IGIENE DEGLI ALIMENTI
FAO-OMS precauzioni-misure durante la produzione-manipolazione-distribuzione di
• →
alimenti che danno un prodotto soddisfacente-innocuo-salutare
Regolamento 825/04 anche condizioni, per controllare i pericoli e garantire idoneità al
• →
consumo umano tenendo conto dell'uso previsto (requisiti minimi e controlli ufficiali)
Fino agli anni 80 il controllo veniva effettuato dalla USL sui prodotti finiti ma campioni non
rappresentativi, impossibile profilassi o blocco produzione, costi a carico statale e quindi scarsa
responsabilizzazione Operatori Sanitari Alimentari (produttori) mentre le malattie alimentari
aumentavano; Van Oyen nel 1919 introduce controllo dell'intero ciclo, Wilson nel 1935 definisce
“triade” per alimenti trattati termicamente (che poi Mossel estende a tutti gli altri) = risanamento +
evitare contaminazione + conservazione microbiostatica. Allora gli OSA assumono un ruolo
preminente con Direttive verticali del 93-96 che rendono obbligatorio l'autocontrollo in tutte le fasi
eccetto le primarie (dove si applica nel 2001 includendo impianti di macellazione), quindi
HACCP
applicazione del sistema di controllo (ideato dalla NASA negli anni 70, studiato per
aiutare a conseguire livello di sicurezza igienico-sanitaria più elevato): si tratta di una strategia
integrata in cui tutti gli operatori dovrebbero partecipare realizzando programmi e procedure.
Secondo Art. 5 del Regolamento CE 825/04 i principi del sistema (e quindi delle procedure)
HACCP sono: identificare ogni pericolo e i punti critici, stabilire limiti critici e quindi procedure di
sorveglianza (da applicare regolarmente per consentire il monitoraggio)-azioni correttive (spesso a
livello di un macchinario), inoltre predisporre documenti e registrazioni adeguati alla natura e alle
dimensioni dell'impresa; se interviene un cambiamento in prodotto-fase allora procedure
riesaminate ed eventualmente modificate.
Infatti il regolamento stabilisce requisiti-norme generali di igiene dei prodotti alimentari, non si
applica a produzione per uso domestico e alla fornitura diretta di piccole quantità di prodotti
primari a consumatore-dettagliante locale ma a tutte le fasi della produzione industriale;
dovrebbero essere coinvolti e formati tutti i dipendenti di tali imprese, comunque non si tratta di
autoregolamentazione (non sostituisce i controlli ufficiali)
Allegato I primaria e associate (allevamento-coltivazione-mungitura-caccia-pesca-
• →
raccolta e tutto ciò che non altera le caratteristiche del prodotto); attualmente l'applicazione
non è obbligatoria ma incoraggiata, tuttora la rielaborazione è in corso
Allegato II procedure successive alle precedenti (es.: stoccaggio del latte crudo nei centri
• →
di raccolta e navi frigorifero-officina per trasporto dei prodotti della pesca, anche se
generalmente il trasporto è competenza del produttore primario)
I requisiti HACCP devono tener conto dei principi del Codex Alimentarius ed essere abbastanza
flessibili da poter essere applicati in qualsiasi situazione: nelle imprese più piccole può essere
impossibile identificare punti critici di controllo ed in generale non è sempre possibile fissare un
“limite critico” numerico; quindi le normali prassi igieniche possono sostituire la sorveglianza in
determinati casi (la rintracciabilità dei prodotti lungo la catena è invece un fattore essenziale); es.:
Criteri microbiologici del Codex Alimentarius:
standard da normative quali il Regolamento CE 2073/05, quindi criteri di sicurezza
• →
alimentare (accettabilità di prodotto-partita sul mercato: non devono essere presenti
stafilococciche-Enterbacter e di igiene del
Listeria-Salmonella-enterotossine sakazakii-E. coli)
processo (accettabilità del funzionamento: non devono essere presenti Enterobacteriaceae-
colonie aerobie e stafilococchi coagulasi +)
specificazioni spesso dalla catena di distribuzione la cui non rispondenza comporta
• →
rescissione del contratto-riduzione del prezzo
valori guida dal produttore al fine di controllare efficacia trattamento-rispetto GMP
• →
Punti chiave:
pericolo = elemento estraneo contenuto in alimento-mangime (o condizione in cui esso si
• trova) che è potenzialmente nocivo; può essere biologico (batteri-miceti-virus-parassiti-
agenti non convenzionali-OGM), chimico (farmaci-pesticidi-metalli pesanti-diossine e PCB-
additivi-tossine-ammine biogene-detergenti e disinfettanti-sostanze dalla confezione o
mutagene trasformate)
rischio = funzione probabilità-gravità di un effetto nocivo
• contaminazione = presenza o introduzione di un pericolo
• endogena derivata dall'animale in vita
◦ →
