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che le banche si sentano tra di loro (io posso chiedere alla BI la situazione del cliente). Ci sono altri limiti in fonti

legislative:

• La normativa antiriciclaggio : che ha subito delle modifiche  la banca ha l’obbligo di dire le operazioni di

trasferimento di fondi, richiedendo le cambiali. Il senso è che le banche devono comunicare alla UIF (unità di

informazione finanziaria) tutte le ipotesi di importo molto elevato che effettuano i clienti specificando la causale

(ossia dire le ragioni della motivazione). Così tutte le operazioni sono monitorate. È una normativa che ha svuotato

il segreto bancario

• Ipotesi di indagini che sorgono per questioni inerenti l’amministrazione finanziaria oppure indagini penali  ha un

interesse pubblico e ha un limite fisso; le banche qualora subiscano un’ispezione di questo genere devono darne

subito notizia al cliente (rimane comunque il rapporto banca – cliente)

• Cause pendenti penali o civili  nell’ambito di un processo può essere necessario chiedere alla banca l’acquisizione

o esecuzione di documenti: per es. decreto ingiuntivo che ha esecuzione presso la banca. La banca deve comunicare

al Tribunale e al creditore la consistenza di eventuali conti che siano presso l’istituto; indagare sulla consistenza

patrimoniale del soggetto  cause di separazione; testimonianza del banchiere: in sede penale il banchiere non può

mai eccepire il dovere di riservatezza; mentre nel civile si ritiene che il banchiere possa opporre l’esistenza di un

dovere contrattuale di riservatezza e può opporsi di testimoniare davanti al giudice.

Per rapporti particolari che un soggetto ha col cliente all’interno della banca allora si ha un diritto di acquisire

informazioni: p.e. il curatore per persona inabilitata; gli eredi possono vedere tutte le informazioni del conto; anche nei

conti cointestati.

L’istituto del segreto bancario è stato ridimensionato: esiste fino al momento in cui non vi sia un prevalente diritto ad

ottenere informazioni (diritto alla riservatezza è minore rispetto al diritto prevalente ad avere informazioni)

Lezione 6

Problemi in riferimento al computo degli interessi

L. 108/96  normativa in tema di USURA; art. 644 c.p. prevedeva l’usura solo se il soggetto ne avesse avuto bisogno

(comma 2) quindi era un requisito soggettivo; mentre ora al comma 3 viene eliminata la fattispecie di bisogno e ha

inserito l’USURA OGGETTIVA  tutte le volte in cui un soggetto si fa dare interessi usurari allora ricade nel reato di

usura.

Nel comma 4 si stabilisce tramite legge come fare a determinare un interesse usurario: questo criterio oggettivo è stato

demandato al MEF che ogni 3 mesi, con decreti appositi cd tassi soglia, tramite il quale si verifica il tasso medio.

Questa media, aumentata della metà, dà il tasso soglia.

Questo art. 644 abroga lo stato di necessità dell’ex comma 2, ma tiene il comma 3 che dice anche che rimangono usurari

quegli interessi il cui rapporto tra interesse chiesto e quello che si restituisce rimane sproporzionato.

La legge però lascia dei dubbi. Dà delle soluzioni l’art. 1815 cc (se mi accorgo che l’interesse è usurario?) al comma 2 

si dice che se ci sono interessi usurari la clausola è nulla e NON sono dovuti interessi.

Il problema è che questo articolo si riferisce al contratto di mutuo. Ma per gli altri contratti? Ci sono 2 ipotesi:

• Vicino al mutuante

• Più integralista, che tutela i consumatori

La norma del 1815 è solo per il contratto di muto. Per gli altri contratti ci si rifà alla normativa civile, per cui quando

una norma è contraria all’ordine pubblico la clausola è nulla, ma il contratto resta salvo e si applica la clausola di legge.

In questo caso il tasso usurario viene abbassato al tasso soglia, ma non annullato del tutto (viene abbassato fino a che

l’interesse della clausola diviene regolare). 10

Art. 644, comma 1 “chiunque si fa dare o promettere interessi usurari”, quando scatta l’usura? In ogni contratto c’è il

tasso di mora, cioè il tasso applicato ogni volta che il debitore non ha adempiuto al pagamento della rata del mutuo (e

addizionale al tasso medio).

Es. tasso medio 7%; tasso soglia 8%; tasso di mora 3%  10% è un tasso usurario o no?

Su questo ci sono state molte sentenze. In una prima ipotesi si ha l’applicazione del tasso di mora, ossia usuario, se per

2 mesi (es.) è stato applicato e si vede nell’estratto conto. Ma se questo non è stato applicato, fa sì lo stesso che il

contratto sia usurario?

Ci sono 2 filoni anche in questo caso:

• Salvaguardia il mutuatario  punisce anche solo il fatto del promettere, per cui l’aspettativa di interessi usurari è

come se li pattuissi, quindi è già usurario e la clausola è nulla. Quindi è dall’origine che l’interesse è usurario,

quindi gli interessi NON sono da dare fin dall’inizio (AB ORIGINE)  questo è il filone giurisprudenziale

• Dice nel momento in cui applico un tasso di mora, lo faccio perché c’è l’inadempimento del debitore; se non lo

fosse allora non gli verrebbe applicato il tasso di mora. Non si vuole premiare l’inadempimento con l’applicazione

dell’art. 1815 cc

Un terzo punto è l’usurarietà sopravvenuta, si ha quando viene pattuito nel contratto di muto o di finanziamento che

l’atto della stipula è regolare (sotto il tasso soglia) che però nel tempo diventa usurario. Anche qui ci sono 2 filoni uno

giurisprudenziale e l’altro dottrinale:

1. Integralista; riprende l’art. 644 che dice “dare o promettere”, e si pensa che solo per il fatto di essersi fatto dare

l’interesse usurario, allora si può dire che l’interesse è usurario. Non si sa bene se applicare l’art. 1815 o opporre

l’interesse legale

2. Il tasso di interesse dice che deve essere valutato solo all’atto della stipula del contratto

Qui il legislatore ha sciolto il nodo: norma di interpretazione autentica (l. 24/2001) dicendo che il tasso valutato deve

essere valutato al momento della stipula del contratto; perciò la usurarietà sopravvenuta non si ha (non si applica art.

1815) ma il comma 2. Ci si è resi conto che i tassi di interesse sono calati drasticamente (dal 2001) e il legislatore ha

invitato le banche a ridimensionare i contratti per i quali era previsto un tasso di interesse sproporzionato rispetto

all’epoca. Quella del comma 2 è una eccezione dovuta al momento di crisi es. tasso ante 2001 è 18%; ora è 7%  si

applicherà il 9%. È un adeguamento forzoso. Questo secondo la dottrina recente sembra un obbligo di rinegoziare il

mutuo o il contratto di finanziamento posto in essere  se non lo fa sarà un inadempimento contrattuale che porta alla

risoluzione del contratto. Giusta causa per recedere da un contratto.

Altro problema di fattispecie usurarie. Caso: tra tutti i contratti, uno importante è quello di cessione del 1/5. Un soggetto

(lavoratore dipendente o pensionato), va in banca e ottiene l’erogazione di un capitale subito, calcolato sullo stipendio o

sulla pensione. Ma il soggetto si obbliga a restituirlo in10 anni, maggiorato del tasso di interesse (1/5 del proprio

stipendio o pensione) prelevando 1/5 dello stipendio o della pensione.

Es. capitale 15 mila euro; da restituire 32 mila euro (stipulato nel 2004). Il tasso è 14, 8 % che è un tasso valido. La BI 

tasso soglia aprile 2014 è 17%

Il contratto a tasso nominale del 4% + commissioni bancarie della società mandataria, dell’agente in attività finanziaria

 14, 8%. C’è una voce di costi assicurativi: polizza per questo tipo di contratto che il consumatore è costretto a

sottoscrivere (in caso di cessata erogazione della pensione o di licenziamento) per avere il capitale dalla compagnia

assicurativa al posto del consumatore. Si è quindi costretti a pagare questa polizza; va conteggiato per arrivare al vero

tasso di interesse. Se si applica il tasso si arriva al 18, 2% che è usurario!!

