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Basilea 3:

studiata in tempo di crisi. Ci sono delle perplessità sull’efficacia e sull’adeguatezza per fronteggiare la crisi (

studiare pag. 578 libro). Basilea 3 entrerà a regime nel 2019 nella sua versione definitiva e completa. Va

sottolineato che per altro ci sono delle forze e correnti ostative volte a far modo che Basilea 3 non entri in vigore

oppure venga cambiato rispetto alla struttura originaria. Voci non minoritarie credono che non permettono

un’adeguata valutazione del rischio di credito e quindi debba essere modificata. Basilea 3 cerca di fare tre linee

di interventi:

1) porta a ripensare le linee di capitale che una banca debba dotarsi e il ripensamento non riguarda solo o tanto

l’aspetto quantitativo dell’adeguatezza patrimoniale ma anche l’aspetto qualitativo. Con la crisi c’è stata la

Ci si è resi conto delle banche aventi un’adeguatezza patrimoniale

necessità di ricapitalizzarsi a livello europeo.

per effetto della crisi si sono trovate rapidamente con scarsità di capitale. Il problema è derivato dalle

componenti di più alta qualità del patrimonio di vigilanza non consentivano di fronteggiare i rischi e le perdite

conseguenti. Le componenti di più alta qualità del patrimonio di vigilanza sono: TIER 1 ( patrimonio di base). Se

devo andare a rivedere i coefficienti patrimoniali non solo modificano il peso del TIER 1 e TIER 2 ma si lavora

anche in maniera qualitativa. Segmentando il TIER 1 individuo all’interno delle voci patrimoniali più pure

denominate core TIER 1 che comprendono le azioni ordinarie e le riserve di utili. A regime il core TIER 1 è

complessivo dal 1988 non deve superare l’8%. Inoltre, vengono

4,5% ed il TIER 1 è 6% . Il patrimonio

introdotte regole più stringenti per l’ammissibilità nel patrimonio supplementare degli strumenti di debito

subordinato. Questo vuol dire il messaggio da parte delle autorità di vigilanza è di non riempire delle voci

patrimoniali con voci di near capital che utilizzi strumentalmente per i processi di espansione. L’obbiettivo deve

essere quello di espansione con le voci patrimoniali più pure, core TIER 1. Scompaiono, gradualmente, gli

elementi di qualità più bassa dal computo del patrimonio di vigilanza. Esistono dei titoli che si chiamano

perpetuals perché non hanno una scadenza oppure hanno scadenza 50/60 anni. Sono emessi in Italia ad esempio

da Generali che è considerata solida. Questi titoli proprio perché sono perpetui non hanno prezzi pari a 100 ma

più bassi pari a 50/60 in quanto la vita residua è piuttosto lunga. Sono delle forme di near capital che consentono

di avere risorse ingenti per molto tempo. Non è una voce patrimoniale pura in quanto obbligazione. Sta

succedendo che a regime nel 2019 non saranno più parte delle voci patrimoniale. Questa previsione normativa

genera una minore appetibilità dei perpetuals. Molte banche stanno pensando di rimborsare anticipatamente i

perpetuals il prezzo dipende dalla call o in genere è a 100.

l’introduzione di un indice di leva finanziaria.

2) Il problema è che le banche sono contrassegnate da un livello

di indebitamento pronunciato. Questo è un problema nei momenti di crisi e soprattutto quando non funziona il

mercato interbancario che permette alle banche di approvvigionarsi di risorse. La rilevanza di poter disporre di

strumenti facilmente riconducibili in liquidità è elevata. Se le banche sono molto indebitate questo non è facile.

Si vuole evitare che le banche espandano il loro livello di indebitamento nei momenti favorevoli. Per far questo

Basilea 3 ha introdotto Leverage ratio. Di fatto è un rapporto di indebitamento definito come il rapporto

massimo tra il volume delle attività e delle esposizioni fuori bilancio e il capitale. Non ho un balance ma

considero anche l’off balance sheet ed il capitale. Questo rapporto viene contingentato perché quando stimi il

rischio si è soggetti ad errori. Il rapporto tra il TIER 1 e le attività complessive (on balance e off balance) deve

essere almeno pari al 3%.

è l’introduzione di indici di liquidità.

3) è stato il problema più macroscopico. Sono stati introdotti due

indicatori a cui le banche dovranno attenersi. Questi indicatori non sono in vigore attualmente. Il primo

– –

(liquidity coverage ratio LCR) entra in vigore nel 2015, il secondo (net stable funding ratio NSFR) nel

2018. Parlando di liquidità è inevitabile far riferimento all’equilibrio finanziario di breve periodo che è

misurabile perché se la banca subisce uno shock deve farne fronte senza ricorrere al mercato. Se ricorre al

mercato questo sa che c’è lo shock, il denaro automaticamente costa di più o non potrebbe essere disponibile. Il

primo indicatore introduce dei cuscinetti di attività liquide, in grado di coprire deflussi di cassa attesi senza

nel momento in cui dovessero esserci degli stress di liquidità. l’orizzonte

ricorrere al mercato, utilizzabili

temporale all’interno del quale sono previsti questi interventi è molto breve, tipicamente è 30 giorni

coerentemente con la natura di questo indicatore che è quella di preservare l’equilibrio di breve periodo.

Il secondo indicatore risponde invece all’esigenza di evitare squilibri strutturali nella composizione per scadenze

delle passività e attività di bilancio, su un orizzonte temporale di un anno. Il matching delle scadenze non è un

obiettivo di breve periodo. Deve essere un principio di medio/ lungo periodo sul quale si deve improntare

l’attività bancaria. Applicando tale principio permette di guadagnare un po’ meno, avrò delle ripercussioni

economiche. Es. ho un prestito a 5 anni, l’ideale è avere una raccolta a 5 anni. La raccolta a 5 anni la pago di più

rispetto ad una raccolta a 3 mesi. Lo spread raccolta/ impiego lavorando sui 5 anni è più contenuto. Se lavorassi

invece in questo modo: un prestito a 5 anni lo bilanci con una raccolta a 2 mesi che costa poco e poi roll over alla

scadenza raccolgo per altri 2 mesi. Si guadagna di più, dal punto di vista economico. Tuttavia, dal punto di vista

di equilibrio finanziario sono estremamente perché ogni 2 mesi sono costretto a fare roll over a condizioni di

mercato ignote in quanto durante la crisi la liquidità può divenire un bene scarso.

Lo schema di adeguatezza patrimoniale di Basilea 2, al pari di quello di Basilea 3, si basa su tre pilastri, la cui

presenza rappresenta una fondamentale differenza con il precedente accordo Basilea 1 che si basa

esclusivamente su di un requisito minimo di capitale a fronte del rischio fino al 1988 di credito e

successivamente nel 1996 implementato con quello di mercato .

Il primo pilastro definito minimum capital requirement prevede requisiti patrimoniali complessivi minimi

che sono applicati a livello consolidato alle banche e ai gruppi bancari operanti a livello internazionale a fronte

dei rischi assunti. L’obiettivo principale del primo pilastro è di garantire che la banca detenga una quota minima

di capitale per far fronte ai tre rischi tipici dell’attività bancaria: credito, operativo e di mercato. In questo modo

si vuole tutelare i depositanti dal rischio di insolvenza della banca.

Il secondo pilastro definito supervisor rewiev process richiede alle banche di dotarsi di una strategia e di un

processo di controllo all’adeguatezza patrimoniale, attuale e prospettica, affidando agli organi di vigilanza il

compito di supervisionare e verificare l’affidabilità e la coerenza dei relativi risultati e di adottare, qualora

necessario, le opportune misure correttive. Gli organi di vigilanza devono verificare che il capitale detenuto da

una singola banca/ gruppo sia adeguato a fronteggiare i rischi assunti anche se non espressamente disciplinati

dal primo pilastro. La banca d’Italia comprende il rischio di concentrazione, il rischio di tasso d’interesse per

attività diverse dalla negoziazione, il rischio di liquidità, il rischio residuo, il rischio strategico e il rischio

reputazionale. Tuttavia, ogni banca deve individuare gli eventuali ulteriori fattori di rischio connessi alla propria

operatività. 6/05

Le funzioni che vengono svolte dalle banche sono:

1) la funzione monetaria, 2) la funzione creditizia o di allocazione delle risorse, 3) funzione di trasmissione

degli impulsi di politica monetaria (cap.4)

1) funzione monetaria, è la più classica, storica e tipica di una banca. Può essere intesa in due modi. Il

contributo che una banca può dare al sistema di pagamenti in termini di strumenti di pagamento che la

banca può offrire. Le La seconda modalità riguarda il moltiplicatore dei depositi.

servono per adempiere ad un’obbligazione che un soggetto debitore che ha nei

Gli strumenti di pagamento

confronti di un soggetto creditore. Questi strumenti sono un succedaneo della moneta legale, infatti, sono definiti

moneta fiduciaria.

Gli strumenti di pagamento devo avere quattro caratteristiche principali: 1) sicurezza, che riguarda la validità

intrinseca di uno strumento di pagamento e la sua attitudine di far venire meno l’obbligazione di dare in cui si

sostanzia il pagamento. La sicurezza viene meno in caso di azioni fraudolente degli operatori che impattano sul

sistema; 2) rapidità è misurata dal float che è il tempo che intercorre tra il momento in cui il debitore paga e il

momento in cui il creditore incassa. Tanto più breve è il float tanto più lo strumento assolve meglio la sua

funzione. Es. giorni di valuta sugli assegni; 3) economicità, deve costare poco. Se uno strumento è

particolarmente funzionale ma sono ad esso associate delle penalizzazioni per chi lo riceve, di per se viene usato

meno. 4) accessibilità, in passato riguarda la prossimità fisica del modello bancario. il primo motivo per cui una

banca veniva scelta da un cliente era la vicinanza fisica ad esso e non per l’offerta. Oggi in banca si va meno

è meno avvertito a fronte dell’internet banking.

anche se non trascurabile. il requisito della accessibilità

Se parliamo del contributo delle banche allo sviluppo del sistema dei pagamenti si pensa alle forme tecniche

succedanee alla moneta come bonifici, giroconti, carte di credito, carte di debito. La banca deve investire per

attivare alcuni di questi strumenti di pagamento. I flussi ingenerati da questi strumenti di pagamento che

collegano una banca con le altre vengono puntualmente “matchati”, armonizzate le posizioni a credito e a debito

che ogni banca che ha con il resto del sistema.

