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CREDITO:

1) leasing finanziario, effettuato da banche, società finanziarie di

• leasing e SPV (società veicolo che vengono utilizzate nelle

operazioni di cartolarizzazione)

credito a breve e medio lungo termine, effettuato da banche e

• SPV

factoring, effettuato da banche, società finanziarie di factoring e

• SPV

credito al consumo, effettuato da banche, società finanziarie di

• credito al consumo e SPV

FINANZIAMENTO MOBILIARE:

2) assunzione di partecipazioni nel capitale di imprese, effettuata da:

• - società finanziarie di partecipazione

- società finanziarie di merchant banking e merchant banks

- fondi di investimento, quali fondi comuni di investimento o

fondi pensione che gestiscono i risparmi di terzi in modo

professionale investendoli in strumenti finanziari

- venture capital, cioè quell’attività di investimento in società

start up o anche in società che non sono ancora state

giuridicamente costituite ma che stanno sviluppando idee

imprenditoriali innovative;quindi il venture capitalist investe

e assume partecipazioni in società già costituite,nuove che

operano in business particolarmente innovativi o finanzia,

prima ancora che la società nasca, idee imprenditoriali che

ritiene di successo; i venture capitalist possono essere dei

privati che hanno delle somme da investire o intermediari,

in questo caso si tratta solitamente di fondi di investimento

gestiti da Sgr che si specializzano in questo tipo di attività

- banche

sottoscrizione e collocamento di strumenti finanziari (azioni,

• obbligazioni e strumenti derivati): quando un’impresa o uno stato

emette azioni e obbligazioni spesso di avvale di intermediari che

agiscono come collocatori, che fanno cioè attività di placement in

quanto sono attivi sul mercato e vantano relazioni con chi

potrebbe acquistare i titoli che collocano per conto dell’emittente.

La rete di relazioni può essere più o meno fitta e in base a quanto

è fitta cambia anche il tipo di collocamento che può essere:

- privato: l’incaricato colloca presso una cerchia ristretta e

selezionata di investitori gli strumenti che deve

collocare per conto dell’emittente; questi investitori

selezionati e molto esclusivi sono tipicamente

banche, fondi pensione o di investimento,

compagnie di assicurazione e grandi investitori

privati

- pubblico: è rivolto a tutti; in questo caso l’intermediario

collocatore dovrà avere una rete di relazioni

molto fitta, come possono ad esempio averla

le banche che hanno molti sportelli e agenzie

sul territorio

NEGOZIAZIONE DI STRUMENTI FINANZIARI E CONSULENZA DI

3) INVESTIMENTO:

la negoziazione di strumenti finanziari può essere per conto

• proprio o per conto terzi; nella negoziazione per conto proprio

l’intermediario finanziario negozia e scambia strumenti finanziari

che ha nel proprio portafoglio con possibili controparti interessate

allo scambio, in questo caso la figura è quella del dealer, che si

pone direttamente come controparte del soggetto che intende

acquistare o vendere un certo strumento finanziario; nella

negoziazione per conto terzi invece l’intermediario facilita lo

scambio di strumenti interponendosi tra due controparti che

solitamente non si incontrano mai, in questo caso la figura è

quella del broker, che per questa attività non si assume alcun

rischio finanziario ma riceve una commissione di negoziazione

consulenza di investimento: è un’attività in cui si forniscono

• consigli in materia di investimento finanziario che vengono poi

remunerati

Queste attività sono effettuate da Sim e banche

GESTIONE DEL RISPARMIO: può essere di due tipi:

4) individuale: l’intermediario gestisce professionalmente i

• risparmi che gli sono stati affidati dal risparmiatore/investitore

offrendo quindi le sue capacità gestionali, consulenziali e di

selezione dei titoli; questa attività viene effettuata da Sim, Sgr

e banche

collettiva: l’intermediario gestisce una somma di risparmi che

• gli sono stati affidati da tanti risparmiatori e investitori e quindi

offre le sue capacità gestionali ad una collettività di

risparmiatori; questa attività viene effettuata da Sgr e Sicav

ma non dalle banche, perché in base a una riserva di legge

alle banche è fatto divieto di gestire direttamente dei

patrimoni collettivi per un problema di conflitto di interesse:

c’è infatti il rischio che le informazioni vengano utilizzate in

maniera opportunistica e questa commistione può risultare

dannosa per gli investitori dei fondi di investimento

ASSICURAZIONE E PREVIDENZA:

5) assicurazione vita e danni, effettuata dalle compagnie di

• assicurazione

previdenza (fondi pensione e piani previdenziali) effettuata da

• banche, compagnie di assicurazione, Sim e Sgr

SERVIZI DI PAGAMENTO:

6) offerta di strumenti di pagamento alternativi al contante,

• effettuata da banche, società finanziarie emittenti carte di

credito e istituti di moneta elettronica (IMEL)

attività di incasso e pagamento, effettuata da banche,

• istituti di pagamento e società di gestione in concessione

del servizio di riscossione tributi

Investitori istituzionali

Con il termine investitori istituzionali non si fa riferimento a un’unica e

specifica categoria di soggetti. Tra gli investitori istituzionali vengono infatti

ricompresi tutti quegli operatori caratterizzati dal fatto di investire un

patrimonio per conto di più unità in surplus finanziario. Possiamo dunque

considerare tra gli investitori istituzionali:

fondi comuni di investimento

- compagnie di assicurazione

- fondi pensione

- SGR

- SIM

- Sicav

-

L’asset management (o risparmio gestito) è la somma di quanto gestito da

tutti questi soggetti.

Brevi cenni alla teoria dell’intermediazione

finanziaria

Tipologie di scambio finanziario

Uno scambio finanziario è una combinazione di prestazioni monetarie di

segno opposto e differite nel tempo. Il differimento è fonte di incertezza. Le

cause di questo differimento sono: 1) imputabili direttamente all’emittente; 2)

esogene; 3) legate alle tipologie contrattuali esistenti e ai costi di design dei

contratti. Lo scambio può essere:

- diretto e autonomo

- diretto e assistito

- indiretto e intermediato

Ipotesi dei mercati perfetti:

concorrenza perfetta

• razionalità assoluta

• uguale distribuzione delle informazioni

• assenza di incertezza sugli esiti degli scambi finanziari

• assenza di costi di transazione (ricerca controparte, raccolta

• informazioni, negoziazione, gestione contratti, ecc)

Cause di imperfezione dei mercati:

asimmetrie informative: azzardo morale, selezione avversa, insider

• trading

mismatching preferenze tra domanda e offerta

• razionalità limitata

• presenza di costi di transazione per la stipulazione/gestione dei

• contratti: i costi sono più bassi quando le attività di monitoraggio e le

transazioni sono svolte da un intermediario perché sfrutta le economie

di scala

Via di attenuazione delle imperfezioni:

rafforzamento della produzione vincolata di informazioni e di quella

• volontaria (terzo pilastro di Basilea che invita gli intermediari a produrre

più informazioni, oltre a quelle obbligatorie); tutto ciò ha un costo e

quindi c’è da valutare qual è il beneficio associato (aumentare il set di

informazioni vuol dire aumentare i costi)

presenza di soggetti esterni che producono informazioni indipendenti

• es. agenzie di rating, analisti finanziari, società di revisione

norme in materia di market abuse che limitano le situazioni di insider

• trading, conflitti di interesse, ecc

innovazione finanziaria (contratti) e amplificazione delle occasioni di

• diversificazione dei rischi; le unità in surplus hanno preferenze diverse

rispetto alle unità in deficit e l’innovazione finanziaria consente di ridurre

questi mismatching di preferenze

miglioramento dell’efficienza degli scambi attraverso la riduzione dei

• costi di transazione, che sono i costi di accesso alle informazioni, i costi

di elaborazione delle informazioni, i costi di definizione dei contratti

finanziari, i costi di monitoring e i costi di enforcement (costi collegati al

fatto di far valere i diritti nascenti da un determinato contratto

finanziario)

Ragion d’essere degli intermediari

colmano il gap informativo (riduzione delle asimmetrie informative e

• sfruttamento delle economie di produzione delle informazioni)

colmano il gap di preferenze (attraverso la trasformazione dei rischi e

• delle scadenze e pooling e sharing, cioè la redistribuzione dei rischi);

unità in surplus e in deficit tipicamente non si incontrano sui mercati

perché hanno set di preferenze diverse in termini di, per esempio,

scadenze, e tra questi due soggetti si frappone l’intermediario che

riconcilia al suo interno questa differenziazione di preferenze e riduce il

gap in termini di trasformazione dei rischi (l’investitore vuole investire a

tasso fisso, il finanziato a tasso variabile) e delle scadenze

specificità della funzione monetaria svolta (depositi bancari accettati

• come mezzo di pagamento)

Secondo la teoria dunque:

gli intermediari esistono sostanzialmente per l’esistenza dei costi di

• transazione (Gurley e Shaw) e delle asimmetrie informative (Leland e

Pyle)

nonostante la riduzione dei costi di transazione e delle asimmetrie

• informative nei mercati non si è ridotto il bisogno di intermediari

finanziari (Allen e Santomero)

Merton suggerisce di guardare ai sistemi finanziari non in termini

• istituzionali ma in termini funzionali, perché mentre le istituzioni

nascono e muoiono non così è per le funzioni dei sistemi finanziari

(origination: all’interno del sistema finanziario c’è qualcuno che produce

delle attività finanziarie e ne scrive il contratto es. la banca che inventa

l’attività di prestito; distribution: la banca origina prestiti e li cede a una

società creata ad hoc per realizzare la cartolarizzazione; servicing:

servizio del debito, attività di servizio che riguarda la raccolta dei

rimborsi, come monitoraggio, solleciti di pagamento, procedure a livello

giudiziale; queste tre funzioni possono essere “spacchettate” e svolte

da tre diversi soggetti, non più solo dalla banca e dunque il numero

degli intermediari aumenta)

crescente è divenuto il ruolo degli intermediari finanziari nel trading del

• rischio, nel bundling e unbundling dello stesso attraverso l’innovazione

finanziaria

alla crescita del ruolo degli mercati finanziari e dell’innovazione

• finanziaria non si è associato un decremento del ruolo degli intermediari

finanziari; quindi la presenza degli intermediari favorisce la

partecipazione dei diversi agenti economici allo sviluppo dei mercati

Quale destino per gli intermediari?

disintermediazione non completa dal lato passivo (rischio e liquidità

• delle passività offerte e funzione monetaria delle passività a vista, c/c) e

dell’attivo (accesso al credito per taluni segmenti di clientela); la

disintermediazione è la perdita del ruolo centrale di soggetto che fa da

tramite tra soggetti in surplus e in deficit; lo stato è il primo artefice del

fenomeno di crowding out (spiazzamento) dal lato del passivo delle

banche, emettendo tante tipologie di titoli di stato; le banche però

continuano ad avere un ruolo importante sia nel lato dell’attivo che del

passivo

specializzazione nella produzione di attività finanziarie sofisticate per il

• risk management I saldi finanziari

I settori istituzionali

Tra le varie funzioni che il sistema finanziario svolge, la più importante è la

quella allocativa; nel sistema finanziario esistono diversi attori che

partecipano a questa funzione allocativa; questi attori la banca d’Italia li

divide in settori istituzionali ipotizzando che tutti i soggetti che fanno parte di

un settore presentano delle caratteristiche comuni. I settori istituzionali sono:

società non finanziarie: aziende autonome, imprese private, piccole

- imprese con più di 5 addetti, sotto i 5 addetti non fanno parte delle società

non finanziarie; presentano un elevato fabbisogno finanziario superiore

alle loro capacità di risparmio

società finanziarie: intermediari finanziari, i loro ausiliari (es. promotori

- finanziari, mediatori creditizi, agenti in attività finanziaria, ecc);

amministrazioni pubbliche: stato centrale, regioni, province e comuni;

- famiglie ed enti no profit attività imprenditoriali con meno di 5

- addetti (imprese a conduzione famigliare);

estero: il resto del mondo

-

Stato patrimoniale e conto economico

Gli operatori di un sistema economico generano entrate correnti (Y)

destinate, in primo luogo, a coprire flussi finanziari in uscita (C).