La banca si difende dicendo che le indicazioni della BI hanno sempre previsto, negli anni addietro, che nei contratti di

cessione del 1/5 il calcolo della polizza assicurativa NON deve essere conteggiato ai fini del calcolo dell’interesse. 11

Ma in questo caso si ha un conflitto tra norme: tra quelle della BI e art. 644 perché parla di remunerazione, commissioni

e di spese.

Problema risolto dalla BI con una legge del 2009 che ha previsto che le polizze rientrano nel calcolo del tasso di in

interesse. La Cassazione dice che anche il contratto del 2004 (es.) è usurario perché la BI non produce leggi, ma

circolari. Perciò le indicazioni della BI ante 2009 sono illegittime perché contrarie al c.p.

Lezione 7

Con gli interessi e le commissioni la banca recupera le remunerazioni.

ANATOCISMO BANCARIO

È normale la capitalizzazione degli interessi , un fenomeno per cui periodicamente gli interessi che maturano in un

determinato lasso di tempo vengono accreditati in conto e si accorpano al capitale; da quel momento costituiscono

anche essi parte della somma su cui si avranno poi gli interessi.

Es. finanziamento di 1000 euro e ogni trimestre l’interesse è del 5%  ogni 3 mesi l’interesse si somma e la somma

diventerà p.e. 1020 € (quindi da 20 € a 22 €), poi 1042 €, ecc

Questo fenomeno può essere anche neutro: funziona sia per gli interessi a credito, che a debito. Neutro vuol dire che

non comporta uno squilibrio contrattuale. Lo squilibrio si ha se si hanno periodi di capitalizzazione differenti (anni 90) 

le clausola prevedevano una capitalizzazione annuale per gli interessi creditori (cliente investe), mentre trimestrale per

quelli a debito del cliente. Questo squilibrio era stato denunciato ma la giurisprudenza non pensava ci fosse violazione

di norme di legge (perché le clausole erano espressamente pattuite tra banca e cliente). Contrasto coll’art. 1283 cc e

clausole che pattuivano questa differente capitalizzazione  divieto di anatocismo: è possibile ammettere il diritto

dell’interesse sugli interessi solo se c’è un esplicito patto tra le parti e se si tratta di interessi dovuti per almeno 6 mesi

(le clausole non sono legittime se la capitalizzazione trimestrale è a favore della banca). Questo art. 1283 cc fa salva

l’ipotesi nella quale ci siano degli usi contrari  la giurisprudenza riteneva ci fosse l’uso di capitalizzazioni trimestrale.

La Cassazione , alla fine, con sentenza ritiene che non sia stata provata l’esistenza di un uso normativo circa la

capitalizzazione trimestrale e dichiara la nullità delle clausole di capitalizzazione trimestrale per contrarietà ad una

norma imperativa di legge. Questo orientamento è stato consolidato da una pronuncia delle Sezioni Unite, sentenza

21095/2004: NON riconoscono la legittimità/esistenza di un uso normativo della capitalizzazione trimestrale e la

sanzionano con la nullità. Questo aveva portato i giudici di merito ad annullare le clausole e quindi si dovevano ripetere

le somme il legislatore interviene nel 1999 con il decreto “ salva interessi” dicendo che sarebbe stato delegato al

Comitato interministeriale al credito e risparmio ( CICR )il compito di stabilire modalità e criteri per la produzione di

interessi sugli interessi.

Quindi:

• La produzione di interessi su interessi è legittima ( OK anatocismo)

• Ma c’è un limite: la periodicità del conteggio degli interessi deve essere la stessa sia per quelli a debito che per

quelli a credito

Le banche hanno adottato una periodicità semestrale (sia a credito che a debito). Il legislatore del 1999 ha stabilito che

le clausole stabilite in contratti pregressi dovessero conservare la loro validità fino all’introduzione dei criteri uniformi

previsti dal CICR  questa parte della norma è stata resa costituzionalmente illegittima da una sentenza del 2010 che

contesta il diritto del Governo a dare efficacia retroattiva a clausole contrarie a norme imperative

(24418/2010 sentenza su anatocismo e prescrizione “Il termine decennale di prescrizione per richiedere alla banca gli

interessi anatocistici indebitamente pagati, decorre dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto ed

interessa tutte le operazioni effettuate dal correntista dall'apertura del conto alla sua chiusura.

E' quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 2 dicembre 2010, n. 24418.

Vietata ogni forma di anatocismo. Dopo aver già affermato l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli

interessi, la Suprema Corte ha stabilito che né la banca, né il giudice possono applicare una capitalizzazione con una

12

diversa periodicità. In questo modo ha dichiarato illegittima anche la capitalizzazione annuale del servizio del credito,

ovvero gli interessi.

Rischio per le banche. Secondo l'avv. Antonio Tanza, vicepresidente dell'Adusbef, che ha discusso la causa, si tratta di

un duro colpo per le banche, le quale rischiano di dover restituire decine di miliardi di euro ai propri clienti“).

Quindi per tutti i rapporti ante ’99, il cliente ha diritto al ricalcolo degli interessi senza la capitalizzazione; questo può

portare anche ad un credito nei confronti della banca (cliente ha versato una somma che NON doveva dare). Dove la

clausola è nulla, la banca non può operare la capitalizzazione 8non può passare da una capitalizzazione trimestrale a

semestrale). Si potrebbe andare a sindacare sui rapporti fatti prima del 2000  azione di nullità è imprescrittibile, ma

l’azione di restituzione ha validità 10 anni. Ma, p.e., nei contratti di durata, la prescrizione parte dalla conclusione del

rapporto (p.e. mutuo). Il cliente può sindacare il rapporto con la banca ancora per 10 anni dopo la conclusione del

rapporto.

La Cassazione ha detto che in certi rapporti la prescrizione deve partire dalla data della notazione: cioè anche un decreto

per operazioni su c/c bancario che determina in 10 anni la possibilità di chiedere azioni. Ma è contro la valutazione della

Corte costituzionale  c’è ancora dibattito

Le banche continuano a dire che c’è l’esistenza di un uso normativo .

Fine discorso sui principi generali.

Secondo argomento

PRINCIPALI CONTRATTI BANCA – CLIENTE. CONTRATTI TIPICI

Art. 10  attività bancaria tipica

Il 1° contratto è il CONTO CORRENTE di corrispondenza. È centrale e fondamentale per l’esistenza di altri contratti. È

la base che serve qualsiasi sia il rapporto creato tra banca – cliente:

• Raccolta del risparmio

• Erogazione del credito

• Erogazione di un servizio

Confluiscono in esso le caratteristica di molti contratti tipici. Il c/c bancario ha un momento gestorio che comprende

tutte le operazioni che la banca fa quando si obbliga a prestare a favore del cliente un servizio di cassa per cui su ordine

del correntista e nel suo interesse, esegue o riceve dei pagamenti. (p.e. ordini di pagamenti di bollette o incassare lo

stipendio).

Questo momento si accompagna ad un altro momento più statistico che si ha con la provvista, essa deve esserci perché

la banca può gestire e pagare se il cliente ha costituito la base monetaria. La base monetaria può essere creata con

deposito o con i contratti di credito.

Nel c/c bancario vengono a confluire caratteristiche proprie di altri contratti: per il momento gestorio si riporta al

mandato ; per la provvista è un contratto di deposito o contratto di finanziamento ( se la provvista è fornita dalla banca e

non dal cliente); per la regolazione di credito e debito con estratti conti si ha il c/c ordinario.

Deriva la circostanza che non esiste nel c/c una norma che definisce il contratto di c/c. il legislatore dà regole di

disciplina delle operazioni bancarie in conto corrente. Con queste regole trasversali il legislatore non ha fatto

riferimento a una figura contrattuale autonoma, ma vuole riferirsi a una modalità di funzionamento dei negozi che la

banca utilizza normalmente, appoggiati sul c/c.

Ci si è interrogati sulla natura del c/c bancario. La sua non sovrapponibilità con il c/c ordinario è importante.

Sono diversi i 2 tipi di c/c: nel c/c bancario il saldo è continuo è sempre esigibile. Dottrina e giurisprudenza pensano che

sia un contratto MISTO (la giurisprudenza), cui confluiscono più contratti; oppure che sia un contratto COLLEGATO

(per la dottrina). Gli artt. 1852 – 1857 cc sono applicabili a questo contratto di c/c bancario e la sua regolamentazione è

molto dettagliata.