esogena si realizza durante raccolta-lavorazione-commercializzazione-conservazione
◦ →
e preparazione domestica; può essere crociata (diretta o indiretta)
GMP procedure per prevenire la contaminazione, non specifiche, la perdita di controllo
• →
non risulta necessariamente in un rischio
GHP GMP che riguardano igiene-pulizia, permettono di lavorare in un ambiente pulito
• →
(riguardando sia stabilimento che personale)
SOP moduli che indicano come deve essere fatta una qualsiasi attività, cioè come vanno
• →
applicate GMP-GHP per ogni CCP
SPS moduli basati su standard legislativi
• →
SSOP operazioni quotidiane sufficienti a prevenire contaminazione-adulterazione del
• →
prodotto, descritte per dimostrare che lo stabilimento rispetta i requisiti necessari alla
sanificazione: devono includere almeno le modalità di pulizia-disinfezione delle superfici
che vengono in contatto con gli alimenti
• Critical Control Point fase in cui controllo essenziale per ridurre-eliminare un rischio,
→
strettamente correlata ai pericoli già identificati e al destino dei prodotti finiti, non
corrisponde a “punto critico” o “fasi a rischio di contaminazione” per il cui controllo è
sufficiente l'applicazione delle GMP (es.: per gli agenti di tossinfezione alimentare i CCP
corrispondono alle fasi in un cui si applica un processo ad azione microbi-statica-cida)
identificazione secondo uno schema logico sequenziale: esistono misure preventive?
◦ →
Il pericolo può essere eliminato o ridotto? Può intervenire un rischio oppure il pericolo
può svilupparsi a un livello inaccettabile? Esiste una fase successiva che può eliminare o
ridurre il pericolo? Se le risposte sono tutte negative allora si tratta di un CCP
(dovrebbero esserne riscontrati pochi, altrimenti il piano è destinato a fallire)
limite critico per ogni CCP deve esservi un limite misurabile-esatto-specifico e
◦ →
riferito a parametri il cui monitoraggio è facile-immediato; definisce ciò che è
accettabile e ciò che non lo è, può essere stabilito sulla base di linee guida approvate-
dati scientifici-esperienza storica
sorveglianza per ogni limite si indica cosa-come-dove-quando e chi controlla, gli esiti
◦ →
vengono registrati (documentati) nello stesso momento della rilevazione
azioni correttive interventi adottati quando si ha una deviazione dai limiti definiti;
◦ →
devono essere descritte le procedure da eseguire, identificare il personale responsabile e
fornire disposizioni per i prodotti fabbricati mentre il CCP era fuori controllo, registrare
i provvedimenti applicati
Ogni procedura descritta in un manuale HACCP deve costituire una descrizione in sequenza
logica delle attività necessarie per raggiungere uno scopo, quindi deve comprendere: importanza-
parametri-monitoraggio e registrazione-azioni correttive-verifica e nomina dei responsabili per
implementazione-mantenimento-monitoraggio-esecutori.
Prerequisiti: costituiscono condizioni ambientali ed operative indispensabili, implementate
procedure delocalizzate
tramite sviluppo-documentazione di (non strettamente legate al processo
produttivo ma efficacia trasversale, consentono un controllo globale)
strutture (anche in seguito a ristrutturazione se necessario) ubicazione idonea, consentire
• →
un flusso lineare-privo di incroci e prevedere: numero sufficiente di lavabi-sistemi di
allontanamento acque reflue-servizi igienici-aerazione-illuminazione-superfici facilmente
lavabili e disinfettabili-soffitti e finestre che evitano accumulo di sporcizia-dispositivi per la
lotta contro specie infestanti. Documentazione: autorizzazione sanitaria, planimetria (aree
con relativi responsabili e destinazione d'uso), programma di manutenzione ordinaria-
verifiche e registrazioni (check list) anche di manutenzione straordinaria
apparecchiature e utensili certificazione per uso alimentare (generalmente ISO, quindi
• →
garanzia di facile pulizia e composizione da materiali quali acciaio inox con poco carbonio;
questo per evitare la formazione di ruggine, che costituirebbe una superficie irregolare
indesiderata), elenco-planimetria strumenti e relativi responsabili-manuali con check-list
rifornimento idrico assicurata disponibilità di acqua potabile conforme alla direttiva
• →
98/83 (D.L. 31/01 e 27/02); è permessa “acqua pulita” (che cioè non presenti sostanze
tossiche e microrganismi) solo per prodotti della pesca interi e “acqua di mare pulita” solo
per molluschi bivalvi-echinodermi-tunicati-gasteropodi vivi (così come per il ghiaccio da
esse prodotto). L'acqua non potabile è utilizzabile solo per lotta antincendio-produzione di
vapore-refrigerazione e deve passare in tubature segnalate con colori diversi dalle altre.
