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2012 Economia Aziendale

Riassunto adatto per l'orale di economia aziendale col prof. Capocchi

Indice

  • Capitolo 1: La gestione aziendale
  • Capitolo 2: La misurazione della gestione aziendale
  • Capitolo 3: Il sistema di controllo

1. La gestione aziendale

1.1 La gestione aziendale

La gestione aziendale può essere analizzata sotto la prospettiva oggettiva e quella soggettiva. Nella prospettiva soggettiva, la gestione è l'insieme di attività con cui si realizzano i processi di decision-making. Sotto la prospettiva oggettiva, la gestione aziendale è l'insieme di operazioni di natura economica che si sviluppano nell'ambito dell'azienda; esse sono:

  • Operazioni di finanziamento;
  • Operazioni di investimento;
  • Operazioni di produzione;
  • Operazioni di disinvestimento;
  • Operazioni di rimborso e remunerazioni.

Tali operazioni, susseguendosi nel tempo, danno vita al ciclo della gestione. Esso ha inizio con le operazioni di finanziamento, che consentono di reperire le risorse per far partire il progetto iniziale. Al momento della costituzione è necessario che ci sia il capitale aziendale, inteso come capitale di costituzione (apporto dei soci) più le risorse apportate a titolo di capitale di debito.

Il capitale iniziale presente permette l'acquisto dei fattori produttivi per l'inizio del processo produttivo. I fattori produttivi vengono acquistati previo pagamento di un prezzo, che, nel caso di fattori a fecondità semplice deve essere recuperato con la vendita del prodotto ottenuto dall'unico ciclo produttivo cui il fattore ha partecipato. Diversa la situazione se ci si riferisce a fattori produttivi a fecondità ripetuta, per i quali il recupero è affidato a più cicli di produzione in cui parteciperà il fattore.

Il tempo di recupero assume molta importanza, in quanto deve considerare anche l'obsolescenza e la senescenza del fattore produttivo. La disponibilità e l'impiego di tali risorse finanziarie consente di far partire il processo di produzione. Al termine del processo di produzione, l'azienda provvede a cedere l'output sul mercato tramite le operazioni di disinvestimento: la cessione dell'output avviene dietro pagamento di un prezzo che dovrà andare a ricostituire il capitale aziendale, permettendo così il pagamento dei debiti e dei dividendi.

Se il prezzo non è remunerativo, il capitale finale sarà minore di quello iniziale e di conseguenza bisognerà investire nuovo capitale per non compromettere l'equilibrio preesistente. Quanto descritto ci fa capire come il ciclo di gestione sia:

  • Circolare;
  • Completo;
  • Continuo nel tempo.

Condizione essenziale perché il ciclo possa trovare continuità è la seguente: Prezzo vendita = costi di acquisizione + costi processo produzione + mark up. Se tale condizione è rispettata, l'azienda potrà procedere con nuove operazioni di investimento e quindi con nuovi processi di produzione; il rispetto di tale condizione è fondamentale per dare continuità al ciclo, nella realtà ci sono talmente tante variabili che fanno sì che tali operazioni finiscano per accavallarsi che risulta davvero complicato fare un'analisi.

Il sistema gestionale si articola per attività o per livello aziendale e inoltre interagisce con gli altri sistemi fondamentali.

1.2 Il finanziamento della gestione

La gestione, per essere svolta, ha bisogno di continue risorse finanziarie. Il fabbisogno di risorse può esaminato in relazione a due momenti:

  • La fase di costituzione o start-up, in fase di costituzione vengono introdotte risorse a titolo di capitale di rischio e di debito, nella fase di start-up bisogna quantificare le risorse necessarie allo svolgimento del ciclo della gestione;
  • Fase di funzionamento, durante il funzionamento, la principale fonte di finanziamento è la gestione, più particolarmente la vendita dell'output del processo produttivo; la vendita tuttavia è condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto è anche importante che avvenga in condizioni di equilibrio economico.

Il prezzo del bene x deve di conseguenza essere maggiore alla sommatoria dei costi sostenuti per la produzione del bene x, ivi compresa la quota di costo relativa ai fattori produttivi a fecondità ripetuta. Se la sommatoria dei ricavi è superiore alla sommatoria dei costi si ha che il capitale finale è superiore a quello iniziale: la differenza positiva, secondo Gino Zappa, rappresenta il reddito. Se altrimenti la sommatoria dei ricavi è inferiore al complesso dei costi, si ha che il capitale finale è inferiore a quello iniziale, tale differenza negativa viene definita perdita.

