La globalizzazione
La globalizzazione non è né positiva né negativa, non riguarda solo i beni ma anche le politiche, le culture e soprattutto l'aspetto economico (scambio di beni, immigrazione, capitali e dei flussi finanziari). È quindi un processo che riguarda molti aspetti della nostra vita, a volte in meglio altre in peggio.
Effetti della globalizzazione
Ha quindi effetti:
- Sul flusso d'informazioni → bisogna selezionare le informazioni
- Su flussi di beni → commercio internazionale
- Su flussi di capitali → IDE
- Su flussi monetari e di capitali → integrazione dei mercati finanziari, il rovescio della medaglia è che sono aumentate le crisi finanziarie
- Sui flussi di lavoratori → migrazioni. L'aumento del flussi delle informazioni aumenta anche la migrazione perché apre confini.
Globale vs locale. Noi comunque continueremo ad avere delle preferenze, ad esempio nel cibo, perché le caratteristiche della località non potranno mai essere sostituite. Nonostante i progressi di globalizzazione, non tutto sarà uguale perché resterà comunque la distinzione tra locale e globale, si parla di home bias. Questo viene spiegato dal modello gravitazionale, che cerca di spiegare gli scambi bilaterali commerciali tra due paesi utilizzando i PIL reciproci fratto la distanza (non solo in km, ma anche culturalmente).
Il primo grosso processo di globalizzazione vero è stato con l'Impero Romano.
Determinanti della globalizzazione
Le determinanti per la diffusione della globalizzazione sono:
- Tecnologia: progressiva riduzione delle barriere naturali tra sistemi economici (diminuzioni di costi di trasporti, di transazione, etc.)
- Cultura: riduzione delle barriere culturali come una volta era la lingua anche tra paesi europei, oggi invece c'è l'inglese
- Politiche: messe in atto dagli Stati, riguardano la liberalizzazione dei mercati (no dazi) e politiche a favore della concorrenza
- Ricerca: in condizioni economicamente più favorevoli per il benessere dei soggetti economici. I governi puntano quindi a migliorare la situazione dei cittadini
Fasi della globalizzazione
I grossi processi di globalizzazione iniziano nel 1870. Si interrompe nel 1914 con la Prima Guerra Mondiale. Riparte nel 1946 con un costante circolo delle merci favorito dalla presenza degli Stati Uniti, fino poi agli anni 1974 con l'abbandono della parità dollaro-oro.
La globalizzazione si sviluppa quindi in tre fasi, ognuna con delle sue peculiarità perché il mondo cambia. RICORDA: la globalizzazione non è un processo nuovo né un processo inarrestabile.
- 1ª fase (1870-1914): Forte crescita dei flussi migratori (italiani in America), aumento del 10% annuo del commercio internazionale, forte crescita dei flussi di capitali. Paesi in via di sviluppo esportano materie prime ed importano manufatti. Ruolo cruciale delle politiche di liberalizzazione commerciale e dei progressi tecnologici. Gold standard.
- 2ª fase (1915-1946): Ritorno del nazionalismo e del protezionismo. Tra il 1950 e il 1980, ritorno del commercio internazionale ai livelli della prima fase, più lento e graduale. Aumenti dei flussi di capitali e di lavoro, ma meno che nella prima fase. Minore capacità di muovere i fattori produttivi.
- 3ª fase (1980 ad oggi): Commercio internazionale a livelli senza precedenti. Indice di apertura: PIL quant'è il flusso commerciale internazionale rispetto al suo PIL. Non può mai essere maggiore di uno perché è come se tutto ciò che produco fosse destinato all'export. Forte integrazione dei mercati internazionali dei capitali. Forte aumento dei flussi migratori. Politiche commerciali a favore della liberalizzazione protezionistica dei paesi sviluppati verso paesi sviluppati: maggiori barriere per i settori agricolo e tessile dove i paesi in via di sviluppo hanno vantaggio comparato.
Le tre fasi hanno avuto caratteristiche differenti, infatti: nella prima fase la maggior parte dei flussi era Nord → Sud dove i paesi colonizzati esportavano materie prime verso il Nord e acquistavano prodotti finiti esclusivamente dai dominatori; nella seconda fase Nord → Nord ossia scambi di beni tra paesi sviluppati; nella terza cambia la composizione per il Sud che comincia ad esportare prodotti verso il Nord del mondo, anche se permane lo scambio Nord-Nord e Nord-Sud.