Alcuni problemi che possono impattare sul sistema dei pagamenti:1) come vengono trasmesse le informazioni

ed i fondi all’interno del sistema bancario e che tipo di rapporti si ingenera tra gli intermediari che fanno

parte del sistema. Immaginiamo Banca Intesa, i clienti ogni giorno usano degli assegni che vanno a consegnare

ad altri soggetti. Tali soggetti li versano nelle loro banche ad esempio BPM. Se BPM ha un assegno in Banca

di credito e di debito, e viceversa, nei confronti di un’altra banca.

Intesa. A fine giornata ci sarà una posizione

Siccome nel sistema ci sono centinai di banche si rischia di avere quotidianamente l’apertura di un considerevole

numero di posizioni debitorie e creditorie nei confronti di tutte le altre banche nel sistema. Tali rapporti devono

essere regolati in qualche modo.; 2) i tempi impliciti nel sistema dei pagamenti significa che in base allo

strumento di pagamento che si utilizza l’obbligazione di dare può essere estinta in momenti diversi. Se compro il

pane e pago con il contante. In quel momento dando il contante estinguo subito la mia obbligazione di dare. Nel

momento in cui pago con assegno ammesso e non concesso che venga ancora accettato da tutti. L’obbligazione

nel momento della consegna dell’assegno, bisogna vedere che l’assegno vada a buon fine.

di dare non si estingue

Esiste appunto un tempo implicito affinché l’obbligazione venga meno; 3) la remunerazione nel sistema dei

pagamenti, esistono degli strumenti di pagamento che costano ai clienti ma allo stesso tempo tali strumenti ad

altri clienti sono gratuiti o costano meno. Questo è il caso del bonifico. Ciò che fa premio è la tipologia di

clientela e l’attività di price competition che viene svolta da ogni singola banca praticando delle operazioni

particolarmente convenienti cerca di intercettare maggiori flussi finanziari. Lavora sui volumi e non sulla

remunerazione unitaria. Questi modelli di offerta diversi fra le banche fanno si che la remunerazione degli

Il rischio più grosso che c’è all’interno del sistema

strumenti di pagamento è uno problema difficile da indagare.

dei pagamenti riguarda l’eventualità in cui una banca si ritenga non più in grado di adempiere le sue obbligazioni

di pagamento. Ha un impatto reputazionale. L’esplicitazione di questo timore prende il nome di corsa agli

sportelli.

Scambio e regolamento:

possono non essere simultanei ed avvenire in fasi diversi. Se uso una banconota è simultaneo. Se mi avvalgo di

moneta bancaria non c’è simultaneità. In genere avviene prima lo scambio e successivamente il regolamento.

Il regolamento può essere bilaterale: chi sono i soggetti tra i quali avviene uno scambio e poi un regolamento di

tale genere? Tipicamente sono le banche. Es. nel passato Banca intesa e banca popolare di Milano a fine giornata

si scambiano gli assegni. Il rapporto debito/credito deve essere regolato nella stanza di compensazione fra le due

banche. Materialmente si doveva prendere il monte assegni, suddividerli fra le varie banche, e scambiarli nella

stanza. Si valorizzava la differenza che veniva regolata fra le banche mediante c/c reciproci. Ogni banca aveva

accesi dei c/c nei confronti di tutte le altre banche del sistema. A fine giornata in stanza regolavano mediante

questi c/c i rapporti di credito/debito fra le varie banche. Oggi questa modalità è obsoleta. Tale regolamento è

Ogni banca accende un rapporto di c/c con la banca centrale d’Italia che

stato superato con quello multilaterale.

collega fra loro le diverse banche. Es. ora per recapitare gli assegni bancari di altri istituti mi avvalgo della figura

della banca centrale d’Italia non devo avere un rapporto diretto con la banca emittente l’assegno. Sul conto

aperto presso la banca d’Italia regolo giornalmente le posizioni di debito/credito nei confronti di tutto il resto del

sistema. Non è più necessario distinguere i vari assegni, interessa misurare la posizione creditoria/debitoria nei

confronti del sistema. È uno snellimento delle procedure legati ai meccanismi di scambio e di regolamento. La

banca centrale d’Italia funge da cassa di compensazione. Il regolamento ad oggi può essere telematico, infatti,

non si aspetta la fine della giornata per regolare il debito/credito nei confronti di tutto il resto del sistema. Ogni

flusso di pagamento che si ingenera viene istantaneamente regolato dalla banca. Si chiama regolamento lordo

in tempo reale.

Es. tre banche che hanno flussi in entrata ed in uscita che collegano fra di loro le banche.

100 Banca B

Banca A 40

10

10 50

50 Banca C

5 30

Partiamo dalla compensazione bilaterale: la banca A e la banca B sistemano i loro rapporti. La banca A ha due

flussi in uscita verso la banca B per 100 + 40 = 140. Ha flussi in entrata pari a 10. 140 10 = 130. Tra A e B ho

130 di differenza che va naturalmente nella parte a debito. A credito A con B ha 0 a credito.

Tra A e C abbiamo flussi in uscita pari a 50 15 = 35. Ho flussi in entrata pari a 15. Il totale nei confronti del

sistema a debito da parte di A è pari a 165 = 130 + 35.

B ha dei flussi in entrata pari a 30 ed in uscita pari a 50 nei confronti di C. B nei confronti di C ha una posizione

in uscita parti a 20. B ha una posizione di credito nei confronti di A pari a 130.

Il regolamento è semplicemente fra due banche considerando flussi in entrata ed in uscita.

Compensazione multilaterale:

vado a misurare il credito/debito nei confronti del resto del sistema. Se valuto A ha 100 in uscita verso B, 40 in

uscita verso B e 50 in uscita verso C. In totale ho in uscita 190. In entrata ho 10 da parte di B, 10 da parte di C, 5

da parte di C. Per un totale di 25. La somma algebrica a debito è pari a 165. il problema è di accrescere la

funzionalità del sistema.

C ha un entrata da 50 da parte di B, 50 da parte di A. Un’uscita di 30 verso B, 10 verso A e 5 verso A. il totale è

pari a 55 nella parte a credito. Le entrate sono maggiori delle uscite.

Regolamento in tempo reale:

la prima cosa da osserva è il numero posto sulle banche. Es su A c’è un numero 3 che riguarda il numero dei

flussi in uscita da A nei confronti delle banche del sistema. Ciascuno di questi flussi in uscita ogni volta che si

verifica viene in tempo reale addebitato ad A pari a 190. inoltre, A riceve 3 flussi in entrata pari a 25.

Naturalmente la somma algebrica di tutto fa 165 a debito. Non mi trovo nella parte a debito il saldo ma nelle

rispettive sezioni ciò che è a credito e ciò che è a debito perché Il flusso viene regolato in tempo reale.

C ha 2 flussi in entrata per un totale di 100. Inoltre, ha 3 flussi in uscita per un importo di 45. La somma

algebrica è un credito di 55 come negli altri due casi.

Il moltiplicatore dei depositi:

M = moneta = ML ( Moneta legale) + D ( Depositi)

M L = M LP (Pubblico) + M LB ( Banche)

M L / D = C ( Propensione del pubblico a detenere contanti, moneta legale)

M LB / D = r l (coefficiente riserva libera della banca)+ ro ( Coefficiente riserva obbligatoria della banca). Il

coefficiente riserva libera è l’ammontare di denaro che la banca decide di detenere in cassa. La riserva

obbligatoria è una quantità obbligatoria da detenere e successivamente da versare alla banca d’Italia.

M L / D = C + r l + ro

D = 1 / ( c + r l + ro ) M L

In questo caso M L è il moltiplicando mentre ( c + r l + ro ) è il moltiplicatore dei depositi.

∆ –

PR ( Moltiplicatore dei prestiti) = 1 (rl + ro) / c + r l + ro

∆ Ris B ( Moltiplicatore delle riserve bancarie) = rl + ro / c + rl + ro

– c + r l + ro = ∆ Ris B

1 / (c + rl + ro) - 1 ( rl + ro ) /

Perché ottengo tale risultato ? se ragiono in un sistema chiuso in cui la banca ciò che raccoglie non lo tiene a

riserva ma lo presta allora questi tre moltiplicatori si “parlano” fra loro. Ciò non è realistico perché una parte

della raccolta lo usa in investimenti in partecipazioni, titoli e non prestiti.

D ( depositi) Ris B Prestiti Contanti presso il

pubblico

– –

1 rl + ro 1 ( rl + ro ) C [ 1 ( r l + ro ) ]

– – – –

(1 c) [ 1 (rl + ro) ] ( 1 c ) [ 1-( rl + ro)] ( rl (1 c) [ 1- (rl + ro)] [ 1-( (1- c) C

+ ro) rl + ro)]

∆D ∆ ∆ – ∆MLB –

= Ris B = rl = [1 (rl + ro) / c + rl = [1 (rl + ro)] c /

1/ (c + rl + ro) MLB (rl + ro) / (c + rl + ro) + ro ] MLB c + rl + ro

MLB

Immaginiamo che presso la banca arrivi un’unità di depositi. Quanto di questa unità di deposito la banca

una parte è discrezionale della banca mentre l’altra è

trattiene a titolo di riserve? una percentuale pari rl + ro,

un obbligo a cui la banca deve ottemperare. Sono delle percentuali. Quanto la banca presta? Immaginando di

essere in un sistema chiuso, senza titoli e partecipazioni. Ciò che la banca non detiene lo presta. 1 ( rl + ro) è la

percentuale che viene prestata al pubblico. Quanto il pubblico detiene dei prestiti ricevuti? Una percentuale

pari a C, che era la propensione del pubblico a detenere contanti.