Generalmente, ma non necessariamente, Y è maggiore di C da cui Y - C = S

(risparmio). S non viene sempre determinato in modo residuale (alcuni

operatori fissano S e quindi adeguano C in funzione di Y). Inoltre S viene

destinato ad alimentare il processo di investimento (I).

Il saldo finanziario

Dal confronto tra S e I nasce il saldo finanziario:

a livello di sistema economico complessivo S = I (al netto dei trasferimenti

- da e verso l’estero, rilevati dal saldo delle partite correnti). Questo significa

che tutte le risorse finanziarie che vengono impiegate devono essere

accumulate originariamente da qualcuno (residente o non) e che tutte le

risorse finanziarie accumulate devono trovare una forma di impiego (dentro

e fuori i confini nazionali).

a livello di singolo operatore è difficile che sia S = I, più frequentemente:

- S > I surplus o avanzo finanziario

• S < I deficit o disavanzo finanziario

Il riequilibrio (cioè l’impiego del Surplus, ovvero il finanziamento del Deficit)

viene ottenuto agendo sullo stock di strumenti finanziari. L’esigenza degli

operatori di riequilibrare la propria posizione si traduce nella necessità di

operare un trasferimento:

chi detiene un Surplus si presenta come offerente di risorse finanziarie,

- cioè domanda strumenti finanziari (AF);

chi si trova in Deficit domanda risorse finanziarie, cioè offre strumenti

- finanziari (PF).

Attivo, passivo e saldo finanziario

Il totale delle attività di un agente economico nel caso della famiglia lo

possiamo vedere in due istanti temporali:

t(0): totale dell’attivo (quello che esisteva l’anno precedente)

- t(1): può cambiare perché può cambiare la posizione delle attività finanziarie

- e cambiano le attività reali

In equilibrio t(1) passivo = t(0) del passivo, il risparmio accumulato e la

variazione delle il totale dell’attivo deve essere uguale a quello del passivo,

quindi

passività finanziarie.

Se in equilibrio tA(1)=tP(1) allora si può scrivere

Se si mette in equilibrio TA1=TP1 allora posso riscrivere i due membri di

questa equazione, TA0 e TP0 si elidono perché uguali nel periodo

precedente per definizione. Ne deriva che in equilibrio la somma tra

variazione delle attività reali e finanziarie deve essere uguale alla somma tra

risparmio e variazione delle passività finanziarie. Se riscrivo parte di questa

equazione sostituendo I alla variazione delle attività reali ottengo degli

investimenti reali e si possono chiamare più propriamente investimenti. S-I

deve essere uguale alla differenza tra la variazione delle attività del periodo e

quella delle passività del periodo. S-I è il saldo finanziario, il quale può essere

interpretato in due modi:

differenza tra risparmio generato e investimenti effettuati nel periodo;

1) variazione intervenuta nelle attività finanziarie meno quella intervenuta

2) nelle passività finanziarie.

Si hanno quindi due situazioni di saldo finanziario:

riferito ad operatori in situazione di surplus: quando S è maggiore di I o AF è

- maggiore di PF: risparmiano più di quanto investono in termini reali, sono in

grado anche di accumulare attività finanziarie, il che giustifica il delta di

attività finanziarie positivo;

riferito ad operatori in situazione di deficit: quando gli operatori investono più

- di quanto riescono a risparmiare, caso tipico della pubblica amministrazione,

delle imprese; in ogni caso il soggetto in deficit presenta una situazione in

cui S è minore di I e delta AF è minore di delta PF.

I saldi finanziari dei settori istituzionali

Per ciascun settore istituzionale si può calcolare il saldo finanziario:

famiglie: SF=S-I, solitamente il saldo finanziario in aggregato è

• positivo;

imprese: SF=S-I, solitamente il saldo finanziario in aggregato è

• negativo;

intermediari finanziari: SF=S-I, nello specifico le banche, non ha una

• direzione precisa come vediamo per molti altri settori istituzionali come

imprese e famiglie, può quindi presentare saldo finanziario in

aggregato positivo o negativo;

settore pubblico: (T-G)-I, è dato dalla pubblica amministrazione in

• senso ampio; (T-G) sono le entrate meno le spese correnti, le entrate

T sono per lo più tasse e tributi, G è la spesa corrente dello stato;

tendenzialmente in deficit perché ha un fabbisogno di investimento

reale superiore alla sua capacità di risparmio;

estero: SF=M-X, esportazioni meno importazioni, non c’è una

• direzione precisa, è il saldo delle partite correnti della bilancia dei

pagamenti

Per ciascun settore Banca d’Italia ridettaglia gli intermediari e li divide in:

istituzioni finanziarie monetarie: intermediari che hanno funzione

• monetaria, tra cui in massima parte le banche;

altri intermediari finanziari;

• imprese di assicurazione.

Per ciascun settore calcola poi il saldo finanziario e ne dà anche la relazione

con il settore estero.

L’attività bancaria: operatività e distribuzione

L’evoluzione dell’attività bancaria

La banca è a tutti gli effetti un’impresa, infatti l’art. 10 del TUB afferma che “la

raccolta del risparmio presso il pubblico e l’esercizio del credito costituiscono

attività bancaria, ed essa ha carattere d’impresa”. La banca può essere

considerata come un’impresa multi-prodotto, in quanto può svolgere una

funzione monetaria (raccolta di risparmio), una funzione creditizia

(concessione del credito), una funzione di investimento e una funzione di

servizio. Il fatto di considerare l’attività bancaria come attività di impresa non

è scontato, perché prima dell’emanazione del TUB nel ’93 era in vigore una

legge bancaria del 1933 (epoca fascista), era una regolamentazione che non

parlava mai di impresa e rimandava ad un concetto di banca come

istituzione, concetto che si rifaceva a quell’articolo della costituzione italiana

(art. 47) che afferma che “La repubblica incoraggia e tutela il risparmio in

tutte le sue forme”, quindi dice che è compito della repubblica favorire

l’accesso al credito e favorire il risparmio, rimandando ancora di più ad

un’idea di banca che svolgeva attività istituzionalmente alte. Sostanzialmente

i fini alti che si attribuivano alle banche rimandavano ad un’idea di banca che

era libera e svincolata da logiche di performance reddituali e anzi

rimandavano ad un concetto di banca che non doveva essere esposta a

rischio, doveva essere stabile, e quindi poste in un ambiente non competitivo

per non essere soggette a rischio. Questo concetto portava all’idea di un

soggetto con ruoli e funzioni elevate, senza stimolo competitivo, a cui non era

richiesto di essere efficiente, redditizia come invece si richiederebbe ad

un’impresa.

Il TUB dice per la prima volta invece che le banche sono delle imprese: le

banche per la prima volta devono operare in condizioni di competitività,

efficienza di adeguatezza di risorse umane e tecniche di cui dispongono.

Quindi dire che è un’impresa vuol dire che si devono creare delle condizioni

perché questo si avveri: devono essere eliminate le barriere all’entrata e

all’uscita, vi deve essere un sistema permeabile per la concorrenza. La

concorrenza stimola a sua volta l’efficienza, per rendere il mercato

permeabile però è necessario che le banche siano acquistabili, e un mercato:

devono quindi essere privatizzate. Da qui la legge Amato Carli che privatizzò

il sistema bancario tra il ’95 e il ’96.

Questo passaggio ad impresa vuol dire anche lasciare libertà imprenditoriale.

Si è introdotto il concetto di despecializzazione temporale delle banche,

funzionale e istituzionale:

Despecializzazione temporale: la legge del ’36 prevedeva banche a

• breve termine e banche a medio lungo termine:

banche a breve termine: aziende di credito ordinario, raccoglievano

- a breve e finanziavano a breve termine;

banche a medio lungo termine: aziende di credito che raccoglievano

- e finanziavano a medio lungo termine.

Prima del ’36 molte banche fallirono perché esercitavano un’intensa attività

di cambiamento di scadenze (es. raccoglievano a breve e finanziavano a

medio lungo). I legislatori ritennero che questa fu una delle cause del

fallimento di alcune banche.

Questa specializzazione temporale che è vissuta fino al ’93, di fatto era

contraria all’idea della banca imprenditrice che nel libero arbitrio decideva

come finanziarsi al passivo e come concedere all’attivo in relazione alle

proprie strategie e ai propri vincoli. Nel ’93 sparisce la specializzazione per

far spazio alla despecializzazione.

Despecializzazione funzionale: nel ’36 prevedeva che gli intermediari

• fossero specializzati in determinate funzioni: ad esempio tra gli istituti di

credito speciale che operavano nel medio lungo termine c’erano banche

specializzate nel cinema, nelle aziende di pesca, ecc.

Despecializzazione istituzionale: con la vecchia legge del ’36

• trovavamo a fianco a banche private una serie di banche con natura

pubblica a cui si ricollegavano fini di vario genere (es monti di pietà, di

pegno, casse di risparmio, casse rurali ed artigiane, banche popolari),

c’era un insieme di soggetti che perseguivano fini diversi e quindi agivano

in modo diverso. Si parla poi genericamente di banca e sopravvivono solo

due soggetti: banche popolari e le ex casse rurali ed artigiane che si

chiamano ad oggi banche di credito cooperativo (BCC).

La natura multi-prodotto della banca

La banca è un'impresa multi prodotto perché può agire svolgendo

propriamente la sua:

funzione monetaria: quindi operando nell'attività di offerta e gestione di

- strumenti e servizi di pagamento;

funzione creditizia: fattispecie creditizie su cui la banca può essere

- concentrata e anche con riferimento a segmenti di clientela diversi;

funzione di investimento: ricollegati alle attività di gestione di portafogli,

- patrimoni su base individuale, servizi di negoziazione, servizi di consulenza

in materia finanziaria, e per altro offre propri strumenti di investimento

rappresentati dalle proprie passività;

funzione di servizio: la banca svolge anche altri servizi per esempio si

- pensi ai servizi di custodia e amministrazione titoli, le classiche cassette di

sicurezza, offre anche servizi collegati ad attività culturali.

La banca è un soggetto che strategicamente decide qual è la sua vocazione

imprenditoriale e gli ambiti nei quali esercitare la sua attività, quindi non è

obbligata a svolgere tutte le funzioni sopra elencate.

