21/09/2017
MANOVELLISMO DI SPINTA
=alesaggio (diametro pistone) TDC (top dead center) = PMS BDC (bottom dead center) = PMI
D
p
l = biella r = raggio di manovella s = corsa = 2r 2
V = volume di cilindrata (volume di cilindro compreso tra PMS e PMI) = V = volume morto (volume
c 0
4
residuo con pistone al PMS) +
r = rapporto di compressione volumetrico = 0
c
0
r ≈ 12 - 12,5 motori ad accensione comandata non sovralimentati
c
r ≤10 nei motori ad accensione comandata sovralimentati (con aspirazione aria precompressa)
c
r ≤ 23 per motori ad accensione per pressione non sovralimentati
c
≈ 16 per motori ad accensione per pressione sovralimentati
r
c Nei motori a combustione interna sono montate delle
valvole “a fungo” che opportunamente aperte e chiuse
durante il ciclo consentono all’aria (o alla miscela aria-
combustibile se ho un motore ad accensione comandata
port fuel injection PFI) di entrare nel cilindro.
Si considera idealmente che le valvole si aprano
istantaneamente con alzata massima (totalmente aperte) e
altrettanto istantaneamente si richiudano. Così quando il
pistone giunge al PMS la valvola di ASPIRAZIONE
istantaneamente si apre e rimane aperta fino a che il pistone
giunge al PMI, si chiude istantaneamente così da isolare il
fluido aspirato che viene compresso nella successiva corsa del pistone verso il PMS in fase di COMPRESSIONE.
Quando il pistone giunge al PMS, la candela innesca la COMBUSTIONE (oppure nei motori ad accensione per
pressione è l’effetto combinato di temperatura e pressione a causare l’accensione della miscela) che
prosegue per una certa parte della fase di ESPANSIONE durante la quale il pistone compie una corsa utile
verso il PMI.
Quando il pistone giunge al PMI, istantaneamente si apre la valvola di scarico e per effetto della
sovrappressione residua nel cilindro i gas combusti fuoriescono. Ha inizio dunque l’ultima fase che è quella
di SCARICO durante la quale il pistone corre dal PMI al PMS spingendo nello scarico i fumi residui. 1
Le valvole sono
comandate da alberi a
camme rotanti con
velocità angolare pari a
metà di quella
dell’albero motore. La
fasatura delle camme
regola l’istante di
apertura delle valvole,
mentre il profilo delle
valvole regola l’alzata
(ossia l’apertura) e la durata di apertura. Esistono motori a fasatura o alzata variabile a seconda dei giri del
motore.
DIAGRAMMI DELL’INDICATORE (p-v) Elementi notevoli sono v e v +v (v ).
0 0 c l
Nel ciclo Otto consideriamo la fase 3 a
v =cost
Nel ciclo Disel consideriamo la fase 3 a
p =cost
Nel ciclo Sabathè consideriamo la fase
3 prima a v=cost poi a p =cost
FASI:
1) ASPIRAZIONE
Ipotizziamo un’apertura istantanea della valvola di aspirazione e che la pressione nel cilindro rimanga
costante a p =p . aspirazione isobara a pressione atmosferica
asp atm
Il pistone esegue una corsa dal PMS al PMI. (la manovella ruota di 180°)
2) COMPRESSIONE
Ipotizziamo una chiusura istantanea della valvola di aspirazione e che il sistema di fluido risulti isolato
(non scambia ne’ calore ne’ lavoro ne’ massa con l’esterno).
Tali ipotesi sono assolutamente false poiché si hanno sempre dei trafilamenti (da fasce
elastiche/valvole) della massa fluida verso la coppa dell’olio o verso i condotti di aspirazione e scarico
e tanto più si ha sempre uno scambio di calore tra la massa fluida aspirata e le pareti del cilindro.
Risultano però semplificazioni necessarie al fine dell’ottenimento del modello da studiare.
adiabatica reversibile (isoentropica): v=volume
= =
compressione
specifico
Essendo il sistema chiuso allora vale anche: (V è volume estensivo)
=
considerando di aver a che fare con un gas perfetto c , c non dipendono dalla temperatura
= p v
γ=cost al variare della temperatura. (c =c +R con R=287 J/kg*K)
p v
Considerando di aspirare aria pura con c =1,005 kJ/kg*K c =0,718 kJ/kg*K
= = 1,4
p v
2
3) COMBUSTIONE
Si sostituisce la combustione con una somministrazione di calore al sistema che può avvenire a
v=cost (ciclo Otto) o p=cost (ciclo Diesel) o in parte a volume costante e in parte a pressione costante
(ciclo Sabathè).