Immaginiamo ora che il pubblico investe in depositi la parte che non tiene in contanti. I depositi aumentano per

una percentuale (1 c), ammontare che non detiene in contanti. La banca tiene una parte pari (rl + ro) a titolo di

– rl + ro è la parte che viene prestata. Questo è il giro che c’era stato sopra. Quanto

riserva. Quanto presta? 1

detiene il pubblico? Una parte pari a C. se considero le colonne queste sono serie geometriche, se si risolvono

ottengo i moltiplicatori.( l’ultima riga non è da studiare, quella dei moltiplicatori).

Es. 1) la banca centrale ha un credito di 100, la variazione della base monetaria pari a 100 che servono alla BC

per fare credito alle banche. Questi 100 andranno nei depositi delle banche. Alcuni valori dati, C = 30%, rl + ro =

25%. Quanto tengono le banche a titoli di riserva? 25 ( 25% di 100). Quanto tengono a titolo di prestito? Il

residuo, 1- rl +ro = 75. I 75 vengono prestati dalla banca al pubblico. Il pubblico ha prestiti pari a 75. Quanto

tiene sotto forma di contanti? Il 30% di 75 pari a 22,5. La restante parte 52,5 viene reinvestita in depositi della

banca nella fase successiva. La banca tiene a titolo di riserva tiene il 25% cioè 13,1. 52,5 13,1 = 39,4 viene

prestato al pubblico che detiene il 30% pari a 11,8 a titolo di contanti. Il resto, 27,6, lo reinvestirà.

A fronte di un incremento dei depositi di 100 della banca, i depositi non aumentano di 100 ma in maniera via via

decrescente. Ciò vale anche per le riserve e i prestiti.

Es. 2)

Quando parte e si arresta il moltiplicatore dei depositi? Il moltiplicatore parte quando le riserve effettive della

banca sono diverse dalle riserve desiderate. Si arresta quando le riserve effettive coincidono con le riserve

∆D

desiderate. Osserva il mastrino di SP, esempio 3, i depositi sono aumentati di 10 con lo shock di che faceva

partire il moltiplicatore. Per far pareggiare l’aumento dei depositi devo lavorare sulla riserva. Le riserve effettive

della banca non coincidono con quelle desiderate perché 30/110 è diverso dal 20%. Il moltiplicatore si arresta

quando le riserve effettive coincidono con quelle desiderate. Quando si verifica la condizione 30/150 = 20%.

Perché serve alle banche? Serve molto alle banche strutturate con uffici studi e soprattutto alle banche con

attività classica di raccolta/ impiego. Una banca quando apre una filiale sa nella strategia se è dedicata alla

raccolta o all’impiego. Tendenzialmente al sud si aprivano filiali di raccolta, al nord le filiali erano di impiego.

Alcune banche usavano la raccolta del sud per impiegarla al nord. Si può decidere attraverso il meccanismo del

moltiplicatore che tipo di effetti di ritorno posso avere sui conti della mia filiale. Ad esempio se voglio ottenere

dei risultati importanti con operazioni di prestito, per farla ho bisogno di raccolta. Metterò in atto una strategia di

price competition, rendo più appetibili le condizioni di raccolta, alzo i tassi dei c/c. lo si fa in maniera

consapevole perché si misura in ambiti ristretti l’impatto che questa raccolta addizionale avrà sui prestiti.

L’aumento dei depositi da un aumento nei prestiti. In termini di spread paga il sacrificio di aver alzato il tasso di

L’unico

interesse, aggiungendo un margine di profitto. problema è la propensione a detenere contanti del

pubblico in un’area circoscritta. Tuttavia, si possono fare delle stime su questo elemento attraverso uffici studi.

Si può concludere che è utile per le banche in quanto aiuta a decidere dove aprire le filiali, capire che tipo di

effetti di ritorno sulla raccolta e sugli impieghi. 8/05

Il moltiplicando, M L, è spesso indicato come BM che allude alla base monetaria. Ogni variazione dei depositi

altera la base monetaria. Per tale motivo il risultato dei moltiplicatori è moltiplicato per la base monetaria. La

base monetaria è spesso definita moneta ad alto potenziale. Le motivazioni di questo vanno rinvenute nel

meccanismo del moltiplicatore, di fatto, BM va a potenziare l’effetto del moltiplicatore. Più è elevato BM più si

amplifica l’effetto del moltiplicatore.

Funzione creditizia o di allocazione delle risorse: “matcha”

esprime la natura più tipica che viene attribuita ad un intermediario finanziario. La banca le esigenze di

raccolta di alcuni soggetti con le esigenze di finanziamento di altri soggetti. Da un punto di vista teorico la

funzione creditizia ha una stretta connessione con una grandezza detta saldi finanziari dei singoli operatori. Ogni

operatore/ soggetto anche se non lo sa, ha un suo CE ed anche uno SP. Il CE prevede delle spese legate al

all’attività tipica. Il CE può essere influenzato ed alterato da spese o

vivere quotidiano ed entrate correnti relative

entrate straordinarie. Es. cambiare casa è una spesa straordinaria in quanto è un avvenimento che non accade

del CE. Non c’è certezza della ricorrenza

tutti gli altri. Se effettuo una consulenza che paga bene impatta i ricavi

dell’introito di questo genere. Ipotizzando che le entrate siano maggiori delle uscite. La differenza genera un

del

risparmio. Il risparmio del periodo, in realtà, crea un collegamento con lo SP perché si stratifica all’interno

CN. Per il resto lo SP è rappresentato tra le attività dai titoli, attività reali. Nel passivo ho il CN ed eventuali

passività quali mutui.

Costruiamo una sorta di ibrido, prospetto che ha natura di CE e di SP denominato conto del risparmio e

dell’investimento.

Se devo comprare una casa, la differenza tra il risparmio ( S) e l’investimento ( ∆R detto anche I) è il saldo

finanziario ( SF).

SF = ∆ AF ( Attività finanziarie) ∆ PF ( Passività finanziarie. È dato per costruzione.

-

Se il risparmio è maggiore degli investimenti ( S > I ), gli operatori con un saldo finanziario positivo sono

chiamati operatori in surplus, in avanzo finanziario o meglio datori netti di risorse nette. Risparmiando più di

quanto investono possono erogare risorse finanziarie. Tradizionalmente si diceva le classiche unità in surplus

erano le famiglie. Oggi non è così scontato.

Se il risparmio è inferiore degli investimenti ( S< I ), ho un deficit, disavanzo finanziario, si dice che l’operatore

è un prenditore netto di risorse. Ha necessità di risorse finanziario. Tradizionalmente si diceva che le classiche

unità in deficit erano le imprese. Gli intermediari armonizzano le quantità, le condizioni ed i tempi ai quali

favorire i flussi di offerta e domanda di risorse. Il settore istituzionale hanno determinati saldi finanziari che

è in deficit. L’estero dipende dal risultato netto tra

dipende dalla bilancia dei pagamenti che fisiologicamente

import ed export. Gli intermediari trasformano quantità, scadenze, risorse finanziarie che vengono canalizzate da

settori in surplus in settori in deficit.

Es. nel 2010, l’attivo ha tra le attività finanziarie( AF) 400, tra le attività reali (AR) 100. Nel passivo ci sono

passività finanziarie (200) pari a 200 e patrimonio netto (PN) pari a 300.

Si pongono in essere: acquisto di attività reali ( AR) pari a 500, uso risparmio ( S) pari a 50, smobilizzo attività

s’indebita aumentando

finanziarie come titoli ( AF) per 300, le passività finanziarie ( PF) per 150.

Nel 2011 avrò fra le attività: Attività finanziarie ( AF) pari a 100 = 400- 300, Attività reali ( AR) pari a 600 =100

+ 500. Nel passivo avrò: Passività finanziarie per 350 = 200 + 150, il patrimonio netto pari a 350 = 300 + 50.

È un soggetto in surplus o in deficit? Datore o prenditore di risorse?

– – –

Il saldo finanziario ( SF) è pari a 450 ( S I = 50 500 = - 450). È in deficit!

∆ ∆ AP = –

SF = AF - - 300 150 = - 450.

L’intermediario presta risorse finanziarie. Nel farlo deve cercare di minimizzare il rischio. In materia finanziaria

quando si parla di rischi si può ridurlo attraverso la diversificazione. Markowitz ha teorizzato la teoria del

portafoglio, nel ’58, parlò al volgo di diversificazione in termini di “ non mettere tutte le uova nello stesso

paniere perché se inciampi si rompono tutte”. Il concetto di diversificazione è molto complesso. Per diversificare

bisogna studiare le correlazioni e le de correlazioni. La gran parte delle famiglie italiane tendono ad avere in

portafoglio: titoli di stato, obbligazioni emesse dalle banche che per budget spingono verso la clientela, dei fondi

C’è la credenza che questi portafogli siano poco rischiosi e

comuni magari obbligazionari perché poco rischiosi.

diversificati. È un errore diffuso perché nel portafoglio ci sono dei doppioni. Se salta lo stato saltano le banche.