"Attività ammesse al mutuo riconoscimento” art. 1 TUB

Si parla del concetto di despecializzazione e deregolamentazione di cui

abbiamo già parlato. la banca può svolgere e offrire tutte queste operazioni,

liberamente su tutto il territorio dell'unione europea, questo perché il mercato

europeo è un mercato unico. In questa lista si può riconoscere la natura

multi-prodotto della banca:

raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione;

1) operazioni di prestito (compreso in particolare il credito al consumo, il

2)

credito con garanzia ipotecaria, il factoring, le cessioni di credito pro soluto e

pro solvendo, il credito commerciale incluso il «forfaiting»);

leasing finanziario;

3) servizi di pagamento;

4) emissione e gestione di mezzi di pagamento («travellers cheques», lettere

5)

di credito), nella misura in cui quest’attività non rientra nel punto 4 (1);

rilascio di garanzie e di impegni di firma;

6) operazioni per proprio conto o per conto della clientela in:

7)

strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali, certificati di deposito,

- ecc.);

cambi;

- strumenti finanziari a termine e opzioni;

- contratti su tassi di cambio e tassi d'interesse;

- valori mobiliari;

- partecipazione alle emissioni di titoli e prestazioni di servizi connessi;

8) consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia

9)

industriale e di questioni connesse, nonché consulenza e servizi nel campo

delle concentrazioni e del rilievo di imprese;

servizi di intermediazione finanziaria del tipo «money broking»;

10) gestione o consulenza nella gestione di patrimoni;

11) custodia e amministrazione di valori mobiliari;

12) servizi di informazione commerciale;

13) locazione di cassette di sicurezza;

14) altre attività che, in virtù delle misure di adattamento assunte dalle autorità

15)

comunitarie, sono aggiunte all'elenco allegato alla seconda direttiva in

materia creditizia del Consiglio delle Comunità europee n. 89/646/CEE del 15

dicembre 1989.

Il Testo Unico Bancario (TUB) stabilisce che “La raccolta di risparmio fra il

pubblico e l’esercizio del credito costituiscono l’attività bancaria. Essa ha

carattere di impresa” (art. 10).

L’attività bancaria si caratterizza per la contemporanea presenza di

operazioni:

di raccolta del risparmio fra il pubblico;

- di concessione di credito.

-

Le banche possono occuparsi anche di servizi di investimento (gestione di

portafogli, di negozia-zione di strumenti finanziari, curare la sottoscrizione ed

il collocamento di strumenti finanziari sul mercato primario), offrire strumenti

di pagamento, fornire alla propria clientela una serie di servizi di incasso e

pagamento.

Rimangono salve alcune riserve di legge; cioè esistono attività, quali ad

esempio la gestione collettiva del risparmio e l’attività assicurativa che non

possono essere direttamente esercitate da una banca poiché riservate per

legge ad altri soggetti: alle Società di gestione del risparmio (SGR) per la

gestione collettiva del risparmio, e alle imprese di assicurazione per l’attività

assicurativa.

Ci sono tanti soggetti che possono raccogliere fondi sotto forma di emissione

di titoli obbligazionari tra il pubblico, ma non sotto forma di depositi, perché

questo possono solo farlo le banche.

Le banche sono soggetti potenzialmente molto diversificati, però esistono per

essi due importanti limitazioni che ha previsto il legislatore:

non possono svolgere l'attività svolta dalle società di gestione del risparmio,

- che gestiscono fondi di investimento.

non possono svolgere l'attività assicurativa, sia essa nel ramo vita sia sul

- ramo danni: il legislatore ha previsto una riserva di legge, cioè il legislatore

ha riservato queste attività alle società di assicurazione.

Queste limitazioni sono poste perché il legislatore è convinto che la

commistione dell'attività bancaria insieme a queste altre due attività possa

determinare un sostanziale incremento della rischiosità dei soggetti che

dovessero esercitare queste attività contemporaneamente, inoltre potrebbe

anche essere fonte di conflitti di interesse.

La riserva di legge dice che la banca direttamente non può fare queste due

attività, ciò significa che la banca però potrebbe acquistare una società di

gestione del risparmio o di assicurazione esistente o crearne una ex novo.

Questo perché il fatto che ci sia una specializzazione comporta che ci sia una

separazione anche patrimoniale tra i rischi tipicamente assunti in ambito

assicurativo e in ambito bancario, ciascuna società risponde in prima battuta,

con il proprio patrimonio i rischi che si è assunto.

Servizi di investimento (art. 1 TUF)

La banca è un soggetto abilitato (secondo il testo unico della finanza)

all'offerta dei servizi di investimento:

negoziazione per conto proprio: attività di dealer, quando la banca vende

• in contropartita con il cliente valori mobiliari, strumenti finanziari;

esecuzione di ordini per conto di clienti;

• sottoscrizione e collocamento con assunzione a fermo o garanzia;

• collocamento senza assunzione a fermo o garanzia;

• gestione di portafogli: solo su base individuale, perché i fondi di

• investimento non li può offri-re;

ricezione e trasmissione di ordini;

• consulenza in materia di investimenti;

• gestione di sistemi multilaterali di negoziazione: circuiti di negoziazione

• fuori dai mercati di borsa dove può avvenire lo scambio di titoli quotati nei

mercati ufficiali.

Tutte queste attività quando la banca le offre sono di fatto attività di servizi di

investimento che generano commissioni; quindi qui dentro ci sono servizi che

sono fee based quindi basate sull'incasso di fees.

Autorizzazione della BCE e della Banca d’Italia

La costituzione di una banca deve essere autorizzata; cosa serve per poter

operare come banca:

le banche possono avere solo due forme giuridiche: società per azioni

-

(società di capitali pure) o società cooperativa per azioni a responsabilità

limitata (con natura cooperativa); queste sono le forme tra cui possono

scegliere le banche commerciali che tipicamente hanno forma di SPA e le

banche popolari e di credito cooperativo che al contrario adottano la forma

della società cooperativa per azioni a responsabilità limitata (SCARL)

devono avere sede legale e amministrativa in Italia

- devono avere un capitale minimo versato corrispondente ai limiti fissati

-

dalla banca d'Italia; attualmente le banche costituite in forme di SPA e le

popolari devono avere un capitale minimo di € 10.000.000 quelle di credito

cooperativo devono avere un capitale minimo che passa da € 2.000.000 a €

5.000.000

le banche costituende devono presentare un programma di attività

-

insieme all'atto costitutivo e allo statuto. Il programma di attività, seguendo le

istruzioni di banca d'Italia, deve contenere cosa la banca intende fare, quindi

in quali ambiti operativi intende operare, indicando se ricerca delle

specializzazioni particolari (es. specializzata nel credito alle piccole-medie

imprese), inoltre deve spiegare come intende realizzare queste cose;

solitamente banca d'Italia è severa perché dice che la costituenda banca

deve indicare quali sono le modalità di offerta di questi servizi, se li produce o

li prende all'esterno (make or buy), deve indicare che tipo di risorse tecniche

sostengono e sorreggono l'esercizio delle sue attività, inoltre deve indicare

quali sono le risorse umane che sono dedite a gestire le diverse attività o

esercitare l'attività di direzione generale, quindi chi si assume i rischi

deve presentare dei bilanci prospettici sulla base di simulazioni ed ipotesi

-

che possono anche non risultare fondate o realistiche

specifici requisiti di onorabilità in capo agli azionisti che possiedono

-

partecipazioni rilevanti; requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza

in capo a coloro che esercitano funzioni di amministrazione, direzione e

controllo. Onorabilità significa che non bisogna essere condannati per

qualche reato. Il veicolo ideale infatti per riciclare denaro sporco è la

costituzione di una banca. Questi requisiti sono stabiliti dal ministro

dell'economia.

La banca d'Italia può esercitare la sua funzione di negoziazione

dell'autorizzazione.

La banca d'Italia iscrive in un apposito albo le banche autorizzate. L'albo

viene gestito dalla banca d'Italia ed è liberamente consultabile online. Ogni

singola banca è iscritta nell'albo una volta autorizzata. Poi esiste un altro albo

in cui sono presenti i gruppi bancari.

L'assunzione di partecipazione del capitale della banca non è libera, quindi

anche qui vediamo la specialità della banca, a differenza di altre società,

perché la banca d'Italia autorizza preventivamente l'acquisizione di qualsiasi

titolo in una banca di partecipazioni che comportano il controllo o la

possibilità di esercitare un'influenza notevole sulla banca stessa o che

attribuiscono una quota dei diritti di voto o del capitale almeno pari al 10%,

tenuto conto delle azioni o quote già possedute. L'autorizzazione sarà negata

tutte le volte che la Banca d'Italia ritenga che questa partecipazione sia lesiva

dell'osservanza del principio della sana e prudente gestione della banca della

quale si intende acquisire una partecipazione rilevante.

La Banca d'Italia autorizza preventivamente le variazioni delle partecipazioni

quando la quota dei diritti di voto o del capitale raggiunge o supera il 20%,

30% o 50% e in ogni caso quando le variazioni comportano il controllo della

banca stessa.

L'autorizzazione prevista è necessaria anche per l'acquisizione del controllo

di una società che detiene partecipazioni di cui al medesimo comma.

C'è una distanza tra banche e soggetti non bancari e non finanziari che

vogliano detenere partecipazioni nel capitale di una banca, possono

acquisirne ma in modo non rilevante.

Sul piano giuridico-istituzionale si hanno:

le banche costituite in forma di Spa, la cui attività è orientata alla

- realizzazione di profitti destinati agli azionisti (banche commerciali);

le banche popolari e le banche di credito cooperativo, entrambe costituite

- nella forma di società cooperative per azioni a responsabilità limitata.

Le banche popolari

Le SCARL sono il modello/forma giuridica in cui si identificano due tipi di

banche che sono state salvate dal nostro legislatore e che sono incluse nella

nuova legge bancaria del '93: banche popolari e BCC.

Ciò non vuol dire che una banca popolare che ha una forma di SCARL non

possa trasformarsi in SPA (anche se poi sul piano strategico non conviene

questa trasformazione).

Le banche popolari hanno le seguenti caratteristiche:

le popolari sono originariamente costituite in forma di SCARL;

• il valore nominale delle loro azioni non può essere inferiore a 2 euro;

• l’attivo della banca popolare non può superare gli 8 miliardi di euro;

• ogni socio ha un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute (si

• parla di voto capitario, cioè una testa e un voto);

una parte dei loro utili deve essere versata necessariamente a riserva

• legale, almeno il 10%;

nessun azionista può detenere azioni in misura superiore all'1% del

• capitale sociale. La sin-gola banca popolare però può anche stabilire una

misura inferiore all'1%. In particolare:

quando si supera l'1% l'amministrazione della banca contesta questa

- situazione e l'eccedenza deve essere alienata

il limite dell'1% non vale per gli investitori istituzionali

-

Le banche popolari che superano la soglia degli 8 miliardi di euro di attivo

hanno 12 mesi di tempo per trasformarsi in SPA, ridurre l’attivo o procedere

alla liquidazione della società, pena l’intervento delle autorità di vigilanza.

Le banche di credito cooperativo

Sono l’altro modello di banca popolare sotto forma di SCARL; esse hanno dei

vincoli:

nel nominativo deve comparire l'espressione "credito cooperativo”

- ci devono essere almeno 200 soci, se va sotto questo numero c'è tempo

-

un anno per reintegrare la situazione;

il valore nominale di ciascuna azione non può essere inferiore ai 25 euro

-

né superiore a 500 euro;

è necessario risiedere (ovvero o avere residenza o operare con carattere

-

di continuità) nel territorio della banca stessa;

ogni socio ha un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute;

-

nessun socio può detenere azioni per un valore superiore a 50.000 euro;

esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci (è sui soci che si

-

traslano i benefici della natura cooperativa di questo particolare tipo di

banca); gli statuti contengono le norme relative all'attività, alle operazioni

-

di impiego e di raccolta e alla competenza territoriale, determinate sulla

base di criteri fissati dalla banca d'Italia;

le banche di credito cooperativo devono destinare almeno 70% degli utili

-

netti annuali a riserva legale. Una quota degli utili netti annuali deve essere

corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della

cooperazione nella misura e con le modalità previste dalla legge. La quota

restante che non è utilizzata per la rivalutazione delle azioni assegnata ad

altre riserve o distribuita ai soci deve essere destinata ai fini di beneficenza o

mutualità;

i margini che la banca ottiene sulla sua attività vengono redistribuiti a

-

favore dei soci.