Lezione 8

 continua c/c bancario

Un aspetto importante è il mandato; incarichi che vengono dati alla banca da parte del correntista per eseguire

pagamenti. In questo caso il contratto di c/c si fa “aiutare” da altri.

Convenzione assegno  con questo accordo la banca, nei limiti della provvista sul conto, si impegna a dare seguito agli

assegni che il cliente fa.

N.B.: ASSEGNI  ordini di pagamenti per il quale il cliente utilizza i moduli (libretto di assegni) dati dalla banca e

rispetta le regole date dalla banca:

1. indicazioni del beneficiario

2. data

3. cifra in numeri e in lettere 13

L’assegno è un titolo di credito all’ordine: nominativo, all’ordine e al portatore = a seconda della legge di circolazione.

Essendo all’ordine può circolare per girata.

Titolo di credito: titolo che viene incorporato nel diritto e per questo il diritto può circolare grazie al pezzo di carta. Usa

le regole della cessione del bene. Si distinguono titoli al portatore (il pezzo di carta può essere trasferito a chiunque e ne

acquista la proprietà); nel titolo di credito all’ordine bisogna apporre in retro all’assegno la scritta “GIRATA” con il

nome della persona che può incassare il titolo (giratario).

I titoli di credito nominativi hanno una legge di circolazione più complicata dove il giratario deve venire da un libro

(libro dell’emettente) e dal titolo. C’è una doppia annotazione della titolarità.

L’assegno è titolo all’ordine dove il soggetto è identificato come beneficiario del titolo; nel titolo all’ordine la girata è

libera, mentre negli assegni vi è la legge antiriciclaggio che impone che gli assegni di importo inferiore a 2500 €

possono essere trasferiti liberamente, ma se sono superiori a 2500 € NON possono essere trasferibili (dicitura NON

TRASFERIBILE)  vuole limitare al massimo la libera circolazione di somme senza che ci sia una monitorazione dei

destinatari.

Gli inadempimenti in questi casi sono molti: la banca deve verificare che l’assegno sia corretto (non alterato), che

riporti la firma genuina del titolare del conto e sarà tenuta solo allora al pagamento. Queste verifiche non sono semplici

 quando si consegna al cliente il libretto gli si dà lo SPECIMEN , la firma di riferimento che la banca deve verificare

ogni volta che gli arriva un assegno, a tutela del cliente; ancora bisogna verifica anche che il documento sia regolare (ci

sono molti casi) perché nasce un problema di responsabilità della banca (cliente contro la banca, mentre la banca vuole

limitare al massimo la propria responsabilità).

La giurisprudenza dice che si deve chiedere alla banca la diligenza di una persona fisica, ossia evitare le irregolarità che

siano visibili ad occhio nudo. La banca NON è tenuta ad avere un controllo tecnico, per rispondere di irregolarità che

quindi NON si vedono a una prima occhiata. Ma si deve verificare anche l’identità del beneficiario con confronto della

Carta d’identità  qui la giurisprudenza è severa: se il beneficiario non è il soggetto individuato, scatta l’ipotesi di

responsabilità oggettiva in capo alla banca.

In questi casi può assumere rilevanza anche il comportamento del correntista: p.e. se ha smarrito il libretto e non l’ha

denunciato alla banca (perché può anche essere sua la responsabilità, insieme alla responsabilità della banca  ridurre la

responsabilità della banca).

L’utilizzo degli assegni è diminuito perché si usa il bonifico bancario; ma comunque aprendo un conto si chiede sempre

un libretto degli assegni. Il bonifico è un ordine di trasferimento da un conto all’altro, gestito direttamente

dall’intermediario bancario a cui ci si rivolge. Non è uno strumento giuridico a se stante, ma un ordine, e può essere

ricondotto alla delegazione di pagamento.

Questo tipo di delegazione è riconducibile al mandato e se sul conto si ha la provvista, allora la banca è obbligata a

pagare. La banca deve eseguire l’incarico/ordine con particolare diligenza, e se NON lo fa è inadempiente, per cui il

cliente può richiedere il risarcimento del danno, da quantificare caso per caso.

Il bonifico NON ha grossi costi, e garantisce lo spostamento del denaro, non in modo fisico e così si evitano

smarrimenti.

Ci sono dei RISCHI: falsificazioni, con mezzi telematici. Per questa situazione la banca non è senza responsabilità,

quindi la banca deve garantire un livello di sicurezza e controllo su questi strumenti informatici per evitare ingressi non

consentiti e falsificazioni. È sempre possibile che il cliente effettui prelievi con cassa, nei limiti e ancora si possono fare

emettere dalla banca degli assegni circolari  direttamente emessi dalla banca su richiesta e con fondi del correntista, ma

per chi lo riceve ha valore di denaro, perché è sicuramente coperto (p.e. rogiti). Per emetterlo non è necessario avere un

conto in banca, ma basta portare i soldi, ossia è uno strumento di pagamento. Dà la certezza di copertura e di incasso.

Questi strumenti possono essere usati per riscuotere dei crediti: il bonifico può far credere la provvista e il deposito sul

mio conto; gli assegni possono essere usati per incassare.

La filiale non è in grado di verificare la correttezza degli assegni, se sono di banche diverse, può solo verificarne il

titolo. Così effettua un accredito in conto che è provvisorio e chiederà alla banca, da cui proviene l’assegno, le verifiche

necessarie della copertura, nei giorni successivi.

Nei contratti con la banca sono stabiliti i cd giorni banca (3-5 giorni) che sono i giorni consentiti alla banca per

verificare gli assegni. (diversi se sono assegni su piazza, a livello nazionale, oppure a livello internazionale)  in questi

casi si ha un aumento crescente di giorni necessari per verificare la loro copertura.

Trascorsi questi giorni gli assegni sono incassati, e si hanno per pagati (dispongo della somma sul mio conto corrente).

La banca deve operare con diligenza professionale, cioè deve operare tutti gli obblighi  grande responsabilità.

Il contratto sulla base del quale si crea la provvista può essere un contratto di deposito (con assegni, bonifici, contante);

o contratti di finanziamento (mutuo, apertura di credito, sconto) con cui il cliente non può avere subito la provvista, ma

chiede alla banca un anticipo che poi restituirà con gli interessi. La provvista può essere data da entrambe le cose

insieme.

Regolamento del c/c: tutti i movimenti originati dallo svolgimento del servizio di cassa devono essere determinati in un

prospetto (conto) e con determinazione di un saldo, ricavato per differenza. 14

Alcuni dicono che si ha una compensazione ogni volta che si ha una annotazione, mentre per altri queste annotazioni

sono riconducibili al c/c per cui questo ultimo rapporto dà vita a una continua variazione quantitativa, indotta dalle

singole operazioni. Ogni annotazione ha un titolo ma la compensazione si può avere se ogni volta ho un titolo diverso

(denaro entra ed esce e quindi si compensa); invece nel secondo caso si ha una gestione della quantità di denaro che è

sempre in evoluzione sul conto corrente.

Tutti i rapporti devono essere annotati (bonifico, incasso, ecc) in maniera neutrale e omogenea come i crediti ei debiti

di interesse (si può vedere sull’estratto conto)

La banca si impegna a tenere questo documento con la clausola di estratto conto .

Estratto conto: resoconto disciplinato dall’art. 1832 cc e art. 119 c.3 TUB o obbligo di resoconto scritto.

Art. 1832 cc è previsto in tema di c/c ordinario, MA è richiamato dall’art. 1857 cc per le operazioni in c/c bancario.

Il cliente che riceve l’estratto conto ha 60 giorni dal ricevimento per farvi opposizione , opposizione che NON può

essere generica, ma specifica (ossia deve indicare che cosa esattamente il cliente intende contestare). Questo è in linea

con quanto dice la norma del c/c (6 mesi)

Queste 2 norme prevedono termini diversi, ma queste prescrizioni non possono limitare i limiti di prescrizione

decennale che hanno banca – cliente nei loro rapporti  i termini di queste norme hanno quindi una portata limitata,

perché è sempre salvo il limite decennale della prescrizione.

Può accadere che un soggetto ha più conti corrente nella stessa banca per organizzare il denaro7lavoro meglio.

