso, per consentirgli di ottenere una rapida reintegrazione del possesso medesimo. La

reintegrazione deve infatti ordinarsi dal giudice sulla semplice notorietà del fatto, senza dilazione. È

tutelato anche chi detenga la cosa nell'interesse proprio.

L'azione di manutenzione del possesso è data a chi sia stato molestato nel possesso di un

immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un'universalità di mobili. Si può chiedere al

giudice l'interruzione della molestia e la riparazione del danno.

L'azione di manutenzione non è concessa al detentore, né al possessore di cose mobili o a colui che

abbia acquistato il possesso violentemente, clandestinamente o da meno di un anno.

La denunzia di opera nuova spetta a chi abbia ragione di temere che da una nuova opera, da altri

intrapresa, stia per derivare danno alla cosa che forma l'oggetto del suo diritto o del suo possesso.

La denunzia di danno temuto spetta a chi abbia ragione di temere che da qualsiasi edificio, albero,

o altra cosa sovrasti pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma l'oggeto del suo

diritto o del suo possesso.

Sia la denunzia di opera nuova, che la denunzia di danno temuto danno luogo a una prima fase di

adozione di provvedimenti provvisori urgenti, e una seconda fase che porti a un giudizio definitivo.

20

Usucapione: trascorso un certo numero di anni, al possessore è attribuito il diritto corrispondente

(proprietà o diritto reale di godimento), mentre il diritto che per tanto tempo non è stato esercitato

viene cancellato o subisce una compressione.

L'usucapione può quindi definirsi come un modo di acquisto della proprietà o dei diritti reali di

godimento, a titolo originario, per effetto del possesso protratto per un certo tempo.

A tutela del proprietario è disposto che il termine per l'usucapione non possa correre fin tanto che

sussistano alcune circostanze, previste tassativamente dalla legge, che gli impediscano di far valere

il proprio diritto. Si può trattare di particolari rapporti fra il proprietario e il possessore (es.

matrimonio), oppure a una condizione particolare del proprietario (es. minore non emancipato).

Inoltre il possesso acquistato in modo violento o clandestino non giova all'usucapione se non dal

momento in cui la violenza è cessata.

Anche il possesso non di buona fede porta all'usucapione, ma in tempi più lunghi.

I beni immobili vengono usucapiti in vent'anni, quelli mobili in dieci.

Le servitù prediali si possono acquistare per usucapione solo quando siano apparenti: cioè quando

esistano opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio.

L'usucapione può essere interrotta o sospesa per circostanze sopravvenute.

L'interruzione cancella la rilevanza del possesso per il tempo già trascorso e può derivare dalla

domanda giudiziale proposta dall'avente diritto contro il possessore, oppure dal riconoscimento

dell'altrui diritto da parte del possessore.

La sospensione deriva da alcune particolari circostanze previste tassativamente dalla legge, che

impediscono di far valere il proprio diritto (es. frana su una servitù di passaggio).

Per quanto riguarda i frutti, il possessore di malafede deve restituire i frutti naturali e civili che ha

percepito. Dovrà quindi dare al proprietario un giusto compenso per l'utilizzazione e rispondere dei

frutti che avrebbe potuto ottenere dalla cosa usando l'ordinaria diligenza.

Il possessore in buona fede fa suoi i frutti naturali e civili fino al giorno della domanda giudiziale.

Per quanto concerne i miglioramenti, il possessore di malafede ha diritto a un'indennità pari alla

minor somma tra l'importo della spesa e l'aumento del valore conseguito dalla cosa.

Se il possessore è di buona fede, egli ha diritto a un'indennità nella misura dell'aumento di valore

conseguito dalla cosa.

Il possessore di malafede risponde dei danni subiti dalla cosa, anche per caso fortuito.

Possesso vale titolo: se una persona acquista una cosa mobile da chi non ne è proprietario, ne

diventa proprietario se riceve in buona fede la consegna e se sussiste un titolo idoneo al

trasferimento della proprietà.

L'acquisto del possesso può avvenire a titolo originario, se dipende esclusivamente da un atto di

colui che acquista il possesso (si pensi all'appropriazione di una cosa smarrita o al furto), oppure a

titolo derivativo, se dipende da una trasmissione dal precedente possessore (si pensi al possesso

trasmesso per successione testamentaria). 21

PEGNO E IPOTECA

Pegno e ipoteca sono diritti reali che hanno la funzione di garantire la soddisfazione di un credito.