L

Le banche di credito cooperativo esercitano il credito prevalentemente a

favore dei soci. La Banca d'Italia può autorizzare, per periodi determinati, le

singole banche di credito cooperativo a una operatività prevalente a favore di

soggetti diversi dai soci, unicamente qualora sussistano ragioni di stabilità.

L’idea sottostante è fare in modo che i soci possano beneficiare di condizioni

di accesso al credito più vantaggiose; obiettivo è redistribuire gli utili ai clienti

che possono essere anche soci. “Prevalentemente” vuol dire almeno il 50%

del credito; i limiti di questo parametro sono che applicare questa regola

potrebbe creare un danno alle banche che operano in territori molto colpiti

dalla crisi, la Banca d’Italia stabilisce quindi che in certe circostanze le

singole BCC possono derogare al criterio del prevalentemente.

Gli statuti contengono le norme relative alle attività, alle operazioni di impiego

e di raccolta e alla competenza territoriale, determinate sulla base dei criteri

fissati dalla Banca d'Italia.

Le banche di credito cooperativo devono destinare almeno il settanta per

cento degli utili netti annuali a riserva legale. Una quota degli utili netti annuali

deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo

della cooperazione nella misura e con le modalità previste dalla legge. La

quota restante che non è utilizzata per la rivalutazione delle azioni o

assegnata ad altre riserve o distribuita ai soci deve essere destinata a fini di

beneficenza o mutualità. L’obiettivo è fare in modo che la redditività

conseguita consenta di incrementare la patrimonializzazione.

Target di clienti

Banche Retail/Commercial Banks: hanno natura commerciale ma

- potrebbero essere anche una BCC o una popolare, non sono

necessariamente una SPA, però hanno la caratteristica di operare con

clientela con dimensione contenuta, con esigenze non particolarmente

sofisticate, con fabbisogni finanziari e patrimoni non particolarmente elevati,

e sono molti sul territorio questi clienti (famiglie); quindi la banca ha bisogno

di capillarità sul territorio per intrecciare i fabbisogni di tutti questi soggetti,

ad esempio tramite aperture di agenzie o tramite altri canali distributivi

alternativi a quello tradizionale (es. internet banking, info banking,

promotori, ecc). Queste banche operano nei diversi ambiti già visti

(servizio, monetaria, credito), avendo però un target ben preciso, offrendo

loro prodotti tipicamente standardizzati;

Private banks: banche che si specializzano su clienti molto ricchi (high

- network individuals), hanno ricchezza netta molto elevata (netta vuol dire

che bisogna dedurre da attività finanziarie e reali i suoi debiti); proprio

perché dispongono di queste elevate dotazioni di ricchezza hanno bi-sogno

di avere servizi bancari tarati sulle loro esigenze. Ci sono alcune banche

che hanno sviluppato al loro interno una banca dedicata al private banking

servendo solo clienti di questo genere. In alcuni casi (come Banca

Leonardo) c'è una società, una banca, oppure una divisione all'interno di

una banca e non necessariamente una società costituita appositamente.

Investment Banks/Corporate Banks: in senso puro nascono per offrire i

- seguenti servizi: collocamento e sottoscrizione di titoli (es. Mediobanca).

Nel tempo hanno affiancato attività di consulenza e supporto finanziario per

le fusioni e acquisizioni. Il target sono le imprese di grandi dimensioni (es.

pubblica amministrazione).

La struttura della domanda

Cliente Affluent = cliente del private con un basso profilo perché ha una

-

dotazione finanziaria buona ma non molto elevata, in media ha un patrimonio

che supera i 200.000 euro e può arrivare a 1.000.000 euro, quindi meritevole

di attenzioni particolari;

Cliente High Net Worth Individual (HNWI) = ha più di 1.000.000 euro di

-

dotazione finanziaria;

Old Money = il patrimonio di cui si dispone è stato ereditato, è stato

- costituito nel tempo grazie a diverse generazioni precedenti, tendono ad

essere gestiti con una logica conservatrice, quindi vogliono conservare il

patrimonio nel tempo, non vogliono metterlo a rischio; solitamente si parla

di persone giovani;

New Money = si sono arricchiti grazie alle loro capacità imprenditoriali e

- professionali; non è necessariamente gente giovane;

Active Investors = vuole intervenire nelle scelte di allocazione del suo

-

patrimonio nei confronti della banca;

Passive Investors = investitore che delega totalmente alla banca di agire

-

nella gestione del proprio patrimonio, non interferisce nelle scelte di

allocazione del patrimonio finanziario.

Family Office = quando si raggiunge il massimo della ricchezza della

- famiglia più che del singolo individuo si accede a questa struttura dedicata;

è una struttura espressamente dedicata a soddisfare le esigenze di grandi

patrimoni di una singola famiglia. A volte capita che più famiglie si mettano

insieme per avere accesso a questo tipo di servizio e soprattutto perché i

servizi offerti costano molto.

L’integrazione delle banche con il settore assicurativo

L'integrazione nasce sulla fine degli anni '90 riportando il modello di bank

assurance o insurance banking, a seconda che è la banca che diversifica

nell'assicurazione o se è la compagnia assicurativa che diversifica nella

banca.

I motivi dell’integrazione sono:

per la banca: ampliamento della gamma dei prodotti permettendole di

-

utilizzare economie di scala e scopo; inoltre il cliente andando in banca vede

soddisfatti tutti i suoi fabbisogni; inoltre i prodotti assicurativi sono prodotti

che instaurano rapporti durevoli, quindi nel lungo periodo la clientela si

conosce meglio e si può potenziare la vendita di diversi prodotti che

soddisfano le mutevoli esigenze della clientela;

per le assicurazioni: riduzione dei costi distributivi delle polizze

-

assicurative e l'ampliamento delle possibilità distributive.

Forme di integrazione:

accordi distributivi: forme di entrata non equity, non c'è premessa di

• capitale;

partecipazioni: la banca acquisisce partecipazioni in un'assicurazione già

• esistente; la partecipazione può essere o di minoranza tanto basta per

poter spuntare condizioni distributive più a vantaggio della banca che nel

contempo è anche socia della società di assicurazione; oppure

maggioritaria di controllo;

joint venture: una nuova società creata dalla banca con una distribuzione

• paritetica da parte della banca e della compagnia di assicurazione; in

questo caso può essere creata anche per finalità strategiche perché ad

esempio la banca vuole che in essa siano sviluppati prodotti assicurativi ad

hoc per lei, quindi per i propri clienti.

costituzione da parte della banca di una società ad hoc nel ramo vita o

• nel ramo danni.

Prodotti derivanti dall’integrazione

Prodotti ad Offerta congiunta: la banca colloca prodotti assicurativi e

l'assicurazione colloca prodotti bancari, questo accade quando la banca

somma alla propria produzione un prodotto assicurativo, ad esempio quando

una banca decide la richiesta di mutuo di un cliente e abbina a questo mutuo

obbligatoriamente l'offerta anche di un prodotto assicurativo per scoppio

incendio della casa che sta acquistando con il mutuo, e abbina altri prodotti

come le polizze assicurative nel caso di morte del debitore così che non

siano gli eredi a doverne fare le veci ma lo faccia la compagnia assicurativa,

oppure an-che infortuni gravi o per la perdita temporanea del lavoro. Queste

sono polizze che fino a qualche anno fa non esistevano.

Prodotti Misti: sono quelli che presentano al loro interno una componente

bancaria ed una componente assicurativa, è un unico prodotto che ha anima

bancaria con una componente assicurativa, non abbiamo una somma di

prodotti come nel caso precedente, ma è un unico prodotto, come ad

esempio un prodotto di accumulo del risparmio che si abbina ad una polizza

assicurativa nel caso di premorienza del risparmiatore, oppure potrebbe

essere un prodotto unico collegato all'attività di prestito, in Italia non è mai

stato molto diffuso, a differenza dell'Inghilterra, un prodotto ad esempio in cui

la rata che il debitore doveva pagare per il mutuo veniva scomposta in due

parti componente interessi che veniva versata periodicamente alla banca, e

componente capitale versata in una polizza assicurativa, che sarebbe poi

stata utilizzata dalla banca oppure che avrebbe potuto essere

un'assicurazione in caso di premorienza.

I PROCESSI DI CRESCITA E I MODELLI ORGANIZZATIVI

Come può crescere una banca:

Una banca può crescere attraverso un aumento della produzione

(sfruttamento più intenso delle economie di scala) oppure attraverso una

diversificazione della produzione (sfruttamento delle economie di scopo e di

diversificazione). Ci sono due modalità attraverso cui una banca può

crescere:

per via interna: con un aumento della capacità produttiva e l’apertura di

- nuove strutture produttive/distributive

per via esterna: attraverso fusioni/acquisizioni di partecipazioni di

- controllo, joint ventures e accordi commerciali

La crescita interna/esterna: pro e contro

interna: vantaggi in termini di flessibilità perché è la banca che decide

- quale strada intraprendere in base alle risorse umane e tecniche di cui

dispone; è però soggetta a una lentezza nel conquistare quote di

mercato perché farsi conoscere e acquisire nuovi clienti non avviene in

tempi rapidi, inoltre la banca potrebbe essere soggetta a un processo di

selezione avversa nel lending, in quanto a lei si potrebbero rivolgere

quei clienti che sono stati rifiutati dalle altre banche già presenti sul

territorio

esterna: la crescita è rapida ma possono sorgere problemi sul fronte

- dell’integrazione e dell’organizzazione con le nuove realtà aziendali

acquisite

Grande banca o piccola banca?

Nel sistema bancario italiano (e in generale in tutti i sistemi bancari)

convivono intermediari bancari aventi dimensioni significative totalmente

differenti. I due modelli presenti sono:

la grande banca: è diventata tale perché ha posto in essere molte

- attività di fusione e acquisizione, è quindi nata per via esterna; è

caratterizzata da responsabilità di politica economica e un rapporto

privilegiata con le autorità di vigilanza, in quanto è considerata “too big

too fail”: ovvero la grande banca è considerata talmente grande e

importante che lasciarla fallire creerebbe un danno sistemico tale che le

autorità di vigilanza, pur di diminuirlo o evitarlo, procedono a un

salvataggio della banca stessa; la grande banca inoltre ha un maggior

controllo dei rischi (e quindi minori rischi di credito e di liquidità),

un’operatività con la clientela istituzionale e corporate di grandi

dimensioni e un’operatività a livello internazionale

la piccola banca: si avvantaggia soprattutto della conoscenza del

- territorio in cui opera, è infatti una realtà che ha solitamente

connotazione locale e sfrutta dunque il possesso delle cosiddette soft

informations: sono quelle informazioni che vengono acquisite attraverso

il contatto continuo con il cliente e che la piccola banca riesce a

raccogliere velocemente; al contrario le hard informations sono quelle

informazioni di dominio pubblico che dunque non costituiscono un

vantaggio competitivo; la grande banca, invece, attua di continuo un

fenomeno di rotazione del personale che sta agli sportelli e questo non

consente l’acquisizione di soft informations. La piccola banca poi è

maggiormente orientata al relationship banking, ovvero alla relazione

con la clientela, che ha l’obiettivo di instaurare un rapporto duraturo con

il cliente; al contrario, la grande banca è più orientata al transactional

banking, che punta soprattutto a vendere i prodotti e servizi offerti;

questa però non è una strategia vincente nel lungo periodo e dunque

anche la grande banca tende a orientarsi verso una strategia di

relationship banking

Le banche significative sotto la supervisione della BCE

Alcune banche ricadono sotto la supervisione della BCE all’interno del SSM

(single supervisory mechanism), che implica che 120 banche a livello

europeo ricadano sotto la supervisione della BCE; questo elenco di 120

banche è rappresentato dalle banche che hanno rilevanza significativa

ovvero sono banche:

che hanno un totale dell’attivo superiore ai 30 miliardi di euro

- significative a livello nazionale

- che hanno un totale dell’attivo almeno superiore a 5 miliardi di euro e

- un’attività cross-boarder molto intensa e di rilievo, tale per cui fatto 100

il loro attivo, almeno il 20% deriva da attività cross-boarder in altri paesi

dell’UE

che hanno ottenuto assistenza finanziaria nell’ambito dei programmi

- che l’UE ha messo a disposizione per il salvataggio delle banche

europee

In tutte queste circostanze si diventa banca significativa e si ricade sotto

l’esercizio della vigilanza della BCE.

