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Esempio di una TAVOLA DELLE SPECIFICAZIONI:

BOSCO ELEMENTARI INTERMEDI SUPERIORI

CONVERGENTI DIVERGENTI

- conoscere le - riconoscere le - inventare una storia su

FAUNA caratteristiche del bosco impronte gli animali un animale del bosco

(elenco di 5/6 elementi) (elenco)

- riconoscere alcuni

FLORA alberi (elenco alberi) 08.10.13

Teorie dell’apprendiemento e strategie di insegnamento:

ANALISI DELLA

SCELTA DEGLI SITUAZIONE

OBIETTIVI

SCELTA E

ORGANIZZAZIO VALUTAZIONE

NE DEI

CONTENUTI SCELTA E

ORGANIZZAZIO

NE DEI METODI

Programmazione modulare: flessibilità e strutturazione.

FASI DELLA PROGETTAZIONE:

Si parte dagli obiettivi per costruire i rispettivi moduli.

Definire:

- gli obiettivi

- i contenuti;

- i materiali e gli strumenti;

- che cosa deve fare l’insegnante;

- che cosa deve fare l’allievo/ gli allievi;

- spazi, tempi e le risorse da utilizzare.

Definire momenti e modalità per definire le varie verifiche, ipotizzare quindi una divisione.

Programmazione didattica: costante equilibrio tra PERSONALIZZAZIONE e INDIVIDUALIZZAZIONE.

PERSONALIZZAZIONE: obiettivi diversi per ciascuno, strategie didattiche finalizzate. Si utlizza il PD perché

strumento di programmazione più elastico rispetto all’UD.

INDIVIDUALIZZAZIONE: garantire a tutti il raggiungimento delle competenze fondamentali del curricolo,

diversificazione dei percorsi di insegnamento. Scopo è quello di garantire certi traguardi.

MASTERY LEARNING:

- esposizione contenuti, esercizi, compiti;

- valutazione formativa;

- recupero.

UNITA’ DIDATTICA: parte dai programmi (punti nuclei cognitivi essenziali di una materia o un’area disciplinare):

- diagnosi;

- obiettivi;

- contenuti;

- tecniche di insegnamento (definire materiali, tempi e spazi);

- valutazione (orientativa, formativa e sommativa);

- recupero (eventuale).

Si parte dalle indicazioni nazionali per fare un’unità didattica.

Diagnosi in ingresso:

Analisi di molteplici fattori:

- contesto

- caratteristiche cognitive

- variabili psico-affettive e socio- relazionali

- motivazioni e stile attributivo.

TASSONOMIA DI BLOOM: VALUTAZIONE

SINTESI

ANALISI

APPLICAZIONE

COMPRENSIONE

CONOSCENZA

VALUTAZIONE: può essere DIAGNOSTICA- FORMATIVA o FINALE 14/10/2013

Differenze e analogie tra le strategie utilizzate nell’unità didattica e quelle utilizzate nel progetto didattico.

UNITA’ DIDATTICA PROGETTO DIDATTICO

CONTENUTO Si parte dalle discipline, competenze Si parte dall’esperienza dei bambini

scelte dal docente ad inizio anno

OBIETTIVI Di tipo elementare, al massimo Superiore (convergente e divergente)

intermedio

STRUMENTI Libri di testo, schede, lim Libri biblioteca, problem studying,

lim, brain storming

CONTESTO SOCIALE Lavoro individuale Piccolo gruppo o coppia

SPAZIO Spazio strutturato, percorso guidato, Meno strutturati, quasi per niente

pensato

TEMPO Tempi brevi, intensi Più lungo, ma non troppo lungo

VALUTAZIONE FORMATIVA Ci deve sempre essere C’è, però non c’è l’intervento diretto,

non si danno le soluzioni, valutazione

formativa come stimolo

RECUPERO Ci deve sempre essere quando c’è la Tolleranza negli sbagli, aiuto nel

valutazione formativa progredire

VALUTAZIONE C’è. Si sofferma soprattutto su cosa si C’è, ma ci si sofferma maggiormente

SOMMATIVA/FINALE è appreso. Verifica degli obiettivi sul percorso fatto per apprendere e

non tanto su cosa si è appreso.

I 9 indicatori principali e irrinunciabili: contenuto, obiettivi ecc…

U.D -> MONODISCIPLINARE (storia, mate ecc… ): riduce il campo, più semplice da eseguire

P.D -> INTERDISCIPLINARE, MULTIDISCIPLINARE, TRANSIDISCIPLINARE, PLURIDISCIPLINARE.

Interdisciplinare: le discipline coinvolte si sono scambiate i loro strumenti

Transidisciplinare: non esistono più le discipline ma tutto si mescola (utopia)

Contesto sociale: come si può strutturare la classe (lavoro individuale, coppia, piccolo gruppo, grande gruppo.)

Tempo: può essere lungo o corto, con frequenza intensiva o non intensiva

Recupero: 2 tipi

- di presentazione: quando si ripresenta con strumenti diversi; devo farlo quando la valutazione formativa mi ha

fatto capire che l’allievo non avere gli strumenti, le modalità, insiste più sul cognitivo.

- di coinvolgimento: quando il problema non è cognitivo, ma è motivazionale. Insiste più sul socio-

motivazionale. 21.10.2013

VALUTAZIONE:

La valutazione va vista sotto due diversi aspetti:

- sociologico: es. Don Milani analizza le differenze tra coloro che dispongono di molti benefici e chi, invece, no.