Se saltano i titoli di stato le banche non onorano più le loro passività. Nel fondo obbligazionario ho titoli di stato,

di banche, di imprese che vanno giù se lo stato fallisce. La diversificazione postula che nel portafoglio ci siano

degli strumenti finanziari de correlati. È meglio optare per forme di risparmio gestito in quanto è difficile

effettuare operazioni di diversificazione tra asset e valute. La banca diversifica scarsamente a livello valutario

perché lavora con imprese nazionali che richiedono per lo più finanziamenti in valuta nazionale. La banca

diversifica per settori, geografica. Es. si diffusione di policy interne, tutte le imprese che lavorano in ambito

mobiliare devono essere escluse da operazioni di finanziamento. Non si concedono fidi ad imprese mobiliari per

una scelta di diversificazione. È stato individuato un alto rischio nel settore immobiliare a fronte di un matching

di ragionamenti in chiave congiunturale. Non c’è evidenza sui giornali né una esplicita dichiarazione da parte

delle banche. Esiste anche una diversificazione per forma tecnica di finanziamento. Es. utilizzando in maniera

preponderante come forma tecnica di finanziamento l’apertura di credito in c/c ed affini ho un rischio

elevatissimo in quanto non ho certezza di flussi e di scadenze. Ho un rischio di liquidità potenzialmente enorme,

in quanto in periodi congiunturali negativi sono utilizzati per il massimo del plafon che implica una generazione

di stress di liquidità per una banca. in America si trova la medesima percentuale di apertura di credito in c/c

assolutamente trascurabile perché li aprono linee di credito che sono costruite ad hoc per il singolo obbligato/

finanziato. Essendo costruite ad hoc l’effetto diversificato è più facile da ottenere. Per costruire ad hoc la linea di

credito c’è la necessità di misurare il fabbisogno di un’impresa. Il fabbisogno finanziario di

finanziario

un’impresa non corrisponde normalmente a quanto essa chiede esplicitamente ad una banca. in Italia la prima

modalità da copertura da rischio di credito è la garanzie. Ma non c’è incentivo se ti basi sulle garanzie a

calcolare il fabbisogno finanziario. C’è un impasse di tipo culturale.

Trasmissione degli impulsi di politica monetaria:

il sistema finanziario è in realtà una cinghia di trasmissione di impulsi di politica monetaria che prendono le

mosse da comportamenti della BCE e devono impattare il sistema reale.

La banca centrale può intervenire in maniera diretta sul sistema reale e sul sistema delle imprese? No, non presta

risorse al sistema reale. In via diretta non può incidere sullo stato del sistema reale. può farlo in maniera

indiretta, azionando determinate leve/specifiche variabili e che di riflesso condizionano il comportamento del

sistema reale. Una variabile è il TUS ( tasso ufficiale di sconto) o anche il tasso di interesse. La banca centrale

modificare i tassi relativi ai prestiti che la banca centrale concede alle altre banche. L’effetto annuncio è

può

importante. Quando draghi ha abbassato i tassi o quando ha lanciato il messaggio “ non escludo che possano

esserci dei tassi negativi”. Prestando denaro, non ricevo nulla anzi devo pagare. Tali annunci hanno un effetto

sull’attività delle banche ma anche sulla loro clientela. Se la BCE riduce il tasso su operazioni di rifinanziamento

di 25 punti basis point ci si aspetta che le banche riducano gli interessi sui prestiti che esse erogheranno a favore

del sistema reale/ imprese. I tassi di interesse si muovono immediatamente su operazioni di raccolta ( emissione

di obbligazioni a tassi più bassi, c/c remunerati a tassi più bassi) perché così si risparmiano interessi passivi per

la banca. per i mutui c’è un meccanismo di sfasamento temporale perché ci si guadagna a CE in termini di

timing abbassando subito i tassi della raccolta e successivamente quelli dell’impiego. È probabile che la

riduzione di tasso sia maggiore sulle operazioni di raccolta che su quelle di impiego perché devo fare il CE. La

BCE ha la consapevolezza di non poter diffondere in maniera diretta gli impulsi al sistema reale. Gli impulsi

sono mediati dal sistema finanziario che in questo periodo attraversa un momento delicato e drammatico. Le

operazioni con cui sono stati fatti affluire finanziamenti dalla BCE alla banche europee in difficoltà per importi

ingenti avevano l’obiettivo di dare liquidità alle banche era di quello di favorire la canalizzazione delle risorse

alle imprese. Solo una parte residuale è andata alle imprese in quanto la maggior parte dei finanziamenti la banca

li ha investiti in titoli di stato. l’obiettivo finale perseguito dalla BCE è stato almeno in parte disatteso sotto

questo profilo. Gli obiettivi finali in termini di politica economica ( vedi libro). La BCE ha come obiettivo la

stabilità dei prezzi, la crescita economica, occupazione, equilibrio della bilancia dei pagamenti. La FED ha delle

priorità asimmetriche e giustifica i comportamenti spesso diversi da parte delle autorità.

In termina di politica monetaria si distinguono gli strumenti, gli obiettivi operativi, gli obiettivi intermedi e quelli

reale l’occupazione. Non ha un impatto diretto

finali. La BCE non ha nessuna possibilità di imporre al sistema

deve innescare un meccanismo che facilità l’assunzione, gli scambi, i prezzi, gli investimenti delle imprese. Per

farlo deve avvalersi di alcuni strumenti su cui ha una possibilità di intervento diretto ed immediato. Es. tassi di

rifinanziamento, le operazioni di mercato aperto. Azionando questi strumenti è possibile per la BCE perseguire

degli obiettivi operativi che si sostanziano in cambiamenti nei livelli dei tassi di mercato e magari delle riserve

Es. l’aliquota di riserva obbligatoria è all’1% perché

bancarie. stato recentemente cambiata se aumentano i

depositi devo tenere delle riserve. le somme che non rimangono a riserva le presto. Se abbasso dal 2% all’1%

l’aliquota sulla riserva obbligatoria passa un messaggio implicito alle banche ossia che possono detenere delle

riserve che da un punto di vista obbligatorio sono più basse, hanno un 1% in più di risorse potenzialmente

impiegabili. È una misura espansiva nei confronti della possibilità di concedere del credito.

Se si lavora sul tasso della riserva obbligatoria è possibile perseguire un obiettivo operativo al fine di poter

incidere sulle riserve delle banche. Riducendo l’obbligatorietà delle banche è possibile che la BCE raggiunga un

obiettivo intermedio: aumentare quantità di credito. Meno riserve, più risorse per alimentare gli impieghi. La

quantità di credito può aiutare ad incrementare gli investimenti del sistema reale.

Si può concludere che la logica della BCE è che si avvale in maniera diretta e solerte di strumenti in quanto non

può raggiungere diretta degli obiettivi finali. Azionando gli strumenti persegue un paio di obiettivi di secondo

livello: operativi ed intermedi che costituiscono dei facilitatori del perseguimento degli obiettivi finali.

Dov’è ubicata la BCE? Francoforte.

Draghi ha dichiarato che la BCE farà di tutto per sostenere l’euro e questo basterà. Con questa frase è sotteso che

se salta l’euro salta la BCE. La BCE non ha la possibilità di fissare il tasso di cambio o la forza di una valuta ma

ha una leva importante per i mercati: l’effetto annuncio. tale effetto guida i mercati. Prima che l’annuncio di

abbassare di 25 basis point i tassi venne effettuato i tassi nei giorni antecedenti scesero perché il mercato sconta

le aspettative fanno muovere i mercati. L’annuncio deve arrivare da un soggetto credibile, forza

in anticipo,

reputazionale altrimenti il peso dell’annuncio si svaluta.

Questi dati sono importantissimi, lo schema di sottoscrizione del capitale della BCE. Gli italiani dopo i tedeschi

che hanno quasi il 19% ed i francesi che hanno il 14%, dopo c’è l’Italia con quasi il 12%. L’Italia non verrà mai

lasciata in malora. Il peso politico è molto rilevante di più delle quote di capitale in bilancio della BCE. Per

motivo il peso dell’Italia è decisivo. Il peso della Spagna è circa l’8%, per questo motivo non poteva

questo

saltare. La Grecia è meno del 2% e Cipro è circa l’1%. L’obiettivo della BCE è di non far saltare nessun paese

ma se dovesse succedere un cataclisma è molto meglio essere italiani che greci. Un default greco può essere

affrontato. Un default italiano ha un peso così importante all’interno della BCE che gli effetti di propagazione di

una crisi gravissima sarebbero esplosivi. I titoli italiani sono meno sicuri del passato ma sono più sicuri di quelli

greci.

Rifinanziamento:

con questo termine si allude ad una serie di interventi e di rapporti tra la BCE e il sistema bancario mediante i

quali la BCE fornisce oppure drena risorse finanziarie nei casi rispettivamente di carenza/eccesso di liquidità nel

La BCE monitora e regola la liquidità presente all’interno del sistema bancario. Per perseguire

sistema bancario.

tale obiettivo si pongono in essere operazioni di rifinanziamento ed in tale ambito operazioni di mercato aperto.

Si tende a distinguere due principali operazioni: le prime che avvengono sul mercato aperto a determinate

scadenze e specifiche regole mentre le seconde sono attivabili su iniziativa delle controparti. La differenza

principale tra questi blocchi di operazioni sono: le operazioni di mercato aperto hanno una sorta di calendario e

di regole di funzionamento predefinite. Le operazioni attivabili su iniziativa delle controparti sono tipicamente

più flessibili. I depositi presso la BCE ed operazioni di rifinanziamento marginale hanno un segno diverso. I

depositi presso la BCE configurano un’uscita di risorse da parte del sistema bancario. Il rifinanziamento

marginale implica un flusso di risorse nei confronti del sistema bancario in situazioni di particolare carenza.

Le operazioni di mercato aperto sono definite nelle caratteristiche tecniche in uno schema ufficiale della BCE in

relazione alla loro durata. Le operazioni di mercato aperto servono ad iniettare liquidità sul mercato. si

sono così congiunturali ma hanno l’obiettivo

distinguono a quelle più a LT che non interventi di regolare in

maniera più durevole la liquidità del mercato, infatti, hanno scadenza a 3 mesi.