Effetti sulle disuguaglianze
La globalizzazione aumenta o riduce le disuguaglianze tra Stati e intra-Stati? Il primo dato è che attraverso la globalizzazione è diminuita la percentuale di povertà nel mondo. Migliore anche l'aspettativa di vita negli ultimi 150 anni perché la gente sta meno peggio, quindi anche da questo punto di vista la globalizzazione riduce la povertà perché dà opportunità. Guardando alle disuguaglianze, il trend è diverso, infatti all'interno dei paesi sono aumentate → aumenta la disuguaglianza intra-Stati, mentre si riduce quella tra paesi perché crea opportunità.
Quindi è chiaro che la globalizzazione aumenta la possibilità di ricchezza negli Stati, il problema è come viene divisa questa ricchezza. Es. L'apertura al commercio cinese permette a tutti di guadagnarci perché i prodotti costano meno, ci perde il produttore che produceva magliette in Italia.
Flussi commerciali
I flussi della globalizzazione commerciali vengono calcolati utilizzando il rapporto tra (imp+exp)/PIL. Questo indice quantitativo ci dice il grado di apertura commerciale di un paese, maggiore sono i flussi di import e export rispetto alla produzione interna, maggiore è la connessione con il mercato internazionale. Hanno avuto un grosso impulso nella prima e nella seconda fase. Nella prima fase (1870-1914) il valore dei flussi è grandissimo perché si riducono i costi di trasporto che permettono di trasportare i beni in modo più agevole da un punto all'altro del paese.
Nota Bene: Una condizione necessaria per avere un processo di integrazione dei mercati è cruciale avere dei costi di trasporto molto bassi. Se i costi di trasporto incidono molto sul prezzo cambiano le preferenze del consumatore. Infatti una delle politiche messe in atto dall'UE è stata quella di dare un grande impulso verso la costruzione di infrastrutture. Es. Italia apre i grandi valici verso Francia e Svizzera.
Nella seconda fase, invece, diventa cruciale la riduzione dei dazi e delle barriere doganali (prima con il GATT - General Agreement of Tariffs and Trade e poi con l'WTO - World Trade Organization, che si propongono la liberalizzazione delle merci). Per fare queste riduzioni ci vuole soprattutto fiducia tra i paesi.
Nella terza fase, alla fine degli anni '90, c'è invece frammentazione del processo produttivo (la produzione dei singoli pezzi di un bene viene prodotto da aziende diverse e poi assemblate in un'unica azienda) resa possibile dalla riduzione dei costi di trasporto, dall'abbattimento dei dazi doganali ma soprattutto da una maggiore integrazione. Es. La produzione dei cellulari o dei computer, perché sono piccoli oggetti e facilmente trasportabili, ma soprattutto perché alcuni paesi sono particolarmente sviluppati in alcune componenti.
Nel tempo anche la direzione dei flussi è cambiata:
- 1ª fase: Nord verso Sud, il Sud esportava le materie prime alla madre patria che le trasformava in prodotto finito e poi veniva esportato nuovamente nelle colonie.
- 2ª fase: Nord verso Nord (paesi sviluppati - paesi sviluppati) perché quello che si comincia a produrre sono prodotti con un certo valore aggiunto e che costano, quindi acquistabili dai paesi con un alto potere d'acquisto. Inoltre si parla di decolonizzazione, quindi non esistono più le colonie in cui poter vendere in maniera esclusiva i propri prodotti.
- 3ª fase: cambia la composizione dei flussi Nord verso Sud, però in questo caso il Sud diventa attore protagonista negli scambi commerciali (acquisto e vendono) es. Paesi come India, Cina, Korea, etc.
Flussi finanziari
Si parla di globalizzazione finanziaria quando si osserva un crescente flusso di scambi tra paesi. Misurato da:
- Flussi di capitali in entrata o uscita / PIL
- Con un indice che misura il grado di diversificazione dei portafogli degli investitori.
Questo ha permesso a chiunque di poter investire i propri risparmi in altri paesi. Il problema è che mancano delle regole che agevolano squilibri e contagi degli shock che non sono poi relativi ad un solo paese, ma si diffondono facilmente. Nel 2001 gli investimenti esteri sono crollati di circa il 40% rispetto all'anno precedente a causa del crollo delle Torri Gemelle, ciò vuol dire che gli eventi condizionano notevolmente gli investimenti perché crolla ciò che sta alla base del sistema finanziario, ossia la fiducia. Quindi possiamo capire come gli IDE (Investimenti Diretti Esteri) hanno assunto un ruolo fondamentale nella globalizzazione.