In tutti i c/c c’è la clausola di compensazione dei conti correnti con cui le banche si tutelano, perché con più c/c NON

vuol dire che si abbiano rapporti distinti ed autonomi; si dà la possibilità di compensare da un c/c all’altro.

Questa operazione è stata criticata: se ogni c/c è un contratto NON esiste il diritto della banca a trattarli in modo

uniforme. La giurisprudenza dice che la compensazione NON si può avere se ci sono contratti aperti; ma quando questi

siano chiusi allora può operare la compensazione.

Con questo correttivo della giurisprudenza si prevede che la banca possa operare la compensazione senza un giustificato

motivo, quindi è una scelta discrezionale della banca, quindi essa è in una posizione privilegiata. È una possibilità

giuridica che la banca può fare senza comunicarlo prima al cliente, ma solo a compensazione fatta  per questo la

giurisprudenza l’ha permessa solo quando un c/c è chiuso.

Lezione 9

 continua c/c

CONTESTAZIONE E RAPPRESENTANZA

Il c/c bancario può essere intestato a una o più persone:

• INTESTAZIONE DISGIUNTA : ciascuno dei titolari del conto può autonomamente impartire un ordine. È la più

diffusa nella pratica perché rende più veloce e semplice la gestione del c/c.

I contitolari possono disporre integralmente della provvista e solo uno può chiedere lo scioglimento del rapporto

per estinguere il c/c. Come ciascuno di loro può rispondere dell’intero, anche uno solo può rispondere di un debito

obbligazioni solidali (sia attiva che passiva)

• INTESTAZIONE CONGIUNTA : è previsto nel testo contrattuale. I cointestatari possono impartire ordini su tutto il

c/c (saldo) solo congiuntamente . Queste persone sono solidalmente debitori o creditori del saldo; si presume che

gli importi versati sul c/c spettino in parti uguali a ciascuno degli intestatari  è uguale alla condivisione di un bene

indivisa; quindi i contitolari del conto sono debitori in solido. Nell’impartire ordini alla banca i 2 correntisti

devono essere d’accordo.

La banca può inviare gli estratti conto ad uno solo dei cointestatari, ma questa clausola è vessatoria. Perché uno o più

cointestatari potrebbero non venire a conoscenza delle comunicazioni della banca per omissione dell’altro intestatario

(quando riceve la comunicazione). Quindi i cointestatari possono in qualsiasi momento ricevere documenti dalla banca.

La contestazione vuole affermare che la titolarità delle somme sul conto appartengono a più soggetti e che questi ne

possono disporre. La presunzione è che le somme spettino in parti uguali. Può essere utilizzata dai clienti purché

davvero rispettino la situazione del solido, ma a volte lo si fa solo per una gestione più agevole (ad es. persona anziana

che cointesta con il figlio per gestire il conto, ma i soldi sul conto sono solo quelli che vengono dalla pensione = ½

anziana, ½ figlio. Le somme si indicano pro quota)

Si può dare rappresentanza e gestione a un soggetto terzo , delegando un terzo ad operare sul conto, quindi

attribuendogli una procura che gli darà il potere di ordinare operazioni sul conto. Questa situazione si dice “avere la

firma in banca” p.e. Signor Rossi firma per la Signora Bianchi  su questo conto potranno operare tanto il titolare quanto

il soggetto delegato.

Con la rappresentanza do un mandato ad agire su un conto che è revocabile (diversa dalla contestazione che NON è

revocabile). Ci sono delle situazioni in cui la rappresentanza bancaria è rappresentata dalla rappresentanza legale: per i

minori, per gli incapaci (curatore), per il fallimento della società (curatore della società fallita).

FINE DEL RAPPORTO E SCIOGLIMENTO DEL CONTRATTO 15

Il c/c bancario di norma è sottolineato a tempo indeterminato , quindi le parti possono recedere liberamente (senza

causa/motivo) con un semplice preavviso  questo recesso unilaterale è la principale causa di scioglimento del contratto.

Art. 1855 specifica che il recedente deve dare all’altra parte un preavviso richiesto dagli usi , di almeno 15 giorni

(normalmente il tempo di preavviso è indicato nel testo contrattuale). A volte i termini di preavviso erano minori (1-2

giorni) o il cliente rinunciava al diritto di preavviso.

Il recesso del cliente non ha grandi conseguenze, mentre quello della banca sì, quindi è stata considerata illegittima la

previsione di un termine irrisorio di preavviso o la rinuncia al termine di preavviso del recesso (per la banca).

Art. 120 bis TUB: ha introdotto una deroga al 1855 per il cliente che prevede che il cliente possa recedere:

• AD NUTUM, ossia senza motivo

• Senza preavviso

• Senza oneri

• Senza costi

Un’altra causa di scioglimento del rapporto è il fallimento della società intestataria del conto.

Effetti dello scioglimento

Si determina la chiusura del conto, la banca non deve più svolgere servizio di cassa; si estinguono tutti i servizi collegati

al conto (assegni, bancomat, carta di credito).

Può verificarsi il problema della sorte degli incarichi conferiti prima dello scioglimento del rapporto, MA NON ancora

eseguiti. P.e. tramite di assegni bancari  prima che l’assegno venga incassato, viene chiuso il conto. Le norme bancarie

uniformi differiscono se recesso:

• Recesso della banca  le norme prevedono che la banca non è tenuta ad eseguire gli incarichi del correntista dopo

che il recesso sia diventato efficace e non deve pagare gli assegni in data successiva alla data di recesso efficace.

(atto di recesso è unilateralmente recettizio acquista efficacia quando la controparte ne ha conoscenza)

• Recesso del cliente  la banca non deve più provvedere a nessun ordine di pagamento dalla data di richiesta del

recesso. La banca manda una comunicazione al cliente chiedendo se ci sono ancora assegni da pagare e se vuole

che la banca li paghi. Può chiudere il conto lasciando la provvista per pagare gli assegni.

La chiusura del conto determina il saldo definitivo del cliente: a debito o a credito. Se è a credito esso è subito esigibile

dal correntista (non ci sono problemi). Se è a debito si possono creare situazioni complesse:

• Alcuni dicono che finché il debito non viene saldato il conto corrente rimane in piedi;

• Per altri il c/c cessa nonostante il debito e rimane come debito a carico del debito.

Se il c/c è legato ad altri tipi di contratti la situazione è più difficile: l’esigibilità del saldo a debito dipende anche dai

termini di pagamento previsti dai contratti o dai contenziosi previsti dai contratti. Es. contratto di c/c risolto, ma il saldo

del mutuo non scadrà e dovrà essere gestito con altre soluzioni.

CONTRATTO di DEPOSITO

Attraverso la quale viene creata la provvista di un c/c per cui si appoggia a un c/c.

Provvista: la prima di 2 operazioni

• Finanziamento (mutuo)

• Deposito

È un contratto tipico il cui esercizio è riservato alle banche. Art. 1834 cc: contratto in forza del quale il cliente versa una

somma di denaro alla banca, la quale ne acquista la proprietà e si obbliga a restituirla al depositante nella stessa specie

monetaria (€-€) entro il termine pattuito ovvero, se c’è il recesso anticipato, entro un termine di preavviso stabilito dalle

parti o dagli usi.

È il deposito fungibile o regolare per eccellenza: il denaro (bene fungibile), passa in proprietà alla banca (depositario)

che dovrà restituire la stessa somma equivalente alla scadenza. La banca persegue una delle sue funzioni fondamentali:

raccolta del risparmio (fondi) dal pubblico per fare credito. La BANCA è DEBITRICE nei confronti del cliente per

importi uguali a quelli ricevuti, oltre agli interessi pattuiti.

Il deposito non è un’operazione isolata, ma considerata complessivamente, perché la banca non ha la necessità di tenere

tot importi depistati, ma una riserva che deve fronteggiare le normali statistiche riserve di rimborso (attraverso gli indici

di liquidità bancaria).

Il cliente può avere più funzioni dal deposito: detenere il denaro con più sicurezza in banca, gestire il capitale in

maniera ordinata.