Possono essere costituiti su beni di proprietà del debitore o di un terzo che si presti a garantire il

debito altrui. La destinazione del bene oggetto di pegno e ipoteca è quindi la soddisfazione

preferenziale del creditore garantito.

Il diritto di pegno o di ipoteca segue la cosa, anche se questa viene alienata a un terzo: diritto di

seguito. È opponibile al terzo e in ciò si manifesta il suo carattere reale. Il terzo fideiussore risponde

per tutti i suoi beni, mentre il terzo datore di pegno o ipoteca risponde solo con il bene offerto in

garanzia.

Altra prerogativa del creditore garantito da pegno o ipoteca è il diritto di prelazione sugli altri

creditori.

La differenza tra pegno e ipoteca sta nel fatto che il pegno ha per oggetto beni mobili, mentre

l'ipoteca ha per oggetto beni iscritti in pubblici registri.

La legge richiede che l'esistenza di questi diritti reali sia riconoscibile: mediante la consegna, per il

pegno; mediante l'iscrizione in pubblici registri per l'ipoteca. Iscrizione (pubblicità costitutiva) e

spossessamento sono elementi costitutivi.

Pegno e ipoteca sono accessori del credito che garantiscono, perciò si estinguono con l'estinzione

dello stesso.

Se alla scadenza il credito non viene soddisfatto spontaneamente dal debitore, la cosa va venduta

per permettere al creditore di soddisfarsi sul ricavato. L'eventuale residuo andrà dapprima agli altri

creditori, poi al proprietario.

È nullo il patto commissorio, cioè il patto con il quale si conviene che, in mancanza di pagamento

del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa passi al creditore. Questo per evitare eventuali

azioni usurarie.

Nel pegno di cosa mobile, per acquistare la prelazione rispetto ad altri eventuali creditori, occorre

che il contratto risulti da atto scritto con data certa.

Il pegno può anche avere per oggetto un credito. In tal caso il pegno deve risultare da atto scritto e

la sua costituzione deve essere notificata al debitore del credito dato in pegno.

Oggetto dell'ipoteca può essere anche un diritto reale di godimento su un bene iscritto nei pubblici

registri: usufrutto, superficie o enfiteusi. Il diritto di servitù non può essere oggetto di servitù perché

non può essere oggetto di espropriazione separatamente dal fondo dominante.

L'ipoteca volontaria nasce in seguito a un negozio giuridico del concedente. Il negozio può essere

un contratto o una dichiarazione unilaterale e per la validità si richiede la forma scritta, o meglio

l'atto pubblico per facilitare l'iscrizione.

L'ipoteca giudiziale si può iscrivere in base a una sentenza che porti condanna al pagamento di una

somma, all'adempimento di altra obbligazione o al risarcimento di danni da liquidarsi

successivamente.

L'ipoteca legale può essere iscritta sui beni del debitore, senza il consenso del debitore, in alcuni

casi specificatamente previsti dalla legge. Essa spetta: all'alienante di un immobile a garanzia del

pagamento del prezzo; al condividente, a garanzia del pagamento del conguaglio che gli è dovuto.

Lo stesso bene può essere assoggettato a più ipoteche, a garanzia di crediti diversi. In base all'ordine

temporale di iscrizione, acquisiscono un diverso grado, annotato sulla registrazione stessa, secondo

il quale i creditori saranno soddisfatti.

La rinnovazione eseguita prima della scadenza mantiene in vita l'ipoteca. Se invece è eseguita dopo

la scadenza, fa nascere un diritto nuovo. 22

LA TUTELA DEI DIRITTI

Per la difesa e l'attuazione del proprio diritto, che sia contestato o leso da altri, occorre, di regola,

agire in giudizio.

Nel processo di cognizione, che è iniziato mediante un atto di citazione, si accertano i fatti rilevanti

ai fini del giudizio, quando siano controversi fra le parti; la sentenza decide la lite in base ai fatti

accertati e alle norme di diritto.

La sentenza dichiarativa accerta la situazione giuridica esistente (es. la qualità di erede, la nullità

di un contratto).

La sentenza costitutiva costituisce, modifica o estingue rapporti giuridici (es. la sentenza che

pronunci l'annullamento o la risoluzione di un contratto, la sentenza di divorzio).