Nel ciclo Otto l’ipotesi di combustione istantanea a volume costante con pistone al PMS non è poi
così sbagliata poiché nella realtà la combustione avviene in un arco di manovella di ±10° attorno alla
posizione di manovella corrispondente al pistone al PMS, fase in cui, data la cinematica del
manovellismo, il volume cambia molto poco.
4) ESPANSIONE
Anche qui si ipotizza sistema chiuso e isolato espansione adiabatica reversibile (isoentropica).
=
Il pistone esegue la corsa dal PMS al PMI dando luogo a una espansione interrotta poiché i gas
combusti non vengono fatti espandere fino alla pressione atmosferica, ma a una pressione più alta
di quella di scarico (p ).
atm
Rimane così una sovrappressione nel cilindro utile alla fase di scarico.
Interrompere l’espansione produce meno lavoro. Con un rapporto di compressione < rapporto di
espansione potrei mitigare questo effetto: ciò è utilizzato nel ciclo Atkinson. Fare ciò è possibile
chiudendo tardi la valvola di aspirazione, così facendo una parte dell’aria aspirata defluisce attraverso
il condotto di aspirazione (oppure si chiude in anticipo la valvola e si trasforma la parte finale della
corsa di aspirazione in una espansione) La corsa di espansione > corsa di compressione cosicché
i gas combusti avranno una pressione e temperatura minori al termine della fase di espansione,
perciò viene convertita teoricamente una maggior quantità di calore in lavoro, questo riduce tuttavia
la cilindrata del motore.
Il fatto di avere punti 4 ad altezze diverse non è significativo poiché dipende dalla quantità di calore
immesso (visibile nel diagramma T-s).
5) SCARICO
Quando il pistone giunge al PMI si ipotizza l’apertura istantanea della valvola di scarico che permette,
grazie alla sovrappressione residua nel cilindro, ai gas combusti di uscire dal cilindro attraverso il
collettore di scarico (1° fase). La pressione crolla fino al valore della pressione di scarico (considerata
pari alla p ). (1° fase si considera isocora ossia che la pressione crolli istantaneamente fino al valore
atm
di scarico)
Successivamente il pistone compie la quarta ed ultima corsa diretto verso il PMS e spinge i gas che
non sono fuoriusciti spontaneamente nello scarico. (2° fase di scarico)
La seconda fase di scarico si considera avvenire a pressione costante pari alla p atm
Si chiude la valvola di scarico sempre istantaneamente e il ciclo può ricominciare. 3
25/09/2017 Nel diagramma T-s ho grandezze
intensive: temperatura e entropia
specifica (ovvero per unità di
massa). Le isocore hanno
pendenza maggiore delle isobare,
le isoentropiche sono verticali.
Facendo l’integrale in ds ottengo il
calore che il sistema scambia con
l’esterno durante la
trasformazione (Area sottesa tra
una trasformazione e asse x).
Il calore è la somma energia
interna e lavoro ma l’energia
interna è nulla (essendo in un ciclo)
quindi l’area è lavoro per unità di massa perché
stiamo trattando grandezze intensive
Nel diagramma p-v invece l’area sottesa è lavoro
per ciclo di funzionamento (è diagramma
indicatore).
I due diagrammi mostrano rispettivamente il
lavoro per ciclo e il lavoro per unità di massa.
L’analisi termodinamica nel diagramma T-s è un
po’ una forzatura: normalmente in un ciclo
termodinamico il fluido operatore parte con
certe condizioni di funzionamento (temperatura e pressione) e torna alle stesse condizioni dopo aver
percorso il ciclo. (Ciò è vero per esempio in turbine a vapore o motori alternativi a vapore).
I motori a combustione interna invece prevedono una variazione chimica e dello stato fisico del fluido:
suppongo che l’aria si trovi 15° e ad 1 bar e dopo il ciclo il gas venga espulso dallo scarico con temperatura
decisamente molto più alta (variazione stato fisico) e con CO e H O in proporzioni maggiori così come meno
2 2
ossigeno (variazione composizione chimica).