Il contratto di deposito è articolato: alcuni lo identificano come una particolare forma di mutuo perché il cliente

consegna alla banca una somma che diventa di proprietà della banca, come il mutuo (art. 1813 cc), ma il deposito è a

tempo indeterminato (il mutuo no). 16

Altri usano l’art. 1782 cc: deposito di beni fungibili irregolare. Se il deposito ha ad oggetto una somma di denaro con

facoltà del destinatario di servirsene, il depositario ne acquista la proprietà ed è tenuto a restituire altrettante cose della

stessa specie.

Prevale l’opinione per cui il deposito è un contratto tipico con sua natura e regole, ma ciò non esclude che si possano

applicare norme proprie di altri contratti (p.e. deposito irregolare).

Caratteristiche del deposito

Localizzazione del rapporto (art. 1834 c. 2 cc) per cui, salvo patto contrario, i versamenti e prelievi devono avvenire

presso la sede della banca dove il deposito è stato costituito; il cliente non può pretendere che la banca accetti

versamenti o prelievi in sedi, filiali o succursali diverse. È un principio antieconomico per la clientela  è stato superato

dai cd servizi accessori. Es. servizio bancomat, servizi bancari gestiti online o a distanza.

La banca non deve custodire in senso stretto, ma deve organizzarsi in modo da poter restituire le somme quando il

cliente lo richieda. È un obbligo di sana e prudente gestione, di organizzazione professionale, non di custodia materiale.

Sono 2 tipi a seconda del termine di durata:

• LIBERI

: se non è previsto un termine di durata del contratto; hanno un tasso di interesse basso perché si

accompagnano al c/c di corrispondenza, non sapendo per quanto tempo il cliente tiene i soldi sul conto

• VINCOLATI (o a termine): che hanno funzione sulla finalità di investimento. Il cliente si impegna a lasciare la

somma sul conto per una determinata quantità di tempo. Gli indici di interesse sono maggiori perché la banca

sa esattamente per quanto tempo il cliente terrà i soldi. Il ritiro parziale o totale della somma non potrà essere

effettuato prima della scadenza convenuta.

La finalità è di investimento e di risparmio. Si può avere una clausola che consente al cliente di poter

anticipare la scadenza del contratto modificando il tasso pattuito o con previsioni di penali per il recesso

anticipato.

Lezione 10 GIOVEDÌ 29/1 PAG 15

 continua deposito bancario

Art. 1834 cc definizione: le obbligazioni che sorgono sono:

1. Per il depositante di dare la somma

2. Per la banca di restituire la somma nel termine pattuito

Una teoria dottrinale fa rientrare il deposito sotto il mutuo per un parallelismo: ma è una teoria criticata perché il

contratto di deposito non ha un termine (diverso dal mutuo).

Un’altra teoria pone l’accento sull’obbligazione di custodia che sorge in capo alla banca: fa rientrare il deposito nel

deposito irregolare (art. 1782 cc) ma si è criticata perché il dovere di custodia è un effetto legale nel deposito, mentre

nel deposito irregolare è una mera pattuizioni tra le parti e quindi derogabile

Un’ultima teoria lo pone nei contratti misti: che sono atipici, perché hanno caratteristiche di diverse contratti, hanno più

cause. Anche questa teoria è stata criticata perché i contratti misti sono atipici o innominati per cui non c’è una

disciplina nel codice civile.

 la definizione migliore è che è un contratto a sé stante, nominato e quindi tipico.

Elementi del deposito

Art. 1834 c. 2 cc  localizzazione del contratto di deposito (vedi lezione prima)

Contratto di deposito in conto corrente

Si sono depositate somme in banca “appoggiandole” in un c/c. Ma l’obbligazione cui è tenuta la banca è di effettuare o

eseguire ordini di pagamento per conto di terzi (diverso dal deposito normale): deve restituire la somma al cliente, deve

effettuare versamenti ai terzi (è un obbligo giuridico). Ha grande elasticità perché la banca deve concedere

immediatamente le somme chieste dal cliente. È però inesistente la remunerazione degli interessi, perché la banca non è

certa che la somma rimanga sul conto nel lungo periodo. Ormai il contratto di deposito bancario funge da provvista per

il contratto di c/c.

CONTRATTI di LIBRETTO di DEPOSITO A RISPARMIO

Art. 1835 cc: i versamenti ed i prelievi si devono annotare sul libretto. Le parti (banca e cliente) non possono dire che

ciò che è scritto nel libretto NON è vero perché l’unico strumento è il libretto .

Il comma 2 dell’art. 1835: dice che le annotazioni sul libretto hanno valore di prova tra banca e depositante. Le parti

non possono invocare alcuna eccezione sulle annotazioni iscritte a mano dagli impiegati della banca. La banca non può

dire che un determinato deposito non è avvenuto se c’è la firma di un impiegato sul libretto.

Il comma 3 dell’art. 1835: dice che è nullo ogni patto contrario.

Ci sono più tipi di LIBRETTI AL RISPARMIO: 17

Libretti giacenti: hanno suscitato dibattiti (quelli che non hanno movimenti): dovrebbe valere il termine di prescrizione

decennale per cui allo spirare del termine i soldi finiscono alla banca.

Ma quando è il DIES A QUO? Da quando parte il termine?

Per la giurisprudenza, favorevole al cliente, viene individuato il DIES A QUO quando il contratto viene chiuso; una

teoria più favorevole alla banca invece individua il DIES A QUO nel giorno in cui è stato effettuato l’ultimo

movimento. Questo contratto non può essere estinto per inerzia di una delle parti.

I contratti di libretto al risparmio possono essere nominativi o al portatore:

1. NOMINATIVI  DEVONO essere annotate le generalità della persona che ha il libretto, oltre ai versamenti e ai

prelievi. Quindi deve essere chiesta la carta di identità quando mi reco in banca. Non è un titolo di credito. (art.

2002 cc: le norme per i titoli di credito NON si applicano ai documenti che servono solo all’avente diritto per avere

la prestazione  Es. libretto nominativo). L’obbligo della banca non è solo dare i soldi ma accertare l’identità del

cliente  vale il principio dell’affidamento e della diligenza del BONUS ARGENTARIUS (più gravosa come

responsabilità rispetto a quella del BONUS PATER FAMILIAS).

Ricade nella successione del soggetto: gli eredi possono vantare il diritto di ristoro nei confronti della banca.

Per lo smarrimento (in questo caso è importante la responsabilità delle parti), la procedura è semplificata 

l’intestatario che lo ha smarrito lo deve denunciare alla banca ed essa deve esporre nei propri locali un avviso con il

quale invita il detentore a consegnare il libretto nei successivi 90 giorni. Decorso questo termine il libretto perde la

sua efficacia e viene sostituito con un duplicato

2. AL PORTATORE  sono titoli di credito a tutti gli effetti ( titolo di credito è un documento che mi legittima ad

avere la prestazione in base al mero possesso dello stesso  art. 1992 cc).

Art. 1992 c. 2 cc: la banca che senza dolo o colpa grave, adempie alla prestazione del possessore è liberata anche se

questo non è titolare del diritto

Per lo smarrimento la procedura NON è semplificata: serve la denuncia in Tribunale volta ad ottenere un decreto di

ammortamento , cioè dichiara inefficace quel libretto e ne viene rilasciato un altro con lo stesso valore del primo.

Si può avere opposizione: giudizio tra intestatario e opponente  al termine del quale chi sarà riconosciuto titolare

del diritto sarà dato il libretto. L’onere della prova è per entrambi.

Lezione 11

CONTRATTO di APERTURA di CREDITO

Tipico contratto con cui (quando il cliente è un impresa) la banca eroga una somma di denaro al cliente, garantendogli

una liquidità di cui ha bisogno.

Art. 1842 – 1844 cc è un contratto con cui la banca accreditante si obbliga a tenere a disposizione del cliente,

accreditandogli una somma di denaro, per un determinato periodo di tempo o a tempo indeterminato. Per contro

l’accreditato acquisisce un corrispondente diritto ad utilizzare in tutto o in parte i fondi messi a disposizione dalla banca,

ed è tenuto alla restituzione della somme utilizzate + gli interessi maturati la momento della cessazione del rapporto.