Il ciclo economico in questo secondo caso non ha creato ricchezza bensì ne ha consumata: se la perdita è lieve si può anche aspettare il successivo ciclo di gestione per ricompensarla, altrimenti bisogna subito reintrodurre del capitale in azienda. Ciò consente di mettere in evidenza due punti meritevoli di riguardo:

  • Il legame tra gestione economica e gestione finanziaria, la gestione economica attraverso le vendite genera la premessa per la gestione finanziaria, ma la vendita è condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto legata al rispetto del vincolo economico della gestione, la solvibilità del cliente e i tempi di pagamento;
  • Persistenza delle condizioni di non rispetto dell'equilibrio economico, tale persistenza obbliga l'azienda a ricorrere ad apporti di capitale, e tali ricorsi non sono illimitati. Il rispetto dell'equilibrio genera invece una ricchezza virtuale, virtuale in quanto legata alla solvibilità del cliente che, se risultasse insolvente, non apporterebbe all'azienda ricchezza effettiva. Se l'azienda dovesse poi ricorrere al capitale di terzi, ricorrerebbe all'indebitamento, che altro non è che l'anticipo in un dato momento del consumo di ricchezza futura.

1.3 Le configurazioni del capitale aziendale

A seconda del momento della vita aziendale, il capitale aziendale può assumere diverse configurazioni. All’inizio dell’attività si parla di capitale di costituzione, rappresentato dai conferimenti dei soci; esso coincide col capitale sociale a meno che i soci abbiano fatto versamenti attraverso la costituzione di riserve di capitale. Il capitale aziendale è rappresentato nelle fonti di finanziamento dello stato patrimoniale ed è composto da capitale sociale e riserve.

Le riserve possono essere classificate secondo diversi criteri:

  • Natura, qui si dividono in riserve di utili e di capitali;
  • Vincolo, qui si dividono in obbligatorie (es. statutaria, legale, azioni proprie) e facoltative;
  • Disponibilità, qui si dividono in riserve disponibili e riserve indisponibili.

Le riserve possono rappresentare una garanzia per non intaccare il capitale sociale; inoltre possono essere utilizzate per la capitalizzazione dell’azienda. Gli aumenti sociali possono essere a pagamento, ossia mediante il conferimento di nuove risorse da parte dei soci o mediante l’ingresso di nuovi soci, quindi in questo caso aumento il valore del patrimonio netto, e gratuiti, che avvengono mediante il trasferimento di risorse presenti all’interno delle riserve al capitale sociale, qui aumenta il capitale sociale ma non il patrimonio netto nel suo complesso.

Le ultime due configurazioni del capitale sociale sono rappresentate dal capitale di cessione o economico e dal capitale di liquidazione. Il primo rappresenta il capitale in una prospettiva di continuità, ma nell’ipotesi della vendita dell’azienda; il secondo invece è la configurazione del capitale in una prospettiva di non continuità, quindi nel momento della chiusura dell’azienda. In tutte le configurazioni il capitale è composto dagli stessi elementi, ciò che cambia è l’aspetto quantitativo.

1.4 Autofinanziamento aziendale

Durante la fase di funzionamento, la principale fonte di autofinanziamento aziendale è rappresentata dalla gestione. Il finanziamento aziendale può avvenire anche attraverso il c.d. autofinanziamento, ossia la capacità dell’azienda di generare risorse finanziarie necessarie al proprio sostentamento.

La non capacità di generare risorse finanziarie autonomamente obbliga l’azienda a dipendere da terzi, attraverso un sistema di finanza derivata. È invece importante che l’azienda viva di finanza originaria. L’autofinanziamento aziendale può essere di due tipi:

  • Autofinanziamento proprio, strettamente legato alla capacità di creare ricchezza;
  • Autofinanziamento improprio, ovvero imputando a conto economico costi non monetari, ovvero che non fanno fuoriuscire ricchezza verso l’esterno, ne sono un esempio le riserve di utili, con le quali si può fare la capitalizzazione dell’azienda, e l’ammortamento.

1.5 Costi non monetari: l’ammortamento

L’ammortamento è un procedimento tecnico contabile attraverso il quale un costo pluriennale viene ripartito tra più esercizi. Il costo sostenuto dall’azienda per l’acquisizione del fattore produttivo viene definito costo storico ed è iscritto all’interno dello stato patrimoniale tra le attività. La partecipazione del bene al processo di produzione viene misurata con l’imputazione di una quota di costo all’esercizio, detta quota di ammortamento.