La sentenza di condanna comanda a una parte di dare o fare qualcosa per l'attuazione di un diritto

della controparte (es. condanna a pagare una somma di danaro al creditore; a distruggere un'opera

abusivamente costruita).

Alla sentenza di primo grado la parte soccombente può proporre appello, andando così a un

processo di secondo grado ed eventualmente in Cassazione.

Quando sia trascorso il termine di decadenza per l'esercizio dell'impugnazione, o siano esaurite le

possibilità ordinarie d'impugnazione, la sentenza passa in giudicato.

La sentenza di condanna passata in giudicato costituisce un titolo esecutivo, in base al quale è

possibile ottenere l'esecuzione forzata.

La legge prevede che siano concessi provvedimenti cautelari d'urgenza, idonei ad assicurare

provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.

È possibile inoltre formare documenti, a prova dei crediti, che hanno efficacia a titolo esecutivo:

consentono, cioè, di procedere senz'altro all'esecuzione forzata sul patrimonio del debitore, senza

necessità di procurarsi una sentenza di condanna. Quest'efficacia è riconosciuta agli atti ricevuti da

notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato. Analoga efficacia è riconosciuta a cambiale e assegno.

Per rafforzare il diritto all'adempimento di una prestazione contrattuale è possibile inserire nel

contratto una clausola solve et repete, la quale stabilisce che una delle parti non può opporre

eccezioni al fine di evitare o ritardare la prestazione dovuta. Se successivamente si accerterà che la

prestazione non era dovuta, si procederà alle necessarie restituzioni.

Più energicamente ancora, un contraente può premunirsi facendosi prestare una cauzione: facendosi

cioè versare una somma a garanzia contro l'inadempimento e i danni che ne possano derivare.

Alternativamente può essere richiesto l'impegno di un garante attraverso un deposito cauzionale,

esigibile “a prima richiesta”: contratto autonomo di garanzia.

Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutto il patrimonio: garanzia

generica. È tuttavia possibile ridurre l'esposizione del proprio patrimonio nell'esercizio di un'attività

produttiva mediante la costituzione di una società per azioni o a responsabilità limitata.

Normalmente al debitore è consentito pagare i creditori man mano che questi si presentano.

Al manifestarsi del pericolo di un'insufficienza del patrimonio del debitore, la legge impone la

liquidazione in favore di tutti i creditori, dando però sempre la precedenza ai creditori privilegiati.

Le cause legittime di prelazione sono il pegno, l'ipoteca e il privilegio.

Il privilegio è una prelazione accordata dalla legge ad alcuni crediti che sono ritenuti meritevoli di

una protezione più intensa. Il privilegio non costituisce un diritto a sé, ma è qualità dello stesso

credito, e l'ordine di preferenza fra più crediti privilegiati dipende dall'importanza degli stessi, e non

dal fattore temporale. 23

Il privilegio può essere generale o speciale. Il privilegio generale si esercita su tutti i beni mobili

del debitore e non attribuisce un diritto di seguito: non consente, cioè, di perseguire i beni che il

creditore abbia alienato a terzi. Al primo posto tra i crediti muniti di privilegio generale compaiono

le retribuzioni e le indennità dovute ai prestatori di lavoro subordinato.

Il privilegio speciale si esercita su determinati beni mobili e immobili ed è giustificato da una

particolare connessione fra il credito e la cosa. Il privilegio speciale segue la cosa anche se sia stata

acquistata da un terzo, ma solo se il privilegio stesso fosse riconoscibile dal terzo, ad esempio se la

cosa si trovasse in un determinato luogo. (Es. albergatore e beni trattenuti in sui possesso per

soddisfarsi del prezzo non pagato).

L'esecuzione forzata si inizia con il pignoramento, il quale consiste nell'ingiunzione che l'ufficiale

giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre all'esecuzione forzata

determinati beni. Se il pignoramento ha per oggetto un bene immobile, deve essere trascritto. Se ha

per oggetto un credito verso un terzo di buona fede, l'acquisto del terzo è salvo.

Il creditore, per assicurare che siano soddisfatte le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che

spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura di esercitare: azione surrogatoria.