Si crea una provvista, disponibilità monetaria, che viene concessa al cliente indipendentemente dal fatto che egli la

utilizzi o meno, in un’unica soluzione o in + soluzioni. A differenza di altri contratti creditizi, come il contratto di mutuo

 la somma mutuata viene trasferita dalla banca al cliente (nel suo conto); mentre nell’apertura di credito la somma

viene messa a disposizione del cliente ed egli potrà decidere quando prelevare. Non è detto che li prelevi o che lo faccia

per tutte le operazioni  la somma rimane di proprietà della banca.

Nel mutuo c’è un contratto reale che si perfeziona con il trasferimento delle somme nella proprietà del cliente, che è

cosa diversa rispetto a quello che accade all’apertura di credito che è un contratto consensuale in cui il trasferimento

delle somme è un’obbligazione eventuale ed accessoria.

L’apertura di credito è un contratto elastico per l’ammontare della somma; la commissione della banca sull’apertura ha

2 componenti:

• Prezzo del credito (provvigione di conto)  la somma viene tenuta a disposizione del cliente

• Interessi passivi  dovuti sulla base delle somme effettivamente utilizzate dal cliente e in ragione del tempo per le

quali vengono trattenute.

È il contratto tipico di finanziamento . Rientra bei contratti fidi o affidamenti che possono assumere aspetti diversi. Vi

rientrano tutti i contratti di erogazione del credito; tra questi ci sono i contratti di sconto legati alla possibilità di farsi

anticipare dalla banca l’erogazione di crediti che la banca vanta verso i terzi  finalità economica è quella di creare

liquidità all’impresa.

Disciplina

Si richiede uno scambio di informazioni tra cliente e la banca. Tutti i contratti che danno finanziamento alla clientela

devono essere preceduti da una istruttoria fidi  esigenza per i contratti che creano affidamento per la clientela che

questi vengano conclusi esclusivamente sulla base di una valutazione della meritevolezza del cliente rispetto al credito

18

richiesto (entrate, garanzie dell’impresa = si va a conosce il cliente per vedere se è in grado di restituire l’affidamento

che gli viene concesso).

È una procedura che si apre con una domanda del cliente di affidamento + documenti ed informazioni. Si conclude con

la deliberazione dell’accoglimento dell’affidamento richiesto. Le informazioni si possono avere dalla Centrale rischi 

quindi anche l’impiegato può fare delle valutazioni come p.e. sapere se il cliente è stato un buon pagatore anche con

altre banche.

Da questo discorso emerge un principio generale  dal momento in cui la banca eroga il credito, innesca un meccanismo

di interessi oltre al rapporto banca cliente  sicurezza generale del mercato e rilevanza delle informazioni interbancarie.

Ci sono dei questionari protocollari per avere informazioni dal cliente : egli potrebbe occultare alcune informazioni per

favorire la conclusione del contratto  dal pdv civilistico il cliente compie un illecito civilistico (più o meno grave) e

sono inadempimenti contrattuali (valgono tutti i rimedi di responsabilità contrattuale). Si possono anche avere

fattispecie di reato: TRUFFA. Esiste un reato specifico, all’art. 137 TUB che punisce con reclusione fino a 1 anno e con

multa fino a 10 mila euro la condotta di chi, al fine di ottenere concessioni di credito per sé o per aziende che

amministra, fornisce dolosamente alla banca notizie o dati falsi, sulla situazione economica o patrimoniale dell’aziende

(bilancio non reale).

Forma e contenuto  contratto scritto e con tutte le condizioni economiche indicate. Apertura di credito:

• Allo scoperto  viene concessa al cliente senza che venga costituita una garanzia a fronte dell’affidamento (è raro)

• Garantita  è accompagnata da garanzie o personali o reali, che vanno a coprire l’importo erogato dalla banca (è la

più usta). Art. 1844 cc: 2 caratteristiche che condizionano il funzionamento del contratto e della garanzia. Ci sono 2

contratti collegati

 Contratto principale : è l’apertura di credito

 Contratto accessorio: è la garanzia  consegue il fatto che dove il credito principale si estingua si estingue

anche la garanzia accessoria. La garanzia deve essere data per il totale ammontare dell’apertura di credito

e deve persistere per tutta la durata dell’apertura. Se si cambia la somma dell’affidamento allora il cliente

può ridurre la quota di garanzia  le garanzie dell’apertura di credito possono essere di diversa natura:

personali o reali

Lezione 12

Le garanzie dell’apertura di credito possono essere di natura personale o reale:

 Personale: è la fideiussione in cui un soggetto terzo, rispetto alla banca e al cliente, si impegna con il proprio

patrimonio a garantire il cliente

 Reali (sui beni): sono pegno ed ipoteca

Le aperture di credito vengono contratte per un lungo periodo o a tempo indeterminato quando sono connesse

all’esercizio di una attività economica, l’individuazione della garanzia è importante per il cliente perché egli sarà

vincolato a quella determinata garanzia pattuita all’inizio per TUTTO il contratto.

Il nostro cc offre garanzie troppo rigide per soddisfare le esigenze dei clienti della banca. La garanzia tradizionale ha un

limite negativo, anche per l’istituto bancario: è un contratto valido in tanto e in quanto sia individuato esattamente il suo

ammontare (oggetto della garanzia deve essere individuato per la validità del contratto).

Rigidità ed evoluzione delle esigenze bancarie hanno fatto evolvere le garanzie in modo peculiare: le clausole

inseriscono clausole particolari nei contratti di garanzia  es. pegno ed ipoteca sono contratti particolari nelle garanzie

codicistiche, che poi sono diventati contratti autonomi.

PEGNO

Una delle clausole sono le OMNIBUS con 2 obiettivi;

1) La garanzia andrà a coprire qualsiasi debito del cliente. È OMNIBUS perché è un pegno per tutte le linee debitorie.

È una deroga al cc in forza del quale, ai sensi dell’art. 2587 c. 3 la costituzione del pegno deve risultare da una

scrittura con data certa che contenga una sufficiente indicazione del credito garantito e delle cose costituite in

garanzia.

Pegno ROTATIVO: è utilizzato quando oggetto della garanzia sono azioni, titoli (strumenti finanziari). Il vincolo

non può rendere indisponibile questo pegno, che deve mantenere il valore complessivo della garanzia. Così si potrà

avere un investimento, ma allo stesso tempo lo stesso investimento è fonte di garanzia.

2) Si utilizza la clausola OMNIBUS in riferimento alla fideiussione, ci si è chiesti se sono valide. Il garante tutela il

debitore, quindi risponde di tutti i debiti del cliente della banca con il suo patrimonio. Si pone il problema di una

totale indeterminatezza. Nel pegno OMNIBUS ci sono tot beni determinati oggetto della garanzia. Nella

fideiussione si risponde con tutto il patrimonio che è indeterminato nel suo ammontare, come lo può diventare il

debito?  gravi conseguenze per il garante. 19

Dottrina e giurisprudenza pensano che ci si trovi di fronte a un contratto invalido intendendo che l’oggetto fosse

indeterminato. Si rese necessario un intervento del legislatore con l. 154/92 che ha previsto l’obbligatorietà di

individuare un tetto massimo nella garanzia. In corso di rapporto, se il debito sale, la banca sa che il fideiussore non

può superare quella cifra, e il fideiussore sa che risponde per una determinata somma indipendentemente dai

rapporti tra banca – cliente. La banca è tenuta ad indicare al fideiussore tutti gli eventi che vanno a toccare

l’importo garantito.

Ci sono altre clausole: una clausola tipica, ritenuta invalida è poi sostituita è quella che prevede che il fideiussore in

deroga all’art. 1939 cc resta obbligato anche nel caso in cui venga dichiarata invalida, risolta o rescissa l’obbligazione

principale. Alcuni autori dicono che con questo si aveva un contratto simile al contratto autonomo di garanzia (nel quale

in deroga ai contratti di garanzia si hanno contratti di garanzia autonomi).

Si è sviluppata la garanzia a prima richiesta: il fideiussore è esposto alla richiesta di rientro da parte della banca,

indipendentemente dal fatto che la banca abbia eseguito infruttuosamente il debitore principale.

Bisognerebbe avere una fideiussione a tempo indeterminato, siccome la garanzia è troppo indeterminata. Nei rapporti a

tempo indeterminato si può recedere senza preavviso, quindi il fideiussore può farlo. Ma che cosa comporta?

Il fideiussore in questo modo NON si libera dall’impegno assunto, ma risponde fino al momento in cui ha comunicato il

recesso (risponde del debito fino a quel momento).

