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Appunti del corso di economia e gestione di imprese multinazionali tenuto dalla professoressa Viassone, facoltà economia aziendale Torino, indirizzo direzione impresa:

- principali indicatori di internazionalizzazione.
- strategie di entrata nei mercati esteri.
- esportazioni.
- accordi strategici.
- joint venture internazionali.
- investimenti diretti esteri.
-... Vedi di più

Esame di Economia e gestione delle imprese internazionali docente Prof. M. Viassone

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PRINCIPALI INDICATORI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE

Come si misura e come si attua un processo di internazionalizzazione di un’impresa?

I 3 indicatori più utilizzati sono:

- STRUTTURALI: indica il numero di Paesi nel quale l’impresa è presente

- DI PERFORMANCE: quanto l’impresa lavori bene in un paese estero. Es.: turn over, ricavi operativi,

intensità di R&S, intensità di pubblicità ed esportazioni vendite totali.

- ATTITUDINALI: relazione che esiste tra il paese di origine dell’impresa e le sue operazioni all’estero.

Es.: come si misura l’esperienza internazionale dei senior manager? Ad esempio dal numero di anni

che hanno lavorato in una sede estera

Due tipi di indicatori veri e propri sono:

- INDICE DI TRANSNAZIONALITA’:

Obiettivo: valutare la proporzione di operazioni e attività estere con riferimento all’impresa

internazionale.

Mette in relazione le società studiate al proprio settore di appartenenza col paese di origine.

Il calcolo viene effettuato per i maggiori 100 gruppi transnazionali e per un campione di 50 PMI

(piccole medie imprese), quindi è un campione significativo.

Alla base vi è il peso che le attività produttive hanno all’estero e quello che nel loro totale.

I = a*K + b*X + c*Y 0<I <1

t t

Questo indice è la media del rapporto di 3 variabili:

o K = valore asset (immobilizzazioni), rapporto tra le immobilizzazioni investite in paesi esteri

e il totale delle immobilizzazioni di quella determinata impresa

o X = valore occupazione, rapporto tra gli occupati della sede estera e gli occupati totali

dell’impresa

o Y = valore aggiunto creato, rapporto tra il valore aggiunto sviluppato nei paesi esteri e il

valore aggiunto totale dell’impresa

A, b , c sono parametri compresi tra 0 e 1

- INDICE AMPIEZZA DELLA RETE:

Obiettivo: valutare l’ampiezza complessiva delle operazioni di una società multinazionale in termini

del numero di paesi nel quale questa società ha un collegamento diretto ( si intende la presenza di

società affiliate in quel determinato paese estero)

Questo indice confronta il dato ricavato con il dato campione che abbiamo deciso per la nostra

analisi

Ogni volta che un’azienda deve espandersi verso mercati esteri deve:

“PRESUPPOSTO: l’impresa deve trovare le condizioni migliori per reperire fonti di finanziamento e luoghi

migliori dove allocare tali risorse”

1) Identificare paesi “OBIETTIVO” / target: paesi che l’impresa identifica come possibili scelte dove

vorrebbe andare a internazionalizzare (es. esclusione dei paesi a rischio dove c’è la guerra)

2) Valutazione dei paesi in base ad indicatori di livello macro e riduzione della gamma di imprese

target

3) Utilizzo delle variabili più rilevanti per analizzare l’attrattività dei paesi restanti

Per effettuare la scelta del Paese più attraente si possono selezionare 4 differenti filtri che ci servono per

scartare i paesi di scarso interesse:

1) VARABILI MACRO (es. se vendo sci non scelgo un paese con prevalenza pianura)

o Indicatori geografici: dimensioni del paese, condizioni climatiche, caratteristiche

morfologiche

o Indicatori demografici: numero della popolazione locale, sviluppo demografico, densità

della popolazione, stratificazione della popolazione

o Indicatori economici: PIL, PIL pro-capite, disponibilità spesa pro- capite per consumi

personali, distribuzione del reddito

2) VARIABILI PROXY: indicano la dimensione del mercato potenziale e il probabile livello di

accettazione del nostro prodotto o di prodotti simili

3) VARIABILI MICRO: es. indicatori: diffusione mezzi TV, telefoni, automobili immatricolate, diffusione

PC, sale cinematografiche, livelli di consumo di benzina, flusso turistico, intensità del traffico,

consumi di elettricità

4) COSTRUZIONE DI UNA GRADUATORIA DEI PAESI RIMANENTI IN BASE AL LORO POTENZIALE

La selezione dei mercati obiettivi prevede il rispetto di 6 criteri e di 4 tecniche:

6 CRITERI 4 TECNICHE

- Dimensioni e tasso di crescita del mercato: - Lista di criteri di selezione: si fa una lista di

analisi prospettica sulla crescita del paese criteri generali, se il paese non rispetta tali

- Condizioni politiche criteri viene eliminato dalla lista

- Concorrenza (meglio scegliere un paese - Indici di mercato: indicatori che servono a

dove non sono presenti concorrenti forti) controllare un numero elevato di variabili

- Similitudine tra mercati (se sono un’azienda - Tecniche multivariate

italiana che vende prodotti di moda, - Monitoraggio continuo del mercato: dato

conviene di più venderle in Francia dove vi che il mercato cambia costantemente c’è

sono gusti simili ai nostri in quel bisogno di un osservatore che monitori tale

determinato settore, rispetto alla Germania evoluzione

dove il cliente non apprezza la stessa

tipologia di prodotto)

- Esperienze precedenti

- Imitazione altre imprese

3. LE CAUSE DELL’ESPANSIONE INTERNAZIONALE DELL’IMPRESA

Spinte ad entrare in un nuovo mercato:

- Saturazione del mercato

- Ricerca di nuovo clienti

- Economie di scala

- Sfruttare competenze

- Diversificazione del rischio

- Acquisizione conoscenza

LE STRATEGIE DI ENTRATA NEI MERCATI ESTERI

“In che modo un impresa entra nei mercati esteri???”

1. La presenza internazionale dell’impresa

OBIETTIVI:

- Le aziende cercano di massimizzare i loro ritorni

- Minimizzazione dei rischi inerenti l’attività gestionale

La modalità di entrata in un paese estero è corredata da una serie di vantaggi anche se implica dei rischi.

2. Gli elementi critici nelle strategie di ingresso in un mercato estero

La strategia da adempiere per internazionalizzare è la risultante di 3 principali decisioni inerenti:

1) La scelta del mercato in cui entrare e gli obiettivi da raggiungere ( LEZIONE 3)

2) Tempistica di ingresso:

Nei settori avanzati ha una valenza strategica per ottenere costi differenti e vantaggi competitivi

(entrare all’inizio dell’anno o alla fine dell’anno).

o Se un impresa entra per prima (first mover):

VANTAGGI

 Avrà un vantaggio competitivo come fedeltà della marca

 Sarà leader tecnologico

 Diritto di locazione sulle risorse scarse

 Usufruire di concessioni governative e legislative

 Scelta dei migliori canali distributivi

 Scelta del personale e delle risorse migliori

 Ottengo dei rendimenti e dei tassi di sopravvivenza superiori

SVANTAGGI

 Avrà un ammontare di costi di esplorazione, colui che entra dopo invece (follower)

può basarsi su analisi già effettuate

 Costi di R&S superiori per ricercare idee innovative

 Avrà un’incertezza sulla domanda

3) Impegno strategico: Valutazione sulla dimensione che si vuole avere e quindi la quantità di risorse

da investire su di essa. Inoltre la possibilità di modificare nel tempo la posizione nel determinato

paese. Ad esempio inizio con esportare e poi decido successivamente di aprire uno stabilimento di

produzione.

3. Le principali fasi del processo di internazionalizzazione

Nella sua evoluzione internazionale l’impresa attraversa in genere un percorso composto da quattro

principali fasi:

1) Entrata nel mercato estero:

La prima fase del processo di internazionalizzazione di un’impresa consiste nella determinazione

del mercato target a cui rivolgersi e la modalità di entrata nel mercato estero. Occorre considerare

una serie di variabili tra le quali un ruolo di primo piano è giocato dalla scelta dell’area geografica

che l’impresa intende penetrare commercialmente

2) Assestamento della presenza sul mercato:

Consiste nel saper gestire gli effetti a livello economico, strategico e organizzativo che la nuova

situazione/dimensione geografica comporta. Occorre individuare con chiarezza la strategia da

seguire nel nuovo mercato e il coinvolgimento delle risorse necessarie

3) Sviluppo della posizione competitiva nel mercato target:

Le attività svolte dall’impresa nel mercato estero diventano parte integrande del suo piano

strategico globale (piani pluriennali). Si assiste a un completamento della fase di consolidamento

della posizione competitiva dell’impresa nella nuova area geografica

4) Razionalizzazione della propria posizione a livello internazionale:

l’impresa organizzerà a livello globale, ovvero tutti i Paesi dove l’impresa è presente, la propria

catena del valore. (quale attività svolgo in cina? In quale luogo in essa? Faccio altre attività?) questo

implica un elevato livello di complessità nelle relazioni intrattenute dalla casa madre con le

sussidiarie.

4. Le possibili strategie di entrata nei mercati esteri

“Come entro in un mercato estero e quali strategie adotto??”

“Caroli” individua un grafico aventi come ascisse e ordinate due criteri/dimensioni in base al quale è

possibile classificare le strategie di entrata in un nuovo paese.

1) Radicamento estero: si propone come sintesi di tre condizioni essenziali del processo di

internazionalizzazione dell’impresa:

a. Intensità degli attori che operano nel contesto geografico estero: quanti soggetti metto a

disposizione da inserire nel paese estero

b. Grado di controllo sulle variabili competitive nel mercato target: quanto l’impresa sarà in

grado di esercitare il controllo del mercato scelto

c. Appropriabilità dei risultati economici e strategici delle operazioni estere

2) Impegno finanziario e organizzativo: consiste nell’impegno di determinare risorse e investimenti

finanziari che un’operazione di questo tipo può comportare ( quantità di risorse da utilizzare per

adottare una determinata strategia)

Sulla base di questi due elementi le modalità di ingresso in un mercato estero possono essere ordinate su

una diagonale sulla quale a un più elevato impegno finanziario e organizzativo corrisponde un maggior

potenziale di radicamento nel mercato estero.

Potenziale

Radicamento

Nel mercato IDE

Estero joint ventures

accordi strategici

esport. Dirette – sede estera

esport. Indirette - rete commerciale

esport. Indirette - consorzi

esport. indirette- interm. Internazionale

impegno finanziario e organizzativo richiesto

5. Le esportazioni

Vantaggi: minori costi, possibilità di realizzare curve di esperienza

Svantaggi: a volte il trasporto dal paese d’origine al paese estero comporta spese più rilevanti rispetto a

soluzioni alternative

- Indirette: il produttore non gestisce direttamente le operazioni commerciali nel mercato ma si

avvale a tal fine di un operatore indipendente, collocato nel suo stesso paese.

Gli operatori indipendenti possono essere distinti in base:

o Alla complessità della loro organizzazione

o All’acquisizione della proprietà dei beni che vengono venduti all’estero

Modalità: Intermediari internazionali, Trading companies, Consorzi e altre forme operative (es

consorzi per esportazione)

Vantaggi: impegno minore, investimenti minori, nuove opportunità di business

Svantaggi: minor conoscenza dei trend di mercato

- Dirette: l’impresa vende nei mercati esteri direttamente attraverso una propria struttura

commerciale

2 principali scelte:

o Organizzazione del canale

o Distributori stranieri attraverso cui arrivare al compratore finale

Modalità: Rete vendita per l’estero, Ufficio di rappresentanza, Centrale logistica, Sussidiaria

commerciale estera, Commercio elettronico

Vantaggi: elevata flessibilità, maggior conoscenza delle esigenze dei consumatori

Svantaggi: maggior impegno imprenditoriale, maggior impegno finanziario, maggior impegno

organizzativo

6. Accordi strategici

Gli accordi strategici sono intese di medio-lungo termine tra 2 o più imprese, strutturate contrattualmente

per il raggiungimento di obiettivi ben determinati a cui sono interessati tutti i partner coinvolti (obiettivi

comuni).

Vantaggi: Condivisione investimenti necessari, Immediato accesso a risorse e competenze distintive

complementari, Possibilità di raggiungere più rapidamente la dimensione critica, Sviluppo di una migliore

conoscenza delle caratteristiche del mercato

- Licensing: è un contratto in base al quale un soggetto di un paese attribuisce ad un soggetto di un

altro paese il diritto di utilizzare e sfruttare economicamente in un determinato ambito territoriale

specificati prodotti o asset di sua proprietà

- Franchising: è una forma di intesa contrattuale ormai molto diffusa e per nulla specifica delle

strategie di espansione estera.

È una collaborazione continuativa tra 2 imprese. Il franchisor concede la collaborazione della

propria forma organizzativa e contrattuale al franchisy. Viene ceduta una forma organizzativa, e

viene corrisposta una somma chiamata royalty espressa come percentuale di vendite realizzate dal

franchisy.

- Accordi contrattuali tra imprese di paesi diversi:

o Contratto di produzione: l’impresa pur mantenendo una forma di controllo diretta sul

marketing e sulla distribuzione, affiderà la propria produzione ad un'altra impresa in un

paese estero

Vantaggi: meno rischi, impegno sostenibile e meno esoso

Svantaggi: comporta un non coinvolgimento

o Contratto di gestione: l’investitore locale del paese target fornirà finanziamenti per

l’attività produttiva, l’impresa avrà il compito di gestirli

o Alleanze commerciali: alleanze fra imprese facente parte dello stesso business

Vantaggio: miglior immagine del marchio

6. Le joint ventures internazionali

Una joint ventures internazionale è una nuova società costituita da 2 o più operatori di diversa nazionalità

per la realizzazione di attività chiaramente precisate e di interesse comune.

2 modelli:

- Equity joint ventures: l’impresa entrante costruisce con una o più imprese locali nel paese target

una nuova struttura aziendale. Quindi viene costituita una nuova società per svolgere attività di

interesse comune. Spesso sono srl, quindi ogni socio sarà responsabile limitatamente alla quota di

capitale che ha versato nella creazione della società

- Contractual joint ventures: 2 o più imprese di paesi diversi uniscono le forze in una certa area di

business. Vi è un accordo di cooperazione contrattuale. Non vi è la creazione di una nuova società.

Vantaggi:

- Possibilità di ingresso in un mercato estero senza una conoscenza specifica

- Investimento sicuro o comunque meno rischioso

- Ripartizione di costi e rischi

- Opportunità di sviluppo per le imprese

Svantaggi:

- maggior coinvolgimento finanziario e operativo

- rischio che il partner si appropri della tecnologia

- difficoltà di controllo sulle società costituite

7. Investimenti diretti esteri (IDE)

Gli IDE sono determinati dalla volontà dell’impresa di realizzare in paesi diversi da quello di origine attività

complesse in termini di risorse assorbite e di valore creato.

È possibile classificare gli IDE in base ad alcuni criteri fondamentali:

- Classificazione in base alla modalità d’ingresso:

o Investimento in un paese target, portando capitale ex novo e costruendo una società dal

nulla (nuovo sito produttivo) possiamo trovare 2 possibilità di ingresso:

 Investimento Greenfield: se la nuova struttura viene localizzata in un’area

precedentemente non utilizzata per attività economiche

 Investimento Brownfield: se la nuova struttura viene collocata in un sito gia adibito

in passato ad attività produttive

Vantaggi: impianti moderni e ben localizzati, ridotte assistenze organizzative e culturali

Svantaggi: costi elevati, tempi lunghi, rispetto di regole nazionali e sindacali del paese

target

o Oppure posso avere un investimento di acquisto di una società già esistente (compro una

società che opera già in un paese estero).

Vantaggi: rapidità di esecuzione, possibilità di acquisire un concorrente senza aggiungere

capacità produttiva al settore

Svantaggi: costi elevati

- Classificazione in base alla direzione dell’investimento:

o IDE Outflow: ovvero investimenti generati da aziende nazionali verso l’estero

o IDE Inflow: ovvero investimenti generati da aziende estere sul territorio nazionale

Noi ci troviamo già in un Paese estero e dobbiamo affrontare i problemi del rischio d’impresa, i rischi tipici a

livello internazionale sono: rischio di cambio, rischio del tasso interesse, rischio Paese.

RISCHIO

1. Definizione di rischio

Definiamo rischioso l’evento o l’attività i cui esiti possono essere di tipo dannoso o negativo. In campo

aziendale sono rischiose le attività i cui esiti possono ripercuotersi negativamente sulle dinamiche

gestionali, economiche o finanziarie dell’impresa.

2. Rischio di cambio

“quel rischio che attiene alle oscillazioni che si registrano nei tassi di cambio delle valute in cui l’attivo ed il

passivo aziendale sono espressi”

Avremo la nostra azienda madre corporate che dovrà dirimere un bilancio composto dai vari co-bilanci

delle varie consociate estere. Nei paesi dove siamo presenti potremmo avere co-bilanci espressi in dollari,

altri in euro, altri in yen. Quindi nel bilancio finale della nostra corporate dobbiamo tenere conto del tasso

di cambio.

Nonostante tra i paesi europei vi è presente la stessa moneta, negli anni abbiamo avuto un incremento

esponenziale in paesi fuori europa, elevata volatilità nei rapporti di cambio con altre valute, incremento

volumi in altre nazioni. Quindi questo rischio è aumentato.

La principale variabile che condiziona l’evoluzione del rischio di cambio è il TEMPO, senza questa il rischio

non esisterebbe. Sfasamento temporale tra t (dove posto in essere una determinata transazione) e t e t

0 1 2

(rendimento di esborso monetario per pagare la transazione).

Il rischio di cambio entra in gioco se c’è quindi uno sfasamento temporale, acquisto un prodotto negli stati

unito, la merce mi arriva ora, ma la pago successivamente.

Operazioni che possono dare origine al rischio di cambio

- Nel caso in cui decido di acquistare o vendere a credito beni o servizi i cui prezzi sono determinati

in valuta diversa da quella del Paese di origine dell’azienda acquirente (caso di import – export)

- Reperimento o fornitura di fondi la cui restituzione va fatta in valuta diversa da quella del paese di

origine dell’impresa che si finanza o che a sua volta finanza (es. chiedo un prestito ad una banca

che si trova in un paese diverso dal mio; chiedo ad un fornitore una dilazione del pagamento)

- Acquisizione di beni capitali il cui prezzo è denominato in valuta straordinaria con regolamento in

più soluzioni o in un'unica soluzione non immediata ( es. acquisto un immobile, macchinario ecc,

con valuta diversa dalla mia e dovrò pagarla in una data diversa da quella odierna (sfasamento

temporale

Tipologie di esposizione al rischio di cambio

Un impresa è esposta al rischio di cambio in 3 modi diversi:

- Esposizione TRANSATTIVA al rischio di cambio: peso che la variazione del cambio è in grado di

produrre sugli impegni in essere in valute estere.

Una società ha una variazione cambio € $ sugli IMPEGNI che avrà in valuta estera

Gli impegni possono essere:

o Operazioni per cui stato stipulato un contratto presente in scrittura contabile (es. fattura in

clienti esteri)

o Operazioni contrattuali vincolanti non presenti nei libri contabili (es. ordini)

- Esposizione ECONOMICA al rischio di cambio: quanto la variazione del tasso di cambio inciderà sui

futuri flussi di cassa operativi aziendali

- Esposizione CONTABILE al rischio di cambio: ripercussioni dovute alla conversione in moneta locale

dei bilanci in valute estere delle varie consociate sul bilancio consolidato dell’impresa madre.

Quando un gruppo multinazionale deve effettuare tale conversione può utilizzare 2 metodi:

o METODO CORRENTE

Fa riferimento al tasso di cambio corrente alla data di chiusura dell’esercizio, quindi se

dobbiamo convertire i bilanci, la conversione avverrà al tasso di cambio corrente alla data

di chiusura dell’esercizio. Si dovranno convertire i diversi elementi distintamente

 Stato Patrimoniale: le poste di bilancio vengono convertite al tasso di cambio

corrente al 31/12 (regola generale)

 Conto Economico: le poste prevedono la conversione al tasso di cambio medio

registrato durante l’esercizio

 Utile/perdita: per la gestione di utile/perdita sui cambi non viene imputata al Conto

economico. Perché viene registrato nello Stato patrimoniale tra le riserve di

patrimonio netto (voce: differenza di conversione imputato a riserve di patrimonio

netto)

o METODO TEMPORALE

Quando ci si riferisce nella conversione al tasso di cambio storico (es. fattura del 30/4, tasso

di cambio a tale data) alla data di rilevazione contabile, tiene in considerazione i diversi

intervalli di tempo. (regola generale)

 Stato patrimoniale: le poste sono convertite al tasso di cambio in essere alla loro

formazione (regola generale)

 Conto economico: le poste vengono convertite al tasso di cambio medio registrato

durante l’esercizio

 Utile/perdita: sono direttamente imputate al conto economico e partecipa alla

determinazione dell’utile consolidato di esercizio

Tipologie di approccio al rischio di cambio

Il rischio di cambio viene gestito attraverso 2 approcci:

- Statico: una volta che decido una possibile copertura di rischio di cambio, non la cambio più fino

alla fine dell’esercizio

- Dinamico: cambio nel tempo la tipologia di copertura che adotto per quel particolare rischio di

cambio

Esistenza di 3 livelli di gestione:

1. Strategica: ci permette di circoscrivere l’area di rischio d’impresa attraverso decisioni che ci

definiscono il posizionamento strategico dell’impresa. (top manager)

2. Operativa: riguarda le diverse politiche aziendali che la nostra impresa adotta (es. utilizzare

coperture a medio o a lungo termine in base se è più o meno rischiosa). (quadri)

3. Finanziaria: basata sull’utilizzo principale di strumenti finanziari esistenti (derivati, assicurazioni,

finanziamenti) sul mercato. (responsabile finanzia)

In base a questi livelli di gestione scegliere la copertura migliore.

L’orizzonte temporale è al massimo 1 anno, mai oltre. È impossibile prevedere il cambiamento del tasso di

cambio oltre 1 anno.

Strumenti: budget, singoli contratti valuta estera, dividendi e investimenti in valuta estera.

3. Rischio legato ai tassi di interesse

“è il rischio che una variazione dei tassi di interesse di mercato produca una diminuzione della redditività e

del valore aziendale direttamente, tramite l’aumento degli oneri finanziari, oppure indirettamente, tramite

variazioni del costo del denaro, dei prezzi e delle quantità vendute”

Il rischio legato ai tassi d’interesse può emergere per:

- Emissione titoli obbligazionari (a obbligazionisti)

- Finanziamento da parte di banche internazionali (a istituti creditizi)

Produce una diminuzione della redditività direttamente e indirettamente:

- Rischio transattivo: direttamente influenzato al tasso di interesse

- Rischio economico competitivo: poste influenzate indirettamente al tasso di interesse

I tassi di interesse si distinguono in:

- Rischi fonti /impieghi: rischi a tasso di interesse tipico degli istituti creditizi (banche)

- Rischio correlato al servizio del debito: è tipico delle imprese, prendono finanziamenti dalle banche

e successivamente concedono finanziamenti a dei clienti ad un altro tasso di interesse, questo

differenziale da il rischio del tasso di interesse correlato tipico delle imprese

Come misurare il tasso di interesse

La misura del tasso di interesse si ha attraverso la DURATION. È un indicatore della durata finanziaria di un

titolo, vita residua del titolo ponderata col flusso di cedole che il titolo pagherà in futuro.

Nel caso di un titolo zero coupon (non c’è emissione di cedole) la duration coinciderà con la scadenza.

Duration = Σ [VA (C ) / P] x t

t t

C = flusso di cassa alla data t

t

VA (C ) = valore attuale del flusso di cassa calcolato al tasso di rendimento dell’obbligazione

t

P = Σ VA (C ) è il valore attuale totale dei flussi di cassa, pari al prezzo corrente dell’obbligazione

t t

Copertura del rischio di tasso di interesse

- Copertura basata sulla DURATION: spesso la duration sull’attività o passività di un’impresa possono

essere molto diversi tra loro (duration attivo ≠ duration passivo).

L’impresa deve ridurre al massimo la sensibilità ai tassi di interesse. Cercare di avere una duration

del capitale pari a zero (duration nulla). Un portafoglio con duration pari a zero si chiama

portafoglio con duration neutral ed è protetto solo contro le variazioni di tasso di interesse.

La duration del portafoglio dipende dal tasso di interesse attuale.

L’aggiustamento del portafoglio può portare la duration a zero, l’operazione si chiama

immunizzazione del portafoglio.

La duration del capitale deve essere pari a zero per far si che si pareggino i valori tra attivo e passivo

- Copertura basata sui DERIVATI

4. il rischio paese

Si è sentito parlare di più di rischio paese dopo la crisi del 2007-2008

Definizione: insieme dei rischi che non si sostengono se si effettuano delle transazioni nel mercato

domestico ma che emergono nel momento in cui si effettua un investimento in un paese estero.

Questa definizione considera questo rischio una combinazione di 2 fattori:

- Probabilità che si verifica un danno

- Vulnerabilità a questo danno


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del corso di economia e gestione di imprese multinazionali tenuto dalla professoressa Viassone, facoltà economia aziendale Torino, indirizzo direzione impresa:

- principali indicatori di internazionalizzazione.
- strategie di entrata nei mercati esteri.
- esportazioni.
- accordi strategici.
- joint venture internazionali.
- investimenti diretti esteri.
- rischio di cambio.
- rischio legato ai tassi di interesse.
- rischio paese.
- strumenti finanziari derivati.
- forward, futures.
- interest rate swap, currency swap (con esercizi).
- option (con esercizi).
- il controllo delle consociate estere.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrea.milone.14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Viassone Milena.

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