Presupposto fondamentale è che l'inerzia del debitore metta oggettivamente in pericolo la possibilità

di soddisfarsi del creditore. Si possono esercitare con l'azione surrogatoria solo i diritti e le azioni

che abbiano contenuto patrimoniale.

Con l'azione revocatoria i creditori possono far dichiarare inefficaci nei loro confronti gli atti di

disposizione compiuti dal debitore in frode dei loro diritti: alienazioni effettive e non

semplicemente simulate (es. donazioni ai familiari).

Ciascun creditore può impugnare l'atto di disposizione, al fine di potersi soddisfare sul bene

alienato. Anche quest'azione è concessa pur se il credito sia oggetto a condizione o a termine.

Possibile oggetto dell'azione revocatoria è l'atto di disposizione patrimoniale, con il quale il debitore

arrechi consapevolmente pregiudizio alle ragioni del creditore. L'effetto dell'azione revocatoria è

strettamente commisurato all'interesse del creditore, perciò l'azione non rende invalida l'alienazione,

ma solo inefficace verso il creditore. Inefficacia relativa, non invalidità!

I requisiti oggettivi per l'azione revocatoria sono:

che il debitore sia consapevole del pregiudizio che arreca alle ragioni del creditore, o che

• l'atto stesso sia dolosamente preordinato;

che non prevalga la tutela del terzo, quindi che il terzo non abbia acquistato a titolo oneroso,

• oppure che il terzo sia in malafede.

Il diritto di ritenzione è concesso solo in casi particolari, nei quali vi sia una connessione fra il

credito e la cosa ritenuta, e consente al creditore che detiene una cosa spettante al debitore, di

trattenerla finché questi non adempia. Di regola il diritto di ritenzione si accompagna a un privilegio

speciale, si pensi ai crediti del vettore.

La prescrizione estintiva è la perdita di un diritto per la prolungata inazione del suo titolare. Vi è

la necessità di assicurare stabilità alle situazioni di fatto che si sono consolidate da tempo.

Solo i diritti patrimoniali disponibili si possono estinguere per prescrizione. Non si estingue invece

per prescrizione la proprietà, poiché questa non assoggetta il patrimonio altrui. Il proprietario che

non utilizza la cosa non la perde per prescrizione, ma può perderla per usucapione.

La funzione di ordine pubblico della prescrizione rende le regole stabilite dalla legge in questa

materia inderogabili.

La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui è consentito l'esercizio del diritto. Può essere

sospesa a causa di particolari rapporti tra le parti (es. matrimonio) o particolari condizioni del

24

titolare del diritto (es. minore non emancipato). La durata della prescrizione ordinaria è di dieci

anni. I diritti reali su cosa altrui si prescrivono in venti anni.

Vi sono debiti che è d'uso pagare rapidamente, senza poi conservare quietanza. In questi rapporti, se

è passato un certo termine, breve, senza che il creditore abbia chiesto il pagamento, si presume che

egli sia stato pagato: prescrizione presuntiva. Questa prescrizione non ha effetto estintivo, ma

opera solo sul piano probatorio.

La decadenza è la perdita di un diritto per il suo mancato esercizio entro il termine perentorio

stabilito dalla legge o dal contratto. Vi sono situazioni nelle quali un'esigenza di certezza impone un

termine perentorio per l'esercizio di un diritto o per il compimento di un atto giuridico. Le regole

sulla sospensione e sull'interruzione della prescrizione non si applicano per la decadenza.

Se la decadenza è stabilita per un interesse che vada al di là degli interessi disponibili delle parti (es.

in tema di rapporti familiari), queste non possono modificarne la disciplina legale. Se invece la

decadenza è stabilita solo nell'interesse individuale di una delle parti, come il termine per la

denuncia dei vizi della cosa venduta, è stabilito ce l'interessato può consentire una modifica del

regime legale della decadenza.

In materia di diritti disponibili le parti possono stabilire per contratto dei termini di decadenza:

decadenza convenzionale.

Il processo civile è fondato sul principi che spetta sostanzialmente alle parti di proporre le prove al

giudice. L'onere della prova prevede che chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i

fatti che ne costituiscono il fondamento; se l'altra parte sostiene l'inefficacia di tali fatti, ovvero

sostiene che il diritto si è modificato o estinto, deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda. In

altre parole l'attore deve provare i fatti costitutivi del diritto che egli vuol far valere; il convenuto ha

l'onere di provare gli eventuali fatti impeditivi, modificativi o estintivi.