Spesso la forma tecnica è quella della reverse transaction. Le operazioni di tipo reverse sono delle operazioni di

pronto contro termine. Se si tratta di operazioni in cui si inietta liquidità nel sistema bancario in pratica le banche

emettono titoli a pronti alla BCE che paga e quindi in questo modo inietta liquidità nel sistema. A termine venuto

meno il congiunturale bisogno di liquidità da parte delle banche ha luogo l’operazione di segno opposto ossia

che le banche riottengono titoli a fronte di una cessione di liquidità.

quelle a LT hanno l’obiettivo di iniettare liquidità nel sistema.

Sia le operazioni di rifinanziamento principale che

Le operazioni di fine tuning possono essere associate al termine italiano di sintonizzazione. Si effettuano

interventi al margine, brevi correzioni di temporanei di squilibri di liquidità in eccesso/ difetto nel sistema. Non

sorprende che queste operazioni che proprio di natura correttiva congiunturale abbiano scadenza e frequenza non

predefinita dipendono dalla necessità del sistema.

Le operazioni strutturali vogliono avere un effetto più duraturo nei confronti del sistema, mediante emissione di

certificati di debito, operazioni temporanee e definitive. Sono effettuate ogni volta che la BCE intende

modificare la posizione strutturale dell’Euro zona nei confronti del settore finanziario. In caso di vendite da parte

della BCE l’effetto sulla liquidità c’è un assorbimento da parte del sistema. In caso di acquisto da parte della

BCE c’è un’immissione a titolo definitivo di liquidità nel sistema.

Le operazioni che hanno più valenza segnaletica sono quelle che hanno un intervallo breve, operazioni di

rifinanziamento principale. Di solito le operazioni di rifinanziamento a LT non hanno uno scopo di tipo

segnaletico. Di volta in volta la BCE stabilisce quali sono i titoli che accetta a fronte di operazione sia su

iniziativa delle controparti sia di mercato aperto. La BCE non effettua queste operazioni su tutti i titoli.

Normalmente solo su titoli sicuro. Uno dei grossi aiuti che la BCE ha dato al sistema è stato di effettuare

operazioni di controllo di questo tipo durante la crisi. Durante la crisi si sono accettati anche dei titoli che a

termini di rating erano BBB perché c’è stato un allentamento di criteri da parte della BCE proprio per aiutare le

banche a far fronte la crisi.

Riserva obbligatoria:

è sbagliata l’accezione che allude alla riserva obbligatoria come strumento di tutela dei depositanti. Non è più

accettabile. Era il motivo per cui la riserva obbligatoria era nata per poter fronteggiare in caso di crisi le richieste

di rimborso da parte dei depositanti. Oggi esistono altre forme di tutela per queste richieste quali il fondo

interbancario. Attualmente la riserva obbligatoria per esplicita previsione della BCE è uno strumento di politica

monetaria. si basa su una rilevazione mensile imposta alle banche al fine di depositare in contanti una certa %

della raccolta effettuata nel periodo. Implica un collegamento diretto tra le banche e la BCE. Le banche devono

mandare alla BCE i loro dati di bilancio che vengono utilizzati dalla BCE per verificare tenendo presente

l’aggregato soggetto a riserva obbligatoria quanto ogni singola banca deve pagare. La riserva obbligatoria viene

versata presso la BCE per un periodo denominato di mantenimento che non è definitivo. Le banche più piccole

vantaggio di avere una rilevazione trimestrale dei dati. L’aggregato soggetto a riserva obbligatoria: ci

hanno il

sono tre blocchi che ne fanno parte.

Il primo è il gruppo di passività al cui è applicata un’aliquota di riserva positiva che ad oggi è l’1%. Un secondo

blocco di voci ha al suo interno passività a cui è applicata aliquota di riserva parti a 0. Il terzo blocco comprende

passività a cui non viene applicata riserva obbligatoria. Che differenza c’è tra il secondo ed il terzo blocco? In

pratica nessuna. Non viene applicata alcuna aliquota. Pe le voci del secondo blocco basta che la BCE che

modifichi la riserva perché quelle voci siano imponibili ai fini dell’applicazione della riserva obbligatoria. Nel

caso del terzo blocco non verrà mai applicata.

Se guardiamo le voci del gruppo A abbiamo degli strumenti di raccolta con una discriminante temporale di 24

mesi. È sorprendente perché non c’è mai stata una discriminante così, è sempre stata di 18 mesi come sparti

all’Italia,

acque tra il BT ed il LT. La riserva obbligatoria non si applica solo infatti, queste prescrizioni valgono

per tutte le banche dell’UE. È stato scelto come parametro temporale di riferimento: 2 anni. Con qualche

eccezione nel blocco A posso trovare operazioni di raccolta fino a 2 anni inclusi sul quale devo pagare riserva

obbligatoria. Es. c/c sono hanno scadenza indeterminate e per prassi sono considerati BT e quindi si paga la

riserva obbligatoria. Sui depositi al risparmio si paga la riserva obbligatoria. Sui certificati di risparmio si paga

se hanno scadenza entro due anni. Sulle obbligazioni si paga se hanno scadenza fino a 2 anni altrimenti no. Tra

le forme tecniche di raccolta vengono esclusi i PCT in quanto considerati una voce del gruppo B. si paga la

stessa riserva che è prescritta per la raccolta a M/L termine ossia oltre i 2 anni.

Nell’aggregato C sono ricomprese due macro voci: l’interbancario e le passività nei confronti della centrale. Il

l’applicazione della

rapporto con la BCE si caratterizza con una neutralità di fondo che non viene colpito con

riserva obbligatoria. se si applicasse la riserva obbligatoria anche all’interbancario si potrebbe prefigurare il

rischio di una sorta di doppia imposizione. Es. se un cliente deposita presso una banca. per tale banca si prefigura

di raccolta. La banca, successivamente, presta l’importo del cliente ad un’altra banca. la prima

un’operazione

transazione rientra nell’ambito di applicazione della riserva obbligatoria ma se rientrasse anche la seconda

transazione. Sugli stessi importi applicherei due volti la stessa aliquota di riserva. Si è stabilito che nei rapporti

tra banche la riserva obbligatoria non deve essere applicata. Si vogliono evitare meccanismi penalizzanti nei

confronti delle banche. raccolta. Dal risultato ottenuto applicando l’aliquota alle operazioni di

Le aliquote sono applicate alle voci di

raccolta si deve sottrarre la cosiddetta franchigia che è un importo che va a ridurre la riserva obbligatoria da

pagare. La franchigia ha un importo pari a 100.000 euro. Se capita che una banca piccola su base mensile

applicando l’aliquota dell1% dovrebbe pagare una riserva obbligatoria di 103.000 euro per effetto della

franchigia dovrebbe pagare solo 3.000 euro. Viceversa se la banca dovesse pagare 96.000 per effetto della

franchigia in quel mese non paga la riserva obbligatoria. Naturalmente 100.000 impattano sulle banche piccole.

La riserva obbligatoria non deve essere mantenuta a vita. Dopo essere stata versata, viene mantenuta per

specifici periodi chiamati periodi di mantenimento. Anche durante il periodo di mantenimento la riserva

obbligatoria è suscettibile di essere movimentata o mobilizzata ossia è possibile utilizzarla integralmente come

una riserva di liquidità. il saldo medio di periodo, calcolato all’ultimo giorno del periodo stesso, non deve essere

inferiore alla riserva dovuta.

La remunerazione:

le somme che devono essere versate a livello di riserva obbligatoria sono remunerate, fruttano interessi a tasso

che è stabilito dalla BCE, al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principale effettuate durante il

periodo di mantenimento. La prassi in un periodo di crisi come questo è pari a 0. Non fruttano perché sono

momenti difficili e non avrebbe senso pagare interessi sulla riserva. Quando siamo entrati nell’euro la riserva

obbligatoria veniva remunerata a tassi fissi pari al 5% perché era un retaggio storico di 20 anni prima. Purtroppo

entrando nell’euro i tassi scesero e quindi il 5% sulla riserva obbligatoria faceva si che era quasi più conveniente

versare liquidità nella riserva che investire ad esempio in titoli.

Applicazione pratica sulla riserva obbligatoria:

forma tecnica: Raccolta Aliquota Importo

C/C 1.000 1% 10

Deposito Risparmio 80 1% 8

PCT 4.000 0 /

Certificati deposito 18 200 1% 2

mesi

Certificati deposito 24 200 1% 2

mesi

Obbligazioni 3 anni 1.000 0 /

Raccolta interbancaria 300 La parte C /

dell’aggregato, non si

applica

Totale 14,8

In questo caso considero la franchigia di 100.000 pari allo 0,1. Dovrei pagare 14,7 di riserva obbligatoria. 10/05

Bilancio Bancario:

i dati diffusi recentemente dalla banca d’Italia sui prestiti concessi ai privati hanno subito ulteriori rallentamenti

rispetto le ultime stime disponibili su base annua, 2,06%. Sono dei dati preoccupanti in un periodo in cui le

imprese hanno necessità di finanziamenti per poter continuare a rimanere sul mercato. Per quanto riguarda la

crescita delle sofferenze bancarie sui prestiti concessi si è verificato un aumento di entità pari circa al + 21% su

base annua. Quando si parla di sofferenze sui crediti è necessario far riferimento al termine onda lunga. Facendo

riferimento ad una congiuntura economica negativa le imprese non vanno subito in sofferenza perché hanno

delle riserve a cui attingere. Es. prestiti non completamente utilizzati, è una forma di riserva. Se si utilizza una

linea di credito per il 40% la restante parte è ancora fruibile. In un primo periodo queste forme di autotutela

sopperiscono la carenza bancaria. mercato, il calo degli ordinativi l’impresa esaurisce i margini

Successivamente quando perdura la stagnazione di

disponibili sulle forme di finanziamento concessi, non ha più cassa sufficiente, non riesce più ad attingere a

riserve sufficienti. Così si manifesta la sofferenza, un prestito non rimborsato che accresce la situazione di

difficoltà della banca.