Crescita e modelli organizzativi

Fino alla fine degli anni ’80 la scelta del modello organizzativo non era stato

un problema per le banche operanti in Italia; era ancora in vigore la legge

bancaria del ’36 che non consentiva alle banche di crescere liberamente in

quanto erano sottoposte al principio fondamentale della stabilità (meglio

avere banche stabili che competitive dal momento che la concorrenza

avrebbe aumentato la rischiosità). Quando però si passa dal concetto di

stabilità a quello di competitività, il sistema bancario italiano doveva essere

reso più competitivo e questo arriva con la legge Amato-Carli, che privatizza il

sistema bancario italiano. Inizialmente la legge Amato-Carli aveva spinto per

il modello del gruppo polifunzionale, mentre il successivo Testo Unico

Bancario sembrò indirizzare verso la banca universale. Vediamo nel dettaglio

questi due modelli organizzativi:

banca universale: è una banca che può operare sia in breve che in

• medio-lungo termine ed è in grado di offrire una gamma completa di

prodotti e servizi bancari; questa banca in termini puri è un’azienda che

può svolgere tutte le attività che le sono consentite direttamente, le due

attività che non può svolgere direttamente sono quella assicurative e

quella di gestione collettiva del risparmio; è caratterizzata da:

estesa attività creditizia

- operatività in titoli ampia

- partecipazione al capitale di rischio di imprese non

- finanziarie

organizzazione in forma divisionale (e quindi si

- internalizzano attività che potrebbero essere svolte da

società esterne)

di grandi dimensioni

-

vantaggi: 1) sfrutta economie di costo dal punto di vista informativo per

• effetto dell’esercizio congiunto dell’attività creditizia e finanziaria (il

cliente viene visto sotto diverse prospettive informative); 2) potenziale

maggiore orientamento alla relazione con la clientela e un più

approfondito grado di conoscenza: i clienti non hanno bisogno di

rivolgersi a più intermediari in quanto presso la singola banca trovano

tutto ciò di cui hanno bisogno; 3) economia di scala e di scopo superiori

all’aumentare delle dimensioni: ci si può permettere di perdere o di non

guadagnare su alcune linee produttive in quanto si guadagna già su

altre; 4) superamento di potenziali conflitti tra la direzione unitaria della

capogruppo e l’autonomia decisionale degli organi delle società

partecipate: non ci sono altri top management di altre società o altri

consigli di amministrazione con cui accordarsi, perché il tutto è unitario

svantaggi: 1) possibili conflitti di interesse, ad esempio tra

• finanziamento mobiliare e gestione di patrimoni o tra finanziamento

mobiliare e attività di prestito; 2) difficoltà organizzative ed elevati costi

di integrazione nel gestire delle realtà così grandi

gruppo bancario: si tratta di un sistema di società specializzate in

• determinati servizi finanziari, governate da una capogruppo, che

esercita anche funzioni di pianificazione strategica tra tutte le società

del gruppo; la capogruppo può essere una banca o una società

finanziaria e controlla tre diversi tipi di soggetti: 1) altre banche; 2)

società finanziarie (società di leasing, factoring, SIM, SGR); 3) società

strumentali. La capogruppo quindi assume partecipazioni in questi

soggetti e tramite questa rete di partecipazioni in società specializzate il

gruppo polifunzionale riesce a costituire un polo di offerta ampio e

diversificato di servizi finanziari

vantaggi: 1) economie da specializzazione; 2) maggiore facilità

• nell’acquisire risorse finanziarie e nel creare accordi e alleanze; 3)

possibilità di “tagliare i rami secchi”, ovvero quelle attività che non sono

più strategiche o economiche; 4) flessibilità operativa

svantaggi: 1) organizzazione burocratica: ci sono tante società con tanti

• consigli di amministrazione; 2) potenziale minore efficienza del modello

del gruppo bancario rispetto a quello della banca universale; 3)

problemi di unicità strategica; 4) costi di coordinamento

I conglomerati finanziari

I conglomerati finanziari sono gruppi di imprese, attivi in maniera significativa

nei settori assicurativo e bancario o dei servizi di investimento, che

comprendano almeno un’impresa assicurativa e una operante nel settore

bancario o dei servizi di investimento, e che abbiano al vertice un’impresa

regolamentata oppure svolgano attività principalmente nel settore finanziario.

Banca specializzata e network

Banca specializzata: può offrire tutto ciò che vuole in base alla normativa ma

si specializza su prodotti/servizi specifici, canali distributivi, clientela, zona

geografica

Network: è un consorzio a cui si può aderire anche senza partecipazioni

reciproche in cui si creano progetti comuni per diverse banche

Le funzioni del processo distributivo

Nel processo distributivo della banca riveste un ruolo sostanziale il momento

distributivo: in quanto azienda di servizi, in effetti, la banca eroga i propri

prodotti (cioè servizi) proprio nel momento in cui li distribuisce. Il momento

distributivo attiene al contatto preliminare tra banca e cliente (attuale o

potenziale), all’eventuale vendita del servizio bancario, e allo svolgimento

delle attività di supporto (commerciali o operative) necessarie alla fruizione

dei servizi. La scelta dei canali distributivi dipende da:

segmentazione del mercato attuale e potenziale (tipologia di cliente

- che si intende servire)

identificazione dei servizi da offrire

- analisi della concorrenza

- individuazione dei vincoli di bilancio e compatibilità delle scelte

- distributive con la rete distributiva esistente

La selezione dei canali distributivi deve tener conto di:

potenzialità commerciali e operative dei singoli canali

- costi di investimento e di gestione

- flessibilità organizzativa

- possibilità di coordinamento e integrazione con il resto della struttura

-

La banca può essere un’impresa multicanale e può avere una strategia di

specializzazione anche dal punto di vista distributivo; tipicamente la banca

retail che opera con tante fasce della popolazione tende ad avere un

approccio multicanale e quindi affianca ai classici sportelli:

ATM (sportelli automatici con versatilità operativa)

- reti di promotori/consulenti finanziari: soggetti che operano in via

- esclusiva per conto di una banca promuovendone i servizi

negozi finanziari: sedi di appoggio dei promotori finanziari a cui viene

- data la gestione di questi negozi che sono dei luoghi fisici dove i

promotori possono incontrare la clientela della banca promuovendo i

servizi

phone banking: l’erogazione dei servizi avviene attraverso l’uso del

- telefono

internet banking: contempla l’utilizzo a distanza dei servizi offerti dalla

- banca e non è vincolato dagli orari di apertura e chiusura degli sportelli

Sportello bancario

consente di percepire gli stimoli provenienti dalla domanda

• elevate potenzialità commerciali e di post vendita

• elevate potenzialità promozionali

• necessità di creare cultura di mercato nel personale

• necessità di investimenti in tecnologie (migliorare i livelli di efficienza ed

• efficacia, comprimere i costi di gestione)

importanza del layout di sportello

• problema della quantificazione delle potenzialità del mercato di

• insediamento

elevati costi di investimento e di gestione (possibili barriere all’uscita)

• utilità per distribuzione servizi banali e complessi

Tipologie di sportello

sportello multifunzionale: punti critici

• orario di apertura

- prossimità

- scarsa rapidità di esecuzione delle operazioni

- limitate competenze tecnico-finanziarie degli addetti

-

sportello specializzato:

• - sportello specializzato per segmento di clientela

- sportello leggero (formato da un numero limitato di persone,

massimo due o tre)

- sportello specializzato per tipologia di servizi

Phone banking

capacità informativa elevata

- potenzialità dispositive medie, legate all’ampiezza della gamma di

- servizi fruibili ed alle applicazioni tecnologiche

elevato grado di accessibilità

- qualità del supporto consulenziale medio-bassa

- bassa capacità di approfondire le relazioni di clientela

- necessità di investimenti tecnologici

- limitate capacità promozionali

-

Internet banking

e-banking (il cliente può in autonomia disporre di pagamenti di vario

- genere) e e-trading (il cliente può acquistare e vedere titoli, fondi,

derivati, ecc)

elevata capacità informativa e dispositiva (correlata alla gamma di

- servizi fruibile)

elevata prossimità con il cliente

- investimenti tecnologici elevati

- possibilità di approfondimento della relazione di clientela elevate

- potenzialità promozionali elevate

- segmenti di clientela serviti: nicchie di mercato

- problematiche di fidelizzazione

- LA BANCA VISTA ATTRAVERSO IL BILANCIO

Aspetti normativi del bilancio bancario

Il bilancio delle banche è stato oggetto di recenti importanti innovazioni

normative. L’attuale struttura risulta differente rispetto a quella stabilita dal

decreto legislativo n. 87 del 1992, che ha rappresentato il primo atto

normativo in tema di disciplina del bilancio degli enti creditizi. Il decreto

stabiliva, infatti, la struttura obbligatoria del bilancio bancario precisando quali

fossero i documenti costitutivi. Questi ultimi erano:

stato patrimoniale

• conto economico

• nota integrativa

• relazione degli amministratori sulla gestione

A partire dal 2005 le banche italiane sono tenute a redigere il bilancio

consolidato secondo i principi contabili internazionali (IAS/IFRS). Dal 2006

l’obbligo è esteso anche alla redazione del bilancio individuale. Tutto ciò è

frutto di un processo di armonizzazione a livello comunitario:

direttiva 2001/65/CE che introduce il principio del fair value nella

• normativa contabile comunitaria sia a fini valutativi sia a fini di

informativa di bilancio

direttiva 2003/51/CE con cui si ha il completamento dell’armonizzazione

• con i principi contabili internazionali

In Italia la normativa è stata recepita dal decreto del 28 febbraio 2005. Con

specifico riferimento alle aziende bancarie occorre richiamare la Circolare

Bankitalia n. 262 del 22 dicembre 2005 “Bilancio bancario: schemi e regole di

compilazione”. Gli IAS modificano in misura importante tutto l’impianto delle

informazioni di bilancio con effetti particolarmente significativi sulla

configurazione dello stato patrimoniale e del conto economico. Con

riferimento agli strumenti finanziari gli IAS impattano sui criteri di:

classificazione

- contabilizzazione

- valutazione

-

Alcune innovazioni

classificazione degli strumenti finanziari in funzione della finalità per cui

• sono detenuti: 1) per negoziazione (held for trading); 2) fino a scadenza

(held to maturity); 3) disponibili per la vendita (available for sale)

introduzione del concetto di fair value

• investimenti in titoli di capitale inseriti nelle partecipazioni solo se

• detenute per finalità di controllo o di interesse nella gestione della

partecipata

gli accantonamenti ai fondi rischi non possono essere generici ma il

• risultato di una stima attendibile di un esborso collegato a un preciso

evento

gli strumenti derivati devono essere rilevati sopra la riga

• indipendentemente dalla loro finalità di utilizzo

divieto di modificare da un esercizio all’altro i criteri di redazione del

• bilancio

Gli ultimi aggiornamenti

la Banca d’Italia ha provveduto ad aggiornare nel tempo la circolare n.