Le conseguenze per il debitore principale sono diverse: la banca pretende immediatamente una ricostruzione delle

garanzie, e se il cliente non può farlo, allora la banca recederà dall’apertura di credito e insorgerà l’obbligo immediato

di saldare il debito che ricadrà sul fideiussore.

Scioglimento del contratto

Può avvenire per cause varie. È un contratto con forti rilevanze dell’elemento personalistico.

 Nel caso di contratto a tempo determinato: viene meno con la sua scadenza . Ma possono verificarsi in corso di

rapporto degli eventi tali da rendere necessaria la valutazione dell’interruzione del rapporto da parte della banca.

Art. 1845 cc recesso della banca (applicabile estensivamente a tutti i rapporti banca – cliente): salvo patto contrario

la banca può recedere anticipatamente dal contratto a tempo determinato purché in presenza di una giusta causa.

Dal momento in cui la banca comunica il recesso al cliente, egli perde il diritto all’utilizzazione del credito

immediatamente. Insorge il diritto per la banca del rientro, cioè alla restituzione delle somme  preavviso di almeno

15 giorni.

Giusta causa?

Vi sono tutti gli eventi che possono andare ad incidere sulla solvibilità del cliente, sull’equilibrio contrattuale che

mettano in dubbio il rientro finale della banca. P.e. mutamento delle condizioni patrimoniali, stato di insolvenza,

fallimento. Devono essere situazioni oggettive o comunque verificabili .

A seguito degli accordi di Basilea (regole rigide per l’erogazione del credito) le banche hanno sostenuto che la

giusta causa di recesso fosse sorretta da nuove regole.

Giusta causa si ha SOLO se il contratto è a tempo determinato.

 Se è a tempo indeterminato , art. 1845 cc che prevede che entrambe le parti abbiano diritto di recedere dal contratto

con preavviso, stabilito secondo gli usi , oppure se non è stabilito secondo gli usi il termine è di 15 giorni .

Il contratto scade alla scadenza del preavviso. La comunicazione di recesso interrompe la possibilità di uso del

credito, ma non è un dato univoco.

La banca non deve giustificare in linea formale il proprio recesso: può recedere anche sulla base di elementi non

verificabili.

Questo preavviso aveva delle clausole: p.e. lo riduceva fino a renderlo inesistente o irrisorio  vennero dichiarate

invalide dalla giurisprudenza e si ritiene che il preavviso in questi casi sia quello di 15 giorni.

È legittimo il recesso senza giusta causa, ma ci sono state situazioni in cui l’imprenditore si trovi con una banca

molto rigida e che gli comunica un recesso immediato  ma questo può portare al fallimento dell’impresa!

Per questa condotte della banca, la giurisprudenza osserva che nelle aperture di credito a tempo indeterminato il

recesso è libero, quindi senza causa giustificatrice.

La dottrina ha sviluppato argomenti per valorizzare principi generali dei rapporti banca – cliente: tra questi devono

permanere obblighi di correttezza e buona fede  laddove la comunicazione del recesso sia discrezionale allora si

ritiene che possa collidere/contrastare con i principi di buona fede.

Così si ha una corrente che definisce alcuni tipi di interruzione dal rapporto come rottura brutale del credito (=

comportamento unilaterale della banca che interrompe improvvisamente il credito), situazione da esaminare in

concreto: bisogna vedere se i rapporti banca – cliente sono coerenti e non squilibrati. P.e. concessione abusiva del

cliente.

Lezione 13

SCONTO 20

Si inserisce nella funzione della banca di creazione di liquidità; si inserisce tra i contratti di finanziamento . È

un’anticipazione di un credito che l’imprenditore sta attendendo da terzi, credito che ha l’obiettivo primario di

anticipare liquidità all’impresa.

Un imprenditore si fa anticipare dalla banca la liquidazione di un credito verso terzi, documentato da fatture o contratti 

in questo modo l’imprenditore si garantisce liquidità sulla base della produzione dell’impresa (garantisce l’esigibilità di

questi crediti). Sulle fatture o sui crediti scontati la banca trattiene una percentuale concordata con il cliente in ragione

dell’entità del credito che è la commissione del conto bancario, cioè lo sconto.

È un contratto che ha in sé 2 contratti:

• La banca anticipa un credito  contratto di finanziamento

• L’anticipazione avviene sulla base di una cessione sottostante perché l’imprenditore cede alla banca il credito

rappresentato dalla fattura  contratto di cessione del credito

La banca diventa creditrice del terzo ceduto.

La cessione può essere: PRO SOLUTO o PRO SOLVENDO

1. PRO SOLUTO : il cedente si libera del credito

2. PRO SOLVENDO : il cedente rimane solidalmente responsabile col debitore del saldo

Nello sconto la cessione è PRO SOLVENDO : l’imprenditore rimane solidalmente responsabile con il soggetto ceduto

del saldo nei confronti della banca.

• Le operazioni di sconto sono AUTOLIQUIDANTESI : se alla scadenza il debitore paga alla banca, lo sconto si

chiude da sé

• Se il terzo non paga, la banca può decidere autonomamente attuare una attività di esecuzione nei confronti del terzo

(la banca è diventata cessionaria), o può non agire in via esecutiva e rivolgersi all’imprenditore, che dovrà seguire il

terzo debitore per farsi pagare lo sconto.

Il contratto di sconto prevede lo sconto di fattura per fattura ( una per volta). Le imprese fanno delle operazioni con cui

la banca si impegna a scontare tutte le fatture che l’impresa le porta, fino a un determinato importo  CASTELLETTO

di SCONTO es. 20.000 euro di fatture al mese. Così l’imprenditore può sapere che al mese egli avrà tot euro di

liquidità.

Lo sconto ha anche una funzione organizzativa: la banca dice all’imprenditore quando scade lo sconto (aiuto

organizzativo all’impresa).

Va redatto in forma scritta e può essere previsto per qualsiasi tipo di credito. L’ipotesi più frequente è per le cambiali,

fatture o assegni.

FATTURE: maggior coercibilità del credito. È un documento che fa piena prova fra imprenditori.

CAMBIALI e ASSEGNI: sono titoli esecutivi e possono chiedersi con decreto ingiuntivo. Sono titoli di credito.

La banca farà indagini e chiederà documenti volti a valutare la solvibilità dell’imprenditore (cd istruttoria – fidi) la

banca valuta l’entità e la natura dei crediti.

Con la cambiale e l’assegno si ha una divaricazione tra rapporto sottostante e credito incorporato dal titolo  l’emittente

con la cambiale non può far valere eccezioni nascenti dal rapporto sottostante, cioè quindi che risultano dal titolo.

So dice concluso solo quando il debitore ceduto abbia integralmente pagato l’importo del debito e il prezzo dello

sconto, o quando il cedente abbia provveduto a pagare gli importi anticipati con lo sconto.

Terzo argomento: SERVIZI BANCARI

I contratti visti sono riservati alle banche, cioè nelle attività della sola banca. Restano fuori le attività che stanno fuori

dalle funzioni della banca, ossia l’area dei servizi bancari, che sono normalmente, ma non esclusivamente, esercitate

dalla banca.

All’inizio erano attività che la banca svolgeva in maniera ancillare rispetto all’attività bancaria (es. cassette di

sicurezza).

Ora si è ampliata molto quest’area dei servizi bancari: utilizzo delle carte di credito e bancomat, tutti servizi che

nascono da servizi di finanziamento (disciplinato dal TU Finanza).

CASSETTE di SICUREZZA: art. 1839/40/41 cc 21

Ora TU Finanza prevede che quest’operazione possa essere effettuata da qualsiasi impresa di finanziamento (quindi non

solo dalle banche). Non è un contratto bancario in senso stretto. Non ha una definizione legislativa nelle norme del cc,

ma solo regole di disciplina.

Definizione

La banca a fronte del pagamento di un corrispettivo o canone , mette a disposizione del cliente uno spazio all’interno

della propria struttura (caveau) in modo da consentire al cliente di custodire beni o valori. Sono spazi protetti e sono

necessarie 2 chiavi per la loro apertura: una resta nel possesso della banca mentre l’altra viene data al cliente.