Le banche percepiscono un segnale forte di warning e possono aggravare la crisi all’impresa non concedendo

altri finanziamenti ma soprattutto chiedendo il rientro sul finanziamento accordato. A livello di sistema si

avranno Le sofferenze vanno ad onda lunga quando ci saranno i primi elementi di miglioramento della crisi. Il

motivo è che un indice di miglioramento, crescono gli ordinativi eppure crescono le sofferenze perché l’impresa

è in difficoltà in quanto non ha sufficienti risorse per poter alimentare il processo produttivo al fine di soddisfare

gli ordinativi. Non riesce a rimborsare puntualmente le rate dei prestiti.

L’utile a livello di sistema è deludente, più piccolo rispetto a quello di 25 anni fa anche se l’offerta bancaria è

cresciuta notevolmente.

Negli ultimi anni le banche hanno adottato un window dressing, un lifting, procedimenti di estetica di bilancio al

fine di mostrare agli stake holder dei dati migliori rispetto a quelli effettivi.

Le banche pubblicano sui principali quotidiani economici dei tomb stones in cui si scrivono i principali dati di

bilancio: la raccolta diretta, la raccolta indiretta, i prestiti, eventualmente il patrimonio. È curioso notare la

composizione dei tomb stones delle differenti banche. I dati pubblicati sono essenziali. Ultimamente nei tomb

stones non si trova l’accrescimento relativamente la raccolta diretta rispetto all’anno precedente. È anomalo

perché la raccolta è il prerequisito per concedere prestiti. Non è pubblicata perché evidentemente la raccolta non

è cresciuta in maniera rilevante o addirittura è diminuita. Non è possibile lanciare al mercato segnali di tale

genere, non è fidelizzante. Viceversa, si trovano delle banche che pubblicizzano dei dati di raccolta diretta che

non sono rilevanti che un tempo sarebbero stati sottaciuti. Es. + 0,87%. Sono segnalati perché in ogni caso sono

positivi e molte banche non hanno dei dati positivi. Si cerca di abbellire l’estetica di bilancio.

Analizzare il bilancio bancario serve a fare delle comparazioni da parte delle imprese per sapere quale banca ha

possibilità di impiego superiori ad altre presenti sullo stesso territorio geografico. È molto importante in un

periodo congiunturale di questo tipo. Tuttavia, le banche non hanno capacità per fare queste valutazioni.

Domanda: dove si trova nel bilancio la riserva obbligatoria? Nelle attività.

Riclassificazione del CE: dell’attività bancaria.

serve ad ottenere valori di sintesi Non ha uno schema obbligatorio ( per questo motivo sul

libro c’è una diversa riclassificazione rispetto a quella presentata in aula). La riclassificazione non è obbligatoria.

Interessi attivi

Interessi passivi

dividenti ed altri proventi

MINTS: margine di interesse oppure margine gestione denaro.

Commissioni attive

Commissioni passive

Profitti/ Perdite da operazioni finanziarie

Altri proventi di gestione

Altri oneri di gestione

MINTM: margine di intermediazione

RGEST: risultato di gestione

Altre rettifiche di valore ( straordinarie)

Rettifiche/ Riprese su crediti

Accantonamenti fondo rischi ed oneri

Proventi straordinari

Oneri straordinari

Risultato al lordo delle imposte

Imposte

Variazione fondo rischi bancari generali ( è stato rimosso)

Risultato netto della gestione denaro denominato in tale modo perché è l’ambito in cui compri e paghi

Il MINTS è il margine

degli interessi passivi e vendi incassi degli interessi attivi sugli impieghi purché non ci siano delle sofferenze. A

quali clienti si fa riferimento nel MINTS? Tutti, anche se alcune banche evidenziano alcune tipologie per dare

dei segnali di mercato. Le spese di tenuta conto dove si collocano? Nel primo blocco perché sono legate

fortemente alle attività del c/c e quindi agli interessi. Il saldo dei contratti di copertura dei rischi come i derivati

sono posizionati nel primo blocco nella voce altri proventi. I costi associati alle operazioni PCT sono posizionati

nel primo blocco.

Il MINTM da cosa è composto? Da MINTS + (Commissioni attive +Commissioni passive

Profitti/ Perdite da operazioni finanziarie+ Altri proventi di gestione+ Altri oneri di gestione) in quanto è una

modalità espositiva scalare. Il margine di intermediazione equivale al valore aggiunto delle imprese industriali.

trovano i risultati delle principali aree d’affari di una banca: Gestione

Riferendosi alle banche nel MINTM si

Creditizia, Negoziazione titoli/ cambi/ derivati, gestione servizi di incasso/ pagamento/ custodia/ collocamento/

amministrazione/ gestione dei titoli.

La gestione denaro è il MINTS.

La negoziazione dei titoli, cambi e derivati riguarda la voce Profitti/ Perdite da operazioni finanziarie. La

negoziazione avviene per conto proprio della banca, non della clientela. Si allude al portafoglio della banca. non

si parla di copertura perché il saldo delle operazioni di copertura è collocata nel primo blocco.

La gestione dei servizi per quanto riguarda le operazioni di incasso e di pagamento è relativa ai titoli per conto

della clientela. Un’altra operazione che è posta in questo blocco è ad esempio la commissione applicata

all’acquisto di biglietti dello stadio.

sono le principali voci di costo a cui una banca è soggetta nello svolgimento dell’attività ordinaria.

Il RGEST:

Nell’ambito delle spese amministrativa si ritrovano le voci di costo più ingenti come i costi operativi relativi al

personale. Tra il 64 e il 68% dei costi che una banca di grandi dimensioni sostiene sono relative al personale. È

dell’utile perché racchiude l’operatività ordinaria di una banca, la

più significativo il RGEST gestione più tipica.

È più sintomatico il RGEST.

L’entrata in vigore dell’euro ha indotto un venir meno del cambio delle valute. C’è stato un effetto di riduzione

sul margine di intermediazione. per entrare nell’euro abbiamo dovuto abbassare i tassi d’interesse per allinearci a

quelli più bassi della comunità il margine di interesse diminuì perché nel momento in cui ho tassi bassi lo spread

mediamente è più contenuto. Si soffre in termini di margine di interesse. Allora in entrata in vigore dell’euro si

abbassò il margine di interesse e quello di intermediazione. In media c’è stata una riduzione del 10/15% del

margine di interesse a livello di sistema bancario italiano. La federazione bancaria europea voleva mantenere la

neutralità per quanto riguarda le ricadute economiche, infatti, segnalò alle banche (in particolare quelle italiane)

due alternative: 1) riduzione tra il 10/15% dei costi operativi. Alternativa drammatica. Ciò comportava

licenziamenti e relativi problemi con i sindacati o non assunzioni dopo eventuali pensioni. 2) aumentare circa del

30% i ricavi dei servizi (sono voci che si riscontrano all’interno delle commissioni) in tal modo aumenta la

pervasività dei servizi del pagamento all’interno della popolazione. 10 anni fa la penetrazione delle carte di

credito era molto inferiore rispetto ad oggi.

Ciò che ha permesso di mantenere l’equilibrio economico è stata la trasformazione da forme di raccolte indiretta

non gestita a forme di raccolte indiretta gestita. Le forme di risparmio gestito hanno un impatto sul CE maggiore

rispetto al risparmio amministrato. L’attivazione della forza delle reti distributive delle banche imponendo dei

specifici budget sulla raccolta indiretta ha consentito di far incrementare in maniera molto sensibile la

gestita della raccolta indiretta e così garantire l’equilibrio economico della banca.

componente

Il RGES è una espressione più puntuale, attendibile della performance di una banca rispetto all’utile netto perché

non è influenzata da particolari politiche di bilancio né dalla imposte dirette.

Scomposizione del RGEST:

RGES / Mezzi propri = ( MINTS / Mezzi propri ) x ( MINTM / MINTS) x ( RGEST / MINTM)

esprime l’apporto fornito alla redditività della banca dalla gestione denaro. Es.

MINTS/ Mezzi propri:

comprare/ vendere, raccolta/ impiego. È la più tipica e tradizionale attività svolta dalle banche.

MINTM/ MINTS: esprime il contributo alla redditività della banca delle aree diverse dalla gestione denaro. Si

allude ai servizi, negoziazione dei titoli, cambi e derivati. È un indicatore di disintermediazione della banca. se

l’indicatore si riduce, avendo una sequenza temporale di indicatori, ciò implica che il grado di

disintermediazione di una banca si sta contraendo. Il denominatore è più pesante cioè il margine di interesse

oppure il numeratore è più leggero cioè quello di intermediazione. Viceversa, come in questi ultimi anni è quasi

che l’indicatore assume valori crescenti

sempre avvenuto, se nella sequenza temporale si nota ciò significa che la

disintermediazione bancaria è in fase di progressiva affermazione.

= Indicatore che esprime l’efficienza ( essere più risparmiosi) del processo produttivo

RGEST/ MINTM

bancario. Segnala una maggiore efficienza del processo produttivo bancario se in una sequenza temporale se

assume progressivamente valori più bassi perché si riducono i costi che “ballano” tra MINT E REGST ( del

personale, spese amministrativi). Di conseguenza si ridurrà il numeratore. A parità di denominatore il

perseguimento di risultati aziendali avviene avvalendosi su costi bassi. Il processo si rileva maggiormente

efficiente.

Redditività della banca:

Gli interessi attivi sono scaturiti dalle attività fruttifere. Nel senso che sono suscettibili di generare interessi. È

possibile scriverlo come iA / AF = interessi attivi / Attività fruttifere = r

r indica il rendimento medio delle attività fruttifere.