(da acquedotto,
Obbligatorie verifiche dell'impianto di distribuzione, annuali
documentazione: contratto-bollette, protocollo descrittivo dell'impianto entro i confini delle
strutture, planimetria con numerazione dei punti di uscita, campionamento a rotazione e
con relativi limiti di accettabilità-azioni correttive-
dettaglio degli esami da eseguire
registrazione delle stesse) o bimestrali (da altra fonte, documentazione oltre alle precedenti:
relazione tecnica su fonte-impianto di disinfezione per attestare potabilizzazione,
responsabile designato per manutenzione e anche dosaggio del cloro: deve essere presente
display con indicazione continua e sistema di allarme integrato, tarato in base al consumo
aziendale a livello serbatoio in quanto effetto microbicida interviene dopo > 30min). Esami:
1. organolettici colore-odore-sapore-torbidità
→
2. fisici pH-conducibilità-T
→
3. chimici carico organico sulla base di ammoniaca-nitriti-nitrati (usati come
→
conservanti ma non devono eccedere, in alimenti per l'infanzia utilizzo vietato),
++ /LH O (importanti
durezza temporanea e totale in gradi francesi dove 1°F = 10mg Ca 2
perché influenzano l'efficacia di detergenti-disinfettanti)
4. batteriologici carica microbica a 36°C (legata a contaminazione fecale da animali a
→
sangue caldo) e 22°C (indica rottura tubature), ed altri enterococchi
E. coli
(contaminazione in atto), coliformi totali (possibile contaminazione dall'ambiente) e Cl.
(spore sono molto resistenti quindi indica efficacia dell'impianto)
perfringens
pulizia disinfezione
e ciclo prevede
• →
1. prelavaggio con acqua a 40-50 °C
2. lavaggio con detergente, a pressione (83°C) o con spazzole (63°)
3. risciacquo intermedio ed eventuale azione meccanica
4. disinfezione
5. risciacquo finale con acqua fredda
6. asciugatura con aria o carta a perdere
Pulizia evita l'accumulo di residui sulle superfici (tramite solubilizzazione proteine,
saponificazione grassi e rimozione incrostazioni) anche per mantenere funzionali le
apparecchiature, effettuata con mezzi fisici e chimici (soda, silicati-polifosfati di Na, EDTA,
esametofosfato, saponi, monoesteri-polialcoli, solfonati, acidi organici-minerali), dove scelta
del detergente dipende da tipo di sporco-superficie e durezza-T acqua utilizzata; sistema a
macerazione-Cleaning In Place-a schiuma.
Disinfezione riduce a livelli minimi il numero di microrganismi, effettuata con mezzi fisici
(acqua-vapore a P e T > 80°C, raggi UV, filtrazione) e chimici (derivati di cloro-iodio, sali
quaternari di ammonio, anfoteri, derivati di acido paracetico, aldeide glutarica), dove la
scelta del disinfettante dipende da eventuale sostanza organica presente e tipo di
superficie-concentrazione e pH-tempo di contatto necessario-T e durezza acqua utilizzata-
numero e tipo di microrganismi da trattare.