Ne deriva che l’ammortamento è la quota di costo che misura il livello di utilità apportata al processo di produzione da un cespite. La quota di ammortamento, logicamente ed economicamente parlando, dovrebbe essere variabile, è infatti impensabile che un fattore produttivo a lento rigiro venga utilizzato ogni anno allo stesso modo; il codice civile italiano invece stabilisce la quantificazione delle quote di ammortamento in modo costante.

Se al costo storico si sottraggono le quote di ammortamento, si arriva al valore attuale del bene, denominato valore netto contabile. All’aumentare della sommatoria delle quote, le quote medesime tendono al valore storico e il valore netto contabile a 0. Quando il fattore produttivo è stato completamente utilizzato, l’azienda non ha nessun obbligo a sostituirlo, tuttavia ciò comporterebbe perdere i vantaggi dell’ammortamento, non potendo più ammortizzare un cespite già del tutto ammortizzato, e inoltre si troverebbe con un fattore produttivo tecnologicamente arretrato.

L’ammortamento è quindi una forma di autofinanziamento improprio, una forma di autofinanziamento improprio imperfetta, in quanto non tiene conto del diverso valore della moneta nel tempo, considerando il solo costo storico.

1.6 Costi non monetari: l’accantonamento a fondi rischi e oneri

I fondi rischi e oneri sono delle poste iscritte all’interno dello stato patrimoniale tra le passività con lo scopo di fronteggiare possibili eventi dannosi in futuro. I fondi rischi e oneri sono facoltativi e per poter essere iscritti devono essere riferiti ad eventi aventi natura certa per i quali non si conosce se l’evento si verificherà, quando si verificherà e il quantum. L’accantonamento è quindi un procedimento con cui una potenziale perdita viene spalmata su più esercizi per non gravare solo su uno.

Un fondo rischi e oneri meritevole di nota è il TFR: seppure nello stato patrimoniale risulti separato, esso è a tutti gli effetti un fondo rischi e oneri ed è un fondo obbligatorio. Se la quota di TFR viene versata all’esterno, si perde la natura di autofinanziamento improprio.

2. La misurazione della gestione aziendale

2.1 L’unitarietà della gestione

Come già evidenziato, la gestione rappresenta un sistema costituito dall’insieme delle operazioni economiche che l’azienda stessa pone in essere con l’esterno per raggiungere determinati obiettivi. L’essere azienda richiama il carattere unitario delle operazioni di gestione. La scomposizione della gestione infatti non risponde alla natura di gestione medesima, bensì a quella di analisi.

2.2 La misurazione della gestione

La gestione aziendale dà forma alla vita aziendale, accompagnando l’azienda verso una prospettiva temporale non finita. Il tempo rappresenta un elemento molto importante per l’azienda: alla dimensione tempo si affiancano quella economica e quella finanziaria, e a queste ultime si affianca quella tecnica. La misurazione della gestione risponde a due esigenze:

  • Civilistiche, principalmente la tutela degli stakeholders;
  • Proprie, è l’azienda per prima che ha l’interesse di monitorare l’andamento della gestione.

2.3 Il ciclo di vita dell’azienda: periodo amministrativo ed esercizio

Sebbene il ciclo aziendale debba essere considerato in maniera sistemica, la gestione impone di svolgere alcune attività in modo periodico, da qui la necessità di scandire la vita aziendale, individuando degli intervalli di tempo denominati periodi amministrativi. Essi di norma hanno durata di 12 mesi, iniziano l’01 gennaio e terminano il 31 dicembre, ma vi possono essere alcuni casi in cui hanno durata differente. Tutte le operazioni svolte durante il periodo amministrativo vengono unitariamente definite esercizio amministrativo. Al termine dell’esercizio, le aziende hanno l’obbligo di redigere il bilancio.

2.4 I cicli di gestione

La principale dimensione temporale è rappresentata dall’intervallo temporale che intercorre tra la costituzione del capitale aziendale e la ricostituzione dello stesso mediante la vendita degli output. Maggiore è la durata di tale periodo, maggiori saranno i costi che dovrà sostenere l’azienda e maggiori saranno le risorse finanziarie necessarie per garantire la continuità della combinazione produttiva: tale intervallo di tempo viene definito tempo di attraversamento della combinazione aziendale. Anche in presenza di un sistema del tempo ben progettato tuttavia possono intervenire numerose variabili. In tutti i casi, all’interno del più ampio ciclo della gestione si possono individuare dei sottocicli:

  • Ciclo totale del processo produttivo, inizia...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher perroandrea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Capocchi Alessandro.
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