• 262 del 22 dicembre 2005

l’aggiornamento si è reso necessario in quanto, dopo l’emanazione di

• tale disciplina, sono stati approvati nuovi principi contabili internazionali,

mentre altri principi contabili internazionali già in vigore hanno subito

rilevanti modifiche

considerata la grande crisi che ha segnato in profondità i mercati

• finanziari e che ha imposto agli operatori un’approfondita riflessione

sull’applicazione del criterio di valutazione del fair value alle attività

finanziarie sono stati apportati significativi cambiamenti agli IAS/IFRS

la revisione dello IAS 1 ha introdotto il prospetto del comprehensive

• income (redditività complessiva), prevedendo una specifica informativa

negli schemi di bilancio e/o nella nota integrativa

la revisione della nozione di partite deteriorate

• la revisione delle regole di trasferimento tra tipologie di portafogli di

• attività

Documenti che compongono il bilancio bancario

Sulla base di tali cambiamenti la Banca d’Italia ha introdotto alcune

significative novità alla disciplina sul bilancio delle banche. Anzitutto, con

l’aggiunta del prospetto della redditività complessiva è ora formato da sei

parti: stato patrimoniale

• conto economico

• prospetto della redditività complessiva

• prospetto delle variazioni di patrimonio netto

• rendiconto finanziario

• nota integrativa

Della nota integrativa è stata modificata la composizione, che ora risulta

suddivisa nelle seguenti parti:

parte A – politiche contabili

- parte B – informazioni sullo stato patrimoniale

- parte C – informazioni sul conto economico

- parte D – redditività complessiva

- parte E – informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura

- parte F – informazioni sul patrimonio

- parte G – operazioni di aggregazione riguardanti imprese o rami

- d’azienda

parte H – operazioni con parti correlate

- parte I – accordi di pagamento basati su propri strumenti patrimoniale

- parte L – informativa di settore

-

Il concetto di fair value

L’introduzione del fair value rappresenta uno dei più significativi cambiamenti

prodotti dall’adozione degli IAS nella predisposizione del bilancio, nella

contabilizzazione delle attività finanziarie e, in particolare, in quella dei

derivati. Tale metodologia di valutazione ha infatti sostituito il criterio del costo

quale principale misura per un numero crescente di poste finanziarie, ovvero

il valore nozionale utilizzato per la rilevazione dei derivati. La determinazione

del fair value può avvenire secondo diverse modalità: l’esistenza di un

mercato attivo su cui sono rilevabili dei prezzi rappresenta la via più diretta di

determinazione del fair value di un’attività finanziaria. Se non vi è un mercato

attivo, il fair value è determinato utilizzando una “tecnica di valutazione” con

l’obiettivo di stabilire quale sarebbe stato il prezzo dell’operazione alla data di

valutazione in una libera transazione a normali condizioni commerciali. Le

tecniche di valutazione includono l’utilizzo di recenti operazioni di mercato

normali tra parti consapevoli e disponibili, se a disposizione, il riferimento al

fair value corrente di un altro strumento che è sostanzialmente lo stesso,

analisi tramite flussi finanziari attualizzati e modelli di prezzo delle opzioni.

STATO PATRIMONIALE ATTIVO

Questo è lo schema che prevede Banca d’Italia nelle sue istruzioni di

vigilanza. Attività e passività sono esposte per portafogli IAS. Le voci sono

collocate secondo un criterio di esposizione per liquidità ed esigibilità

decrescente. Ora analizziamo le voci una per una:

(10) cassa e disponibilità liquide: comprende la cassa ma anche i

• depositi liberi che una banca detiene presso la banca centrale

(20) attività finanziarie detenute per la negoziazione: comprende i titoli

• di debito e di capitale e il valore positivo dei contratti derivati detenuti

con finalità di negoziazione; si tratta di strumenti finanziari held for

trading, ovvero che la banca ha già deciso di voler utilizzare solo con

finalità di negoziazione

(30) attività finanziarie valutate al fair value: include gli strumenti

• finanziari designati a tale categoria in applicazione della fair value

option (FVO); l’inclusione di attività finanziarie in questa classe è volta

ad eliminare distorsioni causate da altre classificazioni (migliore

informativa) e/o rendere possibili allocazioni più coerenti con specifiche

politiche aziendali; nella voce 110 del CE “risultato netto delle attività

finanziarie valutate al fair value” è riportato il risultato dell’attività di

valutazione a fair value (nonché utili e perdite)

(40) attività finanziarie disponibili per la vendita: in questa sezione la

• banca colloca quelle attività che non deterrà neppure per negoziazione,

ad esempio i prestiti; le attività finanziarie disponibili per la vendita

vengono valutate al fair value con iscrizione delle variazioni

nell’apposita riserva da valutazione del patrimonio netto (voce 130 del

passivo dello SP)

(50) attività finanziarie detenute sino alla scadenza: in questa categoria

• sono comprese le attività finanziarie che si ha intenzione e capacità di

mantenere fino alla scadenza; sono valutate al costo storico

ammortizzato. Il criterio di iscrizione è il fair value aumentato/diminuito

dei costi attribuibili, successivamente sono valutate al costo storico

ammortizzato e il risultato riportato nel CE. Utili e perdite da cessione

sono imputati al CE alla voce 100. In sede di chiusura dell’esercizio se

l’impairment test è negativo occorre riportare le perdite nella voce 130

del CE

(60 e 70) crediti e finanziamenti: nei crediti verso banche ci vanno i

• crediti che la banca vanta nei confronti di altre banche inclusi quelli nei

confronti della banca centrale quando si tratta della riserva obbligatoria;

la voce 70 ha invece come controparti tutti quei soggetti diversi dalle

banche come società finanziarie, assicurazioni, SGR, famiglie,

pubbliche amministrazioni, imprese. L’iscrizione avviene al fair value

aumentato/diminuito dei costi di transazione. Successivamente la

valutazione avviene al costo storico ammortizzato.

Perdita su crediti

Se per un credito si verifica un’obiettiva evidenza di perdita esso deve essere

valutato “analiticamente”. In caso contrario deve comunque essere effettuata

una valutazione “collettiva”.

Valutazione analitica e conseguente rettifica:

probabilità di fallimento o di altra procedura concorsuale

- significative difficoltà finanziarie

- un’effettiva violazione del contratto, quale inadempimento o un mancato

- pagamento degli interessi o del capitale

il venir meno di un mercato attivo preesistente per difficoltà finanziarie

- la concessione al debitore di dilazioni temporali, che il creditore non

- avrebbe altrimenti preso in considerazione, per ragioni economiche o

legali relative alla difficoltà finanziaria del debitore stesso

La valutazione analitica e la sua conseguente rettifica deve essere anche

collettiva, cioè avviene una segmentazione per gruppi omogenei in termini di

rischio di credito e viene calcolata la perdita insita nel portafoglio omogeneo.

Infine viene fatto un raggruppamento in base alle caratteristiche simili, quali:

caratteristiche di rischio di credito del debitore

- tipologia dello strumento finanziario

- settore

- localizzazione geografica

- tipologia delle garanzie

- altri fattori ritenuti rilevanti

-

Tipologie di crediti

I crediti sono sottoposti ad una ricognizione volta ad individuare quelli che, a

seguito del verificarsi di eventi occorsi dopo la loro iscrizione, mostrino

oggettive evidenze di una possibile perdita di valore.

I crediti di una banca sono distinti tra:

crediti in bonis: crediti che hanno un buon stato di salute

• crediti deteriorati: 1) sofferenze: la banca ritiene che subirà delle perdite

• che non potranno essere recuperate, le sofferenze sono considerate

dei non performing loans; 2) inadempienze probabili; 3) esposizioni

scadute e/o sconfinanti deteriorate

(80) derivati di copertura: le posizioni di derivati delle banche sono

• sopra la linea di bilancio e di esse bisogna identificare la finalità per cui

vengono detenute, quindi se i derivati sono detenuti per trading si

mettono nelle attività finanziarie detenute per negoziazione, se invece

hanno finalità di copertura allora bisogna metterli in una voce apposita,

che sono appunto i derivati di copertura, voce 80. I derivati di copertura

sono derivati che la banca utilizza per i rischi di cambio, di tasso di

interesse, di credito e altri. Quando vengono indicati in questa voce

deve essere evidente e documentato dalla banca (perché Banca d'Italia

può chiedere informazioni) che sono stati utilizzati questi derivati per

copertura, perché magari la banca sta facendo la copertura più del

necessario, il che non sarebbe più copertura ma speculazione, quindi la

Banca d'Italia chiede che sia specificato l'oggetto di copertura, che il

derivato offra un'adeguata copertura e non abbia una componente

speculativa

(100) partecipazioni: partecipazioni in società controllate, controllate in

• modo congiunto e sottoposte ad influenza notevole; sono iscritte al

valore di costo al netto degli oneri direttamente attribuibili. Se alla fine

dell’esercizio il valore attuale dei flussi futuri dell’investimento

partecipativo è inferiore al valore di bilancio si procede ad iscrivere la

relativa differenza nel CE nella voce 210 (utili e perdite delle

partecipazioni)

(110) attività materiali: terreni, immobili strumentali, investimenti

• immobiliari, arredi, beni in leasing e migliorie e spese su beni di terzi;

iscrizione al costo e successiva valutazione che tiene conto degli

ammortamenti e delle perdite di valore. Annualmente viene applicata la

procedura di impairment e se emerge una differenza va portata a CE

STATO PATRIMONIALE PASSIVO

(10) debiti verso banche: comprende tutta l’attività di raccolta diretta

• della banca nei confronti del solo sistema bancario

(20) debiti verso clientela: sono rappresentati tipicamente da depositi

• come conti correnti, depositi a risparmio e in generale comprendono

tutta la raccolta diversa da quella cartolare

(30) titoli in circolazione: raccolta che comporta l’emissione di titoli

• dematerializzati riferiti alle operazioni di provvista presso la clientela

(40) passività finanziarie da negoziazione: si tratta soprattutto di

• derivati, se identificano una posizione debitoria nei confronti di terzi

(120) fondo per rischi e oneri: si trovano gli accantonamenti che la

• banca fa a fronte di perdite attese per eventi ben identificati

(140) azioni rimborsabili: la banca deve dare evidenza del valore delle

• azioni di cui i soci chiedono il rimborso

(150) strumenti di capitale: strumenti di debito su cui la banca ha

• un'ampia facoltà decisionale, anche temporale (hanno lunga durata) e

sono tutti strumenti subordinati (o junior) ovvero in caso di liquidazione

della banca i portatori di questi strumenti di capitale vengono rimborsati

dopo che sono stati rimborsati tutti gli altri creditori non subordinati (i

senior); se rimane qualcosa vengono pagati i subordinati e per ultimi

vengono rimborsati gli azionisti

(190) azioni proprie: sono le azioni della banca che lei stessa ha

• riacquistato IL CONTO ECONOMICO

(10 e 20) interessi attivi e passivi e proventi e oneri assimilati: nella

• classica banca commerciale, la differenza tra interessi attivi e passivi

che dà il margine di interesse, misura la redditività collegata

all'intermediazione creditizia nel complesso. Negli interessi attivi non ci

sono solo interessi percepiti sui prestiti, ma ci sono anche interessi

attivi che la banca ottiene da attività di negoziazione, attività finanziarie

detenute fino a scadenza. Negli interessi attivi non trovo solo una

valorizzazione dei ricavi dell'attività creditizia, ma tutti quelli che la

banca riceve nell'investimento in crediti (prestiti) o investimento in titoli.