Documentazione: planimetria impianto, piano dettagliato (con modalità e frequenza,
responsabile) per operazioni ordinarie-straordinarie e di verifica (validato, comprende
punti di verifica-metodi-limiti e azioni correttive) con check list
disinfestazione e derattizzazione protocollo riassuntivo, contratto con ditta esterna,
• →
planimetria dei punti esca, schede dei prodotti utilizzati e rapporto interventi
igiene del personale devono essere stabiliti: tipi di indumenti permessi, frequenza di
• →
cambio, responsabile-modalità di lavaggio e stoccaggio degli stessi, monili vietati; vige il
divieto di manipolazione alimenti da parte di individui infetti-portatori di malattie
trasmissibili o che presentino infezioni della pelle-diarrea secondo D.L. 825/04
formazione del personale interventi formativi decisi in base a mansioni svolte-test
• →
d'ingresso-tipologia produttiva; livelli formativi sono di introduzione (per chi non entra
direttamente in contatto con gli alimenti), di igiene di base (per chi li manipola) o sui
principi HACCP (per i responsabili). Documentazione: procedura riassuntiva, documenti
controfirmati da partecipanti-docenti con data-durata incontri-argomenti e presenze, liste
del materiale divulgativo controfirmate; il programma deve essere validato dal veterinario
ufficiale e prevedere azioni correttive in caso di risultati negativi ai test di inizio-fine corso
ricevimento comprende selezione-verifica fornitori di materie prime-semilavorati-servizi
• →
basate su garanzie dal loro sistema di autocontrollo. Documentazione: elenco materiali e
moduli di ricevimento-check list visive, schede fornitori con certificazioni, piano annuale di
analisi-risultati-limiti-azioni ed eventuali comunicazioni di non conformità al fornitore.
stoccaggio controllo temperature con criteri per misurazione (termometri a pennino)-
• →
registrazione (manuale o computerizzata) e archiviazione tracciati nel tempo, con
responsabile-verifiche di funzionalità dei dispositivi, azioni correttive e piani di emergenza
spedizione modalità-mezzi impiegati e loro pulizia-disinfezione-manutenzione,
• →
scadenzario autorizzazioni
gestione rifiuti stabilite aree di stazionamento residui-stoccaggio rifiuti e loro modalità
• →
di identificazione-smaltimento, tipi di contenitori e modalità-frequenza verifiche
controllo chimico procedure per il corretto utilizzo di tutte le sostanze, con responsabili-
• →
locali di stoccaggio-scheda tecnica dei prodotti: ditta produttrice-etichetta, campo di
applicazione-dosaggio e modalità (precauzioni d'uso), caratteristiche fisiche e chimiche,
possibili sostanze incompatibili, produzione composti nocivi-simboli di pericolo ed effetti
per la salute (anche dati tossicologici) con indicazioni per primo intervento-misure di
protezione, disposizioni per trasporto-magazzinaggio e in caso di perdite-rottura dei
contenitori, attestato di riduzione carica batterica in vitro
termine minimo di conservazione in base a informazioni-prove-dati storici e tenendo
• →
conto di caratteristiche del prodotto-confezione-additivi.-temperatura di stoccaggio
ritiro dal commercio stabilita correlazione certa tra lotti e destinatari (elenco clienti
• →
aggiornato) con procedura per identificazione-ritiro-archiviazione merci non idonee
controllo preoperativo responsabili designati per le varie aree-attrezzature da
• →
controllare con relative check list
Fasi preliminari: team multidisciplinare (cioè esperti, tra cui anche il titolare dell'azienda, che
possiedano conoscenze su prodotto-linea-tecnica delle macchine-microbiologia-normativa HACCP
e informatiche) che effettua descrizioni su
prodotto-sistema distributivo composizione, caratteristiche, trattamenti,
• →
confezionamento, conservazione, distribuzione
uso previsto e consumatori definito “uso normale”, accertati eventuali consumatori a
• →
rischio e non-idoneità verso le popolazioni sensibili
diagramma di flusso sviluppato sulla base delle informazioni precedenti, può essere
• →
sintetico (a blocchi): materie prime-imballaggi, sequenza delle fasi, parametri t-T e
analitico:
condizioni di stoccaggio-distribuzione; oppure comprende anche segregazione
delle aree a rischio, fasi dei semilavorati a rischio e buone pratiche di lavorazione; poi viene
verificato tramite colloqui col personale e ripetuti sopralluoghi
Analisi del rischio
valutazione (risk assessment) consiste nella comprensione di modo-circostanze in cui il
• →
pericolo si manifesta e delle sue conseguenze
individuazione pericolo partendo da liste positive generiche EPSA (che divulgano
◦ →
informazioni-dati scientifici per permettere di comprendere se un agente costituisce o
meno un pericolo grave per la popolazione) tramite un albero decisionale, vengono
eliminati i pericoli di cui non è mai stata dimostrata le presenza nelle materie prime e
quelli che non possono permanere integri nel prodotto grazie ai trattamenti subiti,
mentre vengono reintegrati quelli che possono dare contaminazione esogena; nel caso
di pericoli microbiologici vanno eliminate le tossine preformate se non vi sono le
condizioni che consentano sviluppo e quindi produzione da parte del microrganismo
responsabile
caratterizzazione pericolo basata su dati epidemiologici della curve dose-risposta,
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