Questo ostacolo si supera constatando che in realtà il motore aspira aria sempre nelle stesse condizioni (il
punto iniziale è sempre lo stesso) in quanto risulta avere effetto trascurabile lo scarico di gas caldi
nell’ambiente che ha capacità termica approssimativamente infinita (C >> C che attraversa il
ambiente fluido
sistema).
I gas ceduti all’atmosfera vengono riportati a stato iniziale ma ciò avviene fuori e non dentro il motore. Ciò ci
permette di fare le solite considerazioni sui cicli termodinamici poiché non cambia nulla a livello
termodinamico:
−
1 2 2
= = =1 −
1 1 1
Individuo “0” come l’intersezione dell’isoterma e l’isobara a temperatura di aspirazione, il quale coincide con
“1” (ipotesi di aspirazione a pressione e temperatura costante). L’aspirazione è solo ricambio del fluido
(cambia massa ma non stato fisico).
Arrivo a T che dipende dalla compressione, è infatti dipendente dal rapporto di compressione, “3” viene
2
raggiunto a V=cost ,“ 3’ ” viene raggiunto a p =cost e lo stato “4” isoentropicamente. 1
La pendenza delle curve aumenta all’aumentare della temperatura (aumento p e diminuzione volumi
specifici), così c e c aumentano (il rapporto γ = 1,4 diminuisce) (può calare fino 1,25)
v p
Le trasformazioni 1-2 e 3’-4 sono isoentropiche non scambiano calore introduco calore nel sistema in
2-3’, mentre in 4-1 cedo calore.
Quantifico Q e Q per trovare il rendimento:
1 2
−
1 2 2
= = =1 −
1 1 1
Q = c (T –T ) = c (ΔT) è una trasformazione a volume specifico costante e perciò vale la relazione scritta
2 v 4 1 v
(dovrei usare la forma differenziale perché c dipende dalla temperatura, ma noi lo consideriamo costante).
v
Fase cessione di calore coincide con lo scarico a volume costante (ma essa ha parte a volume costante e parte
a pressione costante), la parte a pressione costante non è evidente nel diagramma T-s infatti nel punto 0-1
ho fase scambio massa (stato fisico costante).
Somministriamo calore Q in parte a volume e in parte a pressione costante Q = c (T –T ) + c (T –T )
1 1 v 3 2 p 3’ 3
Sostituiamo le espressioni e cerchiamo di esprimere tutte le temperature in funzione di temperature di
partenza T
1 ( )
−
4 1
= 1 −
( ) ( )
− −
+ ′
3 2 3 3
=
Per T essendo isoentropica = cost
Tv γ-1
�
2
= + +
−1 −1
T v = T v (con v = v + v e v = v ) T = T ( ma per definizione r = quindi T = T (
γ-1 γ-1 0 0
) )
1 1 2 2 1 0 c 2 0 2 1 c 2 1
0 0
Presumendo la massa costante e moltiplicando perciò per la massa entrambi i membri posso usare il volume
(V invece che v). =10-12, T
Rc ci fa quantificare temperatura di fine compressione: numericamente siamo sui 450-550°C per r
c 2
>600°C per r = 20. (Rc è più elevato nei diesel (temperatura e pressione elevate), r in sovralimentati è 16, r
c c c
in diesel aspirati è anche 23).
In realtà impatto chiave sulla temperatura di fine compressione la ha la temperatura di inizio compressione.
Se il motore è aspirato (naturalmente) la temperatura a inizio compressione è simile alla temperatura
ambiente (in realtà durante riempimento cilindro aria si scalda essendo le pareti del cilindro calde).
Se fluido viene precompresso (viene verosimilmente anche preriscaldato) alla fine della trasformazione la
temperatura sarà molto più alta. r e/o aria preriscaldata a causa della precompressione influenzano
c
temperatura di fine trasformazione, perciò la condizione del fluido alla fine trasformazione è molto diversa a
seconda del motore. La temperatura di fine compressione troppo alta è un problema! => se uso una
temperatura di aspirazione più alta a causa della precompressione devo poi ridurre il rapporto di
compressione.