La banca non sa cosa ci sia dentro alle cassette segretezza ed esclusività per il cliente. Finalità di custodia con

meccanismi di sicurezza.

Differenza rispetto al contratto di deposito: il bene che si deposita si consegna direttamente al depositario, che sa che

cos’è e si impegna a restituirlo alla scadenza o a richiesta.

Nelle cassette i beni NON vengono consegnati alla banca, ma vengono direttamente riposti dal cliente nello spazio a lui

assegnato. Il contratto ha valore ed efficacia indipendentemente dal fatto che venga utilizzato o meno.

Alcuni dicono che è simile alla locazione di uno spazio, più che ad un deposito, perché si gode di uno spazio a fronte di

un canone; ma nella locazione la custodia è estranea al contratto. Mentre nelle cassette la banca ha il dovere di garantire

la sicurezza.

È un ibrido tra un contratto di deposito e un contratto di locazione

Obbligazioni delle parti:

Il cliente deve pagare il corrispettivo e non deve depositare beni deperibili e pericolosi. Se la banca ha il sospetto

 che ci siano beni pericolosi può chiedere di accedere alla cassetta (prevale il diritto alla tutela della sicurezza dei

locali e dei clienti della banca).  ciò è previsto tramite una clausola

Banca:

 Mettere a disposizione una cassetta  il cliente può accedervi quando vuole, ma non in modo illimitato, ma solo

 con la banca. Duplice collaborazione: locali sono in una banca e la cassetta è accessibile con le 2 chiavi. Di

fronte alla documentazione del titolare della cassetta che affermano la titolarità della cassetta (tesserino e

chiave) o con procura. La banca non ha la copia della chiave del cliente. Gli accessi sono poco frequenti e

molto controllati, poi si ha la segretezza del contenuto delle cassette: la banca non può aprire da sola la

cassetta, autonomamente.

Caratteristiche dei locali  devono essere idonei a garantire la custodia qualificata della banca; le cassette sono

 in locali che, per le loro caratteristiche, devono essere idonei ad impedire la perdita e il danneggiamento delle

cose introdotte. Sono obblighi di sicurezza e di manutenzione per tutta la durata del rapporto. La banca deve

custodire i locali con tutti i mezzi tecnici e le risorse necessarie (livello eccezionale) rispetto all’aggiornamento

della tecnica  da questo contenuto verrà la responsabilità della banca

Lezione 14

1° obbligazione banca  messa a disposizione delle cassette di sicurezza in qualsiasi momento il cliente lo richieda,

durante gli orari di apertura della banca.

2° obbligazione banca  garantire al cliente uno spazio idoneo alla custodia. Utilizzo deve essere esclusivo e coperto dal

segreto

3° obbligazione banca  custodire i locali con le modalità tecniche adeguate a garantire il livello di sicurezza di questo

servizio.

Tema della responsabilità della banca

È stato oggetto di dibattito dottrinale e giurisprudenziale. È nato da casi molto famosi, ma è importante perché concerne

l’applicazione non solo di norme di sicurezza, ma anche di responsabilità in caso di inadempimento.

Art. 1839 cc  banca risponde nei confronti del cliente per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della

cassetta, fatto salvo il caso fortuito .

 Trova la sua ragione giustificatrice nel fatto che ci si deve avvalere di sistemi di sicurezza professionali e sofisticati.

Il rischio della perdita incombe sull’istituto di credito perché l’art. 1839 esclude solo il caso fortuito. La giurisprudenza

ha dimostrato severità rispetto a che cosa si debba intendere ricompreso nel caso fortuito  ad es. si esclude che il furto

possa rientrare nel caso fortuito, salvo che il furto sia perpetrato con modalità tali da superare ogni possibilità di

evitarlo. 22

Molto discusso è stato il caso della rapina le banche sostenevano che dovesse rientrare nel caso fortuito; la

giurisprudenza è giunta a ritenere che solo laddove la rapina venga effettuata con modalità concrete aggressive tali da

impedire il funzionamento del sistema di sicurezza allora è possibile riconoscere il caso fortuito, purché siano casi

eccezionali.

Es. Alluvione di Firenze del 1966: a seguito della quale ci furono molte cause contro una banca, perché un istituto di

credito aveva avuto i caveau allagati. Nel 1° grado di giudizio il Tribunale ha ritenuto che l’alluvione non potesse

rientrare nel caso fortuito, dal momento che la vicinanza della banca al fiume doveva portare la banca a rendere sicuri i

propri locali in caso di alluvione. La Corte d’Appello afferma invece che è impossibile creare dei locali completamente

sicuri.

Es. Banca consente l’accesso a un soggetto non legittimato, e questo soggetto sottrae la cassetta di sicurezza  non c’è

caso fortuito, si valuterà il comportamento della banca. La banca non sarà esente da responsabilità: il possesso della

chiave da parte di questo soggetto terzo non libera la banca dalla responsabilità, cioè deve comunque controllare

l’identità del titolare, ossia di colui che si presenta con la chiave e con il tesserino.

La responsabilità della banca la espone a un onere risarcitorio  ammenda commisurata al valore dei beni depositati

nella cassetta. Applicando i principi generali di risarcimento è l’attore a dover dimostrare il valore dei beni/l’entità dei

beni che erano custoditi. Però c’è anche la segretezza del clienti sui beni depositati, e l’attore potrà dare prova del

contenuto in qualsiasi modo (es. testimonianza dei parenti)  problema di limitare nel quantum la responsabilità delle

banche e calibrare i costi del servizio sull’utilizzo fatto dal cliente.

Le banche hanno ovviato a questo problema stabilendo nel contratto un tetto massimo della propria responsabilità (20

mila euro) questa clausola è stata ritenuta nulla dalla Corte di Cassazione in quanto in conflitto con un principio

fondamentale del nostro ordinamento contenuto nell’art. 1229 cc in forza del quale non è ammissibile la limitazione di

responsabilità nei casi di dolo o colpa grave. Di fronte a questo le banche hanno trovato un’altra soluzione: diverse

formulazione delle clausole dei contratti. Le banche chiedono al cliente di compilare un modulo informativo, dove il

cliente deve dare informazioni generiche circa l’ammontare del contenuto delle cassette.

SERVIZI di INVESTIMENTO

L’investimento non è un’attività bancaria tipica. È un’attività accessoria/parabancaria . Le attività di investimento sono

riservate perché sono considerate pericolose per la clientela e sono attività che possono essere esercitate dagli

intermediari finanziari.

Gli intermediari finanziari sono soggetti specializzati individuati dall’art. 7 TUB: è un’attività pericolosa e di grande

responsabilità, ed è assoggetta a una vigilanza particolare.

Intermediari finanziaria sono distinti in 2 grandi categorie:

Quelli che hanno rapporti con i risparmiatori

 Quelli che hanno rapporti con altri intermediari

Dopo il 2010 questa distinzione è stata superata  Iscrizione ad un albo è indirizzata a tutte le imprese che abbiano come

attività:

La concessione di finanziamenti, sotto qualsiasi forma

 Prestazioni di servizi di investimento e pagamento di attività connesse e strumentali

Controllo su questi enti è molto rilevante  deve trattarsi di società di capitali e devono avere sede in territorio italiano.

Tutela degli investimenti che possono essere garantiti da un adeguato controllo della professionalità di soggetti che

svolgono questa attività. Questo complesso di tutele è integrato da un insieme di regole, che dovrebbero guidare il

comportamento degli intermediari nei rapporti con la clientela. Anche qui tornano i principi di buona fede e correttezza.

Art. 21 TU B  le banche devono comportarsi con diligenza, correttezza, trasparenza .

Pone in evidenza come non si ha solo un problema di valutazioni contrattuali. Il contratto assume 2 visioni: + ampia,

non solo privatistica.

Gli intermediari finanziari hanno obblighi specifici: devono classificare il grado di rischio dei vari prodotti finanziari

sulla base dei criteri stabiliti dalla CONSOB e rispettare l’adeguatezza tra tipo di prodotto offerto e profilo del cliente.

C’è un dovere alla conoscenza del proprio cliente  valutare la conoscenza del cliente in una determinata materia,

valutare gli obiettivi di investimento e valutare la propensione al rischio.

La banca si può trovare di fronte a 2 situazioni: 23


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CFGran di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto bancario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Callegari Mia.

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