Gli interessi passivi sono scaturiti da passività onerose.

È possibile scriverlo come iP/ PO = Interessi passivi / passività onerose = c

c indica il costo medio delle passività onerose.

≃ c + spread ( s). Lo spread è il divario che dovrebbe assicurare l’economicità dello svolgimento dell’attività

r

bancaria. La redditività dell’attività bancaria nel periodo di crisi è stata influenzata non solo dalle sofferenze ma

anche dal patrimonio. 15/05

Le aree di gestione della banca:

1. Titoli

2. Prestiti

3. Liquidità e Tesoreria

4. Capitale proprio

Da analizzare in maniera disgiunta perché didatticamente è più chiaro e perché ad esempio all’interno

dell’organizzazione bancaria le unit che si occupano di titoli e prestiti sono disgiunte. Queste aree gestionali

sono ricondotte all’unità all’interno di modelli che vengono chiamati ALM ( Asset Liability Management). Nel

calcolare i rischi di una banca ci si concentra su tutte le aree gestionali a prescindere dalla natura dei titoli/

prestiti/ tutti gli asset. L’analisi viene condotta su tutta la tipologia degli asset. Si cerca di identificare un rischio

a cui l’intera banca è soggetta. Il rischio è ascrivibile ad una sola unit ma è unitario ed integrato. Ciò è stato

effettuato per rispondere ad alcune domande delle autorità di vigilanza. Es. rischio di credito a cui è sottoposta la

banca? non si riferiscono alle singole unit. Come si crea un ALM? Attraverso tre fasi principali esplicitabili con

attraverso metodologie e algoritmi. Si verifica l’esposizione della banca ad una tipologia

le parole: 1) misurare

di rischio; 2) pianificare, si individua un livello obiettivo/ target di rischio desiderabile, 3) ricondurre o pilotare

il livello del rischio da quello misurato a quello obiettivo.

La fase più difficile e delicata è la prima. Si individua il rischio, se lo si fa in maniera erronea le successive fasi

sono distorse, erronee, non ottimali. La fase più facile è l’ultima perché si tratta semplicemente di usare degli

strumenti come i derivati che uso per spostare il livello di rischio da quello misurato a quello obiettivo. È

semplicemente un passaggio tecnico.

La traduzione ALM è gestione integrata dell’attivo e del passivo. Considero attività e passività a prescindere

dalle singole aree di gestione ma in modo integrato. Tutto ciò è presente nelle banche in staff alla direzione

generale ( strategica) oppure in ambito di pianificazione strategica e controllo di gestione. L’ALM verifica la

fattibilità degli obiettivi, le opportunità che si realizzano sul mercato.

AREA DI GESTIONE TITOLI ( di proprietà della banca, non a supporto della clientela)

di questa attività sono inseriti all’interno della voce profitti/ perdite da operazioni

Nel CE scalare i risultati

che andava a comporre il MINTM. L’area di gestione titoli della banca non è disgiunta dai rapporti

finanziarie

che ha con la clientela e il mercato in ogni fase congiunturale.

Situazioni tipo:

immaginiamo che esista una banca che abbia un rapporto tra prestiti e depositi alto.

Prestiti/ Depositi ↑, la banca investe gran parte dei depositi in prestiti residua meno da investire in titoli. Ne

consegue che il rapporto Titoli/ depositi sia più basso. Questa situazione è tipica delle banche commerciali,

prende il nome di gestione residuale di un portafoglio titoli. Residuale perché la banca investe in titoli le

componenti della propria raccolta che residuano dopo aver prioritariamente investito in prestiti. Una banca di

questo genere privilegia i prestiti ai titoli, perché? Il motivo è tipicamente di equilibrio economico. Un prestito

normalmente rende di più che un titoli.

Che caratteristiche avrà un portafoglio titoli basato sulla gestione residuale?

La prima caratteristica è che sarà un portafoglio liquido. È facilmente riconducibile alla liquidità. è tipicamente

costituito da titoli a BT e poco rischiosi ( titoli di stato ). Questo tipo di portafoglio si configura come un

cuscinetto di liquidità. in altri termini la banca attribuisce priorità ai prestiti che ai titoli. allora il portafoglio

assume una configurazione di cuscinetto di liquidità. tale cuscinetto verrà sgonfiato nel momento in cui ho la

possibilità di concedere prestiti a fronte di una vendita di titoli sul mercato. Si concedono prioritariamente

prestiti perché rendono maggiormente. Viceversa, il cuscinetto viene gonfiato in fasi in cui ( come quella attuale)

non reputo opportuno espandere l’attività creditizia/ di concessione dei prestiti. Da ciò discende che i titoli di

questo portafoglio devono essere negoziabili. Devono avere un mercato secondario perché ciò che deriva dalla

loro vendita viene impiegato in prestiti. Si ha un’ulteriore conseguenza: il portafoglio titoli residuale ha come

prioritario ci si prefigge l’obbiettivo di sgonfiare il

priorità la liquidità e non la redditività perché a livello

cuscinetto di liquidità. i titoli a LT normalmente rendono maggiormente di quelli a BT quindi il portafoglio titoli

residuale è movimentato in funzione all’attività creditizia che la banca vuole esercitare.

Es. Nel portafoglio ci sono dei BTP a tasso fisso acquistati a 100 in una situazione in cui il tasso di mercato i =

3%. È logico pensare che tali BTP fanno parte del portafoglio titoli con caratteristiche di liquidità e che nel

sia l’opportunità sul mercato di venderli è possibile utilizzare i 100 per concedere un prestito a

momento in cui ci

tasso, esistente sul mercato in quel momento, pari al 4,5%. Per effetto di questa operazione si guadagna uno

spread pari all’1,5%= 4,5% 3% grazie all’arbitraggio.

- Se i tassi di interessi non sono fissi ciò cambia. Si

aggiunge l’ipotesi che il tasso sul mercato dei BTP sale al 4,5%. In uno scenario con tassi di interesse maggiori i

BTP quoteranno meno. I prezzi scendono perché gli investitori preferiranno comprare i nuovi titoli emessi con

un tasso maggiore rispetto a quelli presenti sul mercato secondario con un tasso inferiore. I vecchi BTP sono

meno appetibili in quanto sono a tasso fisso e quindi non si adeguano al nuovo tasso presente sul mercato. I

prezzi scendono da 100 ad esempio a 93 ( dipende dalla cedola e da altri elementi). In questa situazione se

vendessi i vecchi BTP per concedere prestiti riscontrerei una perdita in conto capitale. Per assurdo non è così

tassi sia possibile concedere prestiti ad un tasso più elevato. All’inizio

scontato che se aumenta il livello dei

potrebbero rendere al 5%. Così vendendo in perdita i BTP non mi renderanno più al 3% ma l’1,8%, c’è una

perdita pari 1,2% = 3% tasso fisso 1,8% quanto ottengo effettivamente. La monetizzazione in conto capitale

annulla il vantaggio economico alla base dell’arbitraggio. Se il tasso è ancora il 4,5 sui prestiti non conviene

l’operazione di

sgonfiare i cuscinetti. Questo fenomeno appena descritto porta a non effettuare smobilizzo dei

titoli ( non sgonfiare il cuscinetto di liquidità) se i tassi dei BTP salgono è definito dagli inglesi con il termine

Lock In Effect, effetto blocco. In pratica si bloccano in portafoglio i titoli e non si vendono in quanto la scesa dei

tassi di interesse condurrebbe una smonetizzazione ed una perdita in conto capitale dal lato dei titoli. Così si

ridurrebbe il vantaggio per cui effettuo l’arbitraggio.

Es. 2.

Rapporto prestiti/ depositi più basso rispetto all’esempio precedente. Ne consegue che il rapporto titoli/ depositi

sia più alto rispetto a prima. Una banca che punta di più sui titoli rispetto al caso precedente e meno sui prestiti si

dice che attua una gestione flessibile detta anche classificazione analitica dei titoli. Una banca con queste

caratteristiche ha finalità ed obiettivi prioritari difformi: la redditività. Si cerca di ottenere un rendimento

significativo dal portafoglio titoli. È molto più utilizzato il trading del portafoglio cercando di sfruttare

sottovalutazioni ( quando compro) e sopravalutazioni ( quando vendo). Si cerca di ottenere utili quando si

effettuano transazioni finanziarie. In questo caso non si deve fare cassa per concedere prestiti. Si vuole fare utili

per fare CE attraverso il portafoglio titoli. I titoli ora saranno di M/L termine e con un rischio maggiore. Un

gestore colui che effettua operazioni di compravendita sui portafogli titoli è più contento di lavorare nel secondo

caso perché qui il suo operato fa la differenza. Ha posizioni speculative nel senso positivo del termine. I gestori

soprattutto nell’esperienza anglosassone hanno delle % sulle operazioni di trading e quindi sono maggiormente

incentivati a lavorare in questo caso in quanto hanno maggiori possibilità di guadagno.

Le due ipotesi rappresentate sono due estremi, casi scolastici. Ad oggi le banche implementano entrambe le

gestioni. I portafogli titoli spesso sono divisi in partizioni in base agli obiettivi da conseguire, il tipo di gestore,

tipo di mentalità della banca.

Le banche italiane adottano una gestione residuale o flessibile? Mediamente la porzione/ partizione della

gestione in ottica residuale per finalità cautelative è più ampia rispetto a quella flessibile in quanto ci sono tanti

titoli di stato che non sono il massimo per fare trading. Tuttavia, ultimamente il trading con i BTP si è rivelato

molto conveniente se ben effettuato. Es. l’anno scorso le banche che hanno usato la liquidità della BCE per

comprare BTP che davano il 4 o il 5% di cedola ed erano comprati a condizioni scontatissime 80/82 . Ad oggi i

prezzi di quei BTP sono 103/105/107. Le banche hanno guadagnato ingenti somme a livello di cedola rispetto a

quanto dovevano pagare alla BCE e il capital gain è significativo derivante dall’apprezzamento dei BTP. Alcuni

perché se saltava l’Italia perdevano tutto. Tuttavia, se saltava l’Italia saltava l’UE

affermano che hanno rischiato

e la BCE.