Questo può essere ancora molto vero: è una scuola che fa ancora fatica ad insegnare a chi non sa.

- Psicologico: la valutazione con il metodo del bastone (tende ad andare peggio) e della carota (tende ad andare

meglio), anni ’70 (NO!)

La valutazione non deve far scattare l’effetto Pigmalione.

Se utilizzata correttamente la valutazione può essere un validissimo strumento, una risorsa, soprattutto per lo studente

che incontra maggiori difficoltà.

La valutazione è un controllo educativo/ scolastico

VALUTAZIONE 1. INDIVIDUAZIONE DELL’OGGETTO DI CONTROLLO

2. MISURAZIONE

3. VALUTAZIONE

1. INDIVIDUAZIONE DELL’OGGETTO DI CONTROLLO:

Cosa vogliamo valutare, spesso non è facile riconoscerlo. La valutazione serve ad insegnare meglio, ad essere più

consapevole del proprio lavoro.

Come si fa a capire se una cosa può essere considerata come oggetto di controllo?

Bisogna vedere se è misurabile.

Oggetto di controllo ≠ finalità (che invece non è misurabile, lo sono le tappe che la costituiscono).

Sono sottoponibili al controllo solo oggetti stabiliti col metodo degli obiettivi.

La valutazione dipende molto dalla cura, con cui sono stati selezionati gli obiettivi.

2. MISURAZIONE:

Si articola in 3 sottofasi:

- Stimolazione: trasformo in uno stimolo l’oggetto che controllo, in certe condizioni si chiama “fase

dell’osservazione” in cui lo stimolo è un aspetto che si crea in natura, non lo creo io. L’osservazione consente

di registrare atteggiamenti che in genere non vengono messi molto in evidenza, spesso l’osservazione è più

importante della stimolazione. La scuola spesso ha bisogno di ricorrere alla stimolazione perché non tutto

quello che si insegna/ si dice appartiene alla struttura del quotidiano.

La stimolazione avviene attraverso:

- prove chiuse: prove a cui corrisponde un numero chiuso di risposte positive possibili (es. quanti sono gli

apostoli? 12.)

Le prove chiuse si dividono in 5 categorie:

1. V/F (% di fortuna troppo elevata, non si usa in letteratura);

2. scelta multipla;

3. corrispondenze (prova più usata nella scuola dell’infanzia);

4. completamenti;

5. saggi brevi (anche attraverso i disegni).

- prove aperte: prove a cui corrisponde un numero aperto di risposte possibili (es. raccontami il mestiere di tuo

padre, disegnami un animale di tuo gradimento).

Prove aperte/ prove chiuse: non c’è una prova migliore di un’altra, dipende dalle competenze che l’insegnante

vuole sviluppare.

Quando utilizzo prove chiuse chiedo all’allievo di riprodurre cultura, attraverso un modello chiuso e

riproduttivo. I campi di validità riguarderanno gli obiettivi quindi saranno di tipo elementare ed intermedio.

Quando utilizzo prove aperte invece i campi di validità riguardano gli obiettivi superiori convergenti/

divergenti. 22.10.2013

La misurazione a scuola viene chiamata verifica, ma è sbagliato chiamarla così perché non esiste mai una verità

assoluta.

- Registrazione: non si dà ancora un giudizio in questa fase.

Nelle prove orali non c’è registrazione di solito, mentre quelle scritte sempre. E’ invece importante registrare

per raccogliere, testimoniare, tenerne una memoria. Non registro solo quali competenze sono state apprese, ma

anche il perché non si è raggiunta una specifica competenza.

Non registro soltanto un risultato, ma anche confronti tra gli allievi, confronto nello sviluppo storico

dell’alunno.

- Lettura: confronto il risultato ottenuto, con quello che dovevo ottenere. Non è uno strumento intelligente

durante la misurazione perché non si tiene conto del percorso, dei miglioramenti, delle condizioni ecc… E’ più

uno strumento da valutazione.

La misurazione si conclude con dei punteggi e non dei voti. Lo scopo è capire quelli che non hanno capito e tornare a

insegnare a questi. Ha uno scopo formativo.

Voto: dare un voto sul punteggio, significa quindi esprimere un giudizio. Nella scuola dell’infanzia ogni giorno ci sono

giudizi, ovviamente senza voti.

5 criteri con cui si dà un giudizio:

- CRITERIO ASSOLUTO: fa combaciare il voto con il punteggio. Non tiene conto delle diversità individuali.

Uso un metro solo per valutare persone diverse. E’ l’unico esatto, preciso. Nelle realtà della scuola formativa,

in particolare infanzia e primaria, non può essere mai usato da solo. All’università unico da utilizzare.

- CRITERIO DEL CONFRONTO CON IL GRUPPO: tiene conto del peso del gruppo nel determinare una

prestazione e un risultato. Il gruppo però non può condannare il singolo che ha difficoltà.

- CRITERIO DELL’ ESCURSIONE DI RENDIMENTO: differenza tra input e output. L’aspetto positivo è che

tiene conto del progresso individuale. L’aspetto negativo invece che non tiene conto del punteggio prefissato e

quindi magari gli allievi non raggiungono l’obiettivo dell’insegnante, anche se personalmente hanno avuto dei

miglioramenti.


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cecchi88

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecchi88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Innovazione sperimentale scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Guerra Luigi.

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