Nelle presenti voci sono iscritti gli interessi attivi e passivi, i proventi e

gli oneri assimilati relativi, rispettivamente, a disponibilità liquide, attività

finanziarie detenute per la negoziazione, attività finanziarie disponibili

per la vendita, attività finanziarie detenute sino alla scadenza, crediti,

attività finanziarie valutate al fair value e a debiti, titoli in circolazione,

passività finanziarie di negoziazione, passività finanziarie valutate al fair

value. Sono inclusi anche i differenziali ed i margini relativi a contratti

derivati di copertura di A/P che generano interessi e contratti derivati

classificati nel portafoglio di negoziazione

(40 e 50) commissioni attive e passive - (70) dividendi: la banca svolge

• diversi servizi, come quelli di pagamento o di gestione dei conti correnti,

che danno luogo a commissioni attive quando è la banca a riceverle,

passive quando la banca le paga a terzi; le commissioni sono quindi

relative a servizi prestati e ricevuti dalla banca (garanzie, incassi e

pagamenti, gestione e intermediazione)

(120) margine di intermediazione: se si somma al margine di interesse

• le commissioni nette, i dividendi, il risultato netto dell’attività di

negoziazione e gli eventuali risultati netti legati alla cessione di crediti,

si ottiene il margine di intermediazione. E’ importante perché dà la

misura effettiva della redditività che la banca sa generare sia per

l’attività di intermediazione creditizia, sia per l’attività di servizio sia per

l’attività di investimento e negoziazione. Il margine di intermediazione ci

dice quanto effettivamente la banca ha guadagnato da tutte queste

attività. Se si confronta il margine di interesse col margine di

intermediazione si ha un'approssimazione del grado di diversificazione

dell'attività bancaria: grado di diversificazione dell’attività bancaria =

margine di interesse/margine di intermediazione

(130) rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento: le riprese

• hanno segno più, mentre le rettifiche segno meno

(140) risultato netto della gestione finanziaria: è dato da margine di

• intermediazione - rettifiche

(200) costi operativi: somma delle spese amministrative, degli

• accantonamenti per fondi rischi e oneri, rettifiche, riprese di valore di

attività materiali e immateriali. Dei costi operativi la voce più importante

è la 150 perché ci sono dentro spese amministrative e per il personale

che in una banca contano molto. Una volta tolti i costi operativi si è

vicini all'utile o alla perdita d'esercizio

ALCUNI INDICATORI DI PERFORMANCE

misure di rischiosità: qualità dell’attivo

• rettifiche di valore su crediti/totale crediti: indica quanto le

- rettifiche pesano sulla massa di crediti concessi dalla banca

rettifiche di valore su crediti/margine di intermediazione:

- misura quanto pesa la scarsa qualità dei crediti di una banca

sulla sua redditività

esposizioni deteriorate/totale crediti: misura quanto le

- esposizioni deteriorate pesano sulla massa di crediti concessi

dalla banca

esposizioni deteriorate/patrimonio netto

-

misure di redditività ed efficienza:

• ROE (utili netti/patrimonio netto) e ROA (utili netti/totale attivo)

- margine di interesse/totale attivo

- margine di intermediazione/totale attivo

- cost to income ratio: costi operativi/margine di

- intermediazione; misura il grado di efficienza della banca dal

punto di vista operativo, più è basso meglio è

margine di intermediazione per dipendente = margine di

- intermediazione della banca/numero di dipendenti; è un

indicatore di redditività ed efficienza dei singoli dipendenti

misure di patrimonializzazione:

• leva finanziaria = totale attivo/patrimonio netto; tanto più è alta

- la leva finanziaria tanto più migliora il ROE

ROE = risultato netto/totale attivo che moltiplica totale

- attivo/patrimonio netto

LA REGOLAMENTAZIONE DEI MERCATI E DEGLI

INTERMEDIARI FINANZIARI

Le ragioni della regolamentazione:

market failure: i mercati tendono a non essere perfetti nello scambio

1. delle informazioni in quanto c’è un diffuso livello di asimmetria

informativa; il malfunzionamento dei mercati e degli intermediari può

comportare il blocco delle transazioni e quindi l’impossibilità di

realizzare lo scambio di fondi

effetto contagio: le banche sono imprese altamente interconnesse e

2. questo crea il fenomeno di contagio, cioè l’eventuale fallimento di un

soggetto bancario si trasla sugli altri n soggetti tra loro interconnessi

la fragilità degli intermediari giustifica la regolamentazione, che

3. persegue la loro stabilità per salvaguardare la fiducia di imprese e

famiglie negli stessi intermediari (e nella moneta bancaria)

Le ragioni dell’instabilità degli intermediari sono:

l’attività di asset transformer unita all’elevato livello di leverage

1. l’opacità del profilo di rischio dell’intermediario in un contesto di

2. asimmetrie informative

fractional reserve banking, con cui si intende la detenzione da parte

3. della banca di riserve liquide solamente per una frazione dei depositi; la

quota di depositi non detenuta come liquidità o attività equivalenti viene

impiegata in crediti e, in parte, in valori mobiliari

rumor: sono voci, non necessariamente fondate, che interessano un

4. intermediario e si riferiscono alle sue condizioni finanziarie

Se tra il pubblico dei depositanti si insinua una sfiducia circa la convertibilità

in moneta dei depositi, essi procedono al ritiro innescando una corsa agli

sportelli. Talvolta situazioni di semplice illiquidità vengono confuse con stati di

insolvenza; l’illiquidità è una situazione di temporanea difficoltà della banca

che si ritiene possa essere risolta entro un congruo periodo di tempo e che

deriva dalla sua incapacità di soddisfare economicamente e tempestivamente

i suoi impegni di pagamento. Questa confusione è riconducibile ad

asimmetrie informative tra banca e depositanti che rendono difficile osservare

la qualità dell’attivo dell’intermediario.

Safety net

Per far fronte alle situazioni di illiquidità o di crisi in cui la banca o più banche

si possono trovare si può creare un safety net, cioè una serie di strumenti e di

presidi che servono a prevenire situazioni quali gli effetti disastrosi di

contagio. Il safety net (o rete di salvataggio) nasce quindi dall’esigenza di

completare l’impianto regolamentare e di vigilanza con ulteriori presidi

istituzionali e operativi volti a gestire situazioni di crisi e a sostenerne i relativi

costi. Il safety net si compone di:

- un prestatore di ultima istanza (1)

- uno schema di assicurazione dei depositi (2)

(1) Il prestatore di ultima istanza è di regola rappresentato dalla banca

centrale, che ha la funzione di regolare la liquidità del sistema bancario e di

supplire a eventuali malfunzionamenti del mercato monetario assorbendo

shock di liquidità. Il prestatore di ultima istanza fa attività di:

- lender of last resort in senso stretto, ovvero la banca centrale fornisce

liquidità (credito a brevissimo termine) a singoli intermediari o a un gruppo di

operatori che presentano un fabbisogno finanziario che non riescono a

coprire ricorrendo ad altri fondi di liquidità, in primis all’interbancario

- operazioni di rifinanziamento: sono le cosiddette marginal lending facilities,

cioè prestiti overnight

- protezione del sistema e dei singoli intermediari da shock finanziari

(emergency lending assistance)

(2) Gli schemi di assicurazione dei depositi sono finalizzati a preservare la

fiducia dei depositanti tutelando i risparmiatori nell’ipotesi di dissesto di un

intermediario bancario che la regolamentazione e la vigilanza prudenziale

non fossero riuscite a prevenire. Sotto il profilo istituzionale e operativo si

tratta di fondi consortili, di matrice pubblica o semi-pubblica, ad adesione

obbligatoria. In presenza di gruppi bancari di dimensioni particolarmente

rilevante (too big too fail) o di mercati del credito caratterizzati da quote di

mercato dei primi intermediari molto concentrate (too important too fail), il

fallimento dei maggiori intermediari comprometterebbe l’efficacia del sistema

di assicurazione non essendo gli altri intermediari in grado di sostenere il

costo di salvataggio. Queste situazioni di potenziale fallimento degli schemi di

assicurazione possono giustificare interventi di garanzia pubblica degli

impegni di pagamento prestati dai fondi di tutela o interventi di salvataggio

diretti da parte dello stato; in questo caso si parla di garanzia di secondo

livello. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è un consorzio

obbligatorio di diritto privato riconosciuto dalla Banca d’Italia che ha lo scopo

di garantire i depositanti delle banche consorziate. Vi aderiscono tutte le

banche italiane, ad eccezione delle banche di credito cooperativo che invece

aderiscono al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo. La

tutela offerta è di 100000 euro per ogni depositante e la garanzia riguarda i

conti correnti, i depositi, gli assegni circolari e i certificati di deposito

nominativi.

Obiettivi della regolamentazione

La regolamentazione interviene per correggere o meglio prevenire i cosiddetti

fallimenti del mercato e degli intermediari: imperfezioni e incompletezze

possono infatti impedire il pieno raggiungimento di quegli obiettivi di 1)

stabilità, 2) equità nella distribuzione delle risorse e 3) efficienza nel loro

utilizzo. 1) Con stabilità si intende che le banche devono essere stabili,

ovvero il loro agire non deve porle a rischio di sopravvivenza; un sistema

bancario è stabile nella misura in cui non si espone a rischi eccessivi che ne

minano la sopravvivenza. Tutta la regolamentazione prudenziale lavora per lo

più sul concetto di stabilità perché impone alle banche di dotarsi di presidi

patrimoniali, organizzativi e tecnici adeguati per far fronte ai diversi tipi di

rischio che la banca si assume. 3) L’efficienza può essere di tre tipi:

allocativa, tecnico-operativa e informativa; l’efficienza allocativa è la capacità

degli intermediari di finanziare iniziative imprenditoriali e progetti di

investimento con rendimenti attesi più elevati, al netto del grado di rischio

complessivo ad essi collegato, mediante un’attenta selezione dei soggetti e

una corretta valutazione del merito creditizio; l’efficienza tecnico-operativa è

la capacità gestionale di offrire i propri prodotti e servizi al minor costo

possibile, o di massimizzare il livello di produzione a parità di costo, mediante

la continua ricerca della migliore combinazione dei fattori produttivi; infine

l’efficienza informativa è la capacità dei prezzi degli strumenti finanziari

negoziati sui mercati di incorporare tutte le informazioni disponibili, così che

tutti gli operatori possano utilizzarle nelle loro scelte di portafoglio. Quindi le

finalità essenziali dell’attività dei regulators sono stabilità, efficienza e

trasparenza.