La matematica certezza non è quasi mai possibile; occorre però che si tratti di una probabilità

preponderante.

Le presunzioni legali, in deroga al principio fondamentale, permettono a chi fa valere un'azione o

un'eccezione di non dover provare uno dei fatti che ne costituiscono fondamento. Per esempio si

presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando sono trascorsi centottanta giorni dalla

celebrazione e non sono ancora trascorsi trecento giorni dallo scioglimento del matrimonio.

Normalmente la legge ammette che la presunzione legale possa essere superata da una prova

contraria. In tal caso si parla di presunzione relativa, la quale quindi determina solamente

un'inversione dell'onere della prova, come avviene per il sorvegliante di incapace che riesce a

dimostrare di non essere in colpa.

In altri casi, invece, la legge non consente la prova contrario: presunzione assoluta. Tale, ad

esempio, la presunzione che sia stato concepito durante il matrimonio il figlio nato centottanta

giorni dopo la celebrazione e prima del trecentesimo giorno dallo scioglimento del matrimonio.

Fra le prove documentali hanno importanza preminente l'atto pubblico, documento redatto

formalmente da un pubblico ufficiale autorizzato, e la scrittura privata, la quale deve prevedere la

sottoscrizione di propria mano. A tutela dei terzi la scrittura privata deve recare data certa, ad

esempio mediante timbro postale. Altrimenti ha valore solo tra le parti. Anche un documento

informatico con firma digitale costituisce scrittura privata.

La prova testimoniale si forma nel processo mediante l'interrogatorio del testimone su fatti che egli

abbia constatato direttamente. È sempre ammissibile per fatti materiali o atti non negoziali;

altrimenti gli si preferisce la prova scritta ed è il giudice a dover ammettere la prova testimoniale

25

quando: 1) sussiste già un principio di prova per iscritto; 2) il contraente è stato nell'impossibilità

morale o materiale di procurarsi una prova scritta; 3) il contraente ha senza sua colpa perduto il

documento che gli forniva la prova.

La confessione è la dichiarazione che una parte fa della verità di circostanze che il suo avversario

afferma a fondamento del proprio diritto. Può essere giudiziale se resa in giudizio, o stragiudiziale

se resa fuori dal processo. Quest'ultima deve essere a sua volta provata nel processo. La confessione

stragiudiziale fatta al terzo è liberamente apprezzata dal giudice; quella fatta direttamente alla

controparte o al suo rappresentante, forma piena prova. La confessione è irrevocabile, a meno che si

provi che è stata determinata da violenza o da errore di fatto.

La pubblicità può essere di tre tipi:

1. La pubblicità notizia, che si limita a rendere conoscibili certi fatti: anche quando non viene

eseguita, i fatti producono ugualmente tutte le conseguenze giuridiche. Es. la pubblicità che

si attua nei registri dello stato civile (cittadinanza, matrimonio, etc..), o la pubblicità della

sentenza dichiarativa di fallimento.

2. La pubblicità dichiarativa, che serve a rendere opponibile a chiunque un fatto o un negozio

giuridico. Se, per esempio, l'esclusione di un rappresentante di una società in nome

collettivo è stata iscritta nel registro delle società, il terzo che abbia ugualmente contrattato

con questo non potrà addurre la propria buona fede. Stessa cosa per la pubblicità

immobiliare (ad eccezione dell'ipoteca).

3. La pubblicità costitutiva, quando è requisito necessario per la creazione di un rapporto

giuridico. Ad esempio l'ipoteca. In questo caso non si parla di trascrizione, bensì di

iscrizione.

Trascrizione: nel codice c’è un elenco di contratti che devono essere trascritti per ottenere certi

vantaggi. Non è un obbligo, ma un onere, perché l’inottemperanza non prevede una sanzione, ma la

perdita di situazioni favorevoli. Questi contratti riguardano beni immobili.

Es: Compravendita. A vende a B un bene immobile. In mancanza di trascrizione B è comunque

proprietario del bene immobile dal momento della conclusione del contratto. Se però A vende

successivamente lo stesso bene anche a C, B essendo il nuovo proprietario, avrebbe la meglio su C.