Nota Bene: In Africa non ha un grande livello di IDE soprattutto perché c'è instabilità politica! Mentre c'è un forte aumento nei paesi in via di sviluppo. Per i paesi industrializzati c'è stato un notevole crollo sui controlli sui movimenti di capitali, grazie alla globalizzazione. Ciò avviene più o meno nello stesso modo nel resto del mondo. Negli ultimi 40 anni è diventato molto più facile spostare capitale nel mondo. Questo è l'aspetto fondamentale della terza fase della globalizzazione, perché le due fasi precedenti si concentrano di più sulla liberalizzazione delle merci.
Liberalizzando il mercato del capitale si corrono molti più rischi. Gli IDE sono gli Investimenti Diretti Esteri servono a creare una relazione di lungo periodo e sono destinati a modificare l'assetto proprietario dell'azienda senza modificarne quello produttivo. Molto diverso da quella che è la speculazione che è un investimento in brevissimo termine e creano oscillazioni nel mercato.
Esempio di IDE: Fiat acquista Chrysler. Le determinanti degli IDE sono di tre categorie:
- Country specific: dimensione e tasso di crescita del mercato di sbocco, prossimità geografica/culturale, presenza di dazi o incentivi agli investimenti, sistema fiscale, infrastrutture, costo relativo dei fattori produttivi, situazione socio-politica del paese.
- Industry specific: utilizzo relativo dei fattori produttivi, presenza o meno di economie di scala, dimensione settoriale, agglomerati e spillover.
- Firm specific: riguardano l'impresa, i suoi brevetti, l'accumulazione di know-how, distribuzione commerciale.
Spesso tutte queste caratteristiche non si trovano tutte insieme, si devono valutare i pro e i contro.
Gli IDE possono essere:
- Orizzontali, replicare l'industria in altri paesi. Es. Industrie di yogurt e altre cose reperibili.
- Verticali, frammentazione della produzione. Es. Macchine, aerei, cellulari. L'impresa si divide in unità distinte ognuna in grado di svolgere una particolare fase in una località più opportuna (ossia il paese nel quale ci sono maggiori vantaggi comparati).
Dipendono dal tipo di prodotto che si gestisce. Esiste una specie di trade-off tra stabilità ed efficienza. Efficienza perché avendo una liberalizzazione del mercato dei capitali si possono cercare investimenti più adeguati al caso specifico e soprattutto quelli più convenienti. Queste però porta con sé una notevole instabilità dettata da una mancanza di regole nel mercato finanziario, es. Bolla speculativa americana.
Con l'apertura dei mercati dei capitali il mondo è diventato, infatti, molto più instabile, dal punto di vista finanziario (che poi si è ripercosso sul sistema politico del paese). Le crisi più si sono propagate da un paese all'altro. Nei paesi industrializzati negli ultimi anni, fino al 1997 le crisi, tra bancarie valutarie e miste, avvengono quasi una all'anno. Nei paesi emergenti, tra il 1919 e il 1971, avevano maggiori restrizioni sulla circolazione dei capitali e infatti le crisi sono diminuite, con la liberalizzazione le crisi aumentano notevolmente.
Flussi di fattore lavoro
Con la globalizzazione c'è stato un incremento delle migrazioni. Le aspettative anche in questo caso portano all'incremento dei flussi migratori per rispondere alla domanda di lavoro.
Nella prima fase (tra 1870 e 1924) quasi il 10% della popolazione migrò. Si riducono i flussi migratori durante la Prima Guerra Mondiale con l'introduzione dei nazionalismi.
Nella seconda fase riprendono le migrazioni (dopo la Seconda Guerra Mondiale) ma con l'introduzione di politiche di controllo.
Nella terza fase, i flussi avvengono prevalentemente dal Sud al Nord del mondo. Contemporaneamente si introducono politiche di regolamentazione delle migrazioni.
Però, i flussi migratori possono creare problemi di integrazione per i paesi di destinazione (ridotta capacità dei paesi di accogliere e assorbire grosse flussi di immigrati); questi generano conseguenze positive (perché assolvono a quei lavori che i nativi del paese non fanno più, tipicamente quelli più umili) o negative (perché creano un eccesso di offerta di lavoro) nel mercato del lavoro, dipende da come è segmentato il mercato del lavoro e da come è la struttura del paese.
L'effetto negativo per eccellenza della migrazione è il brain drain, il paese di o...
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