Trovo T e T con coefficienti che esprimono l’energia introdotta a volume/pressione costante. Per un
3 3’
generico ciclo τ e τ ci permettono di capire a quale ciclo (Diesel o Otto) siamo più vicini.
v p
= T /T τ = T /T (queste due forme sono arbitrarie)
τ v 3 2 p 3’ 3
C’è legame tra τ e τ e le frazioni di energia introdotte Q Q (p/v = costante)
v p 1v 1p
= c (T -T ) = c T (τ -1) Q = c τ T (τ -1) (Ho sostituito a T la relazione di prima)
Q 1v v 3 2 v 2 v 1p p v 2 p 3
Ciò evidenzia facilmente gli effetti sulle temperature
Troviamo ora T che sta sull’isoentropica di T , quindi usiamo le espressioni:
4 3’ 2
T = T r T = τ T r T = τ τ T r T = T r T V = T V
γ-1 γ-1 γ-1 γ-1 γ-1 γ-1
2 1 c 3 v 1 c 3’ v p 1 c 2 1 c 3’ 3’ 4 4
Non conosciamo V (si trova tra V e V + V ) ma 3’ è sull’isobara di 3, cioè P = P perciò valendo Pv=RT
3’ 0 0 c 3 3’
T /V =T /V V = T , ma V = V V = V τ
3
3 3 3’ 3’ 3’ 3’ 3 0 3’ 0 p
3
Ho tutte le temperature trovo rendimento
Se r =1 η = 0 se r è ∞ η =1 Se τ = 1 non ho somministrazione di calore
c c p
A parità di r si ha che il rendimento del ciclo Otto è maggiore del Diesel.
c 3
Rifaccio diagrammi sovrapponendo i diagrammi del ciclo Otto e del ciclo Diesel, a parità di calore introdotto
Q 1
Suppongo Q = Q
1OTTO 1DIESEL
Essendo facendo il
2
= =1 −
1 1
sarà più efficiente
confronto a parità di Q 1
il ciclo che cede all’esterno meno calore e
dunque produce più lavoro (ciò è evidente
sul diagramma).
3 è su isobara perché nel Diesel la
D
combustione avviene a pressione
costante, per avere l’uguaglianza dei calori
assorbiti l’area sottesa DEVE essere la
stessa (l’area sottesa è il calore scambiato
con sorgente calda (a pressione o volume
costante)) e dunque la parte diarea
sottesa in verde che perdo nel passaggio dal ciclo Otto al ciclo Diesel deve essere equivalente all’area viola
che guadagno.
Area 1-2-3 = 1- 2-3 , ma punto 4 è a temperatura più alta di 4 . e cedere grandi quantità di energia non è
O D D O
buono per il rendimento. La temperatura di fine espansione è più alta per il Diesel peggiore rendimento
Si può confermare ciò considerando il lavoro per unità di massa (è l’area A del ciclo) A > A
ciclo Otto ciclo Diesel
La trasformazione del ciclo otto a parità di energia ci porta a temperature più elevate di picco e a temperature
di fine espansione più basse a parità di energia introdotta scambio meno calore con l’esterno
(termodinamicamente vantaggioso)
Nella realtà non esistono combustioni a p/v costante (avvengono trasformazioni a volume/pressione non
costanti, diverse anche dalla schematizzazione del ciclo Sabathè)
Nei motori ad accensione comandata r è limitato dalla modalità di combustione: infatti se troppo alto ho
c
una detonazione della miscela non voluta che può portare alla distruzione del motore: r è quindi limitato
c
dalla durata del motore e non dal rendimento. Nei Diesel ci serve r alto altrimenti non avviene la
c
combustione che è proprio innescata dall’alta pressione.
Il confronto non va fatto a parità di r perché nella realtà ho r diversi (che possono portare contrariamente
c c
a quanto detto ad avere rendimento di un motore ad accensione comandata inferiore di quello di un motore
4
ad accensione per pressione) e facendo l’ipotesi di pressione massima limitata e uguale nei due cicli, nei
Diesel ho miglior rendimento dell’Otto perché posso usare r più elevati, ciò vale su 2 cicli estremi (diversi dai
c
reali).
Nei Diesel lenti (ambito navale, 50/100rpm) la lentezza del ciclo permette di regolare in modo fine la
combustione con l’iniezione del combustibile e realizzare combustioni molto simili a quella ideale a p=cost
può portare a problemi poiché le pressioni aumentano e aumentano di conseguenza le forze
Aumentare r
c
che spingono il pistone lungo
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