Atteso che la banca gestisca il portafoglio nei modi sopra elencati, come fa una banca a scegliere i titoli da

inserire all’interno del portafoglio?

La probabile risposta sarebbe in base all’alta qualità. Cosa connota l’alta qualità?

la natura dell’emittente del titoli.

1. Se un emittente va in default e non rimborsa il titolo al sottoscrittore

questi vedono pregiudicate le proprie ragioni di credito. Ad esempio per tutti coloro che avevano in

nell’ultima settimana hanno visto rimborsato in base all’emissione circa un

portafoglio dei titoli Lehman

10% del valore nominale dei titoli in quanto hanno messo in atto un piano di risanamento.

Inoltre, si deve considerare il rating della solvibilità emittente. La AAA di Moody’s o Standard and Poor’s

era una garanzia della solvibilità dell’emittente. Nel momento in cui scendevo sotto l’investiment grade (

BB) il livello di rischiosità aumentava significativamente. Nel momento in cui fanno un down grading

dell’Italia ciò non piace perché la rischiosità del paese implica che i nuovi titoli sono considerati più rischiosi

e gli investitori desiderano dei rendimenti maggiori. Fortunatamente si è capito che il rating non mette al

non c’era

riparo dai rischi, vedi caso Lehman, stato un deterioramento evidente rating che potesse prevedere

il default che è avvenuto. È possibile considerare anche CDS che sono di fatto di strumenti derivati quotati

espressivi del rischio di uno strumento finanziario e del suo emittente. Sono più attendibili. Tuttavia, questi

strumenti sono difficili da reperire, non sono alla portata di tutti. La quotazione è difficile da trovare e non

sono quotati su tutti gli emittenti. Se un emittente è quotato è una garanzia rispetto ad uno non quotato?

perché l’emittente quotato è più controllato, deve fornire dei report agli organi di vigilanza come Consob.

Sì,

Es. Parmalat era quotata ma è fallita. Non ci sono certezze. Un altro elemento che spesso viene considerato è

la dimensione dell’impresa. Un’impresa che è un top player non salta. “Too big to fail” coinvolge una serie

di interessi che non permettono il default. Es. Fiat perché ci sono degli interessi economici attorno che non

portano il fallimento. Tuttavia, non sono garanzie assolute in quanto Lehman era una delle società più grandi

al mondo eppure è saltata. Ci sono degli elementi diagnostici ma nessuna è una certezza assoluta. Il

deterioramento di un emittente avviene a volte in modo rapidissimo e per cause non prevedibili ex ante

specie quando creano dei rischi reputazionali. Es. Saipem ( grande società quotata) recentemente è stata

accusata di corruzione internazionale a fronte di pagamenti di alcune commissioni per la costruzione di un

gasdotto in Algeria ciò ha determinato delle sospensioni per eccesso di ribasso del titolo anche se il bilancio

era ottimo.

2. grado di liquidità dei titoli, è un concetto multiforme. La liquidità può avere tre accezioni: naturale,

istituzionale, trasferibilità. La liquidità naturale configura un titolo molto vicino alla scadenza, darà luogo

ad un’entrata se l’emittente paga. Ha una vita residua molto breve. La liquidità istituzionale è sinonimo di

stanziabilità che rimanda alla stanza di compensazione che abbiamo esaminato nel sistema dei pagamenti

relativo alla BCE. I titoli accettati dalla BCE per operazioni di mercato aperto. Se una banca vuole

finanziarsi presso la BCE, cede titoli considerati accettabili ed ottiene liquidità. in momenti di crisi la BCE

L’accezione di di fatto configura l’intersezione esistente fra

ha accettato anche titoli greci. trasferibilità

negoziabilità e liquidità. è l’attitudine di un’attività finanziaria

3. grado di negoziabilità dei titoli, ad essere scambiata/ compravenduta

su un mercato organizzato che funzioni. Es. negoziabilità di un BTP è elevata.

4. forma tecnica, titolo può essere a tasso fisso/ variabile/ obbligazionario/ con piano di ammortamento.

condiziona fortemente la possibilità di valutare rendimento del titolo.

Un titolo liquido è sempre negoziabile? Un titolo negoziabile è sempre liquido?

La risposta alla prima domanda dipende dall’accezione di liquidità che si considera. Esistono dei casi teorici

che spesso si concretizzano in cui la risposta sarebbe no. Questo è il caso dei certificati di deposito che non

hanno un mercato secondario efficiente ed ufficiale. Infatti, non è possibile scambiare i CD. Tuttavia, un CD

che non è negoziabile però se mancano 10 giorni alla scadenza è liquido, ha alta liquidità naturale ma non ha

un mercato secondario di riferimento.

Alla seconda domanda si può rispondere certamente di no con riferimento alla liquidità naturale. È possibile

vendere un titolo con vita residua 30 anni. In parte però si può rispondere sì, in quanto se ha mercato

l’effetto

secondario si può ricondurre a liquidità anche se vendendolo si può perdere attraverso ad esempio

Lock in .

Fatto salvo la natura dell’emittente è possibile misurare il rendimento effettivo di un titolo solo se questo è a

tasso fisso, prevede delle scadenze predefinite e non prevede la call ( facoltà di rimborso anticipato da parte

dell’emittente). Solo in queste condizioni si può calcolare il rendimento effettivo netto. Per un BTP è possibile

calcolare il rendimento effettivo netto. Per tutti gli altri titoli, il rendimento effettivo netto è una stima.

banalmente per i titoli di stato a tasso variabile ( CCT) è una stima perché pagano le cedole che non sono fisse né

conosciute fino alla scadenza, sono indicizzate al tasso sui bot che per definizione è ignoto. La stima è calcolata

ipotizzando che il valore dell’ultima cedola rimanga inalterata fino alla scadenza. È irrealistico che la cedola

rimanga assolutamente fissa fino alla scadenza. Lo stesso vale per le obbligazioni convertibili, le azioni. Si può

calcolare il rendimento ex post, nel momento in cui vendo. Non ex ante, non prima di porre in essere

un’operazione di compravendita. Quindi in base alla forma tecnica cambia l’aleatorietà del rendimento del titolo

che inserisco nel portafoglio.

Riflessione: per valutare la natura dell’emittente non esiste un algoritmo. Per valutare la liquidità e la

negoziabilità è possibile effettuare delle stime, hanno un margine di indeterminatezza. La forma tecnica fa si che

ci siano un sacco di titoli per cui non è possibile calcolare il rendimento effettivo ex ante.

Uno strumento utile per la scelta dei titoli è la curva dei rendimenti per scadenza in quanto gli elementi che

un alto tasso di aleatorietà. Questa curva esprime l’esistenza

connotano la qualità generano di un premio rischio.

Se la curva è crescente, opera secondo logiche premio rischio. Un soggetto è disposto ad avere un incremento del

rischio solo nel momento in cui è premiato da un rendimento più alto. Detenere un titolo per un periodo più

lungo ( vita residua maggiore) implica un rischio maggiore.

La curva potrebbe essere anche decrescente nel momento in cui ad esempio i BOT a 12 mesi rendono meno di

sul livello dei tassi sul futuro. Non è un’ipotesi di scuola, ciò

quelli a 3 mesi e ciò dipende dalle aspettative

accade.

La curva dei rendimenti potrebbe essere pressoché orizzontale/ piatta dove il rendimento non muta se muta la

vita residua. Questo è un’ipotesi di scuola. Ci può essere una curva dei rendimenti piatta solo se si alternano

momenti decrescenti/crescenti. Allora un intervallo breve che intervalla i cambiamenti di concavità sarà

orizzontale. I titoli che giacciono che sulla stessa curva dei rendimenti devono essere omogenei ( le medesime

caratteristiche economico-tecniche, simili in termini ad esempio di natura emittente/ grado liquidità/ grado

negoziabilità). Questo è un limite circa l’utilizzo della curva dei rendimenti.

Non esiste un algoritmo valido per tutti che permette di valutare la qualità dei titoli da inserire nel portafoglio

di generare α cioè di fare la

altrimenti non si pagherebbero dei gestori. È fondamentale la capacità del gestore

differenza, di effettuare attività di stop picking o market timing.

Le banche in passato usavano della matrici denominate come classificazione analitica del portafoglio. Nelle

colonne sono inseriti degli intervalli di scadenza dei titoli. Questo è analogo all’asse delle ascisse della curva dei

rendimenti, la vita residua. Nelle righe si indicano dei fattori oggettivi e soggettivi. Si classificano i 12.000/

15.000 titoli esistenti che voglio monitorare e su cui voglio operare in base a questi requisiti. I requisiti oggettivi

( non in modo assoluto) sono la natura dell’emittente, forma tecnica, grado negoziabilità. I requisiti soggettivi

sono l’andamento dei tassi di interesse ( anche se nella situazione attuale sono bassi, più di così è difficile. Ciò

Per costruzione i titoli che ritrovo all’interno

che è complesso la stima dei tassi nel LP). di una cella sono

omogenei. Sono in quella colonna perché scadono fra 5/7 mesi e sono in quella riga perché come rischio

emittente e grado di negoziabilità sono piuttosto simili. All’interno di ciascuna cella posso disegnare una curva

di rendimenti perché i titoli sono simili per costruzione della matrice. Il gestore così avrà la possibilità di

scegliere in base alle preferenze, al proprio intuito, alla propria sensibilità. Questa procedura, diversa in ogni

banca, permette la scrematura dei titoli e agevola il lavoro dei gestori.


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

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