Ma in questo modo c’è un’incertezza sulle contrattazioni. Quindi tra B e C prevale colui che per

primo trascrive nei registri, anche se è il secondo acquirente in ordine di tempo.

Es.2: A attribuisce a B un usufrutto o una servitù sul suo bene immobile. Poi A vende il fondo a C,

omettendo l’usufrutto o la servitù data a C. Se B non ha trascritto, prevale C. Se B trascrive, C avrà

la proprietà, B l’usufrutto o la servitù. Se invece A vende a C e successivamente dà l’usufrutto a B,

questo non è valido perché non era più proprietario.

La trascrizione viene applicata anche alle domande giudiziali. Le domande giudiziali sono le

domande che chi introduce un giudizio civile chiede alla fine di un atto di citazione.

Es. A e B stipulano un contratto di compravendita di un bene immobile. B non paga. A chiede la

risoluzione del contratto e si ripristina la situazione precedente: la proprietà torna ad A. Se durante il

processo B vende a C, la sentenza non può far tornare la proprietà ad A e B dovrà pagare A.

Art. 1458: Se invece A notifica l’atto di citazione e lo trascrive nei registi immobiliari, A ha la

meglio su C.

Lo stesso esempio potrebbe ad esempio essere fatto sull’annullamento. (art. 1445)

26

L'IMPRESA

L'art. 2082 cod. civ. definisce l'imprenditore come colui che esercita professionalmente un'attività

economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Non occorre

che egli sia anche capitalista, ma è necessaria una certa organizzazione di fattori produttivi. Ne

segue che non è imprenditore chi esercita un mestiere in modo autonomo, senza dipendenti e senza

un'attrezzatura di dimensioni apprezzabili.

La mancata iscrizione in determinati albi o registri o la mancanza della licenza amministrativa

potranno costituire infrazioni di legge, ma non escludono la qualità di imprenditore.

Non è necessario che l'imprenditore partecipi personalmente alla gestione dell'impresa, che può

anche essere affidata a dirigenti assunti a questo scopo; è essenziale solo che l'attività sia esercitata

in suo nome, così da riversare sul suo patrimonio gli effetti giuridici e economici della gestione.

È imprenditore agricolo chi esercita la coltivazione del fondo, la silvicoltura, l'allevamento di

animali, o attività annesse. Viene definito imprenditore agricolo professionale colui che, in

possesso di competenze professionali, dedichi alle attività agricole almeno il cinquanta per cento del

proprio tempo di lavoro complessivo e ne ricavi almeno il cinquanta per cento del proprio reddito

globale da lavoro. Rientrano nella categoria anche le società, qualora lo statuto preveda quale

oggetto sociale l'esercizio esclusivo delle attività agricole e almeno un socio abbia la qualifica di

imprenditore agricolo professionale.

Coltivatore diretto è colui che coltivi il podere con il lavoro proprio o della famiglia, sempre che

tale forza lavorativa costituisca almeno un terzo di quella occorrente per le normali necessità di

coltivazione del fondo. Egli è dunque un lavoratore manuale della terra.

L'impresa agricola è sottoposta a un regime legale diverso da quello delle imprese commerciali,

come l'esonero dall'obbligo di tenere scritture contabili.

Con il contratto di affitto di fondo rustico il locatore, verso il corrispettivo di un canone periodico,

concede all'affittuario il godimento di un fondo coltivabile per l'esercizio di un'impresa agricola.

L'affittuario cura la gestione e ne fa propri i frutti.

È previsto un equo canone stabilito da un'apposita commissione, assoggettato a riduzione

nell'ipotesi di perdita di raccolto dovuta a cause non imputabili all'affittuario. Ciascuna delle parti

può apportare miglioramenti al fondo, vedendosi riconosciuta un'indennità corrispondente

all'aumento del valore del fondo, o un aumento dell'equo canone. La durata del contratto non è

inferiore a 15 anni, ma è vincolante solo per il locatore. All'affittuario è attribuito un diritto di

prelazione. LA SOCIETA'

Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di

un'attività produttiva. Società per azioni e società a responsabilità limitata possono essere costituite

anche con un atto unilaterale.

Se il conferimento ha per oggetto beni, questi si staccano dal patrimonio del socio e sono

assoggettati a un vincolo di destinazione allo scopo sociale. Anche nella società semplice il

creditore particolare del socio non può soddisfarsi sugli specifici beni conferiti dal suo debitore, ma

può solo chiedere alla società di liquidare la quota di quest'ultimo.

Si considerano quindi le società come soggetti giuridici, titolari dei diritti conferiti. Ciò vale per

tutte le società, e non solo per quelle alle quali la legge riconosce la personalità giuridica. Anche

queste infatti acquistano diritti e assumono obbligazioni per mezzo di coloro che ne hanno la

rappresentanza.

Le società sono tipicamente destinate all'esercizio di attività economiche produttive. Se invece più

27

persone conferiscono beni in comune al solo scopo di organizzare meglio il godimento, si applicano

le norme sulla comunione, la quale è priva di autonomia patrimoniale.

La società può avere lo scopo di conseguire un utile: società lucrativa.

Oppure può avere lo scopo di fornire beni, servizi o occasioni di lavoro direttamente ai membri

dell'organizzazione: società mutualistica (hanno lo scopo di fornire beni o servizi o occasioni di

lavoro direttamente ai membri) o cooperativa.

Con il contratto di società le parti si propongono, come finalità ultima, quella di conseguire

personalmente un utile. Essa dipende però dalla realizzazione di una finalità immediata, che è

invece necessariamente comune a tutti i soci: lo svolgimento dell'attività produttiva sociale.

L'oggetto sociale costituisce un elemento essenziale del contratto di società. La sua

indeterminatezza o impossibilità originaria determinano la nullità del contratto; la sua impossibilità

sopravvenuta determina lo scioglimento della società.

I soci acquistano il diritto di partecipare agli utili della società in una misura che è di regola

proporzionale ai loro conferimenti. Vi è poi diritto alla quota di liquidazione, cioè alla quota residua

dei beni della società liquidata, al netto delle passività.

La società viene regolata secondo il principio maggioritario.

Ai diritti patrimoniali, si affiancano i diritti di amministrazione. Ciascun socio ha diritto di

intervento e di voto nelle assemblee, proporzionale alla sua quota. Vi è anche il diritto di impugnare

le deliberazioni invalide.

Vi sono, infine, diritti di controllo. I soci che non partecipano all'amministrazione hanno diritto di

avere notizia dello svolgimento degli affari sociali.

La società semplice è quella che ha l'autonomia patrimoniale meno spiccata. Il creditore particolare

del socio può chiedere in ogni momento la liquidazione della quota del suo debitore, se gli altri beni

sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti. Inoltre non vi sono norme rivolte ad evitare che i

conferimenti siano in tutto o in parte restituiti ai soci con pregiudizio dei creditori sociali. La

mancanza di questa tutela implica il divieto di questo regime per le società commerciali. Solo

l'attività agricola può adottare la forma della società semplice.

La costituzione della società semplice non richiede forme speciali, se non quelle richieste dalla

natura dei beni conferiti. La società non è nemmeno soggetta a registrazione. Salvo patto contrario

tutti i soci partecipano alla gestione della società, che avviene in maniera disgiuntiva, cioè ciascun

socio può operare separatamente dall'altro, ma l'altro può opporvisi e solo la maggioranza può

decidere. La rappresentanza spetta a ciascun socio, salvo patto contrario.

Ciascun socio risponde personalmente, in solido con gli altri, delle obbligazioni sociali sorte

durante la partecipazione alla società. Essa può essere limitata o esclusa per i soci alcuni soci, non

per quelli però che hanno agito in nome e per conto della società.

Il recesso è consentito in ogni momento quando non è apposto un termine determinato.

Società in nome collettivo e società in accomandita semplice sono i tipi di società di persone che

possono esercitare attività commerciali. Sono soggette a una maggior tutela dell'integrità del

capitale sociale, al dovere di tenere i libri contabili e alla pubblicità delle vicende sociali più

importanti, per opporle ai terzi. Il creditore particolare del socio non può chiedere la liquidazione

della quota del suo debitore, finché la società dura. Ma se il socio è un imprenditore commerciale,

ed è in stato di insolvenza, il suo creditore particolare potrà farne dichiarare il fallimento e in tal

caso la quota dovrà essere liquidata in favore della massa dei creditori.

Il patrimonio sociale rappresenta l'effettivo valore dell'attivo diminuito del passivo. Il capitale

sociale, invece, rappresenta il patrimonio minimo di cui le società garantiscono ai terzi l'esistenza e

che si impegnano a non ridurre volontariamente, se non con determinate modalità richieste dalla

28

legge a tutela dei creditori. In caso di perdita del capitale sociale, non si possono ripartire gli utili

fintantoché il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

La società in nome collettivo è caratterizzata dalla responsabilità solidale e illimitata di tutti i soci

per le obbligazioni sociali. I creditori sociali non possono però pretendere il pagamento dei singoli

soci, se non dopo l'escussione del patrimonio sociale.

La società in accomandita semplice è caratterizzata dalla presenza di due categorie di soci: gli

accomandatari, che rispondono solidamente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, e gli

accomandanti, i quali non rispondono dei debiti sociali e così rischiano solamente la quota

conferita. L'amministrazione può essere conferita solo a soci accomandatari, i quali possono

comparire nella ragione sociale.

Nella società per azioni, dei debiti sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio: perciò

i soci rischiano solo il proprio conferimento. Inoltre le quote di partecipazione dei soci sono

rappresentate da azioni, il che ne facilita assai il frazionamento e la circolazione, per permettere di

raccogliere capitali ingenti.

La società per azioni si costituisce per atto pubblico, il quale sarà un contratto se la società è

costituita da una pluralità di soci. Tra le altre cose, l'atto costitutivo determina la denominazione, la

sede, l'oggetto sociale e l'ammontare del capitale conferito (che non può essere inferiore a

centoventimila euro). Insieme a questo viene approvato anche lo statuto. L'atto costitutivo deve poi

essere registrato e con l'iscrizione la società acquista personalità giuridica.

Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni. A queste si applicano i principi già

visti a proposito dei titoli di credito. Le azioni possono essere nominative o al portatore, a scelta del

socio. Ma una successiva legge tributaria vieta le azioni al portatore.

L'azione ha un valore nominale corrispondente alla quota di capitale che essa rappresenta. Altra

cosa è il valore effettivo dell'azione, che dipende dal valore del patrimonio sociale e dai movimenti

speculativi del mercato.

Le azioni ordinarie conferiscono ai loro possessori tutti i diritti di partecipazione sociale; il diritto

agli utili e alla quota di liquidazione, il diritto di opzione e il diritto di voto in assemblea spettano

all'azionista in proporzione delle quote da lui possedute.

La legge consente però la creazione di particolari categorie di azioni, fornite di diritti diversi. Per

esempio l'emissione di azioni privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale

allo scioglimento della società.

Nella struttura ordinaria della società per azioni l'assemblea degli azionisti nomina e revoca gli

amministratori e i sindaci, ne determina il compenso e delibera sulla loro responsabilità; approva il

bilancio; con le presenze e le maggioranze richieste per l'assemblea straordinaria essa delibera sulle

eventuali modificazioni dello statuto e sullo scioglimento e la liquidazione della società.

Mentre nella società di persone lo svolgimento della vita sociale resta dominato dal principio

contrattualistico, la società per azioni vive come istituzione, svincolata dalle persone dei contraenti.

Il controllo giudiziario è limitato alla legittimità e non si estende al merito.

L'amministrazione è affidata a un amministratore unico, oppure al consiglio d'amministrazione, che

può delegare alcune funzioni ad alcuni suoi componenti, amministratori delegati, oppure a un

comitato esecutivo.

Vi è poi un terzo organo, il collegio sindacale, con il compito di vigilare sull'osservanza della legge

e dello statuto.

Il sistema dualistico prevede accanto all'assemblea, la presenza di un consiglio di gestione e di un

consiglio di sorveglianza. Al primo spetta in via esclusiva la gestione dell'impresa; il secondo, oltre

ad avere i compiti di vigilanza propri del collegio sindacale, svolge importanti funzioni che nel

29


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

56

PESO

335.02 KB

AUTORE

point93

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher point93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cenini Marta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Istituzioni di diritto privato

Riassunto esame Istituzioni di diritto privato, prof. Carnevali, libro consigliato Istituzioni di Diritto privato, Trimarchi
Appunto
Riassunto esame Istituzioni di diritto privato, prof. Carnevali, libro consigliato Istituzioni di diritto privato, Trimarchi, 19 edizione
Appunto
Istituzioni di diritto privato I
Appunto
Istituzioni di diritto privato - proprietà
Appunto