Modello accentrato e decentrato

L’attività di regolamentazione può basarsi su un modello di tipo accentrato o

decentrato. Nel modello accentrato c’è un’unica autorità a cui è attribuito il

compito di regolamentare e vigilare tutti i comparti del sistema finanziario, sia

per quanto riguarda le tipologie di attività in esso svolte, sia per quanto

riguarda gli intermediari in esso presenti. Il modello decentrato invece

prevede la presenza di più autorità la cui suddivisione di competenze può

venire operata sulla base della tipologia degli intermediari  vigilanza per

soggetti o per istituzioni o istituzionale (1), sulla base delle attività da questi

esercitate  vigilanza per attività (2) e sulla base degli obiettivi assegnati alle

singole autorità  vigilanza per finalità (3).

la vigilanza istituzionale prevede la presenza di un’autorità normativa

(1) per ciascuna categoria di operatore finanziario e per le attività da

questo svolte: quindi vi saranno tre distinti organismi regolamentari per

gli intermediari bancari, il mercato finanziario e le assicurazioni. A

questi se ne aggiunge normalmente un quarto, a cui sono affidati

compiti in materia di concorrenza (autorità antitrust)

nella vigilanza per attiività a ciascuna attività di intermediazione

(2) corrisponde un’autorità regolamentare e di controllo, a prescindere

dalla forma giuridico-organizzativa dell’intermediario che la esercita,

garantendo così condizioni di parità concorrenziale

nella vigilanza per finalità ad ogni autorità viene assegnato un preciso

(3) obiettivo da perseguire (stabilità, efficienza, trasparenza, concorrenza),

e l’attività normativa e di controllo viene perseguita in maniera

trasversale su tutti gli operatori, indipendentemente dal tipo di attività

da essi esercitata

vigilanza per funzioni (o funzionale): sono le funzioni, e non gli

(4) operatori, ad essere assoggettate a regolamentazione, in virtù della

loro sostanziale stabilità nel tempo

Attività svolte dalle autorità di controllo

Le autorità di vigilanza esercitano tre tipi di vigilanza:

regolamentare: riguarda tutta la complessa produzione di norme e

• regolamenti attuativi della legge generale, emanata dagli organi

legislativi; sono norme che mirano alla stabilità, concorrenza,

trasparenza ed efficienza

informativa: rientrano in questo ambito tutti i provvedimenti volti a

• limitare le asimmetrie informative che contraddistinguono

l’intermediazione finanziaria

ispettiva: i controlli effettuati presso la sede dell’intermediario mirano

• ad acquisire informazioni difficilmente estrapolabili dalle periodiche

comunicazioni di tipo documentale, e rappresentano pertanto il

naturale complemento alla vigilanza informativa

La vigilanza regolamentare si divide in:

strutturale: fa riferimento al corpus di norme che intendono agire sulla

- morfologia di un sistema bancario, da cui dipendono la stabilità, la

competitività, l’innovazione e l’efficienza del sistema stesso; i principali

ambiti in campo strutturale si riferiscono a 1) condizioni di entrata nel

mercato, 2) le tipologie di attività che gli intermediari possono svolgere,

3) gli assetti organizzativi e proprietari degli operatori con riguardo

particolare alle operazioni straordinarie sul capitale (aumenti, fusioni,

scissioni, ecc) e alle configurazioni che i gruppi possono assumere e 4)

gli interventi amministrativi sulle quantità e sui prezzi praticati dagli

intermediari

prudenziale: riguarda i principali criteri di gestione cui gli operatori

- devono attenersi, volti a limitare e monitorare i rischi assunti

nell’esercizio della loro attività; comprende un corpus di norme che

intendono agire sulla stabilità degli intermediari: identifica una serie di

presidi patrimoniali, tecnici e organizzativi che devono essere e risultare

adeguati rispetto ai rischi che le banche si assumono (rischi di credito,

di mercato, operativo, di liquidità); quindi le norme prudenziali

stabiliscono un nesso causale tra rischi assunti dalla banca e presidi

che quest’ultima deve avere a disposizione

Vigilanza protettiva

Le crisi bancarie si differenziano sensibilmente da quelle delle altre imprese

per la natura fiduciaria del rapporto che intercorre tra la banca e i depositanti

e per la velocità con cui la crisi di un intermediario si propaga all'intero

sistema.

Early warning systems: Si tratta di sistemi di controllo volti a evidenziare

con anticipo il verificarsi di difficoltà gestionali degli intermediari e a fornirne

soluzioni adeguate.

Crisis management team: gruppi di lavoro dedicati alla elaborazione di

specifiche linee di azione mirate al superamento delle difficoltà in atto

Bad bank: viene così definita la struttura societaria dedicata nella quale far

confluire gli assets problematici, così da ricondurre la gestione

dell’intermediario a situazione di normalità.

Amministrazione straordinaria: gli organi decisionali della banca vengono

rimossi e sostituiti da commissari straordinari, nominati dalla Banca d’Italia,

con il compito di accertare la situazione di crisi, rimuovere le irregolarità e

garantire l’interesse dei creditori.

Liquidazione coatta amministrativa: avviene qualora non sia possibile

ricondurre la banca in bonis o quando le irregolarità nell’ amministrazione, le

violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie o le perdite

del patrimonio siano di eccezionale gravità

La probabilità di crisi di un intermediario può essere mitigata attraverso una

serie di strumenti che:

- influenzino le dimensioni, la composizione e la rischiosità del suo bilancio;

- migliorino il governo societario e gli incentivi del management;

- estendano il perimetro regolamentare e di vigilanza a tutti gli intermediari e

all’insieme delle attività finanziarie;

- elevino la qualità dell’informazione pubblica e privata prodotta dagli

intermediari;

- rafforzino la disciplina di mercato.

IL SISTEMA DI VIGILANZA EUROPEA DAL 2014

GLI IMPIEGHI CREDITIZI E IL RISCHIO DI CREDITO

Le funzioni dei prestiti

I prestiti coprono i fabbisogni finanziari della clientela (imprese/famiglie)

inerenti la gestione corrente e l’attività di investimenti; consentono l’avvio di

relazioni di clientela, in particolare quelli di lungo periodo permettono di

sviluppare una relazione in un arco temporale medio lungo durante il quale la

banca conosce bene la clientela così da proporle anche altri prodotti, da un

punto di vista di marketing quindi i prestiti consentono di fare cross selling,

mentre la conoscenza del cliente minimizza le asimmetrie informative cui è

esposta la banca. Strategie di portafoglio

La banca concede una pluralità di prestiti avendo così un portafoglio di

prestiti che può essere costruito ponendo in essere strategie di:

FRAZIONAMENTO DEL RISCHIO: inteso come diversificazione per:

• - classi di importo: la banca può porre in essere prestiti di grande o

piccolo importo, comunque l’autorità di vigilanza pone un limite

massimo che la banca può offrire a un debitore o a un gruppo di

debitori tra loro collegati

- settori produttivi: sia settori dell’economia (famiglie, imprese,

pubblica amministrazione), sia settori merceologici

- area geografica: dipende dalla dimensione della banca, quella

grande può diversificare anche a livello internazionale, quella locale

o provinciale non riesce a farlo

- forme tecniche: si hanno crediti per cassa, di firma, garantiti o non,

di breve o lungo periodo ecc.

LIMITAZIONE DEL RISCHIO: la banca può limitare il rischio che si

• assume con diverse strategie:

- razionamento del credito, che può essere assoluto (la banca

decide di non concedere in assoluto ad alcun debitore) o relativo

(la banca concede credito per un importo inferiore a quello richiesto

dal cliente)

- pluri-affidamento: è strettamente correlato all’attuazione di forme di

limitazione di tipo relativo; si tratta di un insieme di banche che

finanziano lo stesso debitore: tipicamente le banche attuano

limitazioni di tipo relativo quindi non concedono al debitore tutto

l’importo richiesto ma solo una parte, di conseguenza il debitore

andrà a chiedere la parte mancante ad altri intermediari, dando

luogo a un pluri-affidamento

- richiesta di garanzie, imposizione di covenants: la presenza di

garanzie non riduce il rischio di insolvenza del debitore ma lo mitiga

infatti in caso di insolvenza la garanzia mitiga la perdita che la

banca subisce; le garanzie possono essere reali o personali; la

banca può limitare il rischio anche imponendo dei covenants, che

sono degli obblighi di condotta imposti al debitore da parte della

banca, ad es. riportare periodicamente una serie di informazioni

intra annuali relative all’andamento dell’azienda

- confidi di garanzia: i confidi sono associazioni imprenditoriali, che

possono anche trasformarsi in banche di garanzia le quali, secondo

una logica mutualistica, mettono insieme tutta la capacità degli

imprenditori che fanno parte del confido garantendo i crediti

concessi dal sistema bancario ai loro associati stessi, quindi

co-garantiscono; queste associazioni si creano per favorire agli

associati l’accesso al credito, che altrimenti singolarmente presi

potrebbero non essere finanziati. I confidi solitamente sono

strutturati su base settoriale (degli artigiani, delle PMI, dell’impresa

manifatturiera) e a livello nazionale o regionale

Obiettivi della politica di impiego creditizio

perseguire un’adeguata redditività

• sviluppare relazioni di clientela

• minimizzare il rischio di credito

• Le politiche di portafoglio dipendono da:

grado di avversione/propensione al rischio del management

• livello di patrimonializzazione della banca: con Basilea 1, 2 e 3 le

• autorità di vigilanza hanno introdotto un principio che prevede una sorta

di automatismo: la capacità di espandere l’attività creditizia di una

banca è funzione della dotazione di cui la banca stessa dispone

caratteristiche della raccolta diretta: le caratteristiche del funding

• impattano sulle strategie di costruzione del portafoglio crediti (se una

banca non riesce a raccogliere a medio lungo termine non finanzierà a

medio lungo termine)

caratteristiche della struttura/organizzazione della banca: tanto più

• diventa diversa e intensa l’attività creditizia tanto più l’organizzazione

della banca diventa complessa

dimensione aziendale/articolazione territoriale

• Fattori che influenzano l’ammontare di prestiti:

andamento generale dell’economia

• caratteristiche del sistema finanziario di riferimento: ad esempio il

• nostro sistema finanziario è bank based in quanto le banche hanno un

ruolo fondamentale nel finanziare gli investimenti

tratti distintivi del singolo intermediario: es. patrimonializzazione,

• organizzazione, scelte strategiche del singolo intermediario

vincoli normativi: la stessa Basilea 2 è un insieme di vincoli per

• l’espansione creditizia

scelte di investimento delle banche: politica flessibile vs residuale; con

• una politica flessibile la banca non ha una gerarchia di preferenze tra

investimento in strumenti finanziari e in prestiti, ma predilige l’una

all’altra semplicemente sulla base di una pura logica di rischio e

investimento; con una politica residuale invece la banca predilige

l’investimento in crediti e in prestiti e in via residuale in quello in

strumenti finanziari

L’attività creditizia si svolge in condizioni di incompletezza informativa:

selezione avversa

 azzardo morale

Problemi legati alle attività di credito:

valutazione del merito di credito: prevede la soluzione di due

• problematiche:

- liquidation approach: capacità di rimborso in caso di insolvenza;

nel caso in cui il debitore diventi insolvente bisogna capire quanto

si riesce a recuperare (approccio tradizionale)

- going concern approach: capacità di rimborso puntuale, cioè la

capacità del debitore di assolvere puntualmente e regolarmente

ai suoi impegni di pagamento; la banca non perde solo quando il

debitore diventa insolvente in assoluto, ma anche quando è

insolvente temporaneamente, perché determina alla banca

problemi di liquidità (approccio anglosassone)

definizione ottimale del portafoglio crediti: la banca deve avere a monte

• una sua ottimale preferenza di definizione del portafoglio

Strategie micro di prevenzione del rischio

accurata selezione dei prenditori (analisi di fido): richiede alti costi

 quindi la valutazione viene fatta se l’importo finanziato è elevato,

mentre se è piccolo non conviene sostenere elevati costi di valutazione

la valutazione del merito di credito svolge due importanti funzioni:

 - consente di ragguagliare l’esposizione creditizia alle

prospettive reddituali

- consente di identificare la quota di fabbisogno finanziario

che la banca intende soddisfare (strategia di limitazione del

moral hazard)

- accanto allo screening preliminare è necessario porre in

essere controlli successivi che constano nella periodica

revisione delle condizioni al fine di accertare il segno e

l’entità delle modificazioni intervenute durante la vita del


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caterina.giovanardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